Bilancio e nota al Prefetto, la figuraccia dell’opposizione

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Se vieni a reclama’, ne tenghi da sape’ più de me…” Sia consentito l’uso dell’idioma nettunese per ricordare l’episodio – ormai tanti anni fa – di un arbitro di baseball che durante il corso per allenatori ci spiegava che prima di entrare in campo e contestare una decisione, era necessario sapere di cosa si stesse parlando. Come e meglio di lui.

Un episodio singolare per sottolineare, invece, una vicenda molto grave alla luce di quanto emerge nella documentazione che il Comune di Anzio ha spedito al Prefetto di Roma a seguito dell’esposto presentato dall’opposizione e della lunga lettera con la quale si chiede l’intervento del rappresentante del governo. Non una contestazione in una partita di baseball, insomma, ma nero su bianco una richiesta formale perché ci sono state delle violazioni. Tra le prime segnalate dai nove consiglieri d’opposizione nella relazione inviata al Prefetto quella che “non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. La notifica, invece, c’è. E’ del 9 luglio e il messo comunale che si è recato personalmente a consegnare la lettera con la quale si dava notizia ai consiglieri dell’avvenuto deposito dei documenti e del termine del 17 luglio per presentare gli emendamenti in molti casi ha scritto di averla data al “medesimo”. Cioè proprio al consigliere comunale. Con tanto di firma dei destinatari per ricevuta. Questo il sindaco lo ha scritto rispondendo al Prefetto affermando che tutto era avvenuto per tempo “come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Siccome era chiaro che o i consiglieri di opposizione o il sindaco stavano dicendo una cosa non vera, oggi si è in grado di dimostrare che agli atti del Comune risultano le notifiche. Di conseguenza chi ha spedito al Prefetto la lettera sostenendo di non aver ricevuto la notifica ha fatto una figuraccia. E deve almeno chiedere scusa, se non addirittura lasciare. Perché su queste cose non si scherza. Perché pazienza un’opposizione che fatica a proporre, ma una che nemmeno controlla gli atti che riceve è francamente troppo. A meno di un clamoroso falso che va immediatamente denunciato dai consiglieri di opposizione e cioè di notifiche “inventate”. Lo ripetiamo da giorni, su questa vicenda qualcuno stava raccontando una bugia. La lettera spedita e recapitata il 9 luglio dice che l’opposizione ha coinvolto il rappresentante del governo in provincia e ha fatto presentare un’interrogazione parlamentare, partendo da un presupposto non vero. Poi c’è tutto il resto rispetto al bilancio fallimentare, al ritardo del Consiglio, alle mancate commissioni, all’emendamento in extremis e senza parere dei revisori. Se ne può discutere, ma prima di affermare una cosa simile rispetto alle notifiche – che avrebbe inficiato il bilancio stesso automaticamente – occorre essere certi di quanto si scrive.

Cosa è successo con quella lettera? E’ stata presa e messa in qualche cassetto? E’ stata dimenticata o sottovalutata? O, davvero, non è mai arrivata, c’è stato un falso inaudito e resta la certezza di non essere stati messi in grado di svolgere il proprio ruolo? Se è così si deve andare in Procura e dire che le notifiche sono inventate. Non ci sono mezze misure.

Detto questo è chiaro che il problema di Anzio non è certo l’opposizione ma chi governa per tentativi ed errori, ha dimenticato il programma elettorale e tutto ciò che sappiamo e denunciamo. Ma un’opposizione che afferma una cosa per un’altra – fidando forse solo nel copia e incolla dei comunicati – diventa parte del problema…

Il porto che poteva già esserci, la chiarezza indispensabile

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La ricostruzione di Candido De Angelis rispetto alla vicenda porto, fatta ieri in Consiglio comunale, è fedele a quanto accaduto in questi anni. Non c’è alcun dubbio che se Anzio fosse stata trattata dalla Regione come Fiumicino e Formia oggi avremmo un porto realizzato. Alle prese con la crisi della nautica, certamente, ma operativo. I se e i ma non fanno la storia, però ricordare – come ha fatto l’ex sindaco – gli incontri con autorevoli personaggi dell’imprenditoria italiana nel settore e le aspettative che c’erano nell’ambiente, le trattative ai massimi livelli con l’allora amministratore di Invitalia Arcuri che controllava Italia Navigando e “messo lì da D’Alema”, serve a capire una storia travagliata. Giocata, spesso, lontano da Anzio.

La chiamano “politica” ed è grazie a quella che hanno bloccato – con pareri a soggetto – un porto che era fatto. Lo affermò in una lettera al Pd alla quale mai nessuno degli interessati ha replicato l’allora assessore regionale e oggi senatore Bruno Astorre in merito al famoso convegno al Lido Garda: “Chi veniva a Roma a chiedermi di bloccare l’opera si è distinto per una sola cosa: tacere“. Indicava nome e cognome di un autorevole esponente delle varie trasformazioni del Pd, personaggio ancora molto “sentito” da una componente del partito. Evito di nominarlo, con lui ho chiuso da tempo, come con  i politici che mettono l’arroganza davanti a tutto quando gli mostri l’evidenza.

Il porto era fatto, con un piano finanziario allora credibile e oggi inesistente. Sì, adesso che c’è la concessione di entrambe le aree si rischia di essere arrivati tardi o di dover cedere la società per la “spending review”. Intanto continuiamo a non sapere – nero su bianco – dove si trovano i soldi di quella che viene definita una “start up” dopo quattordici anni…

Peggio, si rischia che il socio privato che ci siamo ritrovati – sempre grazie alla “politica” pure trasversale – non firmi la fideiussione che invece ha deliberato il consiglio comunale perché il sindaco ha svelato la sua “strategia” e detto che il porto era e resta quello e per lui Renato Marconi può anche accomodarsi. E che si darà corso a quanto previsto dai patti parasociali: Italia Navigando e chi ne ha preso il posto non hanno portato i soldi entro un anno dalla concessione, le quote tornano al valore nominale al Comune.

Lo sosteniamo dal primo momento, ribadendo la necessità che le quote siano del Comune e che questi decida se e come procedere anche in caso di eventuale cessione della società. Il sindaco – dice per precisa scelta – finora la pensava diversamente e dava a Mare2/Marinedi/Marconi ampia carta bianca.

Ora, l’ingegnere deve andarsene e non ci piove, può avere tutti i difetti di questo mondo, non ci sarà simpatico, ma è chiaro che adesso reagirà. Al suo posto, dopo l’inversione a U di Bruschini, chiunque farebbe la stessa cosa. E senza la fideiussione – che va firmata da entrambi i soci – la banca passerà agli atti esecutivi. Ci saremo levati di torno (forse) Marconi ma avremo un problema di non poco conto se come ha detto il sindaco replicando a De Angelis quella fideiussione “l’avresti portata così in consiglio se oggi fossi stato qui al mio posto”. Cosa succede senza? I se e i ma non fanno la storia, per questo continuiamo a chiedere una sola cosa: chiarezza.

Rifiuti: il porta a porta improvvisato che pagano gli onesti e la gentilezza in Consiglio

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

La raccolta differenziata “porta a porta” è stata estesa in fretta e furia lo scorso anno in assenza di un piano finanziario e oggi si pagano “fuori bilancio” le spese sostenute allora, quando invece ci veniva detto che era tutto a posto e che la copertura arrivava dai soldi della Provincia di Roma.

Sollevavamo dubbi allora, abbiamo la certezza oggi che quanto affermava in conferenze stampa l’assessore Patrizio Placidi con il supporto del dirigente del settore, era una presa in giro. Lo ha confermato lo stesso assessore ieri e finalmente anche il sindaco – che normalmente “non sa” – sembra essersi accorto che spendiamo troppo. Quando lo dicevano, fra gli altri, Romeo De Angelis e Mario Pennata dai banchi di maggioranza erano dei visionari…

L’avvio del “porta a porta” in piena campagna elettorale e le promesse legate a quel servizio, oggi al centro di un’indagine della magistratura (ma quanta gentilezza in Consiglio, nessuno ne ha chiesto conto…), hanno probabilmente consentito di vincere le elezioni ma i nodi arrivano al pettine e soprattutto alle tasche dei cittadini che dovranno pagare quei debiti e non solo. Grazie alla scelta di non destinare i risparmi della discarica come chiesto dai dirigenti, per esempio, i cittadini onesti pagano e pagheranno gli inesigibili che nessuno è andato a riscuotere. Quelli del 2005 – caricati pure a chi non era residente – e probabilmente quelli a venire perché nessuno ci dice quanti sono e cosa si sta facendo per recuperarli.

Per chissà quale miracolo informatico 3.0, poi, i cittadini onesti pagano e pagheranno per la seconda volta il costo del “cassetto tributario” (altri 70.000 euro) che nel frattempo è stato aggiornato e ci informa che “da oggi” si paga con carta di credito. Non era (doveva essere) così già lo scorso anno? Ah, c’è il servizio ma anche un 1,5% di commissione tanto per non farsi mancare nulla, anche se questo avviene ormai un po’ ovunque. I cittadini onesti hanno pagato e pagheranno 30 centesimi a metro quadrato che lo scorso anno sono andati al governo e per questo saranno invece incassati dal Comune. L’opposizione giustamente ha chiesto lumi, ma nessuno – capiamo per l’inchiesta che in uno Stato di diritto prevede l’innocenza di Placidi – ha sentito l’esigenza di chiedere le dimissioni dell’assessore che un anno e mezzo fa diceva che era tutto coperto e oggi tranquillamente ammette che i soldi non c’erano e che si è proceduto, di fatto, improvvisando. E di nuovo promette che diminuiranno i rifiuti in discarica e le spese per i cittadini, dimenticando che il totale del piano finanziario di Anzio è il doppio di quello di Nettuno o Velletri. Perché?

Un accenno, infine, sugli ispettori ambientali ieri presenti in massa al consesso civico. Ha preso le loro difese il consigliere Geracitano ricordando che “per pochi spiccioli” hanno svolto un importante servizio che deve essere prorogato. Secondo i dati riferiti da lui si parla di 100.000 euro destinati alle casse comunali, mentre Placidi aveva parlato prima di 500 sanzioni e poi ha detto che si dovrà fare un consuntivo dell’attività. Dobbiamo dedurre che qualche dato esiste ma ancora va verificato oltre a immaginare che ciascuna sanzione è stata mediamente di 200 euro. Sulla legittimità delle multe è tutto ancora da capire, su quanti fondi andranno alla Provincia anche. Alla fine c’è stato un gruppo di volontari non si sa scelti come e che saranno risarciti chissà quando (ci sono le determine di liquidazione e non ancora i mandati di pagamento) e della reale utilità dei quali tra costi e benefici speriamo di sapere a breve

Porto, il gioco a chi è più furbo e gli insostenibili “non so”. Benservito (?) a Marconi

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

C’è voluta la discussione in consiglio comunale sulla fideiussione a favore della Banca Popolare del Lazio sul debito contratto dalla Capo d’Anzio per sapere, finalmente, qualcosa in più sul progetto del nuovo porto. Il sindaco, dopo mesi di silenzio, ha svelato qualche “mistero“, ha confermato la poco piacevole abitudine dei “non so” negando persino l’evidenza, ha continuato a non rispondere a qualche perplessità neanche sollecitato – in questo – dall’opposizione.

Primo punto: il porto resta quello, sarà pubblico e Renato Marconi o ne prende atto e restituisce le quote sulla base dei patti parasociali o si andrà “in Tribunale e deciderà un giudice, era ed è importante mantenere operativa la società“. E’ stata – lo ha pubblicamente detto il sindaco – “una strategia“. Già perché Bruschini non ha mai dato corso all’ordine del giorno del 2012 votato all’unanimità per riprenderci le quote di Italia Navigando poi passate a Mare 2/Marinedi e cioè Marconi senza che queste trovassero i soldi a un anno dalla concessione, poi ha votato contro la delibera che lo impegnava a riprendersele e oggi “liquida” l’ingegnere: “Lui ha un’idea, noi un’altra, se è d’accordo bene altrimenti pazienza, noi siamo la maggioranza della società e andiamo avanti“. Arrivederci e grazie. Cosa che non ha detto prima perché “non mi fido più di nessuno, non so chi ha rapporti con Marconi, quindi ho preferito tacere“. Non solo, con questa “strategia” il sindaco ha ottenuto il suo obiettivo- è stato sempre lui ad ammetterlo – cioè la totalità della concessione e oggi la realizzazione dell’opera è più appetibile in una nuova gara per la quale sarà presto pubblicato il bando. “Sarà come prima” – ha confermato Bruschini, dicendo pure che è solo invertito il cronoprogramma. Nessuno gli ha chiesto se sono confermate anche le opere pubbliche previste dall’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio o se la base di gara sarà ridotta come si dice. Perché se nessuno si è fatto avanti nel 2013 con una base di 193 milioni è difficile che altri lo facciano oggi, a meno che la “strategia” non preveda ancora altro…

Da Bruschini – che ha tenuto con il suo predecessore Candido De Angelis un lungo dialogo come se la vicenda riguardasse solo loro – abbiamo appreso anche di non aver sbagliato sinora su diverse questioni. La prima era – ed è, supponiamo – l’idea di Marconi di procedere “a pezzi” e di fare cassa. Soluzione che Bruschini sostiene di non condividere e che, dobbiamo dedurre, ha fatto parte del suo disegno. La seconda è che non c’è un piano finanziario alla base della nuova fideiussione – illegittima secondo il Pd perché la Capo d’Anzio tutto è fuorché una “start up” dopo 14 anni… – e che la restituzione dei 60.000 euro al mese alla Banca Popolare del Lazio, dopo il fallimento di due piani di rientro, si farà con i soldi dei canoni demaniali. Le procedure messe in atto finora, altra conferma a ciò che andiamo chiedendo da tempo, sono servite a portare la società a fare “cassa” perché il debito aumenta anno dopo anno. Il resto? I 25 posti prenotati, il Consorzio al quale ha lavorato Marconi per reperire imprese, l’avvocato “porta a porta” a far firmare i contratti, il prestito di 200.000 euro “a titolo fruttuoso” di Marconi alla Capo d’Anzio? Abbiamo scherzato, evidentemente.

Ma il piano finanziario? Ha provato a chiederlo Cristoforo Tontini, liquidato appunto con la vicenda dei canoni. Il resto dei soldi? “Chi vince la gara si accollerà le spese sostenute fin qui. Se poi andrà male potremo sempre vendere una società che oggi a mio parere vale almeno 10 milioni di euro“.

Spese di Marconi e del suo studio comprese, immaginiamo, perché l’ingegnere che intanto inseriva nella sua Marinedi – la rete dei porti del Mediterraneo – anche il “Marina di Capo d’Anzio” non starà certo a guardare dopo essere stato liquidato in questo modo e dopo aver provveduto a una serie di lavori per conto della società. Già, pensavamo che Marconi facesse il furbo registrando il sito a suo nome, creando il nuovo logo, invece Bruschini è pronto a riprendersi le quote e  a fare causa. Anzi, se l’ingegnere voleva fare il furbo, il sindaco lo è stato più di lui alla luce di quello che si è sentito in Consiglio. Vedremo se dopo aver ignorato l’ordine del giorno unanime sulle quote pubbliche ora Bruschini rispetterà l’impegno e la “parola d’onore” data alla minoranza di De Angelis per riprendersi il 39% avviando la procedura “entro ottobre“.

Tutto questo dopo aver ignorato – arrivando spudoratamente a negarne l’esistenza durante il dibattito  – l’esistenza di due pareri legali che lui stesso ha fatto chiedere allo studio Cancrini. Il primo sul da farsi con Italia Navigando/Marconi quando sono state trasferite le quote della società pubblica alla Mare 2 spa dell’ingegnere (e dove si consigliava già due anni fa, quando di fideiussione non si parlava ancora, un arbitrato), il secondo sullo scenario in caso di vendita delle quote stesse. Come al solito Bruschini “non sa” – questo ha detto a De Angelis – eppure ci sono addirittura determine dirigenziali che pagano quei pareri… E il sindaco rasenta il ridicolo quando dice di ignorare la lettera agli ormeggiatori e afferma “l’ho letta solo questa mattina…” Per piacere! Dobbiamo fidarci della parola d’onore però, magari vale più della volontà unanime del Consiglio comunale.

Intanto dopo mesi sappiamo qualcosa in più di un percorso tortuoso e di una strategia messa in atto all’insaputa di tutti. Ha fatto bene o male il sindaco? Da un primo cittadino ci si aspetta chiarezza, sempre. Ecco perché ribadiamo che la città merita risposte certe ed è bene che si faccia chiarezza sull’aspetto societario – perché da domani Marconi rischia di diventare un “nemico” e non un semplice socio di minoranza, Italia Navigando dovrebbe insegnare qualcosa  – e su quello finanziario. Anche qui, non si può liquidare la questione dicendo “a fare le cose con i soldi sono bravi tutti, è farle senza che è difficile“. Non parliamo di comprare una casa, ma di realizzare o meno l’impresa che dovrebbe rilanciare Anzio. Senza sotterfugi, strategie, imbarazzanti quanto insostenibili “non so“, fideiussioni per una “start up” costituita nel 2000  e priva di un piano finanziario degno di tale nome. No, così il rischio è di finire di incartarsi. L’ultima cosa che serve al porto e alla città

Bilancio, qualcuno dice bugie. Basta con il gioco delle parti

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L’intramontabile Luigi Pirandello ci insegna che esistono tante verità quanti sono coloro che credono di possederla. E ci illumina anche con il suo “gioco delle parti”. E’ un po’ quello che sta avvenendo con il bilancio del Comune di Anzio, a seguito del consiglio comunale dell’1 agosto.

Il prefetto di Roma dopo aver chiesto al sindaco chiarimenti ha inviato ai nove consiglieri comunali che dopo quella seduta burrascosa, iniziata oltre i termini e con palesi violazioni di leggi e regolamenti, che si erano rivolti a lui, le risposte dello stesso sindaco e degli uffici. Erano partiti alla volta dell’ufficio territoriale del governo i consiglieri del Pd, di Fratelli d’Italia, delle liste di Candido De Angelis e del Movimento 5 stelle. Gli stessi – Gatti escluso – che avevano tenuto il consiglio “ombra” denunciando le violazioni e affermando lì, quindi mettendo nero su bianco al Prefetto, la mancata notifica da parte dell’amministrazione. E’ scritto testualmente che: non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. Oltre questo veniva contestata la riunione iniziata in ritardo e l’emendamento sui rifiuti fatto in consiglio, senza parere dei revisori dei conti.

Cosa ha affermato, invece, il sindaco Luciano Bruschini rispondendo al Prefetto con il supporto degli uffici? In primo luogo che il ritardo di 8 minuti – ma a risentire la registrazione il presidente Sergio Borrelli parla di 15 – è stato causato dal fatto che la sala è stata occupata. Anzi alla “situazione di estremo disordine all’interno dell’aula da parte del pubblico presente” e che è dovuta intervenire la forza pubblica “vista l’occupazione della sala”. Siamo seri. L’occupazione è avvenuta dopo. Questo – Pirandello o meno – è un falso evidente. Né si può spiegare, come ha fatto lo stesso sindaco, che i consiglieri assenti erano “nella stanza adiacente alla sala consiliare”. Non ci prendiamo in giro, al momento dell’appello si deve essere in aula.

Ma questi sono problemi marginali, la questione è altra e coinvolge a questo punto l’intero consiglio comunale e chi sta eventualmente barando anche negli uffici. Il motivo è semplice, il prefetto fa sapere che sulla mancata notifica è stato risposto che “L’avvenuto deposito dei documenti contabili è stato notificato in data 9 luglio 2014 come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Fermi: qualcuno sta dicendo una bugia. O i nove che si sono rivolti al Prefetto – e sarebbe grave – o il sindaco rispondendo allo stesso rappresentante del governo, cosa di una gravità inaudita. Perché qui non siamo in presenza di ciascuno che può declinare la sua verità, qui o le notifiche ci sono oppure siamo di fronte a un clamoroso falso. Esisterà, ce lo auguriamo, un registro e avranno copia o meno della notifica – effettuata dal messo comunale e sulla quale i consiglieri appongono la loro firma – i destinatari. Non si scherza su queste cose. Deve esistere un registro, perché ci basta e ci avanza che sia “sparito” il famoso parere del Ministero dell’Interno sull’allora incompatibilità di Placidi.

Il Comune, sempre rispondendo al prefetto, dice altro ovvero che su quegli atti notificati “è stato specificamente indicato il termine di 8 giorni per la presentazione di emendamenti

Delle due l’una, insomma: o le notifiche ci sono e i nove consiglieri di minoranza chiedono scusa e si dimettono oppure non ci sono e il sindaco deve andarsene a casa insieme alla sua maggioranza. Non ci sono mezze misure. Questa città sulle connivenze, i giochi delle parti, l’opposizione di lotta e di governo, ha già abbondantemente dato.

Porto: quello che la società ha provato a “nascondere”, i dubbi che restano

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Formalmente è ineccepibile: il rapporto è tra Regione Lazio e Capo d’Anzio, concessionaria del porto, quindi l’inversione del cronoprogramma e la consegna delle aree – avvenuti rispettivamente ad aprile con una determinazione della direzione regionale territorio e urbanistica e all’inizio di luglio con la firma di un verbale – rientrano nel rapporto in essere. Quello che scopriamo è altro. Ciò che la “Capo d’Anzio”, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio (con questo logo e intestazione ha presentato i progetti in Regione), ha provato a nasconderci. Apparentemente senza motivo, perché se uno vuole realizzare un’opera del genere e se il 61% è in mano al Comune ovvero ai cittadini, non c’è proprio nulla da nascondere. O forse sì, perché a leggere le carte sorge qualche altro dubbio rispetto a ciò che intende fare la società ma abbiamo – finalmente – anche qualche risposta che il sindaco – in rappresentanza di quel 61% – si ostina a non dare.

Quello che sappiamo, intanto, è che il collegio di vigilanza e controllo previsto dall’accordo di programma si è riunito almeno una volta. Il 4 febbraio scorso, infatti, ha dato parere favorevole alla proposta di invertire il cronoprogramma. Sappiamo anche – è nero su bianco – che la Capo d’Anzio avrà ulteriori 12 mesi per “l’ultimazione dei lavori”. Dalla concessione a oggi sono trascorsi tre anni, ne restano altrettanti per terminare. Primo dubbio: ce la faranno?

Viene da chiederselo perché l’inversione – sulla carta – prevede l’impegno del concessionario “a voler rispettare tutti gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’atto di concessione in parola”. Nella consegna delle aree è specificato ancora meglio che la Capo d’Anzio “è tenuta al rispetto di tutto quanto previsto nell’atto di concessione”, ovviamente che dovrà dragare i fondali “come previsto dall’accordo di programma, parte integrante dell’atto di concessione”, ma soprattutto che “i lavori di realizzazione delle opere previste nel progetto definitivo approvato e riportato nell’atto di concessione e nell’accordo di programma procederanno secondo il nuovo cronoprogramma”. Sì, avete letto bene: opere previste nel progetto definitivo. Forse è questo che volevano “nasconderci”. Tra le opere – fra l’altro – c’è una strada al di sotto della banchina che sbuca in piazza Garibaldi. C’è la “torre di controllo” per la Capitaneria tanto che – forse conoscendo le italiche abitudini – la Guardia costiera ha fatto escludere dalla consegna la base di Riviera Zanardelli fin quando non ci sarà la “torre”.

Ci sono, inoltre, i rapporti con i concessionari attuali per i quali la Capo d’Anzio “procederà secondo quanto sottoscritto nell’atto di concessione (…)” al quale sono allegati i verbali d’intesa. Non si può fare diversamente, anche se la società ci sta provando.

IL RETROSCENA

Va fatto un passo indietro. Intanto alla lettera che con il nuovo logo (deciso da chi? Quando?) viene spedita alla Regione Lazio il 3 e protocollata il 7 febbraio 2014. Scopriamo che nel chiedere la consegna delle aree per invertire il cronoprogramma la società “ha deciso di gestire direttamente le attività oggetto di concessione, avvalendosi dell’esperienza, della professionalità e del know how del suo socio operativo Mare 2 spa” (poi divenuta Marinedi nella proprietà del 39% delle quote, ma tanto il padrone è sempre lo stesso) con quest’ultimo che “al fine di recuperare il tempo trascorso ha attivato la propria struttura per la predisposizione della progettazione esecutiva e per il supporto finanziario necessario, escludendo la previsione di nuova finanza pubblica”. Altro passo indietro: luglio 2012, il consiglio comunale di Anzio vota all’unanimità di riprendersi le quote allora di Italia Navigando e di lì a poco di Mare 2 spa. Il sindaco non dà corso a quella decisione, anzi un anno dopo – e in presenza di un parere legale che da quanto emerge indica la strada di un arbitrato con il privato – viene redatto “il nuovo piano dell’operazione” – come si legge nella relazione che l’amministratore delegato di Capo d’Anzio, Enrico Aliotti, trasmette alla Regione. Piano che viene “definitivamente approvato, dopo diversi incontri di approfondimento e verifica, in sede di consiglio di amministrazione e assemblea dei soci il 19 dicembre 2013”. Piano del quale la città non è mai stata messa a conoscenza e che prevede – così scrivono il presidente Luigi D’Arpino e lo stesso Aliotti sempre il 7 febbraio alla Regione: “l’attivazione di una gestione provvisoria”. Quella attuale, di fatto. E’ il 25 marzo quando sempre in Regione ci sono D’Arpino, il sindaco Luciano Bruschini e a rappresentare Mare 2 spa direttamente il regista dell’operazione, Renato Marconi. Nello scarno verbale redatto si legge che il sindaco “illustra lo stato della concessione a tutt’oggi e ribadisce il proprio parere favorevole alla proposta della Capo d’Anzio”. Marconi, invece “passa a illustrare le varie fasi di realizzazione delle opere, ribadendo che è intenzione della Capo d’Anzio di rispettare il nuovo cronoprogramma e realizzare le lavorazioni previste nell’accordo di programma e nella concessione assentita”. Insomma, il porto – e questo lo ha sempre detto anche Bruschini – resta quello, con tutte le opere previste. Solo che si parte dall’interno. E che nel cronoprogramma di 36 mesi spuntano – ecco l’altra risposta che otteniamo – i famosi “pontili mobili” che a dire il vero nel progetto definitivo non c’erano. In Regione se ne è accorto qualcuno? Forse gli altri costavano troppo…

I REBUS

In tutto questo manca un piano finanziario degno di tale nota. Deve essere tra i documenti ancora “nascosti” del “Marina”. Addirittura manca a supporto della richiesta di nuovo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio. Dobbiamo andare, allora, per ipotesi e voci. Nel primo caso sembra evidente che la Capo d’Anzio con la “gestione provvisoria” voglia incamerare i canoni, affittare i pontili mobili, prendere i soldi dei 25 posti prenotati, sistemare qualche debito e partire. Dove si trovano i fondi per l’escavo, per pagare i 50.000 euro al mese alla banca e quanto altro – comprese le opere previste dal progetto definitivo – nessuno ce lo dice. Le voci, allora: un gruppo russo, anzi uno del Kuwait, un’azienda che vuole l’esclusiva sulle crociere o una turca dietro l’angolo. Cosa c’è di vero? Ed entrerebbero attraverso cosa? Una cessione della Capo d’Anzio con lauta liquidazione al socio privato che ha fatto una serie di progetti e chiederà di essere pagato?

E dov’è il bando per una nuova gara della quale si parla con insistenza? Ricordiamo poi che esiste un atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune e che questo – con tutta una serie di opere – faceva parte del precedente bando di gara. Lavori per circa 50 milioni di euro che hanno scoraggiato a partecipare. Sono stati tolti? E in quale atto formale si dice che l’atto d’obbligo non c’è più?

Infine le prescrizioni inserite nell’accordo di programma: sono state ottemperate o non? Ad esempio il modello tridimensionale per lo studio delle correnti o quanto chiesto dalla Soprintendenza per i beni archeologici… 

Ma sì, alla fine il porto inizierà perché ormai siamo stanchi di aspettare, perché Bruschini ne ha fatto una questione di principio dopo essersi speso con la Regione Lazio a lungo, perché Marconi non ha preso le quote della Capo d’Anzio per cambiare aria. Basterebbe essere chiari, almeno finché quel 61% apparterrà ai cittadini.

Porto, avanti spediti. Senza soldi

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La Capo d’Anzio, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio, va avanti spedita e pubblica gli idonei per il ruolo di personale front desk e manutentori ormeggiatori. Al tempo stesso fa sapere anche che si sta costituendo un albo dei fornitori.

Il porto è prossimo, insomma, peccato nessuno ci dica dove sono i soldi per farlo e che il 30 settembre si chieda al Consiglio comunale di votare una fidejussione per garantire l’ennesimo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio onde evitare gli atti giudiziari. Due, del resto, sono già falliti…

Nel piano predisposto si parla di 50.000 euro al mese per estinguere il debito entro il 2015, ma nessuno ci spiega dove saranno presi. Speriamo che prima di votare qualcuno in Consiglio comunale ponga il problema. E non solo della fidejussione – per la quale c’è qualche dubbio di legittimità, avendo la Capo d’Anzio bilanci in perdita da tre anni – ma dell’intera vicenda porto

Ripeto: si faccia pure il porto, ma finché – e purtroppo temo per poco… – il 61% sarà nelle mani del Comune, i cittadini hanno il diritto di sapere quello che sta succedendo. Invece si va avanti per sentito dire. E di fronte alle lettere ufficiali su carta intestata Marina di Capo d’Anzio mentre gli ormeggiatori sono agitati, i cantieri non battono ciglio. C’è tutto, in questa operazione, meno che chiarezza.  Ah no: manca pure un piano finanziario…

Procure, montagne e topolini. Le indagini mai viste

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L’assoluzione dell’ingegnere Marco Pistelli, insieme a quella di Giulio Godente e Nello Monti – indagati mentre entrambi erano consiglieri comunali, è l’ennesimo buco nell’acqua della Procura di Velletri su questo territorio. La magistratura veliterna è in buona compagnia, attenzione, se solo qualche mese fa è stato prosciolto in udienza preliminare Luciano Mingiacchi, il quale per quell’indagine si dimise da direttore generale della Asl. Le montagne hanno partorito i classici topolini. Allo stato di quanto emerso nel dibattimento – dove poi si formano le prove – sembra incamminato sulla stessa strada il processo per la vicenda Colarieti-Santaniello. Con l’aggravante che lì c’è gente rimasta ai domiciliari per sette mesi.

Un noto avvocato locale, parlando del più e del meno, ha sottolineato come in tanti anni di professione deve ancora vedere condannare un amministratore pubblico. Possibile che, nemmeno per “sbaglio”, ci sia mai stata una condanna? Evidentemente sì.

Quello che non torna – e lo dico con il massimo rispetto della Magistratura – è altro. Possibile che in questo nostro territorio al di là di abusi d’ufficio o tentativi di corruzione non si vada? Ai tempi di Tangentopoli, per esempio, si sapeva quale fosse il sistema ma o sono stati bravi e onesti i politici di casa nostra o non si è proprio indagato.
A memoria, poi, non si ricorda una sola indagine patrimoniale degna di tale nome. Ma possibile che certi inspiegabili tenori di vita li vedano solamente i cittadini? E possibile che sia dovuta arrivare la direzione antimafia a dirci che qui vivevano e si riproducevano cellule di clan? Già, quello è il suo lavoro… Ma quello degli altri? I sequestri preventivi possono farli tutti se ci sono dubbi di illeciti arricchimenti. Così come è inspiegabile che gli affari con il piano regolatore di Anzio non abbiamo riguardato anche qualche soldo da “ripulire” perché o siamo davvero un’isola felice o statisticamente accade che con tanta edilizia da realizzare qualcuno venga e investa soldi ottenuti chissà come.
Intanto, mentre per gli abusi pubblici fioccano assoluzioni non sappiamo che fine abbiano fatto, per esempio, le due inchieste sulla vicenda “Serenissima” che è sotto indagine in Veneto, mentre qui si è parlato di una tangente che ha visto impegnati carabinieri e polizia ma senza esito. Apprendiamo da Controcorrente che nella vicenda Francescana ci si è “dimenticato” qualche computer, ignoriamo le sorti dell’inchiesta sugli spari a Patrizio Placidi e sul movente di quell’attentato. Per non parlare del “Caro estinto” del quale Repubblica ha anticipato le carte ma finito nel dimenticatoio, almeno così sembra
Ecco, vanno benissimo tutti gli accertamenti di questo mondo e si comprendono le difficoltà operative di ogni genere. Ma vedremo mai indagini diverse? Ricordiamo, infine, che ogni volta che si avvia un’inchiesta – da ultimo quella sulle cooperative che si sono occupate di servizi ambientali ad Anzio – si sequestrano carte, poi si effettuano perquisizioni magari alla ricerca delle stesse carte, si espongono persone agli onori delle cronache. Più celerità nelle decisioni finali sono un’utopia in Italia, ma soprattutto qualche indizio più probante da portare in Tribunale, non guasterebbe.

Fratelli d’Italia incontra il sindaco, siamo tutti più tranquilli…

Va dato atto a Luciano Bruschini di essere bravo. Anzi, probabilmente di essere il migliore nei rapporti con gli ambienti politici locali e non. Se una forza di opposizione (?!) che occupa il Consiglio comunale con le altre, è d’accordo su una serie di richieste di chiarimento al Prefetto ma poi non firma il documento con le altre – e difficilmente firmerà un ricorso al Tar su quelle anomalie – esce da un incontro e di fatto si complimenta con Bruschini non c’è che dire: il sindaco è bravo.

Dal comunicato diffuso da Fratelli d’Italia questo si evince. Certo, l’opposizione costruttiva è importante, il confronto pure, ora aspettiamo con ansia l’assemblea del partito di Giorgia Meloni – che ricordiamo baciare e abbracciare Bruschini nell’ultima campagna nazionale nella sede ottenuta in fretta e furia dal partito neonato ad Anzio Colonia – e come si dice dalle nostre parti “il mare è una tavola”. Le difficoltà? Invenzioni dell’opposizione, quella brutta e cattiva che dice sempre no – e troppo spesso è stato vero – o, peggio, dei giornali. Funziona tutto, insomma, sì all’ambiente c’è stato qualche problema e si chiede di “commissariare” il settore ma pur senza risposte…. Era Romeo De Angelis, del resto, a chiedere alla stessa maggioranza di oggi, quando ne faceva parte, di non avviare il “porta a porta”. L’assessore era sempre Placidi.

La sicurezza? Il sindaco ha detto che arriveranno nuove telecamere, intanto proprio questa mattina è stato messo a segno un altro furto e delle vecchie telecamere non c’è traccia. Cattivi giornalisti che lo sottolineano… Il porto? Forse prima di un’assemblea pubblica – l’ultima che ricordiamo è stata con l’ingegnere Alberto Noli più di dieci anni fa, al Paradiso sul mare – il sindaco dovrebbe dire al Consiglio comunale come stanno realmente le cose….  No no! La commissione d’inchiesta l’ha chiesta Bernardone del Pd, vogliamo scherzare?

Comunque dopo che Fratelli d’Italia ha incontrato Bruschini siamo tutti più tranquilli, anche perché l’anomala opposizione di destra sembra incamminarsi lentamente verso un ingresso organico in maggioranza. Le elezioni amministrative del 2013 sono passate, tutto sommato la situazione non è grave come si vuole far credere, le promesse in campagna elettorale erano appunto promesse e pazienza se non si riescono a garantire.

Un solo, piccolissimo, appunto: non era Fratelli d’Italia che insieme a chi oggi va verso Ncd o è già in Forza Italia ma resta all’opposizione (fino a quando?) voleva cambiare questa città?

Complimenti a Bruschini, sinceri, non c’è che dire…

La Provincia è rimasta, i giochetti pure

Palazzo-Valentini11

Si chiamano elezioni di secondo livello. Ormai, come nella contrattazione sindacale che avviene nelle aziende, si demanda tutto a un altro livello. Ma mentre nelle imprese c’è almeno il rapporto diretto con i lavoratori, qui decidono tutto i partiti e gli eletti nei consigli comunali. Sì sì, si vota. Eleggeranno al posto nostro il consiglio della Città metropolitana, la nuova Provincia. Quella che Berlusconi aveva inserito nel suo programma per essere abolita – ma intanto ne creava altre tre o quattro – e quella che Renzi ci fa credere di aver abolito. Non votiamo più, votano gli altri per noi, e certamente si risparmia. Chi viene eletto non percepisce emolumenti e certamente si risparmia, ma le competenze restano e i “carrozzoni” pure. Serviva una riforma costituzionale, vero, ma la stessa fretta che si usa per cancellare il Senato non poteva essere utilizzata anche qui? Mistero. Quello che si capisce davvero, invece, è altro: i giochetti sono sempre gli stessi.

Ha senso candidare a Nettuno sindaco e presidente del consiglio comunale, dello stesso partito? Se c’è da “contarsi” evidentemente sì… Nel Pd sono maestri di tattiche, strategie e chi più ne ha ne metta. Dopo il voto, una volta “contati”, avranno da ridisegnare chissà quale assetto o meditare qualche “vendetta”… Certo il clima a Nettuno, nello stesso Pd, non è dei migliori e questa doppia candidatura ne è una dimostrazione. Anche se ci diranno che il partito ha diverse sensibilità da far esprimere… 

Ma è ancor più singolare ciò che avviene ad Anzio. Candidato con il Nuovo centrodestra è Danilo Fontana. Quando c’è da presentarsi lui è sempre presente, ma una domanda sorge spontanea: qui è all’opposizione verso lo stesso Nuovo centrodestra con il quale ora si candida… Eh sì, perché alle ultime europee nel manifesto che invitava a votare i candidati del partito (!?) di Alfano c’era una folta schiera di amministratori, da Zucchini ad Alessandroni. Insomma, ci spiegheranno che “questa è la politica” – che è la stessa frase che sentiamo sui campi dopo una partita e cioè “questo è il calcio” – ma si può fare ricorso al Tar, opposizione sul bilancio e sul resto e poi candidarsi con quello schieramento? Di lotta e di governo, ma sì…

 D’altro canto la Provincia è rimasta, i giochetti di partito evidentemente pure.