Le mense e la crisi rientrata, un po’ di coscienza vorrebbe che…

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Marco Maranesi

Chissà se i consiglieri comunali, venerdì, troveranno il modo di affrontare anche la vicenda mense. Non è una questione di gusti, di bambini ai quali piacciono o meno le pietanze. No, è una questione di certezza di ciò che viene fornito loro.

Nelle scuole del territorio ci sono figli e nipoti di consiglieri comunali, c’è chi vive nella scuola praticamente da sempre come la presidente della commissione pubblica istruzione Velia Fontana, non si può far finta di nulla di fronte alla relazione della nutrizionista del Comune. E’ su quella e su come il sindaco ha liquidato la questione – dicendo sostanzialmente alla ditta di adeguarsi e arrivederci – che consiglieri comunali coscienziosi potrebbero aprire una crisi. Gli altri, come immaginavamo, hanno scherzato. Nessun “reset”, volevano essere ascoltati e lo sono stati. Saranno accelerate, c’è da immaginare, le liquidazioni di qualche associazione che ha svolto spettacoli e manifestazioni estive ed era rimasta indietro, ci sarà qualche altro “contentino” del sindaco stile anni ’90 e tutto a posto.

Possiamo annoverare Maranesi, Millaci, Bruschini e Piccolo nel lungo elenco di “dissidenti” che negli anni recenti ha visto i vari Succi, Pennata, Fontana e via discorrendo, di recente Perronace e Salsedo oltre allo stesso Succi. La città? Può attendere…

Quello che non possiamo accettare è che alla nutrizionista non è stato consentito di svolgere i controlli a ottobre, ma soprattutto che quando li ha fatti non ha potuto verificare “la corretta formulazione del pasto, sia in termini di quantità che di qualità delle materie prime impiegate”. E non possiamo pensare che quasi due mesi dopo l’avvio del servizio non si possa, ancora “esprimere un giudizio (…) sulla correttezza in termini nutrizionali del pasto prodotto”. Fermiamoci solo a questi aspetti della relazione della nutrizionista che – da quanto si apprende negli ambienti – sembra sia rimasta più che indigesta al sindaco. Ce ne sono tanti e altri, speriamo, dovranno valutarne il contenuto.

Consiglieri coscienziosi, a questo punto, coloro che hanno figli e nipoti che mangiano e hanno mangiato nelle mense, farebbero un’altra cosa oltre a chiedere conto delle inadempienze attuali. Senza preoccuparsi del gusto – che era, è e resta soggettivo – andrebbero a chiedere le relazioni della nutrizionista relative alla Serenissima. Chi scrive non la rimpiange affatto, però suonano strane le sanzioni irrisorie comminate negli anni, dopo che la commissione mense sollevava una serie di problemi. Cosa diceva, allora, la nutrizionista?

Consiglieri coscienziosi prima delle associazioni di riferimento, del consenso elettorale, del proprio piccolo feudo, di qualche cooperativa “vicina” dovrebbero tenere alla città e si preoccuperebbero di chiedere al sindaco, al segretario, ai dirigenti, perché in questo Comune non si firmano i contratti se non con molta calma. Come in questo caso e come in passato. No, qui ci si preoccupa di una dirigente sospesa o di una dipendente spostata, non se dopo questi provvedimenti la macchina funzionerà o meno e come. Poi, forse, magari ci si preoccuperà anche della formulazione del pasto e della quantità e qualità di quello che mangiano i bambini, ma con calma. Vedremo se la richiesta di Maranesi troverà soddisfazione, ma non hanno fretta dopo aver nuovamente “chiuso” il quadro politico.

Questi che dovevano essere consiglieri 3.0 ignorano che sui social network si sta organizzando una manifestazione di genitori sulle mense. Loro restano nel “fortino” di Villa Sarsina, negli uffici di Villa Adele, o si vedono in qualche bar per trattare sulla crisi, passano da un partito all’altro e pensano tutti al dopo Bruschini. Il resto? Pazienza.

Viene in mente una battuta del senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, plenipotenziario del partito in provincia di Latina, segretario regionale, vicino ad alcuni consiglieri anziati. Chiamato da alcuni colleghi dopo il voto in bilico del 2006, quando ancora non si capiva se avesse vinto Prodi o Berlusconi, rispose in dialetto: “I stong’ dentro”. Tradotto: io sono stato eletto. Poi succeda quel che succeda. Lo stesso avviene qui. I bambini possono attendere, la città di più.

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