Lo stalking? Un equivoco. Ma alla fine è servito

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Era inevitabile quello che è successo dopo che a Ivo Iannozzi, direttore del settimanale “il Granchio”, è stato chiesto di eleggere domicilio per difendersi dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa e di stalking. I colleghi e gli organismi di categoria non potevano certo tacere. Così Marcello Armocida si è reso conto di aver commesso un errore – fra l’altro con un’accusa improcedibile nei confronti di Iannozzi e del Granchio – e forse anche alla luce delle diverse prese di posizione ha rettificato la sua denuncia.

Lo stalking si riferisce a Fernando Mancini, personaggio che a Nettuno da mesi fa parlare di sé per le sue innumerevoli iniziative e denunce, non a Ivo e al giornale.

Occorre prenderne atto e guardare avanti. “Il Granchio” dovrà comunque difendersi dall’ennesima querela per diffamazione a mezzo stampa. Se ha sbagliato pagherà, è la legge, ma resta intatto – ad Anzio, Nettuno e in tutta Italia – il facile ricorso a querele temerarie. Se questo è un caso o meno lo stabilirà un magistrato, però tutto sommato questa vicenda dello stalking, come tutti i mali, non è venuta per nuocere.

Ha posto l’accento su quello che i giornalisti, qui come altrove, affrontano ogni giorno. Spesso, troppo spesso, solo perché hanno fatto il loro dovere.

Il Granchio e la denuncia per stalking, siamo all’assurdo

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Con Il Granchio​ abbiamo rotto molti schemi. Fondato un giornale “nostro“, fatto cronaca più che politica, dato voce a chi aveva qualcosa da dire e non alle interviste tanto per fare, fatto inchieste. Abbiamo anche rotto, molto, le scatole. E’ il nostro mestiere.

Sono tra i fondatori di una straordinaria esperienza editoriale locale, ho preso per diversi motivi altre strade  e oggi che il direttore Ivo Iannozzi è stato denunciato addirittura per stalking, faccio ancora più parte di quella famiglia. E dovrebbero sentirsene parte i lettori, da sempre i veri padroni del settimanale, gli inserzionisti, quanti credono nel ruolo della stampa libera.

Le querele, per i giornalisti, sono pane quotidiano. Sono sempre più temerarie e per questo chi le fa dovrebbe automaticamente risarcire se i procedimenti vengono archiviati o i cronisti assolti. Dovrebbero dare, sull’unghia, almeno la metà dei soldi che vorrebbe con maxi quanto pretestuose richieste di risarcimento. A molti passerebbe la voglia.

Questa dello stalking, però, ci mancava. Ed è  grave perché somiglia, ancora di più, a un tentativo di bavaglio. Anni fa, con un personaggio che voleva 300 milioni delle vecchie lire, con il giornale che in caso di condanna al risarcimento avrebbe chiuso, il giudice affermò non solo che quanto avevamo scritto era corretto ma che la cronaca “per il giornalista di un periodico locale configura anche un dovere di informazione della collettività locale“. Ecco: dovere. Ancora più forte in piccole cittadine. Più forte degli schiaffi, delle querele, di chi pensa – da ultimo l’assessore Giorgio Bianchi in consiglio comunale – ai “giornaletti“, delle pressioni di ogni genere, degli insulti, delle minacce, del “chi te lo fa fare” e via discorrendo.

Ricordo l’episodio di una signora, in ospedale, ad Anzio. Alcuni medici si lamentavano per un “incidente” che c’era stato con il Granchio. Un’incomprensione, poi chiarita, con il reparto di pediatria, ma i due sanitari c’erano tornati sopra. Lei si intromise e in nettunese stretto disse “a dottò, nci fosse o Granchio tante cose nse saprebbero“. Poi il Granchio sbaglia, come sbagliamo tutti, senza malafede, ma informa e fa il suo mestiere. Ci sono le rettifiche, le precisazioni, anche le querele. Ma lo stalking è una novità assoluta, anzi è un assurdo provare a contestarlo. Vedremo come andrà a finire. Intanto faccio mia la nota di Stampa Romana e del Sindacato cronisti mandando a Ivo e a tutta la redazione un grande abbraccio.

Stalking e trasparenza. Arrivati i documenti. Grazie a Mingiacchi…

Immagine Un ringraziamento pubblico ad Andrea Mingiacchi (nella foto), presidente della commissione trasparenza. Se non riuscite a ottenere un documento dagli uffici, da oggi in poi rivolgetevi a lui. E’ grazie all’interessamento del capogruppo del Pd, infatti, che ho finalmente ottenuto il preventivo del corso sullo stalking deliberato il 28 febbraio e tenuto l’8 e 9 marzo. La piccola storia ignobile, così l’avevo definita, si conclude in modo insolito. Chi ha la pazienza di seguire questo spazio sa che è una questione di principio, solo che emergono anche vicende singolari.

La prima è che uno vede la delibera, ne dà notizia, esprime una critica e due assessori si affidano anziché all’ufficio comunicazione – che quello fa, con tanto di alta professionalità riconosciuta – a una dipendente (che in teoria dovrebbe fare altro) e al suo profilo facebook per replicare. Non manca il riferimento all’informazione “superficiale e tendenziosa”.

Siamo alla seconda: per capire se sono stato superficiale e tendenzioso chiedo copia degli atti che non c’erano nella delibera.

E arriviamo alla terza:si pubblica sul sito del Comune una delibera approvata dalla giunta, si fa riferimento a un allegato ma di quest’ultimo non c’è traccia, ci si riferisce poi a un protocollo senza citare la data. Superficiale e tendenzioso? Può darsi, ma visti i precedenti anche curioso di sapere a che giorno si riferisce il protocollo, dato che in passato ci sono atti arrivati oggi e deliberati domani. Scopro ora, tre mesi e dieci giorni dopo la prima richiesta, che il protocollo è del 6 febbraio.

La quarta è che se un cittadino chiede, inviando posta certificata, al segretario comunale copia di quei documenti la mail si perde per i meandri del Comune. Una prima volta il 10 marzo e in occasione del sollecito il 22 aprile (inviato anche a Mingiacchi per il ruolo che riveste), fino a quando – per altri motivi – si incontra il segretario il quale spiega che di quelle mail non c’è traccia. E chiede di rimandare tutto a lui, al suo indirizzo certificato

Siamo alla quinta: stavolta la celerità è massima, il segretario il 19 maggio scrive immediatamente alla dirigente della seconda U.O. Angela Santaniello e chiede di inoltrare quanto richiesto. Tra i documenti ottenuti dal presidente della commissione c’è la ricevuta di un fax che attesta l’invio. Anche in Comune, evidentemente, non si fidano delle mail.

Arriviamo alla sesta: l’assoluta mancanza di certezza sulle procedure per ottenere documenti. Uno viene chiamato in causa, chiede al massimo responsabile amministrativo dell’ente una copia di atti, spera che con la posta certificata sia tutto a posto e scopre che non è così. Alla fine non sono gli uffici – come dovrebbero – a consegnarli ma l’assessore Laura Nolfi perché sollecitata dal presidente Mingiacchi. Ringrazio anche lei.

Ma è normale questo? Quando si fa un accesso agli atti è un consigliere comunale a dover dirimere le questioni? Ed è mai possibile che le cose che arrivano per posta certificata al protocollo si perdano?

Ad Anzio forse sì, nei Comuni che funzionano – vero sindaco 3.0? – uno invia la richiesta al protocollo e ottiene una risposta, poi “segue” la pratica da casa, come avviene per i pacchi spediti dai corrieri. Sa quale ufficio l’ha presa in carico, chi la sta lavorando, i tempi di risposta e via discorrendo. Qui scopriamo che nemmeno si sa che fine fa una richiesta, figuriamoci seguirla on line…

Vero come avrebbe detto Guccini che questa vicenda “non merita nemmeno due colonne su un giornale” ma è emblematica di come vanno le cose.

Un ultimo cenno al corso sullo stalking “Vivere sicure… si può” : c’è una dettagliata descrizione di quello che sarebbe stato fatto, la cifra richiesta, le foto, i curriculum, tutto. Non credo di essere stato superficiale né tendenzioso – convinzioni che lascio alle assessore che si sono sentite chiamate in causa – e a chi ha riportato il loro pensiero che non condivido ma rispetto. Una cosa è certa: se il preventivo fosse stato allegato come previsto dalla legge avrei potuto essere molto più preciso.

La piccola storia ignobile finisce qui

Stalking, il corso e i chiarimenti negati. Trasparenza, questa sconosciuta…

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Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare…” avrebbe cantato Francesco Guccini. Sì, piccola e ignobile perché un cittadino ha diritto ad avere risposte dal suo Comune se viene tirato in ballo, accusato di “diffondere informazioni superficiali e tendenziose”, e poi le sue richieste di chiarimento spariscono misteriosamente.

Fa bene il Pd di Anzio a rivolgersi al Prefetto (che alle vicende di casa nostra non sembra molto attento, a dire il vero) e all’autorità nazionale anti corruzione. Dopo interrogazioni, aperture di credito, comprensione, il capogruppo Andrea Mingiacchi e i suoi colleghi consiglieri Maria Teresa Lo Fazio e Ivano Bernardone chiedono (nella foto) di far applicare la legge. Era ora! Ad Anzio il decreto legislativo 33/2013 è calpestato e prima ancora le norme sulla trasparenza che l’hanno preceduto. Si fa fatica a trovare atti normali, dalle delibere alle determine, e qui torniamo alla storia ignobile…

Il 28 febbraio la giunta decide di finanziare un corso per la difesa personale delle donne, da tenere l’8 marzo. Appena 3.500 euro di spesa, a un’associazione ospite presso una palestra locale. Diffondo il 5 marzo la notizia esprimendo delle perplessità e gli assessori Laura Nolfi e Roberta Cafà replicano il giorno dopo attraverso la pagina facebook di una dipendente comunale (ma l’ufficio comunicazione che ce l’abbiamo a fare?) parlando appunto di “informazioni superficiali e tendenziose”.

Il 10 marzo chiedo ufficialmente al segretario generale, attraverso una mail certificata, copia del programma del corso indicata al punto 2 della delibera ma non allegata né reperibile sull’albo pretorio web (a proposito di trasparenza) e di conoscere la data di presentazione del progetto che risulta “assunto agli atti” con il protocollo 5622/2014. Voglio capire, insomma, se veramente sono stato superficiale e tendenzioso.

Nessuna risposta dal Comune. Il 22 aprile sollecito, rispedendo tutto per posta certificata – compresa la ricevuta di consegna della mail precedente – e interesso anche il sindaco Luciano Bruschini e il presidente della commissione trasparenza, Andrea Mingiacchi. Nessuna risposta.

Incontro il segretario generale per altri motivi, presente il responsabile dell’ufficio comunicazione, e chiedo lumi personalmente. Risposta disarmante: “Questa richiesta non c’è, ho fatto anche fare una ricerca, non si trova”.

Allora: uno spedisce con posta certificata all’indirizzo dell’ufficio protocollo del Comune, ha la ricevuta di consegna, la lettera era indirizzata al segretario ma non è mai arrivata. Nel primo e nel secondo caso. Possibile? Evidentemente sì. E tornano vicende singolari, perché il protocollo è efficientissimo quando arriva la richiesta per la sagra del peperoncino che va in giunta il giorno dopo e quando c’è da fare un comando dalla Provincia, poi ci mette qualche giorno a recepire i dati dell’Arpa Lazio sul mare inquinato o smarrisce – come in questo caso – la richiesta di un cittadino.

Siamo al 19 maggio, rispedisco tutto e all’indirizzo certificato del segretario e a quello dell’ufficio comunicazione, sono canali insoliti – vero – ma hai visto mai? E’ trascorso praticamente un altro mese invano. Di quel preventivo e di quando è stata protocollata la proposta non c’è traccia.

Già, che saranno 3.500 euro, ma che vai cercando… E’ una piccola storia ignobile, vero, e Guccini saprà essere comprensivo, perché l’impressione è che come per la canzone questa vicenda sia “solita e banale come tante”. Chissà quante richieste saranno rimaste inevase, si saranno perse tra piazza Cesare Battisti – dove si trova il protocollo – e Villa Sarsina. Ma è diventata una questione di principio: dov’è quel preventivo, cosa c’è scritto, e quando è stato presentato?