Addio a Castore, nonostante tutto è stato “il” sindaco

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Castore Marigliani in occasione dell’intervista per i suoi 90 anni. (Foto il Granchio)

Un tweet, forse aveva capito anche questo passaggio tecnologico. Impulsivamente l’ho ricordato scrivendo: “Anzio perde grande protagonista. Addio a Castore Marigliani, sindaco tra i più importanti che abbiamo avuto nonostante tutto. Riposi in pace“. Sì, piaccia o meno Castore Marigliani – che fino all’ultimo è stato negli uffici dell’attività di famiglia in via Breschi, lucidissimo – è stato un grande protagonista.

Pensate, se ne va l’11 settembre, anniversario della Torri Gemelle, lui che citando lo sbarco aveva convinto gli americani della Palmolive a investire qui. E, ricordo personale, per ironia della sorte l’intervista per il novantesimo compleanno è stato il mio ultimo articolo per “il Granchio“, a settembre di quattro anni fa. Chi vuole può leggere a questo link il testo che poi è stato pubblicato.

Ho scritto “nonostante tutto” perché a mio parere le scelte fatte all’epoca, la vocazione di questo paese snaturata, le paghiamo ancora oggi ma come amava ripetere  lui tutto doveva essere “contestualizzato“. Le case ad Anzio Colonia? Certo, si potevano fare dietro la linea ferroviaria “Ma ragazzo mio, i pescatori volevano vedere il mare per decidere se uscire o meno e andare a lavorare“.

A quella generazione politica che ha avuto sicuramente dei difetti, vanno riconosciuti dei meriti. Quello di avere immaginato alcune opere che abbiamo ancora oggi. Il centro sportivo comunale, per esempio, o l’acquisizione del Paradiso sul Mare, un’idea allora innovativa che il Comune sposò come “La Francescana” (chissà che si diranno con Padre Vincenzo, lassù, visto come è finita) per la quale i cittadini di Anzio misero dei soldi e l’ente diede un finanziamento. Poi potremo discutere a lungo se è stato o meno – quel periodo – l’inizio della fine. Dalle costruzioni in area archeologica a una industrializzazione che probabilmente non ci apparteneva, fino al via libera a lottizzazioni che ci portiamo ancora dietro. Quando raccontava della Palmolive ricordava “quelli chiedevano e io dicevo sempre di sì, sapevo che era una cosa molto importante e avrebbe dato lavoro e sviluppo“.

Se gli chiedevi di Villa Sarsina, del rapporto fraterno con Padre Vincenzo, della politica di allora, negli occhi notavi un velo di commozione. Una cosa è certa – e dovrebbe essere d’insegnamento ancora oggi – per il ciclo delle interviste “Quand’ero sindaco” che facemmo con “il Granchio” raccontò di “aver sceso da solo le scale del Comune, quando ho capito che non potevo restare“.  Se ne andò, non attese che lo “sfiduciassero“. Ebbe ancora un ruolo, un’influenza persino sulla scelta dei successori, ma non fu più attivo nella vita politica cittadina. Di quell’ultima intervista conservo l’invito al dialogo. Eravamo usciti fra l’altro da una campagna elettorale da “guerra” e senza precedenti. “Oggi non si parla più, si usa il potere, si urla. Dico, ma perché non parlate? Soprattutto ricordate che la virtù più grande di un consigliere comunale è ascoltare e essere umile. Invece si respira aria di odio tra amministratori, ci si dimentica spesso che si è lì per servire e non per  comandare“. Già…

Ecco, del clima politico degli anni di Castore Marigliani – dove pure si discuteva,  c’è ad esempio chi  ricorda di dispute accesissime con l’esponente Pci Amos Sabatini – e di quello successivo, andrebbe riscoperta la capacità di parlarsi. Nelle diversità, ci mancherebbe, ma di confrontarsi.

Di certo all’epoca di Castore e fino agli anni ’90 non c’era la barbarie odierna, di sicuro per lui c’erano emergenze importanti, prime fra tutti quella abitativa. Si poteva fare meglio? Questo è vero sempre, ma in quel momento era importante fare. E lui, novantenne, disse senza problemi: “Rifarei tutto, errori compresi“. Forse anche per questo – non se ne abbiano gli altri – Castore Marigliani è ancora oggi “il” sindaco. Quello che è stato di più alla guida della città, quello ricordato e benvoluto da tutti. Errori compresi, evidentemente.

Lo saluto   con lo scambio che avevamo quando ci si incontrava: “Buongiorno ragazzo, scrivi scrivi, vai avanti…” e io “Buongiorno sindaco, grazie….” Oggi posso dire “Arrivederci, sindaco. E grazie“.

All’elenco di luoghi da intitolare affinché la memoria di questa città cresciuta a dismisura non vada perduta se ne aggiunge uno per Castore Marigliani, insieme a quelli per Egidio Garzia, Francesco Conte, Victor Hugo Antei, Ettore Cicconetti…

Ai figli e familiari tutti un forte abbraccio. E’ giusto chiudere con le condivisibili parole inviate ai congiunti dal sindaco di Anzio, Luciano Bruschini: “Mi stringo a voi con sincera commozione per la perdita del caro Castore, uomo di rari valori e profonda saggezza, protagonista della rinascita della nostra amata Anzio, negli anni difficili del dopoguerra. Certo che il suo ricordo rimarrà vivo, per sempre, vi giungano le mie più sentite condoglianze e quelle della Città di Anzio tutta”.

 

 

 

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Bene il Vallo Volsco, stavolta sindaco hai ragione

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Il taglio del nastro (Foto Raniero Avvisati/Comune di Anzio)

Sono stato questa mattina all’inaugurazione del Vallo Volsco, è uno dei giorni importanti nella vita di una città e concordo – non suoni strano – con quanto ha affermato il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Ci sono momenti nei quali non esistono punti di vista differenti sulla gestione dell’amministrazione civica che possano allontanare, tutt’altro.

Ha fatto bene, il sindaco, anche a ringraziare il suo predecessore Candido De Angelis – presente, insieme ad altri consiglieri di maggioranza e opposizione – perché quel progetto parte da lontano. Da quel disegno di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è purtroppo diventata altro. Non è il momento di parlarne ora, qui piace ricordare le chiacchierate – rimaste teoria, purtroppo – con il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, su quello che poteva essere questa città nell’idea che era affidata alla relazione e lì è rimasta. Il Vallo Volsco era uno dei pezzi di quel “parco delle ville” che a 15 anni dall’adozione e 12 dall’approvazione del piano non vediamo, ma ripeto niente polemiche.

Quello spazio nasce, lo ricordava lo stesso Bruschini, come orto botanico, poi ci sono stati sviluppi, problemi, e senza l’accordo con il Comitato di Santa Teresa forse non avrebbe mai aperto. Ecco un esempio di sinergia tra amministrazione civica e comitati che sono – tutti, anche quelli che segnalano e denunciano – una risorsa per il Comune. Vanno fatti complimenti sinceri e detto grazie, come ha sottolineato Bruschini (qui c’è il video), a chiunque si è prodigato per arrivare a questo risultato.

Nel clima di festa il sindaco non ha evitato di lamentarsi di chi fa critiche, con ciò sottolineando che chi se la prende con la città “critica se stesso“, ribadendo che ad Anzio occorre volere bene. Hai ragione sindaco, consentimi solo un appunto: criticare non significa necessariamente voler male, anzi, ma preoccuparsi spesso di cose che non vanno e dare anche possibili soluzioni.

Chiusa qui: complimenti e un grazie sincero. Oggi è un giorno importante.

Ominicchi e viperelle, caro sindaco non ci siamo

lucianola7

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, torna a mandare messaggi sibillini. Nella serie di comunicati che stanno inondando redazioni e social – deve essere la sua nuova e insolita strategia mediatica anti 5stelle che finisce per aiutarli, i “grillini” – ogni tanto infila “perle” come quella che riportiamo qui sotto.

Chi pensa di costruirsi una carriera politica inventando e moltiplicando falsità sulla nostra Città, senza mai domandarsi se sono all’altezza di poterlo fare, dipingendola come una contrada ai confini del mondo, sarà isolato dagli stessi Cittadini che vivono in una delle Città più belle ed organizzate della nostra Nazione. Vergogna! Questi <ominicchi e viperelle> sono a conoscenza che non spetta alla politica la gestione degli appalti pubblici? Certo che lo sanno, ma omettono volutamente di dirlo… Mi è già capitato, in passato, di vedere chi era portatore dei valori di onestà, legalità ed altro: molti di loro sono finiti nelle patrie galere. Viva Anzio, Viva i Cittadini che amano e difendono il buon nome della nostra Città“.

Non è lui, non è il Bruschini che conosciamo, anche se dalla storia che riguarda chi scrive e cioè che “siamo tutti nati e cresciuti ad Anzio” – insinuando chissà cosa – agli “imbecilli locali”, dalle maxi richieste di risarcimento annunciate come le denunce a una parlamentare, di strada evidentemente ne ha percorsa tanta in tal senso. Era ed è abituato a parlare con le 8-10 persone che “fanno” politica nei diversi schieramenti dei partiti e a sistemare le cose, mettere a tacere, rinviare. Per questo, forse, è diventato allergico ai cittadini che chiedono, dimostrano, accedono ai documenti. Non li sopporta, è evidente, ad Anzio come ricordava Mario Marcellini sui social vige il vecchio adagio “cuggì, fatte li c… tua”. Devono pensarla così il sindaco e la sua maggioranza, vecchia e allargata agli ex avversari di Candido De Angelis, nel frattempo incaricato alla successione di Bruschini e che – tacendo – acconsente.

Ebbene, signor sindaco, deve dire chi starebbe costruendo carriere inventando falsità. Chi dovrebbe vergognarsi e perché. Troppo facile sparare nel mucchio.

Allora proviamo a rigirarlo, il discorso, se si riferisce agli “ominicchi” chi sarebbero gli uomini? Quelli che amministrano la città, usando spazi pubblici senza pagare il dovuto, ad esempio? O chi ha “dimenticato” di pagare i tributi, al punto da far intervenire gli uffici per proporne la decadenza in quanto incompatibile? O chi si è visto far causa dal Comune perché non aveva girato i soldi dovuti? Oppure quelli che confondono il loro ruolo e vendono biglietti, propongono spettacoli, decidono chi entra e chi non a teatro. O no, forse abbiamo capito male, sono quelli che hanno l’hotel chiuso da un’ordinanza ma che magicamente apre perché lo dice la Prefettura, senza che il sindaco – come farà successivamente – si preoccupi dell’arrivo dei migranti. Sono questi, gli uomini? Basta saperlo…

Fa riferimento, sempre con termine spregiativo, a “viperelle”, qui è molto più semplice capire chi non è tale, almeno secondo il sindaco. Ad esempio chi firma dimissioni irrevocabili e poi ci ripensa o chi passa da un gruppo consiliare all’altro ma resta fedele alla maggioranza, non si sa mai… C’è anche chi non si accorge di un candidato che ha un titolo non richiesto da un bando, volendo eh….

Il riferimento agli appalti è, anche quello, incomprensibile. Formalmente la politica non c’entra, lo sa chi scrive e anche tanti altri. Un pochino si è studiato, su…. E’ che in questa città la politica se ne occupa talmente tanto che hanno arrestato e condannato in primo e secondo grado un ex assessore proprio di Bruschini, hanno chiesto il giudizio per un altro assessore e una consigliera comunale, nell’indagine “Malasuerte” una vittima di estorsione riferisce che è stato un politico a mediare (il quale, però, sostiene che la signora in questione millanta), e non c’erano forse un assessore e un consigliere comunale a “difendere” l’appalto che passava da Giva a Parco di Veio a Villa Adele? Non sono stati assessori e politici di casa nostra a dire che preferivano una ditta piuttosto di un’altra per l’appalto rifiuti?

Poi, magari, capiremo anche per quale motivo due segretari generali sono andati dai carabinieri a proposito di appalti. Di sicuro una dirigente lo ha fatto denunciando pressioni della politica e presenze diciamo singolari nei suoi uffici, guarda caso di una persona che è usa girare liberamente anche nell’emiciclo consiliare. Ah, non è andato lo stesso sindaco dai carabinieri per la tangente – mai trovata – sull’appalto mense? 

Non ricordo, a memoria, chi sia finito in galera in questa città dopo aver predicato onestà e dire che faccio questo mestiere da una vita… Chi è? Lo dica….

Poi certo, viva Anzio e viva i cittadini che la amano e la difendono. Tutti, caro sindaco, non solo quelli allineati e coperti.

Dai “giornaletti” agli “imbecilli”, il segno del declino

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Si arrabbiò e pure tanto, il sindaco Luciano Bruschini. Aveva ragione. Ad attenderlo sotto la sede del Comune, in piazza Cesare Battisti, all’inizio degli anni ’90, c’erano genitori e bambini della scuola media di Anzio Colonia, oggi “Falcone“. Già 25 anni fa si registravano dei problemi e all’arrivo del sindaco partì un coro: “buffone, buffone”.

Una delegazione di genitori venne ricevuta – con giornalisti al seguito, tra i quali chi scrive – e Luciano Bruschini disse giustamente che prima di dare del buffone a lui e di chiedere l’intervento del Comune, quei genitori dovevano insegnare l’educazione ai figli. Non si dà del buffone a un sindaco, a una istituzione, non lo fanno dei bambini soprattutto.

Ecco, dalla lezione di educazione civica di allora, alla pessima figura di un sindaco che dà degli “imbecilli” ai cittadini il passo, purtroppo, è stato breve. Un segno dei tempi che sono cambiati, certo. Di questi 25 anni nei quali il rispetto lo abbiamo spesso messo sotto le scarpe, anche se la pessima uscita del sindaco che fa ancora bella mostra sulla home page del Comune – mentre buona parte del sito continua a non rispettare le norme sulla trasparenza – è il segno evidente del declino di questa classe politica e dirigente.

Dove il disprezzo ha preso il posto della dialettica civile, dove non potendo più contare esclusivamente su quelle 10-15 persone che facevano e fanno “politica” e  con le quali bastava parlare per “aggiustare” le cose, si esce di senno. Nei confronti dei giornali e dei cittadini “rei” – questi ultimi – di segnalare cose che non vanno o, peggio, fare comitati….

Avete capito bene, i cittadini che dovrebbero essere una risorsa – soprattutto quando segnalano – sono se va bene “sopportati“.

Esce una notizia su uno dei media locali? Ma sì, “i giornaletti“. Quattro cittadini segnalano che le analisi dell’Arpa dicono che il mare è inquinato e che in Comune – tra un fax che arriva a uffici chiusi e un protocollo che se la prende con calma – non hanno provveduto? Denuncia a carico loro, con pochi in piazza a esprimere solidarietà purtroppo. Era vera quella notizia, al punto che il procedimento intentato dall’assessore Placidi per conto del Comune è stato archiviato. Ma intanto il segnale era chiaro: parli? Provo a zittirti. Segno di debolezza eh, non di forza….

Come quando si fa identificare in consiglio comunale chi sta facendo il proprio lavoro, la buonanima di Giancarlo Testi, ma poi si sorvola su chi interrompe con violenza i lavori. Giancarlo era giornalista, chi interruppe “fa” politica. Vogliamo ricordare i riferimenti alle “belle penne“? O allo “pseudo giornalista” – chi scrive – perché no pure “infame“? Silenzio, la politica difende se stessa e scende inesorabile nel suo declino. O preferisce, sotto sotto, dire “hanno fatto bene“, quando a margine del primo consiglio comunale aggrediscono il direttore del Granchio. Ma sì, vero?

Aggrediscono dei cittadini a Lido dei Pini perché stanno manifestando a difesa della pineta? Si fa un consiglio comunale che rasenta la farsa, con Bernardone che lo aveva chiesto e prova a fatica a far comprendere che quella è una cosa grave  e che forse dietro all’aggressione c’è qualcosa di più serio. Ma no, hanno fretta in maggioranza e devono tutelare altri, non gli aggrediti. Un comitato fa le pulci ai lavori di protezione del porto neroniano, fra l’altro assegnati dalla Regione a una ditta che si scoprirà avere l’interdittiva antimafia?, per il sindaco quei cittadini sono in modo più sprezzante che ironico “ingegneri navali“. Peccato avessero ragione.

Come avesse ragione chi commentava su facebook le dimissioni “irrevocabili” di Nolfi e Cafà dicendo che erano una presa in giro.  Invece  c’è chi commentava le notizie riportate dai giornali sostenendo che scrivessero cose “finte” e che “tanto la strada prima o poi ci farà incontrare“. Perché il problema – vedi richiesta milionaria a La7 – è sempre chi racconta, mai quello che accade ed è nero su bianco. E nemmeno abbiamo citato tutto, perché basta un giro sui social – potrebbe farlo il sindaco 3.0 – per leggere i pesanti aggettivi usati da qualche consigliere comunale.

 Così ieri ho fatto una riflessione con alcuni colleghi di “giornaletti” incontrati a via XX settembre, i quali hanno preso il caffè con uno “pseudo giornalista” non prima di aver salutato un paio di “imbecilli locali” seduti al bar in piazza.

Dal sindaco che dava – giustamente – lezioni di buona educazione, a quello che insulta semplici cittadini. Eccolo il declino di chi ci amministra e di questa classe politica ormai fuori dal tempo.

Caro sindaco, basta con l’alibi del candidato

lucianola7

Caro sindaco, caro Luciano

mi permetto di parlarti con la confidenza che abbiamo da tempo, nella speranza di chiarire una volta per tutte la mia posizione e di dare così a te e alla tua maggioranza più possibilità di occuparsi di Anzio e della sua amministrazione anziché di un semplice cittadino – ti cito – “possibile candidato”.

Per la seconda volta finisco su un comunicato ufficiale del Comune semplicemente per aver fatto il mio lavoro. Con la scusa che sarei il candidato sindaco – cosa a oggi assolutamente NON VERA – vengo tirato in ballo dopo le dichiarazioni fatte a una collega di La7. Non doveva venire certo una tv nazionale a dirci quello che ai cittadini è noto e che da queste parti si scrive da tempo, ma nonostante il tuo slogan elettorale inneggiante al 3.0 vedo che ti sfugge ancora il senso di ciò che “è” e ciò che “fa” notizia.

Anzio ultimamente la “fa”, perché ci sono vicende che accadono e perché parlamentari di più estrazioni hanno chiesto una commissione d’accesso. Quando una tv decide di muoversi è perché la cosa “fa” notizia e normalmente chiunque arrivi su un territorio cerca di avere riscontri da colleghi che lì vivono e lavorano. Funziona così, caro sindaco, mentre chi fa politica da tanto tempo come te – ma anche diversi giovani virgulti – vede fantasmi ovunque.

Non ce ne sono, lo sai, l’unico che avete e che state usando non da oggi è che sarei candidato. L’elettorato passivo, me lo insegni, spetta a chiunque ha compiuto 18 anni, non sei tu a decidere chi può essere candidato e chi non, sai bene – e lo ripeto – che al momento io tutto sono fuorché l’aspirante sindaco. Se e quando sarà, vedremo, ma basta con questo alibi. Tanto meno con quello che abuserei della mia professione. Niente di più falso!

Mi scrivesti la volta scorsa che siamo tutti “nati e cresciuti ad Anzio” ebbene conosci il mio impegno da quando sono ragazzino: nello sport, il volontariato, gli scout, le associazioni, il sindacato, il giornalismo di denuncia. A livello locale e – ringraziando Dio – nazionale.

Impegno che oggi con #unaltracittà tutto è – c’erano tuoi fidati collaboratori alla presentazione – fuorché una candidatura. Perché prima di quella si deve stabilire cosa si vuole fare e con chi. Sì, l’esatto contrario tuo e di chi “fa” politica da una vita. Di chi, per tuo conto, è venuto a dirmi “non attaccare più Luciano, abbiamo sei consiglieri comunali pronti a venire con te….” e si è sentito rispondere “No, grazie”.

Mi conosci, ci conosciamo, ricordi sempre che fondai i Verdi, che sono simpatizzante Radicale, sai come la penso non da oggi ma fatico a comprendere perché darei tanto fastidio.O forse lo comprendo benissimo. Sai – sapete – che certi “giochi” non si farebbero più. Che nessuno sarebbe “garantito”. Si dice così in politica, no?

Bene, stai tranquillo perché capisco che possa essere comodo cercare alibi di fronte a vicende che sono accadute sul territorio, che sono in atti giudiziari, che coinvolgono esponenti di maggioranza e loro portatori di voti, magari quei 300 con i quali hai vinto al ballottaggio. L’alibi del candidato che non c’è. Comodo e facile, ma sì… Racconta una stupidaggine tante volte e diventa una verità. Perché sarebbe chi racconta a infangare la città, non altri, vero?

Io a La7 ho raccontato – da cronista che era e resta il mio mestiere (c’è chi ne ha inventato un altro da un ventennio, a spese nostre) ciò che è vero realmente. L’ho fatto perché è il mio lavoro e mi insegni tu che il lavoro è sacro. Ho detto ciò che è scritto in atti giudiziari, dove sono indicate persone risultate decisive per le sorti di questa maggioranza. Ho raccontato le stesse cose citate in un convegno sulla legalità fatto a Villa Sarsina, presente Sebastiano Attoni – tuo assessore – che può confermare. Ho detto pubblicamente e scritto tante volte che la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei, ma a te – a voi – interessa fare teoremi, correre dietro ai “si dice che….”. Passate le giornate a preoccuparvi di strategie e candidati, mentre la città è ridotta in condizioni a mio modo di vedere pietose e la politica – lo sai bene – non ha mai toccato livelli così bassi.

Già, mi sto rivolgendo a te, nella speranza che questa vicenda finisca, però mi rendo conto che sei lo stesso che non spese una parola mentre mi davano dell’infame o dello pseudo-giornalista in consiglio comunale. C’è chi sorrideva, mentre ero definito infame, ricordi?

Era vera la storia dei morosi e non è ancora risolta. Come non lo sono altre: dall’ultima – la laurea sbagliata per il dirigente dell’area finanziaria – a quelle citate in “Mala suerte”, nelle altre indagini e nella relazione del Mef. E come non lo sono il porto, la raccolta dei rifiuti, le biogas, la trasparenza e tutto quello che avete scritto nei programmi elettorali.

Stai tranquillo, caro Luciano, vai avanti fino al 2018 e occupati della città. Io ho da fare con il mio lavoro, con un documentario che nasce dal libro che ho scritto, per il quale continuo a girare l’Italia dicendo orgogliosamente che vengo da Anzio. Comunque, se mai decidessi di candidarmi, non arriverei – e lo sai – ai livelli che sto vedendo. E ce ne sarebbe eh… lo sai bene. Preferirei parlare di città, di sviluppo, di futuro. Cose lontane dal tuo, dal vostro modo di essere. Voi fate politica, voi parlate di politica…. è vero, siete bravi. Per questo, se mai fosse, non vorrei avere nulla a che fare con chi appartiene al passato e al presente.

Con meno stima del solito, ti saluto.

Il comitato per la Villa, il sussulto (tardivo) del Comune

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Eh no, ma dove vorranno arrivare questi del Comitato per la tutela della Villa di Nerone…. Quando è troppo è troppo, così dal Comune è arrivato un sussulto al quale giustamente i componenti del Comitato hanno replicato.

Dopo lunghi silenzi, dopo aver “sopportato” se non osteggiato un Comitato che ha avuto l’ardire di mettere insieme personaggi di estrazione totalmente diversa, di andare avanti nella sua iniziativa a testa bassa, di far raggiungere un obiettivo inatteso ad Anzio e poi di rendere pubblici in un’assemblea – con massima trasparenza – risultati e proposte, il nostro Comune ha finalmente detto la sua.

Meglio tardi che mai, recita il vecchio adagio, se non fosse che quando c’era da esprimersi sull’impatto ambientale o da partecipare alle commissioni convocate il sindaco ha brillato per una sola cosa: l’assenza.

Questa del concorso del Fondo per l’ambiente italiano, comunque, resta una grande opportunità. Una goccia nel mare, vero, ma c’è una proposta chiara e definita. Non serve provare oggi a mettere “pezze” dal punto di vista comunicativo, a cercare di occupare spazi che un Comitato si è meritato sul campo, ma occorre collaborare. Speriamo il Comune lo faccia, in tutti i sensi.

“Che c’è dietro…” E se invece guardassimo davanti?

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Non è da tutti avere l’onore di una risposta del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che dalla sua pagina facebook controbatte a quanto scritto qui nei giorni scorsi sulle conclusioni della Ragioneria dello Stato. Di solito tace, stavolta passa all’attacco.

Infilandosi nella politichese vicenda della potenziale candidatura di chi scrive, sente il dovere di esprimere la sua posizione. Ci mancherebbe altro. Rassicuro il primo cittadino – e con lui gli altri tanto preoccupati della “discesa in campo” del sottoscritto – che finché faccio questo lavoro continuerò a raccontare fatti, verificare indiscrezioni, esprimere opinioni. Qualora decidessi di avventurarmi nell’agone politico rispetterei le regole che impongono ai giornalisti di astenersi dal loro ruolo. Lo facesse più di qualche incompatibile al Comune, staremmo meglio.

Regole, appunto, quelle che secondo la Ragioneria dello Stato – ma prima ancora secondo la Corte dei Conti sul bilancio – qui sono state calpestate. Con la nota responsabilità di dirigenti e funzionari, non c’è dubbio, ma con quella politica – lo ribadisco – del sindaco.

Non sono solito fare accordi per comunicati, lo sa Bruschini e lo sanno quanti in tanti anni di questo lavoro hanno sbattuto il muso se volevano in qualche modo concordare “la linea”, e se il segretario del Pd ha inteso farne uno dico semplicemente che era ora. Se l’opposizione ha scelto di svegliarsi, lo riconoscerà anche Bruschini, è buon segno.

Poi finché è sindaco lo è anche per me e finché gli elettori premieranno il centro-destra, non si potranno che accettare le scelte dei cittadini. E’ la democrazia. Qui, forse, inquinata da qualche voto di scambio all’attenzione della Procura. Ma è solo un’inchiesta, aspettiamo gli esiti.

Di sicuro questa vicenda della Ragioneria dello Stato, per la quale in Comune sono stati bravi un paio di mesi a tenerla segreta, ha fatto ripartire la macchina della dietrologia. Che c’è dietro a inliberauscita che  ha fatto lo scoop e chi avrà “tradito” al punto di dare la notizia?

Fermi tutti, si muovono gli altri, chi pensa che si tratti di un attacco al segretario – in una guerra tra dirigenti che solo Bruschini finge di non vedere – al punto che arriva la bordata a Pusceddu e all’avvocato Fiorillo. Dietro a Maranesi ci sarà Savarino?

Qui, chi c’è dietro, interessa poco. Anzi per niente. Perché anziché preoccuparsi di chi dà o meno quelle che erano e restano notizia, sì no-ti-zie, che tanto danno fastidio, è ora di guardare davanti.

E di vedere una impietosa relazione della Ragioneria dello Stato che boccia il Comune di Anzio. Guidato non da dirigenti e funzionari ma da questo sindaco e dalla sua maggioranza. Di vedere in che condizioni è la città. Di accorgersi delle “marchette” per assessori, consiglieri e amici degli amici.

Ha ragione Bruschini, ha davanti altri tre anni, pensasse a invertire la tendenza. E ha diritto di vedere ancora unito il centro-destra, lo dicesse a Placidi, Alessandroni e affini che avvisano già i loro alleati dicendo “ci vediamo al ballottaggio“.

Governasse, anziché pensare a che c’è dietro. Troverà chi scrive a raccontare, senza pregiudizi di sorta. Come sempre.

Che bello ricominciare da tre fuoricampo, invece…

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E’ il sogno di chiunque ama il baseball, a maggior ragione di chi ha la fortuna di poterne scrivere. Una partita negli Usa, di più allo Yankee stadium, tempio (anche dopo la nuova costruzione) di questo sport tanto fantastico quanto “negato” per l’Italia.

Chi segue i social network è a conoscenza di un viaggio di piacere in Canada e negli Usa appena concluso, chi non li segue sarà poco interessato, ma poter raccontare una partita lì è la massima aspirazione di un uomo di baseball prestato alla cronaca, come amo definirmi.

Avrei voluto ricominciare dai tre fuoricampo che hanno consentito alla squadra di Girardi di vincere una partita nella quale ha battuto meno, ma lo ha fatto al momento e soprattutto nel modo giusto ovvero con tre palline oltre la recinzione. Una partita nella quale la difesa è stata perfetta e un lanciatore “rookie” ovvero esordiente come Severino ha concesso qualcosa ma è sempre uscito al meglio dalle situazioni. Va bene, l’ho raccontata sinteticamente, le sensazioni e tutto il resto sono parte del viaggio in famiglia.

Oggi l’amaro risveglio. La risposta dell’ufficio tributi del Comune di Anzio a un quesito posto giorni fa. Nel cassetto tributario, servizio che pure qualcosa di buono ce l’ha, non risultava registrato il pagamento della Tasi. Scrivo dicendo che l’avevo effettuato e che non mi faceva allegare il file pdf con l’attestazione di pagamento, quindi cosa potevo fare. Ecco la risposta.

“SI INFORMANO I GENTILI UTENTI CHE IL PAGAMENTO RELATIVO ALLA IMU/TASI NON VIENE REGISTRATO SUL CASSETTO TRIBUTARIO; QUESTO UFFICIO HA INVIATO ESCLUSIVAMENTE I MODULI PRESTAMPATI, COSI’ COME PREVISTO PER LEGGE. PER LA VERIFICA DEL BUON ESITO DEL PAGAMENTO, SIETE INVITATI A CONSERVARE LE RICEVUTE DELLO STESSO”.

A parte che usare il maiuscolo, su internet, equivale a gridare e nel Comune 3.0 qualcuno dovrebbe saperlo, ma allora che senso ha quella parte del “cassetto“?

Meglio pensare ai fuoricampo, non c’è dubbio. Anche perché sui social e ripresa da controcorrente è ricomparsa la notizia della candidatura di chi scrive a sindaco, con diversi commenti. Ho già avuto modo di esprimermi, ribadisco qui: se maggioranza e opposizione di Anzio pensassero a svolgere il loro ruolo da qui ai prossimi tre anni – tanti ne mancano al voto – come si preoccupano delle candidature, sicuramente questa città starebbe meglio. E magari il sindaco non darebbe la colpa al Tar della sporcizia, come si legge dal Granchio, semplicemente prenderebbe atto che ha vinto una ditta diversa da quella che piace all’assessore Placidi e che qualcosa non quadra.

Bentrovato a chi segue questo spazio e comunque, meglio i fuoricampo. Quelli allo Yankee stadium e quello battuto, ancora una volta, dagli amici dello Stefano7baseballmeeting nel ricordo di Stefano Pineschi durante la manifestazione di ieri.

La dichiarazia e i messaggi trasversali, se pensassero ad amministrare…

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C’è un interessante libro del giornalista Mario Portanova, si chiama Dichiarazia (Bur, Milano, 2009) ed è di assoluta attualità per quello che stiamo vivendo ad Anzio in questi giorni. Nella quarta di copertina c’è una frase di Giorgio Bocca: “Ognuno dica la sua, che sommata alle altre finisce nel pentolone del niente“.

Il libro è, anche, una sferzata alla nostra categoria fatta sempre più di copiatori e incollatori anziché di cercatori di notizie, di riempitori di spazi più che di attenti osservatori della realtà. Ma è solo un aspetto del problema. Ormai da giorni, nella nostra città, c’è la corsa al comunicato – con ampio uso/abuso del sito istituzionale dell’Ente – per dire a suocera affinché nuora intenda. Ha avuto spazio Piccolo? Ecco Zucchini. Parla Cafà? Replica Placidi. Maranesi chiede le dimissioni dell’assessore all’ambiente? Lui, sempre sul sito istituzionale, lo bacchetta. E’ un mandarsi messaggi e parlarsi addosso che capiscono in pochi.

Se poi quello che sprezzatamente, insieme ad altri, viene ritenuto un “giornaletto” scrive del terremoto e di presunte dimissioni di due assessori, allora interviene pure il sindaco. Oh, la Cafà e la Nolfi si erano dimesse davvero, così il primo cittadino fa sapere che lui ha respinto le dimissioni, conferma la fiducia e via discorrendo.

C’è chi copia e incolla: chi-che cosa, dove, come, quando e perché sono evidentemente rimosse. Già, perché si sono dimesse? Nessuno lo dice. Loro pure comunicano, ma evitano l’argomento e ringraziano il sindaco. Citano una sua lettera, confermano vicinanza, ma perché si sono dimesse? Mistero. Non siamo al condominio, ma ad amministrare una città, un po’ di trasparenza non guasterebbe.

Invece no, “messaggi“. Le dimissioni, a quanto sembra, lo erano per Placidi. Ci sono di mezzo la visita dell’antimafia in Comune e la storia degli ispettori ambientali. Pare che su questi ultimi, in giunta, fosse stato detto che erano altra cosa e non la ripetizione di quanto fatto un anno fa e sotto inchiesta in Procura. Tutto chiarito? Chissà. Nessuno lo dice, nessuno lo chiede.

In serata l’assessore Placidi usa la sua pagina facebook per dire che la revoca dell’interdittiva alla Ecocar “giova al paese“. Che lui facesse il “tifo” per questa azienda – e non si capisce ancora il perché un assessore debba preferire una ditta appaltatrice anziché un’altra- era noto. Sull’interdittiva una cosa è certa e l’ha scritta Agostino Gaeta: non può passare un anno per sapere che fine fa un’azienda, con quello che ne consegue nei Comuni. Detto ciò andrà capito il motivo per il quale – anche lì usando il sito istituzionale – ci si affretta a intervenire sulla vicenda della Dda in Comune proprio per la Ecocar.

Tra un messaggio e l’altro, dimissioni date e ritirate (un tempo si davano e basta, il mondo cambia però…) c’è una considerazione: se al Comune dedicassero ad amministrare 1/4 del tempo che usano per comunicati, strategie, capire chi dà le informazioni ai giornali e perché, trovare lo spettacolo per un’associazione amica, vedere chi sarà il prossimo sindaco e via discorrendo, questa città starebbe meglio.

Ah, a proposito di giornali. Normalmente hanno delle fonti: dirette, ufficiali e ufficiose. Queste ultime sono fondamentali. Se ne facciano una ragione i profeti della dichiarazia e i cacciatori di streghe.

Raccontare dà fastidio, è il caso di rallentare

Leggi i padri di questo mestiere, tieni in mente quello che dicono, ricordi che hai un ruolo per il quale devi raccontare, attenerti alla “verità sostanziale dei fatti”, criticare se necessario. Devi anche rispettare, sempre e comunque, le persone coinvolte nelle vicende. Poi ricordi la battuta dell’arrestato per tangenti che ti disse “attento a quello che scrivi” e la risposta – valida per qualsiasi protagonista di notizie – “tu attento a quello che fai, perché senza il tuo modo di agire non avrei scritto e non scriverei”.

Questo spazio è nato quasi per gioco, dopo alcuni mesi di inattività sul “Granchio” (del quale resto un orgoglioso fondatore), un primo libro, il progetto per un altro. Un blog, questo nuovo modo di comunicare, che si è trasformato presto in un punto di riferimento per chi ha la bontà di seguirlo. Uno spazio dove si afferma chiaramente, citando uno dei maestri dei quali parlavo all’inizio, che “il dissenso è nobile, la critica è doverosa”. Si sa, quindi, a cosa si va incontro. Ci si può collegare, leggere, dissentire o concordare. Ma si può anche evitare di fare tutto questo, figuriamoci.

Poi è uno spazio di informazione e io faccio questo mestiere: cerco documenti, racconto, do spazio alle repliche, critico, dissento. Da oggi lo farò più di rado, per varie ragioni, magari mi dedicherò meno a questioni locali, il mondo per fortuna non inizia né finisce ad Anzio. Fermarsi no, non sarebbe giusto, ma prendere un po’ di distacco è necessario.

Perché questa città – diciamo meglio, la sua classe dirigente – è brava a fare confusione. Ad appiccicare etichette, a prendersela con chi non c’entra. Pazienza il giornalista “cantastorie” – uno degli ultimi messaggi – se non “patetico”, pazienza minacce di paese, ma quando si coinvolge chi ha il solo torto di dividere con te la vita e di lavorare al Comune, siamo oltre. E’ così da più di un anno, lo si ripete a ogni angolo, ora anche sui social media, c’è un assessore che ha persino annunciato a due colleghe di avere un “dossier” a riguardo. Ma no? Era così quando scrivevo per il Granchio, con grida negli uffici, lo è a maggior ragione oggi.

Perché una classe dirigente che si avvita su se stessa dall’85 a oggi, dove bene o male ritrovi gli stessi protagonisti da 30 anni a questa parte, mal sopporta che qualcuno possa raccontare liberamente. E’ così se scrivi dell’appalto per i rifiuti e la “rincorsa” a una decisione sull’interdittiva della prima arrivata che proprio il Granchio, questa settimana, ha definito “patologica”, se racconti di dimissioni annunciate e ritirate, di sedi sparite, bancarelle, hotel chiusi con un’ordinanza del sindaco che stranamente sono aperti per ospitare richiedenti asilo, se scrivi di un’opposizione di lotta e governo, di finti dissidenti, strane cooperative, incompatibilità, porto delle nebbie e via discorrendo. Parlando sempre di personaggi pubblici, nel loro ruolo, mai coinvolgendo altri.

Il rispetto, dicevo, da più di 30 anni racconto questo territorio e quando avrei potuto infierire – basta pensare agli arresti e alle sentenze – mi sono sempre ricordato dei doveri professionali, di persone coinvolte, di indagati e non già condannati.

In una città normale i giornalisti fanno questo, anche sbagliando a volte, poi ciò che dicono si condivide o meno, si critica o non, ma rappresentano una risorsa per il dibattito. Per provare a volare alto. Qui no, più sono liberi e più sono “nemici“. Più rifiutano chi vuole acquistare quote, offre chissà quali dossier, più danno fastidio. 

Ma  perché tanta insofferenza? Questo attaccarsi all’impossibile per provare a colpire chi scrive? Dal giorno dopo il ballottaggio del 2013 chi fa “ragionamenti” e ha poco altro a cui pensare se non la politica da bar – lo sviluppo della città può attendere – mi indica come potenziale candidato sindaco. Ho risposto in altre sedi e non ho molto altro da aggiungere.

Anzi sì: prima di partire dal candidato sindaco, si dovrebbe provare a vedere su cosa si può essere d’accordo: legalità assoluta, nessuna commistione tra politica e struttura amministrativa, cittadini che hanno risposte senza la necessità di ricorrere al consigliere o all’assessore di turno, eventi di qualità e non per accontentare l’associazione (magari appena costituita) di turno, revisione dello strumento urbanistico, nuovo statuto aperto alla reale partecipazione dei cittadini, stop ai contributi a pioggia, censimento di associazioni e sedi, fine delle rendite di posizione, un programma di attrazione e sviluppo turistico a breve, media e lunga scadenza.

Io resto a fare il giornalista, per uno dei quotidiani più importanti d’Italia, magari scrivo un altro libro-inchiesta, continuerò a tenere un occhio su questa città che resta unica e straordinaria, pur con tutti i suoi mille difetti ma per fortuna con diverse eccellenze. Lo farò senza essere bravo, bensì ricordando ciò che ci insegna Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Cercare di farlo capire a chi “ragiona” è particolarmente difficile. Siamo sempre ad Anzio.