Senza donne giunta illegale, l’affanno di Bruschini

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Roberta Cafà e Laura Nolfi (foto il Granchio)

Mentre vogliono farci credere che è tutto a posto, non c’è crisi, e che si va avanti anche senza sostituire la Nolfi e la Cafà che si sono dimesse, aumenta con il passare delle ore la preoccupazione per le quote rosa. Un vero e proprio affanno, con diverse caselle da incastrare.

Senza donne in giunta, anche restando in cinque, Luciano Bruschini non può stare. Lo dice la legge – ma è vero che di questa, ad Anzio, spesso ci si fa gioco – e lo dice da ultimo una sentenza del Consiglio di Stato che ha scritto la parola fine su una storia avvenuta in Calabria.

Quel “andiamo avanti” – mentre Nolfi e Cafà non sentono ancora il bisogno di spiegare alla città perché se ne sono andate – suona di smania di potere, di sfida, di voler restare a tutti i costi legati alle poltrone pur sapendo, benissimo, che non uno dei punti del programma è stato rispettato.

Sapendo benissimo che la città è stremata, i conti sono al collasso, i rifiuti ci sommergono e la “fame” ha portato a insediare personaggi tutt’altro che raccomandabili intorno al Comune. Sapendo benissimo che le indagini – mai come adesso – danno un’immagine desolante del modo di guidare questa città. Ma va tutto bene, ce lo dice il giornale edito dal consigliere di maggioranza Antonio Geracitano, perché nella smania di comunicare che contraddistingue questo presunto 3.0 negli ultimi giorni Luciano Bruschini  e i suoi si sono  distinti per una cosa: tacere.

Non una parola ufficiale sulla richiesta di commissione d’accesso, tanto meno sulle carte dell’inchiesta “Mala suerte” ad essa riferite nell’interrogazione parlamentare, nessun commento sulle dimissioni. Eppure mentre questo andava in scena, mentre due assessore si dimettevano e si giocava agli accordi della vecchia politica, mentre si votava in giunta una dotazione organica che dopo tre mesi “boccia” la super organizzazione della quale ci si vantava ad aprile e non si leggevano gli atti allegati, dall’ufficio stampa del Comune (se serve solo a questo, chiudiamolo) ci mandavano locandine di spettacoli. Praticamente il collante, finora, della maggioranza: questo lo organizzo io, questo tu, all’associazione di Tizio abbiamo dato X e a quella di Caio non possiamo dare meno…. Eccola la crisi, ditelo, smettetela di prenderci in giro.

E trovate le donne per la giunta, non tra le consigliere comunali perché i primi dei non eletti non sarebbero più dalla vostra parte, altrimenti continuerete a essere nell’illegalità. In ogni delibera. Ma che problema c’è? Siete abituati….

Giovedì riprendiamoci il Consiglio comunale

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Se stavolta saranno vere o meno, lo vedremo. Roberta Cafà e Laura Nolfi, che sabato sfilavano contro la turbogas, si sono nuovamente dimesse. Lo apprendiamo dai siti locali e dai social network che in tempi di 3.0 sono stati, sono e saranno – se mai l’esperienza di Luciano Bruschini andrà avanti – la croce di questa amministrazione. Riunioni nelle quali si mostravano dichiarazioni su facebook, liti furibonde per quello che usciva sui giornali on line, accuse di “visibilità“.

Le dimissioni – mesi fa rientrate – arrivano nel periodo più caldo dell’anno e della stagione politica di Luciano Bruschini che volge ormai mestamente al termine. Da tempo ha perso il controllo della macchina, la sua gestione “anni ’90” è fallita nel tentativo di accontentare tutti e non ha retto. La richiesta della commissione d’accesso e i pesanti legami che emergono dall’interrogazione presentata, dicono che non gli è sfuggita di mano solo la situazione politica ma ben altro.

E se già da ieri si vociferava che giovedì non ci sarebbe stato il consiglio comunale chiesto dall’opposizione di Candido De Angelis, queste ultime dimissioni ne sono la conferma. Anche perché è pronta una richiesta di sfiducia nei loro confronti proprio a seguito della manifestazione, alla quale era presente anche la delegata all’archeologia Valentina Salsedo che avrebbe – anche lei – lasciato l’incarico.

Altri, comunque, pensavano di sfilarsi, addirittura di lasciare la maggioranza, resisi conto forse troppo tardi di una corda tirata all’infinito  e ormai spezzata. Di un’amministrazione priva di guida, di una città sommersa dai rifiuti, di un cartellone estivo che apprendiamo da chi organizza spettacoli e non dal Comune, di una serie di cose che semplicemente non funzionano e per di più sono al centro di indagini come mai prima d’ora.

Ecco, giovedì il Consiglio comunale convocato per argomenti seri e con la vicenda della richiesta di accesso che inevitabilmente andrebbe affrontata al 99% non si farà. Allora facciamo una cosa, riprendiamocelo. Facciamolo, riuniamoci nella sala consiliare per dire che  questi signori – benché democraticamente eletti – non rappresentano più la città.

Venga un commissario, faccia un po’ d’ordine, e poi vinca il migliore. Ma intanto riprendiamoci il Consiglio comunale.

Commissione d’accesso, una misura inevitabile

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Oggi la notizia della richiesta di commissione d’accesso, presentata dal senatore Massimo Cervellini, giovedì pomeriggio l’incontro su “Legalità e territorio” organizzato da un Comitato trasversale che tratterà quella che è una vera e propria emergenza per Anzio. Solo in maggioranza – sindaco in testa – sembrano non accorgersene. Giovedì mattina il consiglio comunale, convocato per altro ma che necessariamente dovrà affrontare questa vicenda.

Chi scrive, a più riprese, ha sottolineato l’esigenza di fare chiarezza anche attraverso una commissione, esistono carte – messe insieme anche dal sottoscritto nel corso dell’attività giornalistica  – che dimostrano il condizionamento verso amministratori e uffici. E non dimentichiamoci i viaggi verso la Prefettura dell’ex segretario generale Pompeo Savarino.

Ricordiamo che la commissione d’accesso è una misura preventiva, non servono condanne (che pure ci sono state) e che quanto sostenuto nell’interrogazione basta e avanza per una verifica del genere. Anzi, a voler approfondire c’è anche dell’altro.

Non sappiamo se Alfano e per lui il prefetto di Roma manderanno una commissione d’accesso, quello che possiamo affermare senza tema di smentita è che in questa situazione ci hanno portato – fingendo di non sapere, facendo spallucce, dando lavori, prendendo voti che forse altrimenti non sarebbero arrivati – Luciano Bruschini e la sua maggioranza. E “Mala suerte” è solo la punta dell’iceberg.

Quando una imprenditrice non trova riscontro alle sue richieste, va da un politico, questi gli dice che la materia è di altro politico – come leggiamo nell’interrogazione – e alla fine è costretta a pagare il pizzo per mantenere la moglie di un camorrista detenuto, siamo arrivati alla fine della corsa. Speriamo che l’interessato abbia smentito nelle sedi dovute, perché solo quell’episodio è sufficiente a far sciogliere il Comune. Anzi, Nettuno è stato sciolto per molto meno e il mancato scioglimento di Fondi resta uno scandalo nazionale.

Ecco, immaginiamo già che Patrizio Placidi chieda consiglio a Claudio Fazzone – il potente senatore di Forza Italia che “salvò” il suo feudo elettorale  – e qualcun altro cerchi contatti con Alfano per provare a  dire che è tutto a posto.

Nella fase in cui siamo, sarebbe l’ultima cosa da fare. Chi ci ha portato in questa situazione, chi prova a condizionare coloro che denunciano, chi usa toni minacciosi verso cittadini, stampa, comitati, ha fatto il suo tempo. Se servirà una commissione d’accesso a dimostrarlo, ben venga. La misura ormai è inevitabile.

Grotte, minacce, biogas e una città altrove…

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Comunque il Granchio merita ritorsioni bombe carta e scritte sotto la sede“. E’ solo uno dei “complimenti” riservati alla copertina del settimanale sulla pagina facebook dello stesso. Se un assessore come Patrizio Placidi arriva a dire del Tg1 che fa servizi “artefatti e calcati” e che “infanga” la città, il minimo che possa accadere è che nei confronti del Granchio qualcuno esprima frasi pesanti come quella riportata in apertura. E’ una cosa gravissima e siamo certi se ne occupi Ossigeno per l’informazione, ma che prima ancora lo facciano le forze dell’ordine.

A chi scrive certe cose, è bene ricordare che il Granchio ha già avuto – in diversi modi – la sua dose di minacce e ritorsioni, dalle scritte fuori alla sede di via Bengasi anni fa alle querele temerarie. Ma che continua a fare il suo lavoro, come tanti altri giornali locali, fra mille difficoltà e qualche errore, comunque raccontando ciò che accade. E “Vergogna nazionale“, la copertina che tanto scalpore ha fatto, dimostra che se vuole è un giornale che prende ancora posizione.

Perché non saranno le quattro baracche di oggi, ma la vergogna è di anni e gli amministratoti che l’hanno tollerata sono sempre gli stessi. Ma la ricordate la ruspa sui ruderi, mezzo di lavoro della Ilcem, la società mandata via (con molta calma) dalla Regione, perché sottoposta a interdittiva antimafia? Si affrettarono a spiegarci che era… sulla sabbia. E basta fare una ricerca su google (non è un Comune 3.0?) con “placidi grotte nerone” e vedere che ogni anno arrivano troupe a raccontare il degrado di una zona archeologica sulla quale la politica, questa classe dirigente, non ha mai investito. Se non  i soldi per una qualche cooperativa “amica” da sistemare – a stagione avanzata – nella pulizia e guardiania.  Allora sono responsabili il Granchio, i giornali, il Comitato che andrebbe preso a modello di impegno, i cittadini o il sindaco e la delegata all’archeologia che hanno brillato per la loro assenza sulla vicenda? Possibile che si sente l’esigenza di comunicare tutto  e qui si è rimasti in sconcertante silenzio? Almeno l’assessore che dovrebbe tenere pulito sempre un po’ di scena l’ha fatta e al solito ci ha messo la faccia.

La delegata, Valentina Salsedo, era ieri però alla manifestazione no biogas. Insieme alle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi che hanno mantenuto il punto sulla vicenda, essendo state promotrici del ricorso al Tar. Quando la prima centrale venne autorizzata la Cafà era consigliera comunale e della Nolfi c’era il papà (ieri pure lui a manifestare) ma se nemmeno il sindaco sapeva – così ha voluto farci credere – diciamo che potevano ignorare anche loro. Certo nel 2012 Placidi è andato a dire sì per conto non di se stesso ma del Comune di Anzio. E certo se le cose funzionano così, è la lampante dimostrazione che Bruschini guida una nave alla deriva. Se pure vincesse il tardivo ricorso al Tar, sa che quella centrale si farà. Grazie a lui e a Placidi.

Non è che si debba rimpiangere la Prima Repubblica, ma fosse successo allora che un assessore va e dà il parere all’insaputa degli altri, due assessore e una delegata manifestano contro una centrale voluta dall’amministrazione, l’assessore alle finanze e vice sindaco “tuona” contro tutti e si eclissa dal Comune da due settimane, nessuno sarebbe rimasto al proprio posto. Qui, evidentemente, gli equilibri di una maggioranza che sta seppellendo Anzio sono più importanti della coerenza e i giovani virgulti che contribuiscono a tenerla in piedi fingono di non accorgersene.

Poi possiamo parlare della manifestazione di ieri, di tanti ambientalisti dell’ultima ora (mai visti ad Aprilia per la Turbogas, ad esempio, o quando c’era da pulire Tor Caldara anni fa) presi anche da qualche altra “onda“. Ma va dato atto al Comitato di averci creduto e aver portato 4-500 persone in piazza. Tante o poche, non conta. La manifestazione di ieri che ha messo insieme anime completamente diverse, l’attività incessante del Comitato per le Grotte, Anziodiva che propone alternative sui rifiuti, associazioni che si mettono insieme per parlare di legalità, comitati che si preoccupano dei loro quartieri, dicono che mentre Bruschini e i suoi fedelissimi restano nel “fortino” di Villa Sarsina la città è altrove. E non saranno le minacce ai giornali o i “ragionamenti” della po-li-ti-ca a caccia di alleanze elettorali, a fermarla.

Benvenuti ad Anzio, è estate. E va be’… buon Natale!

 

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L’immagine parla più di qualsiasi altra cosa. E’ stata scattata ieri sera, allo “screen” che si trova nel box di piazza Pia, una delle realizzazioni per il centro commerciale naturale. Il progetto, altrove ancora funzionante e qui miseramente abortito, doveva rappresentare un modo di “promuovere” il centro e la città.

Spesi i soldi pubblici, data la percentuale al centro servizi della Confcommercio per la pratica svolta – qui come in molteplici città del Lazio – tenuto in piedi per anni il sito anzioinpiazza.com (ora introvabile, per fortuna) che promuoveva gli spaghetti alla sorrentina tra i piatti tipici e che ovviamente abbiamo pagato con soldi pubblici, di quell’esperienza è rimasto il box, qualche panchina, spazi espositivi arrugginiti.

Il Comune ha ceduto tutto all’associazione Centro commerciale naturale che, crediamo, esiste ancora ma che non cura affatto i beni ricevuti. Né organizza eventi, ma qui rischiamo di sbagliare perché nella giungla di bancarelle, associazioni, sponsor politici, qualcosa potrebbe ancora farlo.

Torniamo al box, allo schermo che dovrebbe dare informazioni e non le dà, a quel beffardo Buon Natale alternato a Buone feste, alla neve che scende. Pensiamo al 3.0 promesso da Luciano Bruschini che quel touch screen l’ha pagato con soldi pubblici, del progetto del centro commerciale naturale, e dove le informazioni sono un optional. Torniamo al box dove sono malamente ammucchiate sedie e bottiglie ben visibili, almeno ieri sera.

C’è il simbolo del Comune di Anzio in quello spazio, della città turistica dove il delegato si affanna a organizzare spettacoli dei quali ancora non sappiamo nulla, della città delle prime donne di associazioni d’ogni genere, dove ognuno guarda al proprio orticello. Ebbene immaginiamo che venga davvero un turista, uno che di fronte alla Sessa Aurunca (con tutto il rispetto, sia chiaro) che è diventato il centro tra burattini, ambulanti improvvisati, sale giochi sparse, veda in quel Buon Natale anche il logo della città. Immaginiamo cosa potrebbe pensare. E non aggiungiamo altro.

Buona estate, ops: buon Natale!

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San Giuseppe Due, parabola discendente di una città

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La vicenda del San Giuseppe Due, la feluca che portò il nome di Anzio nel mondo con l’impresa della spedizione in Antartide del comandante Giovanni Ajmone Cat, è la parabola di questa città.

Domani sarà l’anniversario della prima spedizione, mentre lo scafo è arrivato a La Spezia si celebra nei locali di piazza Pia una mostra che sa di beffa e che è finita addirittura al centro di una disputa di maggioranza.

Locali, giova ricordarlo, che dovevano essere della Capo d’Anzio, poi di una mai meglio specificata mostra di conchiglie (con lavori fatti non si sa da chi e per chi, se da parte del Comune sbaglierò ma non ho mai trovato una determina in tal senso) e infine parte del Museo dello sbarco – che il vice sindaco Zucchini ha ribadito essere pubblico – “sfrattato” in fretta e furia per la mostra.

Che andava fatta, ci mancherebbe, ma che è quasi ammettere una sconfitta di fronte alla partenza del San Giuseppe Due. Una parabola discendente e senza fine – che somiglia ai fumetti di Disney quando Paperon de Paperoni vedeva scendere il grafico sotto l’asse delle ascisse del piano cartesiano – quando apprendiamo che sarebbero serviti 180.000 euro per sistemare lo scafo e renderlo fruibile per un progetto senza eguali in Italia.

A Genova, al “Galata museo del mare“, c’è un sottomarino recuperato. Qui la spedizione in Antartide poteva e doveva essere qualcosa di formativo da un lato e spendibile dal punto di vista turistico dall’altro. E un’amministrazione che si impegna a “sostenere le spese per i lavori di recupero e restauro” – com’è scritto nell’accordo firmato nel 2011 da Umberto Succi per conto del Comune – in sei anni il modo ha il dovere di trovarlo.

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180.000 euro, un terzo di quanto è stato speso solo nel 2015 per manifestazioni di ogni genere, spesso senza criterio e di dubbio gusto. Domani si discuterà l’ennesimo bilancio al quale si è arrivati calpestando le regole. Bastava inserire lì le spese, non chiedere un parere a febbraio di quest’anno se fosse possibile o meno fare quei lavori. Ma occorre avere una visione d’insieme, qui si continua a vivere alla giornata, a litigare per una sala, un concerto in più a un’associazione, a sponsorizzare questa o quella cooperativa.

E il San Giuseppe Due sta bene a La Spezia. Peccato.

Zucchini lascia? “So finite le fava a Federico…”

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Chi si occupa di detti portodanzesi è pregato di correggermi qualora interpretassi male il detto “So finite le fava a Federico….” Della serie che è rimasto poco da fare, in tutti i sensi. Sono finiti i tempi d’oro, è crollata una classe dirigente, non la sanno sostituire – se non imitandola – i giovani virgulti.

Ecco, non so se davvero il vice sindaco e assessore al bilancio di Anzio, Giorgio Zucchini, lunedì lascerà l’incarico con la discussione sul preventivo aperta e l’incertezza del commissariamento dietro l’angolo perché i documenti a posto sono pochi e i revisori dei conti ancora non si esprimono. Perché anche quest’anno si arriva a discutere del bilancio con una serie di elementari norme calpestate. E perché la disputa interna prevale, ancora una volta, sulla città.

So con certezza che Zucchini  e insieme a lui Bruschini, Placidi, Borrelli, Alessandroni e quanti hanno condiviso le loro azioni, sono stati in maggioranza o hanno finto di fare l’opposizione negli ultimi 40 anni (centro-sinistra compreso), sono il passato.

Questa è la peggior amministrazione che la città ricordi, lascerà un’eredità pesantissima in termini di debiti, le casse vuote e i servizi impossibili da rendere secondo le nuove norme di bilancio. Soprattutto lascerà  istituzioni debilitate e delegittimate da spartizioni d cooperative. Sì, di gruppi di potere più che di lavoro sui quali la  magistratura ha posto l’attenzione, facendo emergere personaggi tutt’altro che raccomandabili e persino in odor di camorra. Personaggi che hanno portato voti e che chiedono….

Sia come sia, probabilmente questa delle dimissioni è l’ultima “trovata” da Prima Repubblica, un modo di salvare elegantemente la baracca o di spiegarci che questa “è la po-li-ti-ca“. C’è il terrore che venga un commissario, una persona normale alla quale basterà aprire un fascicolo per trovare qualcosa che non quadra. In questi anni ne sono successe di tutti i colori, la situazione è fuori controllo, si governa tacitando chi alza la voce a forza di contributi ad associazioni o cooperative “vicine“, di deleghe date o promesse. Siamo in piena  gestione alla anni ’80-’90, come se il mondo non fosse cambiato, non ci fossero cittadini più attenti, un’opposizione che i ricorsi li fa davvero e non li annuncia. Come se non esistesse il 3.0 che fuori dal Comune funziona benissimo e che è lo slogan che, invece, decreterà il fallimento di Bruschini. Che andrà avanti fino al 2018, sia chiaro, salvo scossoni, ma che insieme al suo metodo, alla sua maggioranza (giovani compresi) è arrivato al capolinea.

Poi saranno gli elettori a decidere e per chi scrive avranno sempre ragione.  E qui, invece, chi governa ha il terrore dei “grillini“, dell’onda che dopo Pomezia e Nettuno (dove mezza maggioranza anziate era schierata, in modo fallimentare) potrebbe arrivare anche ad Anzio.

E forse c’è un altro terrore, ben più serio, anche se questa anziate somiglia spesso a una Repubblica autonoma: la commissione d’accesso. Le indagini in corso – e per una misura come la commissione non servono condanne – dimostrano che l’amministrazione subisce dei condizionamenti. Anche pesanti. Un Prefetto attento se ne sarebbe già accorto, un’opposizione seria si sarebbe già mossa al contrario della richiesta del 2012 campata sul poco o nulla, ma non disperiamo.

Lunedì sapremo di più sulle dimissioni di Zucchini, vedremo se sono reali o come quelle “annunciate” nel corso di questi anni da Cafà, Nolfi e Alessandroni e poi rientrate dopo chiarimenti. Di sicuro Bruschini andrà avanti, troverà nel gruppo di De Angelis chi è pure pronto a sostenerlo magari dopo un azzeramento di giunta, ma l’impressione è che siano davvero finite “le fava a Federico….” o, per dirla sempre con un termine di casa nostra che forse rende meglio, che siamo “all’acqua dei merluzzi“. Più a fondo non si può.

Anzio calcio, adesso diamo una risposta

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Si sapeva dalla vigilia. La promozione in serie D dell’Anzio, al culmine di una bella annata sportiva, avrebbe rappresentato un problema perché Franco Rizzaro aveva detto in tempi non sospetti che la forza per affrontare da solo il campionato non ce l’ha.

Finiti i festeggiamenti – da quello di domenica al “Bruschini”  a quello di ieri in Comune – è ora di confrontarsi con la realtà.

Per questo è nata l’iniziativa di “salvare” l’Anzio, avviata da  Marco Regolanti e postata su facebook. Entro oggi si devono trovare i soldi per l’iscrizione. Ho annunciato e dato il mio modesto contributo, sono convinto che a 50.000 euro si arriva pure, ma adesso è altra la risposta che dobbiamo dare.

C’è la possibilità di affiancare con sponsor o con chi rileva una parte della società Franco Rizzaro? E’ una cosa seria, non la classica “cordata” di dubbia provenienza? Bene. Si faccia tutto alla luce del sole e si partecipi alla serie D senza strafare. Meglio una onorevole retrocessione che spendere e spandere per creare debiti.

Conosco poco di questo campionato, ma i ragazzi che sono arrivati in serie D meritano di avere una chance. Con innesti mirati (e poco costosi) si può arrivare a una salvezza tranquilla. Ma serve di sapere ora, una volta effettuata l’iscrizione, se e come si può andare avanti.

Altrimenti diciamo con altrettanta franchezza che la nostra dimensione è altra, restiamo in Eccellenza scambiando il titolo con il Fiumicino, e amici come prima. Avremo perso un’occasione, come città, di unirci intorno a un obiettivo. Che è un campionato di calcio, vero, ma spesso questo come altri sport sono volano di conoscenza di un territorio.

Forza Anzio, allora, e forza portodanzesi – di ieri e d’adozione – diamo una risposta.

La lezione che arriva dal voto

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Sarà pure come dice Matteo Renzi, cioè che non è stato un voto di protesta, ma l’impressione è che la politica fatta di liturgie fini a se stesse, “correnti“, schieramenti, lotte per guidare un partito e per il potere fine a se stesso, per arrivare a contare se c’è da dividere qualcosa del “sottobosco“, abbia preso dei sonori schiaffoni. C’è – ed è forte – la voglia di cambiamento che ha vinto – per restare dalle nostre parti – a Nettuno come a Latina. Ma si è fatta sentire in maniera ancora più clamorosa a Roma e Torino.

Del Movimento 5 stelle e del suo “guru” Beppe Grillo, è noto, condivido poco o nulla. Certo è che molti li hanno sottovalutati e oggi ne pagano le conseguenze. Meglio, hanno sottovalutato la stanchezza di chi vota e si era – si è – francamente rotto di una “buca” al centro di Nettuno e dei numeri civici, ad esempio, così come di chi per tentare di vincere ha imbarcato politici (e metodi in alcuni casi poco ortodossi) dalla vicina Anzio. Chi vota, dopo Mafia capitale, dopo Marino e la sua figura, come poteva ancora dare retta al Pd? Giachetti era e resta una brava persona, ma sapeva che l’impresa era impossibile. Per non parlare di quel che resta del centro-destra che preso tra Bertolaso e Marchini, ha dimenticato/abbandonato la Meloni che al ballottaggio avrebbe dato alla Raggi più filo da torcere.

Ora i “grillini” sono chiamati alla prova più difficile, quella del governo. Sinceri auguri di buon lavoro all’amico Angelo Casto a Nettuno. Sa che il compito che lo aspetta è gravoso, ma già dalla nomina della giunta sembra andare nella direzione giusta. Andrà giudicato alla prova dei fatti, mentre piacciono meno le affermazioni dei supporter che danno – nella migliore delle ipotesi – per “accerchiati” i Comuni vicini. Calma, ragazzi. Parliamo di voti, di democrazia, è comprensibile lo sfogo ma non andiamo oltre. Si rischia di cadere nelle “guerre” del centro-destra che hanno caratterizzato recenti campagne sul territorio.

La prossima fermata, per Casto, è quella di Anzio. E’ un obiettivo legittimo e giusto da porsi, a maggior ragione dopo lo “sbarco” di anziati a Nettuno e dopo i toni tutt’altro che tranquilli usati verso di lui.  Sarà bene, però, che i Cinque Stelle ci facciano capire bene chi li rappresenta sul territorio e quale metodo useranno ad Anzio dato che un consigliere comunale ce l’hanno. Non abbiamo visto Cristoforo Tontini gioire per l’elezione di Casto (si veda nota sotto, però) ma intanto ha dichiarato che chiederà al prefetto di sciogliere il Consiglio anziate per i ritardi sul bilancio. Non avrà brillato in questi anni, ma lui è il rappresentante fino a prova contraria. E qual è il “meetup” giusto? E non sarà che questa “rete” nasconda moderne “correnti” di democristiana memoria? E’ una provocazione, sia chiaro, la lezione che arriva dal voto è chiara. Ma a Latina con due senatori e un deputato – che avevano poi lasciato il Movimento – e tre diversi “meetup” la certificazione delle liste non è arrivata.

Una cosa che ha quasi certamente favorito l’esperimento civico di Damiano Coletta, cardiologo che riesce con le sue liste dove il Pd e il centro-sinistra hanno fallito: mandare a casa dopo 23 anni un centro-destra litigioso e rancoroso, alle prese con lotte di potere che abbiamo visto anche a Nettuno (stesso protagonista, il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone, Acqualatina sullo sfondo…). Un centro-destra che a Latina era “nato” come esperienza di governo con Ajmone Finestra nel ’93.

Mentre il Pd si “uccideva” sulle primarie, candidava cavalli di ritorno della Prima Repubblica, puntava a un uomo di partito che fa politica da quando era ragazzino come Enrico Forte, non si accorgeva di perdere proseliti e consensi. I cittadini gli hanno dato una lezione , Latina bene Comune e le sue liste hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro ciò che il Pd doveva essere e non è stato dalla sua fondazione a oggi. Qualcosa che andava oltre il partito inteso in senso tradizionale e guardava, davvero, alla società civile. Una sonora lezione.

Buon lavoro a Casto, Coletta, a tutti i nuovi sindaci, di ogni schieramento. Ne hanno bisogno, ora questa voglia sacrosanta di nuovo e cambiamento è chiamata alla prova dei fatti.

***

Vengo giustamente “richiamato” da Cristoforo Tontini. Non mi ero accorto, nel marasma elettorale, del suo post di complimenti a Casto. Correggo e chiedo scusa pubblicandolo. Questa era e resta una provocatoria riflessione sul voto….

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Bilancio, ora manca solo il guasto informatico

 

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

A questo punto manca solo il guasto informatico, poi la consueta pantomima sui ritardi legati al bilancio di previsione sarà completa. Ieri sera la notizia del rischio che salti tutto, nei giorni scorsi l‘uscita del vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini sul ritardo degli uffici. A quando un black out elettrico – e ieri c’è stato davvero – o un programma saltato o qualche mail che non parte com’è stato negli ultimi anni?

Perché far quadrare un bilancio non è mai semplice, mettere insieme il colabrodo che stanno servendo per l’ennesima volta ai cittadini e ai consiglieri di maggioranza che andranno ad alzare la mano, di più. Senza contare che siamo di fronte a una diffusa irregolarità nella consegna dei documenti, ma questo sembra interessare poco. Che sarà mai… I termini? Ma sì, pazienza, abbiamo sempre fatto così…. Convocazione entro la data della diffida e tempo guadagnato, stile primissima Repubblica.

Ecco perché a scioglimento e possibile commissario non c’è da credere, al neo prefetto di Roma – che speriamo diverso dai predecessori – qualcosa andranno a raccontare. E magari anche quest’anno uno dei revisori avrà la febbre e non firmerà. Il prefetto di Latina che dopo la diffida del 18 maggio (stessa data di Anzio) scioglie Ventotene perché manca il parere dei revisori? Ma sì, è un Comune piccolo, un’altra provincia….

La verità è che stanno impegnando chiunque arrivi dopo – eventuale commissario compreso – a dover fare i conti con un bilancio al dissesto o quantomeno che necessita di entrare in riequilibrio. Un Comune incapace di riscuotere – lo dice la Corte dei Conti, lo confermano i revisori – ma che continua a spendere oltre il dovuto e che quando si passerà al bilancio “per cassa” dovrà bloccare alcuni servizi.

Ma questo interessa poco alla maggioranza di casa nostra e a chi le si avvicina senza grossi risultati. Così come una città sommersa dai rifiuti non sembra argomento di discussione. Si pensa all’anno e mezzo che resta, evidentemente, a qualche spettacolino estivo, al lavoro da assegnare a una coop particolarmente vicina, ai “grillini” che avanzano da Nettuno, a chi verrà dopo Luciano Bruschini (a proposito, bentornato) per guidare un centro-destra che ha finito da tempo di essere esempio di governo