Porto, la notizia (a metà) di Natale. I nodi che restano

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Il 2017 sarà, forse, veramente l’anno dell’avvio dei lavori del porto. Il beneficio del dubbio va concesso dopo un ventennio di attese vane. La notizia che arriva alla vigilia di Natale è positiva, si tratta di un passo avanti – l’ennesimo – verso l’agognata prima pietra. Ma è una notizia a metà, perché mentre la Capo d’Anzio guarda giustamente avanti, torna alla sua “mission” iniziale che era quella di farlo, il porto, prima di gestirlo, dimentica gli impegni di adesso.

Lavoratori e cooperative che svolgono un service per la società hanno trascorso feste amare. Stando a quanto leggiamo sui social i pagamenti annunciati una quindicina di giorni fa dai vertici della Capo d’Anzio non sono avvenuti. Difficoltà finanziarie possono averle tutti, in questo periodo, ci mancherebbe, ma la buona notizia di Natale stride con questa situazione e non è l’unico nodo che resta da sciogliere. L’abnegazione del presidente Alessio Mauro e dell’amministratore delegato Antonio Bufalari non si discute, ma ancora una volta il grande assente è il socio di maggioranza, vale a dire il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Assente per i lavoratori assunti dalla Capo d’Anzio – ai quali non è stata erogata la tredicesima – e per quelli in “service” (voluto dalla politica di casa nostra) delle cooperative che sono indietro nella liquidazione delle fatture. Intanto, per il “service” stesso aspettiamo ancora che si esprima l’Anac. Si poteva fare o non? Chissà, ma intanto paghiamo almeno chi lavora.

Assente per i cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote, che hanno il diritto di sapere. Leggiamo – e condividiamo – che si ricorrerà alla finanza pubblica ovvero alla Cassa depositi e prestiti con un piano finanziario  che speriamo venga illustrato a breve, altrimenti si farà una gara tra banche. Sindaco, l’ultima uscita “pubblica” – con i capigruppo consiliari – era stata fatta per un fondo maltese che portava con sé mille dubbi, è stato archiviato?

Non è il solo nodo che resta da sciogliere, inoltre, perché il bando che rischia di diventare una telenovela non lo conosciamo ancora, perché la Cassa depositi e prestiti non risponderà in due giorni (e speriamo di sbagliare) perché non sappiamo ancora cosa dice la perizia sul valore della società, quella sui conti da regolare con le cooperative dal giorno della concessione all’intesa, con soldi messi in bilancio che rischiamo di erodere perché nel frattempo usiamo di quelle coop le attrezzature. Vicende che un socio di maggioranza deve tenere sotto controllo, altrimenti addio, e che se la maggioranza è pubblica deve rendere conto ai cittadini.

E vogliamo parlare di trasparenza? A oggi sul sito del Comune al link “nuovo porto” esce il vecchio sito  della Capo d’Anzio che andrebbe cancellato per carità di patria. Nella sezione “amministrazione trasparente“, al link “società partecipaterisulta ancora Luigi D’Arpino presidente, Franco Pusceddu consigliere (ha fatto in tempo ad andare in pensione e tornare….) Enrico Aliotti amministratore delegato e l’ultimo bilancio pubblicato è del 2014. Tutto questo nonostante la responsabile della trasparenza e anti corruzione del Comune socio di maggioranza al 61%, la segretaria generale Marina Inches, sia – bontà sua – anche componente del consiglio d’amministrazione della società. Risolta la vicenda “quote rosa“, è in palese contrasto con quanto previsto dall’Anac, ma anche qui è stato chiesto un parere e aspettiamo. Eppure l’Anac è stata chiarissima già nel 2014….

anac

Ecco, forse nel 2017 arriveremo davvero alla fatidica prima pietra, ma intanto la Capo d’Anzio un impegno deve prenderlo: dragare il canale di accesso. Nessuna “furbizia“, per favore, è vero che l’obbligo scatta dall’apertura del cantiere, ma è altrettanto vero che non si può – come soleva dire il mio ex editore Peppino Ciarrapico – “andare insieme a zappare la vigna e poi l’uva la raccogli da solo“. Tradotto: non possiamo immaginare che il pubblico paga e la Capo d’Anzio prende solo gli onori della gestione.

Infine una constatazione temporale. Se davvero nel 2017 saranno avviati i lavori, saranno trascorsi 24 anni dall’idea del “raddoppio” proposta dal Consorzio nautico, 20 da quando il sindaco Renzo Mastracci fece inserire il progetto – questo progetto – nel piano regionale di coordinamento dei porti, 18 dalla votazione in consiglio comunale di costituzione della Capo d’Anzio, 17 dalla formalizzazione dal notaio, 12 dalla richiesta di concessione, 7 dalla firma dell’accordo di programma, 6 da quella della firma della concessione stessa, 3 da quando sono state consegnate le aree. Nessuna impresa al mondo può permettersi tempi del genere.

Ebbene se partiranno, quelli previsti nel 2017 sono pressapoco gli stessi lavori nel bacino interno sui quali la politica si divise nel 1990, quando Piero Marigliani “impose” che a fare il porto fosse Marine investimenti, al posto di Condotte d’acqua.

Arrivò tangentopoli, finì un’era e quel plastico – presentato in una cena per le elezioni regionali – è finito chissà dove. Abbiamo impiegato 27 anni per tornare al punto di partenza e i protagonisti della politica di casa nostra sono – ma no? – in larghissima parte gli stessi di allora. Con i loro “riti“, i loro “ragionamenti“, i contatti “romani” e via discorrendo. Non serve aggiungere altro.

 

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