San Giuseppe Due, parabola discendente di una città

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La vicenda del San Giuseppe Due, la feluca che portò il nome di Anzio nel mondo con l’impresa della spedizione in Antartide del comandante Giovanni Ajmone Cat, è la parabola di questa città.

Domani sarà l’anniversario della prima spedizione, mentre lo scafo è arrivato a La Spezia si celebra nei locali di piazza Pia una mostra che sa di beffa e che è finita addirittura al centro di una disputa di maggioranza.

Locali, giova ricordarlo, che dovevano essere della Capo d’Anzio, poi di una mai meglio specificata mostra di conchiglie (con lavori fatti non si sa da chi e per chi, se da parte del Comune sbaglierò ma non ho mai trovato una determina in tal senso) e infine parte del Museo dello sbarco – che il vice sindaco Zucchini ha ribadito essere pubblico – “sfrattato” in fretta e furia per la mostra.

Che andava fatta, ci mancherebbe, ma che è quasi ammettere una sconfitta di fronte alla partenza del San Giuseppe Due. Una parabola discendente e senza fine – che somiglia ai fumetti di Disney quando Paperon de Paperoni vedeva scendere il grafico sotto l’asse delle ascisse del piano cartesiano – quando apprendiamo che sarebbero serviti 180.000 euro per sistemare lo scafo e renderlo fruibile per un progetto senza eguali in Italia.

A Genova, al “Galata museo del mare“, c’è un sottomarino recuperato. Qui la spedizione in Antartide poteva e doveva essere qualcosa di formativo da un lato e spendibile dal punto di vista turistico dall’altro. E un’amministrazione che si impegna a “sostenere le spese per i lavori di recupero e restauro” – com’è scritto nell’accordo firmato nel 2011 da Umberto Succi per conto del Comune – in sei anni il modo ha il dovere di trovarlo.

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180.000 euro, un terzo di quanto è stato speso solo nel 2015 per manifestazioni di ogni genere, spesso senza criterio e di dubbio gusto. Domani si discuterà l’ennesimo bilancio al quale si è arrivati calpestando le regole. Bastava inserire lì le spese, non chiedere un parere a febbraio di quest’anno se fosse possibile o meno fare quei lavori. Ma occorre avere una visione d’insieme, qui si continua a vivere alla giornata, a litigare per una sala, un concerto in più a un’associazione, a sponsorizzare questa o quella cooperativa.

E il San Giuseppe Due sta bene a La Spezia. Peccato.

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