Bravo sindaco, fine delle bancarelle. Speriamo

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Ho dato disposizione, non oggi ma ieri, che i mercatini in piazza li devo autorizzare io“. Luciano Bruschini lo ha detto in consiglio comunale, da l’altro ieri in poi è il sindaco a dire se le bancarelle che sistematicamente stanno invadendo la piazza possono essere autorizzate o meno.

Lui che di solito “non sa” deve essersi reso conto che tra un centro commerciale naturale perfettamente inutile, un’associazione che organizza ogni genere di mercatino, altre che arrivano, propongono e vedono liquidarsi la fattura “numero uno” sistematicamente, qualcosa non quadra.

Così dovrà autorizzare lui, non si passerà più per Giorgio Bianchi ma per il sindaco ovvero il suo delegato dovrà sottoporre a Bruschini (e convincerlo) che il mercato dei fiori piuttosto che i presepi con il criterio “secondo me va bene” sono positivi per la città, magari in termini di suolo pubblico, e non solo per chi organizza e percepisce – speriamo secondo i crismi dettati dalla legge – un riconoscimento economico.

L’assessoretto – lo chiameremo così finché continuerà a definire “giornaletti” quelli locali dove si impegnano tanti  colleghi, candidandosi a degno erede di Sergio Borrelli  – è rimasto imperterrito al suo posto. Lo ha fatto anche dopo l’inversione a “U” sul nuovo regolamento del commercio che aveva provato, invano, a far saltare dopo la commissione, smentendo poi in una conferenza stampa le ricostruzioni di quanto era accaduto (e veniva confermato) in Comune.

Nessuno gli ha ricordato ieri che se parliamo di un supermercato in centro e di Carrefour in particolare è perché qualche mese fa è stato lo stesso Bianchi a dirci che c’era un interesse del gruppo francese.

Resta il fatto che sul commercio si naviga a vista, ma la programmazione è da assessori, mentre le bancarelle da assessoretti.

Bravo sindaco, dunque, speriamo solo che stavolta quello che si afferma in Consiglio abbia conseguenze nella realtà. In passato non è stato così.

Città artigiana e turismo sostenibile, la memoria corta

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Mettiamola così: abbiamo fatto 30, facciamo 31. Non si giustifica diversamente il nuovo bando per la città artigiana. Il Comune lo rende noto, oltre la foto dell’assessore alle attività produttive Giorgio Bianchi non c’è altro. A dire il vero si sa poco dell’attività del suo assessorato – destinato più a sagre che sembrano distribuite con il manuale “Cencelli” a diverse associazioni che ad altro – ma scopriamo che dopo oltre 40 anni si prova a far partire la città artigiana. Sono stati spesi soldi pubblici (tanti) è stata necessaria la bonifica delle bombe della seconda guerra mondiale, l’area è in stato di abbandono ma ci si dimentica che ormai gli imprenditori che avevano creduto nel progetto si stanno facendo restituire i soldi dal Comune.

E a proposito di dimenticanze l’assessore Patrizio Placidi ha “scoperto” il turismo sostenibile insieme al suo collega di Ardea Riccardo Iotti – ex consulente del Comune di Anzio proprio al turismo, con risultati pari a zero – e sembra che da domani si partirà con mirabolanti iniziative. Peccato che la “Costa dei miti” che comprendeva anche Nettuno e Pomezia sia stata inspiegabilmente archiviata. Già, fatto 30 facciamo 31. Tanto bastano i comunicati stampa per far credere che qualcosa si stia facendo… Magari i cittadini hanno la memoria corta.