Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/3

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Camassa non funziona, vero? La città è sporca, giusto? Il sindaco – in campagna elettorale – disse che immaginava un contratto ponte in attesa di una nuova gara. Non conosciamo sviluppi in tal senso, certo è che anche in Comune sembra ci si prodighi per trovare chi possa rilevare un’azienda prossima al fallimento nella gestione della società e quindi anche del cantiere anziate.

Cosa c’entra con l’indagine Ecocar e il “sistema Anzio” che da questo umile spazio denuncio da anni? Un momento, arriviamo.

Camassa non era gradita a Placidi e pure il sindaco Bruschini disse che preferiva la prima classificata, Ecocar-Gesam. Placidi si prodiga per far sì che interdittiva antimafia o  meno sia questa a vincere. Parla con gli imprenditori, ben introdotti fra l’altro con i giudici amministrativi come emerge dalle carte, e rassicura i dipendenti sull’esito dei ricorsi. In quei giorni in particolare i sindacalisti sono molto attivi nel lamentare le mancanze di Camassa. Qualcuno si risentì dopo questo blog (29 luglio 2015, sempre per chi ha memoria corta) ma oggi abbiamo conferma di non essere andati troppo lontani. Anzi…
Siamo a giugno 2015, Ecocar ha avuto una sospensiva perché a causa dell’interdittiva la gara era stata assegnata a Camassa. Ovviamente l’assessore spinge perché si proceda in tal senso e lo si faccia subito. I funzionari, sottoposti a evidenti pressioni perché come vado ripetendo da tempo “doveva” vincere Ecocar, commentano l’accaduto e dicono chiaramente che “ha vinto la sua ditta” ma che le procedure non possono cambiare perché lo vuole Placidi e occorre attendere l’esito della procedura nel suo insieme.

Una scelta che li farà apostrofare come “bastardi pezzi di m…” dagli imprenditori – cosa che si scopre solo da questi atti – mentre sempre leggendo le carte apprendiamo che “stanno festeggiando perché ha vinto la sua ditta, ma noi dobbiamo pensare alla normativa”. Al festeggiamento partecipano “tutti gli operai” e anche un altro ex assessore – non indagato ma in corsa fino alle ultime edizioni – che quando ci sono di mezzo vicende relative ai rifiuti o al verde, sarà un caso ma è presente.

E torniamo all’inizio. Il cerchio si ricompone.  Camassa non funziona, vero? Certo, ha le sue responsabilità ma un dipendente non dovrebbe pensare a chi vince bensì a dare sempre il meglio di sé. Un assessore – al ramo o meno – dovrebbe preoccuparsi di tenere la città pulita indipendentemente da chi vince e non festeggiare per una sospensiva con i lavoratori. I quali – in questa come in altre campagne elettorali – sono stati protagonisti diretti: nelle liste e nei seggi. Così come, molti di loro, erano in prima fila alla festa di Forza Italia organizzata da Placidi alla pineta dell’ospedale militare. Sindaco Bruschini in prima fila, evidentemente senza accorgersi di ciò che gli accadeva intorno o – peggio – tollerandolo per il quieto vivere in maggioranza o….
Camassa non funziona, vero, ma alcune emergenze erano palesemente volute per chiamare squadre “volanti” da recuperare in un bar di Anzio Colonia. Lo dissi al dibattito con De Angelis in campagna elettorale ricevendo un suo applauso tra l’ ironico e il quasi convinto. Il “sistema Anzio ” confermato da queste carte ha contribuito a farlo eleggere. Sarebbe importante già che non ci fossero più “squadre volanti”.

Intanto Camassa continua a non funzionare ma scrive, contestando le multe, che ad Anzio sono scattati gli arresti dopo il suo arrivo. E buona parte di quel “sistema” è in maggioranza o si è candidato a sostegno di De Angelis. Che di solito è molto attento a quello che gli succede intorno. Vedremo
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Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/2

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E’ palese, non c’è bisogno che in maggioranza si tengano “vertici”: gli indagati sono i 12 per i quali è stata chiusa l’inchiesta Ecocar dalla Procura di Cassino.  Tra loro non ci sono attuali amministratori. Né troviamo, nelle voluminose carte, messe insieme dalla Direzione distrettuale antimafia, chi guida la città. Mentre il suo predecessore è spesso citato, ma solo da altri. E’ noto, del resto, che Luciano Bruschini dava ampia libertà ai suoi assessori e consiglieri.

Fatta questa doverosa premessa, è bene ricordare che pur non penalmente rilevante, l’atteggiamento che amministratori ancora in carica – o ampiamente rappresentati o comunque candidati con il centro-destra a giugno scorso – hanno avuto nel periodo  dell’indagine mette a nudo il “sistema Anzio”. Che, va ripetuto, non era e non poteva essere solo Patrizio Placidi. Troppo comodo, come sommessamente ricordavo circa un anno fa.

Sistema che vede chi sta ancora amministrando interessarsi, all’epoca dell’indagine,  di tutto ciò che accadeva in Comune. Mica per sapere della qualità dei servizi, del risparmio dell’ente…. no, assolutamente. Per una palese guerra di potere, perché quella gara che “doveva” vincere Ecocar interessava in realtà tutti, come quella delle mense, come gli spettacoli estivi. E’ nero su bianco, si muovono assessori, consiglieri delegati, vanno da funzionari e dirigenti, chiedono, commentano, pressano.

Sarà normale? E’ quella che chiamano politica? Può darsi, ma qui a forza di leggere viene la nausea. Perché c’è una specie di “occupazione” del Comune e per tenere le posizioni non sembrano esserci metodi diversi del fare la voce grossa. Le pressioni continue, quelle che Dell’Accio ha denunciato e sono agli atti del procedimento Evergreen che lo vede imputato.

Emblematica un’affermazione di Placidi che parla con un imprenditore: “Io, quando prendo un impegno lo rispetto, a costo di litiga’ ca’ a maggioranza. Io venerdì, venerdì esce sul porto che apro la crisi politica e mando a casa Bruschini. Allora ti dico a te, io quando prendo un impegno, lo prendo e vado avanti.  XXX (non indagato) a me non me voleva firma’ ‘sta determina di affidamento, così tu capisci di quale stiamo parlando, sono andato sopra, gli ho buttato per aria tutta a’ scrivania, alle ore quattordici e zero cinque a’ determina è arrivata”. Possibile che nessuno senta, veda, si accorga che avvengono queste cose? Evidentemente tutto era concesso, perché oggi butta tutto per aria Placidi, domani un altro, alla prossima legislatura – ed è già successo – un altro ancora. Va così.

Dobbiamo aggiungere altro? Sì, quello che succede dopo l’assegnazione alla Camassa, consiglieri di maggioranza – che governano con Placidi, in teoria – che affermano “bella, mi hai dato una bella notizia” ma mettono in guardia il funzionario dicendo che, forse, ha “tirato troppo la corda”. No, non è penale, ma nauseante sì.  

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Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/1

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“Servono 120.000 euro per la campagna elettorale? Io li trovo, altri non lo so”. Patrizio Placidi non sa ovviamente di essere registrato e non sappiamo se la cifra che indica è una pura coincidenza. Già, perché la registrazione è agli atti del processo Evergreen e adesso, i 120.000 euro, li ritroviamo nell’indagine sulla Ecocar. L’azienda che ad Anzio “doveva” vincere, arrivata prima nella gara sui rifiuti ma bloccata da una interdittiva antimafia. E proprio dalla direzione distrettuale antimafia era partita l’indagine Ecocar. La Procura aveva chiesto misure cautelari con aggravante mafiosa per i presunti rapporti tra il gruppo Deodati  (Ecocar, Ipi….) e il clan dei Casalesi. Il giudice delle indagini preliminari non ha ritenuto esistere l’aggravante e ha rimesso gli atti alla Procura di Cassino, competente per la zona di Gaeta e Minturno da dove un’associazione antimafia – la “Caponnetto” – aveva segnalato delle anomalie. La chiusura di quella indagine che ha riguardato anche la nostra città  ci restituisce il “sistema Anzio” che non era e non è solo Placidi. Il quale si preoccupa, insieme agli imprenditori, di rassicurare tutti (dipendenti dell’appalto compresi) che con i giudici amministrativi andrà bene. Si legge nelle carte dell’indagine di Velletri, nata da quella registrazione, e in quella della direzione distrettuale antimafia. Che svela un mondo, quello di un Comune nel quale politici e qualche funzionario con voglia di far carriera, si preoccupano delle sorti di imprenditori amici prima che dei cittadini. Perché ci sono possibili utilità e, ovviamente, posti di lavoro. “Doveva” vincere Ecocar perché prometteva più assunzioni e lo ritroviamo anche nelle carte. “Doveva” vincere Ecocar perché – lo scrivono i magistrati – quei 120.000 euro erano praticamente cosa fatta. “Doveva” vincere Ecocar perché intorno ai rifiuti si sono giocate le campagne elettorali. Placidi disse apertamente in Consiglio comunale di preferire la prima classificata. Lo stesso fece il sindaco, Luciano Bruschini. Forse è anche per questo che la bolletta dei rifiuti dei cittadini costa 4-5 milioni in più di quella che si paga in città simili ad Anzio.

L’attuale primo cittadino, dopo la “battaglia” del 2013 nella quale denunciava ciò che accadeva intorno all’avvio del “porta a porta” che oggi è un fallimento, di quel “sistema” si è servito per vincere e tornare alla guida della città. Perché se Alberto Alessandroni è ancora assessore, nonostante la vicenda Falasche (quella dell’evasione su un impianto pubblico) è per i voti che ha preso. Pazienza se i soldi che i cittadini versano all’assessore servono anche a pagare quell’evasione… Direte e che c’entra? Lo leggiamo nelle carte della Direzione distrettuale antimafia, quelle delle quali politici e imprenditori si preoccupano quando avviene l’acquisizione anche ad Anzio. Si preoccupano perché ne scrivono i giornali,  ma Alessandroni fa di più: sente il bisogno, dopo ciò che usciva su questo blog, di avvisare con un messaggio i rappresentanti di Ecocar: “Il DE GIACCIO, di cui al precedente sms – scrivono i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico – si identifica in DEL GIACCIO Gianni titolare di un blog nel quale ha criticato aspramente la gestione dei rifiuti nel comune di Anzio”. Questa era la preoccupazione del “sistema” che oggi siede ancora in giunta. Agli atti finisce – deriso da molti degli appartenenti al mondo della politica di casa nostra – quello che scrive Agostino Gaeta che dopo gli spari ad Alessandroni parla delle sue ferie con quegli imprenditori. Cosa che i carabinieri confermano. Amicizia, certo, non lo mettiamo in dubbio. Ma dovrebbe restare fuori dalla politica e dall’amministrazione, invece…

Il “sistema” è anche in Consiglio comunale, dove Patrizio Placidi ha piazzato il suo “delfino” come capogruppo di Forza Italia. Non interessano, l’ho scritto mille volte e l’ho detto in Consiglio comunale, le responsabilità penali ma quelle politiche sono evidenti. Perché l’assessore ai lavori pubblici – oggi ai servizi sociali – si preoccupa dei rifiuti? E che bisogno ha di “mediare” tra chi deve realizzare la Biogas e un funzionario del Comune che spiega “c’è un problema con la captazione dell’acqua”? Ovviamente l’assessore viene rassicurato dall’imprenditore che tanto è tutto a posto. E la biogas oggi è pronta ad aprire. Sì, quella per la quale “prima erano tutti d’accordo e mo il vuzzo me lo incollo io”. Parole – insieme a quelle sul secondo impianto – sempre di Placidi. Quella per cui la proposta di retroattività che stava per passare in Consiglio comunale, proposta da Chiara Di Fede, aveva “creato un problema”. Parole ancora  di Placidi. Del quale dai banchi del Consiglio comunale, dopo l’arresto, l’attuale sindaco – allora di lotta e di governo – disse che era “vittima del sistema”. No, Placidi è  uno dei gangli del sistema, la punta dell’iceberg, e chi ha condiviso con lui oltre venti anni di amministrazione deve avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Come di ammettere che sulla biogas ci ha preso in giro anche in campagna elettorale. Perché quel “tutto” è una maggioranza che adesso si è ritrovata insieme. Per vincere e per tenere in piedi quel “sistema” dove i funzionari – parlando tra loro – commentano di visite di assessori, consiglieri e compagnia.  Emerge un fermento che a tutto somiglia, meno che a fare gli interessi della collettività. Perché comunque vada nei Tribunali, se metti insieme le carte della Dda con quelle di Evergreen e di Touchdown, il clima è quello che quasi un anno fa indicavo in questo umile spazio di denuncia. Perché se metti insieme anche Malasuerte e l’indagine sulle 27 proroghe   ritrovi gli stessi personaggi e passi come nulla fosse dalla vicinanza a esponenti di ‘ndrangheta – che andranno a testimoniare in Tribunale – a quelli ritenuti contigui al clan dei Casalesi. Da una parte quelli di Malasuerte (lo ha confermato il pubblico ministero durante il processo) vicini a Raffaele Letizia, dall’altra quelli di Ecocar, vicino a Francesco Bidognetti, come scrivono alla Dda.

Le responsabilità penali sono personali, ribadisco, ma quelle politiche per essere arrivati a tanto sono evidenti. Restare a guardare è inutile e dannoso.

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E per chi vuole approfondire ciò che ho sostenuto sui rifiuti, basta un clic

La statua per Giulio Rinaldi, indimenticabile campione

 

L’idea di realizzare una statua che ricordi Giulio Rinaldi ci restituisce un orgoglio portodanzese che ieri sera era palpabile nella cena di auto finanziamento per avviare questa opera. Speriamo, ma l’amministrazione comunale è fiduciosa, che si possa intanto aprire il palazzetto dello sport che porta il suo nome.

Ci restituisce l’orgoglio e non fa dimenticare un campione che per Anzio ha rappresentato e rappresenta molto. Sarà una sfida e sono certo che sarà vinta. Per questo, augurando al figlio Pietro e a tutti i familiari,   a Patrizio Colantuono e a quanti  hanno dato vita al comitato ogni successo, voglio ricordare ancora una volta Giulio come feci dopo il decesso.

Non c’era ancora questo blog, di seguito quanto scrissi sul Granchio.

Non c’è più la fame”. Cinque parole per commentare lo stato della boxe in Italia, dette senza peli sulla lingua com’era nel suo carattere. Lui che la fame l’aveva conosciuta davvero e che, cazzotti per cazzotti, aveva preferito andar via di casa anziché essere sistematicamente picchiato dalla madre.

Metodi di un tempo, di fronte ai quali la “Tigre” che sarebbe diventato Giulio Rinaldi scelse la strada dell’addio a quel poco di famiglia che gli era rimasto. Facendo tesoro “delle botte incassate da mia madre” come raccontava a chi gli chiedeva come avesse cominciato ad avvicinarsi alla noble art del pugilato. La fame, quella vera, e la possibilità di una vita diversa. La fame, quella del dopoguerra, e la voglia di riscatto che avrebbe riguardato lui ma anche un paio di generazioni di Anzio, quelle dei padri dell’epoca e dei ragazzi come Giulio che condividevano con lui il sogno di un avvenire diverso e si identificavano in quel ragazzone che sul ring dava il meglio di sé.

Fuori un po’ meno, stando ai racconti dell’epoca che lui si affrettava a smentire: qualche piatto di pasta di troppo con problemi al peso, qualche bicchiere in più, la scarsa simpatia per i giornalisti ai quali ripeteva che era lui a prendere le botte mica loro. Ecco, è stato un mito per Anzio – anche nelle generazioni a seguire – e per chi nei dintorni l’ha “adottato” ma non ha avuto l’affermazione che meritava a livello nazionale. Eppure aveva vinto tutto il possibile, tranne quel famoso mondiale al Madison Square Garden di New York. Era stato alle Olimpiadi – sembra costretto a cantare l’inno nazionale perché a Melbourne non c’era… – e aveva collezionato vittorie e titoli in Italia e in Europa, ma nessuno gli diede un’altra chance mondiale.

Semplicemente perché il suo essere “portodanzese”, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta, l’aveva in qualche modo segnato. Verace e un po’ sbruffone, un grande cuore e un po’ di sana arroganza. Troppo per un mondo che allora, forse anche per qualcosa che ruotava intorno alle scommesse, voleva gente “fidata”.

Così Giulio si è avviato al tramonto sul ring, mentre oggi c’è chi ricorda quel famoso match con Archie Moore del ‘61, (al quale portò la madre dopo essersi riconciliato), l’allenamento nei giorni precedenti su un ring più “morbido” e le vesciche ai piedi , un titolo che a sentire chi vide l’incontro nelle poche tv disponibili ad Anzio o lo ascoltò per radio in piena notte la “Tigre” aveva conquistato. Il video è circolato su internet, dove l’amore per Giulio è corso veloce (solo la federboxe se n’è accorta il giorno dopo…) e al di là dei risultati letti dall’arbitro e della vittoria del pugile americano resta a chi ha vissuto quel tempo e a chi ha sentito parlare di quel match la vittoria morale di Rinaldi. Il riscatto di chi aveva conosciuto la fame, quella vera, e di un’intera generazione di portodanzesi. Di chi accolse Giulio al suo ritorno acclamandolo, giustamente. Come giustamente gli sarà intitolato il palazzetto dello sport. A risentire oggi la presentazione dello sfidante su quel ring che non c’è più viene la pelle d’oca “from Anzio, Italy, Giulio Rinaldi”.

Il nostro campione, quello che di fronte alle avversità della vita è asto sempre in piedi, come in quel match di 15 riprese ricordato dalle cronache di mezzo mondo quando Archie Moore è morto. E solo la malattia, l’ultima grande prova alla quale la vita l’aveva messo di fronte, è stata capace di mandare Giulio ko. Grazie “Tigre”, indimenticabile campione.  

Caro Pd, che vogliamo fare? Io resto “indigesto” ma…

gdggrazie

Ho votato al congresso del Pd. Sono andato, come ogni volta dalle primarie del 2007 a oggi, per esprimere il mio pensiero nell’auspicio che l’esperienza di dieci anni avesse insegnato qualcosa. Avesse fatto comprendere che c’è (forse) un solo modo di essere protagonisti. Smetterla di essere “ex” qualcosa o dividersi tra chi sta con il segretario di turno e chi non, chi ci stava e ci ha ripensato, chi è uscito dalla porta e prova a rientrare dalla finestra. Comprendere che (forse) è il caso di rileggere ciò che si voleva fare nel 2007 ed essere ciò che praticamente non si è mai stati. Magari mandando a casa più di qualche “solone“. Auspicio che dato il clima avvertito in via Aldobrandini e quello che si sente a livello nazionale rischia di restare tale. Ad Anzio pesa ancora la scelta che mi ha riguardato con la candidatura a sindaco.

Entrando per votare non pretendevo il tappeto rosso, ma ad esempio una parola di solidarietà per quanto affermato da un assessore nei miei confronti forse sì. Perché quella che amo continuare a chiamare “legalità delle cose quotidiane” è fondamentale. Ma pazienza. I problemi erano altri, comprendo, anzi se ci sono stati errori si vada fino in fondo con massima trasparenza.

L’occasione, però, mi consente di puntualizzare qualcosa. Ho perso e della sconfitta mi sono assunto la responsabilità. Mi ha fatto piacere vedere in sezione chi in campagna elettorale era da una parte diversa, a sostegno – per carità legittimo – di Roberto Palomba o Luca Brignone. Della serie: considerato che Gianni non andava bene, per stereotipi che ancora oggi purtroppo resistono, si è sostenuto altri. Preoccupandosi di dire sempre “non è questione personale” che ancora oggi suona tanto (sbaglierò…) come quelle di chi inizia i discorsi sui migranti con “io non sono razzista”. Era evidentemente questione personale, oltre che di ripicche interne, però almeno ho trovato in chi mi ha sostenuto passione e lealtà assolute. E posso solo dire grazie a tutti quelli che ci sono stati. Del Pd e della civica, a chi non si sarebbe mai avvicinato al solo sentire il Partito democratico e che lo ha fatto per me.

Grazie a tutti loro, non ad altri. In particolare a chi ha usato (e continua a usare) espressioni fuori luogo. Si trattava di Anzio, altri hanno anteposto questioni che – ammetto la mia ingenuità – fatico ancora oggi a capire. Sarebbe lungo il discorso su quel “tavolo” saltato, sulla richiesta al Pd di fare un nome quando ad arte era stato fatto uscire quello di Roberto Palomba (schierato alle Regionali con Parisi e prossimo al riavvicinamento a destra). Sarebbe lungo dire che dal centro-destra veniva la certezza che non sarei stato candidato, dal “tavolo” quella che il Pd sarebbe stato commissariato, dagli stessi incontri quella che “tanto poi ci andiamo a prendere il partito” o di chi “a Roma” aveva altre informazioni.

E sarebbe lungo ricordare che in campagna elettorale chi oggi si candida alla guida del partito nemmeno ha detto “no, grazie ad Anzio non riesco“. Oppure che c’è chi sapeva prima del sottoscritto che l’assessore alla salute avrebbe mancato l’appuntamento preso, esponendomi ed esponendoci a una figuraccia visto che era a 20′ da Anzio. Per la cronaca, ci fosse stato il miracolo del ballottaggio sarebbe venuto De Luca, presidente della Regione Campania. Lui, almeno, la buona creanza di rispondere l’ha avuta.

Non avremmo vinto lo stesso e pur arrivati in Consiglio non hanno vinto Luca Brignone (lo avessero indicato prima forse qualche riflessione l’avremmo fatta) né Roberto Palomba. Abbiamo perso tutti – parte di quel “suicidio assistito” del centro-sinistra dal ’98 a oggi – e rischiamo di farlo ancora se il clima continua a essere ostile ad Anzio, figuriamoci nel resto d’Italia. “Prendersi ” il Pd di Anzio? E per fare cosa? Gli elettori ci hanno posto all’opposizione e quella va fatta, senza sconti, provando a unire anziché dividere. Che non sarei rimasto consigliere comunale in caso di sconfitta non solo era noto. Era ed è questione di opportunità, di rispetto della parola data (Veltroni dovrebbe essere in Africa, Renzi doveva smettere di far politica…) e un impegno assunto anche con il Pd proprio nel tentativo di mettere tutti d’accordo sul mio nome. Lo affermo senza tema di smentita.

Non avevo né ho bisogno di “fare” politica come si intende dalle nostre parti per contare” o essere chiamato a qualche tavolo. Era noto che non facevo, non faccio e non farò vita “di” partito per numerose ragioni. Ciò non toglie che prima di essere candidato – e si aprirebbe un capitolo infinito sul perché ho accettato, lo rinvio a una prossima riflessione – ho sempre rotto le scatole e continuerò a farlo. So che questo mi rende “indigesto” ma pazienza

La visione della città è quella che era nel programma elettorale sul quale ho messo la faccia, che è ancora attualissimo e che si deve fare in modo di portare in Comune come proposta del gruppo consiliare e di chi vorrà confrontarsi su quei temi. E va portato tra i cittadini per dimostrare cosa non sta facendo chi ci governa. Chi vuole “prendersi” il Pd oltre questo legittimo obiettivo, quale visione ha?

E in Comune, come nella città, va tenuta al tempo stesso la barra dritta contro le prepotenze alle quali assistevamo ed assistiamo. Ma sì, una minaccia di querela a Gianni ci sta, le prendo per mestiere (e le vinco nel 99% dei casi, per fortuna) quello che non va bene è sottovalutare il clima che si respira ad Anzio ma nel resto del Paese con la strana alleanza Lega-5Stelle. Ripartire da queste vicende pratiche, pensando al 2007 e a quello in cui speravamo in molti. Forse questo – prima delle lotte interne – deve fare il Pd. Anche con altri protagonisti, certo, ma mettendo da parte le divisioni di questo decennio. Auguri!

Il caso Ranucci, la “discontinuità”. Chi tace acconsente

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Storia di pochi spicci e tanto livore”. Non potrebbe essere definita meglio di come ha fatto Laura D’Amore la storia che vede protagonista l’assessore ai lavori pubblici di Anzio, Giuseppe Ranucci, che viene ricostruita sul numero in edicola di controcorrente. La vicenda, accaduta a Villa Sarsina qualche giorno fa, era già stata anticipata sul profilo facebook di Agostino Gaeta. Era nota, ma l’unico organo di informazione a riportarla è Controcorrente. Che avrà mille difetti e con il quale spesso ci siamo attaccati e ci attacchiamo, ma in questo caso (come in altri) ha il merito di avere reso noto un fatto grave. Gravissimo.

Lo sa bene l’assessore Ranucci che promette chiarimenti ma  non è nuovo a “sparate” del genere. Solo che quando interruppe il consiglio comunale non aveva un incarico in giunta e quando intervenne nel tumultuoso passaggio di consegne tra Giva e Parco di Veio, era formalmente all’opposizione. Nel primo caso non si ha notizia di provvedimenti (intervennero i Carabinieri) nel secondo c’è una più vasta indagine della Procura di Velletri perché quel giorno – fra l’altro – c’è chi andò a minacciare e sfondare la porta all’allora dirigente Walter Dell’Accio.

Ciò non toglie che anche in quelle occasioni Ranucci fosse fuori dalle righe, ma in questa crea l’ennesimo problema al sindaco De Angelis.

Del quale ricordiamo ben altre gesta, come la “cacciata” di Concetto Guerrisi che da assessore al commercio si mise a far caffè in un bar non autorizzato dove si trova l’Eurospin ad Anzio 2. Era il suo, gli uffici tardavano, lui aprì e pagò con la delega revocata quell’errore. Va ricordato, in una città usa a dimenticare in fretta. Altri tempi, evidentemente, e forse anche un sindaco che la pensava diversamente.

L’eredità di Bruschini – che il primo cittadino conosceva e pure bene – è pesante. E il sistema che trascina con sé – fatto di equilibri sottili, minacce, assessorati in dote a mariti, consiglieri che lasciano per una indagine e assessori che restano al loro posto pur in presenza di vicende gravi (lo ricorda “Il Granchio” in edicola oggi) – era di sicuro confacente al carattere dell’ex sindaco ma mal si attaglia a questo. Il quale proverà pure a imitarlo nel tenere buoni tutti, ma non può e non deve fare finta di nulla.

Per quello abbiamo già chi “all’interno del Palazzo comunale ha fatto finta di non vedere e di non sentire” come scrive Gaeta. C’era la Polizia locale che speriamo abbia verbalizzato l’accaduto, le minacce, una bacheca sfondata al piano terra. Perché si fa presto a prendere premi prestigiosi per un’operazione dei Carabinieri e della Procura di Latina (ai quali si è dato l’unico supporto di avere individuato una frutteria) ma poi è sul territorio che si deve tenere la guardia alta.

Ecco, speriamo che la Polizia locale abbia non solo tenuto da parte Ernesto Fiorillo (che al tempo stesso deve denunciare) per la sua incolumità, ma agito di conseguenza. Così come chi è lì e deve occuparsi di anti corruzione e ha saputo che un assessore è intervenuto su una gara. Di “pochi spicci” – vero – ma che la dice lunga sul sistema Anzio. Chi l’ha preceduta in quel ruolo la affidò proprio alla palestra che oggi Ranucci “difende”, come racconta sempre la D’Amore. A maggior ragione quello che è successo a Villa Sarsina non solo è intollerabile, ma crea l’ennesimo precedente. Perché Ranucci ha sì minacciato il direttore del centro formazione professionale, ma negli anni abbiamo assistito a un ex assessore che è andato a menare al dirigente dell’area finanziaria e per tutta risposta ora ottiene i compensi tutti i mesi. Abbiamo assistito a chi sfondava porte per essere pagato. A chi dava uno schiaffo, dimettendosi subito dopo da assessore, all’allora direttore generale Franco Pusceddu. A chi urlava contro il responsabile dell’ufficio comunicazione “reo” di non si sa bene cosa. Va ricordato, in una città usa a dimenticare in fretta.

Ecco, non è questione di commissione d’accesso o meno – ormai immaginare che arrivi è utopia – di chi va da un sottosegretario che la auspica (Gaetti, 5stelle) e chi da un altro per collaborare (Candiani, Lega) ma di un sistema che si trascina e va avanti a chi strilla più forte. Ci vuole un segnale vero di discontinuità con il passato – ad esempio ricordare ciò che avvenne con Guerrisi – perché dire che Ranucci e gli altri hanno preso i voti e vinto è una verità di comodo. Sono i metodi che vediamo a non poter più essere tollerati.

E magari a farsi sentire in tal senso dovrebbe essere, oltre l’opposizione che speriamo lo faccia, oltre ai “mafiologi” di casa nostra, anche qualche giovane rampante di maggioranza che nulla ha a che fare con questo modo di fare. Chi tace, acconsente.

Ma quanto vi piace provare a far tacere. Solidarietà a Linda

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Ho sempre sostenuto che il lavoro di giornalista sia molto più difficile a livello locale. Le persone delle quali scrivi le conosci,  le incontri, metti in conto che non ti farai molti amici, anzi. E devi fare i conti, in tante occasioni, con l’arroganza del potere. Succedeva, succede e succederà e non c’è da stupirsi. Da continuare a indignarsi, però, sì. E segnalare quando qualcuno chiama un editore o, peggio, il direttore di una testata per far togliere un articolo “sgradito“. Così come quando si prova, da anni e da governi politicamente “trasversali” a mettere il bavaglio ai cronisti o a limitare la loro possibilità di avere accesso ad atti pubblici.

Ad Anzio l’ultimo caso riguarda Linda Di Benedetto che aveva riportato della richiesta della Lega di far dimettere il presidente del consiglio comunale, Massimiliano Millaci. Lo aveva fatto sentendo le fonti, verificando ciò che accadeva nelle scorse ore – frenetiche – dopo la notizia dell’indagine per droga.

Qualcuno si è risentito e ha fatto togliere dal sito “Eco del Litorale” quanto aveva scritto Linda, trovando purtroppo chi è stato pronto a dargli retta. Si sa, certi rapporti a livello locale c’è chi preferisce mantenerli intatti.

I giornalisti avranno mille difetti, ma normalmente si informano e se danno fastidio alle “manovre” che intorno al caso Millaci sono la peggiore espressione della prima Repubblica, non basta chiamare e far eliminare un articolo. Perché comunque la cosa è nota (oggi ne scrive anche il Messaggero) e soprattutto perché è un gesto grave. Gravissimo.

A Linda va totale solidarietà, a chi piace far tacere i giornalisti solo disprezzo. A maggior ragione se è nella maggioranza che guida una città e in quella dei “duri e puri” di Salvini che governano il Paese.

 

La droga, quella querela e il buon esempio di chi ha un ruolo…

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Massimiliano Millaci, come ogni altro indagato e non da oggi, è innocente fino al terzo grado di giudizio. Però ha – come altri – un ruolo pubblico nel quale si dovrebbe essere di esempio. Le sue  dimissioni da presidente del Consiglio comunale – un ruolo istituzionale di non poco conto – sono un gesto apprezzabile. Rovinato dal fatto che serviranno a risolvere la vicenda quote rosa in giunta. Entrerà una donna (Piccolo?) che dovrà lasciare lo scranno di consigliere,  al suo posto subentrerà Ruggiero – primo dei non eletti – che ovviamente non sarà più assessore ma assumerà l’incarico di presidente.

Magìe da prima Repubblica,  ma almeno  Millaci da indagato si dimette, assessori da imputati o condannati no. Il problema penale, come spesso vado ripetendo, è personale e per questo – alla luce delle vicende anziati – voglio raccontare una delle più belle querele rispedite al mittente con proscioglimento confermato in Cassazione.

La Confcommercio di Latina organizzava una iniziativa sulla legalità e dalle carte di un processo di camorra era emerso che l’allora presidente dell’Associazione metteva a disposizione il suo locale per un boss. Non era indagato, il presidente, e quel passaggio dell’ordinanza di custodia era stato persino stralciato dall’indagine. Però il fatto “storico” c’era e forse era il caso che l’Associazione non si mettesse a dare esempio di legalità.

Cosa c’entra questo con Anzio? Semplice, vi immaginate il Comune che patrocina una iniziativa contro la droga domani mattina? O – perché no – sulla evasione fiscale quando un assessore aspetta solo la prescrizione dopo averla commessa su un impianto pubblico? E una su abusi d’ufficio e “soci elettori di…“, con un assessore a giudizio per questo?

Per non parlare del Comune che emerge dalle carte di Malasuerte o Evergreen o Touchdown,  scambiato per luogo di interessi propri o dei propri sostenitori e/o elettori. E il sindaco conosceva bene questa situazione quando ha accettato di riunire il centro-destra
Ripeto: per me sono innocenti tutti, il gesto di Millaci è pure apprezzabile,  ma se amministri la cosa pubblica hai a maggior ragione il dovere dell’esempio.

 

Droga (?!), indagini e le responsabilità della politica

agostinodroga

Oh, ma chi è?” oppure “Ma dai, sarà una stupidaggine figurati…” Ho scambiato messaggi e risposto a decine di telefonate dopo che sulla sua pagina facebook Agostino Gaeta ha scritto di un consigliere comunale di maggioranza di Anzio indagato per traffico internazionale di droga. Molti colleghi locali cercano lo spunto per smentire – è comprensibile – perché se è vero sarebbe un “buco” di dimensioni colossali.

Una cosa mi lascia perplesso e l’ho ripetuta a tutti: per traffico internazionale di droga ti arrestano, non ti avvisano. Circola un nome con insistenza negli ambienti della politica di casa nostra, ma io non lo farò. Mi limiterò a dire che tanto fa bene il sindaco ad andare dal Prefetto dopo la vicenda di Lina Giannino e delle ruote squarciate, quanto al suo rientro dalle cerimonie a Bad Pyrmont deve convocare la maggioranza. Per capire se Agostino ha scritto una castroneria o se davvero c’è questa accusa che pesa sì sul singolo consigliere, ma coinvolge il nome di una città già martoriata da altre inchieste.

Perché se Gaeta ha scritto una stupidaggine – assumendosi una grave responsabilità – allora deve partire una querela. Subito. Alla stessa veemente maniera con la quale il sindaco l’ha annunciata proprio alla Giannino – che chiedeva lumi sui “tempi” del ricorso al Tar della proprietà Puccini – al suo rientro deve andare e denunciare se non è vero.

Ma prima, forse, dovrebbe convocare la maggioranza e capire se qualcuno ha ricevuto quell’avviso di garanzia o – più probabilmente – una notifica di conclusione delle indagini. Perché se è vero diventa uno “scoop” e prima di andare dal Prefetto è il caso di fare un bell’esame all’interno di una maggioranza che – l’ho sostenuto e lo ripeto – al di là di responsabilità penali che sono personali, affonda le radici in vicende giudiziarie come Malasuerte, Evergreen, Touchdown, nelle proroghe record. Le affonda negli atteggiamenti da spacconi, nei toni muscolari, nelle aggressioni in Comune per essere pagati, in quello che leggiamo negli atti giudiziari delle operazioni citate, in ciò che abbiamo visto ai seggi durante lo spoglio, nelle persone che rappresentavano certe liste. E non basterà dire, se è vero, che “sono cose vecchie” o “tanto c’avemo i voti d’aaa ggente”. Scontato e inutile.

Prima di andare dal Prefetto, c’è bisogno di chiedersi quali sono le responsabilità di una politica locale che bene o male era riuscita a tenere distanti i poco di buono e che – in particolare dalla campagna elettorale del 2013 – ha fatto mettere loro il vestito bello. Inutile continuare a negare o a fare spallucce. Perché sono emersi i rapporti che certi personaggi vicini, vicinissimi o facenti parte della politica hanno avuto. Non ha condizionato un’amministrazione tutto questo? Sono il primo a esserne felice, ma prima di andare dal Prefetto c’è ben altro da fare e sono certo che il sindaco non si girerà dall’altra parte.

Ps, a proposito dei “toni” è bene rileggere quanto sostenevo tempo fa…

Ex commissariato, come previsto: non c’è idoneità ma intanto si spende

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Adesso è ufficiale. Lo stabile dell’ex commissariato di Anzio, destinato a sede della polizia locale,  non ha un certificato di agibilità e meno ancora uno di idoneità statica. Lo apprendiamo (ma era ampiamente noto in Comune e nessuno ha fiatato) dalla determina con la quale il dirigente della polizia locale dà incarico di procedere allo “Studio di sicurezza statica e di vulnerabilità sismica dell’immobile denominato Villa Angelita“. Un incarico di 15.000 euro che vanno a unirsi agli oltre 100.000 già impegnati per lavori, porte, arredi, pulizia e da ultimo il sistema di video sorveglianza affidato senza cercare sul “Mepa” (il mercato elettronico della pubblica amministrazione).

Soldi che rischiano di essere buttati se lo studio “Inea” certificasse quello che dalle cronache degli anni ’90 e 2000 – come abbiamo provato a raccontare qualche giorno fa in questo intervento – si evince chiaramente.

L’incarico post lavori conferma quanto questo Comune sia allo sbando e lo metta pure nero su bianco.

  • In primo luogo “non risultando presenti progetti di realizzazione dello stabile denominato “Villa Angelita”” cioè abbiamo uno stabile che è stato assegnato dal Demanio e non uno straccio di documento che ci dica come è stato realizzato.  Nessuno – ufficio tecnico, patrimonio – nessuno ha gli atti. Ma è normale?
  • In secondo luogo: “appare necessario sottoporre a più approfondito controllo tecnico lo stabile in questione al fine di renderlo idoneo a quanto destinato“. Della serie prima abbiamo fatto i lavori – con la irrituale procedura di un sindaco che incarica il dirigente della polizia locale – e oggi ci preoccupiamo del resto. Adesso, non prima, si controlla e si scopre che quel posto non è idoneo. Non ancora, almeno.
  • Terzo punto: Il dirigente trova la foglia di fico dei sindacati che hanno chiesto – e meno male – di attuare le verifiche necessarie ” al fine di certificare l’idoneità e l’agibilità dei locali di cui trattasi“. Meglio tardi che mai, perché qualcuno – al sindacato – doveva conoscere la situazione di quello stabile. Ma pazienza.
  • Quarto: se oggi si dà un incarico ” al fine di certificare lo studio della vulnerabilità sismica e determinare il livello di sicurezza sismico e statico dell’immobile in questione” vuol dire che finora tutto ciò non c’era.  E che si è andati avanti senza preoccuparsene, fino a quando dall’opposizione – Lina Giannino in primis – si è cominciato a sollevare il caso. A dire il vero nell’intervento che ho avuto modo di fare in consiglio comunale, prima delle dimissioni, dissi fra l’altro al sindaco: “ti invito a verificare la vicenda dei lavori dell’ex Commissariato dove si stanno facendo affidamenti uno dopo l’altro

Come si dice ad Anzio “è passato l’Angelo e ha detto amen“. Perché quei lavori in un posto del quale non abbiamo un progetto e non a norma sono anche una sorta di “spacchettamento” e tutto questo dovrebbe interessare qualche investigatore, non solo l’opposizione o pochi cittadini di buona volontà.

E comunque tutto questo avviene in perfetta continuità con la precedente amministrazione, inutile girarci intorno, senza che il primo cittadino senta il dovere di intervenire e capire.  Viene da sorridere a pensare cosa avrebbe fatto l’opposizione di lotta e di governo mica tanto, un anno fa, se una cosa del genere fosse accaduta con Bruschini sindaco…

Ma come detto in passato: siamo ad Anzio, non dimentichiamolo.