Truffa con le auto, ecco gli arrestati. La privacy a soggetto…

Dobbiamo ai colleghi del “Messagero Veneto” il mistero svelato dei nomi delle persone coinvolte nelle indagini che hanno portato alla scoperta di una truffa milionaria con le automobili.

Da quando la notizia è stata resa nota ho ricevuto numerose sollecitazioni per sapere chi fossero le persone di Anzio e Nettuno coinvolte. E’ noto che seguo ben poco le vicende del territorio, se non lo sapevano i colleghi che vi lavorano figuriamoci io. A tutti ho ribadito il concetto che purtroppo vige la privacy a soggetto. Decide ora il magistrato, ora l’ultimo maresciallo di provincia, se dare i nomi e di chi.

Ho sostenuto spesso che finché ci limiteremo a copiare e incollare i servizi che ormai le forze dell’ordine “confezionano” con tanto di immagini – mettendo ben in evidenza i loro stemmi – avremo reso un servizio a metà. Sarebbe molto più interessante, ma è una battaglia persa anche se mi piace continuare a combatterla, dire che l’operazione è sì della Finanza, della Polizia, dei Carabinieri e che a coordinarla è stato il colonnello M.G. su delega del magistrato A.M.

Iniziali degli arrestati? Bene, anche di chi ha operato. Con la differenza che chi ha compiuto un reato sta comunque in galera, chi ha fatto la “brillante operazione” e fa delle rassegne stampa un vanto per la sua carriera, forse comincia a capire che esiste la cosiddetta “privacy attenuata” per certe vicende.

Ribadisco un concetto caro ai cronisti, ricordando le battaglie condotte con il compianto Guido Columba: liberi di informare, liberi di sapere. I giornalisti hanno il diritto/dovere di cronaca, non di mero copia e incolla. E le fonti debbono farsene una ragione, se vogliono mettersi in bella mostra ancora di più.

E’ bene ricordare, allora, il codice di autoregolamentazione sulla privacy che i giornalisti si sono dati ed è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale – ormai tanti anni fa, si informino magistrati, colonnelli e marescialli…. – e recentemente aggiornato riguarda “La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale” che “non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l’informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell’originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti“.

Non facciamo che i nomi e le foto degli immigrati o dei poveri disgraziati sì, sempre e comunque, mentre per gli altri c’è attenzione.

Chiaro che dipende dai casi, dalla deontologia e dall’etica che dovrebbero appartenerci e anzi renderci più credibili come cronisti, ma è pacifico che di fronte a un raggiro del genere non c’è alcun contrasto rispetto alla sfera privata delle persone. Diverso sarebbe stato se Tizio avesse compiuto una sola truffa da pochi spiccioli….

Così come i colleghi hanno dovuto penare, ad Anzio e Nettuno, per conoscere i nomi di chi portava fiumi di droga o aveva centinaia di migliaia di euro in garage. Così come se il personaggio coinvolto in una vicenda penale ha un ruolo pubblico, la sua riservatezza è “attenuata”. Così come se parliamo di minori o di chi è fermato per la prima volta e aveva droga per uso personale sappiamo come regolarci.

Esistono casi e casi, è evidente, ma è la privacy dei delinquenti che non va bene.

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