Francescana, notizie, trasparenza e l’hotel rimasto aperto….

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La sinfonia è sempre la stessa: “Chi ve l’ha detto?” o “Come fate a scrivere che...”. Chiunque, sorpreso dalle notizie che lo riguardano, crede a chissà quale disegno ci sia dietro. E non si chiede mai se quanto riportato dalla stampa sia vero o meno.

L’ultimo caso è quello della Francescana e ripropone più che il problema della pubblicazione delle notizie, quello della trasparenza al Comune di Anzio. L’ordinanza è stata inviata a più organismi e i giornalisti possono averlo saputo in mille modi, è noto che le fonti sono riservate, mentre sul sito ufficiale del Comune ancora non compare.

I cittadini, quindi, non possono ancora sapere direttamente perché si è proceduto, oggi, con la chiusura, quando fino a qualche tempo fa si diceva “nulla osta”, prima che l’atteggiamento cambiasse.

Poi ci si può anche dilettare per comprendere se il problema è chi scrive e cosa o quello che succede realmente, ma è esercizio per dietrologi di professione.

Qui il problema è diverso e riguarda – ancora una volta – la trasparenza. Si apprende dal servizio pubblicato sul Messaggero, inoltre, che il Comune ovvero la dirigente dell’area che si occupa di questa materia ha chiesto… al Comune se è stata ottemperata o meno l’ordinanza relativa all’hotel Succi, dove pure c’erano degli anziani. I quali lì sono rimasti, perché sempre al Comune hanno finto di non sapere che l’albergo continuava a funzionare. Bastava passare lì di fronte.

E pensare che al sindaco era “sfuggita” la richiesta della Asl di chiudere la struttura a dicembre 2013, aveva provveduto solo sei mesi dopo e a seguito di un altro sopralluogo dell’azienda sanitaria. Ha firmato l’ordinanza e poi è rimasta disattesa. Una omissione palese: fatta da chi? E perché? Giova ricordare che l’hotel è di un consigliere comunale e l’attività con gli anziani la svolge l’ex assessore ai servizi sociali, in precedenza direttore generale alla stessa Francescana mentre aveva l’incarico in giunta. Tra i due esponenti politici, per la verità, sembra che di recente non corra buon sangue.

Dallo stesso servizio apprendiamo dei problemi anche a Villa delle Camelie, a conferma del fatto che intorno agli anziani si continuano a fare affari in strutture che proprio a norma non sono

Tributi, il Comune 3.0 che non risponde ai cittadini

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Non rispondere. Ma sì, dopotutto i cittadini sono dei “rompic…” e quelli che insistono ancora di più. Debbono pensare questo all’ufficio tributi del Comune di Anzio – ma anche altrove, immaginiamo – di fronte a chi chiede informazioni. E’ emblematica la storia di Luciano Dell’Aglio che deve essere visto come il fumo negli occhi in piazza Cesare Battisti. Ne fa una questione di principio, con una sorta di disobbedienza civile. E vale la pena di leggerla, la sua storia, perché molti di noi si sono ritrovati nelle medesime condizioni: inviare una richiesta e non ricevere risposta. E nell’era 3.0 che ci aveva promesso Bruschini è inammissibile, ma lo è ancora di più dal momento in cui un vecchio adagio recita che domandare è obbligo, rispondere è cortesia.

Prima del ruolo che si ricopre, dell’essere in un ente pubblico, del 3.0 o meno, viene la buona educazione. Rispondere a una mail – pur in un luogo nel quale si è oberati di lavoro, immaginiamo – impegna pochissimo tempo.

Lasciamo stare il buon Luciano, allora, e pensiamo a chi vuole sapere cosa succede se la Tasi si paga tutta a dicembre anziché in due rate. Sono state spedite mail in tal senso, rimaste senza risposta. Così come le richieste fatte via cassetto tributario, rimaste con un numero di “ticket” assegnato e addio. Pensiamo a chiunque altro segnala di aver mandato mail o proposte e di non aver mai saputo più nulla. Della serie “Noi siamo il Comune, voi non siete un c...” parafrasando l’intramontabile Alberto Sordi nel Marchese del Grillo.

Ci saranno anche cittadini “rompic…” – non è in dubbio – e ammesso lo siano meritano comunque delle risposte e in ogni modo  non possono pagare tutti gli altri per loro.

Ah, un’ultima battuta. Forse le risposte relative al cassetto tributario non arrivano perché la versione è 2.0, qui – l’aveva promesso il sindaco in campagna elettorale – doveva esserci il 3.0….

Ordinanza alla Francescana, che tristezza ma quante stranezze

francescana

Un dispiacere enorme e il pensiero che corre a padre Vincenzo Vendetti, il parroco di Anzio che intuì la necessità di una casa di riposo e che adesso si starà rivoltando nella tomba. L’ordinanza di chiusura della Francescana è l’epilogo di una vicenda gestita male dal Comune e sulla quale si sono susseguite mire affaristiche e di potere. Senza contare la copiosa corrispondenza nella quale – siamo al 2012 – la Asl chiedeva lumi e chi oggi chiude la struttura diceva che “nulla osta” a che si andasse avanti.

Proviamo a ricapitolare, a capire perché dietro quella che un tempo era l’avveniristica casa di riposo siamo arrivati fino a oggi. Quando la Provincia dei frati minori conventuali ha deciso di cedere dal Comune hanno taciuto. Dimenticando che se quella struttura è stata realizzate è anche grazie a finanziamenti del Comune stesso, alla fine degli anni ’60, oltre che al superamento di un vincolo di uso civico che gravava sull’area. Di più, quando i frati hanno deciso di proporre usucapione il Comune ha scelto di non difendersi, arrivando a stupire persino il giudice che scrive la sentenza.

Poi i sacerdoti hanno deciso di lasciare e la struttura era prossima ad assere acquisita dalla famiglia Bruschini che gestisce già la “Teresiana”. Un passaggio che gli stessi frati, nel corso del loro “capitolo”, giudicano positivo in quanto la continuità è garantita con un’azienda di Anzio. Qualcosa succede e dalla “Teresiana” si passa alla fondazione “Omnia”, qualcosa a che fare con la Romania, sede nel viterbese. Fondazione che come primo atto licenzia le dipendenti, la scusa sono corsi “oss” sui quali si fa a scaricabarile, anche qui nel silenzio del Comune.

Il “regista” dell’operazione, del resto, è l’allora assessore ai servizi sociali Italo Colarieti che ha lasciato la clinica   Villa dei Pini e punta a realizzare nella vicina casa di riposo una moderna struttura socio-sanitaria specializzata negli anziani. Omnia lascia dopo un anno e arriva l’Upf medical center, Colarieti è direttore generale e formalmente compatibile ma di fatto in evidente conflitto di interesse. E’ lui, per esempio, a firmare un verbale di contestazione dei vigili urbani…

Nei “passaggi” di gestione andrebbe rifatta l’autorizzazione sanitaria ma in Comune preferiscono soprassedere, né si preoccupano dell’incompatibilità – sia pure di semplice opportunità – almeno fino a quando l’assessore finisce agli arresti. La Francescana c’entra perché secondo l’accusa la stessa cooperativa che lavora sui pulmini del Comune con proroghe su proroghe svolge, gratis, lavori nella casa di riposo. Cambia solo il nome della coop, i soggetti sono sempre gli stessi. La Procura si ferma lì, ma stando a quanto a più riprese scrive Controcorrente volendo c’era qualcosa da approfondire. Prima degli arresti, comunque,  la Asl scrive a più riprese sulla situazione della struttura, ma dal Comune ribadiscono che “nulla osta”.

La gestione della Francescana passa alla moglie di Colarieti, il quale anche per vicende personali, non vi metterà più piede.  I controlli continuano e si arriva all’ordinanza odierna. E la storia ci porta poco lontano, a un’ordinanza che risulta ancora non eseguita. Quella nei confronti dell’hotel Succi – che tristezza, anche lì, uno dei migliori alberghi del litorale fino a qualche anno fa – dove in una parte destinata ad albergo per anziani ci sono degli ospiti di un’azienda messa in piedi, ancora una volta, da Colarieti. In questo caso in una struttura di fatto del consigliere comunale Umberto Succi.

Possibile che dove ci sono interessi dei politici di mezzo, assolutamente legittimi, debba finire così? Sembra proprio di sì, anche se ancora su Controcorrente, quello di oggi, scopriamo che Colarieti ha addirittura denunciato Succi.

In queste storie di carte bollate e anziani, strutture che dovrebbero chiudere e restano aperte – come nel caso di Succi – case di riposo delle quali si ordina la chiusura (qui sarà eseguita?),  c’è un comune denominatore: la politica che cerca di sfruttare il potere per un business tanto lecito, se fatto nel rispetto delle regole, quanto redditizio come quello degli anziani.

Nel caso di padre Vincenzo per la Francescana doveva essere l’esatto contrario, ma sono passati decenni, è cambiato il mondo, e soprattutto prima De Angelis non s’è opposto all’usucapione e poi Bruschini non ha avuto nulla da dire sui vari “passaggi”. Le conseguenze le vediamo.

Città artigiana e turismo sostenibile, la memoria corta

artigiana

Mettiamola così: abbiamo fatto 30, facciamo 31. Non si giustifica diversamente il nuovo bando per la città artigiana. Il Comune lo rende noto, oltre la foto dell’assessore alle attività produttive Giorgio Bianchi non c’è altro. A dire il vero si sa poco dell’attività del suo assessorato – destinato più a sagre che sembrano distribuite con il manuale “Cencelli” a diverse associazioni che ad altro – ma scopriamo che dopo oltre 40 anni si prova a far partire la città artigiana. Sono stati spesi soldi pubblici (tanti) è stata necessaria la bonifica delle bombe della seconda guerra mondiale, l’area è in stato di abbandono ma ci si dimentica che ormai gli imprenditori che avevano creduto nel progetto si stanno facendo restituire i soldi dal Comune.

E a proposito di dimenticanze l’assessore Patrizio Placidi ha “scoperto” il turismo sostenibile insieme al suo collega di Ardea Riccardo Iotti – ex consulente del Comune di Anzio proprio al turismo, con risultati pari a zero – e sembra che da domani si partirà con mirabolanti iniziative. Peccato che la “Costa dei miti” che comprendeva anche Nettuno e Pomezia sia stata inspiegabilmente archiviata. Già, fatto 30 facciamo 31. Tanto bastano i comunicati stampa per far credere che qualcosa si stia facendo… Magari i cittadini hanno la memoria corta.

Trasparenza negata anche tra uffici. Il caso mense all’anticorruzione

mensesegretario

Forse è qualcosa di più del “messaggio” mandato dal capogruppo di Forza Italia Marco Maranesi, il quale oggi torna sulla caso – dopo le polemiche a distanza con l’ex assessore Del Villano e l’attuale  Nolfi – e chiede l’accesso agli atti. Sulla vicenda mense è investita, lo apprendiamo da Controcorrente, niente meno che l’autorità nazionale anti corruzione.

Tra segretario e dirigenti, è noto, non corre buon sangue. Ma perché non inviare la documentazione richiesta? Si ricorderà che lo stesso segretario Pompeo Savarino aveva sollevato delle perplessità rispetto alla composizione della commissione – ignorate dall’opposizione al primo consiglio utile – dopo quelle di alcuni consiglieri di maggioranza, rispetto alle procedure seguite per la gara. Perplessità che la dirigente, Angela Santaniello, aveva liquidato sostenendo la regolarità di ciò che aveva fatto e scrivendo persino al Prefetto. La gara è andata avanti, un ricorso al Tar di una delle aziende escluse ha visto il Comune vincere su tutta la linea, il servizio è partito e sembra funzionare, ma oggi scopriamo che di quella documentazione non viene fornita copia.

Francamente ci sfugge il motivo. Della grande attenzione sull’appalto mense da una parte – non sul servizio ai bambini, attenzione, quello sembra interessare ben pochi – e dei documenti negati dall’altra.

Se la trasparenza tra uffici è questa, figuriamoci quella nei confronti dei cittadini…

Porto, il sindaco ormai naviga a vista

renderingporto

Abbiamo la conferma. All’assemblea della Capo d’Anzio c’era, sia pure al telefono, ha votato, ma poi le carte sono tra quelle che gli capita di non vedere. Il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, ormai meglio conosciuto come “non lo so”, sul porto in consiglio comunale aveva fatto inversione a U. Lì sapeva eccome, peccato non ci fosse lo streaming perché oggi tutti potrebbero rivederlo: “Io lo so cosa vuole fare Marconi, il porto a pezzi, ma io ho un’idea diversa e adesso che abbiamo l’intera concessione rifaremo il bando di gara”. Marconi è l’ingegnere che rappresenta il 39% della Capo d’Anzio ovvero Marinedi. Il sindaco ha parlato di precisa “strategia”, ma solo un mese e mezzo prima aveva avallato tutte le scelte della società. Sulla base delle quali il presidente Luigi D’Arpino – che si dice prossimo alle dimissioni – e lo staff di Marinedi sono andati avanti. Un percorso, fra l’altro, iniziato quando si è chiesto di invertire il cronoprogramma alla Regione.

Ebbene dopo quel consiglio comunale e la “parola d’onore” che entro ottobre avrebbe richiesto le quote a Marconi secondo i patti parasociali, adesso il sindaco ci ripensa di nuovo. Si dice negli ambienti che “non sapesse” che la Capo d’Anzio o inizia a fare cassa o fallisce. Il socio privato – che per la continuità dell’azienda firmerà la fideiussione con la Banca popolare del Lazio – ha chiarito a Bruschini che può fare tutte le gare che vuole e anche avviare l’azione (per “strategia” non fatta prima) di riprendersi le quote, ma che l’unico sistema per andare avanti oggi è quello di rendere operativa la Capo d’Anzio. O consegnare i libri in Tribunale.

E il sindaco – che ormai, evidentemente, sul porto naviga a vista – ha annuito.

La domanda è sempre la stessa e comprende un po’ tutte quelle fatte, nel corso dei mesi, su questo spazio: serve chiarezza.

Il sindaco la deve non a chi scrive, ma ai cittadini che rappresenta e sono proprietari del 61% della Capo d’Anzio. Per questo lo spazio continua a essere a disposizione. Come e quando vuole.

Tributi, il recupero “premiato” e un cattivo pensiero sulla Tasi

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l'ufficio tributi

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio tributi

Ici? Nel 2014? Sembra proprio di sì. In realtà la vecchia imposta comunale sugli immobili è andata in pensione, sostituita poi dall’Imu e adesso dalla ben più “salata” Tasi, ma quell’Ici inserita in una determina dirigenziale che liquida il “premio incentivante” al personale dell’ufficio tributi incuriosisce. Si tratta, in pratica, dell’attività che è stata svolta per “stanare” chi non aveva pagato l’Ici e che ha consentito di recuperare 913.173,11 euro. Da qui una percentuale per il personale che ha lavorato alla “attività accertativa”: il 3% del totale ovvero 27.395,19 euro da dividere tra i dipendenti e il 30% sul 2% per il responsabile ovvero 5.479,04 euro.

Insomma, mentre i cittadini pagano gli “inesigibili” dei rifiuti – purtroppo è previsto per legge – che nessuno è andato a cercare  e sono alle prese con la scadenza Tasi per la quale il Comune si è limitato ad avvisi on line e sul costoso “cassetto tributario”, scopriamo che se vuole l’ufficio tributi “recupera” le somme. Avendo poi il tornaconto dovuto. Nulla da eccepire. O forse sì…

E’ un cattivo pensiero, sia chiaro. Gli avvisi di pagamento Ici del 2012 sono stati spediti, i cittadini sapevano, mentre con la Tasi c’è una confusione totale. Dall’ufficio si limitano a dire che si può usare il simulatore – e bisogna dire la verità, se uno si mette a cercare sul cassetto tributario non lo trova, ma cliccando sul link in home page ci si arriva – oppure il caf o il commercialista. Nessun avviso, né manifesti. Ma al Comune sanno chi sono i contribuenti e magari, come per l’Ici, all’inizio dell’anno prossimo si andrà già a “recuperare” con tanto di premio.

Speriamo di sbagliare, ovvio, gli oltre 913.000 euro recuperati corrispondono – stando alla media di versamenti indicata dal Ministero (479 euro) – a circa 2.000 contribuenti che non avevano pagato e dopo l’attività dell’ufficio tributi l’hanno fatto.

Allora era avvenuta una spedizione degli avvisi, sia pure “massiva” e quindi priva di riscontro (i cittadini potrebbero non averla ricevuta), stavolta c’è stato poco o nulla, di certo nessuna lettera. Tutto pronto per recupero con tanto di “premio”?

Maranesi e le mense, come se nulla fosse

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Sì, come se nulla fosse… Abbiamo avuto verifiche della Ragioneria dello Stato e della Corte dei conti, sappiamo che il porto è al fallimento e il sindaco smentisce se stesso e quello che ha approvato in assemblea della Capo d’Anzio dicendo che vuole rifare la gara, ci sono indagini della magistratura sull’ambiente, la differenziata oltre ad avere un piano finanziario incomprensibile è un costoso bluff e basta guardare i cassonetti stracolmi in centro, il bilancio è al collasso e il problema qual è? Le mense.

Il consigliere Marco Maranesi torna sulla vicenda, dopo che in piena gara aveva già sollevato il caso insieme ai colleghi Salsedo e Bruschini. In questo caso si era arrivati persino a un intervento, con richiesta di chiarimenti, da parte del segretario comunale. Dall’opposizione nessuno fiatò al primo consiglio comunale utile, qualche giorno dopo. Solo a quello successivo Bernardone presentò un’interrogazione rimasta lettera morta. Nessuno, prima, prese la parola per chiedere “in diretta” a Maranesi e al segretario comunale se avessero rilevato profili di illegittimità e quali. Ma sì, il bon ton… Lo stesso che non fa chiedere – stessa seduta – perché il sindaco dopo la lettera della Asl di dicembre ha ordinato la chiusura solo mesi dopo dell’Hotel Succi. Lo stesso che non fa chiedere all’opposizione – adesso – perché, almeno fino a qualche giorno fa, quell’ordinanza era ancora disattesa, mentre quella del chiosco-edicola sull’Ardeatina è stata prontamente eseguita.

Ora il capogruppo di Forza Italia (ma lo è ancora?) al quale replica duramente l’ex assessore alla pubblica istruzione e suo collega di partito Marco Del Villano, torna sulla vicenda, candidandosi forse a “erede” di Paride Tulli che sulle mense – e non solo, per la verità – è stato sempre in prima fila.

Al giovane consigliere sfugge un particolare: finora chi si è lamentato lo ha fatto solo con lui… Non sarà che queste prese di posizione a mezzo stampa nascondono, invece, altri fini?

Sulle vicende mense abbiamo sempre immaginato che di ciò che realmente mangiano i bambini importasse a pochi. Così come l’applicazione dei capitolati d’appalto. Ecco: l’azienda che ha vinto lo ha fatto rispondendo a una gara, sarà bene che i consiglieri – nello svolgimento del loro ruolo – aiutino gli uffici a controllare che tutto sia fatto secondo quel capitolato. Finora, per quel poco che si sente, la mensa piace. Ma evidentemente serviva un “messaggio”.

Come se nulla fosse, dicevamo. Opposizione in silenzio quando si sollevavano perplessità sulla gara e maggioranza che non sente l’esigenza di far notare la figuraccia che i nove consiglieri d’opposizione hanno fatto scrivendo al prefetto e dicendo che non avevano ricevuto la notifica del bilancio, quando in realtà era tutto in regola. Anziché delle mense, forse un manifesto o un comunicato politico per dire che l’opposizione aveva coinvolto il prefetto e persino il Parlamento su un presupposto falso poteva starci. Invece si preferisce giocare di “fioretto”. Ma sì, tutto sommato meglio non pestarsi troppo i piedi. La storia politica – e non solo – di questa città è piena di intese trasversali.

La campagna elettorale a costo… zero. Crediamoci, anche se ricordiamo

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Prendeteci pure in giro con le spese elettorali. Raccontateci pure che alle ultime amministrative di Anzio i partiti hanno speso solo 54.914 euro, tanto non succede nulla… Già, perché nel referto sui conti consuntivi delle ultime amministrative la Corte dei Conti alza le mani: “il Collegio ritiene che le irregolarità riscontrate, in quanto generalizzate o quantitativamente prive di gravità offensiva, non siano passibili di sanzioni. Allora accontentiamoci del fatto che “le carenze riscontrate con maggiore frequenza attengono alle informazioni concernenti l’importo globale e la fonte di provenienza delle entrate utilizzate a copertura delle spese dichiarate ed ammissibilie non se ne parli più. Invece no, perché ricordiamo tutti la campagna elettorale. E sappiamo per certo che se formalmente non è stato superato il limite di legge, sono stati spesi più di quei 54.914 euro. Sapete quanto hanno dichiarato, invece, le liste alla Corte dei Conti?

Pdl 155,74 euro, Lista Enea 15.844, Lista Candido De Angelis sindaco 2.300, Sindaco Candido De Angelis 701,8, Realtà nuova 550, La Destra 1.500, Pd 3.328, Bernardone sindaco 2.170, Sel 1.288, Movimento 5 stelle 2.239, Alleanza civica Pollastrini sindaco 3.500, Rifondazione-Verdi-Di Pietro 3.500, Giovanni Garzia sindaco 8.918,49, Patto per Anzio 8.918,49. Hanno dichiarato di non aver speso un euro, invece, le liste Bruschini sindaco, Evoluzione Anzio e Movimento Anzio. Dobbiamo crederci, parliamo delle liste e non dei candidati sindaco o dei singoli consiglieri, ma tutti ricordiamo quella campagna elettorale… Allora? La Corte dei Conti parla di : “lacune e anomalie generalizzatementre le “carenze riscontrate con maggiore frequenza attengono alle informazioni concernenti l’importo globale e la fonte di provenienza delle entrate utilizzate a copertura delle spese dichiarate ed ammissibili. Queste ultime, poi, non sempre sono supportate da esaustiva documentazione probativa. Insomma, non si sa da dove sono entrati i soldi e non ci sono le pezze d’appoggio che giustificano le spese. Ma siccome così hanno fatto tutti – o quasi – pazienza. In ogni modo: “Solo in casi specificatamente indicati di dispone di attestazioni che consentono di escludere con ragionevole certezza l’esistenza di oneri non dichiarati e, per l’effetto, accertare compiutamente il rispetto dei tetti di spesa riferibili alle singole liste.

L’ANALISI

Il Pdl indica 119,8 euro di entrate come “parziale utilizzo dei fondi incassati a titolo di rimborso elettorale della dallo Stato nell’anno 2012” la spesa ha riguardato “stampa, distribuzione e raccolta dei moduli, autentificazione delle firme per la presentazione delle liste elettorali. Secondo il collegio: “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto non contenente l’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo.

La lista Enea, quella di Patrizio Placidi per capirci, non dichiara entrate, mentre le spese riguardano “materiali e mezzi di propaganda – organizzazione di manifestazioni di propaganda – propaganda radio televisiva – spese per il personale impiegato nella campagna elettorale – varie. La documentazione giustificativa risulta “non prodotta. Anche qui “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo. E’ una litania che si ripete.

La lista Candido De Angelis non dichiara entrate, le spese sono per “materiali e mezzi di propagandae la documentazione giustificativa non è prodotta. Siamo alle solite: “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo.

La lista Sindaco Candido De Angelis non dichiara entrate e ha sostenuto solo “spese telefonichema senza documentarle. La formula di valutazione è come sopra

Anche Realtà Nuova non dichiara entrate, le spese sono “telefoniche e automezzima mancano le pezze d’appoggio. Stessa formula nelle valutazioni.

La Destra non dichiara entrate, le spese sono “telefoniche, tipografiche e affitto locali, non c’è la documentazione giustificativa e “ non sono documentate neppure rispetto alla data degli esborsi.

Il Pd non dichiara entrate, le spese sono state per “materiale e mezzi di propaganda – tipografichema finalmente c’è la documentazione giustificativa. Anche qui, però “il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo. La documentazione delle spese è corretta “ anche rispetto alla data degli esborsi.

A indicare entrate per 700 euro è la lista Bernardone sindaco, le spese sono andate per “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – telefonichee c’è la documentazione giustificativa. Anche qui, però, si parla di incompletezza “sebbene le fonti di copertura indicate si presentino documentate”. Ma i conti non quadrano.

Sel non dichiara entrate, le spese riguardano “manifestazioni e propagandae la valutazione è quella degli altri partiti: “il rendiconto si presenta formalmente incompleto.…”

Il Movimento 5 stelle non dichiara entrate, le spese sono per “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi, c’è la documentazione giustificativa ma le spese sono “parzialmente documentate, anche rispetto alla data degli esborsi.

L’alleanza civica Pollastrini sindaco non dichiara entrate, le spese hanno riguardato “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi – certificati penali candidati – pubblicità su stampa, non c’è documentazione giustificativa e la valutazione ricalca le altre.

La coalizione con Rifondazione, Verdi-Di Pietro non dichiara entrate, ha avuto le stesse spese della lista precedente e la stessa valutazione dalla Corte dei Conti.

La lista Giovanni Garzia sindaco non dichiara entrate la spesa è andata in “affitto locali – materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi – pubblicità radio televisiva – sondaggie c’è la documentazione giustificativa. Lo stesso vale per Patto per Anzio e medesime sono le valutazioni e cioè che “il rendiconto si presenta….”

Le liste Bruschini sindaco, Evoluzione Anzio, Fratelli d’Italia e Movimento Anziohanno espressamente dichiarato, senza alcuna formalità di rito, di non aver sostenuto alcuna spesa. Crediamo alle favole, insomma, perché in realtà quella campagna elettorale, i manifesti 6×3, i camper e tutto il resto, ce la ricordiamo tutti.

Alta diagnostica, la trasparenza non abita alla Regione

urplazio

C’è la trasparenza decantata, quella messa nei comunicati ufficiali copiati a piene mani da siti e agenzie, e quella reale. La Regione Lazio predica bene e razzola male e aspetto ancora – sono trascorsi più di due mesi – la risposta in merito a un documento che chissà cosa contiene se è così difficile da avere. E’ la nota con la quale, nel dicembre scorso, la Regione ha fatto dietrofront sul centro di alta diagnostica per immagini di Latina. Da lì è partito un percorso kafkiano che finora ha prodotto un solo risultato: il centro unico in Italia per macchinari e potenzialità rischia seriamente di non farsi più nel capoluogo pontino, anche se nessuno sa dirci ufficialmente perché a livello istituzionale. Chiedi alla Regione Lazio, all’ufficio stampa, ma della nota non ti fanno sapere nulla. Fai chiedere a un consigliere regionale di opposizione, ma nemmeno lui riesce a scardinare la burocrazia. Allora pensi al percorso ufficiale: richiesta di accesso agli atti “ai fini di un servizio giornalistico” (a cosa siamo arrivati…) dalla pagina dell’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp). E’ il 4 agosto, l’Italia è in ferie, ma la risposta automatica con il numero di “ticket” assegnato alla richiesta arriva subito. Speri sia la volta buona, ma nulla…

Allora chiami, due mesi dopo, e chiedi. E’ ormai una questione di principio, la lettera e il suo contenuto nel frattempo sono ormai noti per vie traverse, ma scopri da una gentile operatrice che la Regione ha chiesto alla Asl di provvedere… Siamo seri, quella nota è partita dagli uffici della Regione Lazio e per quale motivo – in quella che è ormai universalmente nota come accessibilità totale – non sia ancora stata consegnata a chi l’ha chiesta è un mistero. E fortuna che attraverso l’Urp, fra l’altro “il cittadino ha la possibilità di porre quesiti ed osservazioni attraverso il canale mail ed ottenere risposta in tempi brevi”. Brevi quanto, di grazia?

Ah, comunque la lettera non serve più. Grazie lo stesso.