Ciao Carlo. Ragazzi, un inno alla vita…

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Ma lo conoscevi?” Me lo hanno chiesto in tanti. No, però conosco il padre e il nonno e lui era – è – un figlio della mia generazione. Basta e avanza per ricordare Carlo Sannino, morto in un incidente stradale su una curva che ne ha viste troppe di fini orrende.

Non ci spiegheremo mai perché si muore così giovani, né alcuna dinamica che ricostruirà l’incidente restituirà Carlo agli affetti della famiglia e degli amici. Tanti, tantissimi, quelli che lo ricordano sui social, quelli che stamattina erano alla camera ardente con la maglia “Non sono una roccia, ma una montagna“.

Non sapremo mai quale destino porta via una giovane vita, sappiamo però che da tragedie del genere e dall’amore che si sta sprigionando intorno a questo ragazzo – che nel suo breve tratto su questa terra ha dispensato a quanto si vede solo cose belle – può e deve nascere un inno alla vita.

Ha iniziato Antonio, uno dei ragazzi coinvolti nell’incidente,  devono farlo altri. I tanti che erano lì, incapaci di trattenere le lacrime, il volto segnato dal dolore. Quelli che lo accompagneranno oggi. Un inno alla vita, a fare attenzione – sempre – quando ci si mette in macchina, in motorino, quando si scherza, quando si sta insieme per divertirsi. Interessa poco la velocità, sapere davvero com’è andata. Da questa tragedia può nascere una lezione di educazione stradale, una campagna rivolta ai giovani, una dimostrazione di come si può ogni giorno ricordare nel modo migliore chi ha pagato con il prezzo più alto.

Magari servirà anche a prevenire solo un altro incidente, a salvare un ragazzo. Poi sicuramente (è statistica, è destino, è quello che volete) avremo altri episodi del genere, ma in questo momento forse per ricordare il giovane campione che è stato – nella vita, come nello sport – è la cosa migliore da fare.

Per quanto mi riguarda,  visto che Carlo aveva la stessa fede laziale del papà, con il quale abbiamo vissuto tante esperienze allo stadio, l’ho già scritto sui social: dalla prossima partita della Lazio, lassù non ci sarà solo il Maestro  o i laziali (mio padre, ad esempio, ma tanti altri) andati via da questa terra. No, dalla prossima c’è pure Carlo “che ci sta a guardà...”

La vita, così strana… Ciao Enrico

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Eravamo giovani, non belli, quello eventualmente facciamolo dire ad altri. Certamente spensierati. Crescevamo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, vivendo nella stessa scuola, partecipando alle feste di allora, in sella ai primi motorini, io e te anche nell’esperienza degli scout, caro Enrico….

La vita ci ha allontanato, ha fatto prendere a noi due, ma anche ai tanti che oggi erano lì e sono stati parte della nostra esperienza, strade diverse. Che strana sensazione ritrovarsi per salutare uno di noi, rivederci in una triste occasione. Rivedere, quasi che il tempo non fosse passato, gli amici di allora, i tuoi genitori, tua sorella, i genitori di altri che hanno condiviso il nostro percorso. Ne è passato di tempo, sì, ma ho avuto come la sensazione che fossimo intorno al Casello – la tua casa – o a una delle feste di tanti anni fa, con le mamme e i papà che venivano a prenderci. E che oggi erano lì a piangere insieme a noi.

Sì. eravamo lì per salutarti, per dirci quanto sia strana questa vita che ha già scritta quando nasciamo la parola “Fine” per ciascuno di noi, ignari ovviamente di quando e come sarà.

Non ci sentivamo e vedevamo da tempo, per questo è stato ancora più difficile scrivere il tuo nome, l’altra sera, sulle pagine del Messaggero e sul sito del giornale. Sì, è strana la vita: “Oh ragazzi, brutto incidente ad Aprilia, sembra mortale….” Telefoni, cerchi conferme, mandi il corrispondente, senti le fonti e scrivi, come nulla fosse, con una sorta di cinismo quasi innato o che piano piano ti ha aiutato a farti una corazza di fronte alle tragedie. “E’ di Anzio….” e allora avvisi i colleghi romani. “Abbiamo il nome….” e lì ti crolla il mondo addosso.

Ho chiesto più volte conferma, se aveva capito bene, l’età…. Non c’erano dubbi. Che brutto scherzo mi hai fatto, dover scrivere il tuo nome, aggiungere al pezzo di una tragedia quel Enrico Fabiani. E ripensare a quegli anni spensierati, in pochi istanti l’altra sera e più a fondo oggi. Già, è così strana la vita… Ciao Enrico.