Caso mense, altro che chiavi da “nascondere”. Buttiamole

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Partiamo dal presupposto che è tutto regolare, così sgomberiamo il campo, e proviamo a ricostruire quello che è successo con l’assessorato alla pubblica istruzione e cultura sulla vicenda mense e non solo.

Al momento della gara c’è un cambio in “corsa”. Ci si accorge che un commercialista non poteva far parte della commissione giudicatrice perché non aveva la necessaria iscrizione all’albo e viene cambiato dalla dirigente, Angela Santaniello, in poche ore. Si parte. Il capogruppo di Forza Italia Marco Maranesi parla di atto “illegittimo” e chiede i documenti, il segretario generale Pompeo Savarino chiede “lumi” dopo aver suggerito la sostituzione del commercialista. La dirigente informa delle procedure seguite Prefettura e Carabinieri. Tace l’opposizione al primo consiglio comunale utile, la gara va avanti. Si scoprirà – è storia recente – che sulla mancata consegna dei documenti al segretario è intervenuta anche l’autorità nazionale anti corruzione, mentre sempre il consigliere Maranesi ha presentato un esposto in Procura. A ogni modo la gara è assegnata, il ribasso maggiore lo fa la “Serenissima” ma è ritenuto anomalo, quindi vince la cooperativa “Solidarietà e lavoro” che in sede di esame aveva ottenuto 70 punti – il massimo – per l’offerta tecnica. Il servizio è assegnato praticamente all’ultimo istante, dopo un periodo di aspettativa della dirigente e quando il Tar ha negato la sospensiva richiesta da un’azienda esclusa, e la coop inizia a lavorare a ottobre. Con soddisfazione – così sembra all’inizio – dell’utenza e degli uffici.

Fermiamoci un attimo, perché nel frattempo la dirigente è condannata in primo grado per abuso d’ufficio e sospesa dal segretario secondo la legge Severino. Provvedimento che piace poco alla politica, ma quando il vice sindaco e l’ex consigliere comunale Vincenzo Nolfi arrivano da Savarino per chiedere “lumi” è già adottato. E’ il giorno dopo la condanna, a Villa Adele c’è un viavai di esponenti politici a esprimere umana solidarietà. Alle critiche di Maranesi risponde, piccato, l’ex assessore Marco Del Villano. Si associa l’attuale, Laura Nolfi.

Qualche giorno dopo il segretario, sempre lui, decide di affidare il settore della pubblica istruzione e cultura alla funzionaria Elena Ceccarini. E’ un provvedimento sgradito, così si apprende negli ambienti, viene riportata in quegli uffici chi era stata mandata via perché chiedeva chiarimenti su alcuni lavori. Improvvisamente Savarino diventa una sorta di “nemico”, non è più il segretario che si ferma alla festa di Bruschini appena rieletto, da Boccuccia, né quello che ignora il parere del Ministero su Placidi o consente l’appello in consiglio comunale a termini scaduti. Sul mancato invio dei documenti, intanto, la Finanza arriva in Comune mandata dall’Autorità nazionale anti corruzione, alla quale la dirigente aveva scritto che era tutto in regola.

Sono giorni concitati, c’è l’episodio delle chiavi “nascoste” alla funzionaria nominata, con i vigili urbani che hanno addirittura l’ordine di sfondare la porta. Non servirà, per fortuna, e mentre c’è un verbale della polizia locale l’assessore che aveva chiuso l’ufficio, Laura Nolfi, dà una versione diversa dei fatti. A Villa Adele, intanto, non si vedono più i dipendenti di un’azienda privata che svolgevano negli uffici comunali non meglio specificati servizi sulle mense.

Non è finita, si scopre che per avere l’offerta della ditta vincitrice e alla quale la gara è stata assegnata il consigliere comunale Davide Gatti deve chiedere, ancora una volta, l’intervento del segretario. Gli uffici avevano opposto un non meglio specificato “segreto industriale” o “commerciale”. Si scoprirà da quegli atti che i 70 punti ottenuti prevedevano, tra l’altro, pesce entro 200 chilometri ma che l’azienda ad esempio si fornisce a Perugia.

Il servizio, fra l’altro, comincia a dare dei problemi, c’è più di qualche protesta e in commissione pubblica istruzione la nutrizionista che per conto del Comune svolge l’autocontrollo denuncia una serie di incongruenze e poi le mette per iscritto.

LA RELAZIONE

Sono rilievi pesanti. Pesantissimi: nel mese di ottobre la dirigente “non riteneva per il momento necessario assegnarmi audit ispettivi essendo il servizio ancora in fase di assegnazione provvisoria e in avviamento”. Quando gli “audit” previsti sono iniziati, dopo la sospensione, scopriamo che “il sistema non è ancora a regime” che ci sono “inadempienze al capitolato di appalto e alle offerte di gara” ma anche “alle migliorie offerte in fase di gara”. Mancano “ricette per le preparazioni e conseguentemente le corrette quantità degli ingredienti impiegati” c’è un contestatissimo tortino di patate “non solo poco gustoso ma inadeguato dal punto di vista nutrizionale”. Per non parlare del trasporto, del mancato rispetto delle procedure previste dal capitolato, incongruenze come “la modifica della voce riso in risone che non è riso ma un tipo di pasta e viceversa” e del menu “non supportato da una corretta valutazione del valore nutrizionale dei componenti e del risultato in termini della loro godibilità, ad esempio in una sola giornata vengono distribuiti pennette al sugo di spigola, brasato con polenta”. Poi ci sono una serie di carenze riscontrate che “impediscono di verificare la corretta formulazione del pasto”.

IL SINDACO

A tutte le contestazioni la ditta ha risposto che si sta adeguando e mentre l’ex assessore Del Villano e la Nolfi non trovano nulla da dire, risulta che oggi il sindaco abbia incontrato la ditta dicendo che si può mettere una pietra sopra al passato ma che ora deve adeguarsi. Intanto il segretario – sempre lui – sposta il personale, nomina nuovi responsabili dell’esecuzione del contratto e del procedimento (senza i quali non si potevano fare contestazioni formali) e scoppia il putiferio. E’ più importante questo, a quanto sembra, di  quanto scrive la nutrizionista su ciò che ha trovato. Ad Anzio funziona così.

Purtroppo continuiamo ad avere, in questo strano paese, una sorta di riverenza per chi vince gli appalti prima che nei confronti di chi fruisce dei servizi.

Ecco, oggi sarebbe stato un bel segnale per i 3.500 bambini che fruiscono dei pasti dire alla città: “Il sindaco ha incontrato la ditta, riscontrate le anomalie segnalate ha paventato la risoluzione del contratto”. No, si tace. Ah, peccato il contratto non ci sia ancora ma abbiamo scoperto proprio durante il processo che ha portato alla condanna dell’ex assessore e della dirigente che ad Anzio  è “normale”.

In questo panorama c’è la spada di Damocle del ricorso al Tar della Serenissima, società che nessuno rimpiange per i servizi resi con le mense ma che a essere esclusa non c’è stata. Nei prossimi giorni sapremo. A ogni modo i responsabili di zona della nuova ditta sembra siano gli stessi che aveva proprio la Serenissima.

Ecco, fermiamoci qui. E stavolta buttiamole le chiavi di questo Comune, anziché provare a “nascondere” malamente quelle di un ufficio nel quale siamo convinti fosse tutto assolutamente in regola. Mettere insieme cose del genere, però, fa pensare purtroppo a tutt’altro.

Mense, i controlli negati e le “scoperte” della nutrizionista: fare chiarezza

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Nessuna ispezione all’inizio, per disposizione della dirigente oggi sospesa. Adesso che le ha fatte ha scoperto che l’azienda che svolge il servizio mensa risulta inadempiente al capitolato di appalto e alle offerte di gara oltre che alle migliori offerte fatte sempre in fase di gara.

Raimonda Dessì, la nutrizionista responsabile del processo di autocontrollo del Comune, mette nero su bianco le cose che non vanno. Lo fa in una nota che – da quanto si apprende – è pesantissima.

Si parla di “audit ispettivi” che nella prima fase del contratto, a ottobre, non sono stati ritenuti necessari da parte della dirigente Angela Santaniello. Ma soprattutto di una serie di inadempienze scoperte dal mese di novembre – quando ha potuto iniziare gli “audit” – relative ai menu, ai prodotti, alle migliorie offerte dall’azienda vincitrice – che ricordiamo ha ottenuto il massimo per la parte tecnica, 70 punti – e persino alle ricette. Addirittura si fa riferimento a condizioni di “emergenza” nelle quali la ditta si è trovata a operare nel momento di passaggio dalla Serenissima alla sua gestione, avvenuta come ricordiamo in fretta e furia.

L’azienda avrebbe risposto che si sta adeguando.

E’ noto che il gusto dei bambini è soggettivo, è chiaro che non troveremo mai un servizio che vada bene a tutti e che le lamentele sono nel conto. Qui il discorso è diverso: se la relazione della nutrizionista è così pesante, si entra nel capitolato di gara e nelle offerte che un’azienda vincitrice non sta mantenendo. E poi ci sono quei controlli “negati” in avvio, quando oggi – forse – potevamo avere già la soluzione.

Sarà bene fare chiarezza – come si chiede da più parti ormai da mesi – e provvedere.

La commissione d’accesso, gli strani silenzi. Non capisco

senato

Diceva una cara e vecchia amica, cresciuta alla scuola del Pci: “Sì sì, leggi e scrivi ma di politica non capisci un c…” Aveva ragione. Ci sono logiche che mi sfuggono assolutamente.

Una – attualissima – riguarda il rischio che arrivi una commissione d’accesso ad Anzio. Se ne parla da qualche settimana, la maggioranza e buona parte della macchina comunale “tremano”, l’opposizione tace.

Ho scritto qualche giorno fa quali sono i criteri e perché, rispetto a tre anni fa, oggi il rischio è più fondato. Ma siccome ignoro di politica, come diceva la vecchia amica, mi piacerebbe ingenuamente sapere cosa spinse allora il Pd a chiedere la commissione d’accesso – sulla base di dati che francamente erano un po’ sconclusionati – e cosa, invece, tiene fermi ora i parlamentari. Casson e Lumia, per esempio,  sono ancora lì, ma non avvertono l’esigenza di chiede al ministro Alfano se ci sono o meno gli elementi per la commissione d’accesso. Né si preoccupano i “grillini” che in consiglio comunale, del resto, è come se non avessero un loro rappresentante. Il segretario generale può andare dal Prefetto ed esporre tutto ciò che sappiamo, ma serve che qualcuno insista se ritiene che la situazione è più grave di quella indicata tre anni orsono. Invece tace. E dobbiamo dedurre che non la ritenga compromessa o non abbia input in tal senso.

Continuo a non capire, insomma, quell’amica aveva proprio ragione.

Attoni cambia ancora, la Lega e le “strategie”. Alla faccia dei cittadini

Attoni quando, con La Destra, è diventato assessore nella giunta Bruschini. Nella foto insieme a Maurizio Brugiatelli

Attoni quando, con La Destra, è diventato assessore nella giunta Bruschini. Nella foto insieme a Maurizio Brugiatelli

Diciamo la verità: questa ci mancava. Più di qualcuno aveva tentato la strada della Lega Nord ad Anzio, in passato, ma era più che altro una specie di gioco. Stavolta no, Salvini “tira” a livello nazionale, sta candidandosi a leader del centro-destra, e c’è chi coglie al balzo l’occasione. Nello sbandato panorama del dissolto Pdl, i vari Ruggiero, Campomizi, Pennata e Presicce cercano una collocazione e aderiscono al movimento.

Chi fatica, da sempre, a trovare un posto e ormai ci ha abituato ai cambiamenti è Sebastiano Attoni. L’assessore all’urbanistica – un passato da capogruppo e assessore in An, candidato con La Destra contro Luciano Bruschini e poi suo principale alleato con il “Patto” insieme al fido Giacoponi e all’ex dipietrista Elio Castaldi, di nuovo con La Destra in corsa alla Regione e poi con la civica “Evoluzione Anzio” alle ultime amministrative, quindi con Ncd alle europee, adesso sceglie la Lega.

Si fermerà qui? Mai dire mai. D’altro canto ricordiamo ancora la minaccia – rimasta tale – di dimissioni se non fosse arrivato in consiglio comunale il regolamento edilizio, poi rimandato in più occasioni con l’assessore rimasto al suo posto. Di lotta e di governo, Attoni lo trovi a difendere i posti dei dipendenti non riassunti dalla cooperativa “Parco di Veio” – con invito a bloccare Villa Adele – o a preoccuparsi dell’eventuale sospensione della dirigente condannata per abuso d’ufficio. Dove c’è agitazione, lui c’è.

Nel frattempo i politologi locali – e deduciamo anche chi dovrebbe governare la città – sono tutti concentrati sul dopo Bruschini. Anziché pensare ad amministrare e con tutti gli evidenti problemi che esistono, negli ambienti non si parla altro che di alleanze e delle famigerate “strategie”. Nelle quali rientrebbe anche la scelta di Attoni.

La città può attendere. Deve pagare il salasso sui rifiuti, quello sulla Tasi, ma per il resto deve aspettare. Ci sono le “strategie”.

Rifiuti: gli aumenti, il libro e le scoperte dei cittadini. Penalizzati

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In consiglio comunale arriva l’assestamento di bilancio. Sembra scontato che passerà senza troppi problemi, perché i “dissidenti” attraverso un non meglio specificato documento dovrebbero rientrare nei ranghi. Aspetto, questo, che vedremo nei prossimi giorni.

Quello che interessa è altro ovvero il peso che sul bilancio del Comune di Anzio ha il servizio rifiuti e, di conseguenza, la tassa che devono pagare i cittadini. Nei giorni scorsi il consigliere Candido De Angelis ha sollevato il caso del costo pro capite sottolineando come qui si paghi praticamente il doppio della media nazionale e circa 50 euro in più di quella del Lazio.

Ma sono altri i dati sui quali riflettere. La situazione di degrado è segnalata sistematicamente dal Comitato Tares equa (lo stesso che tra l’altro scoprì senza che nessuno chiese conto in Consiglio comunale che il regolamento per la disciplina della raccolta dei rifiuti è copiato dal Veneto) e dal neonato gruppo facebook Ecomappa di Anzio, passato dal virtuale al reale con richieste di intervento protocollate al Comune. Sperando non facciano la fine delle fatture chieste dall’altro comitato che poi si è rivolto alla Procura.

Sui conti, però, ci viene d’aiuto Luciano Dell’Aglio, un simpatico cittadino in pensione che al contrario dei politici si mette a studiare e sforna dati. Ne sanno qualcosa all’ufficio tributi, dal quale comunque non gli rispondono più. Ufficio che applica le indicazioni politiche sulla tariffa per i rifiuti, mentre chi lo dirige su un libro che pubblica con “Maggioli” scrive – come vedremo – tutt’altro.

Andiamo con ordine. Il piano finanziario dei rifiuti nel 2014 prevede una spesa di 15 milioni 326.429,57 euro. Quasi due in più dello scorso anno, praticamente il doppio rispetto al 2005 quando a onor del vero non c’erano i servizi di oggi e i prezzi – per molti motivi – erano diversi. La crescita, comunque, è stata esponenziale negli anni ma concentriamoci sulla differenza tra il 2013 e il 2014. Anziché diminuire, come dovrebbe accadere facendo la differenziata, il conto aumenta. Ci sono dentro il costo, sia pur minimo, del “cassetto tributario”, i 30 centesimi a metro quadrato che lo scorso anno andavano allo Stato e per questo si tiene il Comune, un fondo per il rischio inesigibili e via discorrendo. Il buon Luciano confronta delibere e documenti ufficiali e scopre che paghiamo in media il 33,7% in più rispetto a un anno fa. Una famiglia di 4 persone passa da 250 a 335 euro. Meno male che l’assessore Placidi assicurava ovunque che non ci sarebbero stati aumenti. Li pagheremo profumatamente, invece, e in barba al testo “La Tari. Predisposizione del piano finanziario e delle tariffe”, Maggioli editore appunto. Lo ha scritto Luigi D’Aprano, responsabile dei tributi ad Anzio, insieme a una collega di Aprilia che svolge lo stesso lavoro.

Tralasciamo il fatto che il Comune di Anzio è cliente di Maggioli per diversi servizi e che il rischio incompatibilità è sempre dietro l’angolo, perché c’è qualcosa di più interessante. Secondo il principio di legge a dover pagare di più è chi produce il maggior numero di rifiuti e l’indicazione – chiara – è quella di andare incontro ai cittadini. Così D’Aprano nel suo libro scrive che il 40% della tariffa va a carico delle utenze domestiche e il resto di quelle non domestiche. Ad Anzio, invece, si fa l’esatto contrario: 80% a carico dei cittadini e 20% delle aziende. La teoria è un conto, evidentemente, l’indicazione politica altro.

Nessuno deve aver comprato né letto il libro, che aveva pure un simulatore che il buon Dell’Aglio ha utilizzato. Chissà, allora, se parlando di bilancio qualcuno chiederà a Placidi e all’assessore al bilancio Zucchini, perché no al sindaco Bruschini e alla sua litigiosa maggioranza, secondo quale principio si penalizzano le utenze domestiche?

Già, perché se applicassimo quanto scritto dal responsabile dei tributi, sul totale del costo del servizio a carico dei cittadini dovrebbero esserci 6 milioni 130.571,83 euro invece di 11 milioni 494.822,18 e la famiglia della quale abbiamo parlato prima non pagherebbe 335 euro ma 177 circa. Il resto sarebbe a carico delle utenze non domestiche che il Comune – per quale scelta politica? – ha deciso di salvaguardare. Un’autofficina secondo il libro dovrebbe pagare 12,87 euro a metro quadrato, mentre la delibera è di 5,36. Un ristorante 48 e invece si ritrova con 20. In generale alle utenze commerciali spetterebbero – sempre secondo il libro – 9,2 milioni di euro circa, contro i 3.831.607,39 del totale del piano tariffario.

E qui torniamo all’inizio, al problema dei problemi. Le attività, già alle prese con la crisi, lamentano aumenti eccessivi rispetto agli anni passati e hanno ragione perché – come abbiamo visto – siamo arrivati a più di 15 milioni di euro. Quasi il doppio della vicina Nettuno o di Velletri e Pomezia, di Aprilia. Qualcuno vuole spiegarci perché?

Rifiuti, quello che non va. Sui costi record interviene anche De Angelis

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L’ex sindaco Candido De Angelis offre un dato di lettura diverso del costo esorbitante che i cittadini di Anzio stanno pagando per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, senza peraltro avere alcun beneficio. Lo fa attraverso la sua pagina facebook e utilizza il costo pro-capite che ciascun residente – neonati compresi – sopporta ad Anzio per la “bolletta” dei rifiuti che il Comune ha inserito nel piano finanziario 2014.

Non solo aumenti spropositati e situazione fuori controllo, come da mesi denunciano fra gli altri i cittadini del comitato Tares equa, ma un costo pro-capite che non ha eguali. Vero che nel dover pagare la tariffa il riferimento è a nucleo familiare e metri quadrati, ma è altrettanto vero che il dato fornito da De Angelis è preoccupante.

Se in Italia la media a persona è di 203 euro, in Lombardia si pagano 123 euro e nel Lazio – dove ci sono i noti problemi – 247. Ad Anzio battiamo questo record, perché con oltre 15 milioni di euro di piano finanziario (modificato fino all’ultimo e ancora francamente poco comprensibile) si arriva a una media pro-capite di 286,17 euro. Senza andare troppo lontano, a Nettuno, il piano finanziario è poco meno di 9 milioni e mezzo di euro e i nostri “cugini” non arrivano a 195 euro pro-capite.

Il dato fornito da De Angelis – che da senatore ha fatto anche parte della commissione sul ciclo dei rifiuti – è un altro tassello rispetto alla dissennata gestione del settore nella nostra città. Aspettiamo venerdì le “barricate” in consiglio comunale, quando si parlerà fra l’altro anche di variazioni di bilancio e ci sarà modo – magari – di affrontare ciò che non è stato possibile dire nella famosa assise dell’1 agosto, quella dei 10′ di ritardo e di tutto il resto.

Sempre che si faccia quel Consiglio,  perché la vicenda dei “dissidenti” non sembra ancora rientrata e perché di fronte a certi dati magari qualcun altro in maggioranza vorrà chiedere lumi a Patrizio Placidi della sua gestione del settore e di una città che non trova alcun giovamento dal prezzo – salato – che sta pagando.  Ammesso che la singolare formula con la quale arriva al 70% di differenziata fosse vera, dovremmo almeno avere un beneficio nella tariffa. Macché…

Francescana, finalmente si prende coscienza. Ma quante responsabilità…

francescana

Fa piacere che finalmente ci si renda conto della Francescana. E’ servito arrivare a un’ordinanza di chiusura per svegliare più di qualche coscienza. Quella degli uffici comunali, anzitutto, che si sono accorti – dopo molte lettere alla Asl nelle quali si affermava che “nulla osta” allo svolgimento delle attività – che era necessario chiudere. La stessa dirigente che quando era assessore Italo Colarieti sollecitava la Asl dicendo che si poteva andare avanti, ha poi ordinato la chiusura della struttura. Ma non è questo il punto.

I problemi sorgono prima. Quando nessuno si è preoccupato – era sindaco Candido De Angelis – di difendersi dall’usucapione avviato dalla Provincia romana dei frati minori conventuali nei confronti del Comune. Andava detto che l’opera assolutamente lungimirante di padre Vincenzo Vendetti era stata realizzata su terreni gravati da uso civico e anche grazie al contributo delle casse comunali (30 milioni di lire l’anno dal ’69 al ’74) oltre che dei cittadini che nelle buste fatte circolare in parrocchia e casa per casa mettevano ciò che potevano.

I problemi sorgono quando nessuno è intervenuto di fronte al “passaggio” dalla gestione delle suore a quella imprenditoriale – era sindaco Luciano Bruschini, suo fratello era il gestore in pectore ma poi intervenne la Fondazione Omnia prima della Upf medical center – e le dipendenti venivano messe alla porta.

Non ricordiamo commissioni o richieste di chiarimento sul ruolo che lì dentro ha svolto fino alla vigilia dell’arresto l’ex assessore Colarieti. La legge regionale 41 esisteva già e se l’incompatibilità formalmente non era contestabile – ed è da dimostrare – c’era l’opportunità politica di non essere controllore e controllato. Com’è avvenuto, nel silenzio della città e dei suoi esponenti politici. Con il sindaco che faceva spallucce e l’opposizione che stava a guardare. Quante responsabilità su questa vicenda…

Non è un caso se la vicenda Francescana rientra negli atti del processo a Colarieti, condannato in primo grado con la dirigente Angela Santaniello e il presidente della cooperativa Raimbow che otteneva le proroghe in Comune ma poi con lo stesso personale – ma sotto forma di Onlus – lavorava nella casa di riposo.

Tutto scritto a più riprese sul Granchio e qui, documentato. Così come a più riprese ha scritto Controcorrentenotizie rispetto a documenti sui quali gli investigatori avrebbero sorvolato e a rapporti diciamo commerciali da chiarire.

Ma ora che c’è l’ordinanza  si corre. Giusto, ci sono gli anziani da salvaguardare e c’è una struttura che è un pezzo di storia della città. Lo era anche prima, però, peccato che in molti l’abbiano dimenticato. Persino chi ha firmato l’ordinanza senza notificarla al sindaco.

Adesso l’occasione, forse, è un’altra: parlare di Francescana ma riflettere su quanti sono gli anziani “fragili” nelle case di riposo di Anzio, in che condizioni sono le strutture, cosa fa il Comune, se dovremo assistere ad altri tentativi maldestri tipo la “trasformazione” dell’hotel Succi, quale politica attiva intende portare avanti l’assessore Cafà. Prima della prossima emergenza, per favore.

Anzio e il calcio da salvare, parabola di una città

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E’ una buona notizia quella dell’interessamento del Comune alle sorti dell’Anzio calcio. L’ente non può né deve mettere soldi in questa come in altre società sportive, ma ha il dovere di rendersi conto della situazione e trovare possibili soluzioni. Va dato atto a Massimo Millaci – che con l’Anzio ha anche giocato – di essersi attivato. La notizia migliore è che la cordata campana non c’è e, speriamo, non ci sarà.

Nulla di personale, ci mancherebbe, ma immaginare che qualcuno che ha avuto i suoi problemi nella gestione dell’Ebolitana venga a “investire” ad Anzio qualche perplessità la solleva. Scampato questo pericolo, inutile girarci intorno: il calcio in particolare è stato sempre un modo di mettersi in mostra e tentare qualche altra carriera. Quella politica anzitutto. Il buon Franco Rizzaro è passato anche per un’esperienza di consigliere comunale, per esempio, i suoi predecessori Umberto Succi e Italo Colarieti sono ancora oggi agli onori delle cronache e sono stati consiglieri e assessori. Non veniamo dalla montagna del sapone – come diciamo dalle nostre parti – il calcio e le società sportive servono per mettersi in mostra. E’ legittimo, nulla da dire. E’ evidente che la serie D ha un costo, mentre è altrettanto palese che con le giovanili le spese sono inferiori e il settore rappresenta anche un’entrata – priva di lucro, soldi che coprono sì e no le spese – grazie a quanto i genitori versano mensilmente. Ma l’Anzio è uno, non possiamo immaginare di “cedere” l’onerosa serie D e tenerci il resto. Né al tempo stesso possiamo dire a Franco Rizzaro che è obbligato a vendere. Il presidente – che non smetteremo mai di ringraziare – ha mostrato delle difficoltà. E qui, ora, parliamo dell’Anzio calcio e della sua storia, della società più vecchia del territorio tanto che ha compiuto 90 anni. Parliamo di un “bene” da salvaguardare.

Abbiamo il dovere di farlo, senza soldi pubblici e con la consapevolezza che se la serie D costa troppo si può tranquillamente ripartire anche dalla Terza categoria. E’ un po’ come la parabola di questa città, tante volte devastata e tante rinata.

Se abbiamo evitato la cordata di Eboli, evitiamo adesso che per questioni di “quote”, interessi politici e tutto ciò che sappiamo si getti il bambino con l’acqua sporca. Arriviamo dove possiamo mettere il segno – sempre per capirci – purché l’Anzio resti una delle più belle realtà nel panorama del calcio regionale e non solo.

Anzio calcio, dalla festa mancata al rischio del funerale

Un aggiornamento doveroso, appena uscito sul Granchio. Esclusi i campani, restano tutte le altre considerazioni.

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Franco Rizzaro

Franco Rizzaro

E’ brutto sapere che la squadra della città, 90 anni suonati, sia in balìa degli eventi. Finire addirittura a una cordata campana è l’ultima cosa che avremmo immaginato.

Più che la festa di compleanno (annunciata e rinviata più volte, con il Comune clamorosamente assente) dell’Anzio calcio – è noto che Anziolavinio non mi è mai piaciuto – rischiamo di fare il funerale della più antica società del territorio e di un importante pezzo di storia della città. Se tutto questo non è successo prima è grazie a Franco Rizzaro e alla sua famiglia. Il presidente ci ha messo soldi, tanti, e passione, tantissima. Ora si ferma. E’ andato avanti, di fatto, sempre da solo e adesso usciva una “cordata” adesso un’altra ma alla fine ha dovuto mandare avanti da sé la complessa macchina di una società che per fortuna non è solo la squadra di serie D.

Sapere che a 90 anni dalla sua fondazione, dopo aver scritto pagine entusiasmanti della vita cittadina, dopo aver dato al calcio che conta fior di giocatori, l’Anzio è prossimo alla scomparsa dispiace. Nessun imprenditore locale s’è fatto avanti prima, figuriamoci adesso. Così per mandare avanti la serie D ci si affida a un gruppo di Eboli, dopo aver avuto il sostegno di un altro imprenditore amante del calcio come Alberto Cerrai.

Adesso, con tutto il rispetto possibile, di Armando Cicalese e di chi lo seguirà ad Anzio abbiamo poca fiducia. E francamente che interesse ha un gruppo campano a “investire” qui? Perché lo fa? E’ proprio necessario?

Evitiamo di coinvolgere l’Anzio in cose che con il calcio c’entrano poco. Evitiamo una fine ingloriosa. Se dalla serie D si retrocede non muore nessuno. Né deve scandalizzarci ripartire da dove abbiamo la forza, fosse anche la Terza categoria. Ci sono tanti giovani di valore, il patrimonio più importante che ha creato Rizzaro. Come si dice dalle nostre parti: dove arriviamo, mettiamo il segno.

Volontari a pagamento, dopo gli ispettori anche i carabinieri

anc

Il concetto rimane sempre lo stesso: solo ringraziamenti a chi si prodiga per gli altri. Detto questo, la lista dei volontari “a pagamento” – contraddizione in termini – si allunga. Nuove liquidazioni alle associazioni di protezione civile o simili che hanno svolto, attraverso loro personale, il ruolo di “ispettori ambientali” dei quali ancora ignoriamo criteri di scelta e soprattutto risultati. Somme che vengono chieste e liquidate – ma materialmente i pagamenti attendono ancora di essere effettuati perché non sono stati emessi mandati – a tempo di record. D’altro canto con un punto di riferimento delle stesse associazioni che siede direttamente in Comune ed è chiamato al ruolo di controllore e controllato è difficile avere tempi lunghi.

Agli “ispettori” – ma c’è un’intera associazione dimissionaria –  si aggiungono, adesso, i volontari dell’Associazione nazionale carabinieri. Non è una novità. Ormai da anni appartenenti all’Arma ormai in congedo si prestano all’ingresso e all’uscita delle scuole medie per cercare di prevenire fenomeni di bullismo. Un servizio che “ha prodotto una notevole diminuzione degli atti vandalici e di bullismo”. Bene, qualcosa che funziona e che forse merita pure i 12.600 euro destinati all’associazione. Si tratta di 1.400 euro al mese per due ore al giorno con cinque operatori. Un rimborso spese, vero, ma resta il problema di cosa intenda, il nostro Comune, per volontariato. Ah, sarebbe bello sapere anche se esiste o meno un registro e quali criteri si usano per assegnare a questa o quell’associazione dei servizi a pagamento.