Caso mense, altro che chiavi da “nascondere”. Buttiamole

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Partiamo dal presupposto che è tutto regolare, così sgomberiamo il campo, e proviamo a ricostruire quello che è successo con l’assessorato alla pubblica istruzione e cultura sulla vicenda mense e non solo.

Al momento della gara c’è un cambio in “corsa”. Ci si accorge che un commercialista non poteva far parte della commissione giudicatrice perché non aveva la necessaria iscrizione all’albo e viene cambiato dalla dirigente, Angela Santaniello, in poche ore. Si parte. Il capogruppo di Forza Italia Marco Maranesi parla di atto “illegittimo” e chiede i documenti, il segretario generale Pompeo Savarino chiede “lumi” dopo aver suggerito la sostituzione del commercialista. La dirigente informa delle procedure seguite Prefettura e Carabinieri. Tace l’opposizione al primo consiglio comunale utile, la gara va avanti. Si scoprirà – è storia recente – che sulla mancata consegna dei documenti al segretario è intervenuta anche l’autorità nazionale anti corruzione, mentre sempre il consigliere Maranesi ha presentato un esposto in Procura. A ogni modo la gara è assegnata, il ribasso maggiore lo fa la “Serenissima” ma è ritenuto anomalo, quindi vince la cooperativa “Solidarietà e lavoro” che in sede di esame aveva ottenuto 70 punti – il massimo – per l’offerta tecnica. Il servizio è assegnato praticamente all’ultimo istante, dopo un periodo di aspettativa della dirigente e quando il Tar ha negato la sospensiva richiesta da un’azienda esclusa, e la coop inizia a lavorare a ottobre. Con soddisfazione – così sembra all’inizio – dell’utenza e degli uffici.

Fermiamoci un attimo, perché nel frattempo la dirigente è condannata in primo grado per abuso d’ufficio e sospesa dal segretario secondo la legge Severino. Provvedimento che piace poco alla politica, ma quando il vice sindaco e l’ex consigliere comunale Vincenzo Nolfi arrivano da Savarino per chiedere “lumi” è già adottato. E’ il giorno dopo la condanna, a Villa Adele c’è un viavai di esponenti politici a esprimere umana solidarietà. Alle critiche di Maranesi risponde, piccato, l’ex assessore Marco Del Villano. Si associa l’attuale, Laura Nolfi.

Qualche giorno dopo il segretario, sempre lui, decide di affidare il settore della pubblica istruzione e cultura alla funzionaria Elena Ceccarini. E’ un provvedimento sgradito, così si apprende negli ambienti, viene riportata in quegli uffici chi era stata mandata via perché chiedeva chiarimenti su alcuni lavori. Improvvisamente Savarino diventa una sorta di “nemico”, non è più il segretario che si ferma alla festa di Bruschini appena rieletto, da Boccuccia, né quello che ignora il parere del Ministero su Placidi o consente l’appello in consiglio comunale a termini scaduti. Sul mancato invio dei documenti, intanto, la Finanza arriva in Comune mandata dall’Autorità nazionale anti corruzione, alla quale la dirigente aveva scritto che era tutto in regola.

Sono giorni concitati, c’è l’episodio delle chiavi “nascoste” alla funzionaria nominata, con i vigili urbani che hanno addirittura l’ordine di sfondare la porta. Non servirà, per fortuna, e mentre c’è un verbale della polizia locale l’assessore che aveva chiuso l’ufficio, Laura Nolfi, dà una versione diversa dei fatti. A Villa Adele, intanto, non si vedono più i dipendenti di un’azienda privata che svolgevano negli uffici comunali non meglio specificati servizi sulle mense.

Non è finita, si scopre che per avere l’offerta della ditta vincitrice e alla quale la gara è stata assegnata il consigliere comunale Davide Gatti deve chiedere, ancora una volta, l’intervento del segretario. Gli uffici avevano opposto un non meglio specificato “segreto industriale” o “commerciale”. Si scoprirà da quegli atti che i 70 punti ottenuti prevedevano, tra l’altro, pesce entro 200 chilometri ma che l’azienda ad esempio si fornisce a Perugia.

Il servizio, fra l’altro, comincia a dare dei problemi, c’è più di qualche protesta e in commissione pubblica istruzione la nutrizionista che per conto del Comune svolge l’autocontrollo denuncia una serie di incongruenze e poi le mette per iscritto.

LA RELAZIONE

Sono rilievi pesanti. Pesantissimi: nel mese di ottobre la dirigente “non riteneva per il momento necessario assegnarmi audit ispettivi essendo il servizio ancora in fase di assegnazione provvisoria e in avviamento”. Quando gli “audit” previsti sono iniziati, dopo la sospensione, scopriamo che “il sistema non è ancora a regime” che ci sono “inadempienze al capitolato di appalto e alle offerte di gara” ma anche “alle migliorie offerte in fase di gara”. Mancano “ricette per le preparazioni e conseguentemente le corrette quantità degli ingredienti impiegati” c’è un contestatissimo tortino di patate “non solo poco gustoso ma inadeguato dal punto di vista nutrizionale”. Per non parlare del trasporto, del mancato rispetto delle procedure previste dal capitolato, incongruenze come “la modifica della voce riso in risone che non è riso ma un tipo di pasta e viceversa” e del menu “non supportato da una corretta valutazione del valore nutrizionale dei componenti e del risultato in termini della loro godibilità, ad esempio in una sola giornata vengono distribuiti pennette al sugo di spigola, brasato con polenta”. Poi ci sono una serie di carenze riscontrate che “impediscono di verificare la corretta formulazione del pasto”.

IL SINDACO

A tutte le contestazioni la ditta ha risposto che si sta adeguando e mentre l’ex assessore Del Villano e la Nolfi non trovano nulla da dire, risulta che oggi il sindaco abbia incontrato la ditta dicendo che si può mettere una pietra sopra al passato ma che ora deve adeguarsi. Intanto il segretario – sempre lui – sposta il personale, nomina nuovi responsabili dell’esecuzione del contratto e del procedimento (senza i quali non si potevano fare contestazioni formali) e scoppia il putiferio. E’ più importante questo, a quanto sembra, di  quanto scrive la nutrizionista su ciò che ha trovato. Ad Anzio funziona così.

Purtroppo continuiamo ad avere, in questo strano paese, una sorta di riverenza per chi vince gli appalti prima che nei confronti di chi fruisce dei servizi.

Ecco, oggi sarebbe stato un bel segnale per i 3.500 bambini che fruiscono dei pasti dire alla città: “Il sindaco ha incontrato la ditta, riscontrate le anomalie segnalate ha paventato la risoluzione del contratto”. No, si tace. Ah, peccato il contratto non ci sia ancora ma abbiamo scoperto proprio durante il processo che ha portato alla condanna dell’ex assessore e della dirigente che ad Anzio  è “normale”.

In questo panorama c’è la spada di Damocle del ricorso al Tar della Serenissima, società che nessuno rimpiange per i servizi resi con le mense ma che a essere esclusa non c’è stata. Nei prossimi giorni sapremo. A ogni modo i responsabili di zona della nuova ditta sembra siano gli stessi che aveva proprio la Serenissima.

Ecco, fermiamoci qui. E stavolta buttiamole le chiavi di questo Comune, anziché provare a “nascondere” malamente quelle di un ufficio nel quale siamo convinti fosse tutto assolutamente in regola. Mettere insieme cose del genere, però, fa pensare purtroppo a tutt’altro.

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