Bene il Vallo Volsco, stavolta sindaco hai ragione

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Il taglio del nastro (Foto Raniero Avvisati/Comune di Anzio)

Sono stato questa mattina all’inaugurazione del Vallo Volsco, è uno dei giorni importanti nella vita di una città e concordo – non suoni strano – con quanto ha affermato il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Ci sono momenti nei quali non esistono punti di vista differenti sulla gestione dell’amministrazione civica che possano allontanare, tutt’altro.

Ha fatto bene, il sindaco, anche a ringraziare il suo predecessore Candido De Angelis – presente, insieme ad altri consiglieri di maggioranza e opposizione – perché quel progetto parte da lontano. Da quel disegno di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è purtroppo diventata altro. Non è il momento di parlarne ora, qui piace ricordare le chiacchierate – rimaste teoria, purtroppo – con il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, su quello che poteva essere questa città nell’idea che era affidata alla relazione e lì è rimasta. Il Vallo Volsco era uno dei pezzi di quel “parco delle ville” che a 15 anni dall’adozione e 12 dall’approvazione del piano non vediamo, ma ripeto niente polemiche.

Quello spazio nasce, lo ricordava lo stesso Bruschini, come orto botanico, poi ci sono stati sviluppi, problemi, e senza l’accordo con il Comitato di Santa Teresa forse non avrebbe mai aperto. Ecco un esempio di sinergia tra amministrazione civica e comitati che sono – tutti, anche quelli che segnalano e denunciano – una risorsa per il Comune. Vanno fatti complimenti sinceri e detto grazie, come ha sottolineato Bruschini (qui c’è il video), a chiunque si è prodigato per arrivare a questo risultato.

Nel clima di festa il sindaco non ha evitato di lamentarsi di chi fa critiche, con ciò sottolineando che chi se la prende con la città “critica se stesso“, ribadendo che ad Anzio occorre volere bene. Hai ragione sindaco, consentimi solo un appunto: criticare non significa necessariamente voler male, anzi, ma preoccuparsi spesso di cose che non vanno e dare anche possibili soluzioni.

Chiusa qui: complimenti e un grazie sincero. Oggi è un giorno importante.

Incarichi, falsi, Corte dei Conti e opposizione silente

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(…) Per poter conferire incarichi dirigenziali, sia pur temporanei, a soggetti non vincitori di pubblico concorso, occorre previamente verificare ed accertare l’effettivo possesso di idonei ed elevati requisiti (…)” Lo scrive la Corte dei Conti della Lombardia con la sentenza del 10 luglio scorso che è possibile scaricare qui.

Lo scrive per una vicenda che sembra fare il paio – a grandi linee – con quella accaduta ad Anzio, circa un anno fa, per la nomina del dirigente dell’area finanziaria. Storia che mentre si fanno le pulci altrove, sembra finita nel dimenticatoio e che, invece, vede aperta una indagine. Così il sindaco ha riferito al consigliere Mingiacchi, capogruppo Pd, che chiedeva gli atti dopo aver presentato – ed essere stato anche deriso da certa stampa, prima ancora che “richiamato” dal partito – una richiesta di revoca in autotutela dell’intera vicenda.

Ecco, questo Comune funziona così. Che vai a guardare, su…  lascia perdere… Se uno dichiara di avere un titolo equipollente a quello richiesto dal bando (e non lo è) se nessuno in  commissione  fa una verifica (in buona fede, ne sono certo) e avviene la nomina, quando c’è chi lo fa notare si dovrebbe intervenire e riparare. Proprio perché si è scelta una persona capace – questo viene sbandierato ai quattro venti e non ho motivo di dubitare – si fa in modo che le cose siano o vadano a posto.  Quando mai…

Sembrerà una cosa di poco conto, tutto sommato il dirigente è uno che lavora, perché questo “accanimento“? Semplice, è nella illegalità delle cose quotidiane che si dà spazio, poi, a quella diffusa. Nulla di personale, ci mancherebbe altro, non conosco il dirigente con il quale ho avuto corrispondenza per altre vicende, non ci tengo e posso solo augurare – a lui e ai conti del Comune – che lavori per il meglio. Anzi, ne sono convinto.

Però, giratelo come vi pare, quello che si è verificato è un falso, un abuso, una svista… Si poteva e doveva intervenire.

Ora da quel poco che emerge la Corte dei Conti, proprio come in Lombardia, ha scritto al Comune chiedendo spiegazioni. Sarebbe il caso di sapere cosa chiede, in virtù della trasparenza, senza celarsi dietro all’indagine aperta per negare le carte. Ma se neanche l’opposizione prova a far valere il proprio diritto di avere i documenti, di cosa vogliamo parlare? Ci sono cose più serie, vero, di una nomina sotto la lente d’ingrandimento, ma l’opposizione tace. Da ultimo, in consiglio comunale, su piscina con i sigilli e impianti in generale.

Il capogruppo Pd “flirta” con il sindaco e posta “selfie” su facebook, la mostra della quale è direttore artistico ottiene il catalogo pagato dal Comune,  perché rompere le scatole?

E’ una cosa piccola, anche questa, che ti metti a fare… lascia perdere… la mostra è un evento di rilievo (e lo è, vanno fatti i complimenti all’associazione 00042) le cose in questa città vanno così…

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è, invece, stabilire criteri certi e universali su cosa il Comune patrocina e finanzia, fosse pure con un catalogo, in modo che tutti sappiano se hanno diritto o meno di avere il supporto. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

Placidi si dà al calcio, è pronto a rilevare l’Avellino

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Da sinistra Ferullo, Taccone e Placidi (foto dal profilo facebook di Placidi)

Che smette con la politica lo va ripetendo da tempo, anche se le voci di una candidatura “in famiglia” alle regionali si susseguono. La foto che ha pubblicato su facebook e alcune dichiarazioni recepite a Villa Adele, sembrano inequivocabili: l’assessore all’ambiente del Comune di Anzio, Patrizio Placidi, ha comprato o sta comprando l’Avellino calcio che da tempo è in cerca di sostegno.

Fantasia? Sembra proprio di no, si parla di due milioni di euro per rilevare almeno una parte della proprietà del presidente Walter Taccone, attivo nel settore della sanità privata, quello nel quale Placidi era propenso a entrare tempo fa con un progetto del quale si parlava a Nettuno. Nell’immagine sul social network di qualche giorno fa l’assessore scrive: “Anche oggi passi avanti nel mondo del calcio, incontro per un pranzo di lavoro con il presidente dell’Avellino calcio e  l’amico Angelo Ferullo“.

Vale a dire l’ex presidente del Latina calcio in serie B, per un breve periodo, prima del fallimento e della cosiddetta “cordata di Anzio” che aveva rilevato il pacchetto di quote senza tirare fuori un euro e soprattutto della società, sancito dal Tribunale dopo l’inchiestaStarter“.

Mentre a Latina si scrive una nuova pagina, con la squadra in serie D, le mire nel calcio di Ferullo – spesso visto sugli spalti anche a Fondi la scorsa stagione  – evidentemente vanno avanti. Ironia della sorte, proprio ad Avellino il 19 maggio scorso l’ex presidente, insieme al suo ex socio Benedetto Mancini – che ha dato vita a una pantomima sull’acquisto del titolo dei nerazzurri al fallimento –  sono stati visti insieme in tribuna e sonoramente fischiati dai supporter del Latina.

Viene spontaneo dire che mancava solo Placidi: chissà, magari il Latina oggi era ancora in serie B e invece all’assessore tocca andare ad Avellino.

Falasche, manca ancora un atto ma che sorpresa…

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L’assessore Alberto Alessandroni

Capisci perché ci hanno provato a non darti i documenti. Lo capisci perché leggendoli ti rendi conto, ancora meglio, di come vanno le cose in questo Comune e di come chi lo governa si è costruito il consenso. Ci sono voluti quasi tre mesi, una prima risposta insufficiente e poi l’intervento del difensore civico dell’Area metropolitana per avere gli atti sulla vicenda del Falasche calcio. La società di riferimento dell’assessore Alberto Alessandroni non ha mai restituito un euro di quelli avuti dal Comune per rifare i campi in erba sintetica di calcio a 5 e 8, sui quali si giocherà pure qualche campionato federale ma che di sicuro vengono affittati all’esterno. Che non avesse pagato si era capito ormai da tempo, ma la richiesta d’accesso (e meno male che finalmente, per legge, ne abbiamo diritto) mirava a ricostruire l’intera storia. Che ha dell’allucinante.

Scrivere al difensore civico – che è intervenuto (qui la precedente ricostruzione) è servito, alla fine. Vuoi perché al contrario della volta scorsa il dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, anziché una raccomandata ha spedito una posta elettronica certificata e vuoi perché, finalmente, ha fornito gli atti richiesti e a tempo di record. Tutti meno uno, come vedremo.  Ma andiamo con ordine e partiamo dal 22 marzo del 2010, quando secondo la delibera di giunta del 27 luglio dello stesso anno il Falasche (Alessandroni è stato presidente fino all’anno prima, ma a quella delibera per pudore, forse, è assente) la società ha chiesto “l’intervento dell’amministrazione” per realizzare l’intervento di sostituzione del manto erboso data la pericolosità dello stesso. In attesa dell’adozione della delibera il servizio patrimonio del Comune aveva “provveduto con propria perizia a stimare come importo complessivo dei lavori la somma di 89.000 euro iva esclusa“. Metà importo a carico del Comune, l’altro del Falasche.

Dalla stessa delibera si evince che il 22 giugno lo stesso servizio aveva comunicato al Falasche stesso “il quantum dovuto per gli interventi” e indicato il piano di rientro per la quota a carico della società che, in cambio, avrebbe avuto il prolungamento della concessione fino al 2021. Piano che prevedeva “un importo complessivo di 56.137,20 euro (tasso di interesse vigente legale all’1%) per un periodo di 10 anni a partire dal mese successivo la dichiarazione di fine lavori“. Il 30 giugno la società accetta, il 14 luglio si stipula la convenzione per la gestione dell’impianto, il 27 luglio c’è la delibera che abbiamo citato e – con un antesignano 3.0 – lo stesso giorno la determina che dispone i lavori e paga la prima rata (35.600 euro) “da considerarsi quale anticipo sull’acquisto dei materiali“. A chi?

Qui viene il bello. Tra gli atti ricevuti –  si chiedeva il capitolato dei lavori concordati –  spunta un preventivo della “Sis” datato 8 giugno 2010. Sì, avete capito bene. Confrontate da soli le date: qualcuno ha chiesto quel documento che è diventato, di fatto, la “perizia” del Comune. E’ un foglio anonimo, non c’è destinatario (non nel materiale fornito a chi scrive), la società che deve fare i lavori elenca dettagliatamente quello che è previsto e c’è chi, evidentemente, accetta senza colpo ferire.  Com’è successo di nuovo, nel 2014, sempre a Falasche e sempre per dei lavori, con una storia singolare che potete leggere qui.

Non solo, trovate un solo fornitore, uno solo, di qualsiasi Comune d’Italia che si vede anticipare i soldi da un ente locale per i “costi del materiale“. E trovatene un altro che il 25 novembre, quattro mesi dopo la prima determina, si vede liquidare 71.200 euro, il saldo. In quella stessa determina si ripercorre la storia e si ribadisce che il Falasche pagherà rate costanti da 467,81 euro per 120 mesi, a partire da dicembre dello stesso 2010. Cosa che non ha mai fatto, nonostante i solleciti partiti da tempo e ribaditi ora.  L’ammontare del debito è 56.137,20 euro.

E il certificato di fine lavori? E’ il documento mancante rispetto alla richiesta di accesso agli atti e, a questo punto, devo dedurre che non c’è, come qualcuno da tempo mi ha segnalato.  Speriamo non sia la scusa usata dal Falasche per non pagare finora, perché dal danno erariale passeremmo alla truffa

In pratica, così andavano e vanno le cose in questo Comune, sono stati spesi 89.000 euro più Iva anticipando l’acquisto dei materiali e liquidando il saldo, senza sapere se quelle opere siano a regola d’arte  o meno, senza sapere se quei lavori sono stati eseguiti per intero o non. Ma a casa loro farebbero così? Ma voi liquidereste l’azienda che vi rifà il bagno, i termosifoni, l’impianto elettrico o ciò che volete  senza un collaudo? Le carte ottenute dal Comune, a meno che il dirigente abbia dimenticato di inserire quel documento, dicono che il certificato di fine lavori non c’è.

Ecco, il metodo è questo, usato lì e in chissà quante altre occasioni. La domanda è sempre la stessa: non fosse stato Alessandroni il punto di riferimento di quella società, il trattamento per il Falasche sarebbe stato lo stesso? E alla luce di quanto emerge, nero su bianco, è ancora compatibile con il ruolo di assessore uno che continua a gestire, frequentare e a decidere sull’impianto per il quale la società non ha mai pagato?

E possibile che nessuno – dall’ultimo consigliere comunale al sindaco, dal collega di giunta, alla responsabile dell’anticorruzione – senta il dovere di intervenire?

Basterebbe rileggere l’articolo 5 della convenzione (“sopravvenute ragioni di interesse pubblico“, più di queste?), il 16 (assicurazione, ci sono cause pendenti perché non era stipulata),  il 17 (“accertate violazioni del concessionario“, come i mancati pagamenti) e il 18 (“reiterati inadempimenti“) per aver già revocato la concessione. La certezza, più che il timore, è che non sia avvenuto proprio perché è coinvolto un assessore.

ps, questa vicenda di Falasche è ormai nota, come ripeto da sempre è la punta dell’iceberg, altre mi vengono segnalate, approfondirò.

 

Il Falasche, il Deportivo e tanti altri impianti morosi

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Le lettere dal Comune sono arrivate anche di recente. Anni e anni di tariffa per i rifiuti non pagata, canoni annuali da versare all’ente  e mai arrivati benché simbolici (5-700 euro) dopo l’assegnazione degli impianti sportivi.

Pochi, pochissimi in regola, gli altri – chi più chi meno – devono al Comune migliaia di euro. L’ufficio tributi e quello patrimonio se n’erano accorti da tempo, avevano avviato le pratiche, la politica aveva provato a “frenare“, ma le carte sono andate avanti. Così c’è chi è andato a regolarizzare e chi spera, ancora, nel “miracolo” di qualche consigliere amico.

Attenzione: conosco bene le difficoltà che si incontrano nel fare sport, nel mandare avanti una società, nell’offrire a decine, centinaia di bambini, corsi a costi contenuti se non gratuiti. Il problema, infatti, non sono le attività sportive che vanno avanti tra sacrifici, volontariato e riescono a malapena a dare rimborsi ai tecnici. No, il problema era ed è chi si è girato dall’altra parte.

Ecco perché Falasche e Deportivo (finito persino sulla Gazzetta dello Sport, a firma dell’esperto di nuoto Stefano Arcobelli, tanto è il clamore che ha avuto la vicenda) sono solo la punta dell’iceberg, come vado ripetendo da tempo. Ecco perché sui beni pubblici c’è da affrontare e definire – una volta per tutte – la questione.

Non può farlo chi governa oggi, ha dimostrato di non essere in grado, e non regge la scusa che “è per lo sport“. No, perché lo sport – quello vero – insegna al rispetto delle regole e non ad aggirarle.  Vogliamo far chiudere tutti gli impianti e mandare a casa centinaia di ragazzini? Assolutamente no, ripeto il plauso a chiunque si spende per fare qualsiasi attività, a maggior ragione a favore dei giovani. Ma un punto va messo.

Nelle convenzioni siglate all’epoca di De Angelis sindaco, si faceva riferimento ai bilanci delle società e questo potrebbe essere un parametro da seguire, un po’ come l’Isee per le prestazioni pubbliche. Molte convenzioni sono in scadenza, però, nessuno si inventi proroghe decennali in campagna elettorale, meno che mai se ci sono posizioni da sanare. Ecco, questo sarebbe un segnale condivisibile. Ci sarà? La speranza è l’ultima a morire, ma sono noti gli interessi di diversi esponenti di maggioranza per alcune attività sportive…

Intanto numerose società sono alle prese con avvisi di accertamento spediti dagli uffici, quelli che qualche politico continua a ritenere – a torto – “brutti e cattivi” solo perché fanno il loro dovere.  Chi non lo ha fatto oggi, ad esempio per il Deportivo, ha un problema da affrontare con la Procura. A proposito, finché è sequestrato, la piscina è priva delle uscite di sicurezza (che sono dalla parte trasformata in discoteca) e quindi questa vicenda, trascinata per anni, rischia di mettere a repentaglio tutta l’attività dell’impianto.

E’ una responsabilità di chi fa le indagini, di chi scrive, o di chi per anni si è girato dall’altra parte?

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è guardare le cose e affrontarle, sempre nel tentativo di risolverle e mai con intento punitivo, ma soprattutto senza fingere di non sapere. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

 

Beni pubblici, politica e affari privati. E’ ora di dire basta

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La decisione del dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, di far decadere la concessione della spiaggia che fa riferimento alla famiglia Succi, segue un analogo provvedimento – legato ai mancati pagamenti – del 2012, poi risolto perché nel frattempo l’azienda aveva saldato. La determina che parla di abusi (uno risaliva al 2002 e nel 2012, secondo una perizia, era ancora lì) di richieste di proroga, di parte di sistemazione, ci dice chiaramente come vanno le cose ad Anzio. Soprattutto sul demanio e sul patrimonio pubblico. Soprattutto se chi è coinvolto “fa” politica. Si comprende, umanamente, ogni difficoltà, ma chi amministra  ha il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto. Il consigliere comunale Umberto Succi era nel 2012 ed è ancora oggi un “delegato” della società destinataria dell’ordinanza. Non ci sarà incompatibilità formale (questo dovrebbe dircelo la responsabile dell’anti corruzione), ma se finora non era successo nulla (o quasi) forse è proprio per il ruolo politico che ha.

Vogliamo ricordare la vicenda dell’hotel? Arriva una nota della Asl, resta nei cassetti per sei mesi, ne arriva un’altra e alla fine il sindaco deve firmare l’ordinanza di chiusura. Non ha alternative. Nonostante quella arrivano i richiedenti asilo, la Prefettura non sa o finge di non sapere che esiste un’ordinanza solo parzialmente revocata, il sindaco non va certo a fare le barricate come farà mesi dopo per Villa Anna e oggi la vicenda è al centro di un articolato accesso agli atti  presentato dal consigliere regionale Santori e da Chiara Di Fede per “Città futura“.

Ora arriva la decadenza, ci sarà ricorso e passerà l’estate, ci sono voluti mesi affinché l’ufficio tecnico rispondesse a quelli finanziari, ma arriva. Il dirigente Belli, in questo caso, sollecitato dagli uffici competenti, ha fatto come per la Ecoimballaggi che se non formalmente, è comunque molto “vicina” al consigliere comunale Geracitano.

Vogliamo parlare dell’assessore Alessandroni e del “suo” Falasche – società della quale ancora è dominus incontrastato – che non paga il dovuto al Comune (ed è solo la punta dell’iceberg) che intanto nega gli atti a chi li chiede? O della vicenda del Deportivo che coinvolge un ex potente dirigente di Villa Sarsina e porta a indagare tre funzionari, senza che la “politica” batta ciglio? O del “fraintendimento” che ha riguardato la Cafà lo scorso anno? Vogliamo ricordare i morosi – alcuni hanno saldato, altri ancora siedono in Consiglio senza averlo fatto – dopo le lettere dell’ufficio tributi per le quali tutti si preoccuparono di come fossero uscite sui giornali e nessuno della palese incompatibilità alla quale portavano? Vogliamo parlare di assessore e consigliere sui quali pendono richieste di rinvio a giudizio per proroghe di servizi? E le cooperative o le associazioni “vicine“?

Ecco, diciamo che alcuni di quelli che “fanno” politica hanno un atteggiamento verso i beni e servizi pubblici da Marchese del Grillo (della serie “io so io e voi non siete un c...”)  altri si girano dall’altra parte – emblematico l’ultimo Consiglio comunale, solo Bernardone e di “striscio” ha affrontato il caso piscina – altri ancora guardano solo al proprio orticello. Ecco, è ora di dire basta.

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è rispettare le regole per primi, dare l’esempio, non sfruttare – nemmeno lontanamente – la propria posizione di eletti per fini personali. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

 

Nettuno, il problema non è l’addetta stampa…

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Il mio amico Renato Amabile, da una vita in consiglio comunale, non ha capito niente. Si è limitato a prendere qualche nome e inserirlo ai seggi elettorali, quando poteva fare colloqui alla “ricerca delle professionalità disponibili” per una “ricerca di massima“. Lo hanno fatto i suoi colleghi di primo pelo a Nettuno, i grillini duri e puri, come il sindaco afferma in un poco comprensibile comunicato per spiegare la vicenda della scelta dell’addetta stampa.

Fermo Renato, mi raccomando,  perché i consiglieri comunali non fanno colloqui né ricerche, non è loro compito, e immaginati un po’ se te, Marco Maranesi e Pasquale Perronace – vado a caso – vi mettevate a scegliere l’addetto stampa del Comune e il sindaco lo scriveva su un comunicato come ha fatto Angelo Casto a Nettuno. Apriti cielo! Li sentivi te i grillini…

Ma a Nettuno si può, c’è il nuovo, hanno ereditato macerie (ed è vero) ma dopo oltre un anno forse è troppo continuare a prendersela con chi c’era prima. Che ha sbagliato, eccome, ma non c’è più da tempo perché in mezzo è passato pure un commissario.

Comunque per provare a giustificare (senza bisogno) una scelta che era, è e resta di esclusiva del sindaco, si fa tutto un giro (sul sito del Comune, mah…) in nome di “Merito, trasparenza e qualità di eloquio” e si rende ufficiale la “selezione” dei mesi scorsi della quale avevano saputo anche i sassi. Cosa che non è compito dei consiglieri. E’ noto che dei “cugini” mi occupo poco, conosco Angelo Casto come persona seria e preparata, ho avuto modo di lavorare da cronista con vicende seguite da lui in Questura a Latina, non avevo né ho nulla da dire sulla persona. E meno ancora su chi ha scelto come “Esperto delle relazioni esterne ed istituzionali”, dato che posso dire di aver visto crescere Rosanna Consolo  e conosco il suo percorso.

Il problema non è questo, è che il sindaco deve fare il sindaco, scegliere e punto. Se fa un bando che non serve, chiede in giro i curriculum – dopo la selezione dei consiglieri e addirittura un esame scritto fatti mesi fa, vero? – e si presentano professionisti del settore che magari possono vantare più titoli, deve mettere in conto almeno qualche malumore. Se il nome di Rosanna circolava da tempo, poi, non è certo responsabilità di una collega brava e preparata ma di quel “chiacchiericcio” che fa parte della politica che i grillini detestavano ma nella quale evidentemente si ritrovano.  Insomma, si commettono errori, ingenuità, come vogliamo chiamarli? –  che facevano anche i predecessori. Non è un male assoluto, attenzione, ma non ci si ammanti di purezza a tutti i costi. E cosa direbbe un grillino se un altro sindaco – a Peschiera del Garda o Milazzo o dove vogliono – scegliesse chi ha quote della concessionaria di pubblicità del giornale locale? Non è vietato – non fino a quando il Comune stipulerà un contratto con la Crab 2000  – ma sicuramente inopportuno. Su questo conviene il sindaco? E per favore, smettiamola con i “parolai“, termine certamente più fine di “cazzari” usato nel video che ha fatto il giro del web

Comunque non era né sarà questo che ci dirà se Casto farà bene o meno il sindaco, ma il rispetto del programma che si è dato. Lavori, sopporti qualche critica, e alla fine i cittadini giudicheranno su ciò che ha fatto o meno. Sapendo bene che parte da anni di disastri e tutto il resto, ma pure che non può essere un alibi a vita.

Lo stesso vale per Rosanna, alla quale vanno anche da qui – dopo quelli di persona – sinceri auguri di buon lavoro. Sfrutti le sue capacità, metta in condizione i colleghi – tutti – di operare al meglio, spieghi a chi le sta intorno che la comunicazione istituzionale non è semplicemente il “verbo” del sindaco o degli assessori di turno ma altro. Saprà far bene, ne sono certo.

Falasche, ora gli atti. Lo dice anche il difensore civico

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Il Comune di Anzio e in particolare il dirigente dell’area finanziaria deve rispondere “con sollecitudine” e consegnare i documenti che ha tenuto per sé rispetto alla vicenda del Falasche calcio che non paga quanto dovuto. A seguito della risposta che… non risponde che, volendo, potete approfondire qui, ho presentato istanza al difensore civico regionale. Questi, per competenza, l’ha mandata a quello della Città metropolitana che oggi, cortesemente, mi ha fatto pervenire la nota spedita in Comune.

I punti 1, 2, 3 e 5 della richiesta presentata vanno soddisfatti, per 4 e 6 è bastato dire che sono in corso fasi “endoprocedimentali“. Ne prendo atto e rispetto la decisione del difensore civico, aspetto ora “con sollecitudine“: copia del capitolato dei lavori concordati;  certificato di fine lavori;  ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune;   il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria. Vale a dire i punti mancanti sui quali si è preferito glissare.

E’ comprensibile quello che ha fatto il dirigente dell’area finanziaria, attenzione, c’è di mezzo un assessore, gli avranno detto che “giocano i regazzini….” che questo rompiscatole “è candidato” che “tanto mo sistemano” e via discorrendo. Si capisce anche la deferenza nei confronti di chi ti tiene in un posto per il quale   è stato presentato un titolo per un altro, va bene tutto.

Le norme, però, sono chiare e dispiace per lui quelle richieste “sono volte a conseguire dati e documenti, oggetto del diritto di accesso generalizzato” – come scrive il difensore civico. Lo spieghi a sindaco, assessore e a quanti si saranno prodigati per continuare a insabbiare ciò che era ed è – lo ribadisco – la punta dell’iceberg della gestione del patrimonio ad Anzio.

Una cosa fa riflettere: quei documenti potrebbe averli immediatamente uno qualsiasi dei consiglieri comunali nell’esercizio del suo ruolo. Sarebbe loro compito – una volta uscito qui e su media il potenziale danno al Comune, se non la truffa – andare a verificare. Dovrebbero farlo, a maggior ragione, perché  quella società continua a difenderla pubblicamente un assessore che dovrebbe scegliere se restare dominus del Falasche o fare l’amministratore. Dovrebbe farlo un’opposizione – quel che ne resta – degna di tale nome. Non è successo e non succederà, la classe politica è abituata ad assolvere se stessa.  Ma quei documenti, vedremo con quanta “sollecitudine“, prima o poi usciranno.

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 non è solo quella di rendere pubblici e trasparenti tutti gli affidamenti del patrimonio dopo aver realizzato delle schede, ma cominciare a smetterla con questo atteggiamento di perbenismo tra eletti in Consiglio e soprattutto con il familismo amorale. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

Gli spettacoli estivi, i criteri, la serata 5 stelle

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Mentre il delegato al turismo che dice di essere dimissionario ma resta in prima fila (cambiano i protagonisti, ma nella nostra città è così ogni estate) scrive su facebook che “è tornata la santa inquisizione” e riferendosi a due dipendenti del Comune che “ad Anzio c’è la caccia alle streghe e una specie di dittatura“, il cartellone degli spettacoli estivi della città è avviato. Luciano Bruschini, l’omonimo del sindaco, si sfoga via social, il clima in Comune resta teso e si è arrivati persino a un vertice con la segretaria prima che andasse in ferie, “rea” di aver spostato da oggi a domani una dipendente del settore commercio che a quanto pare con il clima teso in vista della notte bianca lì non si trovava più bene.

Toni accesi e alla fine tutti dal sindaco a “minacciare” che non andranno in Consiglio il 28, con la risposta del primo cittadino che se così fosse lui si dimetterebbe (ma sì, altra telenovela estiva, vuoi mettere?) perché è stanco di queste situazioni. A pesare anche l’accordo sì/accordo no con Candido De Angelis che avrebbe fatto sapere che indietro rispetto a quattro anni fa non torna: centrodestra unito ma fuori tutti gli attuali assessori: apriti cielo! Intese o meno, conosciamo gli spettacoli, sappiamo quanto costano (e rispetto a un anno fa è già qualcosa) pur con un grossolano errore – alla faccia del 3.0 – sull’allegato alla determina che prende atto della delibera di giunta: c’è a fianco al nome di una cover band 25.000 euro che sembrano francamente eccessivi e che il delegato ha spiegato sono per quattro eventi, replicando ai Grilli di Anzio. Fosse solo quello, ci sono spettacoli con spazi vuoti in quel foglio excel che non si sa se hanno un costo o meno, l’azienda che ha proposto i 4 eventi a 25.000 euro è 3.0 come il Comune, nel senso  che al suo sito è impossibile collegarsi. Va così, poche idee e pure confuse.  Soprattutto continuiamo a ignorare i criteri con i quali si sceglie un “pacchetto” al posto di un altro. Ah, anche quest’anno c’era un bando: chi ha partecipato, cosa ha proposto, in che modo si è scelta questa programmazione, ci sono eventi inseriti senza aver presentato iniziative aderendo a quel bando?

I criteri? Possono essere i costi, il fatto che ci sia “ggente” o che Tizio piaccia più di Caio, che l’associazione che propone sia “vicina” o meno a un consigliere piuttosto che a un altro, boh! Poi, al solito, c’è un programma ufficiale e uno ignoto. La notte bianca non figura in quello pubblicizzato dal Comune.

Ah già, quella di stanotte (con pienone, ma è questo o solo questo che vogliamo?) era organizzata da una delle associazioni di commercianti e artigiani, sotto l’egida dell’assessorato alle attività produttive (costi?) e a Villa Sarsina evidentemente la mano destra non sa quello che fa la sinistra.

Ancora i criteri, si può sapere come si concede un patrocinio, un finanziamento, ovvero il teatro di Villa Adele? No, perché il 21 luglio è andata in scena una serata sotto l’egida del Movimento 5 stelle Anzio, pubblicizzata sui social dal consigliere comunale Cristoforo Tontini. Liberissimo, per carità, ma chi paga? Solo aprire il teatro, ogni sera, tra noleggio del palco, delle sedie, service e compagnia ha un costo di circa 3.000 euro, non vorremmo che trattandosi di un esponente politico – al di là dell’interesse o meno dell’evento – sia tutto a carico della collettività e con ricadute dal punto di vista dell’anticorruzione.

Se così fosse, si mettano in fila tutti gli altri consiglieri comunali, i partiti, le associazioni. Tutti a Villa Adele, appassionatamente, tanto pagano i cittadini.

Rispetto a chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  se deve esserci  (e deve esserci) una serie di eventi, l’obiettivo è   programmare per tempo dandosi criteri universali, validi per tutti, dalla concessione del patrocinio a quella del teatro, fino ai soldi da investire. Che si usano solo per cose di qualità, possibilmente fuori stagione. Si tratta di una  ulteriore   linea di demarcazione tra questo vecchio modo di “fare” politica   e #unaltracittà

Capo di gabinetto, ma serve? Io partecipo e intanto…

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Con tempi da 3.0, ammettiamolo quando avviene, la giunta di Anzio approva l’ennesima dotazione organica, riscopre la figura del Capo di gabinetto. Radio Comune voleva arrivasse il dirigente di Ardea con il tema copiato, Agostino Gaeta ha scritto che quell’arrivo era frutto addirittura di un’intesa Forza Italia-Pd, ma un passaggio che sembrava ormai fatto ha sollevato più di qualche dubbio in maggioranza. Solo che a meno di un anno da voto diventa fondamentale, guarda un po’,  l’Ufficio di Gabinetto che il sindaco avrà “alle sue dirette dipendenze” per “l’esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo e coordinamento di piani e progetti strategici”. Qualcosa in più della sua attuale segreteria, tanto che ora il nome che si fa è dell’attuale capo dello staff del sindaco.

A parte la schizofrenia di riorganizzazioni che finora, sbaglieremo, non hanno portato benefici al funzionamento della macchina amministrativa, ma davvero è indispensabile questo “gabinetto“? E quanto ci costerà in più? Ed è davvero una esigenza della struttura o non della politica che sui posti dirigenziali spesso gioca la sua partita? E tra i “piani e progetti strategici” ci sono forse anche le elezioni 2018? Così, per capire…

Di certo in pochi giorni si è passati dalla delibera al bando, quindi all’avviso pubblico. Riscoprendo un’anima Radicale mai sopita, parteciperò. Ho la laurea prevista, mi occupo di comunicazione, ho avuto un’esperienza nel pubblico sia pur breve con Candido De Angelis sindaco, mi aggiorno in continuazione…. Presenterò domanda, magari andrò anche alla selezione, così per “vedere l’effetto che fa” come cantava Enzo Jannacci.  Un testo che si attaglia, parafrasando, in modo perfetto alla situazione del nostro Comune.  Ovviamente se la scelta ricadesse – e non ricadrà – su di me, direi “no grazie“. Perché questa figura aveva un senso, forse, a inizio della consiliatura, adesso è un contentino o poco più.  E perché faccio altro nella vita. Ma parteciperò.

Lo farò anche per vedere i titoli altrui, perché con quello che è successo in passato ad Anzio non si sa mai. Su questo bando, come su quello dello scorso anno per il dirigente dell’area finanziaria, è scritto a chiare lettere che “Le dichiarazioni mendaci e le falsità in atti comportano responsabilità penale ai sensi dell’art. 76 del D.P.R. 445/2000, nonché decadenza automatica dalla selezione e risoluzione del rapporto di lavoro (qualora questo sia instaurato). L’accertamento del reale possesso dei requisiti dichiarati dai candidati verrà effettuato prima di procedere all’assunzione. Il candidato che non risulti in possesso dei requisiti prescritti dal presente bando, decade automaticamente dalla selezione. L’accertamento della mancanza di uno dei requisiti prescritti per l’ammissione alla selezione comporta comunque, in qualunque momento, la risoluzione del rapporto di lavoro. Non è sanabile e comporta l’esclusione automatica dalla selezione: · la mancanza dei requisiti di ammissione alla selezione; (…)

Nonostante questo, è ancora al suo posto il dirigente dell’area finanziaria che ha presentato un titolo non previsto dal bando, sul quale chi ha fatto “l’accertamento reale” rispetto ai requisiti ha commesso un errore prima dell’assunzione. Quindi ha perseverato, nonostante anche una precisa richiesta del capogruppo Pd Andrea Mingiacchi di revocare quell’atto in autotutela. Nulla, il dirigente non si tocca, la politica l’ha voluto e lo protegge, chi fa opposizione ha abdicato. C’entra poco che sia bravo e non è questione personale, davvero, ma se per primo calpesti una regola come puoi chiedere ai cittadini di rispettarle?

Sulla vicenda, come il sindaco ha confermato al consigliere Mingiacchi negandogli gli atti richiesti (!?!?), c’è una indagine in corso. Ecco, anche per evitare altre storie simili, i titoli ora che posso andrò a vederli personalmente.

Infine torniamo al capo di gabinetto. In una città come Anzio può anche essere necessario, può svolgere l’attività che un tempo era del direttore generale di coordinamento degli uffici, può “slegare” il segretario e responsabile della trasparenza e anti-corruzione da questioni gestionali (che non dovrebbe avere ma che qui ha, nel silenzio anzi con il benestare della politica tutta), può essere un valore aggiunto per il Comune intero, non per il sindaco e basta.

Rispetto a chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  se deve esserci un capo di gabinetto  la sfida  è quella di avere il meglio. Io prenderei un prefetto, una persona esperta che abbia svolto incarichi di commissario nei Comuni, possibilmente in quelli sciolti per condizionamenti della criminalità, data l’aria che tira dalle nostri parti. Si tratta di una  ulteriore   linea di demarcazione tra il vecchio modo di “fare” politica   e #unaltracittà