La politica che “gioca”, la criminalità, le aste giudiziarie…

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I locali che dovrebbero ospitare il supermercato in centro

Mentre la politica locale sembra tutta presa sulla vicenda del supermercato in centro, vale a dire sull’ennesimo esempio di mancata programmazione di chi ci governa, domani si va in Consiglio comunale su questioni di assoluto rilievo: gli spari all’indirizzo dell’abitazione di Alberto Alessandroni, la situazione dell’ordine e sicurezza pubblica ai minimi termini (da ultimo la rapina alla gioielleria Musilli) e la vicenda del porto. E’ stato necessario che a convocare l’assemblea civica fosse l’opposizione, perché la maggioranza è evidentemente alle prese con una situazione interna a Forza Italia legata al nuovo capogruppo – che sarà a quanto sembra Massimiliano Millaci – e alla delega che andrà da lui a Valentina Salsedo. Salvo sorprese dell’ultima ora. Sullo sfondo il ruolo dell’uno e trino Patrizio Placidi, contemporaneamente assessore, leader della Lista Enea ma anche di Forza Italia. Nel frattempo assistiamo – con conseguenti “copia e incolla” da parte di diverse testate locali – all’ex capogruppo e ormai battitore libero Marco Maranesi che ne ha per tutti, a repliche e controrepliche. La politica di casa nostra è così, “gioca“.

La realtà è che dei problemi reali dei cittadini interesse ben poco. Ci si mandano “messaggi” con i comunicati, si pensa già al dopo Bruschini, si mette da parte tutto ciò che non è “politichese”.

Nessuno che vada, per esempio, a guardarsi un dato sul quale un’amministrazione dovrebbe riflettere e che – a proposito di criminalità – è molto significativo. Sono le aste giudiziarie di beni immobili. I faciloni di casa nostra, quelli che non si presentano a parlare del porto o fanno spallucce per gli spari ad Alessandroni, diranno sicuramente che “è la crisi”. In parte è sicuramente così, ci sono difficoltà nazionali e locali. Per il resto, però, è un campanello d’allarme serio e riguarda chi pensava – a torto – di “svoltare” costruendo palazzi e si è trovato con un pugno di mosche in mano. Sarà un caso che Anzio, in provincia di Roma ed esclusa ovviamente la Capitale, è la località con il maggior numero di immobili all’asta? Sono 178, nella vicina Nettuno 95, in città della stessa grandezza 104 a Pomezia, 111 a Velletri. Nella vicina Ardea sono 125. Se ai 4513 immobili all’asta in provincia di Roma togliamo i 2446 della Capitale arriviamo a 2067 e solo quelli disponibili ad Anzio rappresentano quasi il 9% di questo patrimonio fuori dalla Città eterna. Non è poco e non può essere solo la crisi.

Il rischio – e un’amministrazione accorta si dovrebbe porre il problema, sollecitando le forze dell’ordine a monitorare il fenomeno – sono a questo punto gli investimenti facili. E’ noto che uno dei sistemi per riciclare denaro da parte della criminalità è quello di intervenire alle aste giudiziarie. E’ risaputo che molti Prefetti sollecitano i sindaci, prime “sentinelle” sul territorio, a tenere d’occhio operazioni sospette. Magari di questa vicenda delle aste si accorgerà anche la commissione sicurezza che muove i primi passi, ma finora è stata altro motivo di comunicati e scambi di pareri a distanza, senza ancora aver avviato alcuna attività.

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