Immigrati, le riflessioni su quello che già c’è e si finge di non vedere

armellino

Non è un caso che dal concetto di “mass media” si stia passando sempre più a quello di “personal media”. Lo sviluppo dei social network consente ai normali cittadini di dire la loro senza mediazioni e a leggere certe denunce c’è da togliersi il cappello e fare i complimenti. Quindi prendere atto delle notizie. Perché mentre nascono gruppi – sempre su facebook e dintorni – e si manifesta contro i richiedenti asilo arrivati in via dell’Armellino e mentre buona parte delle testate locali registra questo fenomeno a suon di “copia e incolla”, nessuno si pone domande su quello che già c’è. Allora è bene leggere quello che indicano i cittadini, fermarsi a riflettere ricordando scandali quotidiani e che vanno avanti da anni. Come l’insediamento di via del Cinema, l’abusivismo imperante in alcuni appartamenti dello Zodiaco, quello del Caracol, le condizioni della comunità indiana che ancora lavora nei campi di Sacida e Padiglione. Poi c’è sicuramente chi scende in piazza o si lamenta perché arrivano 44 rifugiati (ma il sindaco ne aveva annunciati 66) e magari, nel frattempo, ha una casa affittata regolarmente a un indiano, pakistano, bulgaro o romeno e si gira dall’altra parte se in quell’appartamento ci vivono stipati dieci stranieri. Peggio, magari si lamenta dei nuovi arrivi ma quell’affitto lo ha concordato in “nero”. E se non ci sono case di mezzo, forse c’è qualche servizio tipo pulizie, badanti o simili affidato a stranieri. Quelli, evidentemente, sono bravi e chi è arrivato adesso no. A prescindere. Di via del Cinema e delle altre situazioni si scrive da tempo, ma non vediamo “sollevazioni” popolari. Né il populistico: “Prima le case agli italiani”. I quali hanno ragione a chiederle, sia chiaro, ma hanno scelto il contesto sbagliato.

A dire il vero su questa vicenda sembra di assistere allo stesso fenomeno di chi la domenica andava a sfilare contro la turbogas di Aprilia, ma il lunedì con il Suv portava i figli fino davanti al cancello di scuola. La domanda da porci è un’altra e cioè se il Comune ha il quadro delle sacche di disagio – non solo tra gli stranieri, fra l’altro – e che genere di politiche porta avanti per evitare tensioni, provare l’integrazione, segnalare le illegalità. Se le forze dell’ordine hanno il polso della situazione e cosa segue, ai blitz, oltre al fatto che i ghetti in poche settimane tornano nelle stesse condizioni.

Chissà, magari dai 44 (o 66?) richiedenti asilo ci occuperemmo con qualche certezza in più e meno timori.

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