Anzio e il calcio da salvare, parabola di una città

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E’ una buona notizia quella dell’interessamento del Comune alle sorti dell’Anzio calcio. L’ente non può né deve mettere soldi in questa come in altre società sportive, ma ha il dovere di rendersi conto della situazione e trovare possibili soluzioni. Va dato atto a Massimo Millaci – che con l’Anzio ha anche giocato – di essersi attivato. La notizia migliore è che la cordata campana non c’è e, speriamo, non ci sarà.

Nulla di personale, ci mancherebbe, ma immaginare che qualcuno che ha avuto i suoi problemi nella gestione dell’Ebolitana venga a “investire” ad Anzio qualche perplessità la solleva. Scampato questo pericolo, inutile girarci intorno: il calcio in particolare è stato sempre un modo di mettersi in mostra e tentare qualche altra carriera. Quella politica anzitutto. Il buon Franco Rizzaro è passato anche per un’esperienza di consigliere comunale, per esempio, i suoi predecessori Umberto Succi e Italo Colarieti sono ancora oggi agli onori delle cronache e sono stati consiglieri e assessori. Non veniamo dalla montagna del sapone – come diciamo dalle nostre parti – il calcio e le società sportive servono per mettersi in mostra. E’ legittimo, nulla da dire. E’ evidente che la serie D ha un costo, mentre è altrettanto palese che con le giovanili le spese sono inferiori e il settore rappresenta anche un’entrata – priva di lucro, soldi che coprono sì e no le spese – grazie a quanto i genitori versano mensilmente. Ma l’Anzio è uno, non possiamo immaginare di “cedere” l’onerosa serie D e tenerci il resto. Né al tempo stesso possiamo dire a Franco Rizzaro che è obbligato a vendere. Il presidente – che non smetteremo mai di ringraziare – ha mostrato delle difficoltà. E qui, ora, parliamo dell’Anzio calcio e della sua storia, della società più vecchia del territorio tanto che ha compiuto 90 anni. Parliamo di un “bene” da salvaguardare.

Abbiamo il dovere di farlo, senza soldi pubblici e con la consapevolezza che se la serie D costa troppo si può tranquillamente ripartire anche dalla Terza categoria. E’ un po’ come la parabola di questa città, tante volte devastata e tante rinata.

Se abbiamo evitato la cordata di Eboli, evitiamo adesso che per questioni di “quote”, interessi politici e tutto ciò che sappiamo si getti il bambino con l’acqua sporca. Arriviamo dove possiamo mettere il segno – sempre per capirci – purché l’Anzio resti una delle più belle realtà nel panorama del calcio regionale e non solo.

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