Incarichi, falsi, Corte dei Conti e opposizione silente

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(…) Per poter conferire incarichi dirigenziali, sia pur temporanei, a soggetti non vincitori di pubblico concorso, occorre previamente verificare ed accertare l’effettivo possesso di idonei ed elevati requisiti (…)” Lo scrive la Corte dei Conti della Lombardia con la sentenza del 10 luglio scorso che è possibile scaricare qui.

Lo scrive per una vicenda che sembra fare il paio – a grandi linee – con quella accaduta ad Anzio, circa un anno fa, per la nomina del dirigente dell’area finanziaria. Storia che mentre si fanno le pulci altrove, sembra finita nel dimenticatoio e che, invece, vede aperta una indagine. Così il sindaco ha riferito al consigliere Mingiacchi, capogruppo Pd, che chiedeva gli atti dopo aver presentato – ed essere stato anche deriso da certa stampa, prima ancora che “richiamato” dal partito – una richiesta di revoca in autotutela dell’intera vicenda.

Ecco, questo Comune funziona così. Che vai a guardare, su…  lascia perdere… Se uno dichiara di avere un titolo equipollente a quello richiesto dal bando (e non lo è) se nessuno in  commissione  fa una verifica (in buona fede, ne sono certo) e avviene la nomina, quando c’è chi lo fa notare si dovrebbe intervenire e riparare. Proprio perché si è scelta una persona capace – questo viene sbandierato ai quattro venti e non ho motivo di dubitare – si fa in modo che le cose siano o vadano a posto.  Quando mai…

Sembrerà una cosa di poco conto, tutto sommato il dirigente è uno che lavora, perché questo “accanimento“? Semplice, è nella illegalità delle cose quotidiane che si dà spazio, poi, a quella diffusa. Nulla di personale, ci mancherebbe altro, non conosco il dirigente con il quale ho avuto corrispondenza per altre vicende, non ci tengo e posso solo augurare – a lui e ai conti del Comune – che lavori per il meglio. Anzi, ne sono convinto.

Però, giratelo come vi pare, quello che si è verificato è un falso, un abuso, una svista… Si poteva e doveva intervenire.

Ora da quel poco che emerge la Corte dei Conti, proprio come in Lombardia, ha scritto al Comune chiedendo spiegazioni. Sarebbe il caso di sapere cosa chiede, in virtù della trasparenza, senza celarsi dietro all’indagine aperta per negare le carte. Ma se neanche l’opposizione prova a far valere il proprio diritto di avere i documenti, di cosa vogliamo parlare? Ci sono cose più serie, vero, di una nomina sotto la lente d’ingrandimento, ma l’opposizione tace. Da ultimo, in consiglio comunale, su piscina con i sigilli e impianti in generale.

Il capogruppo Pd “flirta” con il sindaco e posta “selfie” su facebook, la mostra della quale è direttore artistico ottiene il catalogo pagato dal Comune,  perché rompere le scatole?

E’ una cosa piccola, anche questa, che ti metti a fare… lascia perdere… la mostra è un evento di rilievo (e lo è, vanno fatti i complimenti all’associazione 00042) le cose in questa città vanno così…

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è, invece, stabilire criteri certi e universali su cosa il Comune patrocina e finanzia, fosse pure con un catalogo, in modo che tutti sappiano se hanno diritto o meno di avere il supporto. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

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