Porto, la scusa della “pec” e le risposte che vanno date

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La vicenda della convocazione degli ormeggiatori per risolvere, finalmente, il discorso delle concessioni, la loro assenza perché “non sapevano” e la pezza che hanno provato a mettere il giorno dopo – dimostrando di avere e conoscere una posta elettronica certificata – ha del grottesco. Intanto perché sapevano poiché pubblicamente annunciato dal presidente D’Arpino e poi perché quella della posta certificata è una scusa.

Questa vicenda, però, è  l’immagine – nitida – di come abbiano funzionato le cose finora ad Anzio intorno al bacino portuale. I pochi capelli ormai imbiancati mi fanno confermare ciò che ho avuto modo di sostenere anni fa nel corso di un dibattito organizzato da “Anzio futura”: tutti dicono di volere il porto, tutti al tempo stesso affermano: “Tanto non si farà mai“. E tutti – in questi anni – continuano a vivere delle proprie rendite di posizione pagando poche decine di euro al mese.

Invece dopo quasi 20 anni dall’inserimento nel piano di coordinamento regionale, dopo dieci dalla prima richiesta di concessione da parte della “Capo d’Anzio“, si è finalmente in grado di partire. Con tutti i dubbi di questo mondo – sollevati qui a più riprese – con la società che dice una cosa e il sindaco (rappresentante del 61% delle quote pubbliche) che ne sostiene un’altra, ma la “Capo d’Anzio” ha una concessione e di conseguenza il diritto di provare intanto a gestire l’esistente. Che ci piaccia o meno.

Quando si farà, finalmente, l’incontro con gli ormeggiatori (“ma dai, gli mandi la Pec, ma che ne sanno…” invece hanno dimostrato di sapere e come, provando a correre ai ripari, mentre il Comune 0.3 ha una società partecipata che la Pec la usa….) una spiegazione andrà data loro. Sul presente e il futuro, non sul passato: come fa una società indebitata fino al collo, che secondo il suo piano finanziario continuerà a indebitarsi, a garantire i posti di lavoro promessi? Che garanzie hanno, gli ex concessionari degli ormeggi, che se tutto salta possono tornare al loro posto?

Perché il “Tanto non si farà mai” è finito, ora che siamo in una fase quasi operativa ciascuno deve pretendere chiarezza dalla “Capo d’Anzio” e dal Comune che è socio di maggioranza. Quest’ultimo, ad esempio, come pensa di risolvere quanto previsto dalla “spending review” in tema di società a partecipazione pubblica?   E che fine ha fatto la richiesta di restituzione delle quote private in base ai patti parasociali a suo tempo sottoscritti? Questo e altro dovrebbe dirci il sindaco, è ora che si decida.

Luoghi del cuore, quei rompiscatole del comitato. Vero sindaco?

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La firma va bene, ma addirittura l’accordo sul progetto da presentare al Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. Che strani questi del Comitato di tutela della villa e grotte di Nerone, quante cose pretendono da un sindaco. A me sembra di vederlo, il buon Luciano Bruschini, insieme a personaggi di rilievo della sua maggioranza, a dire “Oh, ma questi che vogliono…”

E’ noto che per quanti sono abituati a fare politica – p rigorosamente minuscola – dietro a ogni iniziativa deve esserci un secondo fine. Qui, come detto in passato, si sono messi insieme una candidata alle primarie del Pd di area Sel (Silvia Bonaventura), un esponente del Pd (Francesco Silvia) e una candidata di Fratelli d’Italia che sosteneva Candido De Angelis sindaco (Chiara Di Fede) che nel frattempo è pure uscita dal partito. A loro si sono aggiunti cittadini di ogni risma, ben 6.215 hanno firmato e portato la Villa di Nerone al primo posto in Provincia di Roma, al terzo nel Lazio, al trentottesimo in Italia. E vuoi mettere che la guida delle partecipatissime visite e iniziative del comitato c’era a illustrare l’iniziativa quella “pasionaria” di Maria Antonietta Lozzi Bovantura? E che nel comitato c’è quel “rivoluzionario” di Paolo Prignani? E poi quanti rompiscatole in quel gruppo…. Non solo, hanno usato internet per votare, i social network, quelli che nel Comune 3.0 dovevano essere la norma ma che sono ancora ignorati. Hanno coinvolto come testimonial professionisti di Anzio affermati in Italia. No, no…

Lo vedo il nostro sindaco con Tontini, Zucchini, Borrelli, un po’ meno Amabile o Attoni ,affrontare il tema e dire: “Oh, ma questi che vogliono fare, hanno rotto anche le scatole per i lavori di protezione finiti a una ditta con interdittiva antimafia…” E a immaginare chissà quale scenario.

Niente, vogliono fare, semplicemente i cittadini. Li hanno già fatti prodigandosi in questa iniziativa che è nota e apprezzata in tutta Italia grazie al Fai. O forse sì, qualcosa vogliono fare e hanno già fatto: Politica. Stavolta la maiuscola è necessaria. Nel senso che hanno individuato un bene da tutelare, lo hanno “adottato”, proposto al Fai, e hanno iniziato un’opera lunga e difficile per arrivare al risultato che consente – automaticamente – l’inserimento nelle linee guida Fai 2015 e un eventuale intervento con finanziamento, sia pure di piccola entità.

A quest’ultimo passaggio manca l’accordo Comune-Comitato, da presentare al Fai. Senza di quello non si va avanti.

Ecco cosa vogliono i rappresentanti del Comitato, i componenti e tutti i cittadini che hanno firmato. C’era anche il sindaco, tra i 6215, speriamo non l’abbia fatto solo per una questione di facciata. Quelle lasciamole alla politica. Minuscola voluta, è ovvio.

Porto, gli ormeggiatori non si presentano. Cresce la tensione

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Si complica la vicenda degli ormeggiatori del porto di Anzio. Questa mattina le due cooperative non si sono presentate all’incontro convocato dal sindaco Luciano Bruschini e con la presenza – fra gli altri – dell’ingegnere Renato Marconi, riferimento di Marinedi socio al 39% della Capo d’Anzio.

Gli assenti hanno sempre torto, così sgomberiamo il campo, soprattutto perché il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino aveva dato una “apertura” sabato scorso di non poco conto. A maggior ragione se gli ormeggiatori dovevano dimostrare come hanno sempre sostenuto di avere ancora una concessione valida e – di più – che l’accordo firmato a suo tempo con il Comune era legato alla realizzazione di un crono programma diverso. Potevano far valere questa ragione sul tavolo della trattativa, dire: va bene, dovrò pure andar via ma siccome avevi detto che passava del tempo ora vediamo di risolvere in modo di soddisfare le esigenze di tutti.

Non avranno più tempo di farlo e a questo punto si rischia che la situazione degeneri. “Con rammarico tutti i presenti intervenuti ad Anzio, per ricercare una soluzione condivisa a tutela dei posti di lavoro di chi opera sul porto, hanno dovuto constatare che le due cooperative hanno ritenuto di disertare l’importante incontro“.

Il presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, è categorico: “Lo sviluppo della Città non può più attendere e la società si adeguerà, in tempi brevi, a quelle che sono le leggi dello Stato. Ribadisco che ai sensi dell’art. 17 della concessione demaniale, all’atto della consegna delle aree, tutte le concessioni e licenze attualmente esistenti al porto di Anzio cessano di avere validità. Prendo atto che gli ormeggiatori, convocati nuovamente dal nostro Sindaco per una definizione positiva del loro futuro lavorativo con l’assunzione nella Capo d’Anzio, hanno preferito disertare inspiegabilmente la riunione di oggi”.   

C’è un concetto che accompagna chi scrive dagli inizi di questa vicenda: il porto era, è e resta dei cittadini. Non dei concessionari – tutti –  né di Marconi.

Urbanistica, le voci sul nuovo mercato: attenzione ai terreni vincolati

Pierluigi Cervellati

Pierluigi Cervellati

Negli ambienti si parla di vere e proprie pressioni. La corsa è partita da un pezzo, d’altro canto sono trascorsi dieci anni e quegli espropri il Comune non li farà. Scuola e piazza a Colle Cocchino, per esempio? Ma quando mai. Lo stesso per gli altri interventi pubblici previsti dal piano regolatore firmato da Pierluigi Cervellati e del quale anziché mare, cultura e natura abbiamo visto varianti, cemento e furberie.

Per queste ultime rischiamo di assistere a un ulteriore mercato, con l’interesse – ma le certezze in questo campo sono sempre difficili e le prove, purtroppo, intangibili – di un importante personaggio politico di casa nostra. Diciamo uno che ha diversi interessi, in settori trasversali. A muoversi sono imprenditori a lui vicini.

Proprio una furberia no, diciamo l’offerta a Tizio – proprietario di un terreno con vincolo ovvero dove si dovrebbe realizzare un’opera pubblica – di acquistare quel lotto. L’utente della strada dice, in prima battuta,: “ma come è vincolato….” Vero, tanto che il prezzo per chi acquista è a dir poco un affare. “Tanto, caro Tizio, tu non puoi farci nulla. Anzi, ti offro anche qualcosa in più…” Lui non può farci nulla, ma…

Il terreno è vincolato, vero, ma sono trascorsi ben oltre i cinque anni entro i quali il Comune doveva “usare” quel vincolo. Cosa che non ha fatto e difficilmente farà. Così l’offerente compra, poi ricorre al Tar e dice che non avendo il Comune eseguito le opere che intendeva il vincolo è decaduto e lui può realizzare di fatto ciò che vuole.

Meglio, propone al Comune – dove intanto l’importante personaggio ha preparato la strada – un progetto e se lo fa approvare. Basta una perequazione e il gioco è fatto.

Voci, ripetiamo, ma come ci ricorda un vecchio adagio anziate “quando la foglia si muove il vento tira”. Per questo è bene che l’assessore all’urbanistica del Comune (esiste ancora, sì?) dica chiaramente quanti sono e cosa intende fare dei lotti dove sono previste opere al momento irrealizzabili e riporti all’approvazione quei vincoli. Oppure dica che pur in presenza di una vittoria del nuovo acquirente non passeranno mai progetti di ulteriori costruzioni. Insomma, faccia qualcosa. Di cemento ne abbiamo avuto fin troppo, anche l’opposizione sia vigile.

Porto, c’è il direttore: lavoreranno in 25. Società e sindaco su piani diversi

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Dobbiamo dedurre dal piano finanziario della Capo d’Anzio che il grosso di quelli che potenzialmente lavoreranno al porto deriveranno dall’indotto. La società, infatti, prevede che “Il personale operativo, al completamento di tutte le fasi di lavori, raggiunge le 25 unità lavorative nel periodo di alta medio/alta stagione (maggio – ottobre). Nei periodi di bassa stagione, il personale operativo si riduce a 17 unità”. Cosa dovrà fare? “Ordinaria gestione e manutenzione della Marina” ovvero “Assistenza alle imbarcazioni in fase di ormeggio, interventi di manutenzione ordinaria, piccole riparazioni, pulizia delle aree portuali, controllo degli arredi, addetti al desk, guardiania”. Al resto ci pensa Marconi: “Le attività amministrative vengono svolte in outsourcing, così come le attività di comunicazione e marketing (che si svolgeranno nel quadro delle attività di promozione della Rete Marinedi, con i conseguenti vantaggi), nell’ambito delle indicazioni impartite dal Consiglio di Amministrazione, cui aspetta anche il coordinamento del Marina attraverso il direttore”. Che ha già un nome, anche se è “designando” come si legge in un recente verbale di assemblea, finalmente reso noto – insieme al resto del materiale – a margine della conferenza di sabato scorso. Si tratta di Emanuele Montani, per intenderci “il collaboratore” – così l’ha chiamato D’Arpino – che a Villa Sarsina prendeva le prenotazioni per gli interventi.  E’ una delle novità che apprendiamo leggendo le carte. Ora il personale “di” un porto è quello, diverso il discorso dell’indotto (cantieri, officine, agenzie e via discorrendo) solo che i fantomatici numeri annunciati in questi anni si smentiscono da soli. Anzi, a dire il vero erano già smentiti ma oggi ne abbiamo ulteriore contezza.

Emanuele Montani

Emanuele Montani

IL PIANO FINANZIARIO

E sappiamo anche un’altra cosa ovvero che è stato necessario ipotizzare “una differente tempistica di realizzazione del progetto, olte ad alcune soluzioni tecniche che, pur mantenendo fermo l’impianto progettuale originario, contribuiscono a ridurre gli oneri di realizzazione. Si è pertanto tenuto conto degli aspetti di criticità del piano originario sollevati dallo studio compiuto da Italia Navigando e presentato al CdA della Capo D’Anzio SpA nel marzo 2012”. Questo verbale non c’è, ma è noto che Italia Navigando disse chiaramente che il bando di gara era sovradimensionato.

Attenzione ai numeri e – per il futuro – al bando che ha in mente il sindaco Luciano Bruschini. “Il nuovo indirizzo progettuale, proposto dal management di Marinedi, prevede un investimento complessivo di circa 163.370.000 euro, rispetto ai 192.000.000. A tale importo, inclusivo di IVA, viene prudenzialmente sottratto un 15% di ribasso in fase di gara, rispetto al 20% che costituisce la media di settore, per arrivare a € 138.865.000 che costituisce la somma da finanziare nel presente piano”. Come ci si arriva? Semplice: si tolgono dal bando di prima le opere pubbliche previste a carico del vincitore e incluse nell’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio. Atto che è vigente e che andrà realizzato, come ha detto sabato scorso D’Arpino, anche se a questo punto è da capire come. Perché delle due l’una: o l’atto d’obbligo è vigente e le opere vanno fatte o il bando che ha in mente il sindaco prevede di non contemplarle. Eccoci arrivati ai 30 milioni di euro in meno inseriti in questo piano finanziario rispetto al precedente.

Sono poi spiegate le tre fasi – una inizialmente prevista entro il 2014 ma poi spostata per le vicende legate alle concessioni – per la “immediata messa in operatività dell’esistente, con alcuni interventi preordinati alla messa a reddito di 154 posti barca dotati di servizi di qualità secondo gli standard del gruppo Marinedi”. Bastano 600.000 euro “ indirizzati ai soli lavori di attrezzaggio degli ormeggi, impiantistica e arredo urbano onde liberare dalla situazione di incuria, abbandono e sporcizia l’area interessata”. Dove si trovano? “Un finanziamento soci pari alla metà dell’investimento e per la restante parte da eventuale scoperto bancario che viene ripagato con i flussi di cassa della gestione”. E il Comune può tirar fuori, oggi, i 183.000 euro ovvero il suo 61% sulla metà dell’investimento? No, perché non li ha e pur avendoli non potrebbe. Per questo sarà bene che la prossima volta, in conferenza, venga il sindaco e non D’Arpino, a spiegarci come intende procedere.

Dopo questa fase – che si pensa di chiudere per il 2015 di fatto gestendo l’esistente, si passa alla seconda per “566 posti barca, circa 346 posti auto scoperti, 3 circoli sportivi, lo yatching club, uffici portuali e due edifici per servizi igienici, oltre alcuni interventi relativi alla viabilità”. L’ammontare previsto è di 31 milioni di euro e “le fonti di finanziamento sono rappresentate, per l 35% da finanziamento bancario ad un tasso di interesse su base annua del 6,5% con restituzione in 24 mesi e per la restante parte, dalle disponibilità bancarie generate dagli incassi degli anni precedenti oltre alle nuove vendite”. Sarà… E comunque un’ipotesi del genere sembra escludere il bando per affidare la realizzazione dell’intera opera. E’ chiaro che da una parte c’è quello che approva la società, dall’altro quello che va ripetendo il sindaco.

Infine “l’ultimazione del progetto secondo il lay out originario. Si prevede un investimento che porta a 1034 i posti barca, e mette a disposizione degli interessati gli spazi necessari per la nuova sistemazione delle attività cantieristiche, per le associazioni sportive locali, nuove attività commerciali nel waterfront. Gli investimenti per la creazione degli edifici destinati alla cantieristica ed ai circoli velici, vengono realizzati con oneri a carico della società, che verranno restituiti dai soggetti gestori in 10 anni al tasso di interesse legale. I medesimi soggetti gestori devolveranno alla Capo D’Anzio SpA la quota parte dei canoni concessori relativi alle aree di propria pertinenza. L’investimento complessivo, stimato in 106.440.000 euro è finanziato per il 50% con mutuo bancario della durata di 9 anni, con tasso di interesse al 6,5 % su base annua e per la restante parte dai flussi di cassa generati dalle vendite dei posti barca e dalla gestione”.

Era meglio fornire questi dati sabato scorso, ma intanto averli è importante perché fanno emergere altre perplessità. Tante perplessità.

Porto, tutto serve tranne la confusione. Sindaco grande assente

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E’ apprezzabile quanto tardivo lo sforzo della Capo d’Anzio di rendere noti i passaggi che porteranno alla gestione dell’attuale bacino portuale e un giorno, forse, alla realizzazione dell’intero intervento. Che la società difetti in fatto di comunicazione non è cosa di oggi, praticamente da quando è stata costituita – nel 2000 – non ha più avvertito l’esigenza di far conoscere ciò che stava facendo. In particolare – è stato sostenuto per anni da chi scrive, sul “Granchio” – in occasione della presentazione dei piani finanziari. Della serie: tu hai il progetto che deve (dovrebbe) rivoluzionare una città e anziché farlo conoscere lo tieni nei cassetti. Come se Marchionne alla Fiat, oggi Fca, tiene nascosto il progetto di un nuovo modello e non lo mostra ai proprietari delle azioni….

Non è bastata nemmeno la legge sulla trasparenza, dato che sul sito del Comune che ha il 61% della società – al contrario di quello che ieri ci hanno spiegato il presidente Luigi D’Arpino e l’avvocato Antonio Bufalari, consigliere d’amministrazione per conto di Marinedi – i documenti indispensabili non ci sono. Ieri in un cd sono stati finalmente forniti, compresi i verbali della società che finora sono stati ottenuti da chi scrive – e ricordiamo che il 61% è sempre pubblico – solo attraverso normali visure alla Camera di commercio. Ma il difetto di comunicazione c’era anche prima, quando inviati del “Granchio” andavano al salone nautico di Genova e allo stand di Italia Navigando si diceva di investire a Fiumicino anziché ad Anzio per un potenziale posto barca. Il difetto c’era quando anziché dire che si vendevano i posti barca sono stati pubblicizzati i “Dolt” o quando il Comune si è trovato – per questioni approfondite a più riprese – un socio privato e non ha sentito il dovere di dirlo a quel 61% pubblico che sono i cittadini. Lo stesso quando si cambiava il logo della società. Bastava dire, prima che si scoprisse e la cosa arrivasse in consiglio comunale: “Si cambia perché…”

E c’è stato ieri, il difetto, in primo luogo perché non c’era il rappresentante dei cittadini proprietari della maggioranza della Capo d’Anzio, il sindaco, che pure a più riprese aveva annunciato che avrebbe tenuto confronti pubblici in tutti i quartieri. Ma anche perché il presidente di una società a maggioranza pubblica ha il dovere di ascoltare i cittadini – soprattutto quelli che non la pensano come lui – e deve evitare di rispondere alle provocazioni. Oppure deve lasciare quel posto. Ma immaginiamo per un attimo se ieri in sala ci fosse stato uno interessato ad acquistare un posto barca? Diciamo che D’Arpino non ne sarebbe uscito con una bella figura nel “siparietto” con l’ex consigliere comunale Santino Adreani e in qualche risposta piccata che poco si addice al contesto di un confronto. A maggior ragione se i citadini, anche attraverso i social network (3.0, sindaco, ricorda?) come il presidente ha riconosciuto alla pagina facebook “Bandiera Nera” sollecitano la necessità di essere informati. Di sapere ciò che è dovuto. E pazienza se qualcuno viene a dire che il porto non gli piace. Si ascolta e si va avanti, mentre D’Arpino – al quale va dato atto di averci messo la faccia – dalla sua proverbiale ironia è caduto nella trappola ed è finito nell’arroganza. Tutto ci serviva fuorché la confusione

E comunque, anche ieri, è mancata chiarezza. Solo nel finale e quando ormai la tensione aveva preso il sopravvento è stato possibile sapere quali sono le fasi previste e i possibili tempi, ad esempio, per sistemare l’attuale bacino. Per il resto abbiamo saputo in buona parte quello che già era noto: il progetto per il quale la Capo d’Anzio ha la concessione è quello e cambiarlo in “corsa” non si può. Il raddoppio lo decide il mercato: o ci sono investitori o si resta con quello di oggi con i pontili mobili, una volta trovate le intese ormai solo con gli ormeggiatori, dato che gli altri alla fine sono d’accordo. Bastava spiegare, con calma, che pagare alla “Capo d’Anzio”, oggi, un canone adeguato e non quello irrisorio degli ultimi decenni vuol dire essersi garantiti di restare lì altri 50 anni e che se un giorno si realizza il nuovo porto avere comunque una sistemazione. Certo che si accordano, mica sono votati al suicidio.

Il sindaco serviva anche per dirci se e quando si farà il famoso bando del quale ha parlato, ormai, quattro mesi fa…

Sapevamo e sappiamo che i soldi non ci sono: “Siamo come un barbone alla stazione Termini” – parola di D’Arpino, chiara quanto infelice di fronte a una platea dove c’erano anche personaggi importanti della nautica – e che il rischio di portare i libri in tribunale è reale. Che al limite venderemo la concessione. Sappiamo che l’atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune – con una serie di opere pubbliche previste – è quello e “tale resta”, così ci ha spiegato D’Arpino, ma che per adesso quelle opere ce le dimentichiamo perché i fondi necessari non ci sono. Sappiamo che il progetto “Life” è naufragato, i soldi arrivati sono stati usati per fare altro, i progettisti (questo non è stato detto) hanno avviato le richieste di pagamento per via giudiziaria. L’Unione europea ha chiesto il rendiconto del progetto ma presto – e D’Arpino lo sa – chiederà indietro anche i soldi. Sappiamo, inoltre, che Marinedi ovvero Renato Marconi per adesso fa il benefattore. La Capo d’Anzio ha l’obbligo di investire eventuali guadagni sulla città ma finché i guadagni non ci sono – e difficilmente ci saranno a breve -l’ingegnere si è posizionato, fa le cose pratiche per la società (contabilità, progettazione, sito) e quando sarà il momento presenterà il conto ovvero diventerà proprietario assoluto.

E’ su questo rischio che il sindaco – non D’Arpino – doveva relazionare. E’ questo che possiamo solo immaginare ma non sappiamo. Fa bene il presidente a dare appuntamento tra due settimane, ma nel suo deprecabile intervento Santino Adreani (al quale bastava ricordare che il passaggio da quote ai cittadini a Italia Navigando è stato votato in consiglio comunale all’unanimità) ha chiesto una cosa alla quale D’Arpino non può rispondere: che fine ha fatto il patto parasociale secondo cui se il socio di minoranza non trovava i soldi entro un anno restituiva le quote? Il Comune ha chiesto pareri, il sindaco ha detto in consiglio comunale dando la sua “parola d’onore” che avrebbe ripreso tutte le quote ma ormai è tardi. Non sappiamo, ancora, che succede con l’ultima legge di stabilità e se dobbiamo chiuderla la Capo d’Anzio ovvero dimostrare che fare il porto è un compito istituzionale. Entro marzo alla “spending review” vogliono saperlo. Dopo aver fatto passare la società come una “start up” per prendere una fideiussione altrimenti impossibile, oggi dovremmo dimostrare che tra gli scopi del Comune dal ’98 c’è questo porto. Delle due l’una, evidentemente. Non sappiamo, del futuribile bando del sindaco, se l’atto d’obbligo è previsto o meno, dato che è stato universalmente ammesso che proprio quei circa 40 milioni di opere pubbliche da realizzare sono state un “peso” che ha scoraggiato i potenziali realizzatori del porto. Non sappiamo se per pagare la concessione alla Regione sono stati usati soldi pubblici e quanti. Sforzo apprezzabile, dunque, ma tante cose vanno ancora chiarite. E questo non significa non volere il porto, ma voler capire. E se magari la prossima volta c’è chi rappresenta il 61% del capitale è meglio.

Legalità, la testa sotto la sabbia mentre spuntano nuove inchieste

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Proprio mentre era in corso l’incontro su legalità e corruzione, con la clamorosa assenza di rappresentanti politici locali, è uscita la notizia del coinvolgimento di Anzio in un’altra inchiesta sui rifiuti. Parliamo di quelli “tessili”, della gestione dei cassonetti dove si lasciano gli indumenti. Ignoriamo se le stesse pratiche seguite – secondo gli investigatori – da organizzazioni in odor di camorra si svolgessero anche qui. Sappiamo che due indagati parlano di “carte di Anzio” e che sono in corso “accertamenti al fine di valutare la posizione delle amministrazioni committenti e il ruolo di alcuni dei personaggi”. 

L’indagine che ha portato a 14 arresti si riferisce al 2012. Dal Comune di Anzio, hanno nulla da dire? Speriamo di sì, dato che il settore ambiente è già al centro di ulteriori accertamenti che vanno dal voto di scambio ai pesi che non tornano, fino a una denuncia per servizi che non potevano essere affidati nel passaggio dalla raccolta prevista dall’appalto precedente al fallimentare “porta a porta”.

Tutto questo mentre i cittadini c’erano, ma la politica era assente al dibattito, continuando forse a voler mettere la testa sotto la sabbia. Ad Anzio come a Nettuno, dove pure la Procura ha aperto una serie di filoni.

Sono indagini, vero, se ci sono state condanne dalle nostre parti sono ancora in primo grado, vero, ma amministratori pubblici e consiglieri comunali intanto dovrebbero quantomeno porsi il problema e poi far vedere che l’istituzione – a un dibattito del genere – c’è. Non fosse altro perché gli assenti hanno sempre torto…

I criteri restano un rebus, intanto paghiamo anche i presepi…

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E’ noto che non esistono, ad Anzio, criteri in base ai quali si decide chi organizza cosa. Meglio, anzi peggio, il criterio è non avere criteri. Così, al solito senza alcun bando né “regia” da parte dell’amministrazione 3.0, com’è stato per l’estate così si è proceduto a Natale.

Un programma presentato dalla Pro Loco Città di Anzio il 21 novembre dal titolo “Merry Christmas 2014” per iniziative dal 19 al 26 dicembre in diverse piazze, compresa quella centrale, 18.850 euro. Non si doveva fare? Ma certo, è giusto che l’amministrazione organizzi qualcosa, ma qual è il motivo per il quale si è scelto quel programma? Era il solo? Continuiamo a chiedere sapendo che non ci saranno risposte, né le cercheranno i consiglieri comunali. Altrimenti qualcuno si sarebbe svegliato per spese estive ben più consistenti, quando si afferma in ogni atto di liquidazione che sono pervenute diverse proposte. Sarebbe il caso di capire se ci sono e di vederle, perché come affermato in passato magari si sceglie l’associazione che propone una serata lirica e si scarta – è una provocazione, sia chiaro – il teatro dell’Opera.

Ma torniamo al Natale, perché alla Pro Loco si affianca l’associazione  Artigiani e Commercianti Piccole e Medie Imprese. Non bastavano il nostro Centro commerciale naturale – del quale a dire il vero si sono perse le tracce – l’associazione Andromeda sempre molto attiva in manifestazioni di piazza, mercatini in particolare, né l’associazione giovani commercianti Anzio alla quale l’estate scorsa è stata liquidata la prima fattura emessa nella sua storia. No, è arrivata anche questa associazione, con sede a Nettuno  – non si conosce la data del protocollo – che per “affidamento e organizzazione esposizione presepi artistici” ha ottenuto 2.000 euro. I presepi erano, così si legge nell’atto, quelli degli artigiani di San Gregorio Armeno, a Napoli. L’auspicio è che i presepisti non abbiano dovuto versare nulla agli organizzatori e francamente sfugge per quale motivo un Comune debba pagare per ospitare una mostra simile.

E poteva mancare il “trenino“? Non sia mai, sembra che ci tenesse particolarmente l’assessore alle attività produttive Giorgio Bianchi e così dal 20 al 30 dicembre, Natale escluso, sono stati destinati altri 4.950 euro.

Ripetiamo: tutto assolutamente lecito, ma ancora una volta senza che si sappia cosa realmente si voglia fare   di questa città se non affidarsi all’improvvisazione, a qualche associazione amica, a quella che presenta il progetto per prima, a quella che gode della fiducia di un consigliere o un assessore. Poi i presepi avranno avuto il loro pubblico, gli spettacoli in piazza anche, il trenino sarà stato preso d’assalto. Ma ancora una volta sarebbe interessante capire.

Basta con gli incivili ma assessore Placidi, se ci sei batti un colpo

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Aveva tuonato contro gli incivili e soprattutto nei confronti della stampa, “rea” di riportare le immagini di chi sporca la città. Peggio ancora cittadini e comitati che usano i social network, perché va bene il 3.0 ma quello era solo per la campagna elettorale di Bruschini.

Aveva promesso che sarebbe cambiato tutto, in realtà non solo i rifiuti continuano a fare bella mostra di sé fino a ridosso del centro cittadino, ma dell’assessore Patrizio Placidi e della promessa bonifica si sono perse le tracce. Lo sottolinea persino un sito che finora ha dato ampio spazio alle iniziative dell’assessore.

Il personaggio è così: convoca la stampa, “tuona“, dà numeri inesistenti sulla differenziata (79%!?!?) fa carta vince carta perde con i piani finanziari,  spara contro tutto e tutti, poi i risultati non si vedono. Da imprenditore quale egli stesso si è definito, deve avere altri impegni e considerato che il fallimentare progetto degli “ispettori ambientali” (aspettiamo ancora di conoscere il capitolo di bilancio nel quale sono iscritte le sanzioni) non gli consentiva di usare nuovamente quella carta, ha fatto la conferenza e si è fermato.

Sia chiaro, i responsabili sono i cittadini incivili che continuano, imperterriti, a gettare dal centro alla periferia di tutto e dovrebbero smetterla. Sono quelli che non capiscono perché devono fare la differenziata se poi pagano più di prima e soprattutto se ancora c’è una zona dove non si fa. Si aspetta – è vero – il nuovo appalto ma è stato ormai aggiudicato da tempo e tutto tace.

Ma detto degli incivili, l’assessore ha se non altro la responsabilità di dover intervenire perché altrimenti scatta l’emulazione, come ci ricorda la teoria della cosiddetta “finestra rotta”.  Non è giustificato chi sporca, attenzione, ma diciamo che ha un “alibi” data la situazione. Per questo è bene che Placidi, se c’è, batta un colpo. Perché qui le uniche cose che sembrano andare avanti sono le indagini sul settore. Non è ancora affidato il nuovo servizio – ma perché? Qualcuno dall’opposizione vuole chiederlo? – che fiocca un’altra denuncia sul vecchio, già al centro di accertamenti per il presunto voto di scambio – ma l’assessore si è detto tranquillo – e con un fascicolo che passa da una Procura all’altra per capire chi deve occuparsi di pesi che non tornano tra Anzio e Aprilia. Magari fossero solo gli incivili o la stampa brutta e cattiva…

Se una collezione di conchiglie “sfratta” la Capo d’Anzio…

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Avevano affittato una sede al porto, poi anticipando la “spending review” l’avevano dismessa. Il Comune aveva assegnato loro lo spazio di piazza Pia, dove per anni è stata l’azienda di soggiorno e turismo, quindi i vigili urbani e ancora il centro disabili “Elena Castellacci”, mentre l’estate scorsa è stato utilizzato dal delegato al turismo Luciano Bruschini come ufficio informazioni.

La Capo d’Anzio, società che al momento deve gestire il porto perché la realizzazione del nuovo è di là da venire, non ha una sede operativa. Eppure quei locali, secondo una delibera di giunta del 2010, sono destinati proprio alla società che per il 61% è del Comune. Ma è sorto un problema. Già, una collezione di conchiglie. Donata o in fase di donazione al Comune e in cerca di “casa”, con qualche consigliere comunale e assessore che “spinge” affinché sia dato proprio quello spazio. C’è stato addirittura un recente sopralluogo.

Sulle sedi, è noto, in Comune si fa un po’ come si vuole. Partiti inesistenti, associazioni appena nate, assegnazioni provvisorie, gente che non paga da anni. Cambiano assessori, si rifanno i censimenti, ma poi resta tutto com’è. Così è “normale” che una collezione di conchiglie – per quanto prestigiosa – rischi di prendere il posto della Capo d’Anzio. Che nel frattempo se deve incontrare un potenziale acquirente di posti barca fa di necessità virtù. E’ noto, per esempio, che alcuni incontri si sono svolti alla Lega Navale e che per far firmare i contratti l’avvocato e consigliere d’amministrazione è andato “porta a porta”.

Ecco, solo immaginare che una società che secondo le intenzioni del Comune ha in mano il futuro di Anzio non possa avere la sede indicata perché deve andarci una collezione di conchiglie è l’ennesima dimostrazione del pessimo livello che è stato raggiungo.