Ex assessore e dirigente condannati, tre aspetti per una riflessione

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La condanna dell’ex assessore Italo Colarieti, della dirigente Angela Santaniello e del presidente della cooperativa Raimbow Augusto De Berardinis è un altro evento mai accaduto prima in questa città. Non è una sentenza definitiva, ma dobbiamo prenderne atto. Per fare un ragionamento che ha tre aspetti da valutare: quello umano, quello giudiziario e quello politico.

Dal punto di vista umano nessuno può comprendere quanto chi scrive cosa si provi per una condanna. Soprattutto quando la si ritiene ingiusta, come immagino la avvertano le persone destinatarie della sentenza di ieri.

L’aspetto giudiziario. Le prove, è noto, si formano nel processo. Ritenevo dalle ordinanze di custodia e dal dibattimento – e confermo adesso – che ce ne fossero poche, ma il Tribunale l’ha pensata diversamente. Del resto io faccio un altro lavoro. Le sentenze si rispettano, ci mancherebbe altro, e qui va detto che l’impianto accusatorio del pubblico ministero Giuseppe Travaglini ha retto. Ne dobbiamo dedurre che realmente gli uffici “piegavano” la loro attività alle volontà dell’assessore, il quale – di fatto – attraverso le proroghe si garantiva non solo un ritorno nell’uso dell’auto della Raimbow, ma anche un supporto dai soci della stessa Raimbow alla Francescana dov’era – sia pure formalmente compatibile – controllore e controllato. Si deve aggiungere, inoltre, che parliamo di un piccolo appalto e di ben poca utilità per l’assessore, mentre sfuggiva e sfugge l’utilità avuta dalla dirigente. Al punto che la Cassazione, annullando l’ordinanza di custodia, aveva escluso proprio la corruzione. Ma tant’è.

Quello che resta incomprensibile, a fronte della condanna, sono i 7 mesi di arresti domiciliari. Di fatto una pena comminata ieri e sospesa, ma scontata preventivamente. Comprensibile ogni esigenza cautelare, ma come allora si ripete: era necessario? Non c’erano provvedimenti alternativi per evitare il pericolo di reiterazione del reato?

Altra cosa che va sottolineata, diretta ai tanti giuristi da bar, è che non si può dire che andassero “salvati” dal Tribunale – che è terzo, ne resto convinto – il pubblico ministero e il giudice delle indagini preliminari che avevano adottato i precedenti provvedimenti. L’assoluzione non sarebbe stata la prima né l’ultima nei confronti di chi era stato arrestato e sottoposto a misure cautelari. Oggi saremmo qui a gridare di malagiustizia e a chiedere conto al pubblico ministero. Non credo, quindi, ad alcun “salvataggio” e a maggior ragione è necessario attendere le motivazioni della sentenza.

L’aspetto politico, allora, la responsabilità del sindaco di aver chiuso gli occhi di fronte all’attività “parallela” che Italo Colarieti svolgeva da assessore ai servizi sociali. Al solito Bruschini “non sa”, ma era evidente che intorno alla Francescana – non a caso oggi ancora agli onori della cronaca – ruotasse altro. E’ anche nelle carte del processo concluso ieri e, temo, quella è solo la punta dell’iceberg. Poteva dare a Colarieti un’altra delega, invece ha avallato – girandosi dall’altra parte – tutto ciò che accadeva.

Poi c’è la responsabilità di aver nuovamente dato alla Santaniello, al rientro dai domiciliari, il ruolo che aveva. Chi scrive è garantista assoluto, ma ragioni di opportunità avrebbero suggerito di dar corso a un’alternanza. A tutela della dirigente, non a caso di nuovo nel fuoco di fila delle polemiche e per la Francescana e per le mense e per la vicenda dell’hotel Succi dove, neanche a dirlo, ritroviamo Colarieti. Non era il caso, ma il sindaco ha scelto di andare avanti in quel senso.

Responsabilità che parte da prima: portando ad Anzio senza concorso la Santaniello e il dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa, li ha fatti “transitare” nei ruoli. Sono dipendenti del Comune per sempre, salvo trovino altro impiego. Logica avrebbe voluto che fossero legati al suo mandato. Perché trattandosi di scelte imposte dalla politica, è più corretto che ci si assuma la responsabilità solo per il periodo della propria gestione. Invece chiunque arriverà dopo Bruschini, si troverà due casi probabilmente ancora aperti. La Santaniello per questa vicenda, Schioppa che è dirigente ma non lo fa per la condanna a Ravenna e nel frattempo si è rivolto al giudice del lavoro.

Ultima considerazione: per la prima volta ad Anzio vengono condannati un ex amministratore e “la migliore dirigente che ho” – parole del sindaco nell’aula del Tribunale di Velletri. Ripeto: la condanna è di primo grado, la sentenza non è definitiva, ma il sindaco, la maggioranza, la classe politica che ha portato a questo (nel sostanziale silenzio dell’opposizione) una riflessione vuole farla o no?

L’ordinanza che non c’è, quelle da eseguire

ordinanzabianca Aggiornamento del 31 ottobre: quello che leggete sotto era vero fino a ieri, l’ordinanza 91 è stata pubblicata e riguarda la raccolta e smaltimento dei rifiuti.

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La trasparenza, è noto, al Comune di Anzio è un optional. Come il rispetto delle ordinanze. Quella dell’hotel Succi, per esempio, è rimasta lettera morta e del resto non aveva nemmeno termini perentori. Della serie che era necessario provvedere e che se questo non fosse avvenuto il Comune avrebbe provveduto “in danno”. Figuriamoci… Il Comune che interviene in una struttura che di fatto è di un suo consigliere di maggioranza. Fra l’altro di una lista, l’Enea di Patrizio Placidi, particolarmente “battagliera” e destinata a mantenere gli equilibri della maggioranza stessa.

Diverso il discorso per la Francescana (che si chiude oggi, ma dal 2012 era in queste condizioni con la dirigente che non interveniva e anzi diceva che “nulla osta”) dove il mese di tempo si appresta a scadere. Allora c’era l’assessore ai servizi sociali Italo Colarieti a dirigere la struttura, figuriamoci se si poteva chiudere. Adesso vedremo. Così come verificheremo se l’opposizione si pone almeno un problema di coscienza e prova a farsi spiegare cosa è successo, in entrambi i casi. A porre la questione al Pd affinché il direttivo prenda una posizione è il gruppo Adesso per Anzio. Meglio tardi che mai

Intanto, a proposito di trasparenza, non sappiamo qual è il contenuto dell’ordinanza 91. Sull’albo pretorio on line è comparsa oggi, ma dell’allegato non c’è traccia. Non ne conosciamo, quindi, il contenuto. Alla faccia dell’accessibilità totale…

La riorganizzazione del Comune, la “guerra” di potere. Altro che burocrazia zero

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E’ noto che a pensar male si fa peccato, anche se spesso ci si indovina. E se avesse ragione Paride Tulli? Il segretario del Psdi parla di una spartizione politica, l’ennesima “mediazione” in una maggioranza a dir poco litigiosa e nella quale tutti pretendono. Parliamo della riorganizzazione del Comune di Anzio, forse l’unico dei punti del programma di Bruschini realizzato. Era scritto che avremmo avuto “burocrazia zero (…) anche attraverso una concreta riorganizzazione degli uffici e servizi del Comune. Eccola. Da consigliere comunale di maggioranza l’attuale vice sindaco Giorgio Zucchini predicava la riduzione dei dirigenti ma ne restano previsti nove in una dotazione organica che è ufficialmente scoperta per 132 posti. Si continuano a inserire sapendo che non si potranno mai assumere, ma tant’è. In realtà la partita che si è giocata è altra e riguarda l’ormai nota “guerra” più o meno dichiarata tra politica e dirigenza, all’interno della dirigenza stessa, quella con il segretario al quale da oggi saranno tolte la gran parte delle deleghe – a dire il vero era per certi versi controllore e controllato, caso non unico in Italia – e quella nella maggioranza. E’ noto che molti consiglieri comunali, per esempio, sono soliti lamentarsi perché il dirigente X o Y non li fa “lavorare”. Tradotto non acconsente a ciò che vogliono che spesso è al di fuori anche della indicazione politica alla quale chi lavora in Comune dovrebbe stare.

Quello che emerge è ancora altro. Se si prevede una nuova “area” serve anche un dirigente e con la delibera immediatamente esecutiva non c’è. Nell’atto è scritto che va prevista l’assunzione ma sembra che l’amministrazione se ne guardi bene. In ogni modo, assunzione o meno, nel frattempo ciò che è previsto nell’area amministrativa sarà “diviso” tra gli attuali dirigenti. Franco Pusceddu a interim dovrebbe occuparsi di affari generali, contenzioso, risorse umane, al segretario generale resterebbe la segreteria tecnica del sindaco – dove spunta addirittura un servizio Anzio Film (!?), mentre per la prima volta nella storia della città turismo, spettacolo e sport – quella che un tempo era la quarta ripartizione – con l’aggiunta dell’ufficio Europa, passa alle dipendenze dell’ambiente ovvero di Walter Dell’Accio che a quanto sembra sovrintenderà anche i servizi demografici. Saremo stati facili profeti? Era il 24 aprile, magari si può rileggere quello che si sapeva già allora….

Senza contare che finora l’intera macchina amministrativa non ha brillato o, almeno, è stata pesantemente messa sotto accusa dalla relazione della Ragioneria generale dello Stato, dalla Corte dei Conti e per altri aspetti – relativi all’ambiente – è sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica. Ovviamente tutti innocenti fino a prova del contrario, diciamo che queste vicende dovrebbero almeno sollevare qualche dubbio.

Altra cosa che emerge dalla delibera è che il segretario generale – che secondo il regolamento di uffici e servizi pure qualcosa conta nell’organizzazione…. – non è stato messo al corrente del nuovo disegno se non “brevi manu” dal sindaco. E non solo Savarino ignorava, anche il resto della dirigenza stando a quello che si apprende in Comune.

Cosa sia successo oggi, quando la delibera immediatamente esecutiva è entrata in vigore, lo ignoriamo. Il sindaco, Placidi e Zucchini che sarebbero gli ispiratori della nuova organizzazione avranno deciso a tavolino il da farsi. Chissà se i decreti con l’assegnazione delle deleghe saranno resi noti sul sito del Comune che notoriamente non rispetta le norme sulla trasparenza.

A proposito di sito: è indicato in home page l’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) obbligatorio per legge. Non c’è nulla oltre quella indicazione, né un telefono e tanto meno una mail. Forse anche per questo sulla dotazione organica non c’è traccia di quell’ufficio. Troviamo, invece, il Suap – lo sportello unico delle attività produttive – che doveva essere on line da tempo ma resta ancora una “casella” sul disegno organizzativo. Una domanda finale: quanto la riorganizzazione aiuterà i cittadini in direzione della “burocrazia zero” e quanto, invece, è servita semplicemente per gli ennesimi giochi di potere? 

ps Il sindaco ha dato seguito all’accusa contro i dirigenti e all’annuncio che avrebbe chiamato i Carabinieri dati ritardi e inefficienze? Se sì che risultati ha prodotto? Se no, perché? Visto che dall’opposizione nessuno ha sentito il dovere di chiederlo, lo facciamo da qui…

Trasparenza, la corsa a pubblicare dopo il richiamo del segretario

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Spuntano determine di mesi fa, atti che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti. Il sito del Comune di Anzio è stato fuori legge per un lungo periodo, continua a esserlo per alcuni aspetti – qualcuno ha notizie del Suap on line? – ma almeno qualcosa si muove.

E’ servita una lettera del segretario generale Pompeo Savarino, nominato mesi fa responsabile della trasparenza – anche se per logica lo era già  – che ha richiamato gli uffici a pubblicare tutto. Pena l’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste. Fino a 3.000 euro. E’ un passo avanti, ma al tempo stesso la conferma che sul sito – per mesi – non è stato pubblicato il dovuto. Sembra, ma va verificato, che mancassero delle password o che nessuno sia mai andato a prendersele. In Comune, è noto, esistono tante verità quanti sono gli interpreti delle vicende.

Quando si diceva che non era in regola, non rispettava le norme, quando invano si facevano commissioni – a una il segretario nemmeno si presentò, ma il presidente della commissione trasparenza si guardò bene dal “richiamarlo” e anzi fece un’interrogazione “comprendendo” le difficoltà degli uffici – il sito era una presa in giro. Oggi lo è meno, però abbiamo almeno un numero di pubblicazioni maggiori. Poi alcune cose restano incomprensibili con passaggi a vuoto che non portano a nulla, mancano ancora – troppo spesso – gli allegati delle delibere e determine quando nell’atto sono indicati come “parte integrante”, ci sono sezioni presenti ma che non corrispondono a uffici. E’ clamoroso l’esempio dell’Urp che esiste solo sul sito per rispettare uno dei parametri previsti ma non ha riscontro in Comune.

Ci si adegua, comunque. Da qui a essere 3.0 ce ne corre, ma almeno qualcosa si muove.

Trasparenza ritardata e preventivi in anticipo. Lo strano caso del Falasche

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Il singolare concetto di trasparenza del Comune di Anzio porta a pubblicare, oggi, una determinazione del 25 febbraio scorso. E a far scoprire un caso ancora più singolare… Nell’atto del responsabile dell’ufficio patrimonio, infatti, si legge che a seguito di “segnalazione da parte di G.S.D Falasche, acquisita al protocollo generale 8328 del 21/02/2014, (comprensiva di foto), in cui si sollecita un intervento di ristrutturazione, evidenziando la stato precario igienico-sanitario degli spogliatoi del “Centro sportivo comunale Villa Claudia”, pericolosi per gli atleti e bambini che frequentano il centro”. Centro da anni in gestione alla stessa società sportiva della quale, da sempre, è punto di riferimento nonché ex presidente l’assessore ai lavori pubblici Alberto Alessandroni. Gestione che prevede a carico delle società la manutenzione ordinaria, mentre il Comune interviene in occasioni straordinarie. E’ così per tutti gli impianti. Ebbene il responsabile – quattro giorni dopo la richiesta – afferma che c’è “la necessità, di procedere alla ristrutturazione dei suddetti spogliatoi, poiché attualmente hanno indotto la società sportiva a sospendere tutte le attività ludiche-sportive

Qualcuno ricorda che ci sia stata una sospensione? A memoria no, né la cosa è stata riportata dalle cronache locali… Se il Falasche e il Comune ci dimostrano il contrario siamo pronti a prenderne atto. Diversamente è una bugia, necessaria forse a far accelerare il procedimento.

Quello che balza agli occhi, però, è ancora altro. La richiesta della società risulta presentata il 21 febbraio 2014 e si cita tanto di protocollo, ma nella determina si legge che “per l’esecuzione dei suindicati lavori, è stato richiesto apposito preventivo”. Giusto. Ebbene i preventivi di tre ditte risultano protocollati in rigoroso ordine (57021, 22 e 23) tutti il 23 dicembre del 2013.

Sarà un errore? Chissà. Perché diversamente è a dir poco bizzarro che il Comune chieda preventivi prima ancora che la società faccia domanda. A meno che in Comune – dimostrando un’efficienza che non si riscontra in altri casi – si siano mossi prima ancora che la società presentasse domanda. Allora perché citare quella richiesta?

Pensiamo di conoscere la risposta, purtroppo: poche decine di migliaia di euro (29.111), un lavoro per il calcio, i bambini, il “sociale” che fa sempre effetto, che vai a cercare? E poi l’assessore non è più presidente, anche se a maggio 2014 compare sulla pagina facebook del Falasche una pubblicità elettorale per le europee con il suo volto.

Allora soffermiamoci anche su altro: questa trasparenza a scoppio ritardato, con la pubblicazione di documenti che avviene addirittura otto mesi dopo, conferma quale sia il concetto di “accessibilità totale” che hanno all’interno dell’Ente e che di 3.0 non c’è nemmeno l’ombra. L’auspicio è che segretario generale e presidente della commissione trasparenza, nell’esercizio del loro ruolo, trovino il modo di capire cosa è successo realmente. Con l’atto dove le date non combaciano e la pubblicazione post datata.

Francescana, notizie, trasparenza e l’hotel rimasto aperto….

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La sinfonia è sempre la stessa: “Chi ve l’ha detto?” o “Come fate a scrivere che...”. Chiunque, sorpreso dalle notizie che lo riguardano, crede a chissà quale disegno ci sia dietro. E non si chiede mai se quanto riportato dalla stampa sia vero o meno.

L’ultimo caso è quello della Francescana e ripropone più che il problema della pubblicazione delle notizie, quello della trasparenza al Comune di Anzio. L’ordinanza è stata inviata a più organismi e i giornalisti possono averlo saputo in mille modi, è noto che le fonti sono riservate, mentre sul sito ufficiale del Comune ancora non compare.

I cittadini, quindi, non possono ancora sapere direttamente perché si è proceduto, oggi, con la chiusura, quando fino a qualche tempo fa si diceva “nulla osta”, prima che l’atteggiamento cambiasse.

Poi ci si può anche dilettare per comprendere se il problema è chi scrive e cosa o quello che succede realmente, ma è esercizio per dietrologi di professione.

Qui il problema è diverso e riguarda – ancora una volta – la trasparenza. Si apprende dal servizio pubblicato sul Messaggero, inoltre, che il Comune ovvero la dirigente dell’area che si occupa di questa materia ha chiesto… al Comune se è stata ottemperata o meno l’ordinanza relativa all’hotel Succi, dove pure c’erano degli anziani. I quali lì sono rimasti, perché sempre al Comune hanno finto di non sapere che l’albergo continuava a funzionare. Bastava passare lì di fronte.

E pensare che al sindaco era “sfuggita” la richiesta della Asl di chiudere la struttura a dicembre 2013, aveva provveduto solo sei mesi dopo e a seguito di un altro sopralluogo dell’azienda sanitaria. Ha firmato l’ordinanza e poi è rimasta disattesa. Una omissione palese: fatta da chi? E perché? Giova ricordare che l’hotel è di un consigliere comunale e l’attività con gli anziani la svolge l’ex assessore ai servizi sociali, in precedenza direttore generale alla stessa Francescana mentre aveva l’incarico in giunta. Tra i due esponenti politici, per la verità, sembra che di recente non corra buon sangue.

Dallo stesso servizio apprendiamo dei problemi anche a Villa delle Camelie, a conferma del fatto che intorno agli anziani si continuano a fare affari in strutture che proprio a norma non sono

Ordinanza alla Francescana, che tristezza ma quante stranezze

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Un dispiacere enorme e il pensiero che corre a padre Vincenzo Vendetti, il parroco di Anzio che intuì la necessità di una casa di riposo e che adesso si starà rivoltando nella tomba. L’ordinanza di chiusura della Francescana è l’epilogo di una vicenda gestita male dal Comune e sulla quale si sono susseguite mire affaristiche e di potere. Senza contare la copiosa corrispondenza nella quale – siamo al 2012 – la Asl chiedeva lumi e chi oggi chiude la struttura diceva che “nulla osta” a che si andasse avanti.

Proviamo a ricapitolare, a capire perché dietro quella che un tempo era l’avveniristica casa di riposo siamo arrivati fino a oggi. Quando la Provincia dei frati minori conventuali ha deciso di cedere dal Comune hanno taciuto. Dimenticando che se quella struttura è stata realizzate è anche grazie a finanziamenti del Comune stesso, alla fine degli anni ’60, oltre che al superamento di un vincolo di uso civico che gravava sull’area. Di più, quando i frati hanno deciso di proporre usucapione il Comune ha scelto di non difendersi, arrivando a stupire persino il giudice che scrive la sentenza.

Poi i sacerdoti hanno deciso di lasciare e la struttura era prossima ad assere acquisita dalla famiglia Bruschini che gestisce già la “Teresiana”. Un passaggio che gli stessi frati, nel corso del loro “capitolo”, giudicano positivo in quanto la continuità è garantita con un’azienda di Anzio. Qualcosa succede e dalla “Teresiana” si passa alla fondazione “Omnia”, qualcosa a che fare con la Romania, sede nel viterbese. Fondazione che come primo atto licenzia le dipendenti, la scusa sono corsi “oss” sui quali si fa a scaricabarile, anche qui nel silenzio del Comune.

Il “regista” dell’operazione, del resto, è l’allora assessore ai servizi sociali Italo Colarieti che ha lasciato la clinica   Villa dei Pini e punta a realizzare nella vicina casa di riposo una moderna struttura socio-sanitaria specializzata negli anziani. Omnia lascia dopo un anno e arriva l’Upf medical center, Colarieti è direttore generale e formalmente compatibile ma di fatto in evidente conflitto di interesse. E’ lui, per esempio, a firmare un verbale di contestazione dei vigili urbani…

Nei “passaggi” di gestione andrebbe rifatta l’autorizzazione sanitaria ma in Comune preferiscono soprassedere, né si preoccupano dell’incompatibilità – sia pure di semplice opportunità – almeno fino a quando l’assessore finisce agli arresti. La Francescana c’entra perché secondo l’accusa la stessa cooperativa che lavora sui pulmini del Comune con proroghe su proroghe svolge, gratis, lavori nella casa di riposo. Cambia solo il nome della coop, i soggetti sono sempre gli stessi. La Procura si ferma lì, ma stando a quanto a più riprese scrive Controcorrente volendo c’era qualcosa da approfondire. Prima degli arresti, comunque,  la Asl scrive a più riprese sulla situazione della struttura, ma dal Comune ribadiscono che “nulla osta”.

La gestione della Francescana passa alla moglie di Colarieti, il quale anche per vicende personali, non vi metterà più piede.  I controlli continuano e si arriva all’ordinanza odierna. E la storia ci porta poco lontano, a un’ordinanza che risulta ancora non eseguita. Quella nei confronti dell’hotel Succi – che tristezza, anche lì, uno dei migliori alberghi del litorale fino a qualche anno fa – dove in una parte destinata ad albergo per anziani ci sono degli ospiti di un’azienda messa in piedi, ancora una volta, da Colarieti. In questo caso in una struttura di fatto del consigliere comunale Umberto Succi.

Possibile che dove ci sono interessi dei politici di mezzo, assolutamente legittimi, debba finire così? Sembra proprio di sì, anche se ancora su Controcorrente, quello di oggi, scopriamo che Colarieti ha addirittura denunciato Succi.

In queste storie di carte bollate e anziani, strutture che dovrebbero chiudere e restano aperte – come nel caso di Succi – case di riposo delle quali si ordina la chiusura (qui sarà eseguita?),  c’è un comune denominatore: la politica che cerca di sfruttare il potere per un business tanto lecito, se fatto nel rispetto delle regole, quanto redditizio come quello degli anziani.

Nel caso di padre Vincenzo per la Francescana doveva essere l’esatto contrario, ma sono passati decenni, è cambiato il mondo, e soprattutto prima De Angelis non s’è opposto all’usucapione e poi Bruschini non ha avuto nulla da dire sui vari “passaggi”. Le conseguenze le vediamo.

Porto, come nulla fosse. E la confusione continua

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Sorprendono le dichiarazioni del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’arpino, che come se nulla fosse accaduto in questi giorni continua a parlare del nuovo porto. Il presidente è persona intelligente, ha amministrato, sa bene che nulla è come prima dopo due fatti. Il primo è relativo alle dichiarazioni del sindaco in Consiglio comunale e alla sostanziale sconfessione di quanto fatto finora da D’Arpino e dall’amministratore delegato, Enrico Aliotti. L’idea di un porto “a pezzi” – usiamo le parole del sindaco che è anche azionista di maggioranza – non va più bene. Si farà una nuova gara per la realizzazione dell’intero progetto. Siccome è difficile immaginare che D’Arpino e Aliotti – il primo indicato dal Comune, il secondo da Marinedi ovvero Renato Marconi – abbiano agito senza sentire i rispettivi proprietari delle quote, è evidente che ormai il sindaco la pensa in maniera diversa dal “suo” presidente.

Il secondo – e D’Arpino nell’intervista se la cava come il sindaco, cioè dicendo di non sapere – è che l’1 ottobre non è successo nulla di quanto la Capo d’Anzio con logo Marina di Anzio ha scritto ai concessionari. Nessuno si è spostato (parliamo degli ormeggiatori) e pochi hanno firmato. Anzi, più di qualcuno si è rivolto a un legale.

Attuare certi processi non è semplice, ma chiaramente qualcosa – l’ennesima – non quadra in ciò che è stato messo in piedi.

In tutto ciò nessun cenno alle tensioni della riunione con gli ormeggiatori in Comune, tanto meno alle vicende che restano aperte sul piano finanziario dell’opera o sulla “virata” del sindaco. A meno che, procedendo come si fa ormai da anni per tentativi ed errori, D’Arpino non sapesse delle intenzioni di Bruschini e avalli, oggi, la sua posizione.

La confusione continua.

Bilancio, qualcuno dice bugie. Basta con il gioco delle parti

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L’intramontabile Luigi Pirandello ci insegna che esistono tante verità quanti sono coloro che credono di possederla. E ci illumina anche con il suo “gioco delle parti”. E’ un po’ quello che sta avvenendo con il bilancio del Comune di Anzio, a seguito del consiglio comunale dell’1 agosto.

Il prefetto di Roma dopo aver chiesto al sindaco chiarimenti ha inviato ai nove consiglieri comunali che dopo quella seduta burrascosa, iniziata oltre i termini e con palesi violazioni di leggi e regolamenti, che si erano rivolti a lui, le risposte dello stesso sindaco e degli uffici. Erano partiti alla volta dell’ufficio territoriale del governo i consiglieri del Pd, di Fratelli d’Italia, delle liste di Candido De Angelis e del Movimento 5 stelle. Gli stessi – Gatti escluso – che avevano tenuto il consiglio “ombra” denunciando le violazioni e affermando lì, quindi mettendo nero su bianco al Prefetto, la mancata notifica da parte dell’amministrazione. E’ scritto testualmente che: non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. Oltre questo veniva contestata la riunione iniziata in ritardo e l’emendamento sui rifiuti fatto in consiglio, senza parere dei revisori dei conti.

Cosa ha affermato, invece, il sindaco Luciano Bruschini rispondendo al Prefetto con il supporto degli uffici? In primo luogo che il ritardo di 8 minuti – ma a risentire la registrazione il presidente Sergio Borrelli parla di 15 – è stato causato dal fatto che la sala è stata occupata. Anzi alla “situazione di estremo disordine all’interno dell’aula da parte del pubblico presente” e che è dovuta intervenire la forza pubblica “vista l’occupazione della sala”. Siamo seri. L’occupazione è avvenuta dopo. Questo – Pirandello o meno – è un falso evidente. Né si può spiegare, come ha fatto lo stesso sindaco, che i consiglieri assenti erano “nella stanza adiacente alla sala consiliare”. Non ci prendiamo in giro, al momento dell’appello si deve essere in aula.

Ma questi sono problemi marginali, la questione è altra e coinvolge a questo punto l’intero consiglio comunale e chi sta eventualmente barando anche negli uffici. Il motivo è semplice, il prefetto fa sapere che sulla mancata notifica è stato risposto che “L’avvenuto deposito dei documenti contabili è stato notificato in data 9 luglio 2014 come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Fermi: qualcuno sta dicendo una bugia. O i nove che si sono rivolti al Prefetto – e sarebbe grave – o il sindaco rispondendo allo stesso rappresentante del governo, cosa di una gravità inaudita. Perché qui non siamo in presenza di ciascuno che può declinare la sua verità, qui o le notifiche ci sono oppure siamo di fronte a un clamoroso falso. Esisterà, ce lo auguriamo, un registro e avranno copia o meno della notifica – effettuata dal messo comunale e sulla quale i consiglieri appongono la loro firma – i destinatari. Non si scherza su queste cose. Deve esistere un registro, perché ci basta e ci avanza che sia “sparito” il famoso parere del Ministero dell’Interno sull’allora incompatibilità di Placidi.

Il Comune, sempre rispondendo al prefetto, dice altro ovvero che su quegli atti notificati “è stato specificamente indicato il termine di 8 giorni per la presentazione di emendamenti

Delle due l’una, insomma: o le notifiche ci sono e i nove consiglieri di minoranza chiedono scusa e si dimettono oppure non ci sono e il sindaco deve andarsene a casa insieme alla sua maggioranza. Non ci sono mezze misure. Questa città sulle connivenze, i giochi delle parti, l’opposizione di lotta e di governo, ha già abbondantemente dato.

Il criterio? Non avere criteri. L’anarchica amministrazione di Anzio

E’ comprensibile che dopo un articolo del genere c’è chi si risenta. Il ruolo della stampa è – piaccia o meno – quello di scrivere, riportare fatti. Sarebbe strano il contrario. Anzi lo è, quando sistematicamente si ritiene un giornale “amico” e uno no, un giornalista bravo e l’altro incapace, solo a seconda di ciò che scrivono di una persona o di una vicenda. Sono passati decenni ormai da quando Giampaolo Pansa, in una lezione universitaria, illustrando il suo “Carte false” invitava noi giovani aspiranti giornalisti a fare i “cani da guardia” del potere… E’ più recente, invece, l’invito dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a tenere “la schiena dritta“. Inviti e appelli, sono il primo a riconoscerlo, che spesso sono caduti nel vuoto. Anzi, sono il primo a non difendere mai i giornalisti per partito preso. Ma premesso il ruolo che ha avuto, ha e continua ad avere chi svolge questo lavoro – a maggior ragione a livello locale – il discorso è un altro. Di più: per sgomberare il campo ritengo – è un modesto parere personale – che gli spettacoli organizzati da Nomeldt – ma anche la serata con la lingua dei segni, quella del volontariato vincenziano – sono stati tra i migliori della “Estate blu”.

Ciò non toglie che nel 2014 si fa ancora fatica a capire come funzioni. Meglio, cosa significhi: “Considerato che sono pervenute numerose proposte spontanee da parte di operatori economici che richiedono di inserire all’interno del cartellone eventi di spettacolo di vario genere (…) tra le varie proposte pervenute in modo spontaneo è stato ritenuto di interesse il progetto...”

Lo troviamo in ogni atto di liquidazione copiato e incollato e dobbiamo dedurre – ma possiamo sbagliare – che ad Anzio arrivino una serie di proposte e che poi qualcuno ritenga quella di Tizio più meritevole di quella di Caio. Sulla base di cosa? E quali sono le proposte scartate? E perché? Va dato atto all’assessore Laura Nolfi di essere stata “sul pezzo” l’estate intera, di avere dato vita a una serie di manifestazioni in grado di accontentare un pubblico variegato. Si deve dedurre che ciò è quello che l’amministrazione vuole.

Sia chiaro: nessuno ha dubbi sul fatto che siano state seguite le procedure di legge, come ci ricorda lo stesso assessore in un lungo comunicato, e si sia lavorato durante l’inverno. Basterebbe sapere – e far sapere ai cittadini, con un manifesto, un annuncio sul sito del Comune 3.0, quello che si vuole – che dal giorno X a quello Y si possono presentare le proposte e che ci sarà chi sceglie sulla base di…

Invece per questo, ma anche per l’assegnazione dei locali pubblici, del patrocinio con simbolo del Comune e di un’altra serie di vicende, il criterio è non avere criteri. Visto mai che un’amministrazione di centrodestra proceda e abbia fatto proprio lo slogan anarchico “è vietato vietare?”