Bilancio, la beffa 3.0. Ma fateci il piacere….

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Puntualmente alla vigilia di un problema con il bilancio, spunta il guasto informatico. Non è la prima volta, ma vogliamo credere che sia andata come riportato oggi da Controcorrente in edicola. Di certo c’è una lettera del 13 maggio – a termini ormai superati – spedita dal dirigente dell’area finanziaria a sindaco e assessore al bilancio. Sarebbe gravissimo, del resto, se si provasse a mascherare errori e ritardi – i residui andavano riaccertati entro il 31 gennaio, che il consuntivo andasse presentato entro fine aprile era noto – inventando un guasto. Suvvia…

La verità è che siamo il paese 3.0 delle beffe e che solo per aver clamorosamente fallito nel settore informatico il sindaco che ha incentrato su questo argomento la sua ultima campagna elettorale dovrebbe andarsene. Perché basta spulciare l’albo pretorio – sperando che siano state inseriti tutti gli atti – digitare software, programmi o informatica per vedere quanto è stato speso in questi anni. Inutilmente.

Circa 100.000 euro per le mense, poi abbiamo il cassetto tributario in varie versioni e passaggi, i “data entry“, i programmi gestionali, i soldi per il sito e quelli per Maggioli che è un po’ come l’insalata e va sempre bene, le varie consulenze, quindi anche ausili informatici che – così ci dicono – non sono “compatibili” con gli altri in uso al Comune. Decine di migliaia di euro, spesi da ciascun dirigente o funzionario, senza una “testa” né coordinamento. Altro che 3.0, siamo all’anarchia informatica e se capita un guasto è la naturale conseguenza del “fai da te” o, peggio, del “fai contro tizio o caio“. Perché al guasto dobbiamo credere, altrimenti sarebbe ancora tutto più grave.

Vedremo se questa storia del ritardo informatico aiuterà a giustificare il fatto che il bilancio non è stato approvato in tempo o sarà semplicemente una foglia di fico. Vedremo cosa avranno da dire i revisori dei conti di un maxi avanzo e residui fuori controllo. Vedremo cosa pensa il prefetto quando leggerà che pure in passato ci sono stati problemi con l’informatica.

Qui viene in mente una battuta del collega Lidano Grassucci, tanti anni fa. Eravamo a Latina Oggi, si votava per le politiche, e da Repubblica chiamarono in redazione per sapere se avevamo i risultati della provincia pontina. Internet neanche esisteva, si andava in Prefettura e si facevano i conti con calcolatrici giganti, lui rispose: “Ah, voi siete Repubblica e chiedete a noi? Se non c’avete i mezzi, chiudete!

Ecco, altro che 3.0: se non ci sono i mezzi, fateci il piacere, chiudete questa esperienza.

Bilancio, il Prefetto si muove. Commissario dietro l’angolo

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Hanno fatto in fretta e furia. Hanno approvato il rendiconto in giunta, oggi, dopo aver detto alla commissione bilancio questa mattina  che non c’erano documenti da valutare. Lo hanno fatto approvando la delibera, lo schema di bilancio e  la “relazione illustrativa al rendiconto” senza però allegare quest’ultima. Soprattutto lo hanno fatto dopo che ieri il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha ricordato che il tempo è scaduto.

Finalmente c’è uno Stato che si fa sentire, ricorda che esiste la legge e che va rispettata. Il precedente rappresentante del governo in provincia di Roma sembrava averlo dimenticato. Soprattutto quando concesse a Bruschini di ricandidarsi nonostante la mancata approvazione del bilancio 2011. Ecco, ora che ci sono i venti giorni sui quali facevano affidamento in Comune perché “si è sempre fatto così”,   il commissariamento e il possibile scioglimento restano dietro l’angolo. Perché i venti giorni partono da ieri, dalla nota del Prefetto spedita oggi a tutti i consiglieri comunali, e perché il bilancio va approvato adesso entro il 3 giugno. Prima di farlo servono passaggi di non poco conto, come il parere dei revisori dei conti che vedremo cosa hanno da dire su 58 milioni di residui e un’amministrazione che porta un “avanzo” di 14 milioni, affermando con ciò di non amministrare o, peggio, di avere così tanti residui (che continuano a crescere) al punto di non essere più in grado di gestire la situazione. Altro passaggio è la documentazione ai consiglieri comunali. Completa.

Poi certo, nessun Comune viene sciolto se approva il rendiconto una settimana più tardi, non se ne ha memoria. E’ vero e per certi aspetti anche condivisibile, ma qui è una “abitudine” e a più riprese la Corte dei conti lo ha segnalato.  Per questo il commissario è dietro l’angolo, cominciano a pensarlo persino in maggioranza…

Il bilancio fuori termine e un commissario per farci capire

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Diciamolo subito: a memoria non si ricorda lo scioglimento di un consiglio comunale sulla mancata approvazione del rendiconto, ma la situazione di Anzio è particolare e c’è da sperare che la richiesta fatta dal Pd al Prefetto venga presa in considerazione nel più breve tempo possibile.

Il rendiconto del 2014 andava approvato entro il 30 aprile in consiglio comunale o, almeno, in giunta. Non c’è traccia dei documenti e sembra che sia difficile far quadrare i conti. Per ragioni diverse che vanno dal sistema informatico fuori uso alla vicenda – irrisolta – dei residui. Ragioni per le quali i revisori dei conti a dare il parere non ci pensano proprio.

In Comune, come al solito, fanno spallucce. Il termine del 30 aprile di solito è “inteso” prorogato di 20 giorni e poi la Prefettura ancora non ha scritto… Si è sempre fatto così e dobbiamo dire che dall’Ufficio territoriale del governo non si sono mai preoccupati troppo. Sarà il caso di spiegare al nuovo prefetto, Franco Gabrielli,  che ad Anzio è dal 2010 che si approvano i consuntivi fuori tempo massimo e che i bilanci – come ha sostenuto apertamente Candido De Angelis in consiglio comunale, come più volte ha detto il Pd nei suoi documenti – sono sostanzialmente falsi. A dirlo è anche la Corte dei conti, nell’ultima relazione relativa alla situazione di Anzio, nella quale si afferma che: “Il mantenimento di residui attivi inesistenti o inesigibili si ripercuote direttamente sulla veridicità del risultato di amministrazione e in generale sulla veridicità e attendibilità del bilancio dell’ente”. Magistratura contabile che non a caso ricorda  le “irregolarità finanziario contabili” emerse per i consuntivi dal 2010 al 2012 nella sua relazione del 2014.

Sarà bene che qualcuno vada a spiegarlo al Prefetto, facendo attenzione stavolta a non affermare una cosa per un’altra com’è stato lo scorso anno per il bilancio di previsione. Basterà portarsi dietro le relazioni della Corte dei conti e il Prefetto avrà l’obbligo di nominare un commissario che predisponga il bilancio da approvare. Forse capiremo, una volta per tutte, che sistemati i residui rischiamo il disavanzo di amministrazione e che non si scherza più. Nella vicina Nettuno la commissaria arrivata dopo la sfiducia al sindaco Alessio Chiavetta ha parlato di situazione di pre-dissesto, qui forse a certificarlo deve venire un tecnico nominato dal Prefetto.

Lo scioglimento del consiglio comunale, infatti, non è automatico. Ma un commissario per preparare il consuntivo ci consentirebbe di capire la reale situazione finanziaria e poi ognuno potrebbe regolarsi meglio al momento del voto. Maggioranza compresa.

Richiedenti asilo, finalmente capiamo qualcosa in più. Ma non basta

La Prefettura di Roma

La Prefettura di Roma

Subito una precisazione dovuta. Il decreto di aggiudicazione per “assicurare i servizi di accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale e la gestione dei servizi connessi” sul sito della Prefettura c’è. Occorre cercarlo nel mese di febbraio, data alla quale risale la pubblicazione del bando poi aggiudicato, ma esiste. Trasparenza difficoltosa, insomma, mettiamola così.

A spulciare le carte capiamo qualcosa in più. La prima è che dall’1 maggio al 31 dicembre 2015 si impegna una spesa di 27 milioni 311.375 euro. La seconda è che la gara è divisa in lotti, corrispondenti alle Asl della provincia di Roma. Nei Comuni oltre i 50.000 abitanti arrivano “massimo 200 ospiti” e in quelli al di sotto “massimo 100“. Ad Anzio, quindi, c’è ancora capienza perché  tra via dell’Armellino e l’hotel Succi non siamo ancora al massimo consentito. Terza cosa, nel territorio della Roma H si ipotizza di mandare 771 richiedenti asilo e una spesa, da qui a dicembre, di 6 milioni 611.325 euro. Quarta: chi presentava le domande doveva garantire un “pacchetto” completo che prevede: servizi di ingresso e gestione tecnico-amministrativa; la “piena adeguatezza degli immobili in uso nel rispetto della normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica“, servizi di assistenza generica alla persona, dall’organizzazione alla lavanderia; assistenza sanitaria; servizi di pulizia e igiene ambientale; erogazione dei pasti con servizio “effettuato direttamente dal gestore, oppure da soggetto qualificato del settore“; la fornitura di beni.

Nel verbale di aggiudicazione il lotto 1 è andato deserto, gli altri sono stati affidati al raggruppamento Tre Fontane/Senis hospes, quello della Roma H a Inopera. E’ questa cooperativa, evidentemente, ad aver preso accordi con Succi e con le altre strutture dove arriveranno i richiedenti asilo nel circondario della Roma H. Questi atti non ci sono nelle pubblicazioni della Prefettura e la richiesta di accesso del Comitato di Lido delle Sirene punterà evidentemente a quello. A capire se qualcuno ha autocertifcato – come richiesto dal bando – che era tutto a posto.  Ah, già che ci siamo sarebbe il caso di verificare anche se a via dell’Armellino è tutto in regola. Perché come sostenuto in passato chi abbiamo il dovere di accogliere non è una bestia e merita di essere in locali a norma. E’ di questo che dovrebbe preoccuparsi il Comune, anziché delle “liti” interne che portarono a un documento contro l’assessore Cafà che aveva “osato” andare dal Prefetto e si era esposta mediaticamente. E’ chiaro che quell’iniziativa, rivelatasi inutile alla luce dei fatti, dava qualche problema a chi in quello stesso periodo (la scadenza del bando era 20 marzo) aveva in corso la trattativa con Inopera per mettere a disposizione la struttura.    E’ su queste strutture e delle tante sparse sul territorio, abusive e “tollerate“, che l’ente locale ha il dovere di intervenire e far sentire la sua voce con il Prefetto. Perché non può passare il principio secondo il quale, data l’emergenza, si soprassiede sui requisiti minimi di legge per ospitare degli esseri umani.

Avere il bando e il decreto di aggiudicazione a qualcosa è certamente servito ma non basta. Perché – e speriamo di sbagliare – si afferma da più parti che uscita dalla porta, Tre Fontane provi a rientrare dalla finestra. Una sorta di oligopolio, insomma, nella gestione di un affare da milioni di euro. Per la Roma H la cooperativa che secondo il Tempo aveva rapporti con Buzzi, quello di “Mafia Capitale“, è arrivata seconda ma ora vorrebbe offrire dei servizi – si parla della ristorazione – ai richiedenti asilo. E’ possibile? In Prefettura ne sanno nulla? E in Comune? E’ il caso di capire.

Corruzione e trasparenza, benvenuti nel Comune dove nulla è successo

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Diciamolo, è di qualche tempo fa. Non “stiamo” sulla notizia ma ciò non toglie che comunque la vicenda “fa” notizia. Già, perché a leggere la relazione del responsabile per la prevenzione del Comune – il segretario generale Pompeo Savarino – qui nulla è accaduto. E’ riferita all’anno 2014, si parla di un solo procedimento disciplinare avviato a carico di un dipendente per fatti penalmente rilevanti, ma che “non è dato sapere” perché ci sono indagini in corso.

Dobbiamo dedurre che non sia quello a carico dell’ex dirigente della Polizia locale  Bartolomeo Schioppa, poi archiviato, per la vicenda del suo arrivo ad Anzio quando secondo l’ente “nascose” i procedimenti a suo carico. Li conoscevano tutti, poi quando si è definita la condanna per corruzione è stato sospeso dalla possibilità di utilizzare fondi ma ha comunque un ruolo dirigenziale diciamo “senza portafoglio” e tra le sue competenze rientra anche la sicurezza. Le vicende, va detto per la cronaca, sono accadute a Ravenna.

Non c’è alcun cenno – eppure nel 2014 si è definita con la condanna in primo grado e la sospensione – alla vicenda della dirigente Angela Santaniello. Tanto meno si fa menzione di un assessore condannato insieme a lei e al presidente di una cooperativa che forniva un servizio per il Comune, con l’accusa di concorso in corruzione. Ricordiamo che tra le contestazioni mosse sulla sospensione di fronte al Tar la Santaniello lamentava proprio il mancato avvio di un procedimento disciplinare.

Né si risponde sulla griglia alla richiesta “Se i fatti penalmente rilevanti sono riconducibili a reati relativi a eventi corruttivi, indicare a quali aree di rischio sono riconducibili i procedimenti penali” . Insomma, dalle nostre parti va tutto bene. Ora ci diranno che a quello schema si doveva rispondere e ciò è stato fatto, va bene, ma l’impressione è che volendo si poteva trovare il modo di inserire in quelle pagine quanto accaduto.

E c’è un’altra notizia, quella che conferma ciò che andiamo dicendo da tempo. E’ relativa alla trasparenza, all’accessibilità che per legge dovrebbe essere totale ma non lo è ancora: “Il livello di adempimento rispetto agli obblighi di trasparenza si può definire buono anche se si riscontrano delle criticità sulla quantità dei dati da pubblicare, sul coordinamento della normativa sulla trasparenza e quella sulla privacy. I limiti che non consentono di rendere l’attività di inserimento dati costante sono da ricondurre alla carenza di personale ma anche a programmi informatici che non “dialogano” tra loro“.

Sarà anche per questo, forse, che tra una riorganizzazione e l’altra del Comune, dirigenti sospesi e amenità varie, l’ultimo aggiornamento risale al 27 febbraio del 2014

Beata trasparenza, i presepi li abbiamo pagati…

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Vedi a che serve la trasparenza, l’accesso civico, gli “open data“… Ancora una piccola somma, ancora una cosa fatta senza conoscere i criteri, ma alla fine si scopre che la manifestazione ” consistente nella esposizione di presepi natalizi creati dai Maestri Artigiani dei presepi di San Gregorio Armeno di Napoli e da maestri artigiani locali per il periodo dal 06 al 08 dicembre 2014″ si è svolta e l’abbiamo pagata.

Era stato affidato tutto all’Associazione Artigiani e commercianti piccole e medie imprese di Anzio (ma quante associazioni ci sono?) che aveva presentato un preventivo di 2000 euro. Quando riportammo la notizia l’assessore alle attività produttive, Giorgio Bianchi, si affrettò a far sapere che il criterio era quello per cui secondo lui andava bene e che comunque non essendosi svolta la manifestazione la determina sarebbe stata revocata. Adesso si apprende che “a causa delle avverse condizione meteorologiche il programma della manifestazione non è stato completato, in quanto, i Maestri Artigiani dei presepi di San Gregorio Armeno di Napoli non hanno partecipato all’esposizione delle proprie opere, pertanto l’evento ha visto la partecipazione esclusivamente dei maestri artigiani locali“. Da qui la liquidazione all’Associazione organizzatrice di 1650 euro e non più 2000. Segno che gli artigiani napoletani sarebbero costati 350, quelli locali il resto. Ma la manifestazione, avverse condizioni meteo o non, si è poi svolta?

Porto, qualcosa non torna. Strani silenzi

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Venerdì il consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi sul piano operativo di razionalizzazione della Capo d’Anzio. Doveva farlo per legge entro il 31 marzo, ma pazienza. Agli atti, fino a qualche giorno fa, c’era solo la relazione del dirigente dell’area finanziaria – e componente del consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio – secondo il quale, di fatto, il Comune deve disfarsi della sua partecipazione. Ricorda pure, il dirigente, che la Corte dei Conti sottolinea delle criticità rispetto alla Capo d’Anzio per la quale non è stato fatto il cosiddetto “controllo analogo” e non c’è stata l’iscrizione in bilancio della fideiussione. La domanda sorge spontanea: chi doveva farlo? Comunque la linea del dirigente è chiara. Quella del Comune? Silenzio.

Cosa voglia fare ufficialmente l’amministrazione non si sa. Di certo c’è l’ennesimo deliberato del Consiglio comunale che dice che il porto deve essere sotto il controllo pubblico, anzi che dovremmo riprenderci le quote. Cosa difficilmente possibile, dati i tempi di spending review, ma almeno sulla razionalizzazione il Consiglio dovrà dire la sua.

Ebbene un piano c’è stato a suo tempo, ha avuto il via libera del sindaco (rappresentante del 61% pubblico delle quote) in assemblea dei soci, ha portato la Capo d’Anzio ad approvare il primo bilancio addirittura in leggero attivo della sua storia. E’ il piano finanziario con il quale, invertito il crono programma, si è stabilito che la società poteva sopravvivere iniziando a gestire il porto prima di realizzarlo.

Poi il sindaco in Consiglio comunale si è rimangiato tutto, ha riparlato di un bando oggi impossibile, di cacciare Marconi e via discorrendo. Ma un piano di razionalizzazione esiste. Ecco perché qualcosa non torna. Alla Regione che non si presenta per il ricorso al Tar scrive la Capo d’Anzio sollecitando un appello al Consiglio di Stato, mentre “tuona” il Comune che è pronto ad agire in danno – cosa che magari andava fatta anni fa, contro quanti davano pareri “a soggetto” – ma nel frattempo non sappiamo ancora se ci sarà o meno il ricorso contro la sospensiva o se, più semplicemente, aspetteremo il 15 luglio, difendendoci nel frattempo da altri che pensano al porto come qualcosa di loro, quelli del Circolo della Vela di Roma.  Cosa hanno intenzione di fare Comune e Capo d’Anzio? Silenzio.

Intanto sembra che dopo tre anni e dopo aver misteriosamente tenuto nel cassetto il parere dello studio legale Cancrini-Piselli si sia chiesto di procedere contro la mancata evidenza pubblica della scissione di Italia Navigando e la “consegna” all’ingegnere Renato Marconi nelle sue diverse accezioni (Mare 2 spa, Marinedi) il 39% della Capo d’Anzio. Nel 2012 l’operazione era fattibile a livello nominale o poco più, oggi sarebbe un salasso, senza dimenticare che il Comune non ha i soldi – e anche avendoli non potrebbe –  per comprarsi il 39%. Qualcosa non torna. Esiste l’atto di citazione? Chi ha deciso di procedere? Silenzio.

Da oltre un anno, ormai, l’impressione di chi scrive è chiara. Abbiamo scherzato sul porto, perso occasioni, ceduto a vicende “politiche” (le chiamano così), ma si sta ormai “apparecchiando” la tavola a Renato Marconi o a chi per esso. Dimenticando che questo porto è di Anzio e dei suoi cittadini, tutti. Basta con i silenzi, fateci capire.

Il paese normale, la caccia alle streghe

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Massimo D’Alema non è certo il tipo da stare simpatico a chi scrive, uno per il quale i giornali dovrebbero restare in edicola in segno di civiltà non può godere tanta stima, ma venti anni fa scrisse della necessità di un Paese normale. Quanto ne avremmo bisogno in questa povera disgraziata Anzio di normalità… No, qui si preferisce la caccia ai buoni e cattivi, per fortuna al posto di D’Alema ci soccorre Edoardo Bennato che ormai quaranta anni fa – in un suo indimenticabile album – ci ricordava che divisioni del genere non sempre corrispondono alla realtà. Una premessa necessaria per parlare di una città normale e di bontà e cattiveria, alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni.

Ah, se fosse applicata la legge… I politici darebbero l’indirizzo, i dirigenti lo attuerebbero senza “guerre” tra loro, i cittadini avrebbero il dovuto senza dover far ricorso al politico di turno. Qui no, c’è una commistione tale che ormai il sistema è saltato. Ma proviamo ad andare con ordine.

In un paese normale, con il sindaco in ospedale (ancora auguri, apprendiamo che l’intervento è andato per il meglio) parte della maggioranza non si preoccupa se l’assessore Cafà è andata in Prefettura e ha riscontro mediatico. Né di far saltare, come è successo questa mattina, una commissione. No, fa quadrato e va avanti se ne ha le capacità. Cosa della quale, a dire il vero, dubitiamo da un pezzo. Ma diciamo che dei tanti momenti in cui poteva dividersi – e si è divisa – questo è il peggiore.

In un paese normale, in un Comune gestito bene, il sistema per fare le gare è uno. Le regole sono chiare e si procede. No, qui una gara è stata assegnata e per l’autorità anti corruzione le procedure non sono legittime, un’altra è stata assegnata ma il prefetto ha scritto che l’azienda vincitrice ha problemi con il certificato antimafia e quindi c’è stata la revoca. I buoni e i cattivi… Il segretario che ha chiesto un parere all’Anac è il peggiore del mondo – ma andava bene quando era al quartier generale del sindaco a festeggiare la conferma – i dirigenti che vanno in conferenza stampa a spiegare che hanno fatto le cose per bene (ma nessuno aveva sollevato dubbi) sono bravi e “allineati“.

Poi in un paese normale la segretaria generale dell’Anac non ha fatto parte della stessa associazione di quello del Comune che chiede il parere e la presiede, né si affidano incarichi a chi non potrebbe averli. In questo caso il segretario è di nuovo “buono“, dato che non risulta abbia formalmente sollevato il caso di un dirigente senza laurea né di ruolo, salvo tornare cattivo perché aveva immediatamente sospeso la dirigente Angela Santaniello condannata in primo grado. In un Comune gestito bene, di fronte alla possibilità di una sentenza sfavorevole, la politica avrebbe dovuto dire per tempo: se succede, procediamo così e diamo almeno il tempo di fare il passaggio di consegne. Non l’ha fatto e ha lasciato campo libero al “cattivo“, il quale se non solleva il caso Dell’Accio – è come se un infermiere diventa primario di Medicina, magari facendosi pagare come tale – torna a essere evidentemente bravo. Ah, i sindacati hanno nulla da dire?

Non ci siamo. In un posto normale, con l’Anac che scrive si prende atto e si procede per tutelare il Comune e i bambini che mangiano. Non si giocano partite diverse, com’è stato finora. Fa bene il Pd a convocare il consiglio comunale, dimenticando però di aver presentato un’interrogazione sulla gara e poi di aver sostanzialmente “archiviato” in commissione trasparenza e quindi di avere, attraverso il suo capogruppo, sostenuto sui social network che le “procedure di assegnazione sono state corrette” dopo che la Serenissima ha ritirato il ricorso. Attenzione, perché qui si apre un altro fronte: il “pasionario” Maranesi dice di temere per la sua incolumità, ma nella denuncia che lo riguarda fatta proprio dalla Santaniello si sostiene che supportava tesi vicine a quelle della Serenissima. No, non siamo un posto normale…  Il passaggio di consegne, dicevamo, in un Comune 3.0 bene o male accendi il computer e il sistema dovrebbe andare, qui la funzionaria- nel frattempo tornata a occuparsi di quello che faceva prima – ha indicato una serie di criticità sulle mense, per le quali al posto dell’assessore Nolfi ci saremmo preoccupati non poco, e scritto che i dati non c’erano. Chi li inseriva, però, sembra passato senza colpo ferire dagli uffici della pubblica istruzione a quelli dei tributi, in assenza di atti (almeno nel 2015…) e non si sa a quale titolo. Nessuno se ne accorge o dice nulla.

E mentre c’è chi si preoccupa del perché una sala è stata concessa a un consigliere comunale, nessuno dice che a quella conferenza c’era un cittadino molto “vicino” alla maggioranza, una sorta di “vigilante“, solito muoversi senza problemi anche nell’emiciclo del consiglio comunale. In un paese normale i giornalisti non allineati sarebbero una buona cosa, invece qui passano per “rompic…” quando va bene, persone alle quali mandare messaggi trasversali in altre occasioni.

I giornalisti non allineati o semplicemente più attenti chiederebbero cosa è scritto nel parere legale a supporto della determina con la quale si revoca l’assegnazione della gare dei rifiuti e perché la gara stessa è durata così tanto, mentre paghiamo cifre esorbitanti con le proroghe. Prima ancora lo chiederebbero i consiglieri di opposizione e anche qualcuno coscienzioso di maggioranza, ma nulla…

Un Comune che funziona, una classe politica e dirigente che si presume tale, si preoccuperebbe del rapporto sulle mafie nel nostro territorio  prima di tutto il resto o prima di schierarsi – come sentiamo – contro dipendenti comunali che fanno solo il loro lavoro. E’ già successo in passato, con episodi che hanno rasentato il mobbing, adesso ci risiamo se è necessario addirittura svolgere riunioni di maggioranza relative all’ufficio comunicazione o all’attivissima segretaria (singolare che ne abbia una, questo sarebbe il tema) della Cafà.

Ma siamo ad Anzio, altro che paese normale. Meglio fare la caccia alle streghe.

Sicurezza, l’appalto impossibile. Parola di Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il progetto circola per gli uffici ma non risulta protocollato, l’assessore Giorgio Zucchini apprende da questo spazio della sua esistenza e taglia corto: “Non lo conosco, ma se pure mi fosse stato presentato non abbiamo certo 300.000 euro da spendere per una cosa del genere“.

Abbiamo raccolto, evidentemente, qualche voce un po’ troppo preoccupata oltre ad avere tra le mani un documento molto ben dettagliato. Ne prendiamo atto volentieri, se Zucchini ignora – e non abbiamo motivo di non credergli – e visto che le finanze dipendono da lui, non avremo “ronde” armate.

In consiglio comunale abbiamo approvato il regolamento per le telecamere, quello sì, ma non c’è altro e far rifunzionare quelle che abbiamo già o installarne delle nuove non costerà più di 20-25.000 euro. Il resto, ripeto, se pure fosse proposto non avrebbe alcuna copertura finanziaria e quindi non si potrebbe fare“.

Immigrati, le riflessioni su quello che già c’è e si finge di non vedere

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Non è un caso che dal concetto di “mass media” si stia passando sempre più a quello di “personal media”. Lo sviluppo dei social network consente ai normali cittadini di dire la loro senza mediazioni e a leggere certe denunce c’è da togliersi il cappello e fare i complimenti. Quindi prendere atto delle notizie. Perché mentre nascono gruppi – sempre su facebook e dintorni – e si manifesta contro i richiedenti asilo arrivati in via dell’Armellino e mentre buona parte delle testate locali registra questo fenomeno a suon di “copia e incolla”, nessuno si pone domande su quello che già c’è. Allora è bene leggere quello che indicano i cittadini, fermarsi a riflettere ricordando scandali quotidiani e che vanno avanti da anni. Come l’insediamento di via del Cinema, l’abusivismo imperante in alcuni appartamenti dello Zodiaco, quello del Caracol, le condizioni della comunità indiana che ancora lavora nei campi di Sacida e Padiglione. Poi c’è sicuramente chi scende in piazza o si lamenta perché arrivano 44 rifugiati (ma il sindaco ne aveva annunciati 66) e magari, nel frattempo, ha una casa affittata regolarmente a un indiano, pakistano, bulgaro o romeno e si gira dall’altra parte se in quell’appartamento ci vivono stipati dieci stranieri. Peggio, magari si lamenta dei nuovi arrivi ma quell’affitto lo ha concordato in “nero”. E se non ci sono case di mezzo, forse c’è qualche servizio tipo pulizie, badanti o simili affidato a stranieri. Quelli, evidentemente, sono bravi e chi è arrivato adesso no. A prescindere. Di via del Cinema e delle altre situazioni si scrive da tempo, ma non vediamo “sollevazioni” popolari. Né il populistico: “Prima le case agli italiani”. I quali hanno ragione a chiederle, sia chiaro, ma hanno scelto il contesto sbagliato.

A dire il vero su questa vicenda sembra di assistere allo stesso fenomeno di chi la domenica andava a sfilare contro la turbogas di Aprilia, ma il lunedì con il Suv portava i figli fino davanti al cancello di scuola. La domanda da porci è un’altra e cioè se il Comune ha il quadro delle sacche di disagio – non solo tra gli stranieri, fra l’altro – e che genere di politiche porta avanti per evitare tensioni, provare l’integrazione, segnalare le illegalità. Se le forze dell’ordine hanno il polso della situazione e cosa segue, ai blitz, oltre al fatto che i ghetti in poche settimane tornano nelle stesse condizioni.

Chissà, magari dai 44 (o 66?) richiedenti asilo ci occuperemmo con qualche certezza in più e meno timori.