Goditi la pensione e continua a “rompere”, caro Augusto

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E’ andato in pensione il mio medico e amico Augusto Pigliacampi. Direte, mbè? E forse non avete tutti i torti. Se non fosse che Augusto oltre ad accompagnare per oltre 40 anni di professione la mia e la vita di tanti altri pazienti, è un personaggio “scomodo” in questa città. Controcorrente o, forse, semplicemente “contro” e basta.

E merita, per questo, di essere salutato pubblicamente subito, senza dover mettere da parte chissà quale “coccodrillo” da tenere nel cassetto per tempi peggiori. No, merita di essere invitato – ora che avrà più tempo – a non mollare. A godersi la pensione ma a continuare a “rompere” come ha sempre fatto. Ce l’ha nel Dna, del resto, ereditato probabilmente da mamma Jole che se doveva dirti qualcosa non brillava certo in diplomazia. Pane al pane, vino al vino.

Sul medico uno può avere tutte le impressioni e ricordare le esperienze che vuole – personalmente ho conosciuto e conosco un gran professionista anche nei momenti più bui di quello che la vita può riservare a un paziente e alla sua famiglia – ma qui mi piace parlare del cittadino appassionato come pochi del mare e della storia di Anzio. Con un archivio invidiabile e del quale va giustamente geloso e al tempo stesso fiero. Di una mente che per non essersi “piegata” a certe logiche della politica di casa nostra è stata tenuta – o forse ha preferito tenersi, non condividendo – ai margini. Anche quando insieme ad alcuni amici, molti poi “trasmigrati” nei partiti, mise in piedi una lista civica ma senza partecipare direttamente. Si accorse del resto che il principio “non passa nemmeno l’acqua….” era venuto meno prima di iniziare, o quasi.

E’ pesante….” dicono molti, magari non a torto. Ma gli piace vedere le cose in un certo modo che non è quello di chi amministra o ha amministrato la città, di qualunque colore sia. Il che, in un “paesone” quale siamo, è tutto fuorché un male. Anzi, sfugge alle logiche dei benpensanti della politica nostrana e dei loro accoliti,  già basta e avanza.

Per questo Augusto deve godersi la meritata pensione, dare un consiglio di medicina a chi andrà a chiederglielo, ma soprattutto continuare a “rompere“. E se non lo farà, tra cento anni non meriterà nemmeno il “coccodrillo“.

Grazie di tutto, caro amico e medico, mi sembrava il modo più originale di dirtelo. Interpretando – ne sono certo – i sentimenti di tanti pazienti.

La guerra, la “musarola” e “a chi appartieni”, addio a Iole e alle sue storie

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Ti riconosceva dalla “musarola” e poi ti diceva “tu appartieni a...” come si faceva da queste parti per spiegare di che famiglia fossi. Se n’è andata ieri, proprio mentre iniziava la Messa di Sant’Antonio, quella dove non era mai mancata praticamente da sempre. Stavolta Iole Figliamonti, vedova Pigliacampi, era in clinica dove si è spenta a 95 anni. Si è portata dietro un ultimo pezzo di paese, di quello che ci piace ancora chiamare Portod’Anzio, anche se ormai è una città che fatica a crescere. I ricordi di “appena rientrati”, quella statua di Sant’Antonio con il fucile in braccio e l’elmetto, la chiesa distrutta come il resto della città, la difficile ricostruzione, padre Leone Turco detto “Presidente”…

Una donna forte, fino all’ultimo, che ha raccontato aneddoti e momenti di vita vissuta indimenticabili, ci dato la sua “storia orale”. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla – e di essere riconosciuto dalla “musarola” – potrà confermare.

Agli amici Augusto ed Enrico, figli di Iole, va un grande abbraccio e l’invito a preservare i ricordi di quella storia che appartiene, a pieno titolo, a quella della nostra città.