Rifiuti, bene Bruschini. Abbiamo già dato…

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Stavolta il sindaco sa. Meglio tardi che mai, comunque è condivisibile la presa di posizione di Luciano Bruschini in merito all’impianto che si vuole realizzare a due passi dalle sorgenti di Carano, in località Lazzaria a Velletri.

Abbiamo già dato in questo territorio. Ad Anzio si ricorderà il caso Recordati con un risarcimento che non sanerà mai l’area della vecchia discarica, a Sacida. A Nettuno – che confina con la discarica di Borgo Montello – la “Valle d’oro” fa i conti con falde inquinate come certifica l’Arpa Lazio e il fiume Astura è quello che è. Le proprietà delle due discariche – una delle quali partecipata dal Comune di Latina – si rimpallano le responsabilità dell’inquinamento ma intanto la loro attività sulle opere di bonifica è al centro delle indagini della magistratura pontina.

Mettere un impianto a due passi da Carano – dove ci sono le falde che servono l’acquedotto di casa nostra – è semplicemente assurdo.

Al tempo stesso sui rifiuti va fatta una riflessione una volta per tutte: differenziamo, riduciamo (poco), ma continuiamo a dipendere dalle discariche e dai “signori” che le gestiscono. Differenziamo, riduciamo (poco) e non riusciamo a centrare uno che è uno degli obiettivi che farebbero superare gli impianti dove si getta il “tal quale”, procedendo di emergenza in emergenza, proroghe su proroghe, soluzioni provvisorie che diventano definitive. Anzi, consentiamo a chi non ha brillato nelle gestioni delle discariche di andare avanti vita natural durante. In tutto questo spicca il ruolo della Regione. Cambiano le gestioni, la musica resta quella. Dai recenti atti relativi alla Indeco di Borgo Montello, per esempio, emerge che gli uffici affermavano che le garanzie per la bonifica erano a posto, mentre gli indagati telefonandosi tra loro si preoccupavano di non essere in regola con le fidiussioni previste. Ecco, fa bene Bruschini e con lui i sindaci che si sono mossi prima, a cominciare da Antonio Terra ad Aprilia, ma i “signori” dei rifiuti godono ancora di agganci difficili da scardinare, creati spesso da rapporti politici. E’ una constatazione amara, ma purtroppo reale.

La campagna elettorale a costo… zero. Crediamoci, anche se ricordiamo

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Prendeteci pure in giro con le spese elettorali. Raccontateci pure che alle ultime amministrative di Anzio i partiti hanno speso solo 54.914 euro, tanto non succede nulla… Già, perché nel referto sui conti consuntivi delle ultime amministrative la Corte dei Conti alza le mani: “il Collegio ritiene che le irregolarità riscontrate, in quanto generalizzate o quantitativamente prive di gravità offensiva, non siano passibili di sanzioni. Allora accontentiamoci del fatto che “le carenze riscontrate con maggiore frequenza attengono alle informazioni concernenti l’importo globale e la fonte di provenienza delle entrate utilizzate a copertura delle spese dichiarate ed ammissibilie non se ne parli più. Invece no, perché ricordiamo tutti la campagna elettorale. E sappiamo per certo che se formalmente non è stato superato il limite di legge, sono stati spesi più di quei 54.914 euro. Sapete quanto hanno dichiarato, invece, le liste alla Corte dei Conti?

Pdl 155,74 euro, Lista Enea 15.844, Lista Candido De Angelis sindaco 2.300, Sindaco Candido De Angelis 701,8, Realtà nuova 550, La Destra 1.500, Pd 3.328, Bernardone sindaco 2.170, Sel 1.288, Movimento 5 stelle 2.239, Alleanza civica Pollastrini sindaco 3.500, Rifondazione-Verdi-Di Pietro 3.500, Giovanni Garzia sindaco 8.918,49, Patto per Anzio 8.918,49. Hanno dichiarato di non aver speso un euro, invece, le liste Bruschini sindaco, Evoluzione Anzio e Movimento Anzio. Dobbiamo crederci, parliamo delle liste e non dei candidati sindaco o dei singoli consiglieri, ma tutti ricordiamo quella campagna elettorale… Allora? La Corte dei Conti parla di : “lacune e anomalie generalizzatementre le “carenze riscontrate con maggiore frequenza attengono alle informazioni concernenti l’importo globale e la fonte di provenienza delle entrate utilizzate a copertura delle spese dichiarate ed ammissibili. Queste ultime, poi, non sempre sono supportate da esaustiva documentazione probativa. Insomma, non si sa da dove sono entrati i soldi e non ci sono le pezze d’appoggio che giustificano le spese. Ma siccome così hanno fatto tutti – o quasi – pazienza. In ogni modo: “Solo in casi specificatamente indicati di dispone di attestazioni che consentono di escludere con ragionevole certezza l’esistenza di oneri non dichiarati e, per l’effetto, accertare compiutamente il rispetto dei tetti di spesa riferibili alle singole liste.

L’ANALISI

Il Pdl indica 119,8 euro di entrate come “parziale utilizzo dei fondi incassati a titolo di rimborso elettorale della dallo Stato nell’anno 2012” la spesa ha riguardato “stampa, distribuzione e raccolta dei moduli, autentificazione delle firme per la presentazione delle liste elettorali. Secondo il collegio: “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto non contenente l’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo.

La lista Enea, quella di Patrizio Placidi per capirci, non dichiara entrate, mentre le spese riguardano “materiali e mezzi di propaganda – organizzazione di manifestazioni di propaganda – propaganda radio televisiva – spese per il personale impiegato nella campagna elettorale – varie. La documentazione giustificativa risulta “non prodotta. Anche qui “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo. E’ una litania che si ripete.

La lista Candido De Angelis non dichiara entrate, le spese sono per “materiali e mezzi di propagandae la documentazione giustificativa non è prodotta. Siamo alle solite: “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo.

La lista Sindaco Candido De Angelis non dichiara entrate e ha sostenuto solo “spese telefonichema senza documentarle. La formula di valutazione è come sopra

Anche Realtà Nuova non dichiara entrate, le spese sono “telefoniche e automezzima mancano le pezze d’appoggio. Stessa formula nelle valutazioni.

La Destra non dichiara entrate, le spese sono “telefoniche, tipografiche e affitto locali, non c’è la documentazione giustificativa e “ non sono documentate neppure rispetto alla data degli esborsi.

Il Pd non dichiara entrate, le spese sono state per “materiale e mezzi di propaganda – tipografichema finalmente c’è la documentazione giustificativa. Anche qui, però “il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo. La documentazione delle spese è corretta “ anche rispetto alla data degli esborsi.

A indicare entrate per 700 euro è la lista Bernardone sindaco, le spese sono andate per “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – telefonichee c’è la documentazione giustificativa. Anche qui, però, si parla di incompletezza “sebbene le fonti di copertura indicate si presentino documentate”. Ma i conti non quadrano.

Sel non dichiara entrate, le spese riguardano “manifestazioni e propagandae la valutazione è quella degli altri partiti: “il rendiconto si presenta formalmente incompleto.…”

Il Movimento 5 stelle non dichiara entrate, le spese sono per “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi, c’è la documentazione giustificativa ma le spese sono “parzialmente documentate, anche rispetto alla data degli esborsi.

L’alleanza civica Pollastrini sindaco non dichiara entrate, le spese hanno riguardato “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi – certificati penali candidati – pubblicità su stampa, non c’è documentazione giustificativa e la valutazione ricalca le altre.

La coalizione con Rifondazione, Verdi-Di Pietro non dichiara entrate, ha avuto le stesse spese della lista precedente e la stessa valutazione dalla Corte dei Conti.

La lista Giovanni Garzia sindaco non dichiara entrate la spesa è andata in “affitto locali – materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi – pubblicità radio televisiva – sondaggie c’è la documentazione giustificativa. Lo stesso vale per Patto per Anzio e medesime sono le valutazioni e cioè che “il rendiconto si presenta….”

Le liste Bruschini sindaco, Evoluzione Anzio, Fratelli d’Italia e Movimento Anziohanno espressamente dichiarato, senza alcuna formalità di rito, di non aver sostenuto alcuna spesa. Crediamo alle favole, insomma, perché in realtà quella campagna elettorale, i manifesti 6×3, i camper e tutto il resto, ce la ricordiamo tutti.

Porto, Capo d’Anzio al fallimento. Corsa contro il tempo

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La verità viene a galla. A fatica, dovendo passare per visure camerali perché la trasparenza non è di questo Comune e tanto meno della controllata “Capo d’Anzio”, ma alla fine si arriva al risultato. Che è di una semplicità disarmante: la società che deve realizzare il nuovo porto è al fallimento e l’unica strada per non ricapitalizzare o portare i libri in Tribunale è quella di ridurre a meno di un terzo del capitale sociale le perdite nell’esercizio 2014.

Ecco la verità, emerge dal bilancio 2013 pubblicato integralmente nei giorni scorsi sul sito della Camera di commercio ma che – da cittadini “proprietari” del 61% della Capo d’Anzio – dovevamo conoscere molto prima. La società si gioca le ultime carte, “porta a nuovo” la perdita di bilancio accumulata nel 2013 pari a 257.572 euro e arriva a debiti totali per 1 milione 673.762. Ai quali vanno aggiunti quelli dell’esercizio in corso, destinato nelle intenzioni dell’assemblea dei soci al rilancio della Capo d’Anzio.

O al suo fallimento.

E’ tra le carte della nota integrativa, delle relazioni del revisore e del collegio dei sindaci, dal verbale dell’assemblea alla quale il sindaco risulta “in collegamento telefonico” che si capisce ciò che andiamo dicendo e chiedendo da mesi. E’ da quelle che carte che si comprende l’ultimo bluff di Luciano Bruschini in Consiglio comunale, quando dice che Marconi può anche accomodarsi. Lo dice dopo aver preso la concessione totale, è vero, ma dimenticando o forse “non sapendo” quello che è nero su bianco nei verbali e nel bilancio della Capo d’Anzio. Che ha una sola strada se non vuole ricapitalizzare – e il Comune non ha i soldi per farlo – o fallire. Il secondo punto dell’assemblea del 21 luglio è “Deliberazioni ex articolo 2446 codice civile”. Quello che afferma che se hai perdite superiori al capitale sociale o le riduci entro l’anno dopo o ricapitalizzi o chiudi. Il presidente Luigi D’Arpino sceglie, inevitabilmente, la prima strada: “In considerazione dell’avvio imminente delle attività operative susseguenti alla consegna delle aree del 2 luglio 2014 – che consentiranno di conseguire i primi ricavi con l’obiettivo, a fine 2014, di coprire anche parzialmente le perdite anzidette – propone ai soci di rinviare a nuovo la perdita (…) affinché eventualmente gli stessi attivino relativi adempimenti necessari a ridurre a meno di terzo la perdita”.

LE MODALITA’

Il sindaco era al telefono, è vero, e magari la relazione sulla gestione è “tra le tante carte che mi capita di non leggere” – come disse sul parere che confermava l’incompatibilità di Placidi, ma come uscire dal fallimento è scritto lì. La gestione “si è incentrata principalmente nel ripianificare l’intera operazione per trovare percorsi alternativi che consentissero la realizzazione dell’investimento”. Così “con il supporto del nuovo socio Marinedi, si è proceduto a rivedere il progetto complessivo per introdurre una nuova modalità di realizzazione per fai che, riducendo il fabbisogno finanziario iniziale, consenta l’avvio del nuovo porto turistico di Anzio”. La conferma a quello che si sostiene da tempo e che fino a qualche mese fa lo stesso sindaco aveva affermato arriva nelle righe successive: “Il nuovo piano aziendale prevede l’avvio della gestione del bacino attuale, a seguito di un investimento iniziale ridotto alle sole infrastrutture amovibili per consentire l’ormeggio di circa 190 imbarcazioni; con l’avvio delle attività operative, potranno consegnarsi ai prenotatari i primi posti barca destinati a Dolt (il diritto di ormeggio a lungo termine, ndr) incassando i relativi importi e in tal modo finanziando l’avvio della seconda fase”. E cosa prevede questa seconda fase? E’ scritto sempre lì, ma nessuno finora ce lo aveva detto: “Ampliamento del bacino portuale attuale, secondo la configurazione prevista nel progetto definitivo, per ospitare sino a circa 580 posti barca e relativi servizi a terra e a mare. Ultimata la seconda fase, in considerazione anche dell’andamento del mercato e cercando di apportare migliorie tecnologiche e ambientali al progetto, si procederà alla terza fase che prevede il completamento del progetto definitivo”. Questo è nero su bianco, mentre il 30 settembre il sindaco in consiglio comunale ha sconfessato l’assemblea alla quale – sia pure per telefono – era presenta anche lui. Nel capitolo relativo ai fattori di rischio “si ritiene che con l’avvio delle attività operative e i primi incassi che si prospettano nell’esercizio corrente potrà essere superato”. E senza? E se non si va più “a pezzi” come ha detto il sindaco e si torna alla gara? Si fallisce… Perché le previsioni messe a bilancio sono quelle e “gli amministratori ritengono che per effetto della rimodulazione e rilancio dell’iniziativa” si possa superare la crisi. Altrimenti no. E lo si deve – dovrebbe fare – “in base al piano economico finanziario approvato nel dicembre 2013”. Piano che quindi esiste – finalmente ne veniamo a conoscenza – ma del quale i cittadini non sono stati messi al corrente. Nonostante siano “proprietari” del 61%

I REVISORI

La sottoscritta rinnova l’impegno auspicando un’immediata copertura finanziaria mediante apporto finanziario dei soci”. Lo scrive Patrizia Cudoni, revisore legale della società. Si riferisce a quanto aveva già suggerito il collegio sindacale l’anno precedente. Ma dice anche altro, facendo propria la relazione con la nuova modalità di realizzazione, il numero di posti barca previsti e quant’altro: “Su tali iniziative gli amministratori hanno ritenuto opportuno redigere il bilancio nel presupposto della continuità aziendale”. Anche il collegio dei sindaci prende atto della relazione, dei nuovi sviluppi, ritiene che portare a nuovo l’ulteriore perdita sia “conforme al dettato normativo” ma auspica “una immediata copertura mediante ripatrimonializzazione con apporti finanziari dei soci”.

LE CURIOSITA’

Tra i debiti della società a dicembre 2013 ci sono ancora 143.378 euro del progetto “Life” i soldi del quale – è stato ammesso in consiglio comunale – arrivati dall’Unione europea, sono stati spesi per altro. Ci sono, inoltre, debiti verso i componenti del consiglio d’amministrazione per 82.356 euro. Quando Luigi D’Arpino dice che fa il presidente gratis è vero, nel senso che non percepisce il rimborso previsto ma questi è regolarmente iscritto a bilancio per lui come per gli altri che prima o poi dovranno averlo, salvo rinuncia. Non c’è traccia, invece, segno che è stato proposto ma mai attuato del “prestito a titolo fruttuoso” di 200.00 euro che il socio privato aveva fatto mettere a verbale lo scorso anno.

IL QUADRO

E’ forse conoscendo questa situazione e il bilancio che la Banca Popolare del Lazio ha spinto per la nuova fideiussione. Se davvero l’opera fosse pronta a partire e ci fosse qualcuno interessato al nuovo bando annunciato dal sindaco, gli ormai circa 900.000 euro dovuti all’istituto di credito non sarebbero un problema di fronte a più di 100 milioni di investimento. Invece quello che emerge è una sostanziale incertezza e l’assoluta necessità di incassare – i canoni demaniali, gli affitti dei 190 posti, le 25 prenotazioni e tutto il possibile – per ridurre il debito ed evitare di ricapitalizzare (cosa che il Comune non è in grado di fare) o portare i libri in Tribunale. Alla Capo d’Anzio, comunque, sembrano “dimenticare” sia l’accordo di programma sia l’atto d’obbligo con il Comune. E’ altrettanto evidente che la società si è mossa, anche con le lettere ai concessionari, la ricerca di personale, i bandi, sulla base di quel pianto. Ne deriva che quanto ha affermato Bruschini in consiglio comunale non solo è una clamorosa inversione di tendenza o “strategia” precisa rispetto a quanto sostenuto prima, ma è a dir poco difficile da realizzare. Forse il socio – in quanto a strategia – è stato più lesto del primo cittadino, al punto di far mettere nero su bianco quali erano le novità della Capo d’Anzio “con il supporto di Marinedi”.

Siccome il sindaco spesso “non sa”, sono a sua disposizione bilancio e relazioni che comunque dovrebbe avere, a meno che in Comune abbiano fatto qualche brutta fine. L’invito è a rileggere in particolare le pagine 16, 18 e 24.

Porto, come nulla fosse. E la confusione continua

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Sorprendono le dichiarazioni del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’arpino, che come se nulla fosse accaduto in questi giorni continua a parlare del nuovo porto. Il presidente è persona intelligente, ha amministrato, sa bene che nulla è come prima dopo due fatti. Il primo è relativo alle dichiarazioni del sindaco in Consiglio comunale e alla sostanziale sconfessione di quanto fatto finora da D’Arpino e dall’amministratore delegato, Enrico Aliotti. L’idea di un porto “a pezzi” – usiamo le parole del sindaco che è anche azionista di maggioranza – non va più bene. Si farà una nuova gara per la realizzazione dell’intero progetto. Siccome è difficile immaginare che D’Arpino e Aliotti – il primo indicato dal Comune, il secondo da Marinedi ovvero Renato Marconi – abbiano agito senza sentire i rispettivi proprietari delle quote, è evidente che ormai il sindaco la pensa in maniera diversa dal “suo” presidente.

Il secondo – e D’Arpino nell’intervista se la cava come il sindaco, cioè dicendo di non sapere – è che l’1 ottobre non è successo nulla di quanto la Capo d’Anzio con logo Marina di Anzio ha scritto ai concessionari. Nessuno si è spostato (parliamo degli ormeggiatori) e pochi hanno firmato. Anzi, più di qualcuno si è rivolto a un legale.

Attuare certi processi non è semplice, ma chiaramente qualcosa – l’ennesima – non quadra in ciò che è stato messo in piedi.

In tutto ciò nessun cenno alle tensioni della riunione con gli ormeggiatori in Comune, tanto meno alle vicende che restano aperte sul piano finanziario dell’opera o sulla “virata” del sindaco. A meno che, procedendo come si fa ormai da anni per tentativi ed errori, D’Arpino non sapesse delle intenzioni di Bruschini e avalli, oggi, la sua posizione.

La confusione continua.

Bilancio e nota al Prefetto, la figuraccia dell’opposizione

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Se vieni a reclama’, ne tenghi da sape’ più de me…” Sia consentito l’uso dell’idioma nettunese per ricordare l’episodio – ormai tanti anni fa – di un arbitro di baseball che durante il corso per allenatori ci spiegava che prima di entrare in campo e contestare una decisione, era necessario sapere di cosa si stesse parlando. Come e meglio di lui.

Un episodio singolare per sottolineare, invece, una vicenda molto grave alla luce di quanto emerge nella documentazione che il Comune di Anzio ha spedito al Prefetto di Roma a seguito dell’esposto presentato dall’opposizione e della lunga lettera con la quale si chiede l’intervento del rappresentante del governo. Non una contestazione in una partita di baseball, insomma, ma nero su bianco una richiesta formale perché ci sono state delle violazioni. Tra le prime segnalate dai nove consiglieri d’opposizione nella relazione inviata al Prefetto quella che “non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. La notifica, invece, c’è. E’ del 9 luglio e il messo comunale che si è recato personalmente a consegnare la lettera con la quale si dava notizia ai consiglieri dell’avvenuto deposito dei documenti e del termine del 17 luglio per presentare gli emendamenti in molti casi ha scritto di averla data al “medesimo”. Cioè proprio al consigliere comunale. Con tanto di firma dei destinatari per ricevuta. Questo il sindaco lo ha scritto rispondendo al Prefetto affermando che tutto era avvenuto per tempo “come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Siccome era chiaro che o i consiglieri di opposizione o il sindaco stavano dicendo una cosa non vera, oggi si è in grado di dimostrare che agli atti del Comune risultano le notifiche. Di conseguenza chi ha spedito al Prefetto la lettera sostenendo di non aver ricevuto la notifica ha fatto una figuraccia. E deve almeno chiedere scusa, se non addirittura lasciare. Perché su queste cose non si scherza. Perché pazienza un’opposizione che fatica a proporre, ma una che nemmeno controlla gli atti che riceve è francamente troppo. A meno di un clamoroso falso che va immediatamente denunciato dai consiglieri di opposizione e cioè di notifiche “inventate”. Lo ripetiamo da giorni, su questa vicenda qualcuno stava raccontando una bugia. La lettera spedita e recapitata il 9 luglio dice che l’opposizione ha coinvolto il rappresentante del governo in provincia e ha fatto presentare un’interrogazione parlamentare, partendo da un presupposto non vero. Poi c’è tutto il resto rispetto al bilancio fallimentare, al ritardo del Consiglio, alle mancate commissioni, all’emendamento in extremis e senza parere dei revisori. Se ne può discutere, ma prima di affermare una cosa simile rispetto alle notifiche – che avrebbe inficiato il bilancio stesso automaticamente – occorre essere certi di quanto si scrive.

Cosa è successo con quella lettera? E’ stata presa e messa in qualche cassetto? E’ stata dimenticata o sottovalutata? O, davvero, non è mai arrivata, c’è stato un falso inaudito e resta la certezza di non essere stati messi in grado di svolgere il proprio ruolo? Se è così si deve andare in Procura e dire che le notifiche sono inventate. Non ci sono mezze misure.

Detto questo è chiaro che il problema di Anzio non è certo l’opposizione ma chi governa per tentativi ed errori, ha dimenticato il programma elettorale e tutto ciò che sappiamo e denunciamo. Ma un’opposizione che afferma una cosa per un’altra – fidando forse solo nel copia e incolla dei comunicati – diventa parte del problema…

Bilancio, qualcuno dice bugie. Basta con il gioco delle parti

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L’intramontabile Luigi Pirandello ci insegna che esistono tante verità quanti sono coloro che credono di possederla. E ci illumina anche con il suo “gioco delle parti”. E’ un po’ quello che sta avvenendo con il bilancio del Comune di Anzio, a seguito del consiglio comunale dell’1 agosto.

Il prefetto di Roma dopo aver chiesto al sindaco chiarimenti ha inviato ai nove consiglieri comunali che dopo quella seduta burrascosa, iniziata oltre i termini e con palesi violazioni di leggi e regolamenti, che si erano rivolti a lui, le risposte dello stesso sindaco e degli uffici. Erano partiti alla volta dell’ufficio territoriale del governo i consiglieri del Pd, di Fratelli d’Italia, delle liste di Candido De Angelis e del Movimento 5 stelle. Gli stessi – Gatti escluso – che avevano tenuto il consiglio “ombra” denunciando le violazioni e affermando lì, quindi mettendo nero su bianco al Prefetto, la mancata notifica da parte dell’amministrazione. E’ scritto testualmente che: non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. Oltre questo veniva contestata la riunione iniziata in ritardo e l’emendamento sui rifiuti fatto in consiglio, senza parere dei revisori dei conti.

Cosa ha affermato, invece, il sindaco Luciano Bruschini rispondendo al Prefetto con il supporto degli uffici? In primo luogo che il ritardo di 8 minuti – ma a risentire la registrazione il presidente Sergio Borrelli parla di 15 – è stato causato dal fatto che la sala è stata occupata. Anzi alla “situazione di estremo disordine all’interno dell’aula da parte del pubblico presente” e che è dovuta intervenire la forza pubblica “vista l’occupazione della sala”. Siamo seri. L’occupazione è avvenuta dopo. Questo – Pirandello o meno – è un falso evidente. Né si può spiegare, come ha fatto lo stesso sindaco, che i consiglieri assenti erano “nella stanza adiacente alla sala consiliare”. Non ci prendiamo in giro, al momento dell’appello si deve essere in aula.

Ma questi sono problemi marginali, la questione è altra e coinvolge a questo punto l’intero consiglio comunale e chi sta eventualmente barando anche negli uffici. Il motivo è semplice, il prefetto fa sapere che sulla mancata notifica è stato risposto che “L’avvenuto deposito dei documenti contabili è stato notificato in data 9 luglio 2014 come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Fermi: qualcuno sta dicendo una bugia. O i nove che si sono rivolti al Prefetto – e sarebbe grave – o il sindaco rispondendo allo stesso rappresentante del governo, cosa di una gravità inaudita. Perché qui non siamo in presenza di ciascuno che può declinare la sua verità, qui o le notifiche ci sono oppure siamo di fronte a un clamoroso falso. Esisterà, ce lo auguriamo, un registro e avranno copia o meno della notifica – effettuata dal messo comunale e sulla quale i consiglieri appongono la loro firma – i destinatari. Non si scherza su queste cose. Deve esistere un registro, perché ci basta e ci avanza che sia “sparito” il famoso parere del Ministero dell’Interno sull’allora incompatibilità di Placidi.

Il Comune, sempre rispondendo al prefetto, dice altro ovvero che su quegli atti notificati “è stato specificamente indicato il termine di 8 giorni per la presentazione di emendamenti

Delle due l’una, insomma: o le notifiche ci sono e i nove consiglieri di minoranza chiedono scusa e si dimettono oppure non ci sono e il sindaco deve andarsene a casa insieme alla sua maggioranza. Non ci sono mezze misure. Questa città sulle connivenze, i giochi delle parti, l’opposizione di lotta e di governo, ha già abbondantemente dato.

Fratelli d’Italia incontra il sindaco, siamo tutti più tranquilli…

Va dato atto a Luciano Bruschini di essere bravo. Anzi, probabilmente di essere il migliore nei rapporti con gli ambienti politici locali e non. Se una forza di opposizione (?!) che occupa il Consiglio comunale con le altre, è d’accordo su una serie di richieste di chiarimento al Prefetto ma poi non firma il documento con le altre – e difficilmente firmerà un ricorso al Tar su quelle anomalie – esce da un incontro e di fatto si complimenta con Bruschini non c’è che dire: il sindaco è bravo.

Dal comunicato diffuso da Fratelli d’Italia questo si evince. Certo, l’opposizione costruttiva è importante, il confronto pure, ora aspettiamo con ansia l’assemblea del partito di Giorgia Meloni – che ricordiamo baciare e abbracciare Bruschini nell’ultima campagna nazionale nella sede ottenuta in fretta e furia dal partito neonato ad Anzio Colonia – e come si dice dalle nostre parti “il mare è una tavola”. Le difficoltà? Invenzioni dell’opposizione, quella brutta e cattiva che dice sempre no – e troppo spesso è stato vero – o, peggio, dei giornali. Funziona tutto, insomma, sì all’ambiente c’è stato qualche problema e si chiede di “commissariare” il settore ma pur senza risposte…. Era Romeo De Angelis, del resto, a chiedere alla stessa maggioranza di oggi, quando ne faceva parte, di non avviare il “porta a porta”. L’assessore era sempre Placidi.

La sicurezza? Il sindaco ha detto che arriveranno nuove telecamere, intanto proprio questa mattina è stato messo a segno un altro furto e delle vecchie telecamere non c’è traccia. Cattivi giornalisti che lo sottolineano… Il porto? Forse prima di un’assemblea pubblica – l’ultima che ricordiamo è stata con l’ingegnere Alberto Noli più di dieci anni fa, al Paradiso sul mare – il sindaco dovrebbe dire al Consiglio comunale come stanno realmente le cose….  No no! La commissione d’inchiesta l’ha chiesta Bernardone del Pd, vogliamo scherzare?

Comunque dopo che Fratelli d’Italia ha incontrato Bruschini siamo tutti più tranquilli, anche perché l’anomala opposizione di destra sembra incamminarsi lentamente verso un ingresso organico in maggioranza. Le elezioni amministrative del 2013 sono passate, tutto sommato la situazione non è grave come si vuole far credere, le promesse in campagna elettorale erano appunto promesse e pazienza se non si riescono a garantire.

Un solo, piccolissimo, appunto: non era Fratelli d’Italia che insieme a chi oggi va verso Ncd o è già in Forza Italia ma resta all’opposizione (fino a quando?) voleva cambiare questa città?

Complimenti a Bruschini, sinceri, non c’è che dire…

Tari e cassetto tributario, i conti che non tornano e la comunicazione fai da te…

L’aggiornamento è di oggi: “Per ritardi di Poste Italiane nel recapito delle bollette TARI, si comunica che il pagamento può essere effettuato entro il 15 luglio 2014 senza aggravio di sanzioni. L’Ufficio Tributi del Comune di Anzio”. Al solito negli uffici la mano destra non sa cosa fa la sinistra e gli unici ad apprendere che si paga senza sanzioni sono, finora, solo quelli che accedono al “cassetto”. Agli altri, alla stragrande maggioranza che si sta vedendo recapitare solo in queste ore l’avviso, nessuno ufficialmente l’ha comunicato. E dire che c’è un ufficio che si occupa di questo, appositamente, nell’ente. Con tanto di alta professionalità che evidentemente i colleghi non ritengono di utilizzare. Lì come all’ufficio mense, visto che sempre e solo sulla home page del “cassetto” si legge un aggiornamento del 24 giugno che recita: “Si comunica che per motivi tecnici i pagamenti relativi al Servizio di Refezione scolastica e Servizio di Trasporto scolastico non sono ancora visualizzabili on-line.U.O. Pubblica Istruzione, Servizi Sociali, Cultura – Sport – Turismo”. Quali motivi tecnici? E poi vorremmo visualizzare on line anche tutto il resto, viste le tre informatizzazioni pagate dai cittadini per circa 80.000 euro, ma tant’è… Ah, il “cassetto” è dello stesso Comune, gestito dalla stessa società – la Mercurio service – ma ogni ufficio gestisce le sue pratiche. Alla faccia dell’informatizzazione… Da alcuni commenti recuperati su facebook alla pagina del Comitato Tares equa si apprende che il dirigente dell’ufficio tributi, Luigi D’Aprano, ha reso noto che il “cassetto” verrà migliorato. Speriamo a costo zero, dato che finora si è pagato e si paga per avere non un servizio 3.0 – come il sindaco diceva un anno fa in campagna elettorale – bensì a 0.3, se va bene…

Ma non è questo il punto, bensì ancora la vicenda Tari. E torniamo alla determina con la quale si affida sempre alla Mercurio la spedizione dell’acconto. I documenti spediti ai cittadini (le bollette, per intenderci) riportano la data del 28 maggio ma la determina che assegna il servizio è dell’11 giugno. “Si è provveduto ad acquistare tramite il portale acquisti in rete (Mepa) direttamente dalla ditta…” Quando? Non solo, gli acquisti con Mepa sono obbligatori dal 2012, ce n’è traccia prima nei rapporti con la Mercurio?

Ma ancora non è questo il punto. Nell’incarico si afferma che la Mercurio dovrà provvedere a “stampa, imbustamento e spedizione di circa 36.000 avvisi di pagamento”. A parte “circa” – possibile che l’ufficio non sappia quanti sono, visto che sono emessi il 28 maggio? – c’è un costo di 6.588 euro, pari a 0,183 a pezzo. Si legge anche spedizione, ma poi si scopre che non è – e non potrebbe – essere compresa nel prezzo di 0,183 e così in fase di dispositivo si affidano altri 30.000 euro alla stessa Mercurio che si è “impegnata ad anticipare le spese postali”. Se prendiamo i “circa” 36.000 ogni spedizione costa 83 centesimi. Si poteva risparmiare qualcosa? A ben guardare sì, solo collegandosi al sito di Poste Italiane si vede che spedizioni “massive” costano normalmente 50 centesimi. Qui si voleva fare prima, evidentemente

Attenzione, perché è vero che costa solo 183 euro ma qualcuno, di grazia, spiega in cosa consiste il “progetto di grafica” delle bollette?

E andiamo oltre: “invio massivo in formato Pdf a mezzo Pec o email della richiesta di pagamento bollette Tari con una spesa di 0,244 per 6000 contatti per un totale di 1464 euro iva inclusa”. Soldi che il Comune dovrà farsi restituire, anzi la Mercurio farà meglio a non fatturare perché nelle caselle di chi è registrato – come chi scrive – non è arrivato alcun Pdf . Altre spese sono relative alla rendicontazione dei pagamenti con un canone annuale di 7.320 euro, oltre al servizio web “per la consultazione e la ristampa” – d’altro canto è impossibile fare altro – del “cassetto tributario per 3.117 euro ovvero 365 euro mensili per 7 mesi iva inclusa.

Totale: 48.489 per tutti i servizi. Non si capisce per quanti utenti ovvero dovrebbero essere 42.000 tra i “circa” 36.000 e i 6.000 (davvero tondi tondi?) iscritti al “cassetto”. In realtà secondo i dati 2013 erano 42.680, saranno diminuiti? Comunque speriamo che sia valsa la pena impegnare queste cifre, anche se alla luce di quanto emerge non sembra proprio…  

Ospedale, il sindaco ha ragione. D’Alba faccia il manager

Ospedale, il sindaco ha ragione. D’Alba faccia il manager

 

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha ragione. L’ospedale è al collasso, mentre nella stessa Asl ci sono strutture sanitarie a pieno organico. Purtroppo quando si dice che la politica deve uscire dalla sanità non si va oltre i solenni impegni. Speriamo che il direttore generale della Asl, Fabrizio D’Alba – che nell’ambiente ci vive da quando è bambino, dato l’incarico di prestigio che la mamma ha avuto in Regione – dia un segnale. Quello di fare il manager e non ascoltare amministratori, politici e sindacati che chiedono di non spostare personale dai Castelli ad Anzio o dove serve. Perché, purtroppo, funziona così. A Priverno, anni fa, chiuso il reparto di ostetricia e ginecologia (300 parti l’anno, sic…), si pensava che le sei ostretriche sarebbero arrivate a risolvere i problemi di Latina (2.000 parti l’anno) ma solo una è in servizio. Le altre cinque? Due sono diventate sindacaliste, una è in ufficio grazie a qualche “sponsorizzazione”, due hanno scoperto di avere diritto alla legge 104 per assistere familiari disabili. Ecco, questa è l’Italia. D’Alba è giovane e si faccia valere perché il sindaco ha ragione ed essere presi in giro sarebbe troppo.