La pace, il premio, la figuraccia e la necessaria umiltà

Se ad Anzio esiste un “Premio per la pace”, un merito piccolo piccolo è anche di chi scrive questo umile spazio. Ne parlavamo anni fa, con il sindaco di oggi, e l’idea era quella di portare qui ogni 22 gennaio un Nobel per la pace.

Proposta poi finita nel programma di #unaltracittà che gli elettori non hanno scelto e, come è noto, io li rispetto. Una premessa doverosa per dire che avere qui, città medaglia d’oro al merito civile, teatro di guerra e sfollamento, un premio del genere è cosa sacrosanta. E va dato atto a chi ha immaginato di conferirlo a Edith Bruck, dopo l’incontro dell’estate scorsa, di avere scelto un personaggio di assoluto spessore. Poi è successo l’inverosimile e ci siamo esposti – ci ha esposti il sindaco – a una figuraccia mondiale

La rinuncia

La Bruck ha detto “no, grazie” dopo aver confermato che sarebbe venuta ad Anzio il 20 gennaio. Lo ha fatto attraverso una lettera spedita in Comune e al tempo stesso ai media. Ha spiegato che non avrebbe ritirato il premio, motivando la scelta con la mancata concessione della benemerenza ad Adele Di Consiglio e il fatto che Benito Mussolini fosse ancora cittadino onorario di Anzio. Una decisione che, inevitabilmente, ha “fatto” notizia per ciò che ha vissuto e rappresenta ancora oggi la scrittrice. Sull’onestà intellettuale della quale non c’erano dubbi prima – nemmeno in Comune, visto che l’hanno invitata – e non debbono esserci adesso. Inutile cercare, insomma, se qualcuno ha fatto notare l’incongruenza e lei ha scelto di non venire più. Fosse anche la “minoranza” della quale parla, piccata, l’assessore Nolfi. La dietrologia serve a poco, soprattutto quando si è di fronte a quella che insieme all’amico e collega Lidano Grassucci definimmo in tempi non sospetti la “comunicazione scellerata”. Cos’è? Semplice, la “macchina” mediatica che parte e non si ferma, di fronte alla quale occorre essere preparati e non cercare scorciatoie. Quelle che facilmente trova, purtroppo, anche certa sinistra parlamentare che sul territorio si vede poco e niente ma in quanto a dichiarazia non perde occasione.

La bugia

Il sindaco, invece, ha provato come suo solito a buttarla “in caciara”. Del resto o vince o pareggia, prendendosela in questo caso con l’arbitro perché meritava di vincere… Lo ha fatto a partire dalla bugia raccontata all’agenzia Ansa nella quale afferma che dell’argomento Di Consiglio/Mussolini non si è mai discusso. Il primo cittadino, solito leggere come amava ripetere Corriere della Sera e Sole 24 ore, aveva dimenticato o finto di farlo che con fare quasi sprezzante alla proposta presentata in Consiglio comunale da Brignone, Giannino e Marracino dopo la lettura dell’argomento all’ordine del giorno aveva aperto il microfono e detto “l’amministrazione è contraria”. Alzandosi e uscendo dall’aula, costretto a rientrare insieme alla maggioranza solo dalla presidente Piccolo. La mozione fu bocciata e la notizia – dopo la sua versione mendace – si è diffusa ben presto, facendolo scendere nel ridicolo. Da quel momento in poi è stata una caduta verticale: “Mai riconfermata la cittadinanza” (nessuno lo aveva chiesto) o “Ci sono stati x sindaci prima di me….” (è sempre colpa di altri), il maldestro tentativo di invitare di nuovo la scrittrice, i sostenitori della prima e dell’ultima ora, quelli da tastiera che danno ovviamente la responsabilità solo alla Bruck, usando anche termini poco consoni di fronte a una donna di quello spessore. Il sindaco ha fatto peggio, comunque, sostenendo che Mussolini e il fascismo godessero di ampio consenso. Certo, ottenuto con la forza. Non avevano forse consensi pure Hitler e Stalin? E il sindaco pensa davvero che, oggi, abbia consenso e non lo imponga Kim Jong Un in Corea del Nord, ? Durante il fascismo chi era contrario finiva al confino – se andava bene (Altiero Spinelli, padre dell’Europa unita) o peggio in carcere (Sandro Pertini) altrimenti faceva la fine di Giacomo Matteotti, barbaramente ucciso dal regime.

Le minacce

L’ultimo a dire che sarebbe venuto a prendermi per una cosa scritta su questo blog è un giovane virgulto del centro-destra, sostenitore del sindaco nell’ultima campagna elettorale. Avevo scritto di singolari manovre intorno al recupero dei tributi e la telefonata fu tutt’altro che piacevole, anche perché quella “uscita” bloccò il tentativo. Si sa che i fascisti di ritorno non usano mezzi termini, benché io stia ancora aspettando la “spedizione” di allora. Del resto i loro comportamenti li abbiamo visti nei seggi alle elezioni 2018, quando facevano la voce grossa (e non solo) persino tra loro quando c’era da assegnare una preferenza. Per questo è tutt’altro che amichevole quel “La vengo a prendere” che il sindaco dice alla giornalista di Agorà, accusandola di farle saltare l’iniziativa con la Bruck. Come se le responsabilità siano di chi racconta i fatti, non di chi causa quello che ha tutte le caratteristiche di un incidente diplomatico senza precedenti in questa città.

I 2000 studenti

Si fa spesso riferimento alla scelta della Bruck sostenendo che ha “privato 2000 studenti” della possibilità di conoscere meglio gli orrori che ha patito. Certo, è una perdita grave, ma sindaco e accoliti si domandano cosa stanno trasmettendo a quegli studenti con i loro comportamenti e non da oggi? La sistematica prevaricazione nelle sedute del Consiglio comunale, ad esempio, gli avversari sbeffeggiati, il “recinto”, le scene poco edificanti con ex assessori protagonisti, le allusioni a ricatti o milioni che “volano” senza presentare uno straccio di denuncia o almeno senza aver reso noto di averne fatte. La negazione sistematica delle presenze criminali, la frequente violazione di quella che mi piace chiamare “legalità delle cose quotidiane”, tutto ciò che ad Anzio misteriosamente si può. Ricevendo il premio fu il collega Paolo Borrometi a dire la sua su diversi argomenti.

Il futuro

“Guardiamo avanti”, “La storia è storia”, sono diversi gli appelli che arrivano in tal senso nel tentativo maldestro di rimediare alla figuraccia. Bene, guardiamoci avanti e partiamo proprio dalla revoca della cittadinanza a Mussolini. Nessuno nega che il Duce sia parte (brutta, bruttissima) della storia italiana, ma se quella scelta di essere “onorato” venne imposta dal dittatore cancelliamo almeno l’onta di aver subito – come altre città, non c’è dubbio – quella cittadinanza. Il che non cambia la storia, ma ridà un minimo di dignità a tutti noi. Il sindaco, senza pensare ai predecessori comunisti, socialisti e compagnia, abbia il coraggio di affrontare questa cosa e di spiegarlo anche ai fascistelli che gli fanno da contorno, come coloro che in Consiglio comunale si presentarono per dire no alla benemerenza ad Adele che oggi, invece, andrebbe riconosciuta – lei sì – cittadina onoraria. Segua l’esempio di altre città dove hanno approvato ordini del giorno per togliere la benemerenza a un altro dittatore come il maresciallo Tito, non c’è nulla di scandaloso né sarà chi scrive a dire che esistono regimi buoni o cattivi. I regimi fanno schifo, tutti, e se hanno imposto “cittadinanze” si può almeno provare a rimediare. Lo sanno, ad esempio, i “nostri” di centro-destra che corrono a prendersi punti di riferimento a Roma, si fanno i selfie con deputati e senatori, che Lega e Fratelli d’Italia hanno chiesto di revocare attraverso una legge le cittadinanze date proprio a Tito? Anche lì si cancellerebbe la storia, a sentire chi difende quella a Mussolini.

Guardare avanti con attenzione a quello che accade in Europa, per esempio, della quale spesso ci si riempie la bocca senza conoscere ciò che fa o perdendo occasioni importanti se si tratta di partecipare a progetti. L’Unione è il presente e il futuro e su questi argomenti basterebbe leggere la risoluzione “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” del 19 settembre 2019 che sarebbe sufficiente da sola a tornare in Consiglio comunale e revocare quella cittadinanza. Cosa che difficilmente accadrà.

Ecco, diciamo questo ai “duemila studenti”, diffondiamo quella risoluzione, continuiamo a mandarli ad Auschwitz, a parlar loro dei nostri padri e nonni che hanno subito distruzione e sfollamento, delle barbarie che Edith Bruck e milioni di ebrei come lei hanno patito. Senza infingimenti, senza bugie, senza dietrologia. Abbassando i toni già nel quotidiano, rispettando gli avversari e le istituzioni e facendo – almeno per una volta – un grande bagno di umiltà.

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