Morto l’ingegnere Guglielmo Natalini, le sue battaglie per acqua, rifiuti e… Nerone

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E’ morto oggi Guglielmo Natalini, ingegnere, ex consigliere comunale prima negli anni ’70 e poi tra l’85 e il ’95, per un breve periodo anche assessore alla cultura a metà degli anni ’90. Aveva 85 anni, aveva militato nella Dc e poi ne aveva seguito l’evoluzione, era stato dipendente della Palmolive, poi a lungo consulente della stessa azienda e del Comune in materia ambientale. Appassionato di storia, ha scritto – fra l’altro – libri su Amilcare Cipriani, Nerone e Caligola. Colto da malore in casa, è deceduto poco dopo in ospedale. I funerali martedì alle 11,30 a Santa Teresa. Un abbraccio ai familiari. 

***

Di recente non ci eravamo “trovati”. Succede. Sono certo, però, che ci fosse stima reciproca. Anzi, proprio quella spesso ci teneva a discutere a lungo. Era ingegnere, quindi meticoloso, se iniziava una battaglia non mollava e sciorinava dati in ogni occasione. Fosse per la raccolta differenziata o per Acqualatina. Aveva passione, Guglielmo Natalini, e per Anzio e la sua storia forse più di qualcuno che si definisce portodanzese. Su Nerone aveva avviato – inascoltato proprio ad Anzio, tanto che presentò l’opera a Forte Sangallo, a Nettuno – una battaglia per fare in modo che fosse “riabilitato”. E l’aveva fatto studiando e andando in giro per il mondo.
Era di “area”, aveva presieduto l’associazione “Anzio 2000” e animato “Anzio futura” però pensava con la sua testa. Sempre.
 

Un po’ narciso, come molti certo che il giornale – parliamo in questo caso del Granchio, ce l’avesse con lui perché non pubblicava sistematicamente ciò che mandava, ma sempre disponibile se c’era bisogno di qualche informazione. Un po’ rompiscatole, certo, ma sempre prodigo di consigli. Mi aprì anche la sua casa, quando un tempo eravamo vicini – nella stessa via – e c’era una vicenda relativa proprio ai rifiuti da discutere e poi pubblicare.

Tra i ricordi più piacevoli la presentazione di un suo libro, al Paradiso sul Mare, si parlava di “Caligola, l’imperatore che voleva la luna” e toccava a me intervistarlo. Lo presi in castagna su una didascalia mancante, se non ricordo male, e commentò dicendo “si vede che hai letto il libro”. Lo presi come un complimento che conservo, adesso, ricordando l’ingegnere.

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