Il 3.0 delle beffe, tanto pagano i cittadini

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Altro che 3.0… questo slogan elettorale di Luciano Bruschini fa il paio con quello di Candido De Angelis che annunciava l’inizio dei lavori del porto nel 2005 nella campagna elettorale che lo avrebbe portato al secondo mandato. Già, perché il Comune tutto è fuorché 3.0 e nell’informatica fa acqua da tutte le parti. Tanto a pagarne le conseguenze sono i cittadini, ai quali per mettere una “pezza” al sistema andato in tilt si stanno chiedendo i pagamenti effettuati nel 2008 per quanto riguarda l’Ici.

Non bastano i sistemi che non dialogano tra loro (se un contribuente muore, la sua posizione non è automaticamente “scaricata” dall’anagrafe ai tributi) non bastano le numerose determine di dirigenti che acquistano, ciascuna per il proprio settore, programmi e aggiornamenti a mani basse (compresi quelli di una società per la quale il responsabile dei tributi ha scritto un libro), non basta l’emblematico caso delle mense dove tra Tecnorg, Maggioli e Mercurio i genitori non possono più collegarsi alla propria posizione, non basta un “cassetto tributario” pagato per il secondo anno 70.000 euro. No, adesso c’è questa storia dei cittadini convocati per dimostrare di aver pagato.

In un Comune dove ancora non si riesce a far pagare personaggi ben noti che sono super evasori e hanno fatto aumentare per gli altri la bolletta dei rifiuti, per esempio, con i crediti inesigibili, ora si chiede ai cittadini di provare di essere in regola.

Ignoriamo – nella cervellotica organizzazione che ha portato alla costituzione della quarta area, con una delibera esecutiva senza che nulla sia cambiato in Comune –  a chi spetti occuparsi materialmente dell’informatica. Di chiunque si tratti, la dimostrazione evidente del fallimento del 3.0 sta proprio in questa convocazione dei cittadini. Perché pazienza il guasto, pazienza un “backup” dei dati che evidentemente non è stato fatto o è risultato insufficiente, ma nel 2014 nessuno ha mai pensato a un “cloud”? Sindaco, assessori, dirigenti vari, sapete di cosa parliamo?

Evidentemente no, ciascuno per sé con i programmi e gli aggiornamenti e nessun 3.0

Poi quando sparisce tutto i cittadini si ritrovano con il danno e la beffa.

Porto, con la Capo d’Anzio ora si gioca a carte scoperte

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Ha fatto bene il Pd a presentare una mozione per la ricapitalizzazione della “Capo d’Anzio”, società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio. Come da anni ripeteva Aurelio Lo Fazio, il nodo della questione è tutto nella società. Altri si ergevano a “sacerdoti” delle procedure (sbagliando) e cercavano pareri a soggetto, intanto la Capo d’Anzio finiva per il 39% in mano a un privato grazie a un regalo fatto qui, come altrove, da più governi. Privato – leggi Renato Marconi – che aveva “inventato” Italia Navigando, ne era stato amministratore e nel frattempo aveva creato le condizioni per prendersi, come sontuosa buonuscita, una serie di pacchetti societari.

Ecco perché è importante ricapitalizzare e il motivo per il quale la mozione del Pd – poi votata all’unanimità e inizialmente presa “male” dal sindaco – mette un punto fermo. Un Pd propositivo e capace – era ora – di mettere in difficoltà una maggioranza alle prese con le sue bazzecole. Di “inchiodare” il Consiglio alla sua responsabilità.

Se il Comune per la sua parte ricostituisce il capitale sociale, altrettanto deve fare Marconi, Se il capitale sociale c’è si evita la liquidazione coatta o, peggio, il fallimento. Restano i debiti, non c’è dubbio, ma a quelli finalmente – dopo 15 anni dalla sua costituzione –  la società può iniziare a fare fronte con gli introiti derivanti dalla concessione ottenuta.

Anche il 13 novembre – il Pd è dovuto ricorrere all’accesso agli atti, sempre per la trasparenza… – i revisori dei conti hanno detto che occorre ricostituire il capitale. Il sindaco, che com’è noto “non sa” ma poi diventa tuttologo, ha detto in consiglio comunale che “non è vangelo“. Certo, sa pure che l’alternativa è la scalata di Marconi alla Capo d’Anzio, come modestamente da questo spazio si ripete da mesi. Perché se un giorno fosse necessario cedere le quote il privato sarebbe in prima fila. Perché ha fatto  per la Capo d’Anzio – come fece per Italia navigando – una serie di servizi che andranno in qualche modo riconosciuti. Giochiamo  a carte scoperte, allora: ecco i soldi per il capitale sociale, Marconi metta i suoi.

E qui sorge un altro dubbio: “Non si può fare – ha detto subito il sindaco – il Comune non può“. Salvo poi rivedere la sua posizione a seconda di ciò che diranno i tecnici. Premessa: se non si può fare questo, non era possibile fare nemmeno la fideiussione per il prestito del quale, fra l’altro, scade la prima rata…

Se la fideiussione è servita per una “star up” (!?) e si è trovato il modo di prestare la garanzia perché non potevamo buttare a mare il lavoro fatto finora alla vigilia dell’avvio degli incassi, si trovi adesso il modo di finanziare questa operazione. Magari bastava qualche spesa in meno per manifestazioni estive di nessun lustro – non coperta dal bilancio e per la quale è servita una variazione – e oggi ci sarebbero anche i soldi. Che si trovano, volendo. Così come si può spiegare al commissario per la spending review che prima di chiudere la Capo d’Anzio e metterla nelle mani di un privato per i bilanci in perdita da anni, è il caso almeno di far incassare qualche euro. Di mandarla a regime, come sta cercando faticosamente di fare e come sa bene il sindaco che in assemblea dei soci ha votato il piano della società.

Bruschini ha ribadito in Consiglio che sta lavorando per rifare la gara, in bocca al lupo. Intanto però dia corso a questa mozione, non facciamo la fine della sua “parola d’onore” per riprendersi le quote entro il mese di ottobre o, peggio, dell’ordine del giorno rimasto un pezzo di carta con il quale prima che arrivasse Marconi il consiglio comunale all’unanimità aveva chiesto di procedere in tal senso.

Su una cosa siamo sempre stati d’accordo: il porto è della città. Nessun magnate russo, turco, del Kuwait o americano (queste le voci messe in giro) e nessun Marconi di casa nostra potrà mai impedirci con una sbarra o un cancello di fruire di un ipotetico “Marina“. Noi abbiamo un porto, quel porto “è” Anzio. Non dimentichiamolo.

Attoni cambia ancora, la Lega e le “strategie”. Alla faccia dei cittadini

Attoni quando, con La Destra, è diventato assessore nella giunta Bruschini. Nella foto insieme a Maurizio Brugiatelli

Attoni quando, con La Destra, è diventato assessore nella giunta Bruschini. Nella foto insieme a Maurizio Brugiatelli

Diciamo la verità: questa ci mancava. Più di qualcuno aveva tentato la strada della Lega Nord ad Anzio, in passato, ma era più che altro una specie di gioco. Stavolta no, Salvini “tira” a livello nazionale, sta candidandosi a leader del centro-destra, e c’è chi coglie al balzo l’occasione. Nello sbandato panorama del dissolto Pdl, i vari Ruggiero, Campomizi, Pennata e Presicce cercano una collocazione e aderiscono al movimento.

Chi fatica, da sempre, a trovare un posto e ormai ci ha abituato ai cambiamenti è Sebastiano Attoni. L’assessore all’urbanistica – un passato da capogruppo e assessore in An, candidato con La Destra contro Luciano Bruschini e poi suo principale alleato con il “Patto” insieme al fido Giacoponi e all’ex dipietrista Elio Castaldi, di nuovo con La Destra in corsa alla Regione e poi con la civica “Evoluzione Anzio” alle ultime amministrative, quindi con Ncd alle europee, adesso sceglie la Lega.

Si fermerà qui? Mai dire mai. D’altro canto ricordiamo ancora la minaccia – rimasta tale – di dimissioni se non fosse arrivato in consiglio comunale il regolamento edilizio, poi rimandato in più occasioni con l’assessore rimasto al suo posto. Di lotta e di governo, Attoni lo trovi a difendere i posti dei dipendenti non riassunti dalla cooperativa “Parco di Veio” – con invito a bloccare Villa Adele – o a preoccuparsi dell’eventuale sospensione della dirigente condannata per abuso d’ufficio. Dove c’è agitazione, lui c’è.

Nel frattempo i politologi locali – e deduciamo anche chi dovrebbe governare la città – sono tutti concentrati sul dopo Bruschini. Anziché pensare ad amministrare e con tutti gli evidenti problemi che esistono, negli ambienti non si parla altro che di alleanze e delle famigerate “strategie”. Nelle quali rientrebbe anche la scelta di Attoni.

La città può attendere. Deve pagare il salasso sui rifiuti, quello sulla Tasi, ma per il resto deve aspettare. Ci sono le “strategie”.

Il sindaco finalmente interviene. In politichese

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Diciamo la verità, non potevamo aspettarci qualcosa di diverso. Il ’92 è lontano e quel Luciano Bruschini – come quel modo di fare politica – non esiste più. Figuriamoci la dignità di quella politica. Allora, tra l’altro, se ti dimettevi era sempre il consiglio comunale a eleggere sindaco e giunta e potevi in qualche modo influire. Come fece Bruschini. Adesso no, se ti dimetti vai a casa. Così per giorni si è lavorato al testo e ieri, finalmente, il sindaco è tornato a parlare. Addirittura con due comunicati. Il primo sulla situazione politica, il secondo sulla condanna della dirigente Angela Santaniello.

Un passo alla volta. Nel primo comunicato Bruschini prova a mettere insieme quel che resta di una maggioranza litigiosa, parte della quale ha preso ormai la strada della Procura della Repubblica. Da “padre Luciano” – come da sempre lo definisce Candido De Angelis – dà fiducia ad assessori e delegati, ribadisce l’importanza del ruolo di tutti, richiama alla collaborazione, trova persino il modo di ringraziare i dirigenti dimenticando che un paio di mesi fa voleva mandare i Carabinieri a controllarli perché negli uffici nessuno lavorava. Ma sì, il mare è una tavola… E’ un documento anni ’80-’90, scritto in politichese, partorito dopo giorni di strategie tra il sindaco e Giorgio Zucchini, perché no l’eterno Borrelli.

E ci pensassero Maranesi, Millaci, Piccolo e l’altro Luciano Bruschini adesso a far vedere se la crisi è una cosa seria o meno. Perché alla loro richiesta di “resettare” la macchina il sindaco ha risposto picche. La loro presa di posizione è reale e per il bene della città alle prese con tutto ciò che sappiamo o basterà – come si vocifera, ma loro smentiscono – sistemare la pratica relativa agli spettacoli estivi organizzati dai due delegati per rimettere le cose a posto?

Si affronteranno i problemi, il rischio dietro l’angolo di una commissione d’accesso, e tutto ciò che andiamo denunciando da tempo o si andrà avanti alla “volemose bene“?. Lo vedremo.

Intanto l’opposizione ragiona – con calma -sul da farsi. Una mozione di sfiducia è rischiosa perché prima della convocazione del consiglio passano venti giorni e Bruschini ha tutte le capacità di ricucire e persuadere, ad Anzio e a Roma. Nel centro-destra  e nel Pd. Però ci sono vicende che possono andare oltre i comunicati di circostanza. Tipo portare alla luce – a titolo di esempio – l’ormai evidente incompatibilità di Umberto Succi a fare il consigliere comunale almeno finché non rispetterà l’ordinanza di chiusura del suo hotel. Formalmente non suo, anzi, ma di fatto sì. Vicenda alla quale si lega la recente visita – pare non di cortesia – dell’ex assessore Colarieti in Comune. Oppure chiedere conto delle proroghe per la gara dei rifiuti. O dire al sindaco che ormai neanche della sua parola d’onore ci si può fidare se non ha proceduto – come si è solennemente impegnato a fare – a riprendersi le quote della “Capo d’Anzio” entro ottobre. Di argomenti ce ne sono molti, se solo l’opposizione volesse tirarli fuori non con i comunicati stampa – comunque arrivati ma con estrema calma – bensì con azioni forti in consiglio comunale e nelle piazze. Perché a questi livelli – chi segue le vicende di Anzio lo sa – non siamo mai arrivati.

Una considerazione, infine, sulla umana vicinanza nei confronti della Santaniello. Giova ricordare al sindaco che per quella vicenda tutto ruota intorno a un assessore che lui e non altri ha messo in quel posto, lasciandocelo da incompatibile per la vicenda Francescana che guarda caso è centrale nel processo. Procedimento nel quale è emersa una verità giudiziaria di primo grado che ha riguardato anche un ragazzo che paga il fatto che per lavorare ha accettato le imposizioni del sistema. A Colarieti e De Berardinis, Bruschini non pensa. E dispiace. Perché noi siamo più garantisti di lui e forse l’umana vicinanza – se proprio si voleva dare – andava espressa in modo più ampio.

Anzio, se il sindaco ritrovasse la dignità del 1992

Il sindaco durante il suo intervento in Consiglio

Rimpiangere i tempi in cui i partiti erano una cosa seria e chi faceva politica aveva una dignità. Chi l’avrebbe mai detto. In queste ore di silenzio del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, la memoria corre a quando decise di non proseguire la sua avventura nel primo mandato. Era il 1992.

Guidava una giunta Dc-Psi-Pri. Partiti che in Italia avevano messo in piedi un sistema che ha portato allo sfascio, insieme praticamente all’intero arco costituzionale, ma che avevano delle regole. Come chi li frequentava. Oggi che tutto è saltato, ora che i portaborse – o forse nemmeno quello erano – sono diventati amministratori e che i giovani si comportano come nessuno della Prima Repubblica avrebbe fatto, c’è da rimpiangere quei tempi.

E la dignità perduta. Quella di Luciano Bruschini che disse in consiglio comunale, mentre si provava a fare una maggioranza diversa da quella che lo sosteneva e l’avrebbe comunque lasciato sindaco, che lui non se la sentiva di andare avanti. Era cambiato il quadro politico e lo sottolineava con veemenza Maria Vittoria Frittelloni. Che nostalgia…

Qui, oggi, crolla il Comune e Bruschini non si sposta. Di politico – nel senso alto del termine – non è rimasto più nulla ma lui non sente nemmeno il dovere di informare la città sulla situazione.

Ha fatto il suo tempo e non se ne rende conto. Dispiace, perché umanamente ha tutta la comprensione possibile, ma sta sottoponendo con la sua litigiosa maggioranza una città all’agonia.

E’ vero, i protagonisti del 1992 ci sono praticamente ancora tutti. Giorgio Zucchini, suo assessore in quella giunta, divenne sindaco per pochi mesi, poi Dc e Psi si rimisero d’accordo e alla guida del Comune andò Peppino Tarisciotti. Ce ne fossero, oggi, di personaggi come lui…. C’è ancora Renato Amabile, come Pasquale Perronace, immancabile Placidi (assessore pure allora), mentre Alberto Alessandroni che non aveva mai messo piede in consiglio si affacciò alla vigilia del suo ingresso, primo dei non eletti del Psi…

Di Luciano Mingiacchi c’è il figlio, poca cosa rispetto al papà, di Aurelio Lo Fazio la sorella, Candido De Angelis che era giovane contestatore – insieme a Umberto Succi che è ancora lì e Marco Garzia che ha visto poi transitare il figlio per il Comune- siede in consiglio e contesta ancora oggi dopo aver guidato per un decennio la città d’amore e d’accordo con Bruschini. Vincenzo Nolfi che era recordman delle preferenze a viale Severiano ha fatto eleggere e diventare assessore la figlia. Sergio Borrelli no, lui è sempre in prima fila. Allora assessore, oggi presidente “a vita” del consiglio comunale. Mancano solo Bruno Tuscano, unico capace di allontanarsi – ufficialmente almeno – dalla partita e Piero Marigliani, ormai imprenditore. E manca – ma è sempre nell’ambiente – Paride Tulli che per non far commissariare il Comune allora entrò nella giunta Zucchini “solo tecnicamente”.

Si dimise Bruschini e non tornò indietro. Altri tempi, altra politica. Altra dignità.

Non ci piaceva quella città, quel “teatrino”, l’idea che ne avevano i protagonisti della prima Repubblica che poi ritroviamo in questa seconda o terza che dir si voglia sempre a tirare le fila. Meno ci piace il clima di oggi, i veleni, una situazione che si porta avanti per chissà quale motivo. Sono accadute cose mai viste prima, a Bruschini – che pensava di mettere d’accordo vecchi e giovani con il sistema anni ’90 – la situazione è sfuggita di mano. Con i partiti e con la struttura comunale. Ne prenda atto.

E’ vero, la politica si è imbarbarita, il consiglio comunale è scaduto ed è espressione di una città in declino, le riunioni anziché nelle sedi di partito si fanno nei bar e c’è una specie di guerra tra bande senza eguali.

Una riflessione: siamo ancora convinti che i cittadini siano interessati a manovre, strategie, chiacchiericcio, veleni e quant’altro? A Bruschini, De Angelis, Zucchini, Fontana o Mingiacchi?

O non sono ormai esasperati per ciò che vedono intorno in fatto di servizi scadenti, tasse aumentate, buche, rifiuti, un Comune umiliato da condanne, inchieste e storie inverosimili? La politica, quella di un tempo, si sarebbe preoccupata dell’astensionismo record. Quella di oggi se ne frega e pensa prima alla “guerra” delle preferenze poi a quella delle cooperative o delle associazioni da finanziarie. Bruschini è quella che tutti diremmo una brava persona. Sa di cosa parliamo. Torni alla dignità di quel consiglio comunale in cui disse che le condizioni per restare sindaco non c’erano. Sa bene che oggi è peggio di 22 anni fa. Molto peggio.

Anzio, sarà vera crisi? Dipende dai quattro “forzisti”

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No, il mare non è una tavola. Almeno a parole c’è chi si è mosso e chiesto al sindaco di “resettare” la sua azione amministrativa. I quattro consiglieri “forzisti” di maggioranza Marco Maranesi – che è pure capogruppo – Giusy Piccolo, Massimiliano Millaci e Luciano Bruschini hanno fatto uno strappo di non poco conto. Devono dimostrare, adesso, che è realmente nell’interesse della città. Perché di documenti e dissidenti sono piene le cronache politiche degli ultimi venti anni, senza che ci siano state conseguenze.

Se lo strappo è perché ci si è resi realmente conto dello sbando nel quale siamo arrivati – dimenticando le esigenze dei cittadini – allora occorre essere conseguenziali, anche se il sindaco dovesse ascoltarli. Se invece è per altro, a cominciare dagli spettacoli estivi pagati solo per gli eventi voluti dall’assessore Nolfi – ma dicono di no – allora la loro presa di posizione finirà tra le tante alle quali abbiamo assistito in questi anni.

Un primo risultato, comunque, lo hanno ottenuto. Il sindaco, questa mattina, è stato a trovare Millaci nel suo negozio e a provare una mediazione. Ricorda la visita di un pomeriggio intero che fece nella carrozzeria di Danilo Fontana, qualche anno fa. Inutile dire che rimpiangiamo gli incontri nelle sedi di partito e vogliamo credere li rimpianga anche Bruschini. Perché magari si provava a parlare anche del futuro della città, non solo di questioni serie ma comunque gestionali.

Un errore i quattro “dissidenti” lo hanno commesso. Forse era il caso di dire: questo è il posto di capogruppo e queste sono le deleghe, riconsegnamo tutto. Far resettare solo gli altri sarebbe riduttivo. Il messaggio, comunque, è passato e se pure Bruschini da quanto leggiamo sarebbe pronto a fare un passo indietro – confermando le scelte del segretario, come non ebbe nulla da dire su quelle di Pusceddu dopo l’arresto della Santaniello – Marco Maranesi ha fatto sapere che domani non andrà ad alcun vertice con Patrizio Placidi, annunciato via facebook dall’assessore all’ambiente che rappresenta pure Forza Italia e Lista Enea. Insomma, i quattro provano a tenere il punto, vedremo se lo faranno fino in fondo o meno.

Intanto Candido De Angelis, smentendo le presunte trattative per rimettere insieme il centro-destra, si sveglia e con il suo gruppo trova il modo di fare un comunicato e chiedere le dimissioni del sindaco. Tacciono il Pd e il grillino.

Sullo sfondo resta l’appuntamento che il segretario generale del Comune ha chiesto al Prefetto e il terrore – in maggioranza – che questo porti alla nomina di una commissione d’accesso. Forse è per questo che il sindaco e Placidi cercano di far calmare le acque.

Il sindaco che ci ripensa, il segretario, il gioco delle parti. La città può attendere

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

La disputa interna al Comune di Anzio, dove ormai da anni andiamo sostenendo che esiste una “guerra” tra politica e dirigenti, tra dirigenti stessi, tra questi e il segretario, si è ulteriormente palesata in questi giorni dopo la sospensione decretata da Pompeo Savarino – segretario generale e responsabile dell’anticorruzione – della dirigente Angela Santaniello condannata in primo grado per abuso d’ufficio.

Un gioco delle parti che ha avuto risvolti politici perché le scelte del segretario, a quanto sembra, non sono state gradite. La sospensione in primo luogo, l’indicazione della funzionaria per la pubblica istruzione subito dopo.

Ma cosa ha fatto il segretario? Quello che al momento dell’arresto della Santaniello, a novembre 2012, fece il direttore generale Franco Pusceddu: ha indicato due funzionari “spacchettando” le deleghe che aveva la dirigente e facendo firmare a loro gli atti finali ovvero le determine. Tornata la Santaniello, tutto è ripreso come prima. Adesso che lo fa il segretario non va bene? O non va bene solo chi è stata nominata all’istruzione? E perché? Ce lo dicano l’assessore Nolfi e il primo cittadino Bruschini. Ai cittadini, ma anche ai quattro forzisti che a questo sistema di restaurazione non ci stanno e sono pronti ad aprire la crisi.

Sì, perché allora il sindaco accettò le scelte di Pusceddu, questa volta ha deciso di fare diversamente e ha nominato – o si appresta a nominare – proprio l’ex direttore generale dando a lui una delega a interim al posto della Santaniello. Avrebbe spiegato ai consiglieri di maggioranza che chiedevano lumi la necessità di sostituire un dirigente con un altro. A novembre 2012 andò diversamente, ma tant’è.

Nel gioco delle parti – alla faccia dei servizi per i cittadini e del funzionamento del Comune, la città può attendere – oggi il “nemico” è il segretario generale. Che avrà pure i suoi difetti, sarà stato protagonista anche a Civitavecchia di qualche disputa (ma si sapeva, come era noto chi fosse Bartolomeo Schioppa), ma è pur sempre chi è chiamato a far rispettare le regole.

Bruschini deve aver cambiato idea su di lui, insieme a buona parte della maggioranza, del resto il sindaco qualche mese fa voleva chiamare i carabinieri perché dirigenti e dipendenti non lavoravano abbastanza, ma non risulta che l’Arma sia mai arrivata in Comune per questo.

In particolare deve averla cambiata su Savarino. Già perché poco più di un anno fa, in occasione del ballottaggio, anziché essere in Comune nel suo ufficio a sovrintendere le operazioni elettorali, il segretario era nel quartier generale del sindaco al ristorante “Boccuccia” dove si festeggiava la vittoria appena ottenuta. E di recente il segretario ha “tollerato” i 10′ di ritardo sull’avvio del consiglio comunale, prima ancora ha “tollerato” che si aspettasse ad adeguare il sito del Comune al decreto legislativo 33/2013, in passato ha affermato di non aver mai ricevuto il parere del Ministero dell’Interno che pure aveva chiesto lui sulla posizione di incompatibilità di Patrizio Placidi, tirato fuori un anno dopo dal “Granchio” e sparito in Comune.

Ora che Savarino ha deciso di svolgere fino in fondo il suo ruolo, compreso quello di responsabile dell’anti-corruzione e adesso che ha indicato una funzionaria “sgradita” alla pubblica istruzione, nel gioco delle parti tutti ce l’hanno con lui. Che starà pure giocando la sua di parte, ma ha un ruolo che impone il rispetto della legalità. Se Savarino andava bene prima, deve andare bene anche adesso… Qualcuno evidentemente non la pensa così

Bruschini sconfessa il segretario. Tranquilli, il mare è una tavola

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Com’era ampiamente prevedibile il sindaco Luciano Bruschini ha sconfessato il segretario, accontentato l’assessore Nolfi e dato a interim l’incarico che era di Angela Santaniello – sospesa – al fidato Franco Pusceddu. Con buona pace del gruppo di Forza Italia che era andato a chiedere persino la “testa” dell’assessore all’istruzione dopo i fatti dei giorni scorsi.

Al rientro dalle vacanze il sindaco ha trovato una situazione incandescente e l’ha gestita a modo suo, con qualche pacca sulle spalle, l’invito a stare buoni, a comprendere l’inesperienza della nuova assessore e via di questo passo. Si apre un fronte con il segretario, vero, ma si vedrà… Savarino indicando per la pubblica istruzione una funzionaria che da lì era stata allontanata per aver posto dei problemi sui lavori che venivano svolti, aveva dato un segnale. Rispedito al mittente.

Tanto il sindaco sa che in maggioranza, alla fine, nessuno gli rompe le scatole perché ognuno ha legittime aspettative, fosse anche per cooperative o associazioni “vicine”. Dall’opposizione (!?) di centro-destra nessuno gli dirà mai nulla, salvo un po’ di “fumo” in consiglio comunale, perché nel frattempo si sta lavorando a rimettere tutti insieme e trovare in Candido De Angelis il salvatore della patria. Meno ancora da quella del Pd con il quale il sindaco mantiene saldi rapporti – e in questo è il migliore in assoluto – che vanno ben oltre i consiglieri comunali. All’esponente del 5stelle – forse la più grande delusione di questa consiliatura – sembra invece aver pensato Placidi da tempo. Di cosa preoccuparsi, insomma? Per Bruschini è come se nulla fosse. E deve esserlo anche per l’opposizione, incapace di fare persino un comunicato – mica di convocare il consiglio… – sulle recenti vicende e su questo “tutti contro tutti”.

In generale, comunque, sembra di vedere l’orchestra che suona mentre il Titanic affonda. Ma ad Anzio, è noto, il mare è una tavola…

Pressioni in Comune, caro sindaco è ora di dire basta

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Diavolo di un Agostino Gaeta… Usa la pagina facebook del suo controcorrente e ci informa di una vicenda lasciando qualche dubbio, quando invece è realmente accaduta e di fronte alla quale è ora di dire basta.

Nei giorni scorsi Vincenzo Nolfi, ex consigliere comunale, papà dell’assessore Laura, era stato insieme al sindaco facente funzioni Giorgio Zucchini dal segretario a informarsi del provvedimento di sospensione relativo ad Angela Santaniello dopo la condanna della dirigente in primo grado. Nessuna pressione, ha detto Zucchini, e gli crediamo. Siamo certi pure che Nolfi fosse con lui per caso e perché doveva accompagnarlo a casa. Comunque cosa c’entrasse Nolfi nel dialogo con il segretario è tutto da capire. Si racconta pure che tra chi si è precipitato a chiedere “lumi” o comunque a esprimere la propria vicinanza alla dirigente si è visto anche l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni.

E’ ancora più grave quanto accaduto oggi, quando la funzionaria responsabile di pubblica istruzione e cultura nominata dal segretario con un provvedimento che ha fatto storcere il naso a molti è rimasta fuori dalla porta. La chiave ce l’aveva l’assessore Laura Nolfi che si è “appropriata” della stanza della dirigente sospesa. Per questo, caso senza precedenti, è stato necessario chiedere l’intervento dei vigili urbani. Alla fine, con la mediazione del sindaco (!), le chiavi sono state consegnate al comandante della polizia locale e la stanza è stata aperta. E non siamo su “Scherzi a parte“, purtroppo, è tutto tremendamente vero.

Va detto che la responsabile nominata, quando l’assessore era Marco Del Villano, venne allontanata – dalla dirigente oggi sospesa – dall’incarico relativo all’edilizia scolastica. Poneva a quanto sembra problemi sui lavori svolti, voleva capire prima di firmare. E’ chiaro che rimetterla in quegli uffici abbia destato più di qualche “fastidio“, magari anche a chi oggi ha la delega in quell’assessorato e ha lavorato a stretto contatto con la dirigente prima di esprimerle solidarietà (e non solo) dopo la condanna. E’ altrettanto chiaro che la politica volesse altro e non ha gradito la scelta del segretario Pompeo Savarino.

Ora uno si chiede: ma cosa c’è in quella stanza? E la Nolfi non aveva già un ufficio? C’è qualcosa che non dobbiamo sapere, ad esempio il boom di interinali nelle stanze a fianco o qualche data entry di troppo? Soprattutto, perché questo clima? Fateci capire, perché è insostenibile quello che sta accadendo ed è ora di dire basta. Ne prenda atto il sindaco, ringrazi l’assessore e abbia il coraggio di toglierle la delega prima ancora di capire il perché di tanta agitazione. Poi tragga le conseguenze anche lui, se questo è il rinnovamento della giunta quasi rimpiangiamo il vecchio. Ed è tutto dire

La verità è un’altra: Anzio non è quello che vediamo in questi giorni, non lo è mai stata, e comportamenti del genere, i veleni ovunque, le conferenze e i comunicati trasversali per mandare “messaggi”, il centro-destra di opposizione che sostiene quello di governo in difficoltà, qualche singolare presenza nell’emiciclo durante i consigli comunali, oltre alle inchieste da ogni parte stanno esponendo la città a un solo rischio: la nomina di una commissione d’accesso.

Non lo meritiamo, sindaco, per questo è ora di dire basta.

Il silenzio imbarazzante dell’opposizione, ma almeno sui rifiuti…

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Sono questioni delicate e personali, non c’è dubbio, ma avvengono in un Comune e coinvolgono personaggi pubblici. Nessuno vuole infierire e possiamo anche essere d’accordo, ma dall’opposizione c’è chi se la sente di “battere” un colpo? C’è un silenzio imbarazzante.

Mai prima d’ora, ad Anzio, avevano prima arrestato e poi condannato un ex assessore e una dirigente. Che restano innocenti fino alla Cassazione, non c’è dubbio, ma per i quali un’opposizione attenta si preoccuperebbe almeno di chiedere al sindaco di parlarne in consiglio comunale. Di questa vicenda, delle indagini su Patrizio Placidi e il settore dei rifiuti, di quelle su dipendenti infedeli accusati di fare pratiche per immigrati, della questione sollevata più o meno giustamente da Marco Maranesi sulle mense, delle presunte pressioni al segretario comunale – comunque smentite dal vice sindaco – e del caso Schioppa o dell’hotel Succi che resta aperto nessuno sembra invece aver voglia di parlare.

Sembra di sentirli: “Sono vicende personali” o “Ci sono indagini in corso, che ci mettiamo a fare”. Anzi, forse neanche lo dicono. Il centro-destra di opposizione e in molti casi di governo nel sistema messo in piedi c’è stato fino a ieri e magari in parte c’è pure oggi. Il Movimento 5 stelle è non pervenuto e sembra aver scambiato qualche ispettore ambientale per un’opposizione light, nel Pd sono pochi, inesperti, tutt’altro che battaglieri e sempre alle prese con le “liturgie” di partito.

Risultato? Difficilmente vedremo convocazioni di consiglio,  richieste di dimissioni a un sindaco che ha evidentemente perso il controllo della macchina amministrativa e della maggioranza. Nessuno dirà a Bruschini: “Se hanno condannato la migliore dirigente che hai, così l’hai definita in Tribunale, figuriamoci gli altri”. Non vedremo un manifesto con la richiesta di dimissioni, né altre azioni per incalzare la maggioranza. Non sembra esserci troppa voglia di disturbare i manovratori. Nessuna questione personale, sia chiaro, anzi tutta la comprensione umana per chi è al centro di vicende giudiziarie ancora da definire, ma qui si tratta di una battaglia di opposizione. Su vicende del genere e su un programma mai rispettato. Su questioni simili e su una città ingessata. Su storie giudiziarie e sul porto.

Soprattutto se pensiamo, con un po’ di nostalgia, a cosa sarebbe successo se oggi avessimo Ettore De Franchi in consiglio comunale. O Francesco Conte. A cosa avrebbero detto Maria Vittoria Frittelloni o Riccardo Volpe. Da un punto di vista politico e gestionale, non altro. Il livello, purtroppo, è scaduto per tutti. Maggioranza e opposizione. E’ scaduta la città. Magari si immagina che dare o promettere lavoro è l’unico sistema per vincere le elezioni, anziché pensare a una reale e credibile alternativa. Si immagina – spero di sbagliare – che alle cooperative con consiglieri e assessori di riferimento, alle associazioni di volontariato “vicine”, agli organizzatori di spettacoli che portano un preventivo e vengono liquidate se ne debbano semplicemente sostituire altre con riferimenti politici diversi. Non è così. Non dovrebbe essere così.

E se proprio nessuno vuole parlare delle vicende giudiziarie, se nessuno vuole chiedere le dimissioni del sindaco, almeno si trovasse un consigliere che chiede spiegazioni sul perché l’appalto dei rifiuti è in proroga e la gara è stata aperta e di fatto sospesa. Milioni di euro di servizio in proroga, le buste aperte e lì rimaste. Perché? E per quale motivo un consigliere di maggioranza invita il suo capogruppo a interessarsi di questa vicenda anziché delle mense? E’ vero – come si afferma negli ambienti – che si sta aspettando la definizione di una interdittiva antimafia prima di procedere? Diteci di no…

In un Comune dove intorno a ogni gara – con una spiccata preferenza per le mense, dobbiamo dirlo – c’è un fermento inspiegabile, qui si tace.

Se la città è a questo livello il problema, l’ho già detto, non è causato certo dall’opposizione ma da chi sta governando. Restare in silenzio, però, fa essere parte del problema stesso e non la possibile soluzione.