Quel morto ammazzato, noi, le responsabilità delle Istituzioni

Era facile essere profeti. Si sapeva che prima o poi ci sarebbe scappato il morto. Questa città è senza controllo e non da oggi. Cambia poco quale sia il movente – sembra legato a vicende di droga – che ha portato a uccidere un ragazzo di 25 anni e il padre della vittima a reagire e accoltellare due buttafuori che non avrebbero “protetto” il figlio. L’ha fatto, inaudito, dentro al commissariato.

E’ un male che parte da lontano, con precise responsabilità della politica ma anche dei vari prefetti, questori, comandanti provinciali dei carabinieri, procuratori capo che si sono alternati in questi anni. Dovremmo riprendere i comunicati dei sindaci, sempre gli stessi dal ’98 a oggi (“continuiamo insieme….”), che indicavano come “sotto controllo” la situazione. O quelli dei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica che invitavano a “non fare allarmismo”. Come se tutti vivessero altrove. Qui, invece, lo raccontavamo in pochi ed eravamo pure “schifati”, mentre oggi tanti si ergono a paladini della legalità anche tra illustri colleghi. Pazienza.

Facile, adesso, fare sociologia spicciola. Certo, le famiglie venute meno al loro ruolo, le agenzie educative scomparse, la pandemia, i social…. Va bene, ma vogliamo parlare di come si è arrivati a fare di Anzio un luogo di far west? A trasformare quella riviera in un posto nel quale avere paura? A dimenticarsi che le forze dell’ordine chiedono aiuto da anni?

Proviamoci. Non penso che un omicidio possa essere direttamente collegato alla figura del sindaco, sgomberiamo il campo da questa facile associazione. Il primo cittadino e la maggioranza che guida la città da 25 anni, però, hanno responsabilità precise. Il sindaco stavolta non inonda i social di foto e dichiarazioni, forse teme le reazioni dei cittadini e siccome non è stupido sa pure che ormai sono rimasti pochi a volerlo alla guida del Comune. Però dice all’Adn Kronos che lui ha fatto un’ordinanza dove ha: “rivisto e integrato le misure di prevenzione e contrasto ai fenomeni legati alla movida, disponendo la chiusura alle 2 di notte per tutti i locali, l’interruzione della musica a mezzanotte, vietata la vendita di alcol ai minori. Ho dovuto perfino discutere con i commercianti per questa ‘ristrettezza’. Ho deciso comunque di tenere il punto e oggi eccoci qui”. Qualche domanda possiamo porla? Quali commercianti, quelli di un’associazione mai prona a un’amministrazione comunale quanto quella attuale? O quelli per i quali il sindaco chiama l’allora dirigente della polizia locale affinché vengano tolti i sigilli a un’attività come emerge dall’indagine “Tritone”? Quali vigili urbani possono andare a verificare se si vende alcol ai minori, poi, se il locale oggi sotto sequestro è chiaramente riferibile a un consigliere comunale di maggioranza? Che pure lui sia in “Tritone” è un dettaglio. E se non vai lì, non vai nemmeno altrove…. Ecco, la polizia locale dovrebbe svolgere un ruolo di prevenzione, occuparsi meno di sensi unici e multe, e far rispettare un minimo decoro. Lo fa? Fateci vedere i dati. O è solo forte con i deboli e debole con i forti?

Le responsabilità di un sindaco e di chi governa? Basta leggere qui sotto il programma elettorale del 2018, copiato da quello del 2013 (quando De Angelis perse contro Bruschini, correndo poi ad allearsi di nuovo con lui e con chi voleva mandare “a lavorare”) per dire che sulla sicurezza è un fallimento. E’ stato fatto nulla.

Leggiamo che le forze dell’ordine cercano le immagini delle telecamere, per esempio. Auguri! Non ci sono e quelle che esistono non funzionano. Eppure chi era a sostegno dell’attuale sindaco fece – tra 2013 e 2018 – un piano avveniristico, basta andare a ricercare le determine di liquidazione. Tutto inutile per la città, servito forse a prendere qualche consenso.

Ecco, in nome delle preferenze si è passati – in particolare dal 2013 a oggi – sopra a tutto. Quando ci sono le scene che abbiamo visto in consiglio comunale e fuori, le sistematiche prevaricazioni, il “c’avemo i voti” urlato quasi con rabbia, le prove di forza, le alleanze con chi si sapeva da che ambienti veniva, si è svenduta la funzione pubblica che dovrebbe essere di garanzia ed è divenuta, invece, ostentazione del potere fine a se stessa. E siccome le parole sono importanti, oggi pesa come un macigno quel “se soffre mi fijo soffre pure er tuo” che il sindaco rivolse alla consigliera Pollastrini. Oggi un nostro figlio è stato ammazzato. Nostro, sì, perché poteva esserci qualsiasi ragazzo l’altra notte in mezzo a quella confusione e beccarsi una coltellata.

Poi c’è tutto il resto, gli errori di aver fatto Caracol e Zodiaco nel passato, divenuti polveriere o serbatoi di voti (anche qui, basta associare una consigliera citata in “Tritone” e vedere per cosa si è battuta), di aver fatto un “affare” con appartamenti che non si vendevano a Corso Italia, acquistati dal Comune di Roma con complicità di qualche assessore anziate di allora a un prezzo superiore a quello di mercato, avere svenduto il territorio con la “villettopoli” del piano regolatore. Uno strumento che ha consentito, soprattutto a fasce medio-basse, di acquistare case di pessima qualità che non avrebbero mai sognato in quartieri malfamati di Roma. E che, come conseguenza, ha portato a necessità di lavoro, richieste al politico di turno, “squadre volanti” per i rifiuti e via discorrendo. Che tutto questo, come stare vicino alla politica, interessasse ‘ndrangheta e camorra è un altro dettaglio. Che la politica romana e le sue “vie infinite” abbiano consentito di votare ad Anzio nel 2018 è una pesante responsabilità. Che quella locale – per chissà quali tatticismi – abbia deciso di non discutere in consiglio comunale sulla sicurezza estiva la proposta di Giorgio Buccolini, è una grande responsabilità. Ha fatto bene a dimettersi, allora, il consigliere di “Io amo Anzio”. Basta con una istituzione che è travolta dall’indagine “Tritone”, ha avuto rapporti con la ‘ndrangheta – penalmente ancora irrilevanti ma politicamente disdicevoli – manda in giro chi trattava per debiti di droga a fare premiazioni.

Eppure che ci fossero problemi su quella riviera era noto, cosa è stato fatto? Dove sono state le forze dell’ordine? E non si sapeva, forse, che per la processione si stava mettendo a punto la contestazione a chi governa? Se è una polveriera, si interviene prevenendo, dando quella “sicurezza percepita” della quale tutti parlano ma che non vediamo. Così body guard con aspetti spesso poco rassicuranti rischiano di diventare i “padroni” e la percezione, garantito, è tutt’altra.

Ecco, alle responsabilità politiche si uniscono quelle di prefetti e questori che conoscendo bene la situazione non hanno mai potenziato le attività su questo territorio, né dotato di strumenti adeguati le forze dell’ordine. Quanti anni sono che gli agenti di polizia lamentano scarsità di uomini e mezzi? E’ vero o non che d’inverno c’è una sola “volante” che deve coprire dal confine con Pomezia a quello con Latina? Quale prevenzione vuoi fare? Non va meglio con i carabinieri. Per non parlare di una Procura che mandava in galera per abuso d’ufficio ma non è pervenuta su affidamenti sotto soglia o tangenti citate sempre nell’indagine della Dda.

Da domenica abbiamo schieramenti mai visti di forze dell’ordine, aspettiamoci “pattuglioni” e più controlli, dureranno un po’ e poi Anzio tornerà a essere il far west. Le responsabilità sono note. C’è, purtroppo, un morto in più. E sulla riviera – pensate – nessuno ha pensato a lasciare almeno un mazzo di fiori…