La Ragioneria dello Stato, una città alla deriva, la responsabilità politica

sindacosfogo

Stavolta non l’ha tenuta dentro ai cassetti. Quelle otto pagine della Ragioneria dello Stato non sono state “una delle tante carte che mi capita di non leggere” – come ebbe a dire del parere sull’incompatibilità di Patrizio Placidi. No, questa volta il sindaco Luciano Bruschini si è sbrigato e ha dato immediatamente corso alla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

E’ quello che doveva fare dal punto di vista formale, ma le responsabilità politiche di questa situazione e di una macchina amministrativa allo sfascio restano tutte in capo a lui.

Si arriva a questo per l’assenza della politica – come si è umilmente avuto modo di dire in questo spazio – ovvero per la strana confusione di ruoli che si è creata ad Anzio con la dirigenza.

Chi tiene nei cassetti il parere del quale parlavamo all’inizio, del resto, ha poi mani libere su qualche altra cosa e il sindaco, che dovrebbe indirizzare e pretendere che le indicazioni programmatiche arrivassero a conclusione, non può fare nulla. Lo stesso vale se il segretario anziché essere in Comune è al quartier generale di Bruschini a festeggiare la vittoria per il secondo mandato, mentre il sistema elettorale dà ancora solo i risultati di un terzo delle sezioni. E’ uno degli esempi di come ci si sia “incartati” non rispettando quello che dice il decreto legislativo 267 del 2000. Bruschini sa, ne siamo convinti, anche per questo stavolta si è sbrigato. Cosa che non lo assolve.

Prima la relazione della Ragioneria dello Stato – di fronte alla quale al solito si è detto che erano dei folli, avevano preso una cantonata, si sono fatte spallucce – e oggi le conclusioni, accertano responsabilità amministrative che sono del segretario, dei dirigenti, dei funzionari chiamati in causa.

Ce n’è una molto più grande: è quella di Luciano Bruschini di essersi girato dall’altra parte, aver alimentato o avallato situazioni, aver “tuonato” che sarebbe andato dai Carabinieri sapendo di non poterlo fare perché se ai dirigenti hai chiesto o c’è chi lo ha fatto per te (assessori, delegati, consiglieri) e hai ottenuto,  poi sei nella condizione di non poter parlare.

Tutto nella norma, sia chiaro, magari con qualche interpretazione generosa, ma la relazione è un’altra delle “perle” che ci ha regalato questa amministrazione. Un’altra delle tante, troppe, prime volte che mai avremmo voluto vedere.

Il Bruschini degli anni ’90 avrebbe già tratto le conseguenze, quello di oggi sta impiegando fin troppo tempo. Con una città alla deriva.

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