Le Grotte, il Tg1, il degrado della città

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Foto da ilgranchio.it

Quando ero un giovane e ingenuo corrispondente Ansa dalla provincia di Latina venni “cazziato” perché Corriere e Repubblica avevano in prima pagina e con un ampio servizio all’interno la vicenda Aser di Aprilia. Lì per lì non capivo, poi mi ricordai che la notizia dell’indagine e della truffa del cosiddetto “aggio” per quella che sarebbe diventata Tributi Italia (che fece vittime in mezzo Paese, Nettuno e Pomezia compresi) l’avevo scritta due mesi prima. Siccome Corriere e Repubblica l’avevano “ripresa” – senza grandi novità – era necessario “tornarci“. E’ e sarà così quando, alla prossima occasione, qualche super inviato scoprirà che in centro a Latina ci sono i tombini con scritto Littoria e quando il prossimo tedesco riscriverà che Campodimele è il paese della longevità.

Una lunga e doverosa premessa per dire che se il corriere.it scrive, lo riprende dagospia e la notizia – che c’è, anche se non era una baraccopoli – fa il giro del mondo, il Tg1 viene alle Grotte di Nerone. E che fa? Cerca su internet – ah, il 3.0 sindaco Bruschini…. – e scopre che c’è un comitato. Sì, proprio quello, una “fascista” uno del Pd e una “comunista” di Sel che – insieme a tanti altri cittadini di ogni schieramento, nel suo piccolo anche chi scrive – hanno ottenuto cose che alla po-li-ti-ca danno fastidio. Hanno fatto progetti, ottenuto risultati, hanno persino presentato pubblicamente il loro lavoro, sono stati prima “sopportati” e poi hanno ottenuto persino un finanziamento dalla giunta. “Tanto se scordano...” sarà stato il commento di chi votava. Invece vanno addirittura al Tg1, ci vanno con Chiara Di Fede (nei confronti della quale sono stati usati aggettivi poco carini sui social), eh no! Questo è troppo. E’ strumentale, quella vuole candidarsi, la situazione non è quella descritta (non lo è in quei termini, vero) ma si decide di intervenire e l’insolita coppia Placidi-Fontana oggi entra in azione. Il problema c’era, evidentemente, ma non è quello il punto. Come se non bastassero i grillini ora ci si mette pure il comitato? Eh no…. E poi il telegiornale: “il servizio messo in onda dal Tg1 che infanga la nostra città è stato artefatto e calcato” – parole di Patrizio Placidi che usa gli stessi aggettivi se scrive il sito X o se interviene il primo Tg nazionale. In tutto questo si distingue, per tacere, il sindaco Luciano Bruschini che – com’è noto – “non sa“.

La verità è che mentre loro puliscono (ma nei prossimi giorni saremo come si dice da queste parti da capo a dodici, perché gli incivili ci sono e nessuno pensa a dare regole e farle rispettare) a monte, al parco archeologico, c’è chi stende i panni.

In una città normale quel parco sarebbe aperto tutti i giorni, qui ci affidiamo a chi si occupa dello sbarco e nonostante i contributi del Comune apre quando può. Chi si fa fotografare per l’arrivo di un mosaico? Non pervenuto, a cominciare dalla delegata all’archeologia Valentina Salsedo.

La realtà? Non si è mai adeguatamente programmato qualcosa per l’area archeologica e la sua valorizzazione. Non è una baraccopoli, è vero, ma a infangare la città non è il Tg1, né il Corriere della sera o i comitati. No, è chi preoccupato da cooperative che ci hanno portato praticamente i camorristi in casa, di appalti, appaltini, “strumentalizzazioni“, “che c’è dietro“, della po-li-ti-ca, di voti, consensi, potere, e ha perso il filo. Portandoci a un degrado senza pari, alle Grotte e nel resto della città. Servirà il Tg1 per rispondere – per esempio – alle istanze dei cittadini, alle loro richieste di “accesso“, alle loro denunce su situazioni di pericolo per la salute pubblica? E perché tanto zelo oggi e non in precedenza? Vero, fosse venuto tre anni fa il Tg1 avrebbe scoperto le stesse cose. Speriamo che fra tre anni ci siano altri al potere – chiunque essi siano tranne chi è lì da 40 anni – e le cose siano cambiate.

Un’ultima cosa: in un paese “normale” i cittadini sono una risorsa. Sempre. Anzi, soprattutto quando non la pensano come chi amministra.

Sangue infetto, non ci fermiamo. Ora il documentario

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Ma come, ancora Poggiolini?” E’ stata la domanda ricorrente, ieri, di quanti sentivo, dicendo che ero a Napoli per il processo all’ex direttore generale del farmaco al Ministero della sanità, quello dei soldi nel divano, per intenderci.

Processo che riguarda non le tangenti, però,  bensì persone decedute per farmaci emoderivati che erano infetti e sui quali non si facevano controlli. Uno scandalo italiano del quale si continua a parlare poco. Pochissimo.

Ebbene sì, dopo quasi 25 anni si è riusciti finalmente ad arrivare davanti a un Tribunale e lì si sta combattendo una battaglia impari.

Quella contro la prescrizione, anzitutto, e poi contro una serie di “big” che usano tutte le carte possibili e immaginabili. Persino il pubblico ministero aveva chiesto di prosciogliere gran parte degli imputati, ma ieri il Tribunale ha detto che si va avanti per tutti, ha disposto una perizia e la prosecuzione del dibattimento. Arriveremo a una sentenza, forse, all’inizio del prossimo anno.

Eravamo lì, insieme ai colleghi Steno Giulianelli e Sara Lucaroni, mentre in serata ci siamo visti con la collega Laura Pesino, perché questa storia iniziata con il libro “Sangue sporco” diventi un documentario. Loro tre sono giornalisti precari, giovani e preparati, imbarcatisi in questa impresa perché ormai fare giornalismo investigativo è altrimenti impossibile.

Lo facciamo perché di questo scandalo – dalle trasfusioni con sangue non controllato agli emoderivati, dalle persone infettate prima e beffate per i risarcimenti poi – si continui a parlare. Perché qualcuno ci faccia capire il motivo per il quale la cura (per pochi eletti) costa in Italia 28.000 euro e in India 700 e se davvero chi produceva emoderivati ieri, oggi sia fornitore di materiale per il farmaco per l’epatite.

“The bloodgate” l’abbiamo chiamato. Presto altre novità.

Benvenuti ad Anzio, è estate. E va be’… buon Natale!

 

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L’immagine parla più di qualsiasi altra cosa. E’ stata scattata ieri sera, allo “screen” che si trova nel box di piazza Pia, una delle realizzazioni per il centro commerciale naturale. Il progetto, altrove ancora funzionante e qui miseramente abortito, doveva rappresentare un modo di “promuovere” il centro e la città.

Spesi i soldi pubblici, data la percentuale al centro servizi della Confcommercio per la pratica svolta – qui come in molteplici città del Lazio – tenuto in piedi per anni il sito anzioinpiazza.com (ora introvabile, per fortuna) che promuoveva gli spaghetti alla sorrentina tra i piatti tipici e che ovviamente abbiamo pagato con soldi pubblici, di quell’esperienza è rimasto il box, qualche panchina, spazi espositivi arrugginiti.

Il Comune ha ceduto tutto all’associazione Centro commerciale naturale che, crediamo, esiste ancora ma che non cura affatto i beni ricevuti. Né organizza eventi, ma qui rischiamo di sbagliare perché nella giungla di bancarelle, associazioni, sponsor politici, qualcosa potrebbe ancora farlo.

Torniamo al box, allo schermo che dovrebbe dare informazioni e non le dà, a quel beffardo Buon Natale alternato a Buone feste, alla neve che scende. Pensiamo al 3.0 promesso da Luciano Bruschini che quel touch screen l’ha pagato con soldi pubblici, del progetto del centro commerciale naturale, e dove le informazioni sono un optional. Torniamo al box dove sono malamente ammucchiate sedie e bottiglie ben visibili, almeno ieri sera.

C’è il simbolo del Comune di Anzio in quello spazio, della città turistica dove il delegato si affanna a organizzare spettacoli dei quali ancora non sappiamo nulla, della città delle prime donne di associazioni d’ogni genere, dove ognuno guarda al proprio orticello. Ebbene immaginiamo che venga davvero un turista, uno che di fronte alla Sessa Aurunca (con tutto il rispetto, sia chiaro) che è diventato il centro tra burattini, ambulanti improvvisati, sale giochi sparse, veda in quel Buon Natale anche il logo della città. Immaginiamo cosa potrebbe pensare. E non aggiungiamo altro.

Buona estate, ops: buon Natale!

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Capo d’Anzio, Comune e “scarpe nuove”…

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Diceva il “Parente“, calzolaio ad Anzio Colonia, “cugino mio, levi la sola e metti er tacco, meglio che te fai le scarpe nove“. Ricordi d’infanzia e di una figura professionale che non c’è più, ma che ben illustrano la situazione della società Capo d’Anzio e – più in generale – dell’amministrazione che guida la città.

Andiamo con ordine. Il consiglio d’amministrazione della società ha approvato ieri il bilancio che adesso andrà in assemblea. Chiude a pareggio, dopo aver sistemato “sola e tacco” ovvero dopo aver inserito i presunti introiti delle Cooperative di ormeggiatori che hanno usato senza titolo le aree da luglio 2014 ad aprile di quest’anno. C’è una perizia, prudenzialmente il consiglio d’amministrazione ha inserito una minima parte nei conti, un’altra è tra i rischi, ma il bilancio quadra.

Difficilmente servirà a salvarci dalla cessione a Marconi, ma è un passo in avanti. Con un problema che il presidente Ciro Alessio Mauro conosce bene: gli ormeggiatori hanno usato senza titolo le aree, ma la Capo d’Anzio sta usando attraverso l’accordo raggiunto e ormai da prorogare catenarie e quant’altro di loro proprietà. Andare a chiedere alle cooperative gli arretrati non sarà una passeggiata di salute o quantomeno si compenserà con ciò che dobbiamo loro per le attrezzature. Comunque lo stesso consiglio di ieri ha fatto un notevole passo in avanti: il sito della società che risulta “in costruzione” sarà adeguato alle norme sulla trasparenza.

Di porto si è accennato ieri in Consiglio comunale, ma aspettiamo ancora la relazione del professor Cancrini e una serie di delucidazioni che il sindaco, anche stavolta, non darà.

Ieri Luciano Bruschini ha portato a casa il bilancio, com’era prevedibile, ancora una volta calpestando le regole ma qui è la norma e il Prefetto di Roma è di manica larga.Pagheremo per anni 25 milioni di “buco“, siamo al pre dissesto, ma importante era andare avanti.

Per quanto riguarda le dimissioni di Zucchini com’era ampiamente prevedibile “hanno esagerato” i giornali. Serve il famoso “cambio di passo“, ma sì… Intanto teniamoci questo e andiamo avanti trascinandoci fino al 2018.

Per la verità i giornali hanno scritto ciò che avveniva in maggioranza, l’ennesima pantomima di una classe dirigente – vecchia e giovane – arrivata al capolinea e “accerchiata” non dai 5Stelle e dal sindaco di Nettuno (al quale ieri è stato dato fin troppo spazio)  ma da indagini a non finire. Che non arriveranno a conclusione come tante altre, ma fanno emergere un modo di fare verso il quale serve assoluta discontinuità.

Le famose “scarpe nuove” consigliate dall’amico calzolaio…

 

Parcheggi per Ponza, brutto spettacolo e qualcosa di più serio

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Immaginiamo per un attimo di arrivare in una normale località turistica, pensiamo di essere ormai nei  pressi di un paio di alberghi e di essere “assaliti” dai fattorini dell’uno e dell’altro che con voce squillante ci chiedono se abbiamo bisogno di un hotel. Ma no, lo abbiamo prenotato on-line ormai….

Allora diciamo che cerchiamo un mezzo di trasporto e che in men che non si dica ci vengano “sotto” addetti di un paio di società, dai modi spicci, a offrire i loro servizi.

Ecco, prendiamola un po’ alla lontana, ma quello che sta nuovamente accadendo al porto di Anzio con le società che gestiscono i parcheggi per chi è diretto a Ponza è un brutto biglietto da visita. Ce ne sono di peggio, sia chiaro, basta vedere i cumuli di rifiuti o la situazione di abbandono per chi andando al porto può notarsi ovunque l’assessore Patrizio Placidi non abbia mandato una “squadra” per le grandi pulizie, da postare su facebook mentre altrove regna il degrado.

Diciamo pure che quei ragazzi stanno lavorando e che se non lo fanno adesso, non lo fanno più. Ma è necessario essere quasi “aggrediti” arrivando al porto? Si può provare ad avere un approccio diverso nei confronti di chi magari cerca un posto per la sua auto mentre è sull’isola  (che, come gli alberghi, ormai si prenota anche on line) ma pure chi vaga per un parcheggio in centro o – semplicemente – è solo di passaggio?

Nuovamente accadendo, dicevo, perché si è tornati ad avere una concorrenza che era sparita. Era stato “imposto” un monopolio, peggio era stato “consigliato” a chi non voleva avere concorrenza – ed evitare quello spettacolo al porto, oltre a poter perdere clienti – di assumere chi dicevano loro e poi di pagare il pizzo per stare tranquilli.

E’ agli atti dell’indagine “Mala suerte” e in Comune fingono, come sempre, di non sapere. Invece almeno un paio di esponenti politici sanno eccome. In quelle pagine c’è un “metodo” che viene indicato e che preoccupa. Sul quale si indaga ed esistono, fra l’altro, nuove denunce.  Insomma: molto più del poco piacevole biglietto da visita che viene offerto da Anzio, ogni giorno, a quanti arrivano al porto.  Quei ragazzi, dopotutto, stanno lavorando.

 

San Giuseppe Due, parabola discendente di una città

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La vicenda del San Giuseppe Due, la feluca che portò il nome di Anzio nel mondo con l’impresa della spedizione in Antartide del comandante Giovanni Ajmone Cat, è la parabola di questa città.

Domani sarà l’anniversario della prima spedizione, mentre lo scafo è arrivato a La Spezia si celebra nei locali di piazza Pia una mostra che sa di beffa e che è finita addirittura al centro di una disputa di maggioranza.

Locali, giova ricordarlo, che dovevano essere della Capo d’Anzio, poi di una mai meglio specificata mostra di conchiglie (con lavori fatti non si sa da chi e per chi, se da parte del Comune sbaglierò ma non ho mai trovato una determina in tal senso) e infine parte del Museo dello sbarco – che il vice sindaco Zucchini ha ribadito essere pubblico – “sfrattato” in fretta e furia per la mostra.

Che andava fatta, ci mancherebbe, ma che è quasi ammettere una sconfitta di fronte alla partenza del San Giuseppe Due. Una parabola discendente e senza fine – che somiglia ai fumetti di Disney quando Paperon de Paperoni vedeva scendere il grafico sotto l’asse delle ascisse del piano cartesiano – quando apprendiamo che sarebbero serviti 180.000 euro per sistemare lo scafo e renderlo fruibile per un progetto senza eguali in Italia.

A Genova, al “Galata museo del mare“, c’è un sottomarino recuperato. Qui la spedizione in Antartide poteva e doveva essere qualcosa di formativo da un lato e spendibile dal punto di vista turistico dall’altro. E un’amministrazione che si impegna a “sostenere le spese per i lavori di recupero e restauro” – com’è scritto nell’accordo firmato nel 2011 da Umberto Succi per conto del Comune – in sei anni il modo ha il dovere di trovarlo.

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180.000 euro, un terzo di quanto è stato speso solo nel 2015 per manifestazioni di ogni genere, spesso senza criterio e di dubbio gusto. Domani si discuterà l’ennesimo bilancio al quale si è arrivati calpestando le regole. Bastava inserire lì le spese, non chiedere un parere a febbraio di quest’anno se fosse possibile o meno fare quei lavori. Ma occorre avere una visione d’insieme, qui si continua a vivere alla giornata, a litigare per una sala, un concerto in più a un’associazione, a sponsorizzare questa o quella cooperativa.

E il San Giuseppe Due sta bene a La Spezia. Peccato.

Zucchini lascia? “So finite le fava a Federico…”

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Chi si occupa di detti portodanzesi è pregato di correggermi qualora interpretassi male il detto “So finite le fava a Federico….” Della serie che è rimasto poco da fare, in tutti i sensi. Sono finiti i tempi d’oro, è crollata una classe dirigente, non la sanno sostituire – se non imitandola – i giovani virgulti.

Ecco, non so se davvero il vice sindaco e assessore al bilancio di Anzio, Giorgio Zucchini, lunedì lascerà l’incarico con la discussione sul preventivo aperta e l’incertezza del commissariamento dietro l’angolo perché i documenti a posto sono pochi e i revisori dei conti ancora non si esprimono. Perché anche quest’anno si arriva a discutere del bilancio con una serie di elementari norme calpestate. E perché la disputa interna prevale, ancora una volta, sulla città.

So con certezza che Zucchini  e insieme a lui Bruschini, Placidi, Borrelli, Alessandroni e quanti hanno condiviso le loro azioni, sono stati in maggioranza o hanno finto di fare l’opposizione negli ultimi 40 anni (centro-sinistra compreso), sono il passato.

Questa è la peggior amministrazione che la città ricordi, lascerà un’eredità pesantissima in termini di debiti, le casse vuote e i servizi impossibili da rendere secondo le nuove norme di bilancio. Soprattutto lascerà  istituzioni debilitate e delegittimate da spartizioni d cooperative. Sì, di gruppi di potere più che di lavoro sui quali la  magistratura ha posto l’attenzione, facendo emergere personaggi tutt’altro che raccomandabili e persino in odor di camorra. Personaggi che hanno portato voti e che chiedono….

Sia come sia, probabilmente questa delle dimissioni è l’ultima “trovata” da Prima Repubblica, un modo di salvare elegantemente la baracca o di spiegarci che questa “è la po-li-ti-ca“. C’è il terrore che venga un commissario, una persona normale alla quale basterà aprire un fascicolo per trovare qualcosa che non quadra. In questi anni ne sono successe di tutti i colori, la situazione è fuori controllo, si governa tacitando chi alza la voce a forza di contributi ad associazioni o cooperative “vicine“, di deleghe date o promesse. Siamo in piena  gestione alla anni ’80-’90, come se il mondo non fosse cambiato, non ci fossero cittadini più attenti, un’opposizione che i ricorsi li fa davvero e non li annuncia. Come se non esistesse il 3.0 che fuori dal Comune funziona benissimo e che è lo slogan che, invece, decreterà il fallimento di Bruschini. Che andrà avanti fino al 2018, sia chiaro, salvo scossoni, ma che insieme al suo metodo, alla sua maggioranza (giovani compresi) è arrivato al capolinea.

Poi saranno gli elettori a decidere e per chi scrive avranno sempre ragione.  E qui, invece, chi governa ha il terrore dei “grillini“, dell’onda che dopo Pomezia e Nettuno (dove mezza maggioranza anziate era schierata, in modo fallimentare) potrebbe arrivare anche ad Anzio.

E forse c’è un altro terrore, ben più serio, anche se questa anziate somiglia spesso a una Repubblica autonoma: la commissione d’accesso. Le indagini in corso – e per una misura come la commissione non servono condanne – dimostrano che l’amministrazione subisce dei condizionamenti. Anche pesanti. Un Prefetto attento se ne sarebbe già accorto, un’opposizione seria si sarebbe già mossa al contrario della richiesta del 2012 campata sul poco o nulla, ma non disperiamo.

Lunedì sapremo di più sulle dimissioni di Zucchini, vedremo se sono reali o come quelle “annunciate” nel corso di questi anni da Cafà, Nolfi e Alessandroni e poi rientrate dopo chiarimenti. Di sicuro Bruschini andrà avanti, troverà nel gruppo di De Angelis chi è pure pronto a sostenerlo magari dopo un azzeramento di giunta, ma l’impressione è che siano davvero finite “le fava a Federico….” o, per dirla sempre con un termine di casa nostra che forse rende meglio, che siamo “all’acqua dei merluzzi“. Più a fondo non si può.

Anzio calcio, adesso diamo una risposta

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Si sapeva dalla vigilia. La promozione in serie D dell’Anzio, al culmine di una bella annata sportiva, avrebbe rappresentato un problema perché Franco Rizzaro aveva detto in tempi non sospetti che la forza per affrontare da solo il campionato non ce l’ha.

Finiti i festeggiamenti – da quello di domenica al “Bruschini”  a quello di ieri in Comune – è ora di confrontarsi con la realtà.

Per questo è nata l’iniziativa di “salvare” l’Anzio, avviata da  Marco Regolanti e postata su facebook. Entro oggi si devono trovare i soldi per l’iscrizione. Ho annunciato e dato il mio modesto contributo, sono convinto che a 50.000 euro si arriva pure, ma adesso è altra la risposta che dobbiamo dare.

C’è la possibilità di affiancare con sponsor o con chi rileva una parte della società Franco Rizzaro? E’ una cosa seria, non la classica “cordata” di dubbia provenienza? Bene. Si faccia tutto alla luce del sole e si partecipi alla serie D senza strafare. Meglio una onorevole retrocessione che spendere e spandere per creare debiti.

Conosco poco di questo campionato, ma i ragazzi che sono arrivati in serie D meritano di avere una chance. Con innesti mirati (e poco costosi) si può arrivare a una salvezza tranquilla. Ma serve di sapere ora, una volta effettuata l’iscrizione, se e come si può andare avanti.

Altrimenti diciamo con altrettanta franchezza che la nostra dimensione è altra, restiamo in Eccellenza scambiando il titolo con il Fiumicino, e amici come prima. Avremo perso un’occasione, come città, di unirci intorno a un obiettivo. Che è un campionato di calcio, vero, ma spesso questo come altri sport sono volano di conoscenza di un territorio.

Forza Anzio, allora, e forza portodanzesi – di ieri e d’adozione – diamo una risposta.

Evviva il nuovo porto, ma i nodi non si sciolgono

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Diciamo la verità, il presidente senza poteri della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, è un bravo comunicatore. Trova pochi che gli chiedano cose, preferisce lanciare i suoi messaggi prontamente recepiti, evita accuratamente chi potrebbe sollevare dubbi.

C’è stata un’inversione di rotta con la presidenza Mauro, ne va preso atto, ma va anche detto che sta facendo le stesse cose che l’assemblea aveva deliberato per Luigi D’Arpino, andato via dopo pesanti minacce a suo carico.

Apprendiamo che il bando più volte annunciato a mezzo stampa è pronto e ce ne rallegriamo, così come che verrà demolito lo Splash down. Ci permettiamo sommessamente di far notare che ci sono altri nodi da sciogliere e sui quali né il presidente, né il socio di maggioranza, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, si esprimono.

Il primo è una curiosità su lavori e bando: il piano finanziario prevede una fase “zero” per 605.000 euro destinati a “154 posti barca e centro servizi per la marina“. E’ stata avviata o passiamo direttamente alla “fase 1” che prevede, invece, investimenti per oltre 32 milioni di euro nell’arco di due anni? Si tratta di “556 posti barca, parcheggi, viabilità, servizi igienici e locali tecnici, circoli sportivi e yacht club“.

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Sempre che il piano finanziario sia rimasto quello, perché potrebbe anche essere cambiato da ciò che venne presentato per l’inversione del crono-programma, senza che nessuno abbia sentito l’esigenza di dirlo ai cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote. Insomma, di cosa stiamo parlando? E non c’era già un bando pronto, addirittura a titolo gratuito per la società? Se ne parlava poco meno di un anno fa e se ne è tornati a parlare dopo le burrascose dimissioni di D’Arpino. Quello del professor Tedeschi è nuovo, ha un costo e qual è? E’ per capire, nulla di più, sempre almeno finché saremo proprietari – come cittadini – del 61% delle quote.

E vorremmo capire anche, dal presidente o dal sindaco, se e quando intende approvare il bilancio in assemblea dei soci,  se sappiamo o  meno quanti sarebbero i soldi che la società dovrebbe avere dagli ormeggiatori; se sono stati chiesti e come; se  sono esigibili subito o se andranno – come sembra logico – anche tra i fondi di rischio.  Insomma: il bilancio chiude in pareggio o non? Mica per niente, il rischio che Marconi si prenda tutto perché siamo stati capaci di fare un piano di razionalizzazione nel quale nemmeno si indicava il personale assunto, è sempre più concreto. Lo prevede la legge.

In tutto questo al Comune 3.0 “de noantri” si unisce, giustamente, anche la società. In piena estate e mentre qualcuno, forse, cerca notizie sul porto il sito della Marina di Capo d’Anzio risulta a oggi in costruzione.

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E sempre a proposito di internet sul sito del Comune, lo diciamo anche alla neo segretaria e responsabile della trasparenza, a oggi la situazione è questa, aggiornata al 27 gennaio 2016.

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Rimanda, fra l’altro, al sito capodanzio.com che non viene aggiornato da quasi quattro anni e parla, ironia della sorte, proprio della gara per il porto….

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Ecco, viva il porto e bravo il presidente. Ma è il caso di dare qualche risposta in più. Lo dice chi si è speso molto, probabilmente anche sbagliando alla fine, ma citando sempre documenti e mai annunci.

 

 

 

 

La lezione che arriva dal voto

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Sarà pure come dice Matteo Renzi, cioè che non è stato un voto di protesta, ma l’impressione è che la politica fatta di liturgie fini a se stesse, “correnti“, schieramenti, lotte per guidare un partito e per il potere fine a se stesso, per arrivare a contare se c’è da dividere qualcosa del “sottobosco“, abbia preso dei sonori schiaffoni. C’è – ed è forte – la voglia di cambiamento che ha vinto – per restare dalle nostre parti – a Nettuno come a Latina. Ma si è fatta sentire in maniera ancora più clamorosa a Roma e Torino.

Del Movimento 5 stelle e del suo “guru” Beppe Grillo, è noto, condivido poco o nulla. Certo è che molti li hanno sottovalutati e oggi ne pagano le conseguenze. Meglio, hanno sottovalutato la stanchezza di chi vota e si era – si è – francamente rotto di una “buca” al centro di Nettuno e dei numeri civici, ad esempio, così come di chi per tentare di vincere ha imbarcato politici (e metodi in alcuni casi poco ortodossi) dalla vicina Anzio. Chi vota, dopo Mafia capitale, dopo Marino e la sua figura, come poteva ancora dare retta al Pd? Giachetti era e resta una brava persona, ma sapeva che l’impresa era impossibile. Per non parlare di quel che resta del centro-destra che preso tra Bertolaso e Marchini, ha dimenticato/abbandonato la Meloni che al ballottaggio avrebbe dato alla Raggi più filo da torcere.

Ora i “grillini” sono chiamati alla prova più difficile, quella del governo. Sinceri auguri di buon lavoro all’amico Angelo Casto a Nettuno. Sa che il compito che lo aspetta è gravoso, ma già dalla nomina della giunta sembra andare nella direzione giusta. Andrà giudicato alla prova dei fatti, mentre piacciono meno le affermazioni dei supporter che danno – nella migliore delle ipotesi – per “accerchiati” i Comuni vicini. Calma, ragazzi. Parliamo di voti, di democrazia, è comprensibile lo sfogo ma non andiamo oltre. Si rischia di cadere nelle “guerre” del centro-destra che hanno caratterizzato recenti campagne sul territorio.

La prossima fermata, per Casto, è quella di Anzio. E’ un obiettivo legittimo e giusto da porsi, a maggior ragione dopo lo “sbarco” di anziati a Nettuno e dopo i toni tutt’altro che tranquilli usati verso di lui.  Sarà bene, però, che i Cinque Stelle ci facciano capire bene chi li rappresenta sul territorio e quale metodo useranno ad Anzio dato che un consigliere comunale ce l’hanno. Non abbiamo visto Cristoforo Tontini gioire per l’elezione di Casto (si veda nota sotto, però) ma intanto ha dichiarato che chiederà al prefetto di sciogliere il Consiglio anziate per i ritardi sul bilancio. Non avrà brillato in questi anni, ma lui è il rappresentante fino a prova contraria. E qual è il “meetup” giusto? E non sarà che questa “rete” nasconda moderne “correnti” di democristiana memoria? E’ una provocazione, sia chiaro, la lezione che arriva dal voto è chiara. Ma a Latina con due senatori e un deputato – che avevano poi lasciato il Movimento – e tre diversi “meetup” la certificazione delle liste non è arrivata.

Una cosa che ha quasi certamente favorito l’esperimento civico di Damiano Coletta, cardiologo che riesce con le sue liste dove il Pd e il centro-sinistra hanno fallito: mandare a casa dopo 23 anni un centro-destra litigioso e rancoroso, alle prese con lotte di potere che abbiamo visto anche a Nettuno (stesso protagonista, il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone, Acqualatina sullo sfondo…). Un centro-destra che a Latina era “nato” come esperienza di governo con Ajmone Finestra nel ’93.

Mentre il Pd si “uccideva” sulle primarie, candidava cavalli di ritorno della Prima Repubblica, puntava a un uomo di partito che fa politica da quando era ragazzino come Enrico Forte, non si accorgeva di perdere proseliti e consensi. I cittadini gli hanno dato una lezione , Latina bene Comune e le sue liste hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro ciò che il Pd doveva essere e non è stato dalla sua fondazione a oggi. Qualcosa che andava oltre il partito inteso in senso tradizionale e guardava, davvero, alla società civile. Una sonora lezione.

Buon lavoro a Casto, Coletta, a tutti i nuovi sindaci, di ogni schieramento. Ne hanno bisogno, ora questa voglia sacrosanta di nuovo e cambiamento è chiamata alla prova dei fatti.

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Vengo giustamente “richiamato” da Cristoforo Tontini. Non mi ero accorto, nel marasma elettorale, del suo post di complimenti a Casto. Correggo e chiedo scusa pubblicandolo. Questa era e resta una provocatoria riflessione sul voto….

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