“Discarica, termovalorizzatore” e colpe altrui. Quando il sindaco…

Comincia a chiedere scusa e certamente gli pesa, su una cosa il sindaco di Anzio ha ragione: l’emergenza rifiuti non nasce oggi ed è politicamente una responsabilità trasversale. Ma questo con quanto sta accadendo nella nostra città c’entra poco.

E’ vero, la Rida chiude, ci andammo di gran corsa per risparmiare, ma la Regione ha trovato una soluzione che ci consente di conferire 150 tonnellate a settimana. Ebbene ne produciamo 400, perché la differenziata supera di poco il 40%. Se funzionasse la differenziazione, ad esempio come a Fondi (Latina, dove ha raggiunto l’83,9%) sempre governata dal centro-destra, e fosse al doppio, le tonnellate prodotte sarebbero la metà e non ci sarebbe emergenza o quasi. Aggiungiamo che misteriosamente non si raccolgono più plastica, vetro, carta, l’umido a singhiozzo, non si puliscono le strade, cosa c’entra il blocco di Rida? Ribadisco, è un fallimento di chi governa, ininterrottamente, dal 1998. E magari c’è una “guerra” che riguarda amministrazione e lavoratori, molti dei quali grandi elettori di questa maggioranza. Sbagliamo?

Come ricorderete – anche se qui si è usi a dimenticare in fretta – il nostro sindaco è stato anche senatore e ha avuto un ruolo rilevante nella commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. A rileggere oggi il verbale del 28 settembre 2011, scopriamo: “Ricordo che la Regione ha vissuto situazioni emergenziali a partire dal 1999...” (un anno dopo fu eletto presidente Storace, centro-destra) ancora: “In assenza di localizzazioni per una nuova discarica e in mancanza di qualsiasi tipo di concertazione tra popolazione, territorio e governo regionale, prevediamo che in futuro, qualora fossero individuate delle localizzazioni, scaturiranno serie problematiche territoriali di ordine pubblico e quindi ritardi nella preparazione di un nuovo invaso capace di sostituire Malagrotta. Lo stesso avviene per quanto concerne la provincia di Latina, le cui discariche sono in sofferenza” oppure “vogliamo sottolineare che nel Lazio il problema della gestione integrale dei rifiuti è totalmente deficitario, tant’è che sia la presidente Polverini (all’epoca era di centro-destra, giusto) che l’assessore, auditi dalla Commissione al riguardo, sapevano perfettamente che il piano regionale dei rifiuti approvato dalla Regione alla fine dello scorso anno non sarebbe stato realizzato, ed infatti non si realizzerà“. Piccolo particolare: l’assessore, oggi, è dirigente del distretto sanitario la mattina, a Villa Albani, e il pomeriggio attraversa via Ambrosini e fa l’Organismo di vigilanza in Comune. Siamo ad Anzio, suvvia…

Nel 2011, basta andare al catasto rifiuti dell’Ispra, la raccolta differenziata nel Lazio era al 20,05% e nel 2019 (ultimi dati disponibili) è al 51,35%; in provincia di Roma era al 20,96% allora e al 50,02% adesso. Ad Anzio il 14,1% nel 2011, il 43,11 adesso. Evidentemente il problema è qui, non altrove

Poi un conto è stare a Palazzo Madama, uno è guidare la città. All’epoca il sindaco ebbe a dire: “Non ne facciamo un problema specifico, una situazione di natura partitica o politica, ma di natura amministrativa, grave e seria. Consegniamo pertanto questo lavoro, avvertendo il Governo che Roma può trasformarsi in un’altra bomba ecologica e rappresentare la cartina di tornasole di un’Italia in negativo per il prossimo futuro“.

Nel frattempo ci si è trasformata Anzio e dipende solo da chi la guida.

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