Addio a Castore, nonostante tutto è stato “il” sindaco

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Castore Marigliani in occasione dell’intervista per i suoi 90 anni. (Foto il Granchio)

Un tweet, forse aveva capito anche questo passaggio tecnologico. Impulsivamente l’ho ricordato scrivendo: “Anzio perde grande protagonista. Addio a Castore Marigliani, sindaco tra i più importanti che abbiamo avuto nonostante tutto. Riposi in pace“. Sì, piaccia o meno Castore Marigliani – che fino all’ultimo è stato negli uffici dell’attività di famiglia in via Breschi, lucidissimo – è stato un grande protagonista.

Pensate, se ne va l’11 settembre, anniversario della Torri Gemelle, lui che citando lo sbarco aveva convinto gli americani della Palmolive a investire qui. E, ricordo personale, per ironia della sorte l’intervista per il novantesimo compleanno è stato il mio ultimo articolo per “il Granchio“, a settembre di quattro anni fa. Chi vuole può leggere a questo link il testo che poi è stato pubblicato.

Ho scritto “nonostante tutto” perché a mio parere le scelte fatte all’epoca, la vocazione di questo paese snaturata, le paghiamo ancora oggi ma come amava ripetere  lui tutto doveva essere “contestualizzato“. Le case ad Anzio Colonia? Certo, si potevano fare dietro la linea ferroviaria “Ma ragazzo mio, i pescatori volevano vedere il mare per decidere se uscire o meno e andare a lavorare“.

A quella generazione politica che ha avuto sicuramente dei difetti, vanno riconosciuti dei meriti. Quello di avere immaginato alcune opere che abbiamo ancora oggi. Il centro sportivo comunale, per esempio, o l’acquisizione del Paradiso sul Mare, un’idea allora innovativa che il Comune sposò come “La Francescana” (chissà che si diranno con Padre Vincenzo, lassù, visto come è finita) per la quale i cittadini di Anzio misero dei soldi e l’ente diede un finanziamento. Poi potremo discutere a lungo se è stato o meno – quel periodo – l’inizio della fine. Dalle costruzioni in area archeologica a una industrializzazione che probabilmente non ci apparteneva, fino al via libera a lottizzazioni che ci portiamo ancora dietro. Quando raccontava della Palmolive ricordava “quelli chiedevano e io dicevo sempre di sì, sapevo che era una cosa molto importante e avrebbe dato lavoro e sviluppo“.

Se gli chiedevi di Villa Sarsina, del rapporto fraterno con Padre Vincenzo, della politica di allora, negli occhi notavi un velo di commozione. Una cosa è certa – e dovrebbe essere d’insegnamento ancora oggi – per il ciclo delle interviste “Quand’ero sindaco” che facemmo con “il Granchio” raccontò di “aver sceso da solo le scale del Comune, quando ho capito che non potevo restare“.  Se ne andò, non attese che lo “sfiduciassero“. Ebbe ancora un ruolo, un’influenza persino sulla scelta dei successori, ma non fu più attivo nella vita politica cittadina. Di quell’ultima intervista conservo l’invito al dialogo. Eravamo usciti fra l’altro da una campagna elettorale da “guerra” e senza precedenti. “Oggi non si parla più, si usa il potere, si urla. Dico, ma perché non parlate? Soprattutto ricordate che la virtù più grande di un consigliere comunale è ascoltare e essere umile. Invece si respira aria di odio tra amministratori, ci si dimentica spesso che si è lì per servire e non per  comandare“. Già…

Ecco, del clima politico degli anni di Castore Marigliani – dove pure si discuteva,  c’è ad esempio chi  ricorda di dispute accesissime con l’esponente Pci Amos Sabatini – e di quello successivo, andrebbe riscoperta la capacità di parlarsi. Nelle diversità, ci mancherebbe, ma di confrontarsi.

Di certo all’epoca di Castore e fino agli anni ’90 non c’era la barbarie odierna, di sicuro per lui c’erano emergenze importanti, prime fra tutti quella abitativa. Si poteva fare meglio? Questo è vero sempre, ma in quel momento era importante fare. E lui, novantenne, disse senza problemi: “Rifarei tutto, errori compresi“. Forse anche per questo – non se ne abbiano gli altri – Castore Marigliani è ancora oggi “il” sindaco. Quello che è stato di più alla guida della città, quello ricordato e benvoluto da tutti. Errori compresi, evidentemente.

Lo saluto   con lo scambio che avevamo quando ci si incontrava: “Buongiorno ragazzo, scrivi scrivi, vai avanti…” e io “Buongiorno sindaco, grazie….” Oggi posso dire “Arrivederci, sindaco. E grazie“.

All’elenco di luoghi da intitolare affinché la memoria di questa città cresciuta a dismisura non vada perduta se ne aggiunge uno per Castore Marigliani, insieme a quelli per Egidio Garzia, Francesco Conte, Victor Hugo Antei, Ettore Cicconetti…

Ai figli e familiari tutti un forte abbraccio. E’ giusto chiudere con le condivisibili parole inviate ai congiunti dal sindaco di Anzio, Luciano Bruschini: “Mi stringo a voi con sincera commozione per la perdita del caro Castore, uomo di rari valori e profonda saggezza, protagonista della rinascita della nostra amata Anzio, negli anni difficili del dopoguerra. Certo che il suo ricordo rimarrà vivo, per sempre, vi giungano le mie più sentite condoglianze e quelle della Città di Anzio tutta”.

 

 

 

Le zanzare, l’allarme infondato, la comunicazione e i dubbi…

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I dati sono del Ministero della Salute, circolare sul piano nazionale di sorveglianza

Non ci fosse stato il caso della povera bimba morta di malaria la vicenda dei casi di virus della zanzara Chikungunya registrati ad Anzio sarebbe passata inosservata.  Perché in Italia quel virus – insieme allo Zika e alla Dengue – viene registrato ogni anno e non ha mai mietuto vittime. La tabella che apre questa riflessione è del Ministero della Salute.

Chiaramente a seguito del decesso a Brescia, delle polemiche sollevate da ignoranti alla Matteo Salvini, dei titoli di giornali assolutamente non condivisibili e per i quali bene hanno fatto Ordine dei giornalisti e Federazione della stampa a intervenire,  le zanzare e lo stop alle donazioni “fanno” notizia. Nulla da eccepire, conosco bene il meccanismo.

Con il collega Antonio Bertizzolo, di Latina Oggi, avevamo appuntato diversi casi di quella che chiamiamo “comunicazione scellerata“. Si verifica in casi del genere, da qualche tempo è amplificata dai social network dove tutti diventano scienziati o sollevano questioni poco attinenti. Comprensibile, per carità.  Proprio per tale motivo  – e seguendo da tempo questo settore come giornalista – appresa la notizia ieri sera ho scritto sul mio profilo facebook: “Prima che si scateni l’allarme, proviamo a spiegare che questa zanzara non uccide e che la nostra zona era già ‘attenzionata’, tanto che donando il sangue si veniva sottoposti a un test in più. Avendo riscontrato i tre casi le donazioni sono state sospese. Non c’entrano i ‘negri’, state sereni…

Ma come si dice nelle redazioni “la macchina è partita” e così dirette, interventi, spasmodiche ricerche di esperti. Sacrosanto. Ma questi virus sono riscontrati da tempo e se uno di Anzio, Pomezia o Tivoli fosse andato a donare il sangue in qualsiasi parte d’Italia, dopo il questionario informativo avrebbero fatto test specifici perché proveniente da una zona ritenuta a rischio come la provincia di Roma. Il motivo? Poteva essere stato punto, non avere sintomi, e poteva “trasmettere” il virus ad altri. Il che non sarebbe equivalso a farli morire, sia chiaro, ma la forma influenzale attraverso quel sangue a un paziente anziano con malattie croniche  poteva avere effetti che in altri  casi non davano danni. Per questo si previene e non da oggi. Per questo si fanno i test. Per questo oggi le donazioni vengono bloccate per 28 giorni. Per ciò l’allarme per queste zanzare è infondato.

La nostra sanità ha mille difetti – per esempio colpisce l’assordante silenzio dei vertici della Asl Roma 6 su questa vicenda  – ma sistemi di controllo che esistono. Sui quali possono esserci dei dubbi, li vediamo tra un po’, ma che esistono.

Prima è bene chiarire – come fa l’istituto superiore di sanità nella nota che è possibile scaricare qui – cos’è questo virus e cosa comporta. Un rischio “molto basso“, per esempio. Poi, se si vuole approfondire, c’è questa circolare del Ministero della Salute che spiega di cosa parliamo e quali provvedimenti vanno adottati.

Ecco, i dubbi – ingenerati dalla comunicazione arrivata alle agenzie e di conseguenza ai siti, quindi a tv e  giornali – riguardano le procedure seguite. Qualche giorno fa per il Messaggero ho scritto di inchiostro per tatuaggi con batteri e muffe importato da un’azienda pontina. Gli esami erano del 19 maggio, il divieto di vendita dell’11 agosto. La società importatrice, per fortuna, aveva autonomamente provveduto al ritiro dei lotti sospetti.

Qui ci è stato detto ufficialmente  che i sintomi sono del “mese di agosto“, la circolare – per chi ha la bontà di leggerla – indica passaggi da fare immediatamente. E’ avvenuto? E se non, perché?

Questo dobbiamo chiederci, di fronte a una notifica resa nota l’8 settembre. Perché se un sistema di sorveglianza esiste, deve essere in grado di funzionare al  meglio e mettere tutti gli attori in condizioni di agire subito. Il sindaco ci informa di ulteriori disinfestazioni, in via precauzionale, e fa bene. Una cosa è certa: quelle zanzare c’erano, ci sono e ci saranno. Non le ha portate Bruschini, come gli immigrati non portano la malaria, ma il responsabile della salute pubblica ha il dovere di farci sapere quando è stato informato e cosa ha fatto fino a ieri. Se poi anche lui lo ha appreso l’8 settembre, allora qualche passaggio è stato a vuoto e sarà necessario capire perché. Non per le zanzare, sostanzialmente innocue, ma per casi più gravi che potrebbero verificarsi.

Comunque la  Chikungunya non uccide, diciamolo a gran voce. E se non ci fosse stato il caso di malaria neanche avrebbe fatto notizia, povera zanzara….

 

Sport e patrimonio, la politica non paga e se ne frega

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Cosa? Portare in commissione trasparenza lo scandalo – perché tale è – degli impianti sportivi e del patrimonio comunale? Non sia mai. Si finge di essere interessati, si convoca la commissione (senza mettere l’avviso on line, altro che 3.0), poi si manda deserta.

Questo è successo ieri ad Anzio, con i soli Eugenio Ruggiero – presidente – e Cristoforo Tontini del Movimento 5stelle e nessun altro consigliere di maggioranza oppure opposizione. C’era tra il pubblico Flavio Vasoli, del rugby, che ha chiesto l’accesso agli atti e aspetta ancora risposta.

Risultato? Di certe questioni meglio non parlare. Per il Falasche c’è di mezzo un assessore, per la storia del Deportivo un potente ex dirigente del Comune, per tutto il resto c’è la corsa a trovare “protezione” perché le convenzioni sono in scadenza…

Poi c’è la vicenda delle sedi. I partiti, anche quelli che non esistono più, sono morosi. Lo ha ricordato qualche giorno fa il movimento “Città futura” con Chiara Di Fede, nel corso degli anni quella degli spazi pubblici è stata una battaglia del settimanale “Il Granchio” che in una delle ultime edizioni l’ha ripresa.  Chi è ormai il Pse, per esempio? C’è una determina di incarico legale di qualche giorno fa: 30.000 euro da recuperare da quella che era diventata un’attività commerciale, in via Roma. Qualcosa si muove, forse.

La politica non paga (il Pd il canone 2016 lo ha versato, per dovere di cronaca, quello del 2017 ancora no) e soprattutto se ne frega . Perché se mettiamo insieme i soldi del Falasche, quelli che la Procura presume siano dovuti dal Deportivo, quelli di concessioni revocate per morosità, di canoni non versati, se aggiungiamo consiglieri che hanno “dimenticato” di versare la Tari, viaggiamo intorno ai 4-500.000 euro. Tutti in qualche modo riconducibili a chi fa politica in questa città o appartiene al sottobosco.

Ecco, a chi si diverte a sostenere che dovrei smettere di scrivere rilancio una proposta: si vada in consiglio comunale ad affrontare l’argomento. Comincino a mettere la loro firma alla richiesta di convocazione i due presenti alla commissione di ieri, Ruggiero e Tontini, si unisca il Pd dimostrando che prima di “ragionamenti” e cose simili è ancora all’opposizione. Sarebbero le 5 firme necessarie per portare l’argomento in Consiglio. Senza impegno, senza immaginare alleanze, dimostrando semplicemente che le questioni si discutono nelle sedi dovute  Poi, se vuole,  unisca le sue firme pure chi pensa che questa vicenda deve essere affrontata alla luce del sole.

Forse fare politica è più questo che girarsi dall’altra parte.  Eccola una ulteriore differenza tra chi oggi è parte del sistema o lo tiene in piedi e #unaltracittà

Porto: auguri generale ma ci dica la verità, una volta per tutte

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Il sindaco Bruschini con il generale Marchetti

 

 

Al nuovo presidente della Capo d’Anzio, il generale Ugo Marchetti, vanno i migliori auguri di buon lavoro, com’è stato per i suoi predecessori. Nel roboante comunicato che ne annuncia la nomina – la terza nell’arco di un anno e mezzo, la seconda in un mese – si dà per scontato che il porto sia ormai cosa fatta.

Non è così, lo sanno il sindaco Luciano Bruschini e lo sa, probabilmente, anche il generale. Anzi, da servitore dello Stato qual è stato e qual è, alle domande poste ai suoi predecessori che se vuole può leggere qui, gli chiediamo di fare un’operazione verità sulla Capo d’Anzio.

Di dirci, anzitutto, se la situazione dei conti è compatibile con l’impresa che si vuole portare avanti e se non siamo arrivati – alla luce delle entrate o meno della stagione estiva – a dover portare i libri in Tribunale.

Vede generale, i debiti aumentano a dismisura e delle entrate non v’è certezza, ignoriamo come si voglia procedere con un bando che doveva essere pronto un anno fa e ancora non vediamo, c’è un contenzioso a non finire e soprattutto solo la “bontà” (o il menefreghismo o la scelta politica) della Regione Lazio ha evitato finora il ritiro della concessione di sei anni fa per il mancato pagamento dei canoni e per il mancato rispetto dell’accordo di programma sottoscritto a suo tempo. Lei che è stato alla Corte dei Conti sa che la Regione non può “reggere” oltre, altrimenti rischia. Per questo è inspiegabile che ancora non abbia revocato la concessione medesima.

Si vocifera che la Sua nomina sia una precisa scelta per prevenire ipotesi di infiltrazioni, investimenti sospetti e via discorrendo. Se è vero, è stata una indicazione corretta. Va ricordato però che in occasione del bando andato deserto, un’intesa con la Prefettura era già prevista in tal senso. Poi il generale è sicuramente una garanzia di correttezza, integrità, tutto quello che vogliamo, a maggior ragione i cittadini – ancora proprietari del 61% di una società che doveva fare miracoli e fatica a stare in piedi – devono conoscere la verità.

Infine, a proposito di correttezza e rispetto delle regole: con le dimissioni della segretaria comunale, Marina Inches (rimasta in quel ruolo benché controllore e controllata) è venuto meno il rispetto delle norme sulle “quote rosa“. Un uomo di legge sa che è necessario provvedere. Subito.

La legalità, ce lo insegna, si vede dalle piccole cose. Dia un primo segno, ricordi al Sindaco che tanto stima che la parità di genere va rispettata.   Ancora buon lavoro.

Il Falasche e la politica, da quale pulpito…

Avevo intenzione di non scrivere più delle vicende del Falasche “moroso” nei confronti del Comune di Anzio, anche su sollecitazioni arrivate da più parti di “lasciare stare Alberto“. Inteso come Alessandroni,  il “dominus” di quella società e assessore ai lavori pubblici in carica. Ho ricevuto nei giorni scorsi la nota che segue, ma come avevo preannunciato prima di oggi non sarei tornato a scrivere per altri impegni. La pubblico, per chi ha la bontà di arrivare in fondo c’è anche una replica. Grazie.

***

Caro signor Del Giaccio, come GS DIL FALASCHE ci sembra arrivato il momento di chiarire alcuni fatti.
Per ciò che riguarda la situazione nella quale ci tira sempre in ballo ormai da molto tempo, confermiamo di aver trovato un accordo con il Comune che provvederemo ad onorare non appena il Responsabile dell’Ufficio Patrimonio del Comune di Anzio ci fornirà i bollettini o qualsiasi altro riferimento per il pagamento, fermo restando che questo Gruppo Sportivo non ha mai fatto un passo indietro per quanto riguarda gli impegni presi con l’Ente.

Bisogna però fare un po’ di chiarezza su alcuni punti:

– la somma a cui fa riferimento, è per il lavoro di rifacimento del manto in erba sintetica dei campi da calcio a 5 e calciotto, lavori di MANUTENZIONE STRAORDINARIA per i quali Noi ci siamo offerti di farci carico di una parte che altrimenti non sarebbe dovuta, e comunque le opere compiute hanno accresciuto il valore del bene che è di proprietà del comune e non del GS DIL FALASCHE. 

– il continuo tirare in ballo un assessore comunale, che ha la “colpa” di essere stato Presidente della nostra associazione ormai 9 anni fa, è palesemente un attacco politico in vista delle prossime elezioni comunali (#unaltracittà non è certo un comitato di quartiere…….) e non c’entra nulla con l’attività svolta al “Villa Claudia”.

– negli anni la struttura, che ripetiamo bene patrimoniale del comune, è stata migliorata ed è passata dall’avere 1 campo in terra con 4 spogliatoi, ad essere composta da un piazzale interamente asfaltato, 1 campo da calcio a 11, 1 da calcio a 5 e 1 da calciotto tutti in erba sintetica, 2 tribune in cemento di cui 1 coperta, 13 spogliatoi, 1 sala medica, 2 segreterie, ed 1 sala da 250 mq nella quale si svolgono varie manifestazioni soprattutto per il sociale (centri anziani, scuole, altre associazioni sportive, ecc.). Tutto questo senza gravare sulle casse del comune, e per molte opere il merito è stato del “Dominus” a lei tanto a cuore già da prima che lo stesso diventasse assessore di questo Comune.
La nostra realtà, invidiata da molti e per questo appetita, non si tocca. Siamo un associazione che coinvolge 450 persone tra atleti e addetti ai lavori con relative famiglie. Siamo il GS DIL FALASCHE dal 1972, 45 anni, e in tutti questi anni grazie alla passione di poche persone ci siamo sempre stati, nonostante le difficoltà del momento, basti pensare a realtà calcistiche che hanno dovuto ripartire da zero e altre purtroppo sparite come ad esempio il baseball ad Anzio (a Lei tanto caro). Fare sport con bambini che si autofinanziano non è difficile (allenatori, materiale sportivo, lavanderia, ecc.), ma mantenere atleti in agonistica, haihaihai, quello sì che è fare del sociale e noi ne abbiamo 200.

I centri di aggregazione giovanile tipo il nostro o il rugby o l’atletica, TUTTI, andrebbero tutelati e non infangati per giochi politici nei quali, ripetiamo, non vogliamo entrare, e Lei purtroppo in questi mesi ci ha descritti come se fossimo dei “banditi”. Ci dispiace molto ma questo non lo accettiamo perché siamo sportivi e passiamo le nostre giornate a fare sport e non politica, dedichiamo il nostro tempo alla crescita dei bambini e non chiacchierando in un bar, ci svegliamo presto la domenica mattina per vedere una squadra di ragazzini correre dietro un pallone non per screditare comodamente da dietro la tastiera di un computer.

Caro Del Giaccio, Lei che si professa sportivo, a settembre riapre l’attività calcistica e ci farebbe piacere averla come ospite in modo tale da rendersi conto che qui si fa sport e non politica“.

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Parto dalla fine e credo questa foto sia emblematica, visto che è ancora pubblicata sulla pagina facebook della società. Che lì non si fa politica dovete dirlo all’ex presidente e ancora personaggio di riferimento della vostra società e non a me. Prendo atto dell’accordo con il Comune e aspetto con ansia che sia reso pubblico, ricordo che quando sarà stato onorato riprenderò a pagare la tariffa sui rifiuti. Sarebbe interessante, comunque, conoscere i termini dell’accordo. Attacco politico, suvvia… non credete alle favole. A oggi la situazione è questa: il vostro “dominus” è un assessore in carica, se finora nessuno aveva sollecitato i pagamenti dovuti è per il ruolo che riveste in Comune, io come tutti coloro che hanno più di 18 anni sono un potenziale candidato e resto un cittadino attento alle vicende di Anzio, non da oggi. Chi è che ha usato la “politica“, finora? Poi certo, quello è un bene patrimoniale del Comune, ma offrirvi di fare i lavori vi ha consentito di allungare una concessione che altrimenti sarebbe scaduta tra qualche mese. Se poi il “Dominus” ex presidente ha fatto così bene, ne posso solo prendere atto. Era e resta un patrimonio pubblico. Una cosa è certa, prima di parlare e arrivare a coinvolgere sport nei quali – da tempo – non ho più alcun ruolo, informatevi. Per quanto riguarda l’attività che ho svolto in passato quale tecnico di baseball, sempre a titolo gratuito, posso dirvi che conosco bene cosa significhi fare sport, avere a che fare con i giovani e svegliarsi di buon mattino. Così come posso garantire  che “stare dietro a una tastiera” non equivale a screditare, al contrario di quello che insinuate voi nei confronti del sottoscritto. Comunque ritengo, con una punta di presunzione, è vero, di avere tanti “scudetti” in giro: ragazzi che avrebbero preso una strada diversa e che ancora oggi si fermano a salutarmi. Ho sempre insegnato loro una cosa, prima del baseball: le regole si rispettano.

Comunque finisce qui, di questa situazione si dovrà occupare – se non lo sta già facendo – la magistratura. Come ha già fatto per una maxi evasione Iva (su un impianto pubblico), un furto di energia elettrica (su un impianto pubblico) e  per infortuni non coperti da assicurazione (su un impianto pubblico, affittato per giocare a calcetto). Spiegate anche questo ai vostri tesserati. Saluti.  (gdg)

Il “sold out” da paese, il modello della città

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Ammettiamolo, Anzio ha avuto un boom di presenze. Non ci sono dati ufficiali, ma è bastato andare un poco in giro per rendersene conto. Questo fa gongolare chi ci amministra e, pensate, ha persino finalmente capito che si doveva investire in pubblicità sui media nazionali.

Ma le presenze, da sole, bastano? E cosa abbiamo offerto? Luciano Bruschini va ripetendo che questi risultati sono frutto del lavoro svolto, ignorando di aver mostrato una città sommersa dai rifiuti, per esempio.

Allora proviamo a fare qualche considerazione. Il paese si “accontenta“, fa una “stagione” buona, se ne va in letargo e spera che la prossima estate vada ancora bene così. La città guarda allo sviluppo tutto l’anno e al futuro.

Nelle varie proposte estive, ad esempio, quelle messe in piedi dal Museo archeologico sono da riproporre durante un periodo più lungo e con un investimento reale. Ma si deve scegliere, meno cose nazional-popolari e maggiore qualità. Magari all’inizio meno gente, ma di spessore diverso.

Quando più di qualcuno mi fa notare che da questo spazio si muovono esclusivamente critiche, invito sempre a leggere e poi provo – umilmente – a fornire le mie indicazioni. Questa è una. Diamo la cittadinanza onoraria a Maurizio Battista, presenza fissa a Villa Adele e gran professionista, ma l’anno prossimo spendiamo i soldi per altro.

La politica ha il dovere di immaginare un modello di città, mentre il paese si accontenta di aver fatto scoppiare un boom edilizio fine a se stesso e del quale pagheremo le conseguenze per decenni. Lo sviluppo immaginato dal centro-destra negli anni 2000 – e contrastato, purtroppo, con sterili “no” e osservazioni volte a ottenere più cubature dal centro-sinistra – ha fallito. Siamo al “sold out” delle costruzioni e invece, teoricamente, se ne possono realizzare ancora migliaia.  Ecco, forse chi dice che si critica e basta dovrebbe avere la bontà di rileggere queste pagine

Il “Mare, cultura e natura” di Cervellati, progettista del piano regolatore, si è trasformato in “Varianti, cemento e furberie” all’atto pratico e chi lo ha fatto si candida a guidare ancora la città, anzi se ne vanta.  Non solo, siccome ci dicevano che si sarebbero finalmente potuti costruire alberghi – non previsti dal precedente strumento urbanistico – si vuole fare altro di quello che andava realizzato nell’area “Puccini-La Vignarola” e uno che esiste, “La Bussola“, in pieno centro, sarà presto in parte trasformato in appartamenti.  Attenzione, non basta dire che non conviene fare hotel perché se siamo “sold out“…. Ma si vede che anche chi dovrebbe investire in quel settore ha le sue perplessità sul fatto che un albergo possa lavorare tutto l’anno, non 60-70 giorni, e non per questo dobbiamo accontentarlo con i “quattro cantoni” di fronte a Tor Caldara.

Eppure quel messaggio della relazione del progettista ha – avrebbe – ancora una sua valenza. Se la città, non il paese che si accontenta, pensasse a metterlo in pratica: bloccando il consumo di suolo, investendo su eventi internazionali e de-stagionalizzati, lasciando da parte gli amici degli amici, puntando sulla qualità.

Ecco, per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 questo è un altro elemento di demarcazione fra la “politica” di casa nostra e #unaltracittà.

ps, per qualche giorno non vi tedierò, salvo casi clamorosi…

La città del baseball, bravo Mauro. Qualche riflessione

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La presentazione dell’altra sera (Foto da “il Clandestino”)

C’ero anch’io tra le centinaia di persone che l’altra sera, a Nettuno, hanno assistito alla presentazione della “Città del baseball“, organizzata dall’associazione “Nettuno olim Antium” e condotta dal collega Mauro Cugola. Un bel lavoro, bravo Mauro, e una punta di orgoglio per aver visto “crescere” professionalmente e umanamente questo ragazzo, passato come molti dalla “palestra” del Granchio.

Ho aspettato l’esito della semifinale, purtroppo andata nel modo peggiore, prima di esprimere qualche considerazione. La squadra di D’Auria ricorda – e molto – quella che nell’88 riconquistò la finale contro Rimini e nel 1990 tornò a vincere, dopo 17 anni, lo scudetto. C’è un’analogia: nel 2018 saranno trascorsi 17 anni dall’ultimo tricolore del Nettuno e per gli amanti della cabala…

Ma torniamo al lavoro di documentazione presentato l’altra sera. Se sale la commozione a chi – come me – con il Nettuno baseball c’entra poco e parte un applauso spontaneo, il più forte forse, quando sullo schermo compare Rolando Belleudi ovvero “il Cittadino“, è segno che quel lavoro e la storia che contiene, hanno un senso. Si tratta di qualcosa che è ancora “artigianale“, lo stesso Mauro ha ammesso che doveva fare la regia da sé tra un filmato e l’altro, ma sono memorie che non devono assolutamente andare perdute. Se altri hanno fatto “City of baseball“, il materiale che è stato illustrato l’altra sera e quello che i curatori hanno, meritano quantomeno un documentario. Ma anche, come spiegava Mauro, un sito dedicato ovvero un museo virtuale, dove entrare e vedere – per esempio – la partita contro Cuba del 1969 che pure a un appassionato come me era sfuggita.

Il baseball è certamente un valore aggiunto per Nettuno e quella memoria non va dispersa, così come – e concordo con le parole pronunciate da Mauro – “La storia non si compra al mercato“.

La storia c’è, è importante, va valorizzata. Si parlava di un museo al “Borghese“, ad esempio, va assolutamente integrato con i documenti raccolti da Mauro e gli altri e reso visitabile, interattivo, multimediale.

Poi c’è qualcosa che deve andare oltre. Sono in questo ambiente da una vita, ho rivisto l’altra sera una serie di passaggi – da quando ero bambino (le tribune del vecchio stadio) a quando da cronista, insieme al fotografo Marco Rossi, entrammo per primi in campo dopo la vittoria dell’Europeo del ’91. Dall’attesa in piazza nel ’90 – con la preparazione di una edizione straordinaria di “Prima Pagina” – allo scandalo di una finale persa in casa che mi portò a essere “indagato” dalla Procura federale per le mie frasi sulla Fibs, da tesserato. Dal tonfo del 44 a 0 subito dall’Anzio (ma Mauro, dolosamente, non ricorda il derby vinto 12-10 da noi il 21 luglio del ’79….) alla finale di Parma raccontata per Radio Omega nel ’96. Ebbene, Nettuno ha rappresentato sempre un punto di riferimento non solo con la prima squadra ma soprattutto con giovanili che in Italia “comandavano“.

Da quando c’è chi promette – letteralmente – l’America, si pensa che possedere un cartellino sia un’assicurazione sulla vita, ci si divide su tutto anziché mettere insieme i migliori (quando allenavo, lo facevano San Giacomo e Nettuno, a rotazione)  il risultato  è che si pensa di avere grandi prospetti ma non si vince più nulla e, peggio, ho l’impressione che si formi sempre meno. Nel 2016, una delle rare volte da quando ricordi, nessuna squadra di Nettuno ha ottenuto uno scudetto e non ci sono stati – mai accaduto prima – atleti convocati nella Juniores azzurra. Se allarghiamo il discorso al Lazio (che è in buona parte Nettuno), l’ultima spedizione al torneo delle Regioni ha messo insieme ben poco.

Lo do come spunto di riflessione, partendo dalle immagini dell’altra sera. Un valore aggiunto per Nettuno – con quello che si auspica essere il museo – che deve esserlo per chi ha l’ambizione (e ci mette tempo, entusiasmo, soldi, fatica) di formare i ragazzi che in futuro indosseranno quella maglia. Che deve tornare, ha ragione Mauro, a essere una sola.

Rifiuti, basta scaricabarile: fallimento di sindaco e assessore

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Prima di dire che è pronto a mandare via la Camassa, il sindaco di Anzio dovrebbe ammettere di aver fallito – insieme all’assessore Patrizio Placidi – sul servizio dei rifiuti e trarne le conseguenze ovvero andarsene.

Il “porta a porta” avviato in fretta e furia nel 2013, in piena campagna elettorale (allora Candido De Angelis “tuonava“, oggi in vista dell’intesa sul prossimo voto, tace) senza copertura finanziaria perché i soldi della Provincia erano stati già spesi, ha portato alla situazione attuale e i responsabili politici sono chiari: sindaco e assessore. Quando dalle colonne del Granchio si provavano a scrivere queste cose, quando Mario Pennata, Ivano Bernardone e Romeo De Angelis denunciavano, si era presi per scemi. Così come quando si faceva notare che i dirigenti chiedevano di utilizzare il risparmio ottenuto nel conferimento in discarica per far fronte a eventuali crediti inesigibili dei rifiuti, invece quei soldi (oltre 600.000 euro) sono stati spesi in fiori e varie amenità, mentre gli inesigibili sono a carico dei cittadini. Questo è successo intorno alla gestione dei rifiuti ad Anzio. Questo succede.

Accorgersi oggi di un’emergenza che si è creata da quando l’appalto non lo ha vinto un’azienda che lo stesso Bruschini e Placidi hanno apertamente detto di preferire, è tardivo quanto inutile. Volevano Gesam-Ecocar, garantiva più posti, ma aveva un’interdittiva antimafia. Ha vinto Camassa, ne garantiva meno ma nel frattempo si è fatto di tutto per far assumere altri, e ha avuto anch’essa un’interdittiva. Ovvio, un conto è trattare con il titolare di un’azienda, un altro con un commissario.

Bisogna partire dal 2013, da quella fretta ad avviare un servizio per assumere chi – non ci giriamo intorno – avrebbe votato per la continuità amministrativa.  Chi, ad appalto assegnato, anziché pensare a pulire le strade è diventato cultore del diritto e aspettava sentenze come manna dal cielo. Fino a qualche settimana fa, credendo che fosse addirittura la Corte europea dei diritti dell’uomo a dover ribaltare le decisioni della magistratura italiana. Ma per favore…

Il personale è stato assunto/usato in campagna elettorale, oggi viene “scaricato” dopo che in molti casi ha seguito – sbagliando – le indicazioni dette e non  che venivano dalla politica. La gente va messa in condizione di lavorare, punto, non condizionata – come in molti casi sembra trasparire – per qualche indicazione arrivata da chi gestisce il Comune. Pensate, è stato difficile persino posizionare una delle isole ecologiche in centro – prima su Riviera Mallozzi, oggi a Largo Bragaglia – e non ci si è accorti né ci si accorge che sono, tutte, messe male, pericolose per il passaggio di auto, spesso non si aprono, sono ricettacolo di rifiuti gettati ovunque e in preda a topi e rischio infezioni quotidianamente.

Chi oggi “tuona“, gira per la città? O crediamo davvero a Placidi e al suo “orgoglio Anzio” ogni volta che pulisce – chi amministra ci sta per farle le cose…. – ai suoi fan, e riteniamo brutti e cattivi i cittadini che hanno l’immondizia non ritirata sotto casa e lo rendono pubblico? O abbiamo dimenticato i “balletti” sul ritiro della plastica? Su, per piacere….

La Camassa ha le sue responsabilità, non c’è dubbio, ma ha risposto punto su punto a quanto affermato dal sindaco che sembra – invece – voler creare le condizioni per un “colpo di teatro” per il quale – a oggi e sulla base del capitolato vigente – non ha una pezza d’appoggio.

Venne revocata una volta ad Anzio, una ditta, si chiamava “Colucci“: Stefano Bertollini era sindaco, Paride Tulli capogruppo di Forza Italia, Candido De Angelis di An, Vincenzo De Cupis assessore all’ambiente. Così, per ricordare. Il Comune ha pagato, poi, fior di centinaia di milioni delle lire di un tempo. Per revocare una società – piaccia o meno – occorre avere contestazioni certe e qui o il sindaco (e il suo dirigente) dice una bugia o la dice la ditta: esistono o non le contestazioni con relative sanzioni? C’è un consigliere comunale di buona volontà che vuole accertarlo? Marco Maranesi ha ragione, il danno è incalcolabile, per questo vada fino in fondo.

La verità è che su questo – come su tutto ciò che questa amministrazione ha messo in piedi – si naviga a vista. Ce la si può prendere con la ditta, con i lavoratori, con gli incivili (tanti, vero, ma cosa è stato fatto nei loro confronti?) ma il fallimento è  politico, è di sindaco e assessore. Gli stessi, guarda caso, che ci lasciano in “regalo” una biogas autorizzata – con il benestare del Comune in conferenza dei servizi (Bruschini vuole ancora farci credere che non sapesse) – una biometano e un centro di trasferenza quasi.

Dai sindaco, ecco la prossima scusa: è colpa di chi ha presentato i progetti. Non fa una piega, no?

Per chi vuole approfondire sull’argomento, qui trova una serie di precedenti. Per chi immagina #unaltracittà, l’idea su come affrontare il discorso è contenuta in “Territorio zero“, del quale qui trovate una recensione.

Falasche e non solo, ecco il rugby. Si vada in Consiglio

rugbycampagna

Nell’estate del “sold out” basato, per adesso, sulle sensazioni e sulla gente che in realtà vediamo in giro, sembra finire nel dimenticatoio una vicenda che è, invece, il vaso di Pandora. Quella degli impianti sportivi. Da questo umile spazio – e da altri media – è uscita fuori la storia del Falasche ancora irrisolta: la società che fa riferimento all’assessore Alberto Alessandroni non ha restituito il dovuto al Comune e su quell’impianto è stata commessa più di qualche irregolarità. La Finanza ha tirato fuori – dopo le perplessità emerse negli anni in Consiglio comunale, espresse dai cittadini e riprese dalla stampa – la vicenda del Deportivo, sequestrando il club annesso alla piscina. Adesso, dopo un ricorso al Tar perduto, l’Anzio Rugby chiede l’accesso agli atti sull’impianto del centro sportivo. La notizia è stata ripresa da diversi siti locali e il comunicato della società si può scaricare per intero nel documento seguente (camporugby)  Qui interessa poco chi abbia ragione o meno, di sicuro qualcosa non quadra.

Come si va ripetendo da tempo, sul patrimonio pubblico sono stati spesso costruiti consensi e fortune politiche. Non è questione di persone, sia chiaro, ma chi amministra ha (avrebbe) il dovere di dare l’esempio e questo troppo spesso non è avvenuto.

C’è chi si diverte a dire,   basandosi sui “sentito dire” che tanto piacciono nei bar della politica di casa nostra, che da questo spazio si rompono le scatole e basta: “Facile criticare sempre“. Non è così, ma per capirlo bisognerebbe leggere. Sugli impianti, ad esempio, l’amministrazione non ha mai raccolto la sfida di rendere pubbliche le schede – ammesso esistano – di ciascuna struttura: affidata a chi, a quali costi, con quali opere ottenute in cambio e via discorrendo

Ora andiamo oltre: data la situazione disastrosa di questo settore,  acuita da anni di noncuranza, mancati controlli, “complicità” politiche di vario genere, siamo arrivati alla scadenza delle principali convenzioni. L’idea, prima di mettere tutto a bando, è quella di andare in Consiglio comunale e dire, una volta per tutte, qual è la situazione impianto per impianto. Solo allora, con il benestare dell’assemblea civica, decidere che si possa dare una minima proroga a chi gestisce attualmente, ma solo se in regola con i pagamenti. Si affronti la questione pubblicamente, senza sotterfugi, senza piaceri di sorta a questo o quel potenziale grande elettore, a maggior ragione in campagna elettorale. Se andranno date proroghe, dovrà avvenire alla luce del sole e con un preciso mandato. Si vada in Consiglio, faccia iscrivere un punto all’ordine del giorno l’amministrazione o si trovino – tra opposizione (!?) e maggioranza – le cinque firme necessarie.

Sarà chi governerà nel 2018, poi  – chiunque andrà alla guida di Anzio – a dettare le nuove regole e a procedere alle assegnazioni in base a quelle.

Certo, rivincesse il centro-destra attuale e chi lo sostiene o è pronto ad allearsi,  cambierebbe poco. Sono cresciuti e si sono moltiplicati girandosi altrove e favorendo gli amici degli amici, “garantendo” ora Tizio ora Caio. Con #unaltracittà le regole sarebbero uguali per tutti, le assegnazioni trasparenti e gli unici a dover essere “garantiti” sarebbero i cittadini.

Porto, le informazioni a rate. Replica Capo d’Anzio

Dobbiamo affidarci, e ringraziarlo, alla replica dell’amministratore delegato della Capo d’Anzio per avere alcune risposte alle recenti e non perplessità sollevate in questo spazio. Chi ha voglia può leggerle qui. L’avvocato Antonio Bufalari, rappresentante della parte privata nella Capo d’Anzio, fornisce alcune informazioni e non altre. Con il rispetto dovuto, continuo a pensare che debba essere il socio di maggioranza (pubblica) a spiegare ai cittadini (proprietari del 61% delle quote) qual è la situazione. E se non lui, il proprio rappresentante ovvero il nuovo presidente che non ha mai pensato nemmeno di presentarsi alla città. Pubblico la replica, qualche informazione – sia pure a rate – esce fuori…. Chi sapeva, ad esempio, che c’erano state 11 manifestazioni d’interesse? Sui conti e sul resto, aspettiamo fiduciosi.

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antonio bufalari

Antonio Bufalari

Egregio dott. Del Giaccio,

Anche se pubblicamente il suo ultimo articolo non si riferisce al sottoscritto bensì al precedente ed all’attuale Presidente del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio S.p.A., come Amministratore Delegato della Società non posso esimermi dal puntualizzare un paio di questioni. Innanzitutto Le confermo che la Cassa Depositi e Prestiti non ha detto “no grazie” al progetto della Capo d’Anzio, anzi ha trovato modalità e ipotesi per restare in collegamento con il progetto – anche tramite la propria controllata SACE – visto l’interesse della stessa iniziatica. In secondo luogo avendo ottenuto alla fine di luglio la definitiva chiusura della procedura di verifica di ottemperanza al Decreto VIA dal Ministero dell’Ambiente (chiusura di carattere definitivo in quanto il Ministero si è anche pronunciato sul nuovo piano dragaggi, approvandolo), solo oggi la Capo d’Anzio ha potuto riavviare i dialoghi incardinati con il ceto finanziario e bancario già da diversi mesi ma che attendevano la chiusura definitiva dell’iter amministravo con il suddetto Dicastero dell’Ambiente.

Anzi proprio con il ceto finanziario e bancario abbiamo condiviso e aggiornato il piano industriale redatto al fine della definizione dell’operazione. Per quel che riguarda, poi, la bozza di bando questa è stata redatta e rivista prima delle ferie di agosto dal prof. Tedeschini con il quale condivideremo ogni osservazione e revisione alla riapertura degli Uffici prima dell’invio in ANAC, come da protocollo di vigilanza collaborativo avviato.

Ovviamente le diverse, in totale undici da parte di grandi operatori economici nazionali, manifestazioni di interesse ricevute a seguito della pubblicazione del relativo avviso ci danno ottime speranze di positiva riuscita. Quindi non direi proprio che la Società è ferma anzi è in grande movimento. Forse è vero nelle ultime settimane non abbiamo fatto numerosi comunicati, ma questo non significa che ci stiamo celando dietro chissà qualche ardito complotto ottocentesco o vogliamo nasconder chissà cosa…anzi, ho appena terminato una intensa settimana passata completamente in banchina a parlare con tanti clienti e cittadini di Anzio interessati alle vicende del porto. Ciò sta soprattutto a significare che in questo periodo dell’anno siamo solo più concentrati sulla promozione estiva del porto per raccogliere quante più barche possibili e magari per far arrivare qualche transito di Maxy yacht e per valorizzare la vela e aumentare il numero di imbarcazioni da regata durante i campionati invernali organizzati dai Circoli velici. Siamo concentrati sulla pulizia dell’ambito portuale dato l’elevato numero di rifiuti (molti presenti da anni in porto) che abbiamo smaltito nelle ultime settimane. Siamo altresì a lavorare alacremente sulla valorizzazione del turismo nautico di Anzio, ovviamente per quanto ci compete. Abbiamo avuto i primi scambi tra i porti della rete Marinedi (come Procida, Forio d’Ischia o Villasimius) con grande vantaggio per i diportisti che decidono di tenere la barca da noi per tutto l’anno. Abbiamo concluso la messa in sicurezza degli Ormeggi  e a breve Anzio avrà la possibilità di ormeggiare (non all’ancora ma al corpo morto) Maxy Yacht fino a 50 mt. Sono stati lavori lunghi avviati subito dopo Pasqua e conclusosi solo oggi ma che con certosina dedizione permetteranno maggior sicurezza portuale.

Grazie, anche, all’opera avviata dal sottoscritto assieme al precedente Presidente Mauro abbiamo avuto la restituzione delle aree oggetto di concessione demaniale e finalmente abbiamo portato a reddito la Società dopo 15 anni dalla propria costituzione. Il tutto avviato in pochi anni, una cura che continua oggi e continuerà nel prossimo futuro per solidificare le fondamenta della Capo d’Anzio e permetterle la realizzazione del porto che già da oggi è un punto di riferimento per il tirreno centrale.

Per il resto eravamo e siamo, come ha avuto sempre modo di vedere, disponibili ad ogni tipo di dialogo e a rispondere ad ogni domanda e richiesta, non spegniamo i telefoni. Quindi quando ha qualche dubbio…anche da “cartavetrata”…ci chiami e se in caso  non rispondessimo immediatamente sarà perché siamo in banchina occupati ad ormeggiare qualche barca…ma sicuramente La richiameremo subito dopo!!!