Attoni cambia ancora, la Lega e le “strategie”. Alla faccia dei cittadini

Attoni quando, con La Destra, è diventato assessore nella giunta Bruschini. Nella foto insieme a Maurizio Brugiatelli

Attoni quando, con La Destra, è diventato assessore nella giunta Bruschini. Nella foto insieme a Maurizio Brugiatelli

Diciamo la verità: questa ci mancava. Più di qualcuno aveva tentato la strada della Lega Nord ad Anzio, in passato, ma era più che altro una specie di gioco. Stavolta no, Salvini “tira” a livello nazionale, sta candidandosi a leader del centro-destra, e c’è chi coglie al balzo l’occasione. Nello sbandato panorama del dissolto Pdl, i vari Ruggiero, Campomizi, Pennata e Presicce cercano una collocazione e aderiscono al movimento.

Chi fatica, da sempre, a trovare un posto e ormai ci ha abituato ai cambiamenti è Sebastiano Attoni. L’assessore all’urbanistica – un passato da capogruppo e assessore in An, candidato con La Destra contro Luciano Bruschini e poi suo principale alleato con il “Patto” insieme al fido Giacoponi e all’ex dipietrista Elio Castaldi, di nuovo con La Destra in corsa alla Regione e poi con la civica “Evoluzione Anzio” alle ultime amministrative, quindi con Ncd alle europee, adesso sceglie la Lega.

Si fermerà qui? Mai dire mai. D’altro canto ricordiamo ancora la minaccia – rimasta tale – di dimissioni se non fosse arrivato in consiglio comunale il regolamento edilizio, poi rimandato in più occasioni con l’assessore rimasto al suo posto. Di lotta e di governo, Attoni lo trovi a difendere i posti dei dipendenti non riassunti dalla cooperativa “Parco di Veio” – con invito a bloccare Villa Adele – o a preoccuparsi dell’eventuale sospensione della dirigente condannata per abuso d’ufficio. Dove c’è agitazione, lui c’è.

Nel frattempo i politologi locali – e deduciamo anche chi dovrebbe governare la città – sono tutti concentrati sul dopo Bruschini. Anziché pensare ad amministrare e con tutti gli evidenti problemi che esistono, negli ambienti non si parla altro che di alleanze e delle famigerate “strategie”. Nelle quali rientrebbe anche la scelta di Attoni.

La città può attendere. Deve pagare il salasso sui rifiuti, quello sulla Tasi, ma per il resto deve aspettare. Ci sono le “strategie”.

Rifiuti: gli aumenti, il libro e le scoperte dei cittadini. Penalizzati

taritares

In consiglio comunale arriva l’assestamento di bilancio. Sembra scontato che passerà senza troppi problemi, perché i “dissidenti” attraverso un non meglio specificato documento dovrebbero rientrare nei ranghi. Aspetto, questo, che vedremo nei prossimi giorni.

Quello che interessa è altro ovvero il peso che sul bilancio del Comune di Anzio ha il servizio rifiuti e, di conseguenza, la tassa che devono pagare i cittadini. Nei giorni scorsi il consigliere Candido De Angelis ha sollevato il caso del costo pro capite sottolineando come qui si paghi praticamente il doppio della media nazionale e circa 50 euro in più di quella del Lazio.

Ma sono altri i dati sui quali riflettere. La situazione di degrado è segnalata sistematicamente dal Comitato Tares equa (lo stesso che tra l’altro scoprì senza che nessuno chiese conto in Consiglio comunale che il regolamento per la disciplina della raccolta dei rifiuti è copiato dal Veneto) e dal neonato gruppo facebook Ecomappa di Anzio, passato dal virtuale al reale con richieste di intervento protocollate al Comune. Sperando non facciano la fine delle fatture chieste dall’altro comitato che poi si è rivolto alla Procura.

Sui conti, però, ci viene d’aiuto Luciano Dell’Aglio, un simpatico cittadino in pensione che al contrario dei politici si mette a studiare e sforna dati. Ne sanno qualcosa all’ufficio tributi, dal quale comunque non gli rispondono più. Ufficio che applica le indicazioni politiche sulla tariffa per i rifiuti, mentre chi lo dirige su un libro che pubblica con “Maggioli” scrive – come vedremo – tutt’altro.

Andiamo con ordine. Il piano finanziario dei rifiuti nel 2014 prevede una spesa di 15 milioni 326.429,57 euro. Quasi due in più dello scorso anno, praticamente il doppio rispetto al 2005 quando a onor del vero non c’erano i servizi di oggi e i prezzi – per molti motivi – erano diversi. La crescita, comunque, è stata esponenziale negli anni ma concentriamoci sulla differenza tra il 2013 e il 2014. Anziché diminuire, come dovrebbe accadere facendo la differenziata, il conto aumenta. Ci sono dentro il costo, sia pur minimo, del “cassetto tributario”, i 30 centesimi a metro quadrato che lo scorso anno andavano allo Stato e per questo si tiene il Comune, un fondo per il rischio inesigibili e via discorrendo. Il buon Luciano confronta delibere e documenti ufficiali e scopre che paghiamo in media il 33,7% in più rispetto a un anno fa. Una famiglia di 4 persone passa da 250 a 335 euro. Meno male che l’assessore Placidi assicurava ovunque che non ci sarebbero stati aumenti. Li pagheremo profumatamente, invece, e in barba al testo “La Tari. Predisposizione del piano finanziario e delle tariffe”, Maggioli editore appunto. Lo ha scritto Luigi D’Aprano, responsabile dei tributi ad Anzio, insieme a una collega di Aprilia che svolge lo stesso lavoro.

Tralasciamo il fatto che il Comune di Anzio è cliente di Maggioli per diversi servizi e che il rischio incompatibilità è sempre dietro l’angolo, perché c’è qualcosa di più interessante. Secondo il principio di legge a dover pagare di più è chi produce il maggior numero di rifiuti e l’indicazione – chiara – è quella di andare incontro ai cittadini. Così D’Aprano nel suo libro scrive che il 40% della tariffa va a carico delle utenze domestiche e il resto di quelle non domestiche. Ad Anzio, invece, si fa l’esatto contrario: 80% a carico dei cittadini e 20% delle aziende. La teoria è un conto, evidentemente, l’indicazione politica altro.

Nessuno deve aver comprato né letto il libro, che aveva pure un simulatore che il buon Dell’Aglio ha utilizzato. Chissà, allora, se parlando di bilancio qualcuno chiederà a Placidi e all’assessore al bilancio Zucchini, perché no al sindaco Bruschini e alla sua litigiosa maggioranza, secondo quale principio si penalizzano le utenze domestiche?

Già, perché se applicassimo quanto scritto dal responsabile dei tributi, sul totale del costo del servizio a carico dei cittadini dovrebbero esserci 6 milioni 130.571,83 euro invece di 11 milioni 494.822,18 e la famiglia della quale abbiamo parlato prima non pagherebbe 335 euro ma 177 circa. Il resto sarebbe a carico delle utenze non domestiche che il Comune – per quale scelta politica? – ha deciso di salvaguardare. Un’autofficina secondo il libro dovrebbe pagare 12,87 euro a metro quadrato, mentre la delibera è di 5,36. Un ristorante 48 e invece si ritrova con 20. In generale alle utenze commerciali spetterebbero – sempre secondo il libro – 9,2 milioni di euro circa, contro i 3.831.607,39 del totale del piano tariffario.

E qui torniamo all’inizio, al problema dei problemi. Le attività, già alle prese con la crisi, lamentano aumenti eccessivi rispetto agli anni passati e hanno ragione perché – come abbiamo visto – siamo arrivati a più di 15 milioni di euro. Quasi il doppio della vicina Nettuno o di Velletri e Pomezia, di Aprilia. Qualcuno vuole spiegarci perché?

Rifiuti, quello che non va. Sui costi record interviene anche De Angelis

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L’ex sindaco Candido De Angelis offre un dato di lettura diverso del costo esorbitante che i cittadini di Anzio stanno pagando per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, senza peraltro avere alcun beneficio. Lo fa attraverso la sua pagina facebook e utilizza il costo pro-capite che ciascun residente – neonati compresi – sopporta ad Anzio per la “bolletta” dei rifiuti che il Comune ha inserito nel piano finanziario 2014.

Non solo aumenti spropositati e situazione fuori controllo, come da mesi denunciano fra gli altri i cittadini del comitato Tares equa, ma un costo pro-capite che non ha eguali. Vero che nel dover pagare la tariffa il riferimento è a nucleo familiare e metri quadrati, ma è altrettanto vero che il dato fornito da De Angelis è preoccupante.

Se in Italia la media a persona è di 203 euro, in Lombardia si pagano 123 euro e nel Lazio – dove ci sono i noti problemi – 247. Ad Anzio battiamo questo record, perché con oltre 15 milioni di euro di piano finanziario (modificato fino all’ultimo e ancora francamente poco comprensibile) si arriva a una media pro-capite di 286,17 euro. Senza andare troppo lontano, a Nettuno, il piano finanziario è poco meno di 9 milioni e mezzo di euro e i nostri “cugini” non arrivano a 195 euro pro-capite.

Il dato fornito da De Angelis – che da senatore ha fatto anche parte della commissione sul ciclo dei rifiuti – è un altro tassello rispetto alla dissennata gestione del settore nella nostra città. Aspettiamo venerdì le “barricate” in consiglio comunale, quando si parlerà fra l’altro anche di variazioni di bilancio e ci sarà modo – magari – di affrontare ciò che non è stato possibile dire nella famosa assise dell’1 agosto, quella dei 10′ di ritardo e di tutto il resto.

Sempre che si faccia quel Consiglio,  perché la vicenda dei “dissidenti” non sembra ancora rientrata e perché di fronte a certi dati magari qualcun altro in maggioranza vorrà chiedere lumi a Patrizio Placidi della sua gestione del settore e di una città che non trova alcun giovamento dal prezzo – salato – che sta pagando.  Ammesso che la singolare formula con la quale arriva al 70% di differenziata fosse vera, dovremmo almeno avere un beneficio nella tariffa. Macché…

Francescana, finalmente si prende coscienza. Ma quante responsabilità…

francescana

Fa piacere che finalmente ci si renda conto della Francescana. E’ servito arrivare a un’ordinanza di chiusura per svegliare più di qualche coscienza. Quella degli uffici comunali, anzitutto, che si sono accorti – dopo molte lettere alla Asl nelle quali si affermava che “nulla osta” allo svolgimento delle attività – che era necessario chiudere. La stessa dirigente che quando era assessore Italo Colarieti sollecitava la Asl dicendo che si poteva andare avanti, ha poi ordinato la chiusura della struttura. Ma non è questo il punto.

I problemi sorgono prima. Quando nessuno si è preoccupato – era sindaco Candido De Angelis – di difendersi dall’usucapione avviato dalla Provincia romana dei frati minori conventuali nei confronti del Comune. Andava detto che l’opera assolutamente lungimirante di padre Vincenzo Vendetti era stata realizzata su terreni gravati da uso civico e anche grazie al contributo delle casse comunali (30 milioni di lire l’anno dal ’69 al ’74) oltre che dei cittadini che nelle buste fatte circolare in parrocchia e casa per casa mettevano ciò che potevano.

I problemi sorgono quando nessuno è intervenuto di fronte al “passaggio” dalla gestione delle suore a quella imprenditoriale – era sindaco Luciano Bruschini, suo fratello era il gestore in pectore ma poi intervenne la Fondazione Omnia prima della Upf medical center – e le dipendenti venivano messe alla porta.

Non ricordiamo commissioni o richieste di chiarimento sul ruolo che lì dentro ha svolto fino alla vigilia dell’arresto l’ex assessore Colarieti. La legge regionale 41 esisteva già e se l’incompatibilità formalmente non era contestabile – ed è da dimostrare – c’era l’opportunità politica di non essere controllore e controllato. Com’è avvenuto, nel silenzio della città e dei suoi esponenti politici. Con il sindaco che faceva spallucce e l’opposizione che stava a guardare. Quante responsabilità su questa vicenda…

Non è un caso se la vicenda Francescana rientra negli atti del processo a Colarieti, condannato in primo grado con la dirigente Angela Santaniello e il presidente della cooperativa Raimbow che otteneva le proroghe in Comune ma poi con lo stesso personale – ma sotto forma di Onlus – lavorava nella casa di riposo.

Tutto scritto a più riprese sul Granchio e qui, documentato. Così come a più riprese ha scritto Controcorrentenotizie rispetto a documenti sui quali gli investigatori avrebbero sorvolato e a rapporti diciamo commerciali da chiarire.

Ma ora che c’è l’ordinanza  si corre. Giusto, ci sono gli anziani da salvaguardare e c’è una struttura che è un pezzo di storia della città. Lo era anche prima, però, peccato che in molti l’abbiano dimenticato. Persino chi ha firmato l’ordinanza senza notificarla al sindaco.

Adesso l’occasione, forse, è un’altra: parlare di Francescana ma riflettere su quanti sono gli anziani “fragili” nelle case di riposo di Anzio, in che condizioni sono le strutture, cosa fa il Comune, se dovremo assistere ad altri tentativi maldestri tipo la “trasformazione” dell’hotel Succi, quale politica attiva intende portare avanti l’assessore Cafà. Prima della prossima emergenza, per favore.

Anzio e il calcio da salvare, parabola di una città

anziolavinio

E’ una buona notizia quella dell’interessamento del Comune alle sorti dell’Anzio calcio. L’ente non può né deve mettere soldi in questa come in altre società sportive, ma ha il dovere di rendersi conto della situazione e trovare possibili soluzioni. Va dato atto a Massimo Millaci – che con l’Anzio ha anche giocato – di essersi attivato. La notizia migliore è che la cordata campana non c’è e, speriamo, non ci sarà.

Nulla di personale, ci mancherebbe, ma immaginare che qualcuno che ha avuto i suoi problemi nella gestione dell’Ebolitana venga a “investire” ad Anzio qualche perplessità la solleva. Scampato questo pericolo, inutile girarci intorno: il calcio in particolare è stato sempre un modo di mettersi in mostra e tentare qualche altra carriera. Quella politica anzitutto. Il buon Franco Rizzaro è passato anche per un’esperienza di consigliere comunale, per esempio, i suoi predecessori Umberto Succi e Italo Colarieti sono ancora oggi agli onori delle cronache e sono stati consiglieri e assessori. Non veniamo dalla montagna del sapone – come diciamo dalle nostre parti – il calcio e le società sportive servono per mettersi in mostra. E’ legittimo, nulla da dire. E’ evidente che la serie D ha un costo, mentre è altrettanto palese che con le giovanili le spese sono inferiori e il settore rappresenta anche un’entrata – priva di lucro, soldi che coprono sì e no le spese – grazie a quanto i genitori versano mensilmente. Ma l’Anzio è uno, non possiamo immaginare di “cedere” l’onerosa serie D e tenerci il resto. Né al tempo stesso possiamo dire a Franco Rizzaro che è obbligato a vendere. Il presidente – che non smetteremo mai di ringraziare – ha mostrato delle difficoltà. E qui, ora, parliamo dell’Anzio calcio e della sua storia, della società più vecchia del territorio tanto che ha compiuto 90 anni. Parliamo di un “bene” da salvaguardare.

Abbiamo il dovere di farlo, senza soldi pubblici e con la consapevolezza che se la serie D costa troppo si può tranquillamente ripartire anche dalla Terza categoria. E’ un po’ come la parabola di questa città, tante volte devastata e tante rinata.

Se abbiamo evitato la cordata di Eboli, evitiamo adesso che per questioni di “quote”, interessi politici e tutto ciò che sappiamo si getti il bambino con l’acqua sporca. Arriviamo dove possiamo mettere il segno – sempre per capirci – purché l’Anzio resti una delle più belle realtà nel panorama del calcio regionale e non solo.

Anzio calcio, dalla festa mancata al rischio del funerale

Un aggiornamento doveroso, appena uscito sul Granchio. Esclusi i campani, restano tutte le altre considerazioni.

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Franco Rizzaro

Franco Rizzaro

E’ brutto sapere che la squadra della città, 90 anni suonati, sia in balìa degli eventi. Finire addirittura a una cordata campana è l’ultima cosa che avremmo immaginato.

Più che la festa di compleanno (annunciata e rinviata più volte, con il Comune clamorosamente assente) dell’Anzio calcio – è noto che Anziolavinio non mi è mai piaciuto – rischiamo di fare il funerale della più antica società del territorio e di un importante pezzo di storia della città. Se tutto questo non è successo prima è grazie a Franco Rizzaro e alla sua famiglia. Il presidente ci ha messo soldi, tanti, e passione, tantissima. Ora si ferma. E’ andato avanti, di fatto, sempre da solo e adesso usciva una “cordata” adesso un’altra ma alla fine ha dovuto mandare avanti da sé la complessa macchina di una società che per fortuna non è solo la squadra di serie D.

Sapere che a 90 anni dalla sua fondazione, dopo aver scritto pagine entusiasmanti della vita cittadina, dopo aver dato al calcio che conta fior di giocatori, l’Anzio è prossimo alla scomparsa dispiace. Nessun imprenditore locale s’è fatto avanti prima, figuriamoci adesso. Così per mandare avanti la serie D ci si affida a un gruppo di Eboli, dopo aver avuto il sostegno di un altro imprenditore amante del calcio come Alberto Cerrai.

Adesso, con tutto il rispetto possibile, di Armando Cicalese e di chi lo seguirà ad Anzio abbiamo poca fiducia. E francamente che interesse ha un gruppo campano a “investire” qui? Perché lo fa? E’ proprio necessario?

Evitiamo di coinvolgere l’Anzio in cose che con il calcio c’entrano poco. Evitiamo una fine ingloriosa. Se dalla serie D si retrocede non muore nessuno. Né deve scandalizzarci ripartire da dove abbiamo la forza, fosse anche la Terza categoria. Ci sono tanti giovani di valore, il patrimonio più importante che ha creato Rizzaro. Come si dice dalle nostre parti: dove arriviamo, mettiamo il segno.

Volontari a pagamento, dopo gli ispettori anche i carabinieri

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Il concetto rimane sempre lo stesso: solo ringraziamenti a chi si prodiga per gli altri. Detto questo, la lista dei volontari “a pagamento” – contraddizione in termini – si allunga. Nuove liquidazioni alle associazioni di protezione civile o simili che hanno svolto, attraverso loro personale, il ruolo di “ispettori ambientali” dei quali ancora ignoriamo criteri di scelta e soprattutto risultati. Somme che vengono chieste e liquidate – ma materialmente i pagamenti attendono ancora di essere effettuati perché non sono stati emessi mandati – a tempo di record. D’altro canto con un punto di riferimento delle stesse associazioni che siede direttamente in Comune ed è chiamato al ruolo di controllore e controllato è difficile avere tempi lunghi.

Agli “ispettori” – ma c’è un’intera associazione dimissionaria –  si aggiungono, adesso, i volontari dell’Associazione nazionale carabinieri. Non è una novità. Ormai da anni appartenenti all’Arma ormai in congedo si prestano all’ingresso e all’uscita delle scuole medie per cercare di prevenire fenomeni di bullismo. Un servizio che “ha prodotto una notevole diminuzione degli atti vandalici e di bullismo”. Bene, qualcosa che funziona e che forse merita pure i 12.600 euro destinati all’associazione. Si tratta di 1.400 euro al mese per due ore al giorno con cinque operatori. Un rimborso spese, vero, ma resta il problema di cosa intenda, il nostro Comune, per volontariato. Ah, sarebbe bello sapere anche se esiste o meno un registro e quali criteri si usano per assegnare a questa o quell’associazione dei servizi a pagamento.

Mense, i prodotti (e il punteggio) che non tornano

davide

Speriamo che non c’entri nulla la vicenda delle chiavi scomparse, né quella dei documenti negati al consigliere Marco Maranesi che è arrivato fino a un esposto in Procura, mentre il segretario generale si rivolgeva all’Autorità nazionale anti corruzione. E speriamo che nemmeno ci sia un riferimento ai lavoratori che da un giorno all’altro non si vedono più a Villa Adele. L’assessore Laura Nolfi, riferendosi a quanto scritto qui, aveva precisato come non ci fossero interinali o addetti al “data entry”. Vero, c’erano dipendenti della Mercurio service – società che gestisce diversi aspetti informatici per conto del Comune – che ora non ci sono più. A fare cosa, sembra con tanto di accessi ai computer dell’ente, a questo punto è tutto da capire.

Quello che sappiamo, oggi, per bocca del consigliere (nella foto) Davide Gatti, è che i prodotti forniti per le mense sono diversi da quelli che hanno consentito alla cooperativa Solidarietà e lavoro di avere il massimo dei punti (70) nell’offerta tecnica, 12 dei quali per “approvvigionamento e qualità delle materie prime”. Oppure i prodotti sono gli stessi indicati lì, ma a quel punto diventano inspiegabili i punti ottenuti.

Giova ricordare – al di là di chi sistematicamente parla di “strumentalizzazioni” rispetto alle  mense o immagina chissà quali altri scenari – che l’azienda vincitrice fornisce il pasto a 3.500 bambini. I quali si lamentano, è vero, meno che in passato. Ma vengono comunque prima di qualsiasi ditta che si aggiudica l’appalto e delle sue possibili spiegazioni.

Ah, in tutto questo chi fa le eventuali contestazioni dopo la sospensione della Santaniello che era responsabile del procedimento? Ed esiste ancora, e cosa fa, l’alimentarista incaricata dal Comune?

Ripeto, speriamo le vicende non siano collegate. Anzi crediamo nell’assoluta buona fede dell’assessore. Resta il fatto che per avere documenti ormai oggetto di una determina di assegnazione il consigliere d’opposizione abbia dovuto faticare non poco e che, ancora una volta, il sindaco abbia dovuto mediare dopo un intervento del segretario generale. E dispiace che Bruschini non si renda conto di una situazione ormai fuori controllo…

Il soccorso romano per Bruschini, ma i dissidenti non mollano

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l'ufficio tributi

La sede di piazza Cesare Battisti

Sembra proprio che i dissidenti facciano sul serio. Al punto di far nuovamente intervenire sulle vicende di Anzio il segretario provinciale Adriano Palozzi. Che prova a dare una botta al cerchio e una alla botte.

“Mi ha lasciato molto perplesso, oggi, la notizia delle dimissioni di Marco Maranesi, capogruppo consiliare di Forza Italia nel Comune di Anzio. Conosco bene il consigliere, un giovane di spessore umano e politico che per il bene del partito invito a fare un passo indietro. In questo delicato momento politico per la città anziate, infatti, Forza Italia deve dare esempio di compattezza e propensione al dialogo. Sono certo che il consigliere Maranesi saprà dimostrare ancora una volta grande senso di responsabilità, tornando sui propri passi e ricreando all’interno del partito, anche con il mio appoggio, le condizioni per superare l’empasse politica che condiziona il buon governo della città di Anzio. Da parte mia riceverà tutta la collaborazione possibile: è mia intenzione, infatti, organizzare nell’immediato un incontro con i quadri locali per individuare nuove e condivise soluzioni”.

Da personaggio politico che ha vissuto la fine della prima repubblica il buon Palozzi sa bene che qui di buon governo ce n’è poco ma anche che  a Forza Italia in provincia di Roma è rimasta praticamente solo Anzio e sa meglio che andare al voto sarebbe un massacro. Peggio se arrivasse una commissione d’accesso, a scoprire un sistema che a Nettuno prima (scioglimento) Ardea poi (nessun addebito) e Fondi dopo (grazia del ministro Maroni, pagina buia della recente storia italiana) è di fatto sempre lo stesso. Malgoverno del centrodestra, prima che infiltrazioni criminali. Peggio, condizionamento favorito dalla scelta di personaggi politici discutibili e dal voltarsi dalla parte opposta di fronte a certe vicende.

Come troppo spesso fa il sindaco, al quale non è riuscito neanche il tentativo di lusingare Millaci e l’omonimo Bruschini con qualche delega in più. No, i dissidenti vanno avanti e chiedono di “resettare”.

Se c’è o meno una strategia dietro, dove si stiano posizionando loro e cosa voglia fare Bruschini appartiene a chi analizza certi movimenti in città, “ragiona“, disegna scenari. Quello che sappiamo bene – invece – è che ai cittadini tutto ciò interessa poco date le condizioni nelle quali è ridotta Anzio. Ah, sappiamo pure che il “buon governo” del quale parla Palozzi in un anno e mezzo non ha realizzato uno – che è uno – dei punti del programma con il quale ha vinto le elezioni. E forse non basterà il “soccorso”   romano  a a risollevare la situazione

Ebbene sì, avevate ragione: sono candidato

informazionefuturo

Lo vanno ripetendo da mesi, ne sono talmente certi che conoscono pure l’alleanza e le “strategie”. Sì, sono candidato. Ma non a sindaco di Anzio come molti sostengono e magari hanno creduto fermandosi al titolo e alle prime righe, bensì nella lista Informazione@futuro in corsa per il congresso dell’Associazione stampa romana e della Federazione nazionale della stampa. Da fuori Roma, insieme al sottoscritto, arriva la collega Marica Pucinischi che è stata componente del comitato di redazione del quotidiano La Provincia a Latina, esperienza malamente terminata per le scelte errate di uno dei tanti editori improvvisati.

Quella dei giornalisti è una professione in mutamento continuo, la maggior parte lavora ormai in modo precario fuori dalle redazioni e la parte che sta all’interno vede erodere giorno dopo giorno il proprio potere contrattuale.

In questi anni il gruppo dirigente del sindacato unitario della categoria – la Fnsi –  pur di chiudere un contratto, ha rinunciato a svolgere un ruolo innovativo. Quello di mettere al centro chi è fuori dalle redazioni, chi uno straccio di contratto non ce l’ha, quello di rapportarsi a una professione diversa da quella che eravamo abituati a conoscere fino a solo quattro-cinque anni fa. In provincia, in particolare, si è chiamati a fare dall’aggiornamento del sito internet al cartaceo, dal taglio foto al servizio multimediale. Va bene per chi ha ancora un contratto, è inaccettabile per quanti sono pagati meno di chi raccoglie i pomodori nei campi avendo – paradossalmente – meno tutele. E’ su questi – come sulle nuove figure professionali – che la Fnsi doveva impegnarsi. E’ su di loro che la nuova federazione dovrà puntare per dire che questa categoria ancora esiste, è credibile, che i giornalisti servono non per il “copia e incolla” o per inseguire i gossip sui siti ma per fare il loro lavoro che era e resta quello di andare, vedere, raccontare.

E vanno ricordati – soprattutto in provincia – gli editori meteora oppure i giornali che aprono senza uno straccio di regolamentazione e con il rischio che quando i colleghi si accorgeranno che le cose non vanno peserà tutto sui conti già disastrati dell’Inpgi.

I temi sollevati dal segretario uscente Paolo Butturini approfondiscono meglio di altre considerazioni ciò che Informazione@futuro ha in mente per il sindacato dei giornalisti.  Avere una rappresentanza del territorio della provincia – dove in questi anni abbiamo cercato di dare risposte alle varie emergenze capitate – significherà dare alle istanze pontine una voce più autorevole.

Si vota 26 e 27 novembre con sistema elettronico, 28, 29 e 30 nei seggi aperti a Roma. Tutte le informazioni sul sito di Stampa Romana.