Tari e cassetto tributario, i conti che non tornano e la comunicazione fai da te…

L’aggiornamento è di oggi: “Per ritardi di Poste Italiane nel recapito delle bollette TARI, si comunica che il pagamento può essere effettuato entro il 15 luglio 2014 senza aggravio di sanzioni. L’Ufficio Tributi del Comune di Anzio”. Al solito negli uffici la mano destra non sa cosa fa la sinistra e gli unici ad apprendere che si paga senza sanzioni sono, finora, solo quelli che accedono al “cassetto”. Agli altri, alla stragrande maggioranza che si sta vedendo recapitare solo in queste ore l’avviso, nessuno ufficialmente l’ha comunicato. E dire che c’è un ufficio che si occupa di questo, appositamente, nell’ente. Con tanto di alta professionalità che evidentemente i colleghi non ritengono di utilizzare. Lì come all’ufficio mense, visto che sempre e solo sulla home page del “cassetto” si legge un aggiornamento del 24 giugno che recita: “Si comunica che per motivi tecnici i pagamenti relativi al Servizio di Refezione scolastica e Servizio di Trasporto scolastico non sono ancora visualizzabili on-line.U.O. Pubblica Istruzione, Servizi Sociali, Cultura – Sport – Turismo”. Quali motivi tecnici? E poi vorremmo visualizzare on line anche tutto il resto, viste le tre informatizzazioni pagate dai cittadini per circa 80.000 euro, ma tant’è… Ah, il “cassetto” è dello stesso Comune, gestito dalla stessa società – la Mercurio service – ma ogni ufficio gestisce le sue pratiche. Alla faccia dell’informatizzazione… Da alcuni commenti recuperati su facebook alla pagina del Comitato Tares equa si apprende che il dirigente dell’ufficio tributi, Luigi D’Aprano, ha reso noto che il “cassetto” verrà migliorato. Speriamo a costo zero, dato che finora si è pagato e si paga per avere non un servizio 3.0 – come il sindaco diceva un anno fa in campagna elettorale – bensì a 0.3, se va bene…

Ma non è questo il punto, bensì ancora la vicenda Tari. E torniamo alla determina con la quale si affida sempre alla Mercurio la spedizione dell’acconto. I documenti spediti ai cittadini (le bollette, per intenderci) riportano la data del 28 maggio ma la determina che assegna il servizio è dell’11 giugno. “Si è provveduto ad acquistare tramite il portale acquisti in rete (Mepa) direttamente dalla ditta…” Quando? Non solo, gli acquisti con Mepa sono obbligatori dal 2012, ce n’è traccia prima nei rapporti con la Mercurio?

Ma ancora non è questo il punto. Nell’incarico si afferma che la Mercurio dovrà provvedere a “stampa, imbustamento e spedizione di circa 36.000 avvisi di pagamento”. A parte “circa” – possibile che l’ufficio non sappia quanti sono, visto che sono emessi il 28 maggio? – c’è un costo di 6.588 euro, pari a 0,183 a pezzo. Si legge anche spedizione, ma poi si scopre che non è – e non potrebbe – essere compresa nel prezzo di 0,183 e così in fase di dispositivo si affidano altri 30.000 euro alla stessa Mercurio che si è “impegnata ad anticipare le spese postali”. Se prendiamo i “circa” 36.000 ogni spedizione costa 83 centesimi. Si poteva risparmiare qualcosa? A ben guardare sì, solo collegandosi al sito di Poste Italiane si vede che spedizioni “massive” costano normalmente 50 centesimi. Qui si voleva fare prima, evidentemente

Attenzione, perché è vero che costa solo 183 euro ma qualcuno, di grazia, spiega in cosa consiste il “progetto di grafica” delle bollette?

E andiamo oltre: “invio massivo in formato Pdf a mezzo Pec o email della richiesta di pagamento bollette Tari con una spesa di 0,244 per 6000 contatti per un totale di 1464 euro iva inclusa”. Soldi che il Comune dovrà farsi restituire, anzi la Mercurio farà meglio a non fatturare perché nelle caselle di chi è registrato – come chi scrive – non è arrivato alcun Pdf . Altre spese sono relative alla rendicontazione dei pagamenti con un canone annuale di 7.320 euro, oltre al servizio web “per la consultazione e la ristampa” – d’altro canto è impossibile fare altro – del “cassetto tributario per 3.117 euro ovvero 365 euro mensili per 7 mesi iva inclusa.

Totale: 48.489 per tutti i servizi. Non si capisce per quanti utenti ovvero dovrebbero essere 42.000 tra i “circa” 36.000 e i 6.000 (davvero tondi tondi?) iscritti al “cassetto”. In realtà secondo i dati 2013 erano 42.680, saranno diminuiti? Comunque speriamo che sia valsa la pena impegnare queste cifre, anche se alla luce di quanto emerge non sembra proprio…  

Niente processione di Sant’Antonio, finché c’è chi è pagato

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Non sarò alla processione di Sant’Antonio, domani sera. La cosa interesserà a pochi, mi rendo conto, ma dopo una vita per arrivare in tempo all’uscita della statua dalla chiesa e per poi seguire l’evento – restando ogni volta senza fiato al momento dell’uscita in mare – ho deciso di dire basta. Se il lavoro me lo consentirà arriverò per la messa, ma poi niente corteo. “Che ci importa…” dirà giustamente qualcuno. Comprendo perfettamente. Liberissimi, come sempre, di proseguire nella lettura o fermarsi.

Perché c’è un motivo alla base di questa scelta, semplicissimo. Ho scoperto dopo la processione dello scorso anno che un’associazione – sicuramente meritoria, non discuto – ha presentato fattura al Comune ed è stata liquidata. Oggetto della fattura? “Partecipazione alla processione di Sant’Antonio”. Sì, avete letto bene. Il servizio rientra in alcuni, più ampi, che l’associazione svolge per conto del Comune in occasione di manifestazioni di rilievo, così come il pagamento è una parte di quello che lo stesso Comune riconosce ogni anno. Va benissimo, per carità – anche se “taglierei” ogni contributo – ma la fattura per partecipare alla processione no, non mi piace. E quindi resto a casa, finché ci sarà chi andrà in processione pagato. E continuerò, il 13 giugno, a essere in Chiesa per la messa solenne, nel giorno del nostro Santo, snobbata da chi domani sera farà a pugni per un posto sulla barca più importante…

E’ questione di principio, mi rendo conto, alla quale aggiungere la disorganizzazione dell’evento di un anno fa. Nel pieno del momento solenne, quello della benedizione alla città, quando la barca del Santo è al centro del porto, quando per un fenomeno inspiegabile c’è un silenzio irreale, qualche addetto del Comune ha dato il via ai fuochi d’artificio. Che hanno coperto la benedizione. Ma sì, che sarà mai, ti metti a fare questioni di principio…. Sì, mi spiace, perché se c’è un evento che mette insieme i cittadini, credenti o meno, è quello della processione. Con i suoi riti, i momenti solenni – ad esempio l’uscita dalla chiesa, la consegna dei fiori al porto da parte del Comandante, l’imbarco del Santo sulle note della “Ritirata” della Marina, la già citata benedizione – e i suoi tempi. Chi gestisce l’evento dovrebbe almeno informarsi, perché come recita un vecchio adagio di casa nostra “ci vonno de fuligno li funari…“.

E comunque, evviva Sant’Antonio!  

Anzio, i partiti non pagano le sedi. La diffida (inutile) del Comune

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Governano la città e chiedono sacrifici o ricordano che dobbiamo pagare tutti. Corrono dietro (o almeno dicono di provarci) a evasori ed elusori e quando non ce la fanno dichiarano i crediti inesigibili. Facendoli pagare a noi. Poi ci sono quelli che stanno all’opposizione e urlano, parlano di spese da tagliare e di mala amministrazione. Sono i partiti e le loro “aderenze”, accomunati praticamente tutti da una diffida spedita tre mesi fa dagli uffici del Comune e rimasta senza risposta.

Sì, una diffida a pagare i canoni – già di per sé irrisori – delle sedi pubbliche che occupano per la loro attività politica.

Poca cosa per le disastrate casse del Comune, vero, circa 23.000 euro che i partiti non versano. Gli altri, i cittadini, devono pagare. Loro pensano di no.

Il record spetta al circolo Pse, che ospita la sede del redivivo Psdi di Anzio dal quale il segretario Paride Tulli lancia strali – carte alla mano – all’amministrazione e agli uffici. L’arretrato (del Pse, chissà se esiste ancora…) a marzo era di 11.457 euro. Segue Forza Italia, il partito del sindaco, coordinato dall’assessore all’abiente Patrizio Placidi, che ha accumulato arretrati per 3.315 euro. Visto che siamo in argomento, quanto 10 cittadini che vivono in una famiglia di 4 persone con una casa di circa 100 metri e si sono visti arrivare l’acconto della Tari, la tassa sui rifiuti.

Lì di fianco un tempo c’era la sede storica del Msi, poi passata ad An e in fretta e furia assegnata a Fli che non aveva ancora fatto in tempo a nascere ma nel frattempo è pure deceduto. Morale: 2.016 euro sono quelli che deve versare An, 703 Fli.

Subito dopo c’è l’Udc (ma esiste ancora?) che sempre su via Aldobrandini ha uno spazio per il quale ha accumulato 2.644 euro di debito verso il Comune. Arriviamo in piazza Pia e qui a dover pagare è un altro partito che non c’è più: La Margherita. Dove un tempo era la Dc oggi ci sono un centro culturale e la sede della Cisl, con arretrati riconducibili appunto alla Margherita (ma non è confluita nel Pd? Boh!) per 1.337 euro.

Qualcuno ha notizie della Dc per le autonomie? In Comune sì, anche se politicamente non si sa che fine abbia fatto deve all’ente 942 euro per la sede in via Oratorio di Santa Rita. Chiude il Partito della Rifondazione comunista che per lo spazio in via Fratini deve appena 206 euro.

Attenzione, parliamo di canoni di poche decine di euro al mese, qui c’è chi ha accumulato anni di ritardi, evidentemente.

A oggi, in Comune, non risultano pagamenti dopo le diffide ma conoscendo i tempi della burocrazia c’è da scusarsi sin d’ora con chi avesse saldato i conti e fosse finito su questa lista perché il pagamento non è ancora registrato.

Lo spazio è a disposizione, molto volentieri, per tutti quelli che dimostreranno di aver pagato. Solo così si potranno presentare, a testa alta, ai cittadini chiedendo loro di versare i tributi o promettendo ricette miracolose per la città.    

Cassetto tributario, aspettavamo i pdf (pagati) ma arriva una “pezza”

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Ha un suo fascino – mi accontento di poco, è vero – questa vicenda del cassetto tributario. Ai tempi di internet chi lo cura mostra certamente di leggere ciò che si scrive a riguardo, ma probabilmente ignora che sempre grazie alla “rete” sono tante le cose che è possibile scoprire. Così dopo che da più parti è stato segnalato che la Mercurio service – la società che gestisce il “cassetto” – doveva spedire via mail gli avvisi di pagamento, gli utenti registrati si sono visti recapitare una mail che recita: “Gentile contribuente, la presente per informarla che il Comune di Anzio ha emesso le cartelle relative all’acconto Tari 2014. Potrà scaricare la sua cartella dal sito del Cassetto Tributario del Comune di Anzio utilizzando le credenziali di accesso che ha già registrato. La presente comunicazione sostituisce l’invio cartaceo”. Bene, non quello in Pdf a ciascuno degli iscritti, come deciso dal responsabile dell’ufficio tributi nella determina che assegna alla Mercurio l’imbustamento e spedizione delle fatture. Questo invio agli utenti registrati – 6.000 tondi tondi – costerà al Comune 1.464 euro. Nulla, vero, come i 183 pagati per un progetto grafico di fatto inesistente. Peccato che nel caso dell’invio ai cittadini registrati – ah, questi rompiscatole! – dovesse arrivare una copia della bolletta: “Invio massivo in formato PDF a mezzo PEC o Email della richiesta di pagamento bollette Tari con una spesa di 0.244€ per 6.000 contatti per un totale di 1.464 € iva inclusa

Invece, di fronte alle perplessità comparse su internet, intanto è arrivato l’avviso con un invio “multiplo”: stesso testo per utenti diversi, al contrario di quanto si afferma nella determina. Basta andare nei dettagli della mail per scoprirlo….

Una pezza, insomma. Per fare l’invio multiplo, spiega chi ne capisce più di me, ci sono programmi gratis e se a pagamento il costo mensile del programma per 10.000 contatti e invii illimitati costa non più di 5 euro il primo mese e poi massimo 10 euro. Qui se ne spendono 1.464 e dei Pdf non c’è ancora traccia. Ma se qualcuno legge, in Comune, forse si fa un rush finale per mettere un’altra pezza…  

 

“Non era mai successo…” Le troppe “prime volte” di Anzio

ImmagineSindaco Bruschini, se ci sei batti un colpo. Ha ragione l’assessore Patrizio Placidi (http://www.inliberuscita.it/politica/35062/placidi-querelato-da-pusceddu-mai-successa-una-cosa-del-genere/) ma la denuncia di un dirigente a un assessore (http://www.ilgranchio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4215%3Aanzio-pusceddu-querela-placidi-per-diffamazione&catid=44%3Acronaca&Itemid=112) non è l’unica cosa mai successa.

Conferma, anzi, il clima tutt’altro che idilliaco in Comune, una situazione tesa da tempo e di fronte alla quale i ruoli di dirigenza e politica, purtroppo, si sono spesso sovrapposti.

Non è normale, allora, che si chieda la testa di un dirigente (http://www.inliberuscita.it/politica/35137/anzio-forza-italia-chiede-la-testa-di-pusceddu/) che fa il suo lavoro. Vero, i rilievi del Mef e della Corte dei conti sono pesantissimi, se ci sono errori pagherà. Lui come gli altri, peccato non lo decida Forza Italia.

Bruschini ha perso l’occasione, dopo la vittoria, di rimescolare le carte, attuare una rotazione di buon senso, oggi andare dietro a una maggioranza litigiosa e per certi versi vendicativa, che chiede ora di epurare la Santaniello e ora Pusceddu, rischia di ingarbugliare ancora di più le cose. I dirigenti, come sostenuto in passato (consultare l’archivio del Granchio), se la saranno pure cercata ma hanno un ruolo che va rispettato. Hanno detto più di qualche sì, in passato, alle ingerenze della politica e queste sono le conseguenze. La corda si è tirata troppo, da ambo le parti, e ora si spezza.

Ma non era mai successo, così solo per ricordare, che un assessore – guarda caso proprio Placidi – denunciasse quattro cittadini che segnalavano l’inquinamento del mare su dati dell’Arpa che in Comune arrivavano misteriosamente in ritardo. Né che un presidente del consiglio comunale, ancora Placidi, lanciasse accuse al limite dell’intimidazione contro la stampa annunciando maxi richieste di risarcimento del danno. Né che sparassero a un assessore in carica, sempre Placidi.

Non era mai successo che arrestassero un assessore – anche lui in carica – e una dirigente. Per questioni dalle quali usciranno probabilmente senza condanne, ma la vicenda oltre che nelle loro vite resterà segnata sulle pagine della cronaca.

No, non era mai successo che si perdesse il parere del Ministero dell’Interno sull’incompatibilità di un assessore – dispiace, sempre Placidi – per la vicenda della Corte dei conti nata male, gestita superficialmente, finita peggio. Né che arrivasse una richiesta di sospendere un’attività (http://www.inliberuscita.it/primapagina/34987/hotel-succi-andava-chiuso-sei-mesi-fa/) da parte della Asl e si arrivasse a fare un’ordinanza solo mesi dopo, a seguito di un nuovo sopralluogo della stessa Asl. Né che il consigliere comunale coinvolto dicesse, a sua discolpa, cose che non trovano riscontro sui documenti.

Non era mai successo che per cinque anni la Provincia scrivesse che i rendiconti del “Chris Cappel College” non erano a posto e che nessuno, in Comune, si preoccupasse delle mancate entrate. Se esiste una responsabilità tecnica ce n’è anche una politica. Ci si doveva chiedere cosa stesse succedendo, perché la Provincia non pagava, tutto prima che si creasse un potenziale contenzioso da oltre 700.000 euro e si consentisse di infangare il dono della famiglia Cappelluti. E non era mai successo che le casse fossero tanto vuote da non pagare presidenti di seggio e scrutatori, continuando a dire all’esterno che è tutto a posto. Così come – dimentichiamo presto, è vero – non si era mai arrivati a parlare apertamente di tangenti sull’appalto delle mense scolastiche.

Nella sua nota trasmissione Corrado Guzzanti parlava della Casa delle libertà come di quella dove “facciamo tutti come c… ci pare”. Ecco, siamo ad Anzio…  

Stalking e trasparenza. Arrivati i documenti. Grazie a Mingiacchi…

Immagine Un ringraziamento pubblico ad Andrea Mingiacchi (nella foto), presidente della commissione trasparenza. Se non riuscite a ottenere un documento dagli uffici, da oggi in poi rivolgetevi a lui. E’ grazie all’interessamento del capogruppo del Pd, infatti, che ho finalmente ottenuto il preventivo del corso sullo stalking deliberato il 28 febbraio e tenuto l’8 e 9 marzo. La piccola storia ignobile, così l’avevo definita, si conclude in modo insolito. Chi ha la pazienza di seguire questo spazio sa che è una questione di principio, solo che emergono anche vicende singolari.

La prima è che uno vede la delibera, ne dà notizia, esprime una critica e due assessori si affidano anziché all’ufficio comunicazione – che quello fa, con tanto di alta professionalità riconosciuta – a una dipendente (che in teoria dovrebbe fare altro) e al suo profilo facebook per replicare. Non manca il riferimento all’informazione “superficiale e tendenziosa”.

Siamo alla seconda: per capire se sono stato superficiale e tendenzioso chiedo copia degli atti che non c’erano nella delibera.

E arriviamo alla terza:si pubblica sul sito del Comune una delibera approvata dalla giunta, si fa riferimento a un allegato ma di quest’ultimo non c’è traccia, ci si riferisce poi a un protocollo senza citare la data. Superficiale e tendenzioso? Può darsi, ma visti i precedenti anche curioso di sapere a che giorno si riferisce il protocollo, dato che in passato ci sono atti arrivati oggi e deliberati domani. Scopro ora, tre mesi e dieci giorni dopo la prima richiesta, che il protocollo è del 6 febbraio.

La quarta è che se un cittadino chiede, inviando posta certificata, al segretario comunale copia di quei documenti la mail si perde per i meandri del Comune. Una prima volta il 10 marzo e in occasione del sollecito il 22 aprile (inviato anche a Mingiacchi per il ruolo che riveste), fino a quando – per altri motivi – si incontra il segretario il quale spiega che di quelle mail non c’è traccia. E chiede di rimandare tutto a lui, al suo indirizzo certificato

Siamo alla quinta: stavolta la celerità è massima, il segretario il 19 maggio scrive immediatamente alla dirigente della seconda U.O. Angela Santaniello e chiede di inoltrare quanto richiesto. Tra i documenti ottenuti dal presidente della commissione c’è la ricevuta di un fax che attesta l’invio. Anche in Comune, evidentemente, non si fidano delle mail.

Arriviamo alla sesta: l’assoluta mancanza di certezza sulle procedure per ottenere documenti. Uno viene chiamato in causa, chiede al massimo responsabile amministrativo dell’ente una copia di atti, spera che con la posta certificata sia tutto a posto e scopre che non è così. Alla fine non sono gli uffici – come dovrebbero – a consegnarli ma l’assessore Laura Nolfi perché sollecitata dal presidente Mingiacchi. Ringrazio anche lei.

Ma è normale questo? Quando si fa un accesso agli atti è un consigliere comunale a dover dirimere le questioni? Ed è mai possibile che le cose che arrivano per posta certificata al protocollo si perdano?

Ad Anzio forse sì, nei Comuni che funzionano – vero sindaco 3.0? – uno invia la richiesta al protocollo e ottiene una risposta, poi “segue” la pratica da casa, come avviene per i pacchi spediti dai corrieri. Sa quale ufficio l’ha presa in carico, chi la sta lavorando, i tempi di risposta e via discorrendo. Qui scopriamo che nemmeno si sa che fine fa una richiesta, figuriamoci seguirla on line…

Vero come avrebbe detto Guccini che questa vicenda “non merita nemmeno due colonne su un giornale” ma è emblematica di come vanno le cose.

Un ultimo cenno al corso sullo stalking “Vivere sicure… si può” : c’è una dettagliata descrizione di quello che sarebbe stato fatto, la cifra richiesta, le foto, i curriculum, tutto. Non credo di essere stato superficiale né tendenzioso – convinzioni che lascio alle assessore che si sono sentite chiamate in causa – e a chi ha riportato il loro pensiero che non condivido ma rispetto. Una cosa è certa: se il preventivo fosse stato allegato come previsto dalla legge avrei potuto essere molto più preciso.

La piccola storia ignobile finisce qui

Porto, trasparenza inesistente ma la Capo d’Anzio vende i posti…

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Del bilancio 2013 non c’è traccia, il 30 giugno sapremo – e temiamo che anche stavolta solo facendo una visura alla Camera di commercio – la situazione economico-finanziaria della Capo d’Anzio. La società che ha il Comune di Anzio al 61% e Marinedi spa del gruppo Marconi al 39% ha la concessione per realizzare l’approdo ma da quando la Regione l’ha firmata sono trascorsi due anni e mezzo invano. Non solo, di tutte le novità emerse in questi mesi sul sito ufficiale non c’è traccia, la foto è di oggi e l’aggiornamento è alla pubblicazione della gara (dicembre 2012) poi andata deserta!

Il sindaco, rappresentante del Comune e quindi della maggioranza degli azionisti, ha detto in consiglio che è stato chiesta e ottenuta l’inversione del cronoprogramma nell’ambito della concessione, spiegato che le lettere con scritto “Marina di Anzio” non spostavano di una virgola la situazione. Non ha mai chiarito, invece, i rapporti con il socio privato – che propone addirittura di prestarci 200.000 euro “a titolo oneroso” – se è vero che Marinedi sta dando vita a un Consorzio d’imprese per realizzare in “house” l’opera e soprattutto non ha mai spiegato perché non si è dato corso alla riacquisizione delle quote votata dal consiglio comunale all’unanimità e prevista dai patti parasociali.

 

Non ha nemmeno mantenuto, poi, l’impegno assunto con il Pd che attraverso Ivano Bernardone chiedeva una commissione di garanzia che valutasse lo stato dell’arte, né ha mai spiegato la reale situazione dei conti nonostante emergano vicende di bilancio a dir poco curiose. Per non contare la storia dei soldi del progetto Life arrivati e spesi per altro…

Quello che manca, soprattutto, è capire chi paga le opere previste per iniziare i lavori, chi mette i soldi dell’escavo previsti dalla concessione, chi realizza la strada di collegamento…

Ma forse, anche stavolta, gli anziati ovvero i soci di maggioranza devono fare da soli. Il sistema c’è, la Capo d’Anzio ha incontrato i potenziali acquirenti dei posti barca e spiegato a loro (mica alla città…) come intende procedere. Anticipi degli acquirenti, qualche soldo dal Consorzio delle imprese, qualcosa preso in banca e si parte. Insomma, fidatevi…

E le garanzie?   Tutte da capire. Con una domanda: se la Capo d’Anzio dovrà ricapitalizzare, come sembra, alla chiusura del prossimo bilancio consuntivo, il Comune dove prenderà i soldi? O sarà Marconi a metterceli e a far “sua” la Capo d’Anzio? D’altra parte quando nella discutibilissima scissione di Italia Navigando – che proprio lui aveva creato – si è trattato di scegliere, ha fatto inserire tra i “Marina” che spettavano a lui anche Anzio. I criteri nessuno li ha mai spiegati, ma forse l’ingegnere che gode in Comune di così tanto credito li conosce bene. Dirli anche ai cittadini, fino a quando sono detentori del 61% delle quote, magari aiuterebbe la trasparenza per la quale, a dire il vero, la Capo d’Anzio non ha mai brillato.

Comune, tributi e mense il “cassetto” delle beffe. Altro che 3.0…

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Passo indietro di un anno: “Il servizio on-line consente di verificare la posizione tributaria, di apportare eventuali modifiche se i dati riportati non corrispondono alla propria posizione e di effettuare il pagamento comodamente tramite carta di credito. Un’importante innovazione che i cittadini hanno dimostrato subito di apprezzare visto che in pochi giorni sono state registrate oltre 2.000 attivazioni e i numeri sono in continua crescita. E’ un processo innovativo che l’Amministrazione Bruschini vuole portare avanti ed estendere anche al pagamento di altre entrate, come ad esempio l’IMU. L’utilizzo di Internet consente prassi che portano benefici ai contribuenti e vantaggi anche economici all’Ente, riducendo notevolmente i costi di riscossione, gestione e di spedizione. Il Comune di Anzio si pone all’avanguardia in questo senso (…)”. Era il 27 giugno del 2013 e questo è uno stralcio del comunicato emesso dal Comune.

Passo indietro di qualche mese, novembre 2013: “(…) In particolare, già in occasione dell’acconto Tares, il Comune di Anzio – Settore Tributi ha inviato ad ogni contribuente, unitamente alla comunicazione della somma da versare, la password per accedere al “cassetto tributario” già utilizzato da molti cittadini. E’ intenzione dell’Amministrazione – dice il Vicesindaco di Anzio con delega al Bilancio, Giorgio Zucchini – avviare una campagna di sensibilizzazione che porti ad un maggiore utilizzo dello strumento da parte della collettività, in modo da assicurare tempestività nel recapito delle comunicazioni, trasparenza nei procedimenti e riduzione dei costi di spedizione. Ogni contribuente può iscriversi al cassetto tributario accedendo dal sito istituzionale www.comune.anzio.roma.it nella sezione Tributi, inserendo la propria password o registrandosi attraverso il proprio codice fiscale. Il nuovo servizio telematico – prosegue il Vicesindaco Zucchini – consente di verificare la posizione tributaria, di apportare eventuali modifiche se i dati riportati non corrispondono alla propria posizione e di effettuare il pagamento on-line”.

Situazione attuale: più che tributario il “cassetto” del Comune di Anzio è delle beffe. Il certificato è scaduto da tempo e un utente normale lascia subito il collegamento di fronte al potenziale rischio. E’ possibile verificare la propria posizione, vero, le fatture emesse e i saldi effettuati, ma on-line non si paga più da tempo. Le fatture della Tari, calcolate al 90% delle tariffe stimate, sono state “caricate” solo ieri, domenica, e il pagamento va effettuato esclusivamente con i bollettini postali. Come il saldo Tares, per il quale è stato necessario stampare l’F24 e pagarlo come meglio si credeva. Altro che 3.0, insomma… Ma il sindaco Bruschini si accorge di queste cose? E Zucchini, dopo le dichiarazioni, sui comunicati, verifica quello che succede intorno a lui?

Non solo, anziché ridurre i costi di spedizione – ma ignoriamo quelli dello scorso anno, sul sito non è reperibile l’atto… – il responsabile dell’ufficio Tributi ha affidato, alla Mercurio service che gestisce anche il “cassetto”, l’incarico di recapitare gli avvisi impegnando la somma di oltre 48.000 euro tra gestione dello stesso “cassetto”, invio per mail delle fatture a chi si è registrato, imbustamento e spedizione a casa degli altri e persino “un progetto di grafica per i servizi di stampa bollette”. La scadenza è il 30 giugno, difficile immaginare che arriveranno in tempo, ma facciamo a fidarci.

La cosa singolare è un’altra: la stessa Mercurio – ed è la terza in ordine di tempo a occuparsi della cosa – quest’anno ha lavorato al “data entry” delle mense e attraverso il cassetto tributario è possibile verificare la fattura e i pagamenti effettuati, ma non pagare on line. Intanto sarebbe interessante capire che fine ha fatto il lavoro della Tecnorg prima (i genitori si collegavano e vedevano tutto on-line, mancava solo la possibilità di pagare) e della Maggioli poi, e quante volte si devono inserire i dati. La questione è altra: sul “cassetto” i pagamenti delle mense non risultano anche se effettuati ormai a marzo-aprile. Ebbene interpellato l’ufficio tributi la risposta è disarmante: “La parte relativa alle mense non è gestita dall’Ufficio tributi. Non conosco la tempistica di aggiornamento delle informazioni. Occorre rivolgersi all’Ufficio Mense”.

Nel Comune che doveva essere 3.0 e dove la posta elettronica è “ballerina” non funzionano nemmeno i telefoni, sono andati in tilt i sistemi della ragioneria e delle paghe, la delibera sulla fibra ottica è ferma negli uffici, abbiamo una certezza: un solo cassetto tributario, la stessa società che lo ha realizzato, ma due uffici diversi che lo gestiscono. Benvenuti ad Anzio… 

Le notizie, l’hotel e il consigliere “border line”

C’è una grande differenza tra ciò che “è” notizia e ciò che “fa” notizia. Nonostante uno provi a spiegarla in tutti i modi, chi vive negli ambienti politici di Anzio e spesso “di” politica, fatica a comprenderla. E parte con le sue congetture, dimenticando i fatti e fantasticando su altro, altrimenti mettendo le mani avanti e illustrando la sua verità. Premessa doverosa per provare a rispiegare, dopo aver letto le dichiarazioni del consigliere comunale Umberto Succi rilasciate al “Granchio”, la vicenda dell’hotel chiuso dal sindaco con un’ordinanza.

Ebbene “è” certamente una notizia che chiuda un hotel, “fa” notizia perché si tratta di quella che è stata una delle strutture più importanti e prestigiose del territorio. Immaginiamo il sindaco di Rimini che chiude l’Excelsior, per fare un paragone, passato nel frattempo dai fasti all’ordinarietà.

L’ordinanza del sindaco afferma che la situazione dei locali comporta “un serio pericolo per la salute e l’igiene pubblica”. La notizia esce, siamo ai tempi di internet e i candidati  in corsa un anno fa con Bruschini 3.0 dovrebbero saperlo, viene condivisa sui social network e ci sono normali, normalissimi cittadini che segnalano la presenza in quella struttura di anziani. Bastano poche verifiche e si apprende che in un’ala dell’hotel del quale il sindaco ha ordinato la chiusura dopo un sopralluogo di Asl e Carabinieri si ospitano anziani in un albergo dedicato a loro: Villa Aurora. Il direttore generale di questa struttura nella struttura è l’ex assessore Italo Colarieti. E’ e fa notizia, o no? E cosa deve esserci dietro se non un fatto di pubblico interesse? La società precisa e non possiamo far altro che prenderne atto (http://www.inliberuscita.it/primapagina/34623/hotel-chiuso-le-precisazioni-di-braco-srl/), spiega che lì si potranno ospitare “anche anziani”. Ma sentito dal Granchio Umberto Succi, il quale formalmente non c’entra con la società che gestisce l’hotel da chiudere, spiega che una parte resterà tale e un’altra sarà destinata a struttura per anziani. Mettersi d’accordo no? Dice, poi,  che ci sono lavori in corso, che è tutto a posto e che è stata presentata una domanda al Comune per fare questa “operazione” di sdoppiamento, chiamiamolo così, dell’albergo. Dobbiamo comunque credere anche a lui.

Succi, guarda caso, è pure consigliere comunale e interviene su un’ordinanza del sindaco. Atto nel quale, fra l’altro, si scopre che c’è una nota del 24 dicembre 2013 spedita dalla Asl al Comune ma che non ha avuto conseguenze rispetto alle “modalità di approvvigionamento idrico”.

Formalmente, ripetiamo, il consigliere eletto nella lista Enea dopo che Patrizio Placidi è tornato assessore, non c’entra con l’hotel ma ha di fatto un interesse diretto. Di parlare di compatibilità siamo un po’ stanchi, diciamo che opportunità vorrebbe che  fossero altri a precisare quello che è accaduto. Altrimenti il consigliere si pone in una posizione “border line”. E’ e fa notizia, o no? E trattandosi di personaggio pubblico, che si coinvolge da solo in una notizia di interesse pubblico parlando con un settimanale locale a difesa della struttura da chiudere, va sottolineato o no il suo ruolo al limite della compatibilità?

A parere di chi scrive assolutamente sì, altri troveranno chissà quale motivazione per spiegare che tutto sommato, visto che siamo ad Anzio, va bene così…

Peccato che Succi non sia nuovo a vicende del genere e dispiace dover ricordare la vicenda della concessione balneare revocata dal Comune mentre lui era assessore al turismo o quella, più recente (ma non era ancora rientrato in consiglio) della famiglia ospitata a chissà quale titolo e autorizzata da chi,  per la quale lo stesso Comune oggi dovrebbe pagare.  Ecco, c’è una grande differenza tra ciò che “è” notizia e ciò che “fa” notizia. E’ ora che qualcuno cominci a rendersene conto.

Stalking, il corso e i chiarimenti negati. Trasparenza, questa sconosciuta…

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Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare…” avrebbe cantato Francesco Guccini. Sì, piccola e ignobile perché un cittadino ha diritto ad avere risposte dal suo Comune se viene tirato in ballo, accusato di “diffondere informazioni superficiali e tendenziose”, e poi le sue richieste di chiarimento spariscono misteriosamente.

Fa bene il Pd di Anzio a rivolgersi al Prefetto (che alle vicende di casa nostra non sembra molto attento, a dire il vero) e all’autorità nazionale anti corruzione. Dopo interrogazioni, aperture di credito, comprensione, il capogruppo Andrea Mingiacchi e i suoi colleghi consiglieri Maria Teresa Lo Fazio e Ivano Bernardone chiedono (nella foto) di far applicare la legge. Era ora! Ad Anzio il decreto legislativo 33/2013 è calpestato e prima ancora le norme sulla trasparenza che l’hanno preceduto. Si fa fatica a trovare atti normali, dalle delibere alle determine, e qui torniamo alla storia ignobile…

Il 28 febbraio la giunta decide di finanziare un corso per la difesa personale delle donne, da tenere l’8 marzo. Appena 3.500 euro di spesa, a un’associazione ospite presso una palestra locale. Diffondo il 5 marzo la notizia esprimendo delle perplessità e gli assessori Laura Nolfi e Roberta Cafà replicano il giorno dopo attraverso la pagina facebook di una dipendente comunale (ma l’ufficio comunicazione che ce l’abbiamo a fare?) parlando appunto di “informazioni superficiali e tendenziose”.

Il 10 marzo chiedo ufficialmente al segretario generale, attraverso una mail certificata, copia del programma del corso indicata al punto 2 della delibera ma non allegata né reperibile sull’albo pretorio web (a proposito di trasparenza) e di conoscere la data di presentazione del progetto che risulta “assunto agli atti” con il protocollo 5622/2014. Voglio capire, insomma, se veramente sono stato superficiale e tendenzioso.

Nessuna risposta dal Comune. Il 22 aprile sollecito, rispedendo tutto per posta certificata – compresa la ricevuta di consegna della mail precedente – e interesso anche il sindaco Luciano Bruschini e il presidente della commissione trasparenza, Andrea Mingiacchi. Nessuna risposta.

Incontro il segretario generale per altri motivi, presente il responsabile dell’ufficio comunicazione, e chiedo lumi personalmente. Risposta disarmante: “Questa richiesta non c’è, ho fatto anche fare una ricerca, non si trova”.

Allora: uno spedisce con posta certificata all’indirizzo dell’ufficio protocollo del Comune, ha la ricevuta di consegna, la lettera era indirizzata al segretario ma non è mai arrivata. Nel primo e nel secondo caso. Possibile? Evidentemente sì. E tornano vicende singolari, perché il protocollo è efficientissimo quando arriva la richiesta per la sagra del peperoncino che va in giunta il giorno dopo e quando c’è da fare un comando dalla Provincia, poi ci mette qualche giorno a recepire i dati dell’Arpa Lazio sul mare inquinato o smarrisce – come in questo caso – la richiesta di un cittadino.

Siamo al 19 maggio, rispedisco tutto e all’indirizzo certificato del segretario e a quello dell’ufficio comunicazione, sono canali insoliti – vero – ma hai visto mai? E’ trascorso praticamente un altro mese invano. Di quel preventivo e di quando è stata protocollata la proposta non c’è traccia.

Già, che saranno 3.500 euro, ma che vai cercando… E’ una piccola storia ignobile, vero, e Guccini saprà essere comprensivo, perché l’impressione è che come per la canzone questa vicenda sia “solita e banale come tante”. Chissà quante richieste saranno rimaste inevase, si saranno perse tra piazza Cesare Battisti – dove si trova il protocollo – e Villa Sarsina. Ma è diventata una questione di principio: dov’è quel preventivo, cosa c’è scritto, e quando è stato presentato?