Acqualatina, il guasto e l’inefficienza. Vertici a casa

+++Aggiornamento delle 20+++

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Hanno diramato la nota che vedete qui sopra, per un guasto che non è improvviso ma è stato segnalato ieri sera. Sono confermati i danni e i disagi, abbiamo alberi pericolanti ma i vigili del fuoco non possono intervenire. Il guasto riguarda una condotta “del 300” che serve Anzio. Possono volerci 20 ore per accorgersene?

 

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Devi passarci per capire bene. Fai questo lavoro, ogni volta che ti parlano di Acqualatina ci vai con i piedi di piombo, ti chiedi se sarà veramente come ti raccontano, fai un confronto con la fonte. E’ il tuo mestiere, devi verificare.

E non parliamo di acqua pubblica (lo è, la gestione è affidata a chi decide  e qui l’ha fatto l’Ato costituito nel ’97 indicando una società mista 14 anni fa) di tariffe, assemblee, equilibri politici, distacchi. No, di guasti, ritardi, inefficienza. Devi passarci per capire, così ti rendi conto di come questo “carrozzone” che si chiama Acqualatina, ha un pronto intervento che non è tale, non sa dove passano i tubi e dove chiudere l’acqua se occorre.

Capita che nel residence dove vivi  si crei una falla ed esca copiosamente acqua. Sono le 23 di un sabato di luglio, arriva l’amministratrice del condominio e comincia il valzer di chiamate. Il numero verde risponde, dici fra te e te che forse le critiche ad Acqualatina sono infondate. Passano minuti interminabili e l’acqua allaga la pineta, con il rischio di finire nella proprietà vicina al residence. Arriva intorno a mezzanotte il reperibile, pantaloncini corti e ciabatte. Si ferma, vede che la situazione è seria, chiama qualcuno e sentenzia: “Si deve intervenire“. L’acqua sgorga copiosa, ci sarà una “saracinesca“, ma servono i tecnici. Dice che arriveranno al mattino.

Siamo a oggi, alle 8, i vicini hanno l’acqua in giardino che minaccia le case, della squadra di pronto intervento neanche l’ombra. Se Atene piange, Sparta non ride: vengono contattati i vigili del fuoco, rispondono che deve chiamarli l’amministratrice che lo fa, anzi ci va di persona. Se non c’è pericolo, non intervengono. Aspettiamo che si allaghino o crollino le case? Va be’.

Al numero verde di Acqualatina rispondono che l’intervento è previsto, se non arriva di richiamare ogni ora per sollecitare. Chiamiamo chiunque: conoscenti, ufficio stampa, dipendenti della società. Le 9, le 10, le 11…. Finalmente un mezzo con il logo di Acqualatina arriva. C’è un un solo operaio, dice che è grave, ma servono altri colleghi. Stanno arrivando, siamo alle 12,30 quando fra transenne e un “bob cat” sembra che qualcosa si muova. L’acqua esce, siamo a migliaia e migliaia di litri ormai, e non si riesce a bloccare. Apprendiamo che c’è una sola squadra per tutto il territorio dell’Ato: 35 Comuni, isole comprese.

Capisci che non sanno che tubo è, da dove viene, dove passa, soprattutto dove chiudere creando meno disagi possibili. Sono le 15,30 e arrivano i rinforzi. L’acqua continua a uscire, siamo allagati noi e i vicini, i danni saranno incalcolabili.

Non so come finirà e non rimpiango l’Acquedotto di Carano, certo è che il buon Federico Della Millia – con le sue conoscenze di base – avrebbe fatto chiudere subito l’erogazione ed evitato danni ulteriori, poi si sarebbe capito come intervenire. Non rimpiango Carano, i suoi debiti, né difendo chi non paga (Anzio è una delle città con più morosi) per partito preso. Dico che una società che gestisce un servizio del genere sulle ceneri di “carrozzoni” gestiti dai politici di un tempo e con scarse conoscenze tecniche doveva essere altro.Lo sarà pure per certi versi, ma in questa occasione – e come dimostrano le tante lamentele di questi giorni nel territorio dell’Ato, soprattutto nel sud pontino – sta dando il peggio di sé.

Della Millia avrebbe saputo “a occhio“, per esperienza, dove passavano i tubi e dove si chiudeva. Qui abbiamo un presidente, l’avvocato Giuseppe Addessi, che sarà pure bravo ma è stato messo lì perché vicino a Claudio Fazzone (Forza Italia), il plenipotenziario di Fondi   che finora ha fatto e disfatto sulla società. E abbiamo un amministratore delegato, l’ingegnere Raimondo Besson (area Pd) che è lì dal primo giorno, ha prima scritto la legge regionale sull’acqua insieme all’allora assessore Michele Meta, poi è stato rappresentante pubblico nella gestione dell’Ato 2 e lo è del privato nel 4, si è occupato del settore in mezza Italia ed è considerato uno dei massimi esperti del settore. Evidentemente ad Acqualatina – per quanto riguarda Anzio almeno, la città dove senza colpo ferire cedemmo gli impianti il primo giorno come a Nettuno, trovandoci il sindaco De Angelis nel consiglio d’amministrazione – non ha fatto sì in 14 anni che si conoscesse almeno dove passano i tubi e che ci sia un pronto intervento degno di tale nome. Ecco, in un posto normale i vertici di una società del genere andrebbero a casa. Qui non si muoveranno. L’acqua continua a uscire, siamo oltre le 17, e chissà per quanto altro tempo ancora sarà così.

Devi passarci per capire bene, speriamo solo che finisca tutto nel migliore dei modi.

Feste, concerti e cani. Sul resto il Comune preferisce tacere

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Nell’ordine: la notte bianca, il giorno dopo la richiesta di commissione d’accesso pubblicata dal Corriere della sera e ripresa – con il testo dell’interrogazione di Sel – dai siti locali e non;  la Corale e i Carmina burana, il giorno dopo le dimissioni delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà; le serate dedicate alla “Pizzica“, nel giorno in cui durante un convegno sulla legalità un senatore dell’antimafia ribadisce che la situazione è gravissima e chiede al Prefetto di intervenire; ieri la spiaggia per cani, il giorno successivo a un consiglio comunale nel quale non s’è fatto altro che minimizzare: sulle dimissioni e sul condizionamento della criminalità e a una giunta che ha votato (rischiava di perdere finanziamenti) in violazione di legge. Giunta che qualche giorno prima ha votato – senza leggere cosa allegava – una dotazione organica che in un documento dice una cosa e in un altro la smentisce.

Sono le quattro note diffuse, martedì, mercoledì, giovedì e ieri dall’ufficio comunicazione di Anzio o dal suo responsabile. Il quale manda – com’è giusto – ciò che gli dicono. Dobbiamo dedurre che sul resto il sindaco Luciano Bruschini, i suoi assessori rimasti in sella, i capigruppo di maggioranza, qualche consigliere comunale di questa sorta di armata Brancaleone, i rappresentanti dei partiti (?!) che sostengono l’amministrazione, preferiscono tacere. Immaginando, forse, che attraverso comunicati di iniziative pure lodevoli i cittadini   possano essere tenuti a bada. O presi in giro.

E poi che vuoi parlare con i “giornaletti“? Eh no…. Nell’immaginario dei nostri scienziati della politica, di quelli che “ragionano“, di quelli del “che c’è dietro” ripetuto per convincersi in interminabili sedute nei bar e delle certezze assolute non si può….

Quello Agostino Gaeta con il suo controcorrente fa pure l’amico ma difficilmente poi concede sconti, figuriamoci. Il Granchio? Ma scherziamo, ormai è “grillino” e prima s’era tolto di mezzo Del Giaccio e un po’ si era allineato, ora sta scatenato. Ecco, l’autore di questo blog, il “candidato sindaco“, non sia mai. Vogliamo parlare dei siti? Quei “comunisti” di inliberauscita.it sono inaffidabili, dietro al Clandestino ci sta Tizio o Caio, meglio tutto sommato chi copia e incolla sulla free press, ma anzi è meglio non comunicare e basta.

Così l’unica posizione che abbiamo è quella della free press che fa riferimento al presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano. Non c’è crisi e non rompete, sostanzialmente.

Ecco, il Titanic affonda ma ad Anzio si fa festa e inauguriamo la spiaggia per cani. Il resto? Ma sì….

Una firma per far rispettare la legge

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Non amo le “quote” imposte, ma esiste una legge e va rispettata. Due assessore si sono dimesse, la giunta di Anzio viola la norma e non può deliberare. E’ stato detto ieri in consiglio comunale, lo ha messo nero su bianco la segretaria generale nelle delibere votate sempre ieri.

Atti che andavano fatti per non perdere finanziamenti,  la scelta di votarli all’indomani delle dimissioni è condivisibile, ma ora il sindaco deve ristabilire la parità di genere. Altrimenti il Comune resterà paralizzato o, peggio, esposto all’ennesima violazione di elementari norme.

Per questo propongo la petizione on line che si può firmare qui e che verrà inviata al Prefetto di Roma, alla Consigliera regionale per le pari opportunità, al sindaco e alla segretaria generale.

Il testo è il seguente: “Al Comune di Anzio, a seguito delle dimissioni delle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi,  il 14 luglio  sono state approvate in Giunta  due delibere urgenti per le quali si rischiava di perdere un finanziamento.
Possiamo comprendere questa necessità, ma sollecitiamo un Vostro intervento affinché al più presto venga ristabilita la parità di genere in giunta e non si approvino più atti nulli e/o annullabili o comunque adottati in violazione della legge 56/2014, articolo 1 comma 137”

Il sindaco, le assicurazioni, la commissione d’accesso

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La Prefettura di Roma

Il sindaco si è assunto la responsabilità di dire che non ci sono condizionamenti e che la sua amministrazione agisce nelle regole. Ne prendiamo atto e siamo tenuti a crederci. Anzi, speriamo sia così.

Non sappiamo se verrà o meno la commissione d’accesso chiesta da Sel e che – l’ha annunciato in consiglio comunale Maria Teresa Lo Fazio – sarà proposta anche dal Pd.

Sappiamo che la misura è colma, ma istituzionalmente siamo tenuti a credere a Bruschini che al solito “non sa” ma stavolta è sicurissimo. Né sembra preoccuparsi di pesanti accuse che emergono dagli atti nei confronti di suoi assessori e consiglieri comunali. Accuse, non condanne, è vero. Ma allora cerchiamo di capire cos’è una commissione d’accesso e quando viene nominata. Capiremo che non è necessario che ci siano arresti o vicende simili. E che non basta – lo fece anche Vittorio Marzoli a Nettuno – dire: “E’ tutto a posto“.

Cito dal blog di Francesco Carotenuto, un giovane di Scafati (Salerno). Una scelta non casuale, perché – e speriamo di sbagliare, davvero – la situazione di questa città ha preso da tempo una deriva campana.

Ecco cos’è la commissione d’accesso, anche per far fare un’idea anche ad alcuni consiglieri comunali che oggi un po’ di confusione l’hanno fatta:

La commissione d’accesso rientra nell’architettura giuridica del controllo esterno sugli organi e sugli atti e che troviamo regolamentata nel Testo Unico degli Enti Locali. Proprio rispetto al Tuel (dlgs.267/00) è fondamentale considerare l’art.135 in cui all’art. 1 si dispone che ” Il prefetto, nell’esercizio dei poteri conferitigli dalla legge o a lui delegati dal Ministro dell’interno […] qualora ritenga, sulla base di fondati elementi comunque acquisiti, che esistano tentativi di infiltrazioni di tipo mafioso nelle attività riguardanti appalti, concessioni, subappalti, cottimi, noli a caldo o contratti similari per la realizzazione di opere e di lavori pubblici, ovvero quando sia necessario assicurare il regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni, richiede ai competenti organi statali e regionali gli interventi di controllo e sostitutivi previsti dalla legge”.

La Commissione di accesso ha poteri investigativi e nel termine di 90 giorni dovrà passare al setaccio l’attività amministrativa comunale. Viene nominata dal Prefetto con una relazione che tiene anche conto di elementi acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell’Interno e dagli organi preposti al coordinamento della lotta alla delinquenza mafiosa al fine di acquisire dati, documenti e notizie.

Nel caso in cui, a seguito degli accertamenti, emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell’ Amministrazione Comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, il Consiglio comunale viene sciolto. Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il potere di sciogliere gli organi elettivi, quali un Consiglio comunale, si configura come misura finalizzata a far fronte all’emergenza straordinaria di sottrarre la comunità locale all’infuenza della criminalità organizzata.

Il decreto di scioglimento è emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi, prorogabili, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 24 mesi.

Con il decreto viene nominata una Commissione per la gestione dell’Ente comunale, i cui componenti sono scelti tra funzionari dello Stato e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile, successivo alla scadenza del periodo previsto nel decreto di scioglimento.

Senza donne giunta illegale, l’affanno di Bruschini

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Roberta Cafà e Laura Nolfi (foto il Granchio)

Mentre vogliono farci credere che è tutto a posto, non c’è crisi, e che si va avanti anche senza sostituire la Nolfi e la Cafà che si sono dimesse, aumenta con il passare delle ore la preoccupazione per le quote rosa. Un vero e proprio affanno, con diverse caselle da incastrare.

Senza donne in giunta, anche restando in cinque, Luciano Bruschini non può stare. Lo dice la legge – ma è vero che di questa, ad Anzio, spesso ci si fa gioco – e lo dice da ultimo una sentenza del Consiglio di Stato che ha scritto la parola fine su una storia avvenuta in Calabria.

Quel “andiamo avanti” – mentre Nolfi e Cafà non sentono ancora il bisogno di spiegare alla città perché se ne sono andate – suona di smania di potere, di sfida, di voler restare a tutti i costi legati alle poltrone pur sapendo, benissimo, che non uno dei punti del programma è stato rispettato.

Sapendo benissimo che la città è stremata, i conti sono al collasso, i rifiuti ci sommergono e la “fame” ha portato a insediare personaggi tutt’altro che raccomandabili intorno al Comune. Sapendo benissimo che le indagini – mai come adesso – danno un’immagine desolante del modo di guidare questa città. Ma va tutto bene, ce lo dice il giornale edito dal consigliere di maggioranza Antonio Geracitano, perché nella smania di comunicare che contraddistingue questo presunto 3.0 negli ultimi giorni Luciano Bruschini  e i suoi si sono  distinti per una cosa: tacere.

Non una parola ufficiale sulla richiesta di commissione d’accesso, tanto meno sulle carte dell’inchiesta “Mala suerte” ad essa riferite nell’interrogazione parlamentare, nessun commento sulle dimissioni. Eppure mentre questo andava in scena, mentre due assessore si dimettevano e si giocava agli accordi della vecchia politica, mentre si votava in giunta una dotazione organica che dopo tre mesi “boccia” la super organizzazione della quale ci si vantava ad aprile e non si leggevano gli atti allegati, dall’ufficio stampa del Comune (se serve solo a questo, chiudiamolo) ci mandavano locandine di spettacoli. Praticamente il collante, finora, della maggioranza: questo lo organizzo io, questo tu, all’associazione di Tizio abbiamo dato X e a quella di Caio non possiamo dare meno…. Eccola la crisi, ditelo, smettetela di prenderci in giro.

E trovate le donne per la giunta, non tra le consigliere comunali perché i primi dei non eletti non sarebbero più dalla vostra parte, altrimenti continuerete a essere nell’illegalità. In ogni delibera. Ma che problema c’è? Siete abituati….

Giovedì riprendiamoci il Consiglio comunale

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Se stavolta saranno vere o meno, lo vedremo. Roberta Cafà e Laura Nolfi, che sabato sfilavano contro la turbogas, si sono nuovamente dimesse. Lo apprendiamo dai siti locali e dai social network che in tempi di 3.0 sono stati, sono e saranno – se mai l’esperienza di Luciano Bruschini andrà avanti – la croce di questa amministrazione. Riunioni nelle quali si mostravano dichiarazioni su facebook, liti furibonde per quello che usciva sui giornali on line, accuse di “visibilità“.

Le dimissioni – mesi fa rientrate – arrivano nel periodo più caldo dell’anno e della stagione politica di Luciano Bruschini che volge ormai mestamente al termine. Da tempo ha perso il controllo della macchina, la sua gestione “anni ’90” è fallita nel tentativo di accontentare tutti e non ha retto. La richiesta della commissione d’accesso e i pesanti legami che emergono dall’interrogazione presentata, dicono che non gli è sfuggita di mano solo la situazione politica ma ben altro.

E se già da ieri si vociferava che giovedì non ci sarebbe stato il consiglio comunale chiesto dall’opposizione di Candido De Angelis, queste ultime dimissioni ne sono la conferma. Anche perché è pronta una richiesta di sfiducia nei loro confronti proprio a seguito della manifestazione, alla quale era presente anche la delegata all’archeologia Valentina Salsedo che avrebbe – anche lei – lasciato l’incarico.

Altri, comunque, pensavano di sfilarsi, addirittura di lasciare la maggioranza, resisi conto forse troppo tardi di una corda tirata all’infinito  e ormai spezzata. Di un’amministrazione priva di guida, di una città sommersa dai rifiuti, di un cartellone estivo che apprendiamo da chi organizza spettacoli e non dal Comune, di una serie di cose che semplicemente non funzionano e per di più sono al centro di indagini come mai prima d’ora.

Ecco, giovedì il Consiglio comunale convocato per argomenti seri e con la vicenda della richiesta di accesso che inevitabilmente andrebbe affrontata al 99% non si farà. Allora facciamo una cosa, riprendiamocelo. Facciamolo, riuniamoci nella sala consiliare per dire che  questi signori – benché democraticamente eletti – non rappresentano più la città.

Venga un commissario, faccia un po’ d’ordine, e poi vinca il migliore. Ma intanto riprendiamoci il Consiglio comunale.

Organico, Zucchini ci ripensa e rispunta Savarino

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Uccel di bosco e sull’Aventino per un lungo periodo, durissimo nell’ultimo consiglio comunale, il vice sindaco Giorgio Zucchini ieri era presente in giunta per proporre e far approvare la nuova dotazione organica dell’ente. La quarta dal 2014 a oggi, la seconda in poco più di tre mesi. L’ottava delibera (ma il fabbisogno va fatto per legge) relativa al personale dal 2012. Se non è un record poco ci manca, mentre la presenza e il voto favorevole di Zucchini debbono farci intendere che sulla struttura comunale ci ha ripensato.

Avrà ben altri problemi, in questo periodo, a cominciare dalla citazione nell’interrogazione parlamentare che chiede una commissione d’accesso per Anzio e sulla quale ci piacerebbe conoscere il suo parere. Al suo posto, comunque, dopo le dichiarazioni di aprile del 2015  avremmo preso la palla al balzo per andarcene.  Lo stesso dopo l’approvazione di tre mesi fa, quando i dirigenti “sparivano” e il Comune avrebbe risparmiato, diventando un modello di nuova organizzazione, mentre oggi –  a conferma di quanto emerge dall’articolo del Granchio di sabato scorso – saranno addirittura nove. Un ripensamento, anzi una sorta di “imposizione” della neo segretaria come apprendiamo dal settimanale (di solito è la politica a dare l’indirizzo, immaginiamo che la Inches risponda al sindaco che l’ha nominata) la quale  però non si accorge di aver allegato alla delibera la pianta organica con un file – PIANTA ORGANICA INCHES (1) – che porta il suo nome ma un elenco di “dotazione organica” nel quale risulta ancora segretario Pompeo Savarino! Non solo, se confrontato con la stessa pianta non fa tornare i conti dei dirigenti. Ma siamo su “Scherzi a parte“?

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Ancora, nello stesso elenco  – Dotazione Organica 2016 (1)  – ci sono – sotto determinati servizi – nomi di chi è stato trasferito da tempo o addirittura non lavora più in Comune. Ma caro sindaco, non eravamo 3.0? E cara segretaria,  qualcuno gli atti li legge prima di votare? Ah, già che ci siamo: può il responsabile dell’anti corruzione gestire anche il Cfp e – a stretto giro – l’intera area amministrativa? E’ compatibile?

Tornando all’organizzazione non va  dimenticato il rebus legato ad Angela Santaniello che secondo un parere Anac deve restare sospesa, ma che ha dalla sua una sentenza favorevole rispetto alla prima sospensione (appellata dal Comune) e una causa in corso sulla seconda. Ma, sorpresa, nella dotazione organica è “sparita“. Sarebbe ancora, benché sospesa, la dirigente della prima area ma a leggere il documento quel posto è vacante. E se rientrasse, considerato pure che ha scontato la condanna, dove andrebbe allocata dato che circolano già i nomi dei potenziali neo dirigenti? E tutto questo, quanto ci costerà?

Sarebbe il caso che qualcuno – in giunta, in maggioranza, all’opposizione (Maranesi lodava Zucchini per la neo organizzazione, un anno fa) qualche domanda se la ponesse. E magari ci facesse capire quale dei due allegati alla delibera rappresenta l’organizzazione del Comune. Perché se pure è stato un errore, i conti così non tornano.

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Invece no, al solito il mare è una tavola

Ah, apprendiamo pure che nella nuova organizzazione (che ricalca sostanzialmente quella che aveva realizzato Candido De Angelis con Zucchini direttore generale, ma allora andava bene? E perché tanti sconvolgimenti finora? Ah, è la po-li-ti-ca…..) c’è finalmente la stazione appaltante. Non sappiamo ancora con chi sarà fatta (Ardea, sembra) e siamo in ritardo con ogni gara.

Ma qui siamo ad Anzio, repubblica autonoma, indipendente, spesso senza regole o con quelle che fanno comodo solo alla po-li-ti-ca che in 40 anni ha stabilito un dominio, di che preoccuparsi?

Commissione d’accesso, una misura inevitabile

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Oggi la notizia della richiesta di commissione d’accesso, presentata dal senatore Massimo Cervellini, giovedì pomeriggio l’incontro su “Legalità e territorio” organizzato da un Comitato trasversale che tratterà quella che è una vera e propria emergenza per Anzio. Solo in maggioranza – sindaco in testa – sembrano non accorgersene. Giovedì mattina il consiglio comunale, convocato per altro ma che necessariamente dovrà affrontare questa vicenda.

Chi scrive, a più riprese, ha sottolineato l’esigenza di fare chiarezza anche attraverso una commissione, esistono carte – messe insieme anche dal sottoscritto nel corso dell’attività giornalistica  – che dimostrano il condizionamento verso amministratori e uffici. E non dimentichiamoci i viaggi verso la Prefettura dell’ex segretario generale Pompeo Savarino.

Ricordiamo che la commissione d’accesso è una misura preventiva, non servono condanne (che pure ci sono state) e che quanto sostenuto nell’interrogazione basta e avanza per una verifica del genere. Anzi, a voler approfondire c’è anche dell’altro.

Non sappiamo se Alfano e per lui il prefetto di Roma manderanno una commissione d’accesso, quello che possiamo affermare senza tema di smentita è che in questa situazione ci hanno portato – fingendo di non sapere, facendo spallucce, dando lavori, prendendo voti che forse altrimenti non sarebbero arrivati – Luciano Bruschini e la sua maggioranza. E “Mala suerte” è solo la punta dell’iceberg.

Quando una imprenditrice non trova riscontro alle sue richieste, va da un politico, questi gli dice che la materia è di altro politico – come leggiamo nell’interrogazione – e alla fine è costretta a pagare il pizzo per mantenere la moglie di un camorrista detenuto, siamo arrivati alla fine della corsa. Speriamo che l’interessato abbia smentito nelle sedi dovute, perché solo quell’episodio è sufficiente a far sciogliere il Comune. Anzi, Nettuno è stato sciolto per molto meno e il mancato scioglimento di Fondi resta uno scandalo nazionale.

Ecco, immaginiamo già che Patrizio Placidi chieda consiglio a Claudio Fazzone – il potente senatore di Forza Italia che “salvò” il suo feudo elettorale  – e qualcun altro cerchi contatti con Alfano per provare a  dire che è tutto a posto.

Nella fase in cui siamo, sarebbe l’ultima cosa da fare. Chi ci ha portato in questa situazione, chi prova a condizionare coloro che denunciano, chi usa toni minacciosi verso cittadini, stampa, comitati, ha fatto il suo tempo. Se servirà una commissione d’accesso a dimostrarlo, ben venga. La misura ormai è inevitabile.

Grotte, minacce, biogas e una città altrove…

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Comunque il Granchio merita ritorsioni bombe carta e scritte sotto la sede“. E’ solo uno dei “complimenti” riservati alla copertina del settimanale sulla pagina facebook dello stesso. Se un assessore come Patrizio Placidi arriva a dire del Tg1 che fa servizi “artefatti e calcati” e che “infanga” la città, il minimo che possa accadere è che nei confronti del Granchio qualcuno esprima frasi pesanti come quella riportata in apertura. E’ una cosa gravissima e siamo certi se ne occupi Ossigeno per l’informazione, ma che prima ancora lo facciano le forze dell’ordine.

A chi scrive certe cose, è bene ricordare che il Granchio ha già avuto – in diversi modi – la sua dose di minacce e ritorsioni, dalle scritte fuori alla sede di via Bengasi anni fa alle querele temerarie. Ma che continua a fare il suo lavoro, come tanti altri giornali locali, fra mille difficoltà e qualche errore, comunque raccontando ciò che accade. E “Vergogna nazionale“, la copertina che tanto scalpore ha fatto, dimostra che se vuole è un giornale che prende ancora posizione.

Perché non saranno le quattro baracche di oggi, ma la vergogna è di anni e gli amministratoti che l’hanno tollerata sono sempre gli stessi. Ma la ricordate la ruspa sui ruderi, mezzo di lavoro della Ilcem, la società mandata via (con molta calma) dalla Regione, perché sottoposta a interdittiva antimafia? Si affrettarono a spiegarci che era… sulla sabbia. E basta fare una ricerca su google (non è un Comune 3.0?) con “placidi grotte nerone” e vedere che ogni anno arrivano troupe a raccontare il degrado di una zona archeologica sulla quale la politica, questa classe dirigente, non ha mai investito. Se non  i soldi per una qualche cooperativa “amica” da sistemare – a stagione avanzata – nella pulizia e guardiania.  Allora sono responsabili il Granchio, i giornali, il Comitato che andrebbe preso a modello di impegno, i cittadini o il sindaco e la delegata all’archeologia che hanno brillato per la loro assenza sulla vicenda? Possibile che si sente l’esigenza di comunicare tutto  e qui si è rimasti in sconcertante silenzio? Almeno l’assessore che dovrebbe tenere pulito sempre un po’ di scena l’ha fatta e al solito ci ha messo la faccia.

La delegata, Valentina Salsedo, era ieri però alla manifestazione no biogas. Insieme alle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi che hanno mantenuto il punto sulla vicenda, essendo state promotrici del ricorso al Tar. Quando la prima centrale venne autorizzata la Cafà era consigliera comunale e della Nolfi c’era il papà (ieri pure lui a manifestare) ma se nemmeno il sindaco sapeva – così ha voluto farci credere – diciamo che potevano ignorare anche loro. Certo nel 2012 Placidi è andato a dire sì per conto non di se stesso ma del Comune di Anzio. E certo se le cose funzionano così, è la lampante dimostrazione che Bruschini guida una nave alla deriva. Se pure vincesse il tardivo ricorso al Tar, sa che quella centrale si farà. Grazie a lui e a Placidi.

Non è che si debba rimpiangere la Prima Repubblica, ma fosse successo allora che un assessore va e dà il parere all’insaputa degli altri, due assessore e una delegata manifestano contro una centrale voluta dall’amministrazione, l’assessore alle finanze e vice sindaco “tuona” contro tutti e si eclissa dal Comune da due settimane, nessuno sarebbe rimasto al proprio posto. Qui, evidentemente, gli equilibri di una maggioranza che sta seppellendo Anzio sono più importanti della coerenza e i giovani virgulti che contribuiscono a tenerla in piedi fingono di non accorgersene.

Poi possiamo parlare della manifestazione di ieri, di tanti ambientalisti dell’ultima ora (mai visti ad Aprilia per la Turbogas, ad esempio, o quando c’era da pulire Tor Caldara anni fa) presi anche da qualche altra “onda“. Ma va dato atto al Comitato di averci creduto e aver portato 4-500 persone in piazza. Tante o poche, non conta. La manifestazione di ieri che ha messo insieme anime completamente diverse, l’attività incessante del Comitato per le Grotte, Anziodiva che propone alternative sui rifiuti, associazioni che si mettono insieme per parlare di legalità, comitati che si preoccupano dei loro quartieri, dicono che mentre Bruschini e i suoi fedelissimi restano nel “fortino” di Villa Sarsina la città è altrove. E non saranno le minacce ai giornali o i “ragionamenti” della po-li-ti-ca a caccia di alleanze elettorali, a fermarla.

Capo d’Anzio come il Falasche? Speriamo di no…

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Va dato atto alla Capo d’Anzio di aver mostrato una grande efficienza nella vicenda dello Splash down. Se procederà allo stesso modo per il porto, possiamo dormire sonni tranquilli. Eppure qualcosa non torna ovvero non ci è chiaro.

La Capo d’Anzio è una società per azioni, agisce secondo codice civile, ma ha (ancora per poco, lo ripetiamo da tempo) il 61% di quote pubbliche. Rischiamo di sbagliare, ma se chiede preventivi – in passato è successo, quando il sito funzionava c’erano ancora le richieste on line – deve farlo pubblicamente. Non ce n’è traccia sul sito che adesso è in costruzione, non la troviamo su quello del Comune dove il cambio di segretario finora non è che abbia portato a grosse novità in tema di trasparenza. Ci capivamo poco prima, continuiamo a non comprendere adesso.

Ebbene il 22 giugno, con un annuncio che Candido De Angelis ha definito “da Istituto Luce” il presidente senza poteri fa sapere urbi et orbi che i lavori si faranno, il sindaco firma l’ordinanza il giorno dopo, ieri i lavori sono iniziati. Dice: ma non ti va bene nulla? Per carità, se l’efficienza è questa ben venga, ma esiste un precedente illustre che speriamo non sia stato seguito.

E’ quello del campo di Falasche, dove prima arrivarono i preventivi e poi la richiesta di lavori. Questa è una Spa, vero, ma finché ci sono quote pubbliche forse qualche regoletta va seguita. Diciamo che è opportuno, anche se formalmente dovesse andare tutto bene.

Intanto lo Splash viene demolito ma non sappiamo ufficialmente nulla del bilancio, dell’ultima assemblea dei soci, della prosecuzione del rapporto con le cooperative delle quali usiamo le attrezzature. Apprendiamo da un’intervista al Granchio che per il bando spenderemo 15.000 euro, a carico di chi si aggiudica la gara, quando un anno fa ci dicevano che il bando era pronto e gratis…. Qual è la verità? Ma davvero si pensa che i cittadini – ancora proprietari del 61% – abbiano l’anello al naso o i giornalisti siano solo quelli “copia e incolla” o “dichiara che scrivo“?

Ancora proprietari…. Che fine faremo con la legge Madia – ma prima ancora con i vari decreti Salva Italia & C. – è noto. Così come il timore è che Marinedi ovvero Renato Marconi presenterà un conto salato al Comune, come ha fatto con Italia Navigando. Ne uscirà un’altra operazione di ingegneria finanziaria, come quella dell’ultimo bilancio, con il rischio che a pagarne le conseguenze sia la città.

Speriamo che l’ingegnere non voglia mettere in conto anche la direzione lavori per l’abbattimento dello Splash down. Fatte le proporzioni debite è come se l’Avvocato Agnelli fosse andato in tribunale a patrocinare la causa di qualche controllata della Fiat. Non avrebbe preteso una lira, ne siamo certi, qui chissà….

***

Aggiornamento. Il consigliere comunale Marco Maranesi già ieri aveva protocollato una richiesta (maranesi_protocollocapodanzio ) tesa a conoscere le modalità di assegnazione dei lavori e a chiedere l’adeguamento del sito della Capo d’Anzio.