Porto: quello che la società ha provato a “nascondere”, i dubbi che restano

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Formalmente è ineccepibile: il rapporto è tra Regione Lazio e Capo d’Anzio, concessionaria del porto, quindi l’inversione del cronoprogramma e la consegna delle aree – avvenuti rispettivamente ad aprile con una determinazione della direzione regionale territorio e urbanistica e all’inizio di luglio con la firma di un verbale – rientrano nel rapporto in essere. Quello che scopriamo è altro. Ciò che la “Capo d’Anzio”, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio (con questo logo e intestazione ha presentato i progetti in Regione), ha provato a nasconderci. Apparentemente senza motivo, perché se uno vuole realizzare un’opera del genere e se il 61% è in mano al Comune ovvero ai cittadini, non c’è proprio nulla da nascondere. O forse sì, perché a leggere le carte sorge qualche altro dubbio rispetto a ciò che intende fare la società ma abbiamo – finalmente – anche qualche risposta che il sindaco – in rappresentanza di quel 61% – si ostina a non dare.

Quello che sappiamo, intanto, è che il collegio di vigilanza e controllo previsto dall’accordo di programma si è riunito almeno una volta. Il 4 febbraio scorso, infatti, ha dato parere favorevole alla proposta di invertire il cronoprogramma. Sappiamo anche – è nero su bianco – che la Capo d’Anzio avrà ulteriori 12 mesi per “l’ultimazione dei lavori”. Dalla concessione a oggi sono trascorsi tre anni, ne restano altrettanti per terminare. Primo dubbio: ce la faranno?

Viene da chiederselo perché l’inversione – sulla carta – prevede l’impegno del concessionario “a voler rispettare tutti gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’atto di concessione in parola”. Nella consegna delle aree è specificato ancora meglio che la Capo d’Anzio “è tenuta al rispetto di tutto quanto previsto nell’atto di concessione”, ovviamente che dovrà dragare i fondali “come previsto dall’accordo di programma, parte integrante dell’atto di concessione”, ma soprattutto che “i lavori di realizzazione delle opere previste nel progetto definitivo approvato e riportato nell’atto di concessione e nell’accordo di programma procederanno secondo il nuovo cronoprogramma”. Sì, avete letto bene: opere previste nel progetto definitivo. Forse è questo che volevano “nasconderci”. Tra le opere – fra l’altro – c’è una strada al di sotto della banchina che sbuca in piazza Garibaldi. C’è la “torre di controllo” per la Capitaneria tanto che – forse conoscendo le italiche abitudini – la Guardia costiera ha fatto escludere dalla consegna la base di Riviera Zanardelli fin quando non ci sarà la “torre”.

Ci sono, inoltre, i rapporti con i concessionari attuali per i quali la Capo d’Anzio “procederà secondo quanto sottoscritto nell’atto di concessione (…)” al quale sono allegati i verbali d’intesa. Non si può fare diversamente, anche se la società ci sta provando.

IL RETROSCENA

Va fatto un passo indietro. Intanto alla lettera che con il nuovo logo (deciso da chi? Quando?) viene spedita alla Regione Lazio il 3 e protocollata il 7 febbraio 2014. Scopriamo che nel chiedere la consegna delle aree per invertire il cronoprogramma la società “ha deciso di gestire direttamente le attività oggetto di concessione, avvalendosi dell’esperienza, della professionalità e del know how del suo socio operativo Mare 2 spa” (poi divenuta Marinedi nella proprietà del 39% delle quote, ma tanto il padrone è sempre lo stesso) con quest’ultimo che “al fine di recuperare il tempo trascorso ha attivato la propria struttura per la predisposizione della progettazione esecutiva e per il supporto finanziario necessario, escludendo la previsione di nuova finanza pubblica”. Altro passo indietro: luglio 2012, il consiglio comunale di Anzio vota all’unanimità di riprendersi le quote allora di Italia Navigando e di lì a poco di Mare 2 spa. Il sindaco non dà corso a quella decisione, anzi un anno dopo – e in presenza di un parere legale che da quanto emerge indica la strada di un arbitrato con il privato – viene redatto “il nuovo piano dell’operazione” – come si legge nella relazione che l’amministratore delegato di Capo d’Anzio, Enrico Aliotti, trasmette alla Regione. Piano che viene “definitivamente approvato, dopo diversi incontri di approfondimento e verifica, in sede di consiglio di amministrazione e assemblea dei soci il 19 dicembre 2013”. Piano del quale la città non è mai stata messa a conoscenza e che prevede – così scrivono il presidente Luigi D’Arpino e lo stesso Aliotti sempre il 7 febbraio alla Regione: “l’attivazione di una gestione provvisoria”. Quella attuale, di fatto. E’ il 25 marzo quando sempre in Regione ci sono D’Arpino, il sindaco Luciano Bruschini e a rappresentare Mare 2 spa direttamente il regista dell’operazione, Renato Marconi. Nello scarno verbale redatto si legge che il sindaco “illustra lo stato della concessione a tutt’oggi e ribadisce il proprio parere favorevole alla proposta della Capo d’Anzio”. Marconi, invece “passa a illustrare le varie fasi di realizzazione delle opere, ribadendo che è intenzione della Capo d’Anzio di rispettare il nuovo cronoprogramma e realizzare le lavorazioni previste nell’accordo di programma e nella concessione assentita”. Insomma, il porto – e questo lo ha sempre detto anche Bruschini – resta quello, con tutte le opere previste. Solo che si parte dall’interno. E che nel cronoprogramma di 36 mesi spuntano – ecco l’altra risposta che otteniamo – i famosi “pontili mobili” che a dire il vero nel progetto definitivo non c’erano. In Regione se ne è accorto qualcuno? Forse gli altri costavano troppo…

I REBUS

In tutto questo manca un piano finanziario degno di tale nota. Deve essere tra i documenti ancora “nascosti” del “Marina”. Addirittura manca a supporto della richiesta di nuovo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio. Dobbiamo andare, allora, per ipotesi e voci. Nel primo caso sembra evidente che la Capo d’Anzio con la “gestione provvisoria” voglia incamerare i canoni, affittare i pontili mobili, prendere i soldi dei 25 posti prenotati, sistemare qualche debito e partire. Dove si trovano i fondi per l’escavo, per pagare i 50.000 euro al mese alla banca e quanto altro – comprese le opere previste dal progetto definitivo – nessuno ce lo dice. Le voci, allora: un gruppo russo, anzi uno del Kuwait, un’azienda che vuole l’esclusiva sulle crociere o una turca dietro l’angolo. Cosa c’è di vero? Ed entrerebbero attraverso cosa? Una cessione della Capo d’Anzio con lauta liquidazione al socio privato che ha fatto una serie di progetti e chiederà di essere pagato?

E dov’è il bando per una nuova gara della quale si parla con insistenza? Ricordiamo poi che esiste un atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune e che questo – con tutta una serie di opere – faceva parte del precedente bando di gara. Lavori per circa 50 milioni di euro che hanno scoraggiato a partecipare. Sono stati tolti? E in quale atto formale si dice che l’atto d’obbligo non c’è più?

Infine le prescrizioni inserite nell’accordo di programma: sono state ottemperate o non? Ad esempio il modello tridimensionale per lo studio delle correnti o quanto chiesto dalla Soprintendenza per i beni archeologici… 

Ma sì, alla fine il porto inizierà perché ormai siamo stanchi di aspettare, perché Bruschini ne ha fatto una questione di principio dopo essersi speso con la Regione Lazio a lungo, perché Marconi non ha preso le quote della Capo d’Anzio per cambiare aria. Basterebbe essere chiari, almeno finché quel 61% apparterrà ai cittadini.

Porto, avanti spediti. Senza soldi

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La Capo d’Anzio, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio, va avanti spedita e pubblica gli idonei per il ruolo di personale front desk e manutentori ormeggiatori. Al tempo stesso fa sapere anche che si sta costituendo un albo dei fornitori.

Il porto è prossimo, insomma, peccato nessuno ci dica dove sono i soldi per farlo e che il 30 settembre si chieda al Consiglio comunale di votare una fidejussione per garantire l’ennesimo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio onde evitare gli atti giudiziari. Due, del resto, sono già falliti…

Nel piano predisposto si parla di 50.000 euro al mese per estinguere il debito entro il 2015, ma nessuno ci spiega dove saranno presi. Speriamo che prima di votare qualcuno in Consiglio comunale ponga il problema. E non solo della fidejussione – per la quale c’è qualche dubbio di legittimità, avendo la Capo d’Anzio bilanci in perdita da tre anni – ma dell’intera vicenda porto

Ripeto: si faccia pure il porto, ma finché – e purtroppo temo per poco… – il 61% sarà nelle mani del Comune, i cittadini hanno il diritto di sapere quello che sta succedendo. Invece si va avanti per sentito dire. E di fronte alle lettere ufficiali su carta intestata Marina di Capo d’Anzio mentre gli ormeggiatori sono agitati, i cantieri non battono ciglio. C’è tutto, in questa operazione, meno che chiarezza.  Ah no: manca pure un piano finanziario…

Debiti fuori bilancio, nodi al pettine. Finalmente capiremo, forse

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E’ francamente difficile, per un profano, cosa sia cambiato dall’1 agosto a oggi. Allora è stato approvato il bilancio di previsione del Comune di Anzio – con la situazione che conosciamo e le contestazioni che saranno oggetto di un ricorso al Tar – ora si torna in consiglio comunale per riconoscere debiti fuori bilancio. Sono stati “scoperti” solo ora? C’è poco da crederci, mentre una versione più realistica è che per anni siamo stati presi in giro.

Ci raccontavano, lo raccontavano anche ai loro consiglieri di maggioranza che “osavano” chiedere, che i conti erano a posto. Ci dicevano che la Corte dei Conti o la Ragioneria dello Stato muovevano contestazioni che non avevano fondamento. Spiegavano che i 700.000 euro risparmiati in discarica non potevano andare per coprire i residui come chiedevano i dirigenti perché andavano usati per i servizi, così come venivano “sperperati” i 700.000 euro circa del rimborso Recordati, usati persino per pagare dei quadri a Villa Sarsina. Lo dicevano, da una maggioranza boriosa, a chiunque osasse porre dei dubbi. Adesso, però, i nodi arrivano al pettine. Quei debiti, fattura per fattura, andranno certificati, votati, pagati. Ovviamente saranno i cittadini a pagare, mica chi per anni ha messo la testa sotto la sabbia e ha finto di non sapere o ha voluto farci credere che era tutto a posto. Rileggiamo le interviste del sindaco Luciano Bruschini, le dichiarazioni dell’allora assessore Giuseppe Mercuri, e scopriamo che la parola d’ordine è sempre stata che non avevamo debiti. Alla faccia. Ora, finalmente, capiremo qual è la reale situazione. Almeno speriamo.

Così come, forse, comprenderemo qual è la condizione della Capo d’Anzio per la quale c’è una fidejussione da rinnovare con garanzia del consiglio comunale. Speriamo che il sindaco voglia dire – una volta per tutte – cosa si prevede per il porto e fare il quadro finanziario dell’intera operazione. Perché una fidejussione al buio non si può dare. Qualcuno provi a farlo notare anche in maggioranza, magari…

Procure, montagne e topolini. Le indagini mai viste

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L’assoluzione dell’ingegnere Marco Pistelli, insieme a quella di Giulio Godente e Nello Monti – indagati mentre entrambi erano consiglieri comunali, è l’ennesimo buco nell’acqua della Procura di Velletri su questo territorio. La magistratura veliterna è in buona compagnia, attenzione, se solo qualche mese fa è stato prosciolto in udienza preliminare Luciano Mingiacchi, il quale per quell’indagine si dimise da direttore generale della Asl. Le montagne hanno partorito i classici topolini. Allo stato di quanto emerso nel dibattimento – dove poi si formano le prove – sembra incamminato sulla stessa strada il processo per la vicenda Colarieti-Santaniello. Con l’aggravante che lì c’è gente rimasta ai domiciliari per sette mesi.

Un noto avvocato locale, parlando del più e del meno, ha sottolineato come in tanti anni di professione deve ancora vedere condannare un amministratore pubblico. Possibile che, nemmeno per “sbaglio”, ci sia mai stata una condanna? Evidentemente sì.

Quello che non torna – e lo dico con il massimo rispetto della Magistratura – è altro. Possibile che in questo nostro territorio al di là di abusi d’ufficio o tentativi di corruzione non si vada? Ai tempi di Tangentopoli, per esempio, si sapeva quale fosse il sistema ma o sono stati bravi e onesti i politici di casa nostra o non si è proprio indagato.
A memoria, poi, non si ricorda una sola indagine patrimoniale degna di tale nome. Ma possibile che certi inspiegabili tenori di vita li vedano solamente i cittadini? E possibile che sia dovuta arrivare la direzione antimafia a dirci che qui vivevano e si riproducevano cellule di clan? Già, quello è il suo lavoro… Ma quello degli altri? I sequestri preventivi possono farli tutti se ci sono dubbi di illeciti arricchimenti. Così come è inspiegabile che gli affari con il piano regolatore di Anzio non abbiamo riguardato anche qualche soldo da “ripulire” perché o siamo davvero un’isola felice o statisticamente accade che con tanta edilizia da realizzare qualcuno venga e investa soldi ottenuti chissà come.
Intanto, mentre per gli abusi pubblici fioccano assoluzioni non sappiamo che fine abbiano fatto, per esempio, le due inchieste sulla vicenda “Serenissima” che è sotto indagine in Veneto, mentre qui si è parlato di una tangente che ha visto impegnati carabinieri e polizia ma senza esito. Apprendiamo da Controcorrente che nella vicenda Francescana ci si è “dimenticato” qualche computer, ignoriamo le sorti dell’inchiesta sugli spari a Patrizio Placidi e sul movente di quell’attentato. Per non parlare del “Caro estinto” del quale Repubblica ha anticipato le carte ma finito nel dimenticatoio, almeno così sembra
Ecco, vanno benissimo tutti gli accertamenti di questo mondo e si comprendono le difficoltà operative di ogni genere. Ma vedremo mai indagini diverse? Ricordiamo, infine, che ogni volta che si avvia un’inchiesta – da ultimo quella sulle cooperative che si sono occupate di servizi ambientali ad Anzio – si sequestrano carte, poi si effettuano perquisizioni magari alla ricerca delle stesse carte, si espongono persone agli onori delle cronache. Più celerità nelle decisioni finali sono un’utopia in Italia, ma soprattutto qualche indizio più probante da portare in Tribunale, non guasterebbe.

Nuovo cassetto, vecchi problemi. Altro che 3.0

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Chissà se lo pagheremo con la tassa sui rifiuti…. Il cassetto tributario del Comune di Anzio si rinnova, resta registrato dalla società che lo realizza, ma la grafica certamente migliore della precedente e una nuova veste non nascondono i problemi. No, quelli restano tutti.

In primo luogo l’anomalia per la quale il Comune è lo stesso, il “cassetto” pure, la società che lo ha realizzato anche, ma mentre i tributi vengono faticosamente aggiornati, delle mense non c’è traccia. Né dei pagamenti precedenti, tanto meno delle nuove emissioni di bollettini. Tanti cittadini, per esempio, non si sono visti recapitare il conguaglio dello scorso anno scolastico e non lo trovano certo nel “cassetto”, all’interno del quale risultano pure morosi del pagamento dell’anno passato. Normale? Chissà… L’ultimo avviso in tal senso – 24 giugno scorso – recita che per “motivi tecnici i pagamenti non sono ancora visualizzabili on line”. Non vorremmo che servisse qualche altro “data entry” da pagare, considerati i precedenti. Perché se si fa il “cassetto” e si spendono 70.000 euro oltre gli aggiornamenti, si dovrà pure prevedere nel Comune 3.0 che il sindaco decantava in campagna elettorale che automaticamente chi ha pagato viene registrato. O no?

E si dovrà pure prevedere, qui torniamo ai tributi, che se un cittadino è registrato accede al “cassetto” e trova già il calcolo della sua posizione rispetto alla Tasi, per esempio. Sai chi sono, dove abito, di cosa sono proprietario, la rendita catastale, automaticamente – nell’era digitale – calcoli il mio F24 che io pago anche on line… Invece no, oggi il “cassetto” serve solo a vedere quello che so già: se ho pagato un tributo oppure no, anzi per le mense nemmeno me lo registrano. Da mesi.

Rispetto alla Tasi c’è un comunicato nel quale si spiega come fare e pure i 6.000 iscritti al servizio – tanti dovevano essere i pdf della Tari spediti massivamente via mail, sempre dalla stessa società, ma mai arrivati – dovranno andare da un commercialista o armarsi di calcolatrice e fare da soli. A meno che, la prima scadenza è il 16 ottobre, non ci facciano una sorpresa. Basta che non dobbiamo pagare qualche altro aggiornamento. Perché di 3.0, in questo Comune, come già sostenuto, sembra esserci solo il moltiplicatore di programmi e servizi informatici che ogni servizio acquista per sé. Leggere le determine per credere .

ps: per la cronaca ci sono ancora siti diversi che non riescono a “dialogare” tra loro all’interno del portale del Comune, il cassetto tributario è uno di questi

Fratelli d’Italia incontra il sindaco, siamo tutti più tranquilli…

Va dato atto a Luciano Bruschini di essere bravo. Anzi, probabilmente di essere il migliore nei rapporti con gli ambienti politici locali e non. Se una forza di opposizione (?!) che occupa il Consiglio comunale con le altre, è d’accordo su una serie di richieste di chiarimento al Prefetto ma poi non firma il documento con le altre – e difficilmente firmerà un ricorso al Tar su quelle anomalie – esce da un incontro e di fatto si complimenta con Bruschini non c’è che dire: il sindaco è bravo.

Dal comunicato diffuso da Fratelli d’Italia questo si evince. Certo, l’opposizione costruttiva è importante, il confronto pure, ora aspettiamo con ansia l’assemblea del partito di Giorgia Meloni – che ricordiamo baciare e abbracciare Bruschini nell’ultima campagna nazionale nella sede ottenuta in fretta e furia dal partito neonato ad Anzio Colonia – e come si dice dalle nostre parti “il mare è una tavola”. Le difficoltà? Invenzioni dell’opposizione, quella brutta e cattiva che dice sempre no – e troppo spesso è stato vero – o, peggio, dei giornali. Funziona tutto, insomma, sì all’ambiente c’è stato qualche problema e si chiede di “commissariare” il settore ma pur senza risposte…. Era Romeo De Angelis, del resto, a chiedere alla stessa maggioranza di oggi, quando ne faceva parte, di non avviare il “porta a porta”. L’assessore era sempre Placidi.

La sicurezza? Il sindaco ha detto che arriveranno nuove telecamere, intanto proprio questa mattina è stato messo a segno un altro furto e delle vecchie telecamere non c’è traccia. Cattivi giornalisti che lo sottolineano… Il porto? Forse prima di un’assemblea pubblica – l’ultima che ricordiamo è stata con l’ingegnere Alberto Noli più di dieci anni fa, al Paradiso sul mare – il sindaco dovrebbe dire al Consiglio comunale come stanno realmente le cose….  No no! La commissione d’inchiesta l’ha chiesta Bernardone del Pd, vogliamo scherzare?

Comunque dopo che Fratelli d’Italia ha incontrato Bruschini siamo tutti più tranquilli, anche perché l’anomala opposizione di destra sembra incamminarsi lentamente verso un ingresso organico in maggioranza. Le elezioni amministrative del 2013 sono passate, tutto sommato la situazione non è grave come si vuole far credere, le promesse in campagna elettorale erano appunto promesse e pazienza se non si riescono a garantire.

Un solo, piccolissimo, appunto: non era Fratelli d’Italia che insieme a chi oggi va verso Ncd o è già in Forza Italia ma resta all’opposizione (fino a quando?) voleva cambiare questa città?

Complimenti a Bruschini, sinceri, non c’è che dire…

La Provincia è rimasta, i giochetti pure

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Si chiamano elezioni di secondo livello. Ormai, come nella contrattazione sindacale che avviene nelle aziende, si demanda tutto a un altro livello. Ma mentre nelle imprese c’è almeno il rapporto diretto con i lavoratori, qui decidono tutto i partiti e gli eletti nei consigli comunali. Sì sì, si vota. Eleggeranno al posto nostro il consiglio della Città metropolitana, la nuova Provincia. Quella che Berlusconi aveva inserito nel suo programma per essere abolita – ma intanto ne creava altre tre o quattro – e quella che Renzi ci fa credere di aver abolito. Non votiamo più, votano gli altri per noi, e certamente si risparmia. Chi viene eletto non percepisce emolumenti e certamente si risparmia, ma le competenze restano e i “carrozzoni” pure. Serviva una riforma costituzionale, vero, ma la stessa fretta che si usa per cancellare il Senato non poteva essere utilizzata anche qui? Mistero. Quello che si capisce davvero, invece, è altro: i giochetti sono sempre gli stessi.

Ha senso candidare a Nettuno sindaco e presidente del consiglio comunale, dello stesso partito? Se c’è da “contarsi” evidentemente sì… Nel Pd sono maestri di tattiche, strategie e chi più ne ha ne metta. Dopo il voto, una volta “contati”, avranno da ridisegnare chissà quale assetto o meditare qualche “vendetta”… Certo il clima a Nettuno, nello stesso Pd, non è dei migliori e questa doppia candidatura ne è una dimostrazione. Anche se ci diranno che il partito ha diverse sensibilità da far esprimere… 

Ma è ancor più singolare ciò che avviene ad Anzio. Candidato con il Nuovo centrodestra è Danilo Fontana. Quando c’è da presentarsi lui è sempre presente, ma una domanda sorge spontanea: qui è all’opposizione verso lo stesso Nuovo centrodestra con il quale ora si candida… Eh sì, perché alle ultime europee nel manifesto che invitava a votare i candidati del partito (!?) di Alfano c’era una folta schiera di amministratori, da Zucchini ad Alessandroni. Insomma, ci spiegheranno che “questa è la politica” – che è la stessa frase che sentiamo sui campi dopo una partita e cioè “questo è il calcio” – ma si può fare ricorso al Tar, opposizione sul bilancio e sul resto e poi candidarsi con quello schieramento? Di lotta e di governo, ma sì…

 D’altro canto la Provincia è rimasta, i giochetti di partito evidentemente pure.

Centro alta diagnostica come il porto: la peggiore burocrazia

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Ma sì, ammettiamo che la Fondazione Roma si voglia buttare avanti e dica “ce ne andiamo” per mettere la Regione alle strette. Se pure fosse? Il rischio che il centro alta diagnostica non si faccia più a Latina o si faccia pure nel capoluogo ma non al “Goretti” è il trionfo della peggiore burocrazia. Sembra di assistere alla tiritera del porto di Anzio – è un caso che anche in questo caso governi il centro-sinistra? – quando ci si celava dietro a “procedure” inesistenti per dire di no.
Qui è ancora peggio, in Regione c’è chi ha provato in extremis a bloccare il trasloco del 118, al posto del quale sarebbe andato il centro, e non c’è riuscito perché il trasferimento era già avvenuto. C’è chi ha detto “tanto a Latina non si farà mai”. C’è chi sta nascondendo una lettera spedita alla Asl a dicembre 2013 con le motivazioni che non consentirebbero di aprire il centro. Sì, nascondendo. L’ha chiesta invano il consigliere regionale Pino Simeone. Chi scrive ha attivato una richiesta di accesso agli atti. Nulla.
Perché non si può aprire il centro dopo protocolli firmati e delibere vigenti? Nessuno lo dice ufficialmente. Sembra che ci sarebbero intoppi sulla proprietà dei macchinari, sull’uso “privato” di un bene pubblico (la sede dell’ex 118) nonostante le prestazioni gratis garantite alla Asl, la Fondazione “guadagnerebbe” – reinvestendo sul centro, mica intascando i soldi… – e chi più ne ha ne metta.
Qui la Fondazione, che certo ci “prova” e vuole mettere la Regione alle strette, di sicuro investe. Fior di milioni di euro, per un macchinario unico in Italia, destinato a richiamare studiosi da mezzo mondo. Questo non conta per i burocrati, ancora meno per i politici a quanto pare. Quelli che promettono da oltre dieci anni la terapia intensiva neonatale, ad esempio, mentre i bambini con problemi continuano a essere a rischio. Quelli che con il Dea di II livello giocano a carta vince carta perde: Marrazzo lo inserisce ma non lo crea, la Polverini lo toglie, Zingaretti lo reinserisce ma formalmente c’è ancora da aspettare.
Certo nel caso dell’alta diagnostica, il macchinario resterebbe privato e c’è da dire meno male. Perché basta fare quattro passi al “Goretti” per vedere in che condizioni sono quelli pubblici e cosa occorre fare per sostituirli. A cominciare – i burocrati conoscono – dall’acceleratore lineare. Indispensabile per la radioterapia, la cura dei tumori. Chi impedì la gara per il nuovo? Basta chiedere in Regione, negli uffici lo sanno bene. Si sono persi tra spesa corrente e spesa in conto capitale quando la Asl propose di pagarlo con fondi di bilancio. Lo stiamo ancora aspettando e al primo guasto dell’unico funzionante partiranno i viaggi della speranza per Roma.
Il macchinario del centro per alta diagnostica non avrebbe di questi problemi, pagherebbe tutto la fondazione Roma. Ma se una cosa decidi di non farla fare, il modo in Italia lo trovi. La Regione, attraverso pareri “a soggetto“, è stata capace di rinviare finché ha potuto l’approvazione del nuovo porto di Anzio decretandone il fallimento quando è stato autorizzato in piena crisi della nautica. Adesso in Regione c’è chi – per motivi ufficialmente sconosciuti – intende bloccare a Latina un investimento, la possibilità di fare ricerca, la diagnostica senza eguali per i tumori.

Verranno a dirci che c’è il “piano di rientro“, la ricetta che ormai usano per ogni “no“. Un’ultima curiosità: la Regione che ha aperto senza “autorizzazione all’esercizio” la casa della salute di Sezze è la stessa che sta impedendo il centro di alta diagnostica. Complimenti!

Le informazioni abbondano, i turisti chissà…

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Chi dà le informazioni turistiche ad Anzio? La domanda sorge spontanea, dato che il delegato al turismo Luciano Bruschini – omonimo del sindaco – ha trascorso l’estate in piazza Pia, dove ha affisso un cartello “Ufficio informazioni turistiche” con tanto di simobolo del Comune e dove – è lui a raccontarlo – ha provveduto a proprie spese persino alla tinteggiatura delle pareti. In quello spazio si vendevano anche i biglietti delle manifestazioni estive. Da un ufficio all’altro, quello che ha sede in via Mimma Pollastrini e dove si trova la Pro Loco città di Anzio. Gente che si impegna, tiene aperto l’ufficio anche d’inverno e che al di là degli “scontri” paesani con la Pro Loco “Portod’Anzio” (che nemmeno è iscritta all’Unione nazionale) ha con il Comune un rapporto consolidato. Ebbene in virtù di questo sono stati liquidati i fondi previsti da un’intesa siglata da anni. Il motivo? Dato che “un ufficio informazioni turistiche riveste una grande importanza per i numerosi turisti specialmente durante la stagione estiva”, la Pro Loco ha dato la sua disponibilità a gestire un servizio del genere per conto del Comune che “si svolgerà esclusivamente presso l’ufficio in via Mimma Pollastrini”. No, scusate… Uno a piazza Pia con tanto di cartello e gestito, di fatto, dal delegato al turismo del Comune e un altro a 100 metri, alle spalle dell’edificio ritinteggiato da Luciano Bruschini…

O c’erano chissà quanti turisti da soddisfare o c’è stato un doppione. E chissà, magari in piazza Pia – dove ulteriori informazioni venivano date, ma solo per una parte degli spettacoli, anche nel box del centro commerciale naturale – sono stati distribuiti pure una parte dei 2.500 opuscoli fatti stampare dalla Pro Loco e pagati dal Comune “Anzio -Itinerari storico turistici”. Non ci sarebbe da stupirsi. Ma soprattutto, così, per curiosità, c’è un’idea di quanti siano stati questi turisti?

O abbiamo avuto più uffici informazioni che persone da informare? Chissà…

Ispettori ambientali, i dubbi che restano

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“Non ci pagano e non abbiamo permessi”. Gli ispettori ambientali – attraverso facebook o in incontri personali – ci tengono a precisare. Nel primo caso hanno ragione: le associazioni alle quali appartengono sono state liquidate, a tempo di record, dal Comune ma i mandati di pagamento non ci sono ancora e quindi per i rimborsi c’è da aspettare… Il permesso, invece, come dimostra questa immagine, qualcuno evidentemente ce l’ha… Peccato – nonostante la scritta – che non l’abbia rilasciato la polizia locale…

Restano i dubbi, poi, sulle sanzioni che questi “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio” – come vengono definiti nei decreti di nomina – hanno fatto e stanno facendo, persino a chi ha delle siepi troppo abbondanti e non solo a chi getta rifiuti in luoghi non consentiti. Perché? Semplice, basta cercare su internet per scoprire che “l’ispettore ambientale non può essere un qualsivoglia soggetto privato”. Ed è facile fare un riscontro in particolare con gli ausiliari del traffico. Mentre per questi ultimi esiste una disposizione che “autorizza la delega di funzioni” è vero che “una norma analoga manca certamente nel caso degli ispettori ambientali”.

Allora? L’impressione è che si sia creato tutto questo apparato sì per provare a controllare il territorio ma anche con l’intento di far “arrotondare” qualche euro ad alcuni ispettori o di mantenere qualche promessa elettorale. Certo, non saranno 20.000 euro a rovinare il Comune di Anzio, però questa vicenda è emblematica di come si procede.

Nessun bando, nessuna ricerca, nessun criterio, soldi ad associazioni che in alcuni casi nemmeno sono iscritte al registro regionale, 10 euro a forfait a ciascun volontario non si sa sulla base di quali pezze d’appoggio. Non c’entrano gli ispettori, sia chiaro, anzi sono vittime di questo sistema. Altri dovrebbero fornire spiegazioni…