Porto, almeno Marconi ci fa sapere…

marinamateriale

Chi l’avrebbe mai detto. Occorre ringraziare il socio privato della Capo d’Anzio, Marinedi ovvero Renato Marconi, perché almeno qualcosa riusciamo a sapere di quello che accade con il progetto del porto.

Il sindaco dopo aver solennemente detto in Consiglio comunale che intende fare un nuovo bando di gara per la realizzazione dell’intero bacino e che vuole riprendersi le quote, vede avvicinarsi la scadenza del 31 ottobre e della sua “parola d’onore” rispetto all’avvio delle procedure per riottenere il 39% e dà l’impressione di continuare a  navigare a vista.

La Capo d’Anzio, invece (all’assemblea della quale il sindaco ha dato il via libera) procede con il progetto per fasi, continua i colloqui per i posti di lavoro, pubblica sul sito Marina di Capo d’Anzio registrato dal socio privato il progetto di fase uno e due. E’ quello che ai cittadini dovrebbe far vedere il Comune, proprietario sempre del 61%, ma che continua invece a essere nascosto.

Grazie a Marconi, allora, vediamo disegni diversi da quelli che avevamo finora. Sappiamo che nella fase uno i posti barca saranno 145 (69 da 8 metri, 10 da 10, 26 da 12, 21 da 15, 6 da 18, 4 da 21, 5 da 25, 2 da 30 e 1 ciascuno da 40 e 50) e verranno sistemati in parte nell’attuale banchina di sottoflutto del moletto Pamphili e in parte proprio di fronte a circoli e cantieri, nel cosiddetto “pontile di riva”, quindi nella “testata” del moletto della piccola pesca, nella zona sottostante ai ristoranti e fino a dove si trovano ora gli aliscafi, con lo spostamento di parte delle 72 paranze, mentre ulteriori spazi saranno recuperati verso la punta del molo. A proposito della zona sotto i ristoranti – per capirci – è quella dove secondo il progetto definitivo doveva sorgere una strada che con questa soluzione sparisce.

La fase due, invece, porterà a 558 posti per il diporto (64 da 8 metri, 183 da 10, 22 da 12, 101 da 14, 5 da 15, 107 da 16, 75 da 18, 2 da 30, 1 da 40 e 1 da 50)  e quelli in più rispetto alla soluzione precedente si ricaveranno partendo con un pontile centrale da quello “di riva” dal quale si dipaneranno altri otto pontili mobili.

La fase tre non c’è, ma sarebbe – ormai solo teoricamente, stando alle carte – quella del completamento del progetto per il quale si è ottenuta la concessione. Come si procede? La Capo d’Anzio non ha strade diverse dall’iniziare da questo progetto diciamo di emergenza. Perché la società non ha soldi, deve ripianare i debiti con urgenza o porta i libri in Tribunale. Il sindaco – che continua a tacere con i cittadini, a dire in assemblea della Capo d’Anzio una cosa e in consiglio comunale un’altra – sa che allo stato la situazione è questa. Può procedere come meglio ritiene, ma si ricordi che il 61% non è suo ma della città. Che ha il diritto di essere informata.

Annunci

Placidi, i messaggi, la scoperta di un imprenditore

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi ha ragione. Finora ad Anzio “si è fatta solo la differenziata“. Se ne sono accorti i cittadini, costretti a pagare un conto più che salato e con una bolletta a loro carico di circa 16 milioni di euro contro la metà che pagano a Pomezia, Velletri e Nettuno. Se ne sono accorti anche perché il centro era, è e temiamo sarà ancora invaso dai rifiuti. Basta uscire a piedi da Villa Albani – e pure è a due passi dal Comune, l’assessore ci passerà qualche volta – per imboccare via Ambrosini e avvertire un odore nauseabondo che emana dai cassonetti. Altrove, in centro, non è meglio…

Anziché spiegarci un piano finanziario che rimane incomprensibile e dove sono inseriti anche i 30 centesimi a metro quadro che un anno fa andavano allo Stato ma che il Comune ha deciso di confermare, anziché dirci dell’inchiesta che riguarda l’assessorato, invece di spiegare perché nella tariffa paghiamo per il secondo anno consecutivo il “cassetto tributario”, Placidi ricorda che “si è fatta solo la differenziata“.

Un’affermazione talmente vera che dice altro: l’amministrazione Bruschini non ha fatto nulla del suo programma da quando ha vinto a oggi. E se ha vinto è anche grazie alle promesse legate a quella differenziata partita in fretta e furia, ai lavori a tempo, ai debiti contratti perché il piano finanziario non c’era o era insufficiente al punto che oggi i cittadini pagheranno i “fuori bilancio”.

Al suo solito l’assessore attacca, nessuno dei giornalisti osa fargli domande scomode e quando è avvenuto Placidi è sempre stato abile a cambiare discorso. Così la conferenza e trasmissione tv dell’uno e trino (parla per la Lista Enea, da coordinatore di Forza Italia oltre che da assessore) si trasforma in messaggi chiari a una maggioranza litigiosa e in difficoltà: senza la lista Enea non si fa nulla,  sui tributi da recuperare niente consorzio campano ma prima lavori all’interno dell’Ente (che ne dice l’assessore Zucchini?), sui dirigenti vanno divise le competenze, sul futuro ok alle primarie. Soprattutto, per chi vuole capire, lui manda tutti a casa quando vuole…

E’ solito infervorarsi, Placidi, e quando lo fa dà anche notizie interessanti. Rivolgendosi a Romeo e Candido De Angelis e chiedendo loro, di fatto, come vivono, ci informa di avere “venti dipendenti“. Lo conoscevamo pensionato, sapevamo che inizialmente per pagare il debito della Corte dei Conti si faceva trattenere una quota sull’indennità da assessore, sapevamo anche dei suoi interessi in diversi settori – con una predilizione per i distributori di carburante, usati magari da chi ha servizi per i Comuni del circondario – ignoravamo però che fosse diventato imprenditore con venti persone alle sue dipendenze. A dire il vero nel curriculum che compare sul portale della trasparenza del Comune risulta proprietario di quote in due società, forse i suoi dipendenti lavoreranno lì…

Infine un accenno alla conferenza: tutti innocenti fino a prova del contrario, ma vedere al tavolo chi ha un’ordinanza di chiusura del Comune dove è consigliere che non esegue ancora,  chi  è indagato per l’attività del suo assessorato ed è stato condannato (anche se questo lo ritenevamo e lo riteniamo ingiusto) dalla Corte dei conti a risarcire il Comune ed ha continuato in quel periodo, da incompatibile, a fare l’assessore, venirci a fare la morale, è francamente troppo.

Trasparenza, la corsa a pubblicare dopo il richiamo del segretario

sitoconforme

Spuntano determine di mesi fa, atti che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti. Il sito del Comune di Anzio è stato fuori legge per un lungo periodo, continua a esserlo per alcuni aspetti – qualcuno ha notizie del Suap on line? – ma almeno qualcosa si muove.

E’ servita una lettera del segretario generale Pompeo Savarino, nominato mesi fa responsabile della trasparenza – anche se per logica lo era già  – che ha richiamato gli uffici a pubblicare tutto. Pena l’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste. Fino a 3.000 euro. E’ un passo avanti, ma al tempo stesso la conferma che sul sito – per mesi – non è stato pubblicato il dovuto. Sembra, ma va verificato, che mancassero delle password o che nessuno sia mai andato a prendersele. In Comune, è noto, esistono tante verità quanti sono gli interpreti delle vicende.

Quando si diceva che non era in regola, non rispettava le norme, quando invano si facevano commissioni – a una il segretario nemmeno si presentò, ma il presidente della commissione trasparenza si guardò bene dal “richiamarlo” e anzi fece un’interrogazione “comprendendo” le difficoltà degli uffici – il sito era una presa in giro. Oggi lo è meno, però abbiamo almeno un numero di pubblicazioni maggiori. Poi alcune cose restano incomprensibili con passaggi a vuoto che non portano a nulla, mancano ancora – troppo spesso – gli allegati delle delibere e determine quando nell’atto sono indicati come “parte integrante”, ci sono sezioni presenti ma che non corrispondono a uffici. E’ clamoroso l’esempio dell’Urp che esiste solo sul sito per rispettare uno dei parametri previsti ma non ha riscontro in Comune.

Ci si adegua, comunque. Da qui a essere 3.0 ce ne corre, ma almeno qualcosa si muove.

Placidi all’attacco, dei De Angelis e della maggioranza

Un fermo immagine della conferenza

Un fermo immagine della conferenza

La differenziata fa acqua da tutte le parti? Lui non c’entra nulla. Chiedete a Romeo De Angelis. L’assessore e coordinatore di Forza Italia Patrizio Placidi non usa mezzi termini nell’ambito della conferenza della lista Enea e poi negli studi di Young tv. Parla di “ricatto” addirittura rispetto al porta a porta. Dimentica – e nessuno glielo chiede – che il servizio è partito privo di copertura finanziaria e che nemmeno un mese fa sono stati votati i debiti fuori bilancio.

Placidi davanti alle telecamere si esalta. Attacca, come suo solito, parte in quarta anche nei confronti dell’ex sindaco Candido De Angelis, e se c’è la questione rifiuti non manca di intervenire su una serie di argomenti. Dal porto all’organizzazione della macchina amministrativa, dal caso mense alla riscossione coatta dei residui per la vicenda rifiuti. Emerge chiaramente, insomma, la divergenza tra l’assessore, il sindaco e il resto della maggioranza. Vale la pena di guardare il video e farsi un’idea.

Qui viene solo una riflessione: da quale pulpito…

Trasparenza ritardata e preventivi in anticipo. Lo strano caso del Falasche

spogliatoi-arbitri_1

Il singolare concetto di trasparenza del Comune di Anzio porta a pubblicare, oggi, una determinazione del 25 febbraio scorso. E a far scoprire un caso ancora più singolare… Nell’atto del responsabile dell’ufficio patrimonio, infatti, si legge che a seguito di “segnalazione da parte di G.S.D Falasche, acquisita al protocollo generale 8328 del 21/02/2014, (comprensiva di foto), in cui si sollecita un intervento di ristrutturazione, evidenziando la stato precario igienico-sanitario degli spogliatoi del “Centro sportivo comunale Villa Claudia”, pericolosi per gli atleti e bambini che frequentano il centro”. Centro da anni in gestione alla stessa società sportiva della quale, da sempre, è punto di riferimento nonché ex presidente l’assessore ai lavori pubblici Alberto Alessandroni. Gestione che prevede a carico delle società la manutenzione ordinaria, mentre il Comune interviene in occasioni straordinarie. E’ così per tutti gli impianti. Ebbene il responsabile – quattro giorni dopo la richiesta – afferma che c’è “la necessità, di procedere alla ristrutturazione dei suddetti spogliatoi, poiché attualmente hanno indotto la società sportiva a sospendere tutte le attività ludiche-sportive

Qualcuno ricorda che ci sia stata una sospensione? A memoria no, né la cosa è stata riportata dalle cronache locali… Se il Falasche e il Comune ci dimostrano il contrario siamo pronti a prenderne atto. Diversamente è una bugia, necessaria forse a far accelerare il procedimento.

Quello che balza agli occhi, però, è ancora altro. La richiesta della società risulta presentata il 21 febbraio 2014 e si cita tanto di protocollo, ma nella determina si legge che “per l’esecuzione dei suindicati lavori, è stato richiesto apposito preventivo”. Giusto. Ebbene i preventivi di tre ditte risultano protocollati in rigoroso ordine (57021, 22 e 23) tutti il 23 dicembre del 2013.

Sarà un errore? Chissà. Perché diversamente è a dir poco bizzarro che il Comune chieda preventivi prima ancora che la società faccia domanda. A meno che in Comune – dimostrando un’efficienza che non si riscontra in altri casi – si siano mossi prima ancora che la società presentasse domanda. Allora perché citare quella richiesta?

Pensiamo di conoscere la risposta, purtroppo: poche decine di migliaia di euro (29.111), un lavoro per il calcio, i bambini, il “sociale” che fa sempre effetto, che vai a cercare? E poi l’assessore non è più presidente, anche se a maggio 2014 compare sulla pagina facebook del Falasche una pubblicità elettorale per le europee con il suo volto.

Allora soffermiamoci anche su altro: questa trasparenza a scoppio ritardato, con la pubblicazione di documenti che avviene addirittura otto mesi dopo, conferma quale sia il concetto di “accessibilità totale” che hanno all’interno dell’Ente e che di 3.0 non c’è nemmeno l’ombra. L’auspicio è che segretario generale e presidente della commissione trasparenza, nell’esercizio del loro ruolo, trovino il modo di capire cosa è successo realmente. Con l’atto dove le date non combaciano e la pubblicazione post datata.

Rifiuti, bene Bruschini. Abbiamo già dato…

presidio-comitati2

Stavolta il sindaco sa. Meglio tardi che mai, comunque è condivisibile la presa di posizione di Luciano Bruschini in merito all’impianto che si vuole realizzare a due passi dalle sorgenti di Carano, in località Lazzaria a Velletri.

Abbiamo già dato in questo territorio. Ad Anzio si ricorderà il caso Recordati con un risarcimento che non sanerà mai l’area della vecchia discarica, a Sacida. A Nettuno – che confina con la discarica di Borgo Montello – la “Valle d’oro” fa i conti con falde inquinate come certifica l’Arpa Lazio e il fiume Astura è quello che è. Le proprietà delle due discariche – una delle quali partecipata dal Comune di Latina – si rimpallano le responsabilità dell’inquinamento ma intanto la loro attività sulle opere di bonifica è al centro delle indagini della magistratura pontina.

Mettere un impianto a due passi da Carano – dove ci sono le falde che servono l’acquedotto di casa nostra – è semplicemente assurdo.

Al tempo stesso sui rifiuti va fatta una riflessione una volta per tutte: differenziamo, riduciamo (poco), ma continuiamo a dipendere dalle discariche e dai “signori” che le gestiscono. Differenziamo, riduciamo (poco) e non riusciamo a centrare uno che è uno degli obiettivi che farebbero superare gli impianti dove si getta il “tal quale”, procedendo di emergenza in emergenza, proroghe su proroghe, soluzioni provvisorie che diventano definitive. Anzi, consentiamo a chi non ha brillato nelle gestioni delle discariche di andare avanti vita natural durante. In tutto questo spicca il ruolo della Regione. Cambiano le gestioni, la musica resta quella. Dai recenti atti relativi alla Indeco di Borgo Montello, per esempio, emerge che gli uffici affermavano che le garanzie per la bonifica erano a posto, mentre gli indagati telefonandosi tra loro si preoccupavano di non essere in regola con le fidiussioni previste. Ecco, fa bene Bruschini e con lui i sindaci che si sono mossi prima, a cominciare da Antonio Terra ad Aprilia, ma i “signori” dei rifiuti godono ancora di agganci difficili da scardinare, creati spesso da rapporti politici. E’ una constatazione amara, ma purtroppo reale.

Francescana, notizie, trasparenza e l’hotel rimasto aperto….

francescana

La sinfonia è sempre la stessa: “Chi ve l’ha detto?” o “Come fate a scrivere che...”. Chiunque, sorpreso dalle notizie che lo riguardano, crede a chissà quale disegno ci sia dietro. E non si chiede mai se quanto riportato dalla stampa sia vero o meno.

L’ultimo caso è quello della Francescana e ripropone più che il problema della pubblicazione delle notizie, quello della trasparenza al Comune di Anzio. L’ordinanza è stata inviata a più organismi e i giornalisti possono averlo saputo in mille modi, è noto che le fonti sono riservate, mentre sul sito ufficiale del Comune ancora non compare.

I cittadini, quindi, non possono ancora sapere direttamente perché si è proceduto, oggi, con la chiusura, quando fino a qualche tempo fa si diceva “nulla osta”, prima che l’atteggiamento cambiasse.

Poi ci si può anche dilettare per comprendere se il problema è chi scrive e cosa o quello che succede realmente, ma è esercizio per dietrologi di professione.

Qui il problema è diverso e riguarda – ancora una volta – la trasparenza. Si apprende dal servizio pubblicato sul Messaggero, inoltre, che il Comune ovvero la dirigente dell’area che si occupa di questa materia ha chiesto… al Comune se è stata ottemperata o meno l’ordinanza relativa all’hotel Succi, dove pure c’erano degli anziani. I quali lì sono rimasti, perché sempre al Comune hanno finto di non sapere che l’albergo continuava a funzionare. Bastava passare lì di fronte.

E pensare che al sindaco era “sfuggita” la richiesta della Asl di chiudere la struttura a dicembre 2013, aveva provveduto solo sei mesi dopo e a seguito di un altro sopralluogo dell’azienda sanitaria. Ha firmato l’ordinanza e poi è rimasta disattesa. Una omissione palese: fatta da chi? E perché? Giova ricordare che l’hotel è di un consigliere comunale e l’attività con gli anziani la svolge l’ex assessore ai servizi sociali, in precedenza direttore generale alla stessa Francescana mentre aveva l’incarico in giunta. Tra i due esponenti politici, per la verità, sembra che di recente non corra buon sangue.

Dallo stesso servizio apprendiamo dei problemi anche a Villa delle Camelie, a conferma del fatto che intorno agli anziani si continuano a fare affari in strutture che proprio a norma non sono

Tributi, il Comune 3.0 che non risponde ai cittadini

sitoconforme

Non rispondere. Ma sì, dopotutto i cittadini sono dei “rompic…” e quelli che insistono ancora di più. Debbono pensare questo all’ufficio tributi del Comune di Anzio – ma anche altrove, immaginiamo – di fronte a chi chiede informazioni. E’ emblematica la storia di Luciano Dell’Aglio che deve essere visto come il fumo negli occhi in piazza Cesare Battisti. Ne fa una questione di principio, con una sorta di disobbedienza civile. E vale la pena di leggerla, la sua storia, perché molti di noi si sono ritrovati nelle medesime condizioni: inviare una richiesta e non ricevere risposta. E nell’era 3.0 che ci aveva promesso Bruschini è inammissibile, ma lo è ancora di più dal momento in cui un vecchio adagio recita che domandare è obbligo, rispondere è cortesia.

Prima del ruolo che si ricopre, dell’essere in un ente pubblico, del 3.0 o meno, viene la buona educazione. Rispondere a una mail – pur in un luogo nel quale si è oberati di lavoro, immaginiamo – impegna pochissimo tempo.

Lasciamo stare il buon Luciano, allora, e pensiamo a chi vuole sapere cosa succede se la Tasi si paga tutta a dicembre anziché in due rate. Sono state spedite mail in tal senso, rimaste senza risposta. Così come le richieste fatte via cassetto tributario, rimaste con un numero di “ticket” assegnato e addio. Pensiamo a chiunque altro segnala di aver mandato mail o proposte e di non aver mai saputo più nulla. Della serie “Noi siamo il Comune, voi non siete un c...” parafrasando l’intramontabile Alberto Sordi nel Marchese del Grillo.

Ci saranno anche cittadini “rompic…” – non è in dubbio – e ammesso lo siano meritano comunque delle risposte e in ogni modo  non possono pagare tutti gli altri per loro.

Ah, un’ultima battuta. Forse le risposte relative al cassetto tributario non arrivano perché la versione è 2.0, qui – l’aveva promesso il sindaco in campagna elettorale – doveva esserci il 3.0….

Ordinanza alla Francescana, che tristezza ma quante stranezze

francescana

Un dispiacere enorme e il pensiero che corre a padre Vincenzo Vendetti, il parroco di Anzio che intuì la necessità di una casa di riposo e che adesso si starà rivoltando nella tomba. L’ordinanza di chiusura della Francescana è l’epilogo di una vicenda gestita male dal Comune e sulla quale si sono susseguite mire affaristiche e di potere. Senza contare la copiosa corrispondenza nella quale – siamo al 2012 – la Asl chiedeva lumi e chi oggi chiude la struttura diceva che “nulla osta” a che si andasse avanti.

Proviamo a ricapitolare, a capire perché dietro quella che un tempo era l’avveniristica casa di riposo siamo arrivati fino a oggi. Quando la Provincia dei frati minori conventuali ha deciso di cedere dal Comune hanno taciuto. Dimenticando che se quella struttura è stata realizzate è anche grazie a finanziamenti del Comune stesso, alla fine degli anni ’60, oltre che al superamento di un vincolo di uso civico che gravava sull’area. Di più, quando i frati hanno deciso di proporre usucapione il Comune ha scelto di non difendersi, arrivando a stupire persino il giudice che scrive la sentenza.

Poi i sacerdoti hanno deciso di lasciare e la struttura era prossima ad assere acquisita dalla famiglia Bruschini che gestisce già la “Teresiana”. Un passaggio che gli stessi frati, nel corso del loro “capitolo”, giudicano positivo in quanto la continuità è garantita con un’azienda di Anzio. Qualcosa succede e dalla “Teresiana” si passa alla fondazione “Omnia”, qualcosa a che fare con la Romania, sede nel viterbese. Fondazione che come primo atto licenzia le dipendenti, la scusa sono corsi “oss” sui quali si fa a scaricabarile, anche qui nel silenzio del Comune.

Il “regista” dell’operazione, del resto, è l’allora assessore ai servizi sociali Italo Colarieti che ha lasciato la clinica   Villa dei Pini e punta a realizzare nella vicina casa di riposo una moderna struttura socio-sanitaria specializzata negli anziani. Omnia lascia dopo un anno e arriva l’Upf medical center, Colarieti è direttore generale e formalmente compatibile ma di fatto in evidente conflitto di interesse. E’ lui, per esempio, a firmare un verbale di contestazione dei vigili urbani…

Nei “passaggi” di gestione andrebbe rifatta l’autorizzazione sanitaria ma in Comune preferiscono soprassedere, né si preoccupano dell’incompatibilità – sia pure di semplice opportunità – almeno fino a quando l’assessore finisce agli arresti. La Francescana c’entra perché secondo l’accusa la stessa cooperativa che lavora sui pulmini del Comune con proroghe su proroghe svolge, gratis, lavori nella casa di riposo. Cambia solo il nome della coop, i soggetti sono sempre gli stessi. La Procura si ferma lì, ma stando a quanto a più riprese scrive Controcorrente volendo c’era qualcosa da approfondire. Prima degli arresti, comunque,  la Asl scrive a più riprese sulla situazione della struttura, ma dal Comune ribadiscono che “nulla osta”.

La gestione della Francescana passa alla moglie di Colarieti, il quale anche per vicende personali, non vi metterà più piede.  I controlli continuano e si arriva all’ordinanza odierna. E la storia ci porta poco lontano, a un’ordinanza che risulta ancora non eseguita. Quella nei confronti dell’hotel Succi – che tristezza, anche lì, uno dei migliori alberghi del litorale fino a qualche anno fa – dove in una parte destinata ad albergo per anziani ci sono degli ospiti di un’azienda messa in piedi, ancora una volta, da Colarieti. In questo caso in una struttura di fatto del consigliere comunale Umberto Succi.

Possibile che dove ci sono interessi dei politici di mezzo, assolutamente legittimi, debba finire così? Sembra proprio di sì, anche se ancora su Controcorrente, quello di oggi, scopriamo che Colarieti ha addirittura denunciato Succi.

In queste storie di carte bollate e anziani, strutture che dovrebbero chiudere e restano aperte – come nel caso di Succi – case di riposo delle quali si ordina la chiusura (qui sarà eseguita?),  c’è un comune denominatore: la politica che cerca di sfruttare il potere per un business tanto lecito, se fatto nel rispetto delle regole, quanto redditizio come quello degli anziani.

Nel caso di padre Vincenzo per la Francescana doveva essere l’esatto contrario, ma sono passati decenni, è cambiato il mondo, e soprattutto prima De Angelis non s’è opposto all’usucapione e poi Bruschini non ha avuto nulla da dire sui vari “passaggi”. Le conseguenze le vediamo.

Città artigiana e turismo sostenibile, la memoria corta

artigiana

Mettiamola così: abbiamo fatto 30, facciamo 31. Non si giustifica diversamente il nuovo bando per la città artigiana. Il Comune lo rende noto, oltre la foto dell’assessore alle attività produttive Giorgio Bianchi non c’è altro. A dire il vero si sa poco dell’attività del suo assessorato – destinato più a sagre che sembrano distribuite con il manuale “Cencelli” a diverse associazioni che ad altro – ma scopriamo che dopo oltre 40 anni si prova a far partire la città artigiana. Sono stati spesi soldi pubblici (tanti) è stata necessaria la bonifica delle bombe della seconda guerra mondiale, l’area è in stato di abbandono ma ci si dimentica che ormai gli imprenditori che avevano creduto nel progetto si stanno facendo restituire i soldi dal Comune.

E a proposito di dimenticanze l’assessore Patrizio Placidi ha “scoperto” il turismo sostenibile insieme al suo collega di Ardea Riccardo Iotti – ex consulente del Comune di Anzio proprio al turismo, con risultati pari a zero – e sembra che da domani si partirà con mirabolanti iniziative. Peccato che la “Costa dei miti” che comprendeva anche Nettuno e Pomezia sia stata inspiegabilmente archiviata. Già, fatto 30 facciamo 31. Tanto bastano i comunicati stampa per far credere che qualcosa si stia facendo… Magari i cittadini hanno la memoria corta.