Il Granchio e la denuncia per stalking, siamo all’assurdo

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Con Il Granchio​ abbiamo rotto molti schemi. Fondato un giornale “nostro“, fatto cronaca più che politica, dato voce a chi aveva qualcosa da dire e non alle interviste tanto per fare, fatto inchieste. Abbiamo anche rotto, molto, le scatole. E’ il nostro mestiere.

Sono tra i fondatori di una straordinaria esperienza editoriale locale, ho preso per diversi motivi altre strade  e oggi che il direttore Ivo Iannozzi è stato denunciato addirittura per stalking, faccio ancora più parte di quella famiglia. E dovrebbero sentirsene parte i lettori, da sempre i veri padroni del settimanale, gli inserzionisti, quanti credono nel ruolo della stampa libera.

Le querele, per i giornalisti, sono pane quotidiano. Sono sempre più temerarie e per questo chi le fa dovrebbe automaticamente risarcire se i procedimenti vengono archiviati o i cronisti assolti. Dovrebbero dare, sull’unghia, almeno la metà dei soldi che vorrebbe con maxi quanto pretestuose richieste di risarcimento. A molti passerebbe la voglia.

Questa dello stalking, però, ci mancava. Ed è  grave perché somiglia, ancora di più, a un tentativo di bavaglio. Anni fa, con un personaggio che voleva 300 milioni delle vecchie lire, con il giornale che in caso di condanna al risarcimento avrebbe chiuso, il giudice affermò non solo che quanto avevamo scritto era corretto ma che la cronaca “per il giornalista di un periodico locale configura anche un dovere di informazione della collettività locale“. Ecco: dovere. Ancora più forte in piccole cittadine. Più forte degli schiaffi, delle querele, di chi pensa – da ultimo l’assessore Giorgio Bianchi in consiglio comunale – ai “giornaletti“, delle pressioni di ogni genere, degli insulti, delle minacce, del “chi te lo fa fare” e via discorrendo.

Ricordo l’episodio di una signora, in ospedale, ad Anzio. Alcuni medici si lamentavano per un “incidente” che c’era stato con il Granchio. Un’incomprensione, poi chiarita, con il reparto di pediatria, ma i due sanitari c’erano tornati sopra. Lei si intromise e in nettunese stretto disse “a dottò, nci fosse o Granchio tante cose nse saprebbero“. Poi il Granchio sbaglia, come sbagliamo tutti, senza malafede, ma informa e fa il suo mestiere. Ci sono le rettifiche, le precisazioni, anche le querele. Ma lo stalking è una novità assoluta, anzi è un assurdo provare a contestarlo. Vedremo come andrà a finire. Intanto faccio mia la nota di Stampa Romana e del Sindacato cronisti mandando a Ivo e a tutta la redazione un grande abbraccio.

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