Vero, non siete mafiosi. Ma vi siete prestati

La campagna elettorale è iniziata e sembra di sentire chi ha portato la città allo scioglimento per condizionamento della criminalità organizzata: “Non siamo mafiosi” (vero), “Non ci hanno arrestato” (altrettanto vero), “Gli atti compiuti erano regolari” (ci mancherebbe pure). Quindi? Votateci, perché lo scioglimento è stato ingiusto, c’è chi ha gettato fango sulla città e via discorrendo. Li sentite anche voi, vero?

Aggiungete che per candidato sindaco è stato scelto un generale dei carabinieri, Crescenzio Nardone, il quale in perfetta continuità con chi lo ha indicato per quel ruolo se l’è presa con i media che hanno avuto la “colpa” di raccontare, il gioco è fatto.

Ebbene sì, non siete mafiosi ma come emerso prima nelle carte dell’indagine e poi nel corso del processo a Velletri, avete prestato il fianco a chi è accusato del malaffare. Andavate, con il beneplacito guarda caso proprio di qualche carabiniere che fingeva di non aver visto, in casa di persone agli arresti domiciliari, parlavate di appalti da assegnare, di affidamenti sotto soglia, vi tenevate e zitti le minacce che arrivavano. Quando si è insediata la commissione d’accesso avete nascosto le carte, provato a rimandare grazie a un’anticorruzione che spesso si era girata altrove e a dirigenti e funzionari “allineati” la consegna dei documenti. Avete consentito, con il beneplacito di un “signorsì” buono per ogni stagione, che dopo il frettoloso ingresso in Aet si utilizzasse una struttura che doveva essere evitata. Non avete, almeno finora e francamente questo è l’aspetto che interessa meno, responsabilità penali ma politiche sì, enormi.

Perché quel “modello di amministrazione” che volevate farci credere era a uso e consumo del vostro bacino elettorale (“i nomi ce li hanno dati loro”, parlavano delle assunzioni alla Camassa) e si è pericolosamente avvicinato a chi è ancora oggi in odore di ‘ndrangheta. Prima ancora a chi era in Malasuerte e in ogni altra indagine  fatta a fatica, tanta fatica perché le forze dell’ordine locali non escono affatto bene da “Tritone”. Quando si sosteneva che se ci fosse stato un investigatore avremmo saputo molte cose in più, non era campato in aria. Non è mancata solo la politica, come emerge dalle carte e dal processo, ma più generalmente lo Stato. Sì, quello con la S maiuscola. Come se questo fosse un porto franco.

Il pubblico ministero Giovanni Musarò (nella foto) ha ricostruito nella sua lunga requisitoria, con dovizia di particolari, quanto emerso al processo, ma c’è tra di voi e tra chi accettava quel modo di fare che è andato in Tribunale quasi con aria di “sfida” e chi, invece, secondo il magistrato, sarebbe andato a raccontare bugie durante gli interrogatori alla Dda. Certo è la sua versione, aspettiamo le difese, vediamo cosa decide il Tribunale, ma non è della sentenza che importa bensì di come vi siete comportati in questi anni. Calpestando spesso, troppo spesso, la legalità delle cose quotidiane e via via il resto. Basta leggere qualche carta, suvvia!

Poi certo, c’è tanta brava gente ad Anzio. E’ vero anche questo, ma voi l’avete vilipesa e – peggio – avete offeso la memoria di ciò che è stata la città, medaglia d’oro al merito civile. E’ di questo che dovete rispondere.

Sede a due partiti di destra, ma sono in regola con gli arretrati?

La commissione straordinaria che dopo il voto del 17 e 18 novembre lascerà Anzio (ma su una determina dirigenziale è scritto che sarà il 16 e 17, refusi….) ha deliberato la “Concessione temporanea del locale sito a piazza Lavinia” usato fino a qualche tempo fa come sede distaccata della Polizia locale. A chi? Fratelli d’Italia e Noi moderati. Affidamento che scadrà il 31 dicembre prossimo – poiché è in corso il piano delle alienazioni degli edifici pubblici – ma che arriva in piena campagna elettorale. Deve essere sicuramente un caso, perché le richieste presentate da Marco Del Villano – candidato sindaco in pectore del centro-destra e presidente del circolo di Fratelli d’Italia – e da Franco Trinci, per conto di Noi moderati, risalgono rispettivamente a settembre dello scorso anno e maggio di questo. Pagheranno poche centinaia di euro fino a dicembre, la prossima amministrazione vedrà come regolarsi sulla prosecuzione o meno dei contratti.

Forse non era opportuno assegnarla ora, diciamo la verità, ma dobbiamo immaginare che il richiamo della politica abbia sempre il suo effetto. Basta vedere quante volte si è stati a fianco di un consigliere regionale spesso presente ad Anzio (Aurigemma, presidente del consiglio regionale ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia) disertando, ad esempio, l’evento con don Ciotti.

Nell’atto si richiamano norme e pareri, com’è giusto che sia, il regolamento per l’assegnazione, ma non si fa riferimento (perché non è previsto, lo sappiamo) alle morosità che il centro-destra aveva accumulato per altre sedi.

La commissione straordinaria – che ci aspettavamo “brillasse” di più dal suo insediamento a oggi – può non saperlo. Il dirigente al patrimonio, chiamato dalla commissione, anche. Ma il “signorsì” dell’area finanziaria dovrebbe ricordare che per le sedi di via Aldobrandini le varie anime del centro-destra anziate, gli stessi personaggi ancora in quei partiti o passati da An a Futuro e libertà per l’Italia, da Forza Italia a Udc a Noi moderati alla Lega, hanno occupato quegli spazi senza pagare. Lo hanno più fatto? Perché se sono ancora morosi, si dà un pessimo segnale alla cittadinanza e si calpesta quella che mi piace chiamare legalità delle cose quotidiane. Della serie: io non pago un alloggio, la mensa, il trasporto, le lampade votive, la Tari, poi chiedo un nuovo spazio o metto un altro soggetto ed è tutto a posto. Funziona così? Ci auguriamo proprio di no.

Infine, visto che la commissione straordinaria è venuta perché il Comune è stato sciolto per condizionamento della criminalità organizzata, nella penultima udienza di Tritone il pubblico ministero Giovanni Musarò ha citato – tra gli altri – proprio l’esponente di Noi moderati che ha chiesto (e ottenuto) quella sede. Lo ha fatto perché vittima di minacce da parte di un esponente di quella che è considerata la “locale” di ‘ndrangheta. Si può non sapere quello che emerge nelle udienze, ma l’episodio delle minacce era noto dalle carte dell’indagine che la commissione certamente ha avuto modo di conoscere, così come la relazione che ha portato allo scioglimento. In sostanza, cosa è cambiato?

Don Ciotti ad Anzio, la pesante assenza della Commissione

L’immagine è del Tg3Lazio

In un Comune sciolto per condizionamento della criminalità organizzata l’arrivo di don Luigi Ciotti ad Anzio avrebbe imposto la presenza istituzionale della Commissione straordinaria, con tanto di fascia tricolore. Un segnale per dire che lo Stato c’è e che coloro che sono stati mandati per gestire l’ente locale e ristabilire almeno le regole della legalità quotidiana, sono presenti. Per dire, a gran voce, perché sono qui e non “lasciar perdere” come sottolineato in qualche occasione. Sarebbe stato un segnale, appunto, ma nessuno dei tre componenti della Commissione ha trovato il tempo e il modo di esserci. Vogliamo sperare che non c’entri il fatto che fosse nel fine settimana…

Si è delegata, e ha fatto un intervento condivisibile, la dirigente Angela Santaniello. Più di un saluto, il suo, la sottolineatura che il Comune è la prima linea, è il posto dove i cittadini chiedono risposte a volte immediate.

La Commissione ha ereditato una situazione pesante, non possiamo dire che abbia brillato in questo anno e qualche mese, non ci aspettavamo certo una rivoluzione che non le compete, ma basta fare un giro in città per rendersi conto che le cose non vanno. Perché no, chiedere a tutte quelle “brave persone” che ama citare la prefetta Scolamiero cosa pensano dell’operato della Commissione stessa.

Magari ci spiegheranno che avevano impegni, comunque che l’ente era rappresentato o che il cerimoniale non prevede la fascia, d’accordo. Ma un segnale andava dato. Perché come ha ricordato don Ciotti le cose dobbiamo chiamarle per nome e qui la ‘ndrangheta (ma non dimentichiamo la camorra) ha messo radici. E in quella “prima linea” che è l’ente locale più di qualcuno si era avvicinato come dimostra l’indagine Tritone ma come era scritto nelle precedenti, per reati “ordinari”. La politica che fino a un certo punto aveva rappresentato un argine, ha abdicato al suo ruolo e i cittadini, buona parte dei cittadini (è la democrazia) ne sono stati felici. Il fondatore di Libera ha ricordato anche che “la violenza penetra in profondità nel tessuto sociale e nei modi d’essere delle persone” e di toni forti ne abbiamo sentiti spesso, in Consiglio comunale. E’ stato un modo di fare che forse si è “adagiato” all’involuzione della città e che oggi ribadisce a gran voce: non ci hanno arrestato, non siamo indagati, siamo candidabili fino alla sentenza di Cassazione, è stata tutta una montatura.

No, non lo è stata. Lo dicono le carte di Tritone, quelle della commissione d’accesso, la situazione che la Commissione si è trovata ad affrontare con un “modello di amministrazione” che forse lo era per il sistema Anzio messo in piedi e non per la cittadinanza tutta. Quella che in larga misura ha abbandonato, non ha votato (e attenzione, non è che voti solo da una parte) e che deve tornare a impegnarsi perché come ha ricordato sempre don Ciotti “la democrazia è partecipazione”. Lo abbiamo ampiamento perso, questo concetto, ma per fortuna sabato c’erano associazioni, ragazzi, giovani e non alla chiesa del Quartiere Europa, che non hanno ancora abdicato.

Soprattutto a loro andava detto, simbolicamente, con la fascia tricolore indossata, che lo Stato c’è.

Don Ciotti e la criminalità “normalizzata”. Come ad Anzio

Nei giorni scorsi, incontrando gli studenti dell’istituto “Volta” di Frosinone, don Luigi Ciotti ha espresso un concetto da condividere: “Siamo passati dalla criminalità organizzata a quella normalizzata”. Diamo ormai per scontato che esista e alla fine nemmeno dispiace troppo conviverci, quella fa affari senza più mettere bombe e magari consente guadagni facili a chi preferisce non combatterla. Invece era e resta un cancro da estirpare.

Una definizione che ben si addice alla vicenda di Anzio, Comune sciolto per condizionamento mafioso. Un’affermazione che trova puntuale riscontro, purtroppo, nelle udienze in corso a Velletri per il processo “Tritone”. Autorevoli rappresentanti delle forze dell’ordine che non ricordano, non sapevano, non conoscevano. Il problema non è, allora, Giacomo Madaffari e i suoi presunti affari illeciti. Intervenendo in collegamento ha detto di aver sempre rispettato la legge e guardate, io voglio crederci. Per me tutti gli imputati in Tritone sono innocenti fino a prova del contrario. Il problema non è lui, è aver “normalizzato” – in questa città e nella vicina Nettuno – la presenza criminale.

La politica che oggi è pronta a ripresentarsi e spinge per votare a giugno ha le sue responsabilità, ma al processo di Velletri stanno emergendo in modo palese quelle di chi doveva controllare il territorio e non lo ha fatto. In certi frangenti fa quasi tenerezza il pubblico ministero Giovanni Musarò: “Davanti alle perplessità del teste, mi arrendo”. Come finirà il processo lo ignoriamo, ma quello che sta emergendo dice che non è mancata solo la politica ovvero non ha responsabilità soltanto chi ha fatto mettere il vestito bello ai delinquenti, avvicinandoli alla cosa pubblica. No, sta venendo fuori che sono mancati i vertici di Polizia e Carabinieri, i prefetti, i ministri dell’interno, i magistrati con particolare riferimento a quelli di Velletri. Quando è “normale” che si possa interrompere un consiglio comunale senza conseguenza alcuna, ed è solo un esempio, poi è “normale” tutto. Ma non prendiamocela sempre con altri, in questa città di “tante brave persone”, come ama ripetere la prefetta Antonella Scolamiero che presiede la commissione straordinaria, spesso ci si è girati altrove. Per quieto vivere o per qualsiasi altro motivo. Fuori e dentro al Comune, solo che in quest’ultimo è ancora al suo posto (sarà normale?) chi nascondeva le carte alla commissione d’accesso su vicende gravissime.

C’è un altro importante concetto, fra i molti, che Don Ciotti ha ribadito con forza: “Le Istituzioni sono sacre, poi possono esserci uomini non degni di rappresentarle”. Da quanto sta emergendo al processo, più di qualcuno non è stato degno. Idem se pensiamo che “va bene scrivere di 30 anni di latitanza di Messina Denaro – ha detto sempre il sacerdote – ma occorre interrogarsi sulle latitanze di chi gli ha consentito tutto questo”. Quante latitanze, su questo territorio….

Infine, smettiamola di parlare di infiltrazioni e cominciamo a dire che c’è una presenza criminale – di ‘ndrangheta e camorra – forte e radicata. Motivo? Gli agganci in Comune, quelli nelle forze dell’ordine, i riferimenti nella sanità e via discorrendo. Così si stabilizza un sistema mafioso, in questo modo prende il controllo e questo è avvenuto ad Anzio e Nettuno. Poi, forse, arrivano anche le bombe, ma intanto scorrono fiumi di cocaina e se c’è un problema qualsiasi da risolvere i riferimenti sono solidi all’interno dei Palazzi. Lo abbiamo “normalizzato” e questa è la sconfitta più grande. Come dissi all’ex sindaco la sera dello scioglimento del Comune, abbiamo perso tutti. Ma possiamo (e dobbiamo) ancora dire la nostra.

Ps: il 21 marzo a Roma c’è la giornata della “Memoria e dell’impegno” per ricordare le vittime di mafia. Andare con il gonfalone della città, come istituzione “sacra”, sarebbe un bel segno.

La mafia, i “giornalai”, una commissione che non brilla

Deve essere l’aria di Villa Sarsina. Intervenendo al concerto per gli auguri natalizi, la presidente della commissione straordinaria – prefetto Antonella Scolamiero (nella foto pubblicata sulla pagina fb del Comune) – ha fatto riferimento a “giornalai”, prendendo a prestito – come lei stessa ha affermato – un termine che un altro componente della commissione, Francesco Tarricone, sembra usare spesso. I ”giornalai” avrebbero osato riportare il suo pensiero rispetto alla tanta brava gente che c’è ad Anzio, sottolineando che aveva detto di tralasciare il motivo per il quale ci troviamo con un Comune sciolto per condizionamento della criminalità. Certo che ci sono tante brave persone, ma se siamo arrivati alla presenza della commissione straordinaria un motivo ci sarà. Siamo pochi ad aver scritto ciò e quindi comprenderà che ci sentiamo chiamati in causa. Quel dispregio, i “giornalai” – ma anche “i giornaletti”, le “belle penne, i “disturbati mentali“, gli “ingegneri navali” – era in uso a chi per 25 anni ha amministrato questa città facendoci arrivare all’onta dello scioglimento. Capirà, la gentile commissaria, che sentirlo pronunciare da chi rappresenta lo Stato e deve riportare la legalità su questo territorio, quantomeno stride.

‘Ndrangheta e camorra qui hanno messo radici e non lo dice semplicemente l’operazione “Tritone” ma anni di rapporti scientifici, i beni sequestrati e poi confiscati alla criminalità organizzata e non. Poi certo, ci sono tante brave persone, ma quelle che erano in Comune gestivano “allegramente” la macchina e questo è nero su bianco nella relazione della commissione d’accesso e nel decreto di scioglimento. Chi sta guidando Anzio dal novembre dello scorso anno conosce nomi e cognomi, avendo la relazione senza “omissis” ma ancora meglio sa come il cosiddetto “modello di amministrazione” tutto era fuorché tale.

Ebbene oltre un anno dopo l’arrivo della commissione sentiamo di dire che non ha dato segno di brillantezza. Perdoneranno il prefetto Scolamiero, insieme ai dottori Tarricone e Anatriello. Sappiamo bene che il loro compito non era e non è facile, ma mentre ci si continua a riferire alle “brave persone” di Anzio (e siamo convinti che sono la maggioranza) c’è una città da mandare avanti. L’impressione, e speriamo di sbagliare, è che stavolta le vie infinite della politica non potendo evitare lo scioglimento del Comune, come nel 2018, si siano adoperate per evitare provvedimenti cautelari e mandare commissari che non rompessero troppo le uova nel paniere. In modo di preparare il terreno a chi, da mesi, dice che si voterà a primavera 2024 e ribadisce: “Vedete? Non ci hanno arrestato, né indagato, eravamo meglio noi….” Ripetiamo: speriamo di sbagliare.

Chi è arrivato a guidare la città sa bene che era indispensabile una sana rotazione del personale, invece chi nascondeva le carte alla commissione d’accesso – come emerso dalla relazione e anche durante le udienze di “Tritone” – è ancora al suo posto. “Faccio riferimento alla tecnostruttura, è stato scritto anche nella relazione conclusiva – ha detto il capitano Francesco Colucci, ascoltato in aula - (…) ha restituito atti parziali, lacunosi e con ritardo”. Senza contare chi ha mantenuto posti di una certa delicatezza e fino al giorno prima era fianco a fianco al sindaco. Né l’affrettarsi a promuovere – vero, il concorso era già in atto – il dirigente “signorsì” buono per ogni stagione. Uno che copia e incolla le relazioni o cambia parere sulla Capo d’Anzio a seconda di chi guida la città

Capo d’Anzio, appunto. Vogliamo parlare della scelta con un bando singolare dell’amministratrice unica, dimessasi un paio di giorni prima dall’Aet? Tutto a posto, peccato che del bilancio 2022 della società non si sappia ancora nulla, ad esempio. E che, sarà ancora l’aria di Villa Sarsina, si è evitato di costituirsi parte civile nel processo per falso in bilancio. La scusa? “Presso gli uffici non veniva rinvenuto nessun documento riguardante il procedimento e neanche l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare” – scrissero su un post i 5stelle dopo la risposta della Commissione straordinaria. Perdonerà il prefetto Scolamiero, insieme agli altri, ma una domanda su questa mancanza di documenti? E provvedimenti rispetto a una possibile sparizione? Nulla, ci sono tante brave persone…. Diciamo, allora, anche qui sperando di sbagliare, che non era opportuno costituirsi, dare un segnale di presenza dello Stato e della legalità, per conflitti di interesse nemmeno troppo velati tra avvocati coinvolti e perché sul porto – evidentemente – non si deve/vuole intervenire. La scusa dei tempi stretti (“venivano a conoscenza del procedimento penale il giorno 22/02/2023 a ridosso dell’udienza preliminare”, scrivono sempre i 5stelle) non regge. Anche uno studente di giurisprudenza reduce dall’esame di procedura penale sa che con un incarico ricevuto il giorno prima va in aula e chiede i termini a difesa, ma intanto dice che si costituisce. Sappiamo com’è andata, la stessa Procura ci ha ripensato e delle sentenze si prende atto. Non è stato così, del resto, per la Polizia locale sbeffeggiata in mondovisione che poi ha deciso di lasciar correre nei confronti dell’ex assessore Ranucci? Forti con i deboli, deboli con i forti.

Dicevamo dell’Aet. Qui qualche risposta, oltre alla commissione, dovrebbe fornirla il dirigente “bel 110”, nominato su facebook. Vicenda che è stata “chiusa” troppo in fretta e che avrebbe svegliato anche una Procura normalmente poco attenta ad Anzio se una cosa del genere l’avessero fatta i politici. Ma torniamo alla partecipata, perché una quota in Aet ce l’ha anche il Comune, che sempre secondo il racconto del teste in tribunale e prima ancora nelle carte dell’accesso, ha preso in affitto spazi di chi non poteva. “Una vicenda estremamente grave – spiega l’ufficiale – perché un soggetto con due interdittive è riuscito ad aggirare i provvedimenti andando a contrattare con l’ente pubblico”. E’ ancora in essere quel contratto? E i nomi emersi nell’inchiesta, legati alla ‘ndrangheta (ma che dal Comune evitavano di dare alla commissione d’accesso) lavorano ancora con Aet? O ci limitiamo a dare affidamenti diretti ai direttori di contratto? E con quali risultati? La città la gireranno anche il prefetto e gli altri commissari, non è che brilli. Anzi.

Ecco, con il massimo rispetto, la commissione resterà ad Anzio ancora per un bel po’ (dubitiamo si voti a primavera) e i “giornalai” dovrebbero essere il suo ultimo pensiero .

Mafia, la pagina più brutta. Ora, gentile Commissione…

Tra le prime cose che mi sono venute in mente alla notizia dello scioglimento del nostro Comune per condizionamento della criminalità, c’è il racconto di mia nonna sfollata che portava mia madre – di poco più di 6 mesi – “sottobraccio come un fagotto”. Aveva con sé la mamma anziana e gli altri figli piccoli, i quali comunque ricordavano e ricordano benissimo cosa passarono. Come lo ricordava mio padre. Come lo ricorda ancora oggi chi c’era e chi ha vivi – nelle nostre case – i racconti dello sfollamento, della distruzione, del “appena rientrati”. Provo una grandissima amarezza, perché Anzio pur andandosela a cercare come proverò ad argomentare più avanti, non meritava questa fine. Sacrifici su sacrifici per far rinascere la città, la medaglia d’oro al merito civile e una memoria calpestata dalla bramosia di potere. Siamo sui libri di storia per Nerone e lo sbarco, ora ci siamo anche perché qualcuno ha pensato di far avvicinare pericolosamente camorra e ‘ndrangheta alla cosa pubblica.

Dire che lo denunciavo da anni, come molti mi ricordano compiacendosi (li ringrazio, soprattutto gli avversari), serve a nulla. Non riesco a esserne contento, anzi. Ho detto all’ex sindaco lunedì sera, rispondendo a un suo messaggio, che abbiamo perso tutti, per primi quelli che hanno fatto del “Sistema Anzio” un pessimo modo di intendere la cosa pubblica. Poi quelli che in cambio di un favore, una prebenda, la promessa di un lavoro hanno svenduto il loro voto. Quindi tutti noi, incapaci di parlare alla città sana, stanca di beghe interne di partito o coalizioni, di proporre un’alternativa che andasse oltre la tornata elettorale. Per il mio piccolo – riferito al 2018 – me ne sono già assunto la responsabilità.

LA POLITICA

Dire che sia tutta colpa del sindaco è facile e scontato. Ha le sue responsabilità, per vincere a ogni costo quattro anni e mezzo fa e prendersi la rivincita sul 2013 ha finito nel modo peggiore la sua corsa. Sapeva con chi andava ad allearsi, conosceva Malasuerte, Evergreen e tutto il resto, sa che sono citate nelle carte di “Tritone” e che ci sono dentro non solo quelli che voleva “mandare a lavorare” ma anche i suoi. Soprattutto i “suoi”. Con comportamenti penalmente irrilevanti (almeno finora) ma politicamente disdiscevoli. Ma De Angelis non era solo, tutt’altro. Quelli che oggi “brindano” al suo mesto addio sono tra coloro che l’hanno fatto eleggere e che ne conoscevano pregi e difetti. Non credo che lasci una città sana come ha voluto fare credere nel suo ultimo comunicato, certo è che ha pagato la sua smania e arroganza. Non so a chi si riferisca l’ex comandante della Compagnia carabinieri di Anzio, ma quello che dice calza a pennello con le innumerevoli accuse lanciate da lui e dai banchi della maggioranza a chi sosteneva quanto è poi accaduto.

Sempre nel mio piccolo, l’intervento in consiglio comunale il 26 giugno del 2018 diceva tanto. Così come non ero visionario a dire che sarebbe servito un capo di gabinetto al mio fianco, in caso di vittoria, scelto tra un prefetto che era stato commissario nei Comuni sciolti per mafia.

Perché la politica ha abdicato da tempo, diventando una guerra di potere fine a se stessa, ha smesso di essere un argine verso la delinquenza. Il 2013 è stato l’apice, lo scontro nel centro-destra l’inizio della fine. Si è imbarcato di tutto, in cambio dell’ossessiva ricerca di preferenze. Certo, finita la Prima Repubblica (ne ha fatti di guai, ma quanta nostalgia…) è saltato tutto. Però in una città che ha scarsa memoria va ricordato che l’allora sindaco Castore Marigliani amava ripetere: “Ho sceso le scale del Comune con le mie gambe, quando ho capito che non avevo più il sostegno della maggioranza”. E va ricordato che una ventina d’anni dopo la Dc fece “pagare” l’onta del primo commissariamento della città, a causa della mancata approvazione del bilancio (sindaco Piero Marigliani) non ricandidando chi era stato consigliere dall’80 all’84. Altri tempi, altra politica, ma dal passato si dovrebbe apprendere e invece…

Invece, come in un romanzo pirandelliano, l’ultima cosa che ha fatto la maggioranza che da “Tritone” in poi è sembrata quasi sfidare quanto accadeva (tra annunci, premiazioni e compagnia) è stata riunirsi martedì pomeriggio per capire se i 100.000 euro di luminarie potessero essere “salvati” e decidere se fare ricorso o meno sul decreto di scioglimento. Il tutto mentre i carabinieri bussavano alle porte per notificare gli atti di decadenza dagli incarichi. Ecco, evitateci almeno il ricorso, Anzio ne esce già a pezzi e soprattutto chi era a quella riunione sa bene che poteva ancora essere maggioranza in Comune – tra surroghe e promesse – ma non lo è più nella città. E nemmeno le “vie infinite della politica” stavolta hanno avuto effetto, anche se resto convinto che nel 2018 non si dovesse votare.

LA STRUTTURA

Vanno fatti sinceri auguri di buon lavoro alla commissione straordinaria che da oggi, 23 novembre, guiderà il Comune per 18 mesi. Ammesso siano sufficienti. I componenti conoscono il lavoro della commissione d’accesso e sanno dove intervenire. Qualche indicazione, però, va data. Evitiamo che ci sia ancora una segretaria controllora e controllata in diversi settori del Comune, responsabile di un’anticorruzione che spesso non ha visto. Dal caso dei consiglieri morosi a quello di chi doveva pagare una condanna della corte dei conti e l’ha fatto solo dopo l’arrivo della commissione d’accesso, fino a un assessore che era imputato con vittima il suo funzionario di riferimento o al frettoloso passaggio in “Aet”. Ma sono solo esempi. Si dovrebbe finalmente attuare una salutare rotazione degli incarichi. Trovare dirigenti anche esterni. Perché di “110” specializzati nel dire sempre sì e con un concorso già confenzionato, che prima volevano liquidare la Capo d’Anzio per il bilancio in perdita e poi mandavano una comunicazione per cambiare i conti che sono costati la richiesta di rinvio a giudizio per tre ex amministratori, non sappiamo cosa farcene. E attenzione a funzionari che dicevano “i nomi ce li hanno dati loro”, riferendosi alle assunzioni che la politica imponeva nella Camassa. Funzionari che secondo l’inchiesta “Tritone” avrebbero preso tangenti, ma non sono mai stati indagati in tal senso. Misteri delle Procure.

Ecco, gentile commissione, i politici sono decaduti, ma più di qualcuno nella struttura ha prestato il fianco alle richieste di personaggi poco raccomandabili. Per questo serve una virata su tutta la linea. A me è sempre piaciuto chiamarla legalità delle cose quotidiane, sarà già importante ripartire da quella. Non sarà facile, ma già una buona ordinaria amministrazione vorrà dire molto. E si dovrà decidere in fretta su bilancio, Capo d’Anzio, rapporti con la Aet, patrimonio e demanio.

Da ultimo un pensiero per chi – cercando, studiando, incaponendosi a volte – ha provato come me a contrastare malaffare e arroganza. Oggi direbbe di farci “anima e curaggio”, di rimboccarci le maniche e andare avanti anche con la vergogna che proviamo per quello che è successo a questa martoriata città. Vero, Luciano Dell’Aglio?

Delinquenti, fate schifo: Anzio è altro, adesso basta

Non è stato semplicemente un “attacco” al Pd e a Lina Giannino ma alla città e alla sua democrazia. Fosse accaduta la stessa cosa nella sede di un altro partito, userei i medesimi termini. Nella deriva alla quale ci ha abituato la classe politica che da trent’anni guida Anzio non s’era mai assistito a una cosa del genere. Nemmeno negli anni di piombo, qui da noi, qualcuno aveva immaginato di entrare nella sede di un partito, devastarla e fare scritte ingiuriose contro una consigliera comunale. Non era mai accaduto e deve essersene accorto anche il sindaco che stavolta – al contrario delle precedenti – si è sbrigato a spendere due parole ed esprimere solidarietà su quello che non è un atto vandalico come l’ha definito bensì un attentato vero e proprio.

Che arriva all’indomani della trasmissione “Piazza Pulita” che più di qualcuno non ha digerito, guardando al dito (chi ha dato informazioni a Nerazzini, autore della puntata) e non alla luna che sono i fatti narrati lì e prima ancora nell’inchiesta “Tritone” e in tutte quelle ad essa collegate. Sì, perché le tessere del puzzle, per chi sa metterle insieme, portano a Malasuerte ed Evergreen, a Ecocar e agli interessi sulla biogas, alle coop e sempre agli stessi personaggi. Alcuni interpreti principali e altri parte attiva del sottobosco della politica vincente di casa nostra, fatta di favori e promesse, di appalti da assegnare magari sotto soglia, di “squadre volanti”, cooperative, proroghe, amici degli amici. Perché? Semplice: in molti casi tutto questo si tramuta in voto di scambio. E se qualcuno prova a mettere in fila le cose, a chiedere spiegazioni, accedere agli atti, criticare, apriti cielo. Lina era stata già oggetto di pesanti intimidazioni, ma si era provato finora sempre a girarsi dall’altra parte se non a minimizzare.

Il sindaco – in aula consiliare (salvo fuggire davanti alle telecamere) – è solito usare toni minacciosi dei quali abbiamo parlato spesso in questo spazio. Nel suo soliloquio contro tutto e tutti – che sia lì dal ’90 e abbia attraversato prima e seconda repubblica è un dettaglio – dice “se soffre mio figlio soffre pure il tuo”, dà dei “sumari” agli oppositori, promette di “tirare fuori le carte” che stiamo ancora aspettando di presunti ricatti, urla indisturbato e senza che la presidente (sua ex avversaria) senta il dovere di richiamarlo all’ordine. Con un clima del genere nell’aula consiliare, cosa ci si può aspettare che accada? Basta che si senta minacciato uno del sottobosco che ha portato voti e ottenuto qualcosa in cambio, per andare a compiere un atto contro la Giannino che ha osato parlare.

Ecco, c’entrano sicuramente anche ‘ndrangheta e camorra negli affari di questa martoriata città e non da oggi, ma c’è pure l’imbarbarimento e la crescita di una cultura mafiosa. Certi atteggiamenti che dalla “guerra” del centro-destra nel 2013 a oggi sono andati in crescendo, la prevaricazione sistematica, la derisione dell’avversario che si vuole far passare per ironia o scherzo, il “c’avemo i voti”, il coinvolgimento di personaggi poco raccomandabili nell’agone pubblico, hanno portato a tutto ciò e la responsabilità politica è inequivocabile. Adesso è difficile tornare indietro. C’è da sperare solo che non ci scappi il morto. Perché i delinquenti che sono entrati nella sede del Pd sono capaci di tutto. Solo che debbono sapere che questa città è altro, non i loro mezzucci da vigliacchi, e devono farsene una ragione. Troveremo gli anticorpi perduti, perché delinquenti e mafiosi, sottobosco poco raccomandabile, ci fanno schifo. Che qualcuno, sapendo tutto, si è alleato e governi con i protagonisti politici di certe indagini che oggi riemergono è una pericolosa aggravante.

Ps, all’unanime e trasversale solidarietà a Lina Giannino ci è sfuggita (se è così chiediamo scusa) quella dell’Associazione commercianti di Anzio. Forse stavano lavorando.

Grazie Antonietta, faro contro la cultura mafiosa imperante. Altro che “caso” La7

Ho partecipato, purtroppo solo per una parte, all’iniziativa alla quale come molti dei relatori hanno sottolineato era tra noi Maria Antonietta Bonaventura. I tanti presenti, la commozione, gli aneddoti, le immagini e i testi, hanno fatto sì che la professoressa non fosse celebrata, ma appunto in mezzo a noi. L’avevo citata intervenendo alla manifestazione “Il silenzio è mafia” all’indomani dell’operazione “Tritone” sottolineando come ci stesse dicendo tante cose, per avercelo insegnato a scuola, nelle associazioni, nell’impegno civile e politico e con il proprio esempio. La conoscenza contro l’ignoranza, il dialogo contro la prevaricazione, l’ambiente contro villettopoli, la cultura contro l’arroganza, il lavoro contro i soldi facili. L’amore, soprattutto, per il luogo nel quale si vive e per fare in modo di studiarlo e conoscerlo a fondo. Quello per i diritti dei più deboli. Antonietta era lì, insieme alla figlia Silvia e all’amato nipote Gabriele, a dirci di non mollare, a essere ancora un faro in una città pervasa dalla cultura mafiosa che abbiamo visto in tv qualche sera fa.

Sì, cultura mafiosa alla quale dobbiamo continuare a opporci. Perché vedete, ora si sta facendo un “caso” su quanto emerso dalla trasmissione “Piazza pulita” di La7. L’intellighenzia cittadina che è vicina a chi amministra o gli stessi politici che per 30 anni si sono girati dall’altra parte – emblematica la “fuga” del sindaco con la tv – o hanno cooptato personaggi poco raccomandabili facendo metter loro il vestito bello, sono a caccia di chi ha fornito informazioni all’autore della trasmissione. Come se non fossero di dominio pubblico. L’Associazione che dovrebbe tutelare i commercianti ci fa sapere che è tutto a posto e che loro lavorano, mica possono perdere tempo in manifestazioni. Bene, lavorano anche altri, sia chiaro. Alcuni, via social, danno della “spia” se non dell'”infame” a chi ha svolto quel servizio e in chi a livello locale lo avrebbe aiutato. Il problema, allora, diventa il raccontare certe cose e non le nefandezze che erano emerse in “Tritone” (ma prima ancora in altre indagini) ed erano già di dominio pubblico, ma sono state rese note in maniera ancora più evidente in tv. Si guarda al dito, non alla luna. Si cercano presunti colpevoli di aver fatto il loro mestiere, ma non si dice che quanto Piazza Pulita ha solo confermato è una vergogna e che i personaggi pubblici coinvolti (ma non indagati) fingono di non sapere o la buttano in confusione o preferiscono tacere. Eccola, la cultura mafiosa, quella che insieme ad Antonietta dobbiamo continuare a ostacolare in ogni modo. Non sappiamo se il Comune sarà sciolto o meno, c’è una commissione al lavoro e le istituzioni vanno rispettate. Sempre. Sappiamo però che in campagna elettorale nel 2018 c’era chi prometteva posti in cambio di voti e chi gioiva (la ‘ndrangheta) per avere “sbancato il Comune”. Alcuni nodi sono arrivati al pettine, tanti altri restano da approfondire se ci fosse (stato) un investigatore come ebbi modo di sostenere mesi fa.

Sono quei fatti, quelle prevaricazioni, la mancata legalità delle cose quotidiane, urla e minacce in consiglio comunale, ad alimentare una cultura mafiosa ormai imperante. Per questo confidiamo in quello che è stato giustamente definito “il sorriso dolce e severo” di Maria Antonietta. Per continuare a dire che c’è una città diversa.

Infine, un aneddoto: nel dibattito prima del ballottaggio del ’98 – moderato da scrive – l’attuale sindaco provò a dire che la professoressa non poteva fare domande. Mi opposi e lei la fece. Con il passare degli anni ci siamo trovati anche su posizioni diverse, ma non dimenticherò mai che era stata lei stessa – al distretto scolastico, anni prima – a dire a noi studenti che le libertà vanno rispettate se vogliamo mantenerle. Grazie, Antonietta.

I “messaggi”, i silenzi e il proiettile alla Giannino. Non aspettiamo il morto…

Il clima irrespirabile di Anzio è ulteriormente aggravato dal proiettile spedito alla consigliera comunale Lina Giannino. “Messaggio mafioso“, è stato definito da più parti e giustamente. C’è stata una levata di scudi generale, siamo di nuovo sui “desk” delle redazioni nazionali e forse è ora che qualcuno prenda atto di una città fuori controllo. A cominciare da chi la guida, distintosi finora per un imbarazzante silenzio su questa intimidazione.

La consigliera del Pd – che per inciso ha preso il posto di chi scrive nell’assise civica – era stata già oggetto di messaggi intimidatori e purtroppo quello che accade nella maggioranza dove si fa a chi urla e si impone di più alimenta il brodo di coltura degli insofferenti. Di coloro che vedono nella normale azione di chi chiede le carte, prova a opporsi, a cercare spiegazioni, un ostacolo da deridere – se va bene – altrimenti da zittire.

Siamo arrivati a questo e in maggioranza nessuno sembra preoccuparsene. Anzi… E’ successo lo stesso con la vicenda dell’ex assessore Ranucci, conclusa (secondo loro) con le dimissioni e la presa d’atto del sindaco. Sanno bene che non è così. Perché i messaggi che l’ex assessore ha mandato quella sera e nei giorni successivi sono chiarissimi e – come abbiamo provato a spiegare – se ci fosse un investigatore glie ne chiederebbe conto. Che significa che ci sarebbe uno “sciacallo miserabile” che vuole fare l’assessore? Come ha detto in tv senza che il conduttore provasse a chiedere spiegazioni… E che “iniziano i controlli ad Acqualatina“? Come ha scritto sui social. Certo non vorremmo essere al posto di chi avrà la delega all’ambiente o subirà dei controlli. Se poi qualcuno ci spiega cosa vuol dire avere “trattato con la Camassa” glie ne saremo grati.

Ma il problema non è Ranucci, no, conosciamo lui e le sue intemperanze. E’ chi tace, a partire da giovani e inesperti consiglieri che dovrebbero almeno porsi qualche domanda. Della serie “ma dove siamo capitati“? No, va tutto bene. E’ questo che sconvolge, la mancanza di un minimo senso critico, l’accettazione di un sistema del tutti contro tutti nella coalizione che guida la città e dove il primo a fare la voce grossa è il sindaco. Tranne che di fronte allo show di un suo fedelissimo o al proiettile a una rappresentante della massima istituzione cittadina.

Se siamo arrivati a questo punto – è lui stesso ad averlo detto in tv – è per “le vie infinite della politica” che hanno impedito l’arrivo di una commissione d’accesso. Un’onta che è stata evitata ma era forse indispensabile e lo è a maggior ragione adesso. Troppe le presenze criminali, palesi certi rapporti con la politica.

E’ ora di intervenire, dunque, non aspettiamo che ci scappi il morto.

Ps, per chi vuole lunedì 23 novembre alle 12 ritroviamoci a Villa Sarsina. Lo so che è orario di lavoro, rischiamo di essere pochi e che c’è il Covid…. Ma diamolo un segnale, indossiamo la mascherina e ritroviamoci per esprimere solidarietà a Lina e dire basta a questo stato di cose.

Fu proposta “assessore” ad Anzio, arrestata per mafia

Aggiornamento del 5 giugno: a “proporre” assessore ad Anzio una esponente della famiglia Fragalà è stato un esponente Pd di Pomezia, nel frattempo espulso dal partito. E’ ancora più grave, perché qui amministrava il centro-destra e conferma purtroppo la “trasversalità” di certi rapporti nel “sistema Anzio“. Che squallore….

Di seguito quello che scrivevo ieri.

Assessore ad Anzio, per fortuna, non c’è mai diventata e va dato atto a chi ha detto “no, grazie“. Ma il fatto che qualcuno vicino al clan Fragalà, sgominato oggi dai Carabinieri sia arrivato a proporla deve comunque rappresentare un campanello d’allarme.

E continuare a ripetere che poco interessano le vicende penali, è la politica a dover prendere distanze nette da certa gente. Astrid Fragalà, così si racconta in una intercettazione, venne “sponsorizzata” per fare l’assessore ad Anzio “tu sei stata in lista per fare l’assessore ad Anzio (…) ma là , tu
quello che sei qui è una cosa, a … a quaranta chilometri … non c’è il collegamento!
“, si legge nelle carte dell’inchiesta. La conversazione risale al 2015 e non è escluso che l’interlocutore possa aver millantato.

Ma ormai non c’è vicenda giudiziaria che non arrivi ad Anzio, da Mafia Capitale (Buzzi disse di aver “buttato 150.000 euro” ad Anzio, non sappiamo per cosa o chi) alla nostrana Malasuerte che coinvolge pesantemente la politica, passando per le vicende Ecocar di Cassino e fino alle proroghe degli appalti per il verde o alle minacce per un cambio di azienda (sempre per il verde), da Evergreen a Velletri a Touchdown a Latina, arrivando fino agli omissis dei pentiti del clan Di Silvio che raccontano dei loro legami con esponenti di camorra e ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno.

Bene chi ha detto “no” a quell’assessore, ma continuare a negare l’evidenza di certi rapporti è un errore clamoroso.