Porto: quello che la società ha provato a “nascondere”, i dubbi che restano

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Formalmente è ineccepibile: il rapporto è tra Regione Lazio e Capo d’Anzio, concessionaria del porto, quindi l’inversione del cronoprogramma e la consegna delle aree – avvenuti rispettivamente ad aprile con una determinazione della direzione regionale territorio e urbanistica e all’inizio di luglio con la firma di un verbale – rientrano nel rapporto in essere. Quello che scopriamo è altro. Ciò che la “Capo d’Anzio”, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio (con questo logo e intestazione ha presentato i progetti in Regione), ha provato a nasconderci. Apparentemente senza motivo, perché se uno vuole realizzare un’opera del genere e se il 61% è in mano al Comune ovvero ai cittadini, non c’è proprio nulla da nascondere. O forse sì, perché a leggere le carte sorge qualche altro dubbio rispetto a ciò che intende fare la società ma abbiamo – finalmente – anche qualche risposta che il sindaco – in rappresentanza di quel 61% – si ostina a non dare.

Quello che sappiamo, intanto, è che il collegio di vigilanza e controllo previsto dall’accordo di programma si è riunito almeno una volta. Il 4 febbraio scorso, infatti, ha dato parere favorevole alla proposta di invertire il cronoprogramma. Sappiamo anche – è nero su bianco – che la Capo d’Anzio avrà ulteriori 12 mesi per “l’ultimazione dei lavori”. Dalla concessione a oggi sono trascorsi tre anni, ne restano altrettanti per terminare. Primo dubbio: ce la faranno?

Viene da chiederselo perché l’inversione – sulla carta – prevede l’impegno del concessionario “a voler rispettare tutti gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’atto di concessione in parola”. Nella consegna delle aree è specificato ancora meglio che la Capo d’Anzio “è tenuta al rispetto di tutto quanto previsto nell’atto di concessione”, ovviamente che dovrà dragare i fondali “come previsto dall’accordo di programma, parte integrante dell’atto di concessione”, ma soprattutto che “i lavori di realizzazione delle opere previste nel progetto definitivo approvato e riportato nell’atto di concessione e nell’accordo di programma procederanno secondo il nuovo cronoprogramma”. Sì, avete letto bene: opere previste nel progetto definitivo. Forse è questo che volevano “nasconderci”. Tra le opere – fra l’altro – c’è una strada al di sotto della banchina che sbuca in piazza Garibaldi. C’è la “torre di controllo” per la Capitaneria tanto che – forse conoscendo le italiche abitudini – la Guardia costiera ha fatto escludere dalla consegna la base di Riviera Zanardelli fin quando non ci sarà la “torre”.

Ci sono, inoltre, i rapporti con i concessionari attuali per i quali la Capo d’Anzio “procederà secondo quanto sottoscritto nell’atto di concessione (…)” al quale sono allegati i verbali d’intesa. Non si può fare diversamente, anche se la società ci sta provando.

IL RETROSCENA

Va fatto un passo indietro. Intanto alla lettera che con il nuovo logo (deciso da chi? Quando?) viene spedita alla Regione Lazio il 3 e protocollata il 7 febbraio 2014. Scopriamo che nel chiedere la consegna delle aree per invertire il cronoprogramma la società “ha deciso di gestire direttamente le attività oggetto di concessione, avvalendosi dell’esperienza, della professionalità e del know how del suo socio operativo Mare 2 spa” (poi divenuta Marinedi nella proprietà del 39% delle quote, ma tanto il padrone è sempre lo stesso) con quest’ultimo che “al fine di recuperare il tempo trascorso ha attivato la propria struttura per la predisposizione della progettazione esecutiva e per il supporto finanziario necessario, escludendo la previsione di nuova finanza pubblica”. Altro passo indietro: luglio 2012, il consiglio comunale di Anzio vota all’unanimità di riprendersi le quote allora di Italia Navigando e di lì a poco di Mare 2 spa. Il sindaco non dà corso a quella decisione, anzi un anno dopo – e in presenza di un parere legale che da quanto emerge indica la strada di un arbitrato con il privato – viene redatto “il nuovo piano dell’operazione” – come si legge nella relazione che l’amministratore delegato di Capo d’Anzio, Enrico Aliotti, trasmette alla Regione. Piano che viene “definitivamente approvato, dopo diversi incontri di approfondimento e verifica, in sede di consiglio di amministrazione e assemblea dei soci il 19 dicembre 2013”. Piano del quale la città non è mai stata messa a conoscenza e che prevede – così scrivono il presidente Luigi D’Arpino e lo stesso Aliotti sempre il 7 febbraio alla Regione: “l’attivazione di una gestione provvisoria”. Quella attuale, di fatto. E’ il 25 marzo quando sempre in Regione ci sono D’Arpino, il sindaco Luciano Bruschini e a rappresentare Mare 2 spa direttamente il regista dell’operazione, Renato Marconi. Nello scarno verbale redatto si legge che il sindaco “illustra lo stato della concessione a tutt’oggi e ribadisce il proprio parere favorevole alla proposta della Capo d’Anzio”. Marconi, invece “passa a illustrare le varie fasi di realizzazione delle opere, ribadendo che è intenzione della Capo d’Anzio di rispettare il nuovo cronoprogramma e realizzare le lavorazioni previste nell’accordo di programma e nella concessione assentita”. Insomma, il porto – e questo lo ha sempre detto anche Bruschini – resta quello, con tutte le opere previste. Solo che si parte dall’interno. E che nel cronoprogramma di 36 mesi spuntano – ecco l’altra risposta che otteniamo – i famosi “pontili mobili” che a dire il vero nel progetto definitivo non c’erano. In Regione se ne è accorto qualcuno? Forse gli altri costavano troppo…

I REBUS

In tutto questo manca un piano finanziario degno di tale nota. Deve essere tra i documenti ancora “nascosti” del “Marina”. Addirittura manca a supporto della richiesta di nuovo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio. Dobbiamo andare, allora, per ipotesi e voci. Nel primo caso sembra evidente che la Capo d’Anzio con la “gestione provvisoria” voglia incamerare i canoni, affittare i pontili mobili, prendere i soldi dei 25 posti prenotati, sistemare qualche debito e partire. Dove si trovano i fondi per l’escavo, per pagare i 50.000 euro al mese alla banca e quanto altro – comprese le opere previste dal progetto definitivo – nessuno ce lo dice. Le voci, allora: un gruppo russo, anzi uno del Kuwait, un’azienda che vuole l’esclusiva sulle crociere o una turca dietro l’angolo. Cosa c’è di vero? Ed entrerebbero attraverso cosa? Una cessione della Capo d’Anzio con lauta liquidazione al socio privato che ha fatto una serie di progetti e chiederà di essere pagato?

E dov’è il bando per una nuova gara della quale si parla con insistenza? Ricordiamo poi che esiste un atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune e che questo – con tutta una serie di opere – faceva parte del precedente bando di gara. Lavori per circa 50 milioni di euro che hanno scoraggiato a partecipare. Sono stati tolti? E in quale atto formale si dice che l’atto d’obbligo non c’è più?

Infine le prescrizioni inserite nell’accordo di programma: sono state ottemperate o non? Ad esempio il modello tridimensionale per lo studio delle correnti o quanto chiesto dalla Soprintendenza per i beni archeologici… 

Ma sì, alla fine il porto inizierà perché ormai siamo stanchi di aspettare, perché Bruschini ne ha fatto una questione di principio dopo essersi speso con la Regione Lazio a lungo, perché Marconi non ha preso le quote della Capo d’Anzio per cambiare aria. Basterebbe essere chiari, almeno finché quel 61% apparterrà ai cittadini.

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