Il porto che muore, nell’indifferenza

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Per le premesse che accompagnavano il faraonico progetto di porto – malamente naufragato – mi è sempre piaciuto pensare all’impresa avviata dalla Capo d’Anzio paragonandola alla Fiat. L’azienda più importante della città, come quella più importante d’Italia. Questo doveva diventare – nelle intenzioni – quella costituita per realizzare e gestire il porto.

Aurelio Lo Fazio (inascoltato dai “sacerdoti” del centro-sinista che si battevano sulle procedure) fu facile profeta: era ed è in quella impresa, che quando è arrivata Italia Navigando pubblica non è più stata, il nodo della vicenda porto. Perché chi ti dà un parere a “soggetto” lo trovi pure, ma se le procedure sono fatte bene il progetto va avanti, ma prima o poi i nodi della società vengono al pettine. E sono arrivati, ormai da tempo, nell’indifferenza della nostra classe politica, in particolare di quella che è al governo della città da un ventennio.

Il sempre imminente avvio dell’opera, sistematicamente rinviato, ha portato a una situazione paradossale. Risultato? Si doveva creare lavoro, per adesso l’ha perso chi ce l’aveva. Le cooperative di ormeggiatori hanno i loro torti, non c’è dubbio, ma il socio di maggioranza (il Comune, quindi il sindaco) ha invertito il crono-programma senza dirglielo e senza avvertire l’esigenza di trovare una nuova intesa. Risultato? Contenzioso, lungaggini, soldi al vento, un service che forse era finito prima ancora di cominciare.

Il resto? Basta affacciarsi al porto, o se il sindaco 3.0 vuole fare un giro sui social network. Sappiamo che la società sta lavorando, cercando di mettere “pezze“, ma ci sono questioni impellenti che vanno ben oltre le pie intenzioni di arrivare al bando del quale si sono perse le tracce, ora perché mancava la valutazione di impatto ambientale e ora perché il ricorso alla “finanza pubblica” finora non ha dato frutti.

E le urgenze si chiamano far fronte ai canoni di concessione, per i quali si “tratta” sul periodo di mancato possesso ma che la Regione Lazio pretende, giustamente, e anche con una certa urgenza. Si chiamano dragaggio, non ci si venga a dire che è previsto solo dall’inizio del cantiere, perché se il crono programma è invertito, lo è per tutto e perché il porto deve essere agibile. Si chiamano rispetto dell’accordo di programma con la Regione Lazio, ma anche chiarezza sui bilanci, sul contenzioso con Renato Marconi – il socio che ci siamo ritrovati, volevamo cacciare anzi no – e su quello con le cooperative. Si chiamano opere minime per gli attracchi nella stagione alle porte, quando le stesse coop avranno smontato i pontili.

Non è tutto, perché avere il sito del Comune che non rispetta le regole sulla trasparenza della società partecipata (stasera abbiamo ancora D’Arpino presidente…..) e quello Marina di Capo d’Anzio” in eterna costruzione, è prendersi gioco dei cittadini. I quali, il sindaco dovrebbe saperlo bene, sono ancora proprietari del 61% delle quote.

E’ a loro che vanno date risposte. Doveva essere la Fiat – e Marchionne ci tiene eccome a far sapere quello che fa, da ultimo che porta via la Panda da Pomigliano D’Arco – è rimasta l’officina de noantri. Come il 3.0

Quel che è peggio, nell’indifferenza generale.

 

Avvocato fiduciario da Aprilia ad Anzio, a nostra insaputa?

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Fiduciario e consulente del comune di Aprilia ed Anzio“. Lo scrive sul proprio profilo Linkedin – caro Luciano Bruschini, è il 3.0…. – l’avvocato Antonio Martini, professionista di Roma finito nell’indagine sui presunti rimborsi “gonfiati”  insieme al sindaco di Aprilia, Antonio Terra, e a due ex assessori.

Vicenda che è agli inizi ed è tutta da verificare, sia chiaro, ma che sta creando più di qualche tensione nella città vicina.

Quello che colpisce è quanto scrive l’avvocato sul proprio profilo. Perché di incarichi o consulenze – a memoria – non ne ricordiamo nel nostro Comune. Sull’albo pretorio del Comune non c’è traccia di parcelle liquidate, ma va ricordato che è a dir poco lacunoso, né di incarichi.

L’avvocato in questione si è occupato di pratiche per il Comune di Anzio? Quali? Oppure è  fiduciario e consulente a nostra insaputa? Sarebbe bene chiarire.

Bruschini, magari i ripensamenti. Fallimento totale

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Magari fossero solo i ripensamenti dei quali scrive inliberauscita. Può accadere, non dovrebbe farlo con tanta costanza un sindaco ma fu lui stesso – tornando a candidarsi dopo avervi rinunciato – a dichiarare a chi scrive che “solo gli sciocchi non cambiano mai idea“. Deve averne fatto un “must“, ma non è questo il punto.

Il fallimento di ormai quasi nove anni della gestione di Luciano Bruschini è totale e sotto gli occhi di tutti, tranne i suoi “fedelissimi” o quelli che sul carro debbono starci – o provano a riavvicinarsi – perché altrimenti non avrebbero più la posizione privilegiata di uno status politico dal quale poter vedere più da vicino, in Comune, vicende personali o di amici degli amici.

Un sindaco può stare simpatico o meno – e Luciano a me lo è, non lo frequento da tempo ma ho sempre avuto dialoghi franchi e piacevoli con lui – ma poi insieme alla sua coalizione va giudicato su quello che ha fatto. Ebbene, ripeto, magari fossero solo i ripensamenti…. Perché se leggiamo i suoi programmi dal 2008 a oggi non troviamo una, dicasi una, cosa iniziata e finita. Sì sì, i problemi finanziari, le nuove leggi, tutto quello che vi pare, ma l’unica opera per la quale Bruschini può dire di avere centrato l’obiettivo è la statua di Nerone. Meglio di niente, dirà qualcuno, ma nulla per la città e il suo sviluppo. Vogliamo leggere un pezzo dell’ultimo programma? Quello, fra l’altro, avversato da chi oggi corre ad allearsi?

Eccolo:

“Il rilancio economico del territorio e di conseguenza l’occupazione può passare solo attraverso tre grandi direttrici e cioè:

  1. Realizzazione del nuovo Porto attivando un programma di stralci funzionali e rivisitando gli oneri e le obbligazioni a carico delle imprese;
  2. Realizzazione della città Artigiana ma anche la possibilità che nella stessa area vi si possa insediare un polo nazionale di ricerca.

  3. Verifica del contenzioso tra Comune e Stato per l’apertura del casinò o casa da gioco al fine di avere chiarezza sui successivi procedimenti legali anche in sede europea”.

Qualcuno li ha visti? Il porto è morto e sepolto e la storia che la colpa è del centro-sinistra (che ne ha, eccome, per non aver dato il via libera nel 2006) non regge più se in sei anni di concessione non è stato messo un mattone e si è solo creato il contenzioso con le cooperative. La città artigiana? Non pervenuta. Il casinò? Ma quando mai…. Ecco, questo è solo una parte del programma, poi ci sono le varie promesse – da Neropoli al Central Park – e una città allo sbando.

Il regalo di fine mandato? Le due centrali e il centro di stoccaggio a Sacida. Ha ragione Candido De Angelis – che però con chi ha voluto quella situazione va ad allearsi – gli imprenditori se non sono stati chiamati, probabilmente vengono sapendo di trovare qui terreno fertile.

E non è un ripensamento, ma una pantomima quella del sindaco che annuncia il principio di precauzione, ci ripensa, lo nega, poi parla di un’ordinanza che fatica a vedere la luce. Avrebbe fatto più bella figura a dire: sono progetti compatibili, non inquinano, portano sviluppo e lavoro e io li voglio insieme alla mia amministrazione. Invece si arrampica sugli specchi, lasciando a chi verrà dopo di lui un fardello enorme e alla città un’area che può ospitare i rifiuti pari a quelli prodotti in provincia  di Viterbo  Così come sono un pannicello caldo le varie proposte che si leggono. Perché il primo impianto – con parere favorevole del Comune di Anzio e il sindaco sta bene a dire che non sapeva – si farà. Speriamo si possa intervenire sugli altri.

Poi Bruschini ha avuto i voti e ha governato, con le alleanze che si prospettano forse il centro-destra lo farà ancora, i cittadini sono sovrani ma lasciate almeno la libertà di dire che a programmi e promesse è corrisposto il nulla.

In #unaltracittà, quello che si dice va realizzato. Altrimenti se ne prende atto e si passa la mano.

ps, ai benpensanti o a quanti sono in malafede, a chi fa politica nei bar o perde le ore in “ragionamenti” che portano da nessuna parte dico di stare tranquilli. Ripeto che lavoro per il Messaggero (e lo sanno, sono andati a rompere le scatole…) e mi diletto con questo blog. Se voglio dire qualcosa, lo faccio qui. Non ho bisogno del Granchio – del quale resto un orgoglioso fondatore – o di Inliberauscita o Controcorrente per esprimermi. Tanto meno li “controllo“. Finora non mi avete appioppato il Clandestino, ma se volete fate pure. Ah sì, avete ragione, parlo con tutti, ho ottimi rapporti, nessun preconcetto e penso di saper valutare.  Fatemi citare Pierangelo Bertoli: “le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi è maturo al punto giusto” ma anche Ligabue e la sua fortunatissima: “Non mi rompete i co….” 

 

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.

 

L’intervento di Marco Cesarini sulla vicenda degli insulti

La precisazione di Marco Cesarini, rispetto a quanto pubblicato ieri sera.

Dott. Del Giaccio, dovrei ringraziarla ma ammetto che mi è ancora difficile accettare il comportamento dell’ennesimo leone da tastiera, che probabilmente col suo vero profilo leggerà anche questo. La prego solo di prendere nota di due circostanze: la prima è quella che io sono un semplice attivista del meetup i grilli di Anzio, e non un membro del Movimento 5 stelle; l’altra è che anche nei “coccodrilli” sarebbe bene evitare riferimenti diretti a minori o comunque a tutti coloro che non hanno strumenti e possibilità di difendersi. Una diversa condizione umana non ne determina una peculiarità per ottenere rispetto, questo è dovuto a prescindere. Il rispetto a volte passa per il silenzio, che avrei gradito. Un silenzio diverso da quella omertà che forte di 130 amici protegge l’identità di chi ha compiuto un gesto senza possibilità di perdono“.

Insulti, brutte parole e pessime azioni. Una deriva pericolosa

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La deriva è palese e temo andrà sempre peggio con l’avvicinarsi della campagna elettorale. Deriva in consiglio comunale, deriva nella città e sui social network divenuti “sfogatoio” per molti – e dietro una tastiera – più che pubblica piazza di confronto.

Nel giorno del “buffoni” urlato in consiglio comunale il presidente di quell’assemblea si è lasciato sfuggire la parola handicappato riferendosi alla pratica di un cittadino. Voleva forse far capire il concetto ma non è il caso … Ora non vi affrettate dire che ha una certa età, lo sappiamo, e che voleva intendere altro,  lo immaginiamo. Diciamo che non è nuovo a uscite inopportune e aggiunge questa alle tante altre.
D’altronde se in quella sede si è permesso di interrompere i lavori con veemenza e senza conseguenza alcuna, se si può accedere in emiciclo senza rispettare regole, cosa possiamo aspettarci? Semplice, il “vaffa” che Gianfranco Tontini riserva a un suo alleato in quella stessa seduta. Non è forse la città dove il sindaco dà degli “imbecilli locali” a chi osa sollevare dei problemi?

Ricordo la sorta di “processo” al quale fui sottoposto per la definizione di “sgarrupato” del Consiglio comunale di Anzio. Feci pubblica ammenda (mentre aspetto ancora di sapere chi sono i morosi e chi non) per aver utilizzato forse un termine troppo colorito nei confronti di un’Istituzione. Con le parole ci lavoro, ogni giorno, e so cosa vuol dire. Faccio attenzione, provo a spiegare e mai a offendere.

Per questo è  brutta la deriva, bruttissima, perché il confronto civile e il rispetto sono venuti meno e l’aggressione è quotidiana a chiunque non la pensi alla stessa maniera. E’ noto che non mi sono simpatici Beppe Grillo e molti dei suoi adepti, ma come ho fatto pubblicamente ieri ribadisco qui la totale solidarietà a Marco Cesarini del Movimento 5stelle di Anzio. Su facebook si discute, si prova il confronto, ma arrivare a mettere in mezzo credendo di fare chissà quale “scoop” l’auto parcheggiata sul posto per disabili…. Marco ha diritto a quel posto e chi ha messo quella foto è quantomeno un incivile. Vigliacco, per giunta, perché il post è di un profilo che palesemente sembra inventato.  No, non ci siamo, non si può continuare in questa maniera. Chi fa ciò è indifendibile e lo sarà chiunque metterà in campo argomenti personali e familiari, evidentemente non avendone altri.

Poi i 5stelle usano spesso affermazioni a dir poco colorite, in particolare nei confronti dei giornalisti, ma nulla giustifica il clima che si respira in questo territorio e tanto meno il fatto di mettere in mezzo vicende legate alla sfera familiare. Solo perché i grillini potrebbero vincere le elezioni? Eh no….

Sarebbe altra cosa, invece, parlare di sviluppo della città, di programmi, di progetti, scontrarsi civilmente tra posizioni diverse, essere per qualcosa e non necessariamente contro qualcuno. Rispondere agli argomenti posti, anziché ribattere semplicemente “perché voi….” o “quella volta che…“. Non succede e, temo, non succederà se il clima resterà questo e se a partire dal Consiglio comunale si offrono certi spettacoli.

Ma abbiamo il dovere di provare a fare qualcosa di diverso, perché questa deriva oltre a non piacere rischia di diventare pericolosa.

“Buffoni” mancava. Coraggio Luciano, ancora 4-5 consigli

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Le urla Buffoni buffoni” in consiglio comunale, ieri, fanno il paio con le monetine lanciate contro i politici in processione ad Anzio una ventina di anni fa. Molti di quelli che siedono in Consiglio c’erano già, altri sono la discendenza naturale di una classe politica al capolinea, altri ancora si sono presto adeguati.

Chi aveva creduto al “principio di precauzione” promesso dal sindaco era, diciamolo, un povero illuso. E piacerebbe essere smentiti, ma almeno un impianto lì a Sacida ce lo troveremo, era d’accordo anche il sindaco tramite l’assessore Placidi, hai voglia a chiedere pareri e studi… Sugli altri si vedrà, ma le grane spetteranno probabilmente al successore di Bruschini.

Ieri si votava un documento proposto dal gruppo di De Angelis che era, seppur minimo, un tentativo di mettere una pezza. E’ passato con i consiglieri fidati di Placidi che non c’erano e se c’erano si sono allontanati, oltre a il voto contrario del Pd che sull’argomento in generale ha poche idee e pure confuse, ma comunque in Consiglio non aveva portato una alternativa. Se sarà utile o meno la proposta di Fontana, lo vedremo. C’era l’alternativa della retroattività, proposta da Città futura, ma sulla quale ci si è ben guardati di discutere per il “clima” che si era creato.

Intanto il sindaco Bruschini ieri si è preso insulti che in passato non avrebbe tollerato, ma d’altro canto se uno dà degli “imbecilli”  ai cittadini su un comunicato ufficiale, poi quelli minimo minimo si fanno sentire…. E se in Consiglio comunale – in passato – è stato permesso di interrompere i lavori senza adottare provvedimenti, mica te la puoi prendere con Silla o la Fabiano che urlano. Così come è “normale” – e non dovrebbe esserlo – la presenza nell’emiciclo di chi non c’entra nulla, ma siccome ha evidentemente portato voti è uso avvicinarsi ai banchi di assessori e maggioranza. Il presidente Borrelli tollera, l’opposizione tace, le forze dell’ordine speriamo annotino.  Certo lo spettacolo, in generale, non è stato dei migliori.

Intanto  Luciano si avvia verso la fine della legislatura e il passaggio del “testimone” a Candido De Angelis che metterà insieme il litigioso centro-destra anche se dice di non essere tanto convinto di questa investitura. Sostanzialmente archiviata la vicenda biogas, restano 4-5 consigli comunali da qui alle elezioni del 2018. Il bilancio preventivo (a proposito, a che punto siamo?), il consuntivo e qualche altra formalità, basterà mettere insieme questa maggioranza o prendere anche i voti dei nuovi sostenitori del gruppo De Angelis e il gioco sarà fatto.

Nessuno vuole “strappare“, per dirla con il Catalano dei tempi di “Quelli della notte” di Renzo Arbore “meglio stare in consiglio che non starci“. Tradotto: meglio guardare da vicino i propri interessi. Fossero quelli di una cooperativa portatrice di voti, di un’associazione che deve fare uno spettacolo, di un’azienda che propone impianti, di una cartella per la quale si è morosi, di quello che volete.

Bruschini se ne andrà avendo iniziato e finito una sola opera – la statua di Nerone – e lasciando un Comune dissestato finanziariamente, dal punto di vista organizzativo, senza una sola procedura chiara, né un punto del programma realizzato e meno che mai una ipotesi di sviluppo del territorio. Tramonto peggiore della sua lunga carriera politica non poteva esserci, ma coraggio: 4-5 consigli ed è fatta.

Il dirigente a fare corsi, Anzio aspetta e la trasparenza…

Partiamo dal presupposto che è tutto in regola. Perché non possiamo pensare ad altro che a una svista. Diversamente saremmo di fronte a chi pensa di continuare a prendere in giro i cittadini, un po’ come fa chi ha voluto che venisse qui.

Il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio è stato impegnato – indicato come “ragioniere capo” – in corsi dell’Acsel che si sono tenuti qualche giorno fa. Ha grande esperienza, lo faceva prima di venire qui, continua a farlo, e nessuno vuole impedirglielo. Solo che nell’elenco delle autorizzazioni che dovrebbe essere pubblicato sul portale della trasparenza del Comune non c’è traccia di incarichi conferiti e autorizzati” ai dipendenti, come previsto per legge.

Sarà sicuramente una svista, non lo mettiamo in dubbio, ma mentre il dottor Patrizio Belli è impegnato a tenere corsi, ignoriamo che fine abbia fatto la gara per il servizio di mensa scolastica della quale presiede la commissione. Il 17 marzo – indicato nell’ultima proroga – è dietro l’angolo e l’esperienza suggerisce che ne servirà un’altra per finire l’anno scolastico.

Non sappiamo, poi – ma c’è una proroga, vero –  se e quando approveremo il bilancio preventivo del Comune. Per quest’ultimo – e speriamo di sbagliare – mancano solo la febbre “tattica” di qualche funzionario o i guasti al sistema informatico del passato.

Ripetiamo, certamente è tutto in regola, ma il sindaco Luciano Bruschini, l’assessore che ha voluto il dirigente, Giorgio Zucchini, e la responsabile della trasparenza devono spiegarci il perché manca quell’atto di autorizzazione sul sito.

Chissà, forse in uno slancio di richiesta di trasparenza potrebbero attivarsi anche i consiglieri comunali, venerdì, qualora decidessero di svolgere il loro ruolo a pieno. E’ noto, per esempio, che il dirigente dell’area finanziaria è arrivato primo in un bando presentando un titolo di studio non previsto dallo stesso. Il caso è stato segnalato dagli organi di stampa, il meetup “Grilli di Anzio” si è rivolto alla Funzione pubblica, in Parlamento c’è un’interrogazione, dalle nostre parti solo Andrea Mingiacchi del Pd ha provato a chiedere la revoca della nomina in autotutela e poi deve averci ripensato.

Siamo ad Anzio, ricordiamolo, mai disturbare il manovratore. Su questo e sulle incompatibilità, ad esempio….

La politica, i dirigenti. Bentornata dottoressa

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Arrivata la sentenza d’appello, la dottoressa Angela Santaniello è stata immediatamente reintegrata nei ruoli e domani tornerà in servizio ad Anzio. Va dato atto alla segretaria generale di essere stata celere come il suo predecessore che sospese immediatamente la Santaniello dopo la sentenza di condanna.

Ma il punto non è questo, né lo sono le prese di posizioni che arrivano dalla politica locale, indaffarata a trovare un posto alla dirigente riammessa o a farle complimenti. Si comprendono quelli del sindaco che parlò in Tribunale della “migliore dirigente che ho“, meno quelli del consigliere Maranesi che denunciò la Santaniello, poi si espresse ancora sulla sua richiesta di reintegro, mentre lei a sua volta presentò una dettagliata denuncia sulle pressioni subite rispetto alla gara della mensa.

Ho scritto qualche giorno fa che non era il caso di usare ipocrisia da parte della politica – tutta – che vuole continuare a mettere bocca nelle vicende che non le competono. Così, come per la “processione” il giorno dopo la condanna,  per cortesia domani niente fiori ma qualche certezza sul ruolo che dovrà svolgere.

Era dirigente di area, ha diritto ad averne una. Sceglie il sindaco, quindi guardi bene tra le varie riorganizzazioni come si può sistemare la vicenda. La segretaria generale, ad esempio, sta svolgendo il ruolo di controllore e controllato – essendo responsabile dell’anti corruzione e gestendo l’area amministrativa – sarebbe la soluzione migliore e ripristinerebbe ciò che dovrebbe essere per legge e buon senso, senza aspettare che sia l’Anac a dircelo. Ma c’è anche Pusceddu nel doppio ruolo, Servizi alla persona e Area tecnica. Insomma, si decida e si faccia lavorare al meglio la Santaniello. Con la quale, in passato, sulla gestione quotidiana ci siamo scontrati spesso, ma che ha pagato un prezzo indegno in un Paese civile nella sua vicenda penale.

Si faccia lavorare senza le pressioni politiche che lei stessa ha denunciato sulla vicenda mense, per esempio, e che la portarono alla condanna di primo grado nella vicenda che poi l’ha vista assolta. Le pressioni politiche che hanno portato Walter Dell’Accio – ad esempio – a essere imputato perché “le proroghe favorivano i soci elettori di Placidi“.

Per questo – sembra una banalità, ma non lo è – la politica deve pensare a programmare, la dirigenza a eseguire, nel rispetto delle regole. In passato – e anche di recente – non è stato così. Perché al politico serve il favore, fosse anche per una pratica X, e il dirigente da quel momento può fare ciò che vuole o quasi.

Se vogliamo costruire una città diversa, dovremo ripartire da qui: ruoli certi e definiti, con un piccolo esempio. Se la politica decide che tutte le strade devono essere verdi, i dirigenti devono fare in modo che siano verdi, applicando le norme e garantendo criteri di imparzialità ed economicità. Senza mettersi a dire “ma guarda questi, sono meglio gialle….” e a cominciare a porre ostacoli. Se poi un consigliere comunale o un assessore o il sindaco per farsi belli vanno dal dirigente a chiedere che la strada del loro quartiere, dove li votano in tanti, deve essere blu, hanno il dovere di rispondere “non si fa“, perché altrimenti saranno venuti meno al loro ruolo ma soprattutto potranno “ricattare” domani il politico, magari facendo tendere al giallo le strade che dovevano essere verdi. L’ho fatta terra terra, ma la realtà – ad Anzio e non solo – è stata questa.

Bentornata, dunque, dottoressa Santaniello. Speriamo la facciano lavorare in pace e soprattutto: occhio agli ipocriti.

Santaniello assolta, il “sistema” e nessuno pagherà

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L’assoluzione di Angela Santaniello avvenuta oggi in appello è la conferma che in questo Paese si è ancora innocenti fino a prova del contrario. Sulla vicenda mi sono espresso a più riprese, anche nell’immediatezza della condanna di primo grado, e non cambio idea.

Dalle riflessioni di allora, però, ne derivano necessariamente altre. La magistratura va rispettata, ci mancherebbe altro, le sentenze ancora di più, ma in quella vicenda più di qualcosa – lo dico sommessamente – non è quadrato. Se la Cassazione – che già in sede preliminare aveva fatto notare che la corruzione non c’era per Santaniello – confermerà la sentenza odierna chi pagherà? La dirigente del Comune di Anzio ha fatto 7 mesi di ingiusta detenzione, è stata condannata e sospesa in meno di 24 ore, ha dovuto appellarsi a più tribunali per vedere riconosciute le sue ragioni e non riesce ancora a vedere un euro, il minimo che possa fare oggi il Comune è emettere un provvedimento domani mattina. La segretaria generale faccia come il suo predecessore, a tempo di record decida che la dottoressa va riammessa in servizio come lui la sospese.

Ma questo, paradossalmente, è il meno. Perché 7 mesi di vita nessuno te li restituisce, l’onta dell’arresto, di tutto quello che ne è conseguito e – peggio – l’onta di far finire negli atti di indagine ciò che non era assolutamente attinente, nessuno li pagherà. L’avvocato Michele Monaco, che ha seguito la vicenda, sicuramente chiederà il risarcimento per ingiusta detenzione, ma alla fine sarà a carico dei cittadini, non del Tribunale, della Procura e tanto meno della Guardia di Finanza che indagò con sistemi che si usano forse per il traffico internazionale di droga più che per presunta corruzione e abuso d’ufficio. Che restano reati, sia chiaro, ma in questo caso la montagna ha partorito il topolino. E se questa indagine serviva alla Procura di Velletri per dire che si è occupata di Anzio, beh non ci siamo.

Il “sistema” che emerge da quelle carte c’era e c’è, l’assessore Colarieti – pena ridotta da due a un anno e  6 mesi – abusava del suo ruolo a favore della “sua” cooperativa, affidata ad Augusto De Berardinis (assistito dall’avvocato Christian Milita, pena dimezzata, da 2 a 1 anno) che aveva necessità di lavorare e si piegava alle volontà del potente di turno. Quel “sistema” è purtroppo la norma, ad Anzio, lo dimostrano altre inchieste, non lo vedono solo i ciechi, ma nessuno è stato arrestato preventivamente scontando prima del processo la potenziale condanna. Sono tutti al loro posto, allora occorre (occorreva) essere garantisti in ogni occasione. Al limite sospendere dagli incarichi, trovare un’alternativa, ma privare della libertà per una proroga di fronte a quello che vediamo quotidianamente era ed è abnorme.

C’è l’aspetto – non penale ma forse ancora più grave – della politica che entra a gamba tesa negli appalti, fa assumere chi dice lei, si presta a mediazioni all’attenzione della magistratura. Della politica diventata altro, rispetto alla città da immaginare e governare.

Però, ripeto, nella patria di Cesare Beccaria era necessario arrestare, mettere carte che non c’entravano e che alla prima udienza è stato chiesto di “espungere” dalla difesa, andare oltre il dovuto? Serviva? E perché? Tornano in mente le battaglie sulla “giustizia giusta” di Marco Pannella e dei Radicali, avanti sull’argomento 30 e più anni fa.

No, non era necessario e dispiace sia stato fatto. Ma nessuno pagherà. Anzi sì, i cittadini.

ps, agli stessi che in Comune andarono in “processione” dalla Santaniello il giorno dopo la condanna di primo grado e poi si sono celati dietro a “vorrei ma non posso“, un consiglio: state a casa