Rifiuti: le carte (nascoste) su Ciampino, come alla Capo d’Anzio

Ogni simile, secondo il vecchio adagio, attira il suo simile. Così a leggere qualcosa in più sulla Aet di Ciampino si scoprono cose interessanti. A detta del sindaco (ultima dichiarazione ieri, al Messaggero) risolverà l’immondezzaio nel quale hanno ridotto Anzio lui e le amministrazioni precedenti fallimentari sulle politiche ambientali, basta vedere i dati sulla differenziata, e invece….

Che la scelta l’abbia fatta il primo cittadino, consultando pochi e “fidatissimi” alleati, quindi costringendo il “recinto” a votare, è noto. Fece così anche ai tempi della Volsca della quale ancora paghiamo le conseguenze. Ripeto, qui non si è contro a prescindere rispetto a una partecipata, ma prima di andare da quella del sindaco leghista – nel frattempo mandato a casa da una maggioranza più litigiosa della nostra – si poteva e doveva fare una manifestazione d’interesse nazionale. No, prima la “gara ponte” promessa e mai fatta, poi la trattativa con Camassa ed eredi (a proposito, dalle ultime determine non si vedono sanzioni….), quindi un capitolato bocciato dal proprio consulente e infine la partecipata che – a sua volta – per presentare l’offerta ad Anzio si è basata proprio sul quel capitolato. Un copia e incolla del quale abbiamo dato conto, salvo scoprire adesso che il sindaco qualche carta l’ha nascosta e né il “recinto” né altri sono andati a vedere la situazione della Aet.

Perché ogni simile attira il suo simile? Semplice, l’ormai ex sindaca di Ciampino ha mandato via il precedente amministratore della società lamentandosi dei “problemi intercorsi” tra società e Comune capofila (vi ricorda nulla, ad esempio il porto dalle nostre parti?) e nominando, però, chi non poteva prendere quel posto. Che sarà mai, qui abbiamo avuto dirigenti senza titolo, presi dal precedente sindaco e tenuti dall’attuale, anche se c’è una differenza: nel caso di Ciampino è intervenuta l’Anac e ha annullato quella nomina, costringendo la sindaca a rivedere tutto. Da queste parti nemmeno l’Autorità nazionale anticorruzione è tanto propensa a intervenire, ma mai dire mai…. Anche a Ciampino all’atto della nomina comunicati roboanti, reciproci ringraziamenti e poi si scopre che non era possibile.

E magari fosse solo questo, nessuno è andato a leggere i bilanci di Aet, quindi ci è stato nascosto che la società “prevede, entro la fine del 2021, la formalizzazione di una o più operazioni di ristrutturazione del debito corrente mediante il ricorso a finanziamenti a medio / lungo termine” e che con la nostra quota andremo ad accollarci – in parte, è ovvio – 21 milioni 98.785 euro che Aet ha accumulato negli anni, in buona parte con banche per “anticipazione dei crediti, passando dal factor all’anticipo fatture su conto corrente bancario. Pertanto l’incremento del debito bancario è dovuto al completo trasferimento delle posizioni anticipate”. E che vuoi che sia… Ma c’è un’altra analogia con la Capo d’Anzio, sulla quale bene ha fatto Marco Maranesi a chiedere ulteriori lumi rispetto a quelli che in questo spazio si ripetono da anni. L’analogia è quella dei debiti con il fisco. Sempre nell’ultimo bilancio di Aet (del 2020, pubblicato a luglio 2021 e disponibile sul sito, mica come Capo d’Anzio che è ferma al 2018) si legge che: “La voce “Debiti tributari” comprende le somme dovute sia per imposte dell’esercizio che per debiti relative alle ritenute di lavoro dipendente. Le imposte negli esercizi precedenti non sono state corrisposte nei termini, per carenza di liquidità, purtuttavia si è provveduto al pagamento degli Avvisi ricevuti dall’Agenzia delle Entrate con un piano di rateazione trimestrale di 20 rate per ogni singolo debito”. Avete letto bene: carenza di liquidità. E quali garanzie dà, Aet, al Comune di Anzio in tal senso?

Se andiamo a prendere il bilancio del Comune di Ciampino (sempre dal sito) poi, per il quale l’amministrazione è andata a casa, leggiamo che i revisori dei conti nel 2019 fanno notare come “è stata verificata la non corrispondenza tra i saldi dei crediti/debiti risultanti alla data di riferimento nel rendiconto della gestione del Comune e i corrispondenti saldi risultanti dalla contabilità aziendale della società”. Una differenza di 510.673,17 euro che non fa ben sperare vista le note difficoltà del Comune di Anzio a far quadrare i conti. Anche qui, la Volsca prima ancora della Capo d’Anzio, insegnano. Riguardo al “fondo rischi per le vertenze in corso” (eh sì) leggiamo inoltre: “Tale fondo, prudenzialmente accantonato, è stato costituito in sede di chiusura dell’esercizio a seguito alla valutazione degli atti relativi alla controversia in corso, per servizi resi e non remunerati, con un Ente locale precedentemente servito attraverso criteri coerenti alle obbligazioni attuali, legali o implicite, derivanti da eventi passati, per i quali si ritenga probabile uno stimabile esborso futuro, facendo riferimento anche a comunicazioni aggiornate del legale incaricato della vertenza, nonché sulla base degli sviluppi procedurali della stessa”. Qui la Capo d’Anzio ha fatto peggio, riconosciamolo, di fatto dando per scontato che avrebbe vinto con le cooperative ormeggiatori ha iscritto in bilancio per anni una somma che non era reale, come poi ha rivelato una perizia proprio nella causa contro gli ormeggiatori stessi.

In tutto questo, comunque, nessuno dal sindaco ai “fidati” assessori, dal “recinto” ai sostenitori del fatto che una società che nemmeno sa come è fatta una città sul mare risolverà i nostri problemi, si è preso la briga di andare a leggere l’ultimo bilancio. Nemmeno quel che resta dell’opposizione, evidentemente. Aet ci porta in dote una perdita di 913.191 euro nel 2020. Questo ha portato il “Roe” – Return on equity, cioè il risultato netto dell’esercizio diviso il capitale – che si studia a un semplice esame di economia all’università a – 26,79%. Pensate che sotto a 3 è considerato un pessimo segnale e che nel 2019 era a 2,3 e nel 2018 a 3,1. Un risultato così pessimo è spiegato con il fatto che la società non deve offrire dividendi ma “un buon servizio”. Lo vedremo se e quando comincerà il servizio ad Anzio. Certo, ora a Ciampino c’è un commissario e non sarà una passeggiata cercare di dire la propria, come sarebbe stato con un sindaco “amico”. Anzio ha deliberato e si dovrà agire di conseguenza, un’altra “proroga” a Camassa ed eredi che già hanno goduto di ampia libertà sarebbe impossibile, ma tremiamo di fronte alla prospettiva che abbiamo di fronte. E a far gestire a chi ha fallito – e purtroppo per lui è stato anche condannato dalla Corte dei conti – una fase così delicata. Al di là di encomi di facciata che il sindaco poteva risparmiarsi.

Infine, se guardiamo al “grado di indebitamento” è passato da 8,96 a 9,74 dal 2018 a oggi, aumentando quasi di un punto. Se le cose andranno male, non sarà responsabilità di altri se non del sindaco e di chi ha voluto a scatola chiusa Aet. Si poteva e doveva fare diversamente, ma il “sistema Anzio” è allergico a metodi trasparenti su scelte tanto importanti. Il porto vi dice nulla?

La nuova terra dei fuochi, le responsabilità del “sistema Anzio”

Forse dovrebbe fare una passeggiata da queste parti Roberto Saviano, scoprirebbe che la nuova terra dei fuochi è qui, a pochi chilometri da Roma. E che ad averci portato in questa condizione è chi governa la città da quasi trenta anni, avendo fallito clamorosamente nelle politiche ambientali. Oggi se vanno a fuoco – come è successo di recente – i cumuli di rifiuti a Zodiaco, prima ancora a via del Cinema (nei pressi di una specie di enclave per migranti da sfruttare, della quale tutti sapevano e nessuno interveniva), se sentiamo puzza di bruciato un giorno sì e l’altro pure, è perché in questo delicato settore la politica ha lasciato correre. E di conseguenza i cittadini. Favoriti – tutti – da quello quello che mi piace chiamare “sistema Anzio”. Un metodo che rasenta il penale – a volte ci finisce anche – ma è politicamente disdicevole. Lo scrisse un’altra giornalista sotto scorta, come Saviano, Federica Angeli, annunciando che avremmo avuto una commissione d’accesso nominata dal prefetto. L’attuale sindaco, con il suo solito fare, confermò tutto in tv tempo fa, spiegando che “le vie infinite della politica” avevano bloccato ciò che era pronto. I responsabili sono l’allora prefetto e l’allora ministro, ma non è che nel frattempo la situazione sia cambiata. Anzi.

Basterebbe buttare un occhio a vicende che attengono la legalità delle cose quotidiane, riannodare i fili di vicende finite nel dimenticatoio, trovare un investigatore come accennavo tempo fa. Ne abbiamo visti pochi, da queste parti, di rappresentanti delle Istituzioni, a fare il loro lavoro. Quando Lina Giannino venne ricevuta dal prefetto a seguito delle ulteriori minacce, gli consegnò uno schema che andrebbe aggiornato su indagini, collegamenti, cooperative, nomi e cognomi, pagamenti a familiari di boss al 416 bis. Sembra che il rappresentante del governo in provincia di Roma rimase stupito. Certo, mica era tenuto a sapere ciò che era agli atti di quella Prefettura e prima ancora della Commissione antimafia. Né i contenuti dell’indagine Ecocar che sul settore dei rifiuti spiega benissimo come andavano le cose. E vanno ancora oggi, dato che il sindaco ha “benedetto” certe modalità, alleandosi per vincere le elezioni nel 2018,.

Terra dei fuochi, allora, non perché qui si interrano i rifiuti, ma perché lasciarli per strada consente di controllare le “squadre volanti” e quando c’è da andare a chiedere il voto ricordarglielo, ad esempio. O si è capaci di tenere a marcire delle compostiere perché se partisse – il compostaggio – alla biogas del triangolo dell’immondizia ci andrebbe molto meno. E chi li ha voluti e voleva quegli impianti? “Vengono perché li chiamano o perché trovano terreno fertile”, diceva l’attuale sindaco allora di lotta e di governo. Abbiamo scoperto che erano (e sono) entrambe le cose.

Terra dei fuochi perché si è incapaci di fare una gara, si proroga (senza aver verificato tecnicamente quello che è successo) un appalto durato già oltre il dovuto e per conoscere le multe all’azienda che doveva controllare – per esempio – le isole ecologiche, la Giannino si becca una querela. Terra dei fuochi perché si decide, senza alcun confronto preventivo, di andare in una società pubblica a scatola chiusa. Anzi no, copiando e incollando un atto e dicendo che ad Anzio la differenziata va bene e i cittadini sono soddisfatti. Poi basta girare l’angolo e la città è piena di rifiuti, ovunque.

Perché c’è un assessore che non si vede mai (e sui social trova chi lo difende, dicendo che non si tocca, altrimenti si viene “impastati”) e dice senza mezzi termini che fanno tutto sindaco e funzionario, ma lui e il funzionario intanto prendono un encomio dal sindaco stesso per come è stata gestita l’emergenza estiva. E certo, era colpa di tutti – ma non del Comune – a detta del primo cittadino. Ma adesso che Rida ha riaperto e l’immondizia è per strada e si brucia, di chi sarà la responsabilità? Che poi il funzionario sia ancora lì, nonostante la condanna della Corte dei conti, è perché ad Anzio si può tutto.

La responsabilità è di nessun altro rispetto a chi governa, poi certo anche di tanti “incivili”. Ai cittadini che pure la farebbero la differenziata, ai quali la tariffa puntuale farebbe risparmiare soldi, a chi ancora ci crede nelle politiche ambientali, inutile pensare. Nella nostra Terra dei fuochi non si spara (non ancora, qualche minaccia qua e là) ma si fa a chi urla di più e vige una sola regola: “C’avemo i voti”. Con buona pace della salute pubblica.

Le cooperative, il sistema e non solo. Ad Anzio si può

Mi fanno sorridere quelli che rispondono “ma si sapeva…”. Certo, il “sistema” Anzio è nato e cresciuto intorno a cooperative, interessi privati entrati in politica, mercificio di voti attraverso appalti e lavori. Sicuramente “si sapeva”. E se – altra risposta immaginabile – tanto “si è sempre fatto così” non è detto che sia stato fatto bene. Al solito, gli aspetti penali riguardano chi commette reati, forze di polizia e magistrati, tempo fa ho sottolineato come se ci fosse un investigatore….

Ebbene le ultime vicende, il fascicolo alla Finanza (vedi foto in alto) perché il prestanome di una cooperativa si è scocciato del “sistema” e ha fatto nomi, cognomi, indicato pagamenti e bonifici, non sono che la conferma di quello che ad Anzio si può. Ed è politicamente disdicevole, almeno. Provo a riassumerlo, temo per difetto. Ad Anzio si può:

  • Essere amministratori di fatto di una cooperativa che percepisce fior di appalti dal Comune, svolgere anche sopralluoghi per quella cooperativa, ma poi sedere tranquillamente in Consiglio comunale. Perché, è incompatibile? Forse formalmente no, ma questioni di opportunità…
  • Entrare in Consiglio comunale affermando che non ci sono pendenze con l’ente, salvo scoprire dopo che c’erano eccome e sanarle perché il primo dei non eletti fa accesso agli atti. Il falso al momento della proclamazione? Suvvia…. è accaduto anche in passato, va bene così
  • Essere controllori e controllati, alla faccia delle norme anti corruzione
  • Essere al mattino un “pari” dei dirigenti e funzionari che siedono agli incontri istituzionali su quanto concerne gli interventi socio-sanitari e il pomeriggio decidere se vanno sanzionati disciplinarmente o meno, dato che sei il presidente dell’ufficio monocratico provvedimenti disciplinari e “nucleo di valutazione”
  • Partecipare al bando per ristrutturare e gestire la piscina, dimenticando il progetto. Tanto poi ti aggiudichi lo stesso la manifestazione d’interesse
  • Dire che la piscina è autosufficiente dal punto di vista energetico, salvo “dimenticare” gli spogliatoi che ora beneficeranno del 110% statale
  • Essere contro il sindaco e la sua coalizione in campagna elettorale, ma poi passare in maggioranza come nulla fosse. Anche con ruoli istituzionali
  • Essere cacciati da assessori ma poi rientrare trionfalmente, anzi essere ormai una delle punte di diamante della “squadra” che governa la città
  • Candidarti nelle liste a sostegno del sindaco e beneficiare, annualmente, di contributi vari per concerti, spettacoli, mostre…
  • Annunciare a un’associazione “amica” il piano di protezione civile senza farlo conoscere alla città e usare quell’associazione non si in base a cosa
  • Affidare a un’associazione dei servizi, sospendere com’è d’uopo i pagamenti perché risulta indagata, poi ritenere in giunta (altro che divisione dei ruoli) che la richiesta è congrua e disporre il pagamento, quindi riprendere l’associazione e affidargli ulteriori servizi. Ops, ma c’è un errore e quindi occorre sbrigarsi a rettificare
  • Essere condannati dalla corte dei conti per danno erariale nel settore ambiente e continuare a esserne il responsabile, anche qui l’anti corruzione non pervenuta
  • “Dimenticarsi” che le isole ecologiche, da contratto, doveva vigilarle la Camassa
  • Prorogare alla società che è subentrata alla Camassa l’appalto dei rifiuti, ma senza contratto, anzi per un paio di settimane farli lavorare senza alcun titolo. Che fa?
  • Elevare (?!) multe quantomeno dubbie – fino a oggi – a Camassa ed eredi
  • Dare un encomio a funzionario e assessore per come hanno gestito l’emergenza rifiuti, mentre la città continua a essere piena di immondizia
  • Dire che vai all’Onu contro la biogas e poi conferire lì i rifiuti, con una procedura singolare
  • Ricevere, quando non sei più assessore all’ambiente, le offerte della stessa Biogas….
  • Copiare e incollare una relazione, affermando bugie, per entrare nella “partecipata” di Ciampino, scelta “motu proprio” dal sindaco, senza bandi o manifestazioni d’interesse. D’altro canto con la Volsca abbiamo fatto lo stesso, ne paghiamo ancora le conseguenze.
  • Essere sindaco di Albano quando Anzio entra nella Volsca e oggi fare il presidente monocratico dell’ufficio provvedimenti disciplinari ed essere nucleo di valutazione. Le amicizie, in politica, sono importanti
  • Arrivare ad Anzio con un’indagine aperta e restarci male se – purtroppo solo qualche anno dopo – c’è chi se ne accorge e lo fa notare
  • Essere stato protagonista di un crack e presiedere la Capo d’Anzio, ormai decotta
  • Non approvare i bilanci della Capo d’Anzio e lasciare aperta la società: qualsiasi altra avrebbe visto l’intervento del Tribunale. Qui si può
  • Non pagare, con la Capo d’Anzio a maggioranza pubblica, Imu e Tari. Quelle sono cose che toccano solo ai cittadini, dai….
  • Dare prima gratis il parcheggio alle società che prendono le auto per Ponza, poi far pagare loro quanto i cittadini, i quali però non hanno spazi garantiti né possono riaffittarli. Società coinvolte in “Malasuerte” come vittima e carnefice? Pazienza, ha pesato nella vicenda “la pressione esercitata da rappresentanti delle istituzioni comunali”
  • Essere “socio elettore” attraverso appalti dati a determinate cooperative per il verde e poi diventare assessore

Ad Anzio si può. Basta essere in quello che il sindaco – uno che questo sistema nel 2013 lo contestava, salvo allinearsi presto – non poteva definire meglio: il “recinto”.

Rifiuti: l’emergenza, il copia-incolla e quelle singolari bugie

Io copio, tu copi, egli copia… No, non è il ripasso del presente indicativo del verbo copiare, ma la dimostrazione che la combinazione ctrl+c – ctrl+v è dannosa non solo per il mondo dei media, ma anche per le pubbliche amministrazioni. Soprattutto quando si arrivano ad affermare delle singolari bugie.

Succede ad Anzio, dove all’emergenza rifiuti sembra ci si stia abituando, basta vedere i cumuli ancora in giro, ma intanto il consiglio comunale sembra avere risolto il problema con il passaggio ad “Ambiente spa” di Ciampino. Mai stato contrario a una società pubblica, anzi, ma sulle modalità di scelta qualche cosa va ricordata. È stato il sindaco a decidere, scrivendo al suo collega di Ciampino, a far ratificare in giunta e poi a dire al “recinto” di votare. Allargato, purtroppo, questo alveo che ha detto sì senza nemmeno porsi il problema di verificare quello che andava ad approvare. Ci arrivo.

La Ambiente spa sembra società solida, certo più della Volsca che fu scelta con le stesse modalità (dallo stesso sindaco) e della quale paghiamo ancora le conseguenze. Ha fatto un’offerta basandosi sul capitolato che aveva predisposto il Comune, con degli aggiustamenti, ma non sappiamo se altre aziende pubbliche – procedendo con una manifestazione di interesse – avrebbero fatto di meglio. Invece siamo arrivati a Ciampino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile, in assenza di una “visione” che nel settore ambiente manca da quando il centro-destra governa questa città e cioè dal ’98 a oggi. Inutile cercare responsabilità di altri.

Ma veniamo all’ingresso nella società e agli atti che lo accompagnano.

1 – Nella relazione firmata dal dirigente a interim dell’area tecnica, Luigi D’Aprano, e dal funzionario del servizio ambiente Walter Dell’Accio (che – nulla di personale – per opportunità dovrebbe essere spostato altrove dopo la sentenza della Corte dei conti), si legge fra l’altro che: “A fronte di un impegno del Comune di Anzio nell’implementazione del servizio di raccolta differenziata e del positivo riscontro che il medesimo ha raccolto in tutti i livelli della cittadinanza e degli utenti, costituisce esigenza preminente dell’Amministrazione comunale il mantenimento ed anzi l’ulteriore incremento dei livelli attuali”.

Il documento approvato in Consiglio comunale

Come? Impegno che non si vede (i dati della differenziata non sono praticamente mai cresciuti) e “positivo riscontro” di cosa? Non sembra farina del sacco di chi ha scritto, a dire il vero (senza offesa) e così sorge il dubbio che possa essere un copiato. Detto e fatto, l’intera relazione è praticamente pari pari a quella del Comune di Castel San Pietro Romano (che ha aderito nel 2017) e che trovate qui divertitevi a confrontarla con quella di Anzio – la trovate qui – e vedrete. Una cosa simile si trova anche per San Sebastiano al Vesuvio . D’altra parte Umberto Eco suggeriva, quando era più facile, di copiare la tesi di laurea se non si avevano idee. Oggi, però, il web aiuta a scoprire le marachelle molto facilmente.

2 – Dobbiamo dedurre che né il sindaco, al solito molto attento a leggere tutto, tanto meno i consiglieri e gli assessori, si siano resi conto che quell’affermazione era almeno azzardata – ma è il caso di dire falsa – e che forse andava fatta una verifica. Nemmeno i grillini, dispiace, i quali scoprirono che un “copia e incolla” c’era già stato e forse anche peggiore: il regolamento sulla differenziata era stato copiato dal Veneto, senza nemmeno cambiare le norme di riferimento. In consiglio nessuno l’ha detto, a quanto risulta, ma non c’è verbale e di fronte a un “copia e incolla” simile almeno qualche comunicato sarebbe uscito. Nulla.

3 – Così come nessuno si è accorto o si è preso la briga di verificare il dato sulla raccolta differenziata. Nel 2019 – è scritto nella relazione dei tecnici del Comune – è stata al 50,91% e 50,08% nel 2020. Peccato che l’ultimo dato di Ispra Ambiente dica che ad Anzio, nel 2019, la differenziata è stata del 43,11% come si può leggere nel catasto dei rifiuti mentre il dato 2020 non c’è ancora. Sempre per il 2019 il Comune indica 33 milioni 85.917 tonnellate di rifiuti prodotti, Ispra 33 milioni 384.600. Chi dei due sta mentendo? Inoltre, se la differenziata non aumenta quando Rida – come ogni anno – nel 2022 chiuderà ancora il suo impianto, avremo un’altra emergenza. Con chi ce la prenderemo?

4– Sempre copiato e incollato l’ultimo passaggio: “La presente relazione, prima dell’adozione, sarà pubblicata con lo schema di atto deliberativo, ai fini della consultazione pubblica (….)” Peccato che sul sito del Comune sia uscita solo dopo la votazione e che ai consiglieri comunali sia stata consegnata qualche giorno prima del voto, usanza atavica in questo ente da “ultimo minuto”.

5 – E va be’, pare di sentirli, stai a guardare queste cose… Ma la “partecipata” non la volevi pure te? Certo, lo ripeto, ma non così. Soprattutto non una realtà che sarà anche virtuosa ma pur servendo 16 Comuni, arriva a 170.000 utenti. La città più grande è Ciampino con poco più di 38.000 abitanti e tre volte meno l’estensione territoriale di Anzio. Tra tutti i centri serviti non ce n’è uno sul mare, quindi con un flusso di presenze che d’estate aumenta, ma anche con la vicenda “seconde case” e affitti stagionali che finora nessuna gestione ha mai affrontato e risolto. Senza contare che la società ha copiato e incollato, “aggiustandolo”, il capitolato predisposto da Anzio. Del resto una base di partenza doveva pur averla.

6 – Ci sono comunque spunti interessanti nell’offerta che viene fatta. Si parla di “porta a porta” spinto, anche in centro (ma non si indicano le modalità, soprattutto per l’estate), di trasformare le attuali (e abbandonate) isole ecologiche “Usa & Jetta” regolamentandole e migliorandole tecnologicamente, di applicazione Junker già in uso in altri Comuni, di una pesa e del compostaggio sia domestico che di comunità (chi lo dice alla Biogas?). Benissimo, ci offrono anche 2000 compostiere nel “pacchetto”. Le nostre che fine hanno fatto?

7 – Tutto questo ovviamente ha un costo. Con l’appalto ipotizzato (e “bocciato” dal consulente chiamato dal Comune su mezzi, durata e tariffa puntuale), uscito dalla porta e rientrato dalla finestra, si immaginava di spendere 8 milioni 763.514 euro più iva. Ambiente spa propone 9 milioni 245.000 euro, oltre iva. Mezzo milione in più che fa 3,5 milioni in 7 anni, tanta è la proposta del piano finanziario. Congruo? Può darsi, il piano è “asseverato” da una società di consulenza, ma l’unico termine di paragone è il precedente capitolato e così si spende di più. Circa 2 milioni, poi, se consideriamo l’attuale base d’asta del fallimentare servizio che abbiamo.

8 – Altre “chicche”? Le squadre “volanti” erano e restano istituzionalizzate. Il consulente Quattrociocchi aveva sollevato dubbi, all’Ambiente spa hanno accettato senza colpo ferire. Avremo “dedicati appalti” (e altri costi) in alcune zone della città. Altre persone da tenere sulla graticola, da far lavorare quando serve, magari in prossimità delle elezioni. Basta leggere la proposta tecnica e si scopre dove. Così come si scopre che il servizio è gratuito quando ci sarà da pulire la spiaggia a seguito di mareggiate, ma al massimo due volte (non serve essere lupi di mare per sapere che ad Anzio sono molte di più) poi se occorre il Comune chiama. E paga.

9 – In tutto questo, il piano finanziario parte dal 2022, mentre l’attuale appalto – di fatto in essere con una proroga (ma guai a chiamarla così…) scade il 15 settembre. O Ambiente spa arriva prima o si continua con Camassa ed “eredi” che ci hanno portato, complice la politica, in questa condizione. Vedremo se ci sarà qualche altra “invenzione” per arrivare al 31 dicembre e vediamo se tra posti da assegnare, “controllo analogo” previsto per legge e influenza di un Comune che è il più grande della società, la politica dirà ancora la sua sul servizio. Intanto si multa l’attuale azienda?

10 – A proposito di “proroga”, sembra passare inosservato (e guai a chiedere, come ha provato a fare Lina Giannino) che dal 3 aprile al 15 maggio gli “eredi” di Camassa hanno lavorato in assenza di qualsiasi atto. Dal 15 maggio a oggi, non c’è ancora uno straccio di contratto. Si può? Ad Anzio tutto è possibile. Anche che l’assessore all’ambiente non sia in Consiglio quando si decide di passare a una “partecipata” o che non partecipi da tempo alla giunta. Anche in Comune, dicono, si vede poco. Tanto – si vocifera – decidono tutto sindaco e funzionario….

“Discarica, termovalorizzatore” e colpe altrui. Quando il sindaco…

Comincia a chiedere scusa e certamente gli pesa, su una cosa il sindaco di Anzio ha ragione: l’emergenza rifiuti non nasce oggi ed è politicamente una responsabilità trasversale. Ma questo con quanto sta accadendo nella nostra città c’entra poco.

E’ vero, la Rida chiude, ci andammo di gran corsa per risparmiare, ma la Regione ha trovato una soluzione che ci consente di conferire 150 tonnellate a settimana. Ebbene ne produciamo 400, perché la differenziata supera di poco il 40%. Se funzionasse la differenziazione, ad esempio come a Fondi (Latina, dove ha raggiunto l’83,9%) sempre governata dal centro-destra, e fosse al doppio, le tonnellate prodotte sarebbero la metà e non ci sarebbe emergenza o quasi. Aggiungiamo che misteriosamente non si raccolgono più plastica, vetro, carta, l’umido a singhiozzo, non si puliscono le strade, cosa c’entra il blocco di Rida? Ribadisco, è un fallimento di chi governa, ininterrottamente, dal 1998. E magari c’è una “guerra” che riguarda amministrazione e lavoratori, molti dei quali grandi elettori di questa maggioranza. Sbagliamo?

Come ricorderete – anche se qui si è usi a dimenticare in fretta – il nostro sindaco è stato anche senatore e ha avuto un ruolo rilevante nella commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. A rileggere oggi il verbale del 28 settembre 2011, scopriamo: “Ricordo che la Regione ha vissuto situazioni emergenziali a partire dal 1999...” (un anno dopo fu eletto presidente Storace, centro-destra) ancora: “In assenza di localizzazioni per una nuova discarica e in mancanza di qualsiasi tipo di concertazione tra popolazione, territorio e governo regionale, prevediamo che in futuro, qualora fossero individuate delle localizzazioni, scaturiranno serie problematiche territoriali di ordine pubblico e quindi ritardi nella preparazione di un nuovo invaso capace di sostituire Malagrotta. Lo stesso avviene per quanto concerne la provincia di Latina, le cui discariche sono in sofferenza” oppure “vogliamo sottolineare che nel Lazio il problema della gestione integrale dei rifiuti è totalmente deficitario, tant’è che sia la presidente Polverini (all’epoca era di centro-destra, giusto) che l’assessore, auditi dalla Commissione al riguardo, sapevano perfettamente che il piano regionale dei rifiuti approvato dalla Regione alla fine dello scorso anno non sarebbe stato realizzato, ed infatti non si realizzerà“. Piccolo particolare: l’assessore, oggi, è dirigente del distretto sanitario la mattina, a Villa Albani, e il pomeriggio attraversa via Ambrosini e fa l’Organismo di vigilanza in Comune. Siamo ad Anzio, suvvia…

Nel 2011, basta andare al catasto rifiuti dell’Ispra, la raccolta differenziata nel Lazio era al 20,05% e nel 2019 (ultimi dati disponibili) è al 51,35%; in provincia di Roma era al 20,96% allora e al 50,02% adesso. Ad Anzio il 14,1% nel 2011, il 43,11 adesso. Evidentemente il problema è qui, non altrove

Poi un conto è stare a Palazzo Madama, uno è guidare la città. All’epoca il sindaco ebbe a dire: “Non ne facciamo un problema specifico, una situazione di natura partitica o politica, ma di natura amministrativa, grave e seria. Consegniamo pertanto questo lavoro, avvertendo il Governo che Roma può trasformarsi in un’altra bomba ecologica e rappresentare la cartina di tornasole di un’Italia in negativo per il prossimo futuro“.

Nel frattempo ci si è trasformata Anzio e dipende solo da chi la guida.

Rifiuti, giusto appello del sindaco e Volsca story

Il sindaco di Anzio ha ragione. Lo dico sinceramente: dobbiamo differenziare di più perché siamo in emergenza e possiamo conferire 150 tonnellate a settimana e non 400 di “cosiddetti indifferenziati”. Dice, in un comunicato sul sito istituzionale, stavolta con toni garbati che stupiscono, che: “Si tratta di una problematica grave, che fino alla prima decade di agosto causerà numerosi disagi al nostro territorio, alle attività commerciali, all’economia del mare ed all’Amministrazione, in piena stagione estiva e nel corso dell’emergenza pandemica”. Se la raccolta differenziata avesse funzionato come a Fondi – esempio che abbiamo citato sempre in questo umile spazio – oggi non produrremmo 400 tonnellate ma meno della metà e il problema sarebbe risolto alla radice. Invece, per non essere stati in grado di portare avanti una seria politica ambientale, essere sì e no al 40% di differenziata, siamo nelle condizioni note. Diciamo al sindaco, fra l’altro, di andare in giro a sentire quello che i dipendenti ex Camassa e oggi Msa, dicono ai cittadini esasperati dalla situazione. Lo fanno con pochissimo garbo e celandosi dietro alle scuse più disparate.

L’appello, comunque, va condiviso. Facciamo più attenzione, solo che alla vigilia del consiglio comunale che ci porterà (con quali garanzie?) nella società pubblica di Ciampino, è bene ricordare ciò che accadde con la Volsca, sempre pubblica, poi miseramente fallita, per la quale paghiamo ancora le conseguenze.

LA STORIA

C’è un difetto in chi fa il mio mestiere, una specie di ossessione per gli archivi, ebbene cerca cerca si comincia a parlare di Volsca il 20 luglio 2005, il sindaco era lo stesso di oggi, la maggioranza pure. Il servizio era affidato alla Cic, gruppo Colucci finito spesso agli onori delle cronache ma sempre operativo in questo settore tanto delicato quanto remunerativo, la città non brillava per pulizia e l’assessore D’Arpino girava come una trottola per provare a sistemare le cose. Intanto, quel 20 luglio, si proroga alla Cic. Il 16 febbraio del 2006 – com’è stato adesso per Ciampino – il sindaco manda una lettera alla società chiedendo di aderire. Il sindaco di Albano, capofila Volsca, era Marco Mattei di Forza Italia che smesso di fare politica (con tanto di assessorato all’ambiente in Regione, giunta Polverini) fa il dirigente Asl a Villa Albani e poco opportunamente è anche il componente dell’Organismo di valutazione del Comune (anticorruzione, nulla da dire?). Il fatto di non essere andato in consiglio ma avere agito personalmente, viene “censurato” dalla commissione ambiente ma al sindaco interessa poco. All’epoca si parlava anche di Ama (la municipalizzata di Roma) ma la scelta politica fu quella di andare con un’amministrazione “amica”. Proprio come ora.

Arriviamo al 14 marzo, maggioranza compatta e opposizione che contesta, ma si va alla Volsca che il 5 aprile prende servizio ma non ha i mezzi e li affitta dalla Cic. La società è incaricata anche della riscossione, le bollette partiranno solo ad agosto. Sbagliate. Il 26 agosto si va in consiglio comunale sulla vicenda ma la maggioranza (corsi e ricorsi storici) è assente e la riunione salta. A parole, nelle dichiarazioni sui media, la maggioranza è divisa, il centro-sinistra chiede la revoca, mentre la giunta è per andare avanti. Divisioni? Quando mai, il 21 settembre – allineati e coperti – nel centro-destra votano per proseguire (anche qui, vi ricorda nulla?)

Intanto sull’adesione c’era stato un ricorso al Tar che lo accoglie, ma poi la sentenza è ribaltata in Consiglio di Stato a gennaio del 2007. Il 10 aprile dello stesso anno siamo pieni di rifiuti, la raccolta non funziona, il centro “Usa & Jetta” viene chiuso dalla Procura (francamente, non s’è mai capito perché) e intanto il 12 aprile la Cic si riprende i mezzi perché la Volsca paga il canone a tozzi e bocconi. Il 12 luglio il Comune “garantisce” per 3 milioni di euro la società che non ha pace, perché il deposito di via Goldoni (anni dopo ci metteremo le compostiere) viene bocciato dalla Asl.

In Comune finalmente capiscono che aderire è stato un fallimento, quindi si predispone a dicembre un altro capitolato ma i tempi sono quelli che sono e la Volsca viene prorogata a gennaio e poi a luglio 2008 (anche questo, cosa vi ricorda?) Nel frattempo il sindaco è diventato senatore e Luciano Bruschini – con lo slogan “continuiamo, insieme” – primo cittadino, D’Arpino è andato alla Capo d’Anzio e Placidi dalle finanze all’ambiente. A luglio vince la Ecopolis, ricomincia la storia degli appalti, le assunzioni clientelari, le promesse elettorali, ma il servizio non migliora e la differenziata non decolla. A novembre Volsca chiede gli arretrati, 5,4 milioni di euro, e Bruschini li manda quasi a quel paese, d’altra parte loro riscuotevano per il Comune che accumulava già allora voragini di residui attivi. A novembre 2010 la “sorpresa” per i lavoratori, Volsca non aveva pagato le liquidazione e del trattamento di fine rapporto non c’era traccia. A novembre dello stesso anno, la società venne messa in liquidazione….

I protagonisti li conoscete, non c’è da aggiungere altro.

Ambiente e rifiuti, il grande fallimento

Il Comune di Fondi, in provincia di Latina, è amministrato come Anzio dal centro-destra da oltre venti anni. Dopo aver sventato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata grazie al governo Berlusconi/Lega (gli stessi, questi ultimi, che poi avrebbero fatto intese con i clan mafiosi pontini, stando ai racconti dei pentiti) Forza Italia & C. hanno continuato a vincere senza problemi. Nei giorni scorsi il Comune è stato premiato dalla Regione, nell’ambito dell’iniziativa Lazio Green, per avere raggiunto l’83,9% di raccolta differenziata. Avete letto bene: 83,9%. Quella stessa Regione “brutta, sporca e cattiva” – quando il nostro sindaco non sa con chi prendersela – amministrata dal centro sinistra, ha riconosciuto l’eccellente lavoro di un’amministrazione politicamente avversa. Vedete, non è questione di politica, ma di come sai amministrare la cosa pubblica e nel settore dell’ambiente e dei rifiuti Anzio ha fallito. Fondi ha meno abitanti, certo (40.000 circa) ma tre volte l’estensione territoriale di Anzio, 11 chilometri di litorale e d’estate arriva a 60/70.000 residenti. Turisti che vanno nelle seconde case hanno una tessera con la quale conferire nelle stesse isole che da noi sono state uno scempio. Se facciamo un confronto sui dati Ispra (Istituto per la ricerca ambientale) relativo a città di mare simili ad Anzio ne scopriamo delle belle. I dati che potete scaricare qui sotto sono del rapporto 2020

Lo stesso Comune – nell’ultimo piano economico finanziario, riconosce che la differenziata non ha mai raggiunto l’obiettivo sperato.

Scuserete la lungaggine, abbiate la bontà di arrivare fino in fondo, cercherò di ricostruire cosa è accaduto e le responsabilità di chi ci governa. Se poi ci fosse un investigatore, troverebbe anche spunti interessanti. Nel corso della campagna elettorale del 2018 l’attuale sindaco ebbe a dire che si sarebbe fatta “una gara ponte” prima del nuovo appalto. Invece ci siamo tenuti la Camassa, quindi chi ne ha preso il posto. Un po’ come la biogas. Si doveva andare fino all’Onu per bloccarla, ci conferiamo i nostri rifiuti con una procedura singolare. Intanto il piano economico finanziario del 2021, approvato in consiglio comunale, prevede una tariffa di 12 milioni 406.388 euro contro gli 11 milioni 940.864 del 2020 (+ 465.524 euro). Come ci spiegheranno che non ci saranno aumenti, lo vedremo. A chiacchiere sono fantastici.

PORTA A PORTA

Occorre fare un passo indietro, però. Eravamo al 2005-2006, si parlava già di “porta a porta” e con l’atteggiamento che lo contraddistingue il sindaco dell’epoca (lo stesso di oggi) rispose a un’inchiesta del Granchio “si fa solo al nord”. Dimostrammo da quelle pagine che si faceva anche al sud – da Monopoli a Salerno – e incontrandoci in piazza con l’allora assessore Luigi D’Arpino, scaricò su quest’ultimo la responsabilità “non capisci un ca’…. mo faccio assessore Del Giaccio”. D’Arpino ci provò a regolamentare il settore, ma la sua voglia di farlo e di coinvolgere anche le forze dell’ordine, cadde nel vuoto.

Con Bruschini sindaco e Placidi assessore, nel segno della continuità, le cose non cambiarono. Anzi. Fino allo scontro elettorale del 2013 nel quale l’attuale sindaco accusò di avere avviato il “porta a porta” senza soldi per prendere voti, scagliandosi anche contro l’allora dirigente (Walter Dell’Accio) oggi responsabile del servizio. Nel 2015 la nuova gara, il sindaco e i suoi assessori Fontana e Ruggiero, ma anche l’ex Ranucci, erano all’opposizione di lotta e di governo. L’affidamento a Camassa avvenne tra polemiche, ingerenze, ricorsi, interdittiva antimafia alla Ecocar-Gesam che in realtà non c’era, ma perse tutti i ricorsi amministrativi. Risultato, per un anno Camassa lavorò in assegnazione provvisoria, il contratto venne siglato il 4 aprile 2016 per cinque anni, come ha scritto Agostino Gaeta uno è stato “regalato” aspettando l’esito dei ricorsi. E adesso c’è un ulteriore “regalo” perché – ecco il fallimento – non si è stati capaci di fare la “gara ponte”, né predisporre per tempo un capitolato degno di tale nota (lo ha bocciato persino il consulente chiamato dal Comune per esprimere un parere) o immaginare un bando nazionale per entrare in una società pubblica virtuosa. E che fine ha fatto il compostaggio? Mai visto, però abbiamo pagato per tre anni il deposito delle compostiere…. E’ mancata una visione. Lo dimostra il procedere per tentativi ed errori di questi giorni del nostro Comune. Non è colpa della Rida che chiude (lo fa ogni anno, nella giostra dei “ricatti” che c’è nel settore…) della Regione che non decide, dell’opposizione. No, è responsabilità di chi guida la città e di chi lo asseconda.

SENZA CONTROLLO

Come si spiega, ad esempio, che per oltre un mese Camassa ha lavorato senza alcun atto? E che il dirigente dell’area tecnica “proroga” (senza scriverlo) fino al 15 settembre il servizio? Sarebbe “agli stessi patti e condizioni” ma secondo quale contratto e capitolato si passa dalle isole fisse a quelle mobili in centro? E prima di prorogare, di fatto, il servizio, si è proceduto alla cosiddetta “verifica contrattuale”? C’è dell’altro: il capitolato prevede sanzioni per la ditta appaltatrice, quante ne sono state fatte? Giusto multare i cittadini incivili, ci mancherebbe, perché tollerare le mancanze dell’azienda? E perché affidare, come è stato fatto per la bonifica in via Spadellata, un altro servizio alla stessa Camassa (ed “eredi”) quando quell’attività doveva svolgerla da capitolato? Perché polizia locale – dirigente in testa – e “guardie ambientali” (!?!?) dovrebbero controllare le “isole” quando il contratto dice altro? Possibile che l’anticorruzione non si accorga di tutto questo, del fatto che Ranucci era imputato in un procedimento contro il responsabile del suo ufficio e anzi lasci al suo posto – poco opportunamente – un funzionario condannato dalla Corte dei conti per danno erariale in quel settore dovuto alle “27 proroghe” sul verde? Vittima, forse, dei troppi “sì” detti alla politica. E possibile che la biogas scrivesse a un assessore non più in carica per prendere accordi? Misteri anziati… Senza contare che per proroghe, poi risultate regolari, c’è chi è stato costretto a mesi di ingiusti domiciliari. Velletri, come diciamo qui, dove vede e dove cieca…..

HOUSE, VOLSCA ED EVASORI

L’ultima “trovata” è l’ingresso nella società pubblica di Ciampino. Decisa dal sindaco, di fatto, con uno scambio di lettere con il collega di quella città, votata in giunta e solo dopo arrivata in Consiglio. C’era questo stesso primo cittadino quando entrammo nella Volsca, poi fallita e per la quale stiamo ancora pagando le conseguenze. Possibile che in questa città nessuno ricorda? Andremo con Ciampino, bene, i conti di quella partecipata sembrano a posto, ma non ha mai gestito un comune più grande di quello capofila, né sul mare. Quali garanzie avremo? Il “recinto” e le new entry in maggioranza alzeranno la mano o chiederanno lumi? Avremo una convenienza o costerà di più? Perché poi sono i cittadini a pagare. I pochi che lo fanno, altro fallimento di casa nostra…. Pure qui, stesso dirigente da anni, salvo parentesi a Nettuno, e stessi risultati deludenti, con elusione al 50% e nessuno che va a cercare chi non paga. In passato, tra questi, anche autorevoli esponenti del consiglio comunale. E su questo argomento – cioè i residui attivi della Tari – i revisori e la Corte dei conti si sono espressi senza mezzi termini.

LAVORATORI

In tutto questo l’appalto è stato usato, negli anni, come serbatoio elettorale. I sindacati si occupavano di sentenze (nel caso Ecocar-Gesam/Camassa) come se fosse di loro interesse. E quando c’erano da chiamare “squadre volanti” – diventate la normalità…. – si cercavano lavoratori fuori a un bar di Anzio Colonia, tipo “caporalato”. Adesso si preoccupano anche loro, visto che il servizio rischia di essere affidato da chi svolgerà il servizio a qualche cooperativa che non è detto li riassorba. Dopo essere stati al seguito dei vari assessori, protagonisti anche loro di carte giudiziarie (benché non indagati) sono giustamente preoccupati.

LE ALTERNATIVE

Bisogna essere seri e dire ai cittadini la verità. Sui rifiuti paghiamo, a livello nazionale e soprattutto regionale e di area metropolitana, anni di scelte mancate. Ci sono eccellenze (abbiamo parlato di Fondi, all’inizio, ma ce ne sono tante altre da nord a sud) grazie ad amministrazioni lungimiranti e cittadini seri, poi tante Anzio. Ebbene il ciclo andrebbe chiuso ognuno per sé, al limite in un ambito territoriale ottimale (ad esempio noi e Nettuno) spingendo la differenziata e il compostaggio. In discarica andrebbe poco o niente, alla biogas meno ancora. Ma i rifiuti sono interessi, grandi, grandissimi, e così come disse il sindaco per le biogas “o vengono perché li chiamano o perché trovano terreno fertile”. Le carte delle indagini (Evergreen, Touchdown, Ecocar) dicono che è per entrambe le cose ma c’è chi si è alleato con loro e chi ha deciso altro. Detto questo, va benissimo la scelta di una società pubblica ma si poteva e doveva cercarla in tutta Italia, con un bando, mettendo a confronto le offerte di chi – con tutto il rispetto per Ciampino – ha ben altri servizi. Si doveva prendere per una volta una decisione coraggiosa e senza preoccuparsi di equilibri politici, “soci elettori” (sempre dalle indagini), promesse da campagna elettorale. Fare la tariffa puntuale, far pagare tutti per ciò che producono. Non è avvenuto, ma l’alternativa c’era. Dire oggi che partirà il “porta a porta” e che i cittadini saranno sanzionati, è l’ennesima promessa. Se la differenziata avesse funzionato, anziché essere un fallimento come l’intero settore, oggi non avremmo i cumuli di rifiuti per i quali il sindaco non sa più a chi dare la responsabilità. E’ sua e di chi governa Anzio, ininterrottamente, dal 1998 a oggi. Chissà se una passeggiata a Fondi (il leader di Forza Italia Claudio Fazzone viene spesso da queste parti) possa aiutare a capire come si governa questo delicato settore…

I “richiami” e le querele nella città del pensiero unico

Nel giorno in cui Maria Cupelli rende nota la singolare vicenda di un richiamo disciplinare arrivatole a due giorni dalla pensione, a Lina Giannino arriva la terza querela. Sono due donne impegnate da anni in politica, avversarie del modo di fare di chi governa, per questo evidentemente “indigeste” come tutti coloro che non sono allineati al pensiero unico dominante. Quello di chi in virtù del “c’avemo i voti” grida, dileggia, fa della cosa pubblica praticamente ciò che vuole tanto gode di una strana impunità. Perché qui, un investigatore, non c’è mai stato…

Partiamo da Lina Giannino, oggetto di minacce per niente velate (ruote squarciate, scritte sui muri, proiettili e lettere minatorie in Comune) e di querele. La prima, presentata da Federico Fashion Style, secondo il pubblico ministero va archiviata ma il noto protagonista tv si è opposto. Vedremo come andrà a finire. La seconda, presentata dal sindaco e annunciata a mezzo stampa prima ancora che la diretta interessata fosse convocata dai carabinieri, è ancora in nuce. La terza arriva dal presidente dell’associazione di protezione civile “Le Aquile”. Si sente offeso perché la Giannino, in consiglio comunale e nello svolgimento del suo ruolo, ha chiesto quali fossero i rapporti tra l’associazione e il Comune. Ricevendo come risposta che l’amicizia fra l’assessore Mazzi e il presidente non era in discussione dopo l’arresto di quest’ultimo (nel frattempo rimesso in libertà) ma non chiarendo quali fossero i rapporti stessi con l’ente. Che non è casa del sindaco o di Mazzi o di chiunque sieda in maggioranza, ma di tutti noi. A che titolo, per esempio, alle “Aquile” era stato reso noto il piano di protezione civile che la città ignora? E chi ha incaricato l’associazione di svolgere certe attività? Tutto questo ha un costo per il Comune? Sono domande lecite, ma nella città del pensiero unico fioccano le grida e le querele. Il presidente, però, una cosa la dice: “Mi preme sottolineare che sia doveroso che, venga ben definito che durante il consiglio comunale la Sig.ra Giannino aveva il diritto di ricevere una risposta dall’Assessore Mazzi sempre informato sulle attività della protezione civile”. Ecco, assessore, informi anche noi. Ci dica – ad esempio – se davvero queste attività erano pronte per essere remunerate con decine di migliaia di euro e su quali basi.

Ma qui, purtroppo, chiedere porta almeno a una querela. E allora sentiamo di dire a Lina – che a volte esagera con i toni, non è diplomatica, va per conto proprio – che la denuncia è una occasione. Per fare un po’ di chiarezza. Come quella ricevuta dal sottoscritto e da altri dal Consorzio di Lavinio. Hai visto mai che finalmente capiamo? Diciamo al sindaco, invece, che la protezione civile è materia delicata. Delicatissima. E le competenze in caso di necessità sono le sue. Chiarisca i rapporti con l’associazione, ci dica che è tutto regolare – carte alla mano – e saremo tutti più tranquilli.

Cosa che in Comune non sono, se alla vigilia della pensione fanno un “richiamo disciplinare” a una dipendente che avrà idee politiche diverse da chi guida la città, con la quale siamo spesso in disaccordo, ma che sul lavoro ha sempre fatto il suo dovere, cosa unanimemente riconosciuta. Cosa le si contesta? “Comunicazioni potenzialmente lesive dell’immagine dell’amministrazione di Anzio”. Alla faccia. L’assessore Salsedo, di fronte alla figuraccia del “Santo” appeso come un fantoccio, parla attraverso un comunicato ufficiale di “portatori d’odio” e tira in ballo la tragedia di Ardea e a ledere l’immagine sarebbe chi ha espresso il proprio pensiero sulla questione? Andiamo bene. E vogliamo andare a spendere i soldi dei cittadini per perseguire una pensionanda tra commissione disciplinare, conciliazione, tribunale del lavoro? Andiamo bene….

Ma Maria dice una cosa più grave che ci riporta chi aveva una segretaria “in cassaforte” o dipendenti “allineati”. Lo leggiamo nelle carte delle inchieste e nessuno ha mai denunciato Patrizio Placidi per quelle affermazioni. Anzi, è stato uno dei grandi elettori di questa maggioranza, dove evidentemente le cose non sono cambiate. La Cupelli, infatti, afferma: “Su chi (e sono stati in molti), in merito le mie vicende si è prestato al gioco di chi gestisce il potere, preferisco stendere un velo pietoso”. Il riferimento sarà a qualche dirigente che non sa resistere ai richiami della politica che lo ha messo in quel posto? A chi dovrebbe garantire l’anticorruzione e sembra vivere in un altro mondo? Ci sono ancora “allineati” o “in cassaforte”? Forse sì, basta pensare a quanto sia diventata “indigesta” Angela Santaniello per aver detto no a certe manovre sul conferimento dei rifiuti alla biogas o per avere partecipato a una manifestazione della Buona Destra.

Infine, a proposito di querele, dopo essere stati sbeffeggiati dall’ex assessore Ranucci che nessun magistrato ha inteso chiamare per le sue pesanti affermazioni, i vigili urbani stanno notificando una serie di denunce ai cittadini che hanno espresso la loro opinione su quella colossale figura di m…. nel mondovisione dei social network. Guai a toccare il pensiero unico, ad Anzio.

Il sindaco, Italia Viva, il fallimento. Ecco chi…“scappa”

Poco meno di tre anni fa telefonai al sindaco appena eletto al primo turno, complimentandomi e riconoscendo la sua vittoria. Feci un comunicato a spoglio in corso – ma risultato acquisito – dicendo che avevo avuto il piacere di parlare con il primo cittadino di Anzio. Vedete, si tratta di modi di intendere la cosa pubblica e l’impegno civile. Ho giocato a baseball e allenato, anche, l’insegnamento che ti danno vittorie e sconfitte, l’umiltà e il rispetto per l’avversario, te le porti dietro. O ce le hai o non.

Il nostro sindaco, che torna a tirarmi in ballo in Consiglio comunale, dicendo che sono scappato (aggiungendo altri sproloqui) e trova la claque ad applaudirlo o una presidente che gli consente di dire qualsiasi cosa in assenza di contraddittorio, o sostenitori da social, il rispetto non ce l’ha. Non ce l’ha mai avuto.

Continuo a pensare – sbagliando, evidentemente, visto che tutti tacciono – che il Consiglio comunale dovrebbe occuparsi di altro ma il nostro è purtroppo ridotto a una sorta di Teatro dei Pupi. Il sindaco parla (e se non basta, urla) e tutti eseguono, maggioranza eletta e allargata (a Cafà e Palomba che nel 2018 lo avversarono), da ultimo a Italia Viva (che nel 2018 non esisteva) che tesse le lodi del primo cittadino ma resta (così dice, pochi ci credono) all’opposizione.

Perché sono andato via è noto, chi vuole può rileggere il mio intervento in consiglio comunale (non è on line, ma ne ho chiesto copia alla presidente) o quello che spiegai qui candidandomi.

Chi è scappato, rispetto a quanto sosteneva nel 2013, è stato il sindaco. Costretto ad allearsi nel 2018 con chi cinque anni prima voleva “mandare a lavorare”, pur di vincere. E prendendo meno voti delle liste che lo sostenevano. Unico tra i candidati a quella carica. Perché lui – e il centro-destra – sapevano bene che il ballottaggio sarebbe stato un rischio enorme e non potevano perdere. In questo “sistema Anzio” stai bene a cercare avversari da dileggiare altrove, quando governi ininterrottamente dal 1998…. Sempre durante l’intervento in consiglio ebbi a dire che da quel momento in poi c’era un unico responsabile: il sindaco. Di questo deve rispondere, prima di preoccuparsi come fece in tv di quanti libri avessi venduto, o di ripetere all’infinito che ho preso pochi voti. Viste certe frequentazioni di eletti con le sue liste, ci sarebbe da chiedersi da dove vengono i suoi. Ma è noto, ad Anzio non esiste un investigatore….

E visti i passaggi in maggioranza, forse più gravi di avere mantenuto un impegno (o no?) sono ancora più contento di avere rinunciato a certe proposte. A quella di chi – per non candidarmi sindaco poiché “temuto” – veniva a offrirmi il ruolo di capo di gabinetto una volta eletto De Angelis. Ma pure quella di chi mi invitava a non dar corso alle dimissioni, dopo, tanto se il problema era il lavoro una soluzione si sarebbe trovata, basta che non la davo “vinta ai basisti” come ebbe a dire la Marracino.

Nel primo caso risposi che non mi interessava fare il capo di gabinetto di chi aveva rinnegato gli impegni del 2013 e che non tornavo sui miei passi avendo sempre aspramente criticato la gestione del Comune, nel secondo che se volevo fare “carriera” in qualche segreteria avrei scelto altro più di 30 anni prima. Sono cose che in questo Comune – se fai diversamente da come è sempre stato – ti fanno diventare un assurdo per gli eguali. Per chi sta bene nel “recinto” e non fiata, a cominciare dai giovani che dovevano rappresentare il cambiamento ma guai a dire una parola al sindaco.

Nemmeno quando dice che sta portando avanti il mio, di programma, dimenticando che il suo era copiato e incollato dalla candidatura 2013. Ma che fa? “C’avemo i voti” e per stare tranquilli in consiglio comunale allarghiamo anche la maggioranza. Se poi, da un programma alternativo qual era il nostro – con nessun successo elettorale, ma è la democrazia – si riesce a far revocare i “quattro cantoni” a Puccini, a far realizzare i “Deco” che nemmeno sapevano cosa fossero e a immaginare un asilo nido, ciò non vuol dire che si debba entrare in maggioranza. Anzi….

A meno che l’esempio non sia quello dell’amico Paride Tulli (so che mi perdonerà) che entrando dal Psdi in Forza Italia disse “si può essere di sinistra anche da qui”, poi fece il candidato sindaco Pd, quindi sostenne Bruschini e poi Palomba e in maggioranza è di fatto sempre rimasto.

Quando sui social la Marracino sostiene che il programma di allora era “un libro dei sogni” offende anzitutto se stessa che con me e una squadra di pochi volenterosi che non “c’aveva i voti” lo ha scritto e portato avanti, con una visione della città senza precedenti. Era il programma del Pd con il quale è stata eletta, salvo cambiare inseguendo Renzi. Liberissima, ci mancherebbe, ma lo scandalo non è il sottoscritto.

Allora andrebbe detto, con più forza, che esistono questioni non irrisolte ma fallimentari per chi dal 1998 guida Anzio ed è stato eletto la prima volta nel 1990.

Una su tutti i rifiuti, con una differenziata ridicola, una gara prorogata di fatto nel disinteresse di chi dovrebbe controllare, una società pubblica che andava sì scelta ma con bando nazionale e non all’ultimo giorno utile. Nell’unico dibattito pubblico con me, nel 2018, non era De Angelis a dire che si sarebbe fatta una gara ponte? E che per la biogas sarebbe andato all’Onu? Parole, del resto….. “c’avemo i voti”.

Andrebbe detto che c’è un bilancio carico di residui difficilmente riscuotibili, molti dei quali riferiti proprio ai rifiuti, e sul quale la Corte dei conti ha fatto rilievi precisi. C’è un porto bloccato dal contenzioso con un socio privato che ad Anzio è arrivato – allora in Italia Navigando – grazie all’attuale sindaco. C’è un piano regolatore che ha devastato il territorio e il primo cittadino sa che il sottoscritto era – negli anni 2000 – l’unico a dire che non andava più messo un mattone. Invece si è scelta una villettopoli di pessima qualità, attirando un ceto medio basso con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Per non parlare dei servizi da terzo mondo, dall’anagrafe alla pulizia della città. E senza citare le indagini che hanno coinvolto e coinvolgono il Comune, dove la responsabilità era e resta personale penalmente, ma ciò che è accaduto è disdicevole politicamente. A cominciare dall’allearsi con i protagonisti delle pressioni citate nella sentenza Malasuerte.

E ricordando che l’esempio si dà a partire dal rispetto della legalità delle cose quotidiane, come un ufficio relazioni con il pubblico mai aperto e presente solo sulla carta, insieme a tante altre cose…

Ecco, si può decidere da che parte stare e io l’ho fatto. Chi rincorre le sirene della maggioranza è liberissimo, per quanto mi riguarda vorrei che il Consiglio si occupasse di Anzio e non del sottoscritto. Vorrei che il sindaco e i suoi accoliti pensassero a governare e non a chi non ha ruolo diverso di quello di un cittadino attento. Da una vita.

Il mio impegno civile è rimasto lo stesso, attraverso questo strumento e con il sostegno a chiunque avversi questo modo di intendere la politica. C’è chi ha lasciato la maggioranza e sta creando un’intesa di centro, c’è un Pd che deve decidersi su cosa vuole fare da grande, c’è #unaltracittà alla quale non siamo stati in grado di rivolgerci e va coinvolta non con i giochi di palazzo ma su questioni reali. A tutti questi guardo affinché la rivendicata continuità (che nel 2013 era discontinuità, quando si dice la coerenza…) possa cessare. Insieme a questo modo dirigista, provocatore, sprezzante, da despota, di intendere il proprio ruolo di primo cittadino. Non ho pretese, non devo fare nulla, non cerco rivincite.

E siccome tra i tanti “soloni” contrari alla mia candidatura c’è chi al tempo sollevava il rapporto personale – mai negato – con De Angelis, tranquilli: è finito da tempo e non per causa mia. Chiunque arriva a offese che ledono la sfera familiare, con il sottoscritto ha chiuso.

Lina, lo sciopero, le ire e la Corte dei conti

Lina Giannino dovrà aspettare prima di sapere chi le ha mandato la lettera minatoria. E anche per sapere chi le ha spedito un proiettile e, prima ancora, ha fatto scritte ingiuriose nei suoi confronti. Dovrà mettersi in fila, perché – da anni – non sappiamo chi ha sparato a casa di Patrizio Placidi, a quella di Alberto Alessandroni, chi ha bruciato le auto a Giorgio Zucchini e chi ha mandato un proiettile all’ex segretaria Inches. Ignoriamo anche che fine abbiano fatto le indagini dopo le denunce della dirigente Santaniello e dell’ex segretario Savarino, di avere ricevuto pressioni nella loro attività. Sappiamo, ma solo perché è agli atti di “Malasuerte”, chi posò una pistola sul tavolo del marito dell’assessore Salsedo. Per il resto, mistero assoluto, anche sulle “pressioni esercitate dalla politica” proprio nella storia dei parcheggi legata a “Malasuerte”.

Tempo addietro abbiamo sostenuto che se ci fosse un investigatore, sapremmo molte cose del “sistema Anzio” che ultimamente sta dando il peggio di sé. Il motivo è semplice, in quel “sistema” è stato fatto mettere il vestito buono a più di qualcuno che non avrebbe dovuto indossarlo. È stato coinvolto nell’agone della politica chi doveva restarne ai margini. Ma si sa, per i voti si è fatto di tutto, per “controllare” – come ammettono candidamente rappresentanti vecchi e nuovi di questa maggioranza – oltre 13.000 persone e sapere che tanto saranno dalla tua parte, devi dare garanzie. È una questione nata nella “guerra” del centro-destra del 2013 e che ancora va avanti. Senza esclusione di colpi e fomentata da chi guida la città. Altro che modello di amministrazione, oserei chiamarlo più di denigrazione. Di chiunque la pensi diversamente. O provi a far notare che le cose non stanno proprio come dice chi ci governa. O provi a dire che ci sono sentenze di Cassazione che confermano presenze criminali di ‘ndrangheta e camorra ad Anzio, con più di qualcuno che si è avvicinato alla classe politica.

Cosa potevano aver promesso Placidi, Alessandroni e Zucchini senza mantenere, tanto da essere vittima di attentati? E perché Lina Giannino è diventata un obiettivo? Semplice, rompe le scatole. E quando il primo cittadino, in consiglio comunale, dice che è da Tso, autorizza chiunque del “recinto” a farne un bersaglio. Come recita il vecchio adagio: quando il piccolo parla il grande ha già parlato. Nessuno immagina che possano esserci De Angelis o l’assessore Mazzi dietro la lettera arrivata in Comune, non siamo tanto ingenui. Le loro dichiarazioni, però, “autorizzano” qualcuno che non dovrebbe essere ammesso nel “recinto” ma evidentemente ne fa parte a pensare che le dichiarazioni della Giannino sull’affidamento in house dei rifiuti (che nasconde molte singolarità) o aver chiesto i rapporti tra Mazzi e il presidente (arrestato) di un’associazione di protezione civile non ancora registrata alla Regione Lazio e onnipresente in Comune, sia lesa maestà. Ma portassero anche i voti quelli che si preoccupano e minacciano? O le auto in campagna elettorale, i protagonisti di recenti video? Se ci fosse un investigatore, forse, comincerebbe a fare collegamenti. Ma qui, forse, prima di un Comune governato a suon di chi urla di più o esprime solidarietà senza fare il nome della consigliera minacciata (!?!?!), andrebbero commissariati Procura e forze dell’ordine che negli anni non ci hanno dato una risposta che è una su questi e altri episodi. Per non parlare di una Prefettura che si è girata dall’altra parte. Dopo i proiettili Lina è stata ricevuta, una pacca sulla spalla e via…. No, signor Prefetto, qui siamo ormai vicini a questioni che attengono il normale svolgimento della vita democratica e parliamo di reati contro un eletto.

Il sindaco ha “tuonato” anche nei confronti dei dipendenti e dei sindacati che hanno proclamato lo stato di agitazione. Si ricorda un solo sciopero, al Comune di Anzio, con Piero Marigliani sindaco. De Angelis, nei modi dirigisti di immaginare la cosa pubblica, lo ricorda assai. Non sappiamo chi abbia ragione, certo se si arriva a tanto dopo anni di “pax” qualcosa si è rotto. Ma è stucchevole leggere le parole del sindaco, secondo il quale “i cittadini guardano e si fanno la loro idea”. Lasciamo stare il possibile comportamento antisindacale, quella frase significa che ciascun cittadino – domani – di fronte a un presunto servizio non reso, è autorizzato a entrare in Comune e picchiare il primo dipendente che si trova di fronte. Non lo vede, questo rischio, sindaco? Non lo vedono in maggioranza? Se ne vuole discutere in consiglio comunale senza fare processi ma rendendosi conto che siamo al fondo? O i dipendenti del comune si preferiscono “allineati” o “in cassaforte” come si legge su certi atti giudiziari riferiti a chi di questa maggioranza è stato grande elettore? O sono bravi solo quelli che dicono sempre sì? Le ire del sindaco sono rivolte a chi?

Il sistema Anzio è questo, quando Patrizio Placidi fu arrestato, l’allora consigliere De Angelis lo definì una vittima. Aveva paradossalmente ragione, perché da un paio di vicende è uscito indenne penalmente e adesso anche dalla condanna della corte dei conti sulla quale è calato uno strano silenzio. Chi diceva sì alla politica – il dirigente dell’epoca e oggi ancora funzionario al settore ambiente – Walter Dell’Accio, deve risarcire per le proroghe alle cooperative del verde 31.000 euro e spicci. Vicenda per la quale, insieme all’ex assessore Placidi è stato assolto, mentre la Corte dei conti ha escluso responsabilità di Placidi e condannato a pagare solo il funzionario. Il quale, prima ancora che per le norme vigenti, dovrebbe essere messo a fare altro per questioni di opportunità. Continuo a chiamarla “legalità delle cose quotidiane”. Paga per aver detto sì alla politica che è sempre quella – lo sa bene De Angelis – perché nessuno ha mai pensato di convocarlo e farsi spiegare come funzionava (e funziona) in quegli uffici. È anche parte lesa, per un’aggressione dopo il passaggio da Giva a Parco di Veio, quando altri politici di questa e della passata maggioranza (che poi è sempre la stessa) aizzavano i dipendenti non confermati. Eccolo il “sistema” e chi è fuori è una minaccia, va messo a tacere.

Abbiamo un solo timore, grande. Grandissimo. Non aspettiamo che ci scappi il morto.