La Dda in Comune, un’altra pessima “prima volta”

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l'ufficio tributi

La direzione distrettuale antimafia che arriva in Comune per prendere atti sulla gara dei rifiuti è un’altra pessima “prima volta” per la città. Ah, in questi mesi ce ne sono state altre…

Si parla di accertamenti, sia chiaro, ma da mesi intorno a questo appalto corrono le voci più disparate ed è evidente, lo afferma lui stesso, che l’assessore Patrizio Placidi – svolgendo il suo ruolo, dice – propenda per la Ecocar Gesam che ha offerto di assumere più lavoratori.

Oggi l’assessore, rispondendo a quel “Pierino” di Marco Maranesi, ci spiega che la Dda è arrivata per “indagini che partono da lontano, estranee ad attività amministrative“. Siamo contenti.

Dell’interdittiva antimafia della Ecocar si sapeva da un anno, a gara in fase di avvio, la corda si è tirata finché si è potuto ma a un certo punto l’appalto è dovuto passare alla seconda ditta classificata. Che non procede finché non ha il contratto, sembra “ostacolato” da Placidi stesso.

Forse anziché inseguire dichiarazioni, “disegni”, comunicati e chi più ne ha ne metta, sarebbe il caso di amministrare. E forse ci saremmo risparmiati qualche “prima volta”.

Ispettori ambientali, dopo il bluff si riparte. E i 100.000 euro?

ispettori

Sembra che abbia fatto la voce grossa pur di vedere approvata la delibera sugli ispettori ambientali. L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi tira dritto, ripropone una figura che sarà pure necessaria ma lo scorso anno ha tutt’altro che brillato per l’attività sul territorio. Anzi è stata sostanzialmente un bluff.

Alcune delle associazioni scelte non risultavano iscritte al registro regionale, per esempio, ci furono dubbi sulle sanzioni elevate, sulla liceità dei decreti di “incaricati di pubblico servizio“, su un vigile controllore e controllato, sulla creazione di una inesistente “polizia ambientale“, sulla durata degli incarichi e ci fu persino un’aggressione, ma soprattutto tanti proclami e nessuna risposta ai dubbi. C’è un’indagine della Procura, anche, ma nessuno ha avuto da chiedere spiegazioni, evidentemente, tra Luciano Bruschini, Giorgio Zucchini, Laura Nolfi, Roberta Cafà e Giorgio Bianchi che insieme a Placidi hanno votato in giunta i 20.000 euro necessari ai rimborsi spese per i volontari. Nessun dubbio sul fatto che dopo averli spesi e aver proceduto alle determine di impegno a tempo di record (non sappiamo se sono stati liquidati) nelle casse del Comune non è entrato un euro.  Nessuna richiesta sull’utilità reale di queste figure nel mantenimento della città pulita. Nessuna curiosità sul fatto che alcuni ispettori hanno contribuito alle sorti della lista Enea.

Nessuna richiesta – e sono amministratori, conoscono o dovrebbero conoscere il bilancio – sul mancato introito di 100.000 euro del quale ha parlato Placidi in conferenza stampa e il neo presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano, in consiglio comunale. Né sono curiosi, evidentemente, i consiglieri di maggioranza. Magari, chissà, andranno a segnalare a Placidi qualche nominativo da inserire nei volontari da rimborsare…

Senza pensare che il 20 febbraio scorso il capogruppo Pd Andrea Mingiacchi aveva chiesto, senza mai ottenere risposte: “Quante sono le sanzioni elevate dagli ispettori ambientali; se corrisponde al vero la cifra di 100.000 euro, resa nota dall’assessore a mezzo stampa, o a quanto ammontano in realtà le sanzioni stesse; in quale capitolo d’entrata del piano esecutivo di gestione trova riscontro l’importo delle multe degli ispettori ambientali; se le eventuali cifre relative alle sanzioni sono certe ed esigibili per l’amministrazione; qual è stato il ruolo, a riguardo, della Polizia locale“.

Nulla, si va avanti e basta. Un anno fa circa Patrizio Placidi parlava di “tolleranza zero” e aveva pienamente ragione. Ma se trovo degli zozzoni incivili, li segnalo, ma quelli non hanno conseguenze, cosa li ho trovati a fare?

Questo nessuno l’ha chiesto in giunta. Spenderemo altri 20.000 euro, speriamo non ancora a vuoto.

I rifiuti e chi non paga, chissà quante sorprese emergerebbero….

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

E’ trascorso un altro anno e di chi non paga la tassa sui rifiuti ad Anzio – diventando persino “inesigibile” – non sappiamo più nulla. I solenni impegni del vice sindaco e assessore alle finanze e del responsabile dei tributi sembrano aver prodotto ben pochi risultati se buona parte dei residui sono legati proprio alle varie Tarsu-Tari e compagnia.

Peccato che non sia mai venuto in mente ai consiglieri di opposizione di fare come i colleghi del nuovo Centrodestra a Roma che hanno chiesto (e ottenuto) la lista degli insolventi. Ce n’è per tutti, come si legge nell’articolo del Messaggero.

Il caso adesso è in Parlamento, suggerimmo mestamente tempo fa di chiedere al garante della privacy se era possibile pubblicare i nomi degli evasori ovvero di mandar loro una nota dicendo: caro contribuente, visto che non paghi, ora lo faccio sapere…

Evidentemente non c’è bisogno, a Roma hanno fatto in modo diverso. Sono enti, vero, ma magari qui scopriamo che tra chi deve dare soldi al Comune c’è qualche consigliere o società “vicine” ad assessori, emerge qualche altra incompatibilità o quanto meno delle sorprese.

Perché continuiamo, dunque, a non poter sapere, visto che poi la “quota” di inesigibili è a carico dei cittadini onesti?

Torna l’acqua al “Borghese”, grazie al burocratico buon senso

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Immaginiamo che la dirigente del Comune di Nettuno, Rita Dello Cicchi, capisca di baseball quanto chi scrive di curling, ma è bastato un po’ di burocratico buon senso per risolvere uno dei problemi dello stadio “Steno Borghese”.

Fino a poche settimane fa, in Comune, sedevano grandi esperti di questo sport che per guardare alle diatribe fra le due società non si accorgevano, evidentemente, che l’acqua di pozzo poteva essere usata per irrigare.

La pessima figura che sta facendo la “Città del baseball” ancora oggi – con una delle squadre che rischia di giocare i play off in trasferta – forse si può rimediare. Viene da dire che se anziché mettersi a discutere, parteggiare per l’una o l’altra società, la politica cittadina a cominciare dall’ex sindaco Alessio Chiavetta si fosse messa seduta per decidere cosa era necessario fare per risolvere il problema, oggi non saremmo a questo punto.

Ah, forse Chiavetta sarebbe ancora al suo posto. Ma questo è un altro discorso.

Mense e rifiuti: gara che vai, usanza che trovi…

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L’annullamento in autotutela della gara per la refezione scolastica arriva ad anno concluso, senza una nuova gara possibile da qui a settembre – sarebbe un record, hai visto mai? – e viene adottato sulla base dell’ormai famigerato parere dell’Anac.

Viene da dire gara che fai, usanza che trovi. Già, perché ammettiamo che andasse realmente annullato l’appalto sulle mense, che quella partita si sia giocata con arbitri che non potevano essere ufficiali di gara per mille motivi (ma è singolare dire che non si è cercato all’interno, via, le professionalità dovrebbero essere note a chi bandisce una gara….), devono passare tutti questi mesi per decidere? In autotutela – ma di queste vicende, ammetto, capisco poco – significa che ti accorgi di un errore e intervieni subito. Qui si “maschera” una revoca del servizio forse nell’unico modo possibile. Di certo dopo il parere Anac e dopo le dichiarazioni pubbliche sulla “revoca” si arriva a una cosa diversa.

Soprattutto non si dice cosa accadrà l’1 ottobre. Non doveva essere scritto nella determina, ovvio, ma chi fornirà i pasti? Come si pensa di procedere?

Gara che vai, usanza che trovi, dicevo. Ebbene qui la composizione della commissione, come afferma l’Anac, era illegittima. E si è proceduto, con calma, di conseguenza.

E la composizione della commissione per l’appalto sui rifiuti? Lì l’arbitro è stato “scelto” direttamente e dopo le sollevazioni via comunicato prima del giovane Marco (Maranesi) e poi del capogruppo Pd Mingiacchi, sembra tutto messo a tacere. Quando il consigliere di maggioranza Del Villano aveva chiesto lumi sulla regolarità delle nomine in quella commissione il segretario aveva riferito che era tutto a posto ovvero che gli era stato riferito che era tutto in regola.

Si è scoperto dopo, invece, che il dirigente oggi chiede la nomina di un ingegnere e un quarto d’ora dopo si vede rispedire dalla Provincia un fax con scritto “nulla osta”, quindi lo nomina. E pensare che neanche è dipendente della Provincia ma di una società partecipata.

Certo, è un esperto e partecipa a diverse commissioni, ma non possiamo fare davvero che a seconda della gara cambiano i criteri. E che a seconda della gara da una parte si annulla, dall’altra si fanno le conferenze stampa per dire che è tutto a posto.

Un’ultima nota. Se la Camassa (aggiudicataria pur essendo arrivata seconda nell’appalto rifiuti perché la prima ha ancora un’interdittiva antimafia) non rispetta quanto ha scritto nel capitolato è giusto sanzionarla. Sarebbe interessante conoscere quante sanzioni ha avuto fino a oggi, dato che parte del servizio lo svolgeva già, e se ci sono state perché l’assessore Placidi – particolarmente attento a questa gara – non ha sentito il bisogno di comunicarle con la medesima urgenza.

Porto e ormeggiatori, adesso tutto alla luce del sole

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L’ordinanza con la quale il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere il provvedimento che consentiva alle cooperative di ormeggiatori del porto di restare al loro posto fino alla trattazione di merito del 15 luglio dice una cosa elementare: se c’è una concessione unica, non possono esserci “isole” al suo interno.

Di più, si parla di “intervenuta scadenza delle concessioni rilasciate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in favore delle Cooperative attuali parti appellate” ed emergono questioni che più volte sono state affrontate, ascoltando le varie parti in causa, nei dibattiti pubblici, negli articoli di giornale e nelle prese di posizione sui social network: la sicurezza e le assunzioni.

Scrivono i giudici dell’appello amministrativo che lasciare le cooperative al loro posto “comporterebbe il ritardo nell’avvio degli interventi di messa in sicurezza delle aree demaniali con evidente rischio per l’incolumità degli utenti del porto di Anzio” e che esiste “la disponibilità della Società appellante ad assorbire la forza lavoro delle cooperative attuali parti appellate nella nuova gestione dello stesso porto“.

L’incolumità degli utenti, bene o male, c’è stata finora come da decenni sono lì le cooperative. Qui si continua a pensare che a crono programma invertito andassero convocati i rappresentanti e spiegato che l’intesa firmata quando si immaginava il “doppio porto” era da rivedere. Il Comune e la Capo d’Anzio dicono di averlo fatto, gli ormeggiatori no, ma è acqua passata ormai. La gestione è iniziata da parte della società e l’interesse intorno al porto è confermato.

Oggi, in teoria, le cooperative potrebbero essere allontanate, fosse pure per una ventina di giorni, da qui al merito, ma resta quella “disponibilità” .

Anche qui, gli ormeggiatori dicono di avere ricevuto proposte tali da “essere presi per il collo“, la Capo d’Anzio sostiene  il contrario.

Allora adesso si faccia tutto alla luce del sole. Una società pubblica capace di comunicare farebbe una cosa semplicissima: “Prendiamo atto della sentenza con soddisfazione, andiamo avanti, ribadiamo che siamo pronti ad assumere con queste condizioni e contratti….” E le renderebbe pubbliche, evitando e addirittura prevenendo la “processione” che ora inizierà da questo o quel politico, se non dal sindaco (che rappresenta pur sempre il 61% delle quote ovvero dei cittadini) per dire che una sistemazione va trovata.

Certo che sì, ma è bene che il 61% che era e finora resta dei cittadini, sappia quale nella massima trasparenza.

Il ruolo di un assessore, la gara sui rifiuti. Perché tanta attenzione?

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Non c’è da scandalizzarsi se la maggioranza che guida la città di Anzio si ritrova in pizzeria e fa il punto della situazione. C’è da preoccuparsi se veramente gli argomenti hanno riguardato tutto fuorché le emergenze da affrontare.  A meno che non si voglia davvero immaginare che l’attività che sta svolgendo l’ex consigliere di Forza Italia Marco Maranesi, insieme a un veterano della politica locale come Paride Tulli – aperto sostenitore di Luciano Bruschini al ballottaggio di due anni fa – non venga considerata un’emergenza.

Sarebbe grave, perché prima di preoccuparsi di loro, delle elezioni, di spostare il tiro su ciò che sarà solo nel 2018 – salvo altri scossoni – forse in maggioranza qualche domanda dovrebbero porsela. Anzitutto rileggendo l’articolo 48 del decreto legislativo sugli enti locali, quello che riguarda il ruolo della giunta.

Pazienza Maranesi e Tulli, con Del Villano che ormai si assenta da tempo si vedrà, ma a nessuno viene in mente di chiedere a Patrizio Placidi il motivo per il quale ha tanta attenzione sulla mancata assegnazione della gara all’Ecocar-Gesam?

Ma nessuno legge, sente quello che si dice apertamente e in ogni angolo, avverte le tensioni palpabili?

Eppure l’argomento è serio. Serissimo. Parliamo di un’azienda che – a oggi – è gravata da interdittiva antimafia. Perché tanta attenzione? E’ comprensibile che Placidi si preoccupi dei lavoratori che sono stati esclusi dalla seconda arrivata, ma il ruolo dell’assessore non è quello di informare i giornali che la decisione sull’interdittiva è in arrivo (e comunque la Prefettura rivaluterebbe alla luce attuale l’emissione o meno del certificato) o di preoccuparsi dei pezzi di carta di una gara, persino “diffidare” a firmare il contratto con la Camassa ambiente. Ma scherziamo?

Un assessore all’ambiente deve (dovrebbe) preoccuparsi della pulizia o non della città. Deve (dovrebbe) dare corso al programma con il quale la sua maggioranza ha vinto le elezioni. E i consiglieri dovrebbero essere lì a chiedere spiegazioni. Ad esempio se “La cura dell’ambiente e in genere quella del mare che ha dato luogo a Bandiera blu” è ancora o meno “attività fondamentale dell’amministrazione“.

Questo era scritto nel programma, insieme a tante altre cose, di ciò e non delle gare (e del personale da assumere) dovrebbe occuparsi un assessore. Di questo dovrebbero parlare – ma ignoriamo se lo hanno fatto o meno – i consiglieri di maggioranza riuniti in pizzeria, a cominciare dai più giovani e finora deludenti per come si sono “allineati“.

Della mancata firma del contratto, delle pressioni che sono evidenti, di un programma inattuato, deve (dovrebbe) chiedere conto l’opposizione.

Epatite, qualcosa si muove. E il Ministero continua a tacere

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E’ interessante lo studio dell’università di Tor Vergata relativo alle epatiti C. E’ segno che qualcosa intorno a questo killer silente si muove, soprattutto che c’è chi comincia a prendere coscienza del potenziale di malati che non sanno ancora di essere infettati.

L’interesse, inevitabilmente, è legato all’arrivo di nuovi e costosi farmaci, ma dallo studio emerge un particolare che raccogliendo il materiale per il libro “Sangue sporco” ho più volte riscontrato.

Di fronte a un potenziale infettivo come quello dell’Epatite C nessuno ha svolto, negli anni, politiche di educazione sanitaria attive. Né ha cercato di fare – scoperto un donatore infetto – quello che noi faremmo se danneggiamo un’auto durante una manovra di parcheggio: cercare di capire il danno, lasciare i dati, trovare il modo di contattare il proprietario dell’altra auto.

Vai dal medico di base – se non nei reparti specializzati in malattie infettive – e non trovi una che è una informazione. Della serie: “Hai subito trasfusioni? Hai fatto uso di emoderivati? Contattaci…” Meno ancora la comunicazione sulle modalità di trasmissione.

Oggi, ripeto sarà per i farmaci che finalmente danno una risposta completa, anche se non sono ancora per tutti, ci sono anche campagne come quella “Una malattia con la C” che provano a colmare il vuoto.

Finora solo le associazioni di malati hanno cercato di diffondere e far conoscere, l’Epac attraverso i codici di esenzione nelle Regioni ha fatto una stima dei malati noti, ma resta il problema di chi ignora.

Dal Ministero della Sanità prima e della Salute oggi si sono, invece, sempre girati dall’altra parte. E continuano a farlo.

Non risulta, è una delle vicende che racconto nel libro, che individuato un donatore infetto si sia risaliti ai pazienti per i quali era stato utilizzato il suo sangue e si sia cercato di prevenire o quanto meno di informare. Si aspetta, si mette la testa sotto la sabbia, se e quando arriveranno le richieste di indennizzo ci si difenderà negando l’evidenza, eccependo la prescrizione, poi si cercherà in tutti i modi di non pagare i risarcimenti.

Mentre le infezioni, se non si adottano provvedimenti come quelli suggeriti dal pool di Tor Vergata, aumenteranno.

Raccontare dà fastidio, è il caso di rallentare

Leggi i padri di questo mestiere, tieni in mente quello che dicono, ricordi che hai un ruolo per il quale devi raccontare, attenerti alla “verità sostanziale dei fatti”, criticare se necessario. Devi anche rispettare, sempre e comunque, le persone coinvolte nelle vicende. Poi ricordi la battuta dell’arrestato per tangenti che ti disse “attento a quello che scrivi” e la risposta – valida per qualsiasi protagonista di notizie – “tu attento a quello che fai, perché senza il tuo modo di agire non avrei scritto e non scriverei”.

Questo spazio è nato quasi per gioco, dopo alcuni mesi di inattività sul “Granchio” (del quale resto un orgoglioso fondatore), un primo libro, il progetto per un altro. Un blog, questo nuovo modo di comunicare, che si è trasformato presto in un punto di riferimento per chi ha la bontà di seguirlo. Uno spazio dove si afferma chiaramente, citando uno dei maestri dei quali parlavo all’inizio, che “il dissenso è nobile, la critica è doverosa”. Si sa, quindi, a cosa si va incontro. Ci si può collegare, leggere, dissentire o concordare. Ma si può anche evitare di fare tutto questo, figuriamoci.

Poi è uno spazio di informazione e io faccio questo mestiere: cerco documenti, racconto, do spazio alle repliche, critico, dissento. Da oggi lo farò più di rado, per varie ragioni, magari mi dedicherò meno a questioni locali, il mondo per fortuna non inizia né finisce ad Anzio. Fermarsi no, non sarebbe giusto, ma prendere un po’ di distacco è necessario.

Perché questa città – diciamo meglio, la sua classe dirigente – è brava a fare confusione. Ad appiccicare etichette, a prendersela con chi non c’entra. Pazienza il giornalista “cantastorie” – uno degli ultimi messaggi – se non “patetico”, pazienza minacce di paese, ma quando si coinvolge chi ha il solo torto di dividere con te la vita e di lavorare al Comune, siamo oltre. E’ così da più di un anno, lo si ripete a ogni angolo, ora anche sui social media, c’è un assessore che ha persino annunciato a due colleghe di avere un “dossier” a riguardo. Ma no? Era così quando scrivevo per il Granchio, con grida negli uffici, lo è a maggior ragione oggi.

Perché una classe dirigente che si avvita su se stessa dall’85 a oggi, dove bene o male ritrovi gli stessi protagonisti da 30 anni a questa parte, mal sopporta che qualcuno possa raccontare liberamente. E’ così se scrivi dell’appalto per i rifiuti e la “rincorsa” a una decisione sull’interdittiva della prima arrivata che proprio il Granchio, questa settimana, ha definito “patologica”, se racconti di dimissioni annunciate e ritirate, di sedi sparite, bancarelle, hotel chiusi con un’ordinanza del sindaco che stranamente sono aperti per ospitare richiedenti asilo, se scrivi di un’opposizione di lotta e governo, di finti dissidenti, strane cooperative, incompatibilità, porto delle nebbie e via discorrendo. Parlando sempre di personaggi pubblici, nel loro ruolo, mai coinvolgendo altri.

Il rispetto, dicevo, da più di 30 anni racconto questo territorio e quando avrei potuto infierire – basta pensare agli arresti e alle sentenze – mi sono sempre ricordato dei doveri professionali, di persone coinvolte, di indagati e non già condannati.

In una città normale i giornalisti fanno questo, anche sbagliando a volte, poi ciò che dicono si condivide o meno, si critica o non, ma rappresentano una risorsa per il dibattito. Per provare a volare alto. Qui no, più sono liberi e più sono “nemici“. Più rifiutano chi vuole acquistare quote, offre chissà quali dossier, più danno fastidio. 

Ma  perché tanta insofferenza? Questo attaccarsi all’impossibile per provare a colpire chi scrive? Dal giorno dopo il ballottaggio del 2013 chi fa “ragionamenti” e ha poco altro a cui pensare se non la politica da bar – lo sviluppo della città può attendere – mi indica come potenziale candidato sindaco. Ho risposto in altre sedi e non ho molto altro da aggiungere.

Anzi sì: prima di partire dal candidato sindaco, si dovrebbe provare a vedere su cosa si può essere d’accordo: legalità assoluta, nessuna commistione tra politica e struttura amministrativa, cittadini che hanno risposte senza la necessità di ricorrere al consigliere o all’assessore di turno, eventi di qualità e non per accontentare l’associazione (magari appena costituita) di turno, revisione dello strumento urbanistico, nuovo statuto aperto alla reale partecipazione dei cittadini, stop ai contributi a pioggia, censimento di associazioni e sedi, fine delle rendite di posizione, un programma di attrazione e sviluppo turistico a breve, media e lunga scadenza.

Io resto a fare il giornalista, per uno dei quotidiani più importanti d’Italia, magari scrivo un altro libro-inchiesta, continuerò a tenere un occhio su questa città che resta unica e straordinaria, pur con tutti i suoi mille difetti ma per fortuna con diverse eccellenze. Lo farò senza essere bravo, bensì ricordando ciò che ci insegna Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Cercare di farlo capire a chi “ragiona” è particolarmente difficile. Siamo sempre ad Anzio.

Comuni da sciogliere, Nettuno chieda i danni

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Fa sorridere che esponenti autorevoli di quel che resta di Forza Italia chiedano al sindaco di Roma, Ignazio Marino, di dimettersi ovvero l’intervento del Ministero dell’Interno per arrivare allo scioglimento del Comune dopo le vicende di Mafia Capitale. Il sindaco va avanti quasi in trincea e oggi il direttore del Messaggero gli ricorda qual è la situazione e cosa deve fare da qui a sei mesi, se non vuole definitivamente sprofondare agli occhi del mondo.

Per quanto emerge e per il condizionamento che sembra dimostrato – ricordiamo che ci sono commissari già al lavoro a seguito della prima ondata di arresti – lo scioglimento per condizionamento della malavita – semplicisticamente scambiato per “mafioso” – dovrebbe essere automatico. Ma Forza Italia, i Brunetta e i Fazzone, dovrebbero avere la decenza di tacere.

Già, perché se oggi Roma va sciolta, ricordiamo la battaglia dell’allora ministro della pubblica amministrazione e del senatore pontino, l’uomo dei record delle preferenze in provincia di Latina, per evitare lo scioglimento del Comune di Fondi. Ma anche l’interessamento degli ex ministri Meloni e Matteoli.

A Fondi  non solo venne dimostrato il condizionamento, non solo un assessore disse che era stato eletto con i voti di persone poi condannate con 416 bis, ma due proposte del prefetto Bruno Frattasi fatte proprie dal ministro Roberto Maroni, per la prima volta nella storia del nostro Paese vennero rispedite al mittente. Si “allungò” il brodo come era possibile, facendo fare una seconda relazione, aspettando l’entrata in vigore delle nuove norme, facendo dire al ministro Frattini che si era parlato di dimissioni del sindaco che poi arrivarono e – altro caso unico – evitarono lo scioglimento. Andò proprio Maroni, quello della Lega di lotta e di governo, quello che oggi con Salvini si batte contro i richiedenti asilo, a spiegare che era meglio ridare la parola ai cittadini. Pazienza il condizionamento della malavita, dimostrato nelle sentenze delle operazioni “Damasco” che confermano il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ecco, Roma se stiamo a ciò che afferma la legge va sciolta, ma al solito questo Paese ha la memoria corta, molti colleghi non sanno o non ricordano quando copiano e incollano comunicati di Forza Italia che oggi ce l’ha con Marino ma ieri difendeva il Parisella di turno, sindaco di Fondi.

Nulla venne fatto per Nettuno, invece, qualche anno prima. E viene da pensare che figure dello spessore di Pisanu (ministro dell’Interno), Casini (presidente della Camera eletto nel collegio Anzio-Nettuno-Ardea-Pomezia) e Fini (leader di An che da queste parti era di casa) abbiano anteposto il dovere istituzionale a quello di partito/coalizione. A ripensarci, Nettuno venne sciolta – e andava sciolta, sia chiaro – per molto molto meno rispetto a quanto emerso a Fondi e a ciò che sta venendo fuori a Roma.

Per questo la città, oggi, dovrebbe chiedere almeno parità di trattamento. O il risarcimento dei danni per una ferita che nessuno potrà mai ricucire, mentre altrove sono state e vengono usate misure ben diverse.