Falasche, ora gli atti. Lo dice anche il difensore civico

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Il Comune di Anzio e in particolare il dirigente dell’area finanziaria deve rispondere “con sollecitudine” e consegnare i documenti che ha tenuto per sé rispetto alla vicenda del Falasche calcio che non paga quanto dovuto. A seguito della risposta che… non risponde che, volendo, potete approfondire qui, ho presentato istanza al difensore civico regionale. Questi, per competenza, l’ha mandata a quello della Città metropolitana che oggi, cortesemente, mi ha fatto pervenire la nota spedita in Comune.

I punti 1, 2, 3 e 5 della richiesta presentata vanno soddisfatti, per 4 e 6 è bastato dire che sono in corso fasi “endoprocedimentali“. Ne prendo atto e rispetto la decisione del difensore civico, aspetto ora “con sollecitudine“: copia del capitolato dei lavori concordati;  certificato di fine lavori;  ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune;   il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria. Vale a dire i punti mancanti sui quali si è preferito glissare.

E’ comprensibile quello che ha fatto il dirigente dell’area finanziaria, attenzione, c’è di mezzo un assessore, gli avranno detto che “giocano i regazzini….” che questo rompiscatole “è candidato” che “tanto mo sistemano” e via discorrendo. Si capisce anche la deferenza nei confronti di chi ti tiene in un posto per il quale   è stato presentato un titolo per un altro, va bene tutto.

Le norme, però, sono chiare e dispiace per lui quelle richieste “sono volte a conseguire dati e documenti, oggetto del diritto di accesso generalizzato” – come scrive il difensore civico. Lo spieghi a sindaco, assessore e a quanti si saranno prodigati per continuare a insabbiare ciò che era ed è – lo ribadisco – la punta dell’iceberg della gestione del patrimonio ad Anzio.

Una cosa fa riflettere: quei documenti potrebbe averli immediatamente uno qualsiasi dei consiglieri comunali nell’esercizio del suo ruolo. Sarebbe loro compito – una volta uscito qui e su media il potenziale danno al Comune, se non la truffa – andare a verificare. Dovrebbero farlo, a maggior ragione, perché  quella società continua a difenderla pubblicamente un assessore che dovrebbe scegliere se restare dominus del Falasche o fare l’amministratore. Dovrebbe farlo un’opposizione – quel che ne resta – degna di tale nome. Non è successo e non succederà, la classe politica è abituata ad assolvere se stessa.  Ma quei documenti, vedremo con quanta “sollecitudine“, prima o poi usciranno.

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 non è solo quella di rendere pubblici e trasparenti tutti gli affidamenti del patrimonio dopo aver realizzato delle schede, ma cominciare a smetterla con questo atteggiamento di perbenismo tra eletti in Consiglio e soprattutto con il familismo amorale. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

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Il sistema che si riproduce, i silenzi, ciò che non sapremo

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Le nonne hanno sempre ragione, la mia poi… Amava dire, in dialetto, che “i cojonati so de Dio”. Ad Anzio – e più in generale in Italia – dobbiamo essere tutti nelle grazie del Signore. Sia consentita questa divagazione per affrontare vicende che sono molto più serie ma alla politica di casa nostra, a quel sistema che grazie ai cittadini riproduce se stesso praticamente dal dopo-guerra a oggi, non sembrano una priorità. O che, quando diventano qualcosa di serio, si affrontano secondo l’antico (e vincente, finora) metodo della “po-li-ti-ca”. Chi abbiamo al Ministero dell’Interno? Tranquilli, “arriviamo” ad Alfano….

E ci saranno arrivati, dopo la raffica di richieste di commissione d’accesso partite alla volta dell’ex ministro Angelino, nel frattempo promosso agli esteri. Sapremo mai se c’è il condizionamento della malavita, più o meno organizzata, sull’attività del Comune di Anzio? Probabilmente no. Hanno fatto interrogazioni in tal senso Sel, Gruppo misto, Movimento 5Stelle e Pd. Ma tutto tace. Chi le ha presentate sembra averle dimenticate, chi deve rispondere se ne sta buono buono. E’ la politica, di che vogliamo stupirci? Saranno arrivati ad Alfano, questi avrà chiesto al Prefetto di prendere tempo, verificare, a sua volta la rappresentante del governo in provincia avrà chiesto relazioni su situazioni che dovrebbero essere già di sua conoscenza, magari qualcuno avrà risposto – da oste locale – che il vino è buono. Così sono passati mesi, è arrivato il referendum, la crisi di governo, ora è Natale, Alfano il suo l’ha fatto, ora se la vedesse Minniti.

Ecco, come ho detto in altre occasioni la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei. So che ci sono inchieste e le ho raccontate, che bruciano auto a esponenti politici o loro compagni, che in Comune il clima è pesantissimo. Per questo mi piacerebbe sapere da chi è chiamato a decidere se c’è o meno la necessità di insediarla. A chi altri interessa?

I consiglieri comunali d’opposizione tacciono. I parlamentari che hanno presentato le interrogazioni, pure. Il Pd addirittura due, al Senato e alla Camera, ma ora ha da fare con il possibile congresso, il dopo Renzi le liturgie di partito…. La commissione antimafia, poi, avrà giustamente altro a cui pensare, i cittadini non sapranno mai se quelle richieste erano campate in aria o meno. E poi tu vuoi mandare una commissione d’accesso nella città dove va in vacanza il presidente del consiglio Gentiloni? Non scherziamo, su…

Ricordiamo però che quel democristiano con senso delle istituzioni che risponde al nome di Giuseppe Pisanu, da ministro dell’interno di Forza Italia, non guardò in faccia Gianfranco Fini, leader di An e di casa – allora – da queste parti. Né Pierferdinando Casini, eletto in questo collegio: sciolse il Comune di Nettuno, primo nel Lazio. Il suo successore in quel dicastero, Roberto Maroni che insieme a Salvini viene a parlarci di rispetto delle regole, si macchiò del mancato scioglimento di Fondi, dove rispetto a Nettuno c’erano cento volte più motivi. Senso delle istituzioni, appunto…. Ma è l’Italia, ragazzi, così ad Anzio non sapremo più nulla e come diciamo “l’omo campa, male ma campa”.

Restano le domande: serve o non la commissione? Ci sono, com’è dimostrato, interessi di ‘ndrangheta e camorra sul territorio e hanno o meno rapporti in Comune? La criminalità locale ha in qualche modo condizionato delle decisioni?

Ecco, di fronte alle mancate risposte viene quasi da sorridere su come il sistema che ad Anzio ha rigenerato se stesso è capace di insabbiare, rinviare, aspettare, dire “ma che ti metti a fare….” , dileggiare chi prova a esprimersi fuori dal coro. Perché non concepiscono che si possa essere diversi rispetto a ciò che è stato finora, il loro brodo di coltura è questo.

Un titolo per un altro al concorso per dirigente dell’area finanziaria? Un potenziale concorso in falso e abuso d’ufficio? Ma che vuoi…. quello è bravo, nessuno ha pensato di aprire un’indagine, nessuno ha fatto ricorso, chi è arrivato secondo è andato a Nettuno – non credo per un accordo politico come si vocifera, ma a pensar male come diceva Andreotti…. – e “l’omo campa”. Poi in un Paese dove uno diventa ministro, all’istruzione, e scrive su un curriculum una cosa per un’altra che vai a guardare? Il titolo diverso di chi ha vinto un avviso pubblico? Pazienza… Il messaggio che mandi? “Facciamo come ci pare”. Complimenti. E vuoi andare a guardare i titoli dell’altro, il comandante dei vigili che praticamente non ha mai diretto niente? O la segretaria generale che in barba alle indicazioni dell’Anac svolge il ruolo di controllore e controllato? No no, ti spiegano che la politica…. E poi per la Capo d’Anzio un parere è stato chiesto, nell’attesa….

I consiglieri comunali? Tacciono, mica si rispettano le regole qua. Perché nell’anarchia stanno bene tutti, che ti metti a fare? Domani potrebbe servirti che di fronte a una tua mancanza qualcuno debba girarsi dall’altra parte, meglio non sollevare polveroni. E quanti si sono girati, negli anni…. Demolizioni non avvenute, ad esempio, o chi è ancora moroso e siede in consiglio comunale o in giunta. Anzi no, potrebbe aver regolarizzato la posizione ma ai cittadini non è mai stato detto e pure il povero Ivano Bernardone s’è stancato di chiederlo al presidente a vita del Consiglio comunale, Sergio Borrelli.

Così come è andato via un segretario generale che doveva al Comune, secondo la relazione del Ministero dell’economia e finanze, qualche decina di migliaia di euro ma non sappiamo se ha mai pagato. Di certo gli abbiamo liquidato il dovuto, mentre ignoriamo – dopo due anni – quali provvedimenti abbiano adottato il sindaco e gli uffici rispetto a quelle prescrizioni.

Funziona così e il sistema non si pesta i piedi – a volte finge di farlo – non chiede, non crea caos, perché domani si potrebbe essere alleati e non si sa mai, perché c’è lo spettro dei grillini, perché in maggioranza si urla e si ottengono deleghe ma nessuno può andarsene. Altrimenti crollerebbe il castello messo in piedi, a suon di incarichi, cooperative, lavoro al quale si dovrebbe tornare dopo una vita, entrate da assessore che altrimenti non ci sarebbero, posizioni di potere e via discorrendo.

La Politica – sì, P maiuscola – quella intesa come città da immaginare, sviluppo da condividere, visione, impegno per il prossimo, coerenza tra ciò che si promette e quello che si realizza? Ma quando mai…

Anzio? Aspetta, ha votato e scelto, decide da una vita che va così, urla ma poi va a cercare il lavoretto, l’incarico e tutto ciò che sappiamo. Ripeteva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere”. Parafrasando potremmo dire che finché saranno gli interessi particolari ad avere la meglio, non ne usciremo. Possiamo provarci, ma ci ritroveremo in pochi, temo.

Chi non sta a questo andazzo? Può sempre consolarsi con la frase di nonna e pensare di essere nelle grazie di Dio, mentre il sistema continua imperterrito, impunito e purtroppo vincente. Fate pure, auguri!

Sì, facciamoci risarcire. Ma prima serviva altro…

 

 

A nessuno piace essere accostato alla mafia, ricordo mestamente che basta anche il condizionamento della criminalità comune e dico la verità: capisco il sindaco Luciano Bruschini che oggi ha annunciato una richiesta di risarcimento del danno da 5 milioni di euro a La7 e alla senatrice Fattori.

Nemmeno in campagna elettorale il sindaco aveva fatto tanti comunicati, si sente all’angolo e reagisce. Dal suo punto di vista fa pure bene, ma sinceramente credo che si sia reso conto che la situazione gli è sfuggita di mano. L’ultima carta che gioca è quella del risarcimento. Se si tratta davvero di 5 milioni solo il “contributo unico unificato” costerà alle casse comunali circa 2.000 euro, più la parcella dell’avvocato che per una cosa simile ne vorrà – a farci un piacere – almeno 10.000. Ma Bruschini deve tenere insieme, adesso, capire chi è con lui e chi contro a difesa della “immagine” della città.

Va capito, non è abituato, non se l’aspettava, viene dai tempi in cui la politica “aggiustava“. Che serve? Lascia stare…. aspetta…. poi vediamo. Di fronte a una vicenda simile, in altri tempi, avrebbe chiamato Tuscano, Borrelli, Luciano Mingiacchi, si sarebbe confrontato con il fratello Luigi e Gianfranco Tontini, se serviva avrebbe sentito Pasetto, avrebbe goduto di una sponda da Toselli dall’altra parte, sentito Zucchini, accontentato Placidi. Sono i rapporti, la “politica” intesa com’è stato finora. L’ha fatto anche con i “nuovi“, era riuscito a tenere a bada De Angelis, poi quello ha provato la spallata nel 2013 dopo il “continuiamo insieme“. Allora si è tenuto vicino con una delega, una promessa, qualche parola buona gli altri. E’ la “politica“,  quella dove Bruschini si è formato ed è cresciuto, ricordandoci che c’è dentro da 50 anni. Lui, il re della mediazione, che non media più. Che si è fatto sfuggire di mano la situazione, che sa bene quello che è successo ma deve difendersi. Uno che usa lo slogan 3.0 ma  che continua ad avere i ritmi di un tempo, che tiene due ore un Borrelli o un Zucchini a “ragionare” mentre la città va alla deriva. Perché questo gli si contesta, non altro. Una deriva che non piace, tra l’altro, perché ha dato spazio a chi non doveva averne.

Un sindaco che era abituato ai controlli del “Coreco” e che oggi, invece, non sta dietro alla trasparenza, al sito – usato arbitrariamente per certi comunicati – a una macchina amministrativa che si può cambiare pure ogni 15 giorni ma continua a non avere capo né coda. E adesso pure l’Anac? E’ stanco, il sindaco, e ha ragione…. Prima mediava, ora i cittadini prendono e scrivono, usano i social, lo “accusano“, portano documenti, citano leggi. Ha dovuto scrivere all’Anac per chiedere se la segretaria può stare nella Capo d’Anzio, dopo che da questo spazio e dai Grilli di Anzio sono stati sollevati dubbi su chi è controllore e controllato, e non lo concepisce. Già che c’era, però, poteva chiedere all’Anac se la segretaria può fare anche la dirigente ed essere contemporaneamente responsabile dell’anti corruzione, Savarino fu giubilato per molto meno…… Ah, già che si trovava, anziché continuare a dire a tutti che lui per dirigente dell’area finanziaria  sceglieva chiunque, poteva chiedere se aver preso uno senza valutarne il titolo è corretto o meno.

No, no, ma che volete? Lui sa, conosce Anzio come nessun  altro (“metro quadrato per metro quadrato”, ama ripetere) e non tollera che si chieda. Sul caso del dirigente, per esempio, Andrea Mingiacchi ha chiesto l’accesso agli atti? Luciano ha trovato nel Pd chi gli ha detto di non preoccuparsi…. Ah, la “politica”…..

Ma la mafia no, non ci sta. Non può starci. Allora definisce “imbecilli” i cittadini e non è da lui. Da questo spazio e sui media l’ex presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, è stato massacrato e accusato di “turpiloquio” per le sue esternazioni. E un sindaco che dà degli “imbecilli” ai concittadini? L’avesse fatto De Angelis, c’erano le barricate.

Il nome da difendere, vero, ma forse la città andava difesa prima da chi nella migliore delle ipotesi se ne è approfittato.Con appaltini, cooperative, associazioni, i favori ai “soci elettori di…“. Bruschini sa bene. Non è mafia? A leggere certe carte si arriva alla camorra, ma questo non spetta ai cittadini, c’è la magistratura al lavoro.

E c’è una richiesta di accesso – prevista per legge – chiesta da deputati e senatori di diversi gruppi. Non basta dire “è tutto a posto” – e vorremmo che lo fosse – non è più sufficiente. E’ arrivato un suggerimento dai suoi ex alleati ma Bruschini è troppo “so tutto io” per accettare: vada da Alfano, chieda di sapere. Non lo farà, perché l’ha chiesto Candido. E perché è ora che Alfano dia una risposta non a Bruschini ma alla città.

Rispetto ai danni, beh…. un sindaco che si fosse costituito parte civile nei processi Appia Mythos contro i Gallace e in quello contro il clan Schiavone-Noviello sarebbe più credibile. Ma lui, ad esempio, e non ha mai chiesto danni a chi dava pareri a soggetto contro il porto e la città. No no, lì c’era la “politica“, che ti metti a fare…

Qui chi fa notare cose evidenti ma ci infanga. E perché non chiedere all’avvocato se è possibile costituirci in “Mala suerte”? Altro che vicenda tra privati…. Il sindaco sa bene com’è andata.

Vedremo se qualcuno dovrà pagare questi 5 milioni, ma forse occorreva evitare la deriva, prima. Comunque un suggerimento sentiamo di darlo. E’ bello dire che i soldi andranno alle famiglie disagiate, ma si potrebbe immaginare di fare una posta per i tanti, tantissimi, crediti inesigibili che la Corte dei conti ci ricorda.Questo si può dire?

Lo scioglimento di Nettuno, quello che rischiamo

Ci sono state diverse richieste di commissione d’accesso per il Comune di Anzio. Ho sostenuto pubblicamente che si tratta dell’ultima cosa che vorrei e ho scritto a più riprese che a Nettuno (nel 2005)  è stata usata la mano pesante, mentre a Fondi (quattro anni dopo) – dove la situazione era molto, ma molto più grave – si è scritta una pagina vergognosa della storia del nostro Paese.

Ebbene mentre in Comune si fanno “spallucce“, fingendo di non vedere né sapere, mentre in Prefettura si prende tempo per decidere, la situazione di Anzio precipita ogni giorno di più. Da ultimo con due incendi in 24 ore, compreso il secondo in due mesi ai danni del vice sindaco.

Ho pensato, allora, di riprendere la relazione che portò allo scioglimento del Comune di Nettuno e fare un paragone – per sommi capi – con quella che è la situazione di Anzio. Ciascuno potrà trarre le sue conclusioni.

Bruschini finalmente parla, di accesso e Acqualatina. Però…

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La Prefettura di Roma

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, finalmente comunica qualcosa. In fondo a questa pagina ci sono o due note pervenute oggi dall’ufficio che finora è stato fatto tacere, anzi usato per far conoscere  feste o simili.

Il primo cittadino ci risparmia la crisi politica (lo fanno anche le due ex assessore, inspiegabilmente) e ci fa sapere due cose. La prima è che è stato dal Prefetto e dopo l’incontro è ancora più sereno “rispetto alla situazione del Comune di Anzio“.

La seconda è che tutti hanno votato contro l’aumento delle tariffe di Acqualatina in conferenza dei sindaci e che lui è d’accordo. Peccato non ci fosse, né altri rappresentassero il Comune di Anzio e che ben altri sindaci (da Nettuno a Bassiano, da Formia ad Aprilia, da Latina a Minturno) abbiano fatto la voce grossa. Ah, i colleghi di centro-destra di Bruschini sono usciti al momento del voto. Così, per ristabilire una verità oggettiva.

Ma è sul primo punto che vogliamo concentrarci. Da un lato sollevati che sia tutto a posto come riferisce Bruschini, dall’altro preoccupati perché il sindaco (e anche il Prefetto? ) ignora o finge di ignorare ciò che è agli atti di procedimenti penali.

Vale a dire che personaggi in qualche modo legati alla criminalità hanno portato voti, hanno interessi in Comune, frequentano gli uffici. Ignora o finge di ignorare il verbale di una imprenditrice che fa nomi e cognomi ammettendo una estorsione che non aveva denunciato. Certo, non c’è rilievo penale in quella “mediazione” denunciata e il vice sindaco sta facendo i suoi passi. Ma è grave e non è il solo episodio che emerge dalle indagini. Ce ne sono altri e sono sufficienti a sciogliere un Comune. L’ultima cosa che vorremmo. Se poi arriverà o meno la commissione d’accesso si vedrà. Bruschini ha fatto bene ad andare dal prefetto, ma cominciasse a darsi una guardata in giunta e in maggioranza.

I due comunicati

Il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, sulla richiesta della commissione d’accesso in Comune: “Strumentalizzazioni politiche. Dopo colloquio in Prefettura sono ancora più sereno di prima”  

 Il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, di sua iniziativa, nella giornata di ieri si è recato presso la Prefettura di Roma per un colloquio informale dopo la richiesta dei parlamentari di SEL finalizzata all’invio di una commissione d’accesso al Comune di Anzio.

“Si tratta della solita strumentalizzazione politica – afferma il Sindaco, Luciano Bruschini – fatta da chi cerca di sovvertire, con altre vie, il voto libero dei cittadini. Dopo il colloquio di ieri in Prefettura sono ancora più sereno rispetto alla situazione del Comune di Anzio ed alla solidità delle nostre Istituzioni”.

Il Sindaco Bruschini sul paventato aumento delle tariffe di Acqualatina: “Provvedimento respinto all’unanimità da tutti i Sindaci dell’ATO4. Il Comune di Anzio fermamente contrario”

 “L’aumento delle tariffe di Acqualatina, nella giornata di ieri, è stato respinto all’unanimità da tutti i Sindaci presenti che non hanno ritenuto coretto continuare a finanziare gli investimenti a carico della cittadinanza. Ovviamente, su questo, il Comune di Anzio è fermamente contrario come tutti i Comuni dell’ATO4”.

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento al paventato aumento delle tariffe di Acqualatina.

Criminalità, è ora di chiarire. Serve la commissione d’accesso

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Il quadro dell’indagine “Mala suerte”

L’ultima cosa che vorrei per il Comune di Anzio è lo scioglimento del Consiglio per condizionamento della criminalità. E’ un’onta che non meritiamo, anche se quello che si respira negli ambienti della politica in questi giorni è un clima da ultima spiaggia proprio sul fronte scioglimento.

L’indagine “Mala suerte” conferma che molti dei personaggi che sono soliti aggirarsi per il Comune e che hanno sostenuto apertamente esponenti dell’attuale maggioranza, sono coinvolti. E a mettere insieme tutte le indagini che riguardano vicende amministrative legate ad ambienti cooperativi, tornano sempre gli stessi nomi, con riferimenti precisi – fatti dagli stessi indagati – a “napoletani” e “casalesi“. C’è persino chi, con fare sprezzante, risponde dal telefono dicendo di aspettare, perché sta facendo i suoi bisogni a Villa Sarsina. Proprio le vicende degli ultimi giorni hanno fatto tornare di attualità l’ipotesi dello scioglimento, della quale si era già parlato in passato.

Leggiamo quello che dice la Corte Costituzionale sull’utilizzo di questo strumento di prevenzione. Devono esserci: “collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata o in alternativa il condizionamento che la mafia impone agli amministratori oltre a ciò è necessario connettere al condizionamento o ai collegamenti dei pregiudizi che sono la mancanza di libera determinazione per gli organi elettivi e/o amministrativi (dirigenti, personale), l’andamento negativo dell’ente locale, il malfunzionamento dei servizi affidati all’ente oppure pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” ancora “affinità, parentela, frequentazioni degli amministratori e/o dipendenti pubblici con soggetti appartenenti direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, precedenti penali o procedimenti penali pendenti a carico di amministratori e/o dipendenti pubblici, la presenza di una o più famiglie mafiose sul territorio comunale, abusivismo edilizio imperante, mancata riscossione dei tributi, adesione culturale o omissioni degli amministratori dinanzi alle gesta della mafia”.

Elementi che, se mettiamo insieme nomi e situazioni, purtroppo ci sono. Senza dimenticare che il presidente della società pubblica Capo d’Anzio – Luigi D’Arpino – si è dimesso perché minacciato e che il consigliere comunale Marco Maranesi in tempi non sospetti ha parlato di “sistema mafioso“.  Qualche sera fa il senatore Centinaio (Noi con Salvini) ha lanciato l’allarme, chiesto di verificare il possibile “inquinamento” da Anzio e Marino delle liste a Nettuno, dove la grande capacità amministrativa dimostrata nella nostra città si sta cercando di “esportare“. Il senatore dimentica che ad Anzio è in maggioranza – o quasi – e che qualche “sassolino” ce l’ha anche in casa nelle liste di Nettuno, ma è bastata la sua uscita per dire che “ci sciolgono“.

Nei link di questa pagina trovate anche la sfilza di precedenti situazioni anomale e soprattutto la richiesta – che allora parve anomala – di commissione d’accesso da parte di personaggi di spicco del Pd. La firmarono, tra gli altri, Walter Veltroni e Felice Casson. Allora era assolutamente fuori luogo, con vicende datate di anni e qualche strafalcione, nel frattempo è successo ben altro e non intervenire è inspiegabile. La criminalità di casa nostra si è “addentellata” con personaggi che arrivano da quella organizzata, si è messa il vestito nuovo, frequenta ambienti della politica, lavora per il Comune con cooperative al centro di indagini e punta – emerge dagli atti – a costituirne altre.

Cos’altro deve succedere perché si chieda l’intervento del Prefetto?

 

La commissione d’accesso, gli strani silenzi. Non capisco

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Diceva una cara e vecchia amica, cresciuta alla scuola del Pci: “Sì sì, leggi e scrivi ma di politica non capisci un c…” Aveva ragione. Ci sono logiche che mi sfuggono assolutamente.

Una – attualissima – riguarda il rischio che arrivi una commissione d’accesso ad Anzio. Se ne parla da qualche settimana, la maggioranza e buona parte della macchina comunale “tremano”, l’opposizione tace.

Ho scritto qualche giorno fa quali sono i criteri e perché, rispetto a tre anni fa, oggi il rischio è più fondato. Ma siccome ignoro di politica, come diceva la vecchia amica, mi piacerebbe ingenuamente sapere cosa spinse allora il Pd a chiedere la commissione d’accesso – sulla base di dati che francamente erano un po’ sconclusionati – e cosa, invece, tiene fermi ora i parlamentari. Casson e Lumia, per esempio,  sono ancora lì, ma non avvertono l’esigenza di chiede al ministro Alfano se ci sono o meno gli elementi per la commissione d’accesso. Né si preoccupano i “grillini” che in consiglio comunale, del resto, è come se non avessero un loro rappresentante. Il segretario generale può andare dal Prefetto ed esporre tutto ciò che sappiamo, ma serve che qualcuno insista se ritiene che la situazione è più grave di quella indicata tre anni orsono. Invece tace. E dobbiamo dedurre che non la ritenga compromessa o non abbia input in tal senso.

Continuo a non capire, insomma, quell’amica aveva proprio ragione.

Anzio, la commissione d’accesso che fa tremare la maggioranza

prefettura

Dalla condanna dell’ex assessore Colarieti a oggi – trascorsa una settimana – il clima politico di Anzio si è fatto incandescente. In maggioranza c’è chi dice apertamente che teme la nomina di una commissione d’accesso, mentre abbiamo assistito a vicende tutt’altro che edificanti.

Quando il Pd presentò una richiesta di commissione d’accesso fui tra i primi a dire che non c’erano i presupposti. Non c’erano per come la vicenda venne posta, mettendo insieme una serie di questioni avulse dalla città, datate, per le quali neanche i processi erano iniziati.

Sono passati quasi tre anni da allora, si è votato di nuovo, conosciamo bene i veleni tutti interni al centro-destra dell’ultima campagna elettorale e sappiamo bene cosa è accaduto in questo periodo. Perciò  oggi il sindaco dovrebbe tirare le somme, prima che quella commissione venga anche solo paventata dal Prefetto.

Ricordiamo una cosa: il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha “salvato” Bruschini dallo scioglimento del consiglio comunale per la mancata approvazione del consuntivo 2011 in piena campagna elettorale, poi adesso sulla vicenda dei 10′ di ritardo e i documenti non disponibili per il bilancio c’è la figuraccia dell’opposizione sulla  notifica che invece c’era.

Stavolta dal Prefetto, però, non ci va l’opposizione bensì il segretario Pompeo Savarino. Che è anche il responsabile dell’anticorruzione.

Lo fa per illustrare una situazione che mette alle strette l’amministrazione su più fronti: le condanne a un ex assessore e a una dirigente nel frattempo sospesa, non definitive ma emesse; le inchieste sui rifiuti che coinvolgono un assessore in carica e si sono allargate ad affidamenti a cooperative “vicine” a consiglieri comunali; l’attenzione che la Direzione investigativa antimafia ha su Anzio da qualche tempo; l’ordinanza di chiusura dell’hotel a un consigliere comunale che si guarda bene dal rispettarla; la visita allo stesso Savarino – pare non di cortesia – del sindaco facente funzioni e di un ex consigliere comunale che gli chiedevano delucidazioni sul provvedimento nei confronti della dirigente sospesa; la necessità di fare una disposizione affinché i vigili urbani aprissero una stanza del Comune alla funzionaria che doveva lavorare e dove – speriamo di sbagliare – doveva forse essere conservato chissà quale segreto; l’autorità anticorruzione che chiede i documenti di una gara perché la dirigente non li ha forniti a un consigliere comunale e al segretario medesimo.  Ah, perché il sindaco non era in commissione d’inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni agli amministratori locali come i suoi colleghi di Nettuno, Ardea e Pomezia? Qui non hanno sparato a casa di un assessore?

Senza contare quanto hanno asserito gli ispettori del ministero dell’economia e delle finanze e quello che ha scritto la Corte dei conti. Tutti folli?

Ecco il quadro, per difetto temiamo, di ciò che Pompeo Savarino – sul quale pure ci siamo espressi in passato – andrà a dire al prefetto Giuseppe Pecoraro. Sì, direttamente al rappresentante del governo in provincia, non a un funzionario pur di rango.

E’ storia ben diversa da quella che il Pd usava per chiedere la commissione d’accesso. Ed è ancora più grave.

Ma si può sciogliere un Comune per una manifesta incapacità di governare, legata a qualche favore di troppo ad amici degli amici? Detta così sembra proprio di no.

A leggere gli elementi che la Corte Costituzionale ha indicato per la commissione d’accesso, però, l’idea che ci si può fare è diversa. E ognuno, a questo punto, può valutare come crede. Si parla di “collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata o in alternativa il condizionamento che la mafia impone agli amministratori oltre a ciò è necessario connettere al condizionamento o ai collegamenti dei pregiudizi che sono la mancanza di libera determinazione per gli organi elettivi e/o amministrativi (dirigenti, personale), l’andamento negativo dell’ente locale, il malfunzionamento dei servizi affidati all’ente oppure pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” ancora “affinità, parentela, frequentazioni degli amministratori e/o dipendenti pubblici con soggetti appartenenti direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, precedenti penali o procedimenti penali pendenti a carico di amministratori e/o dipendenti pubblici, la presenza di una o più famiglie mafiose sul territorio comunale, abusivismo edilizio imperante, mancata riscossione dei tributi, adesione culturale o omissioni degli amministratori dinanzi alle gesta della mafia”.