Addio a Castore, nonostante tutto è stato “il” sindaco

castore

Castore Marigliani in occasione dell’intervista per i suoi 90 anni. (Foto il Granchio)

Un tweet, forse aveva capito anche questo passaggio tecnologico. Impulsivamente l’ho ricordato scrivendo: “Anzio perde grande protagonista. Addio a Castore Marigliani, sindaco tra i più importanti che abbiamo avuto nonostante tutto. Riposi in pace“. Sì, piaccia o meno Castore Marigliani – che fino all’ultimo è stato negli uffici dell’attività di famiglia in via Breschi, lucidissimo – è stato un grande protagonista.

Pensate, se ne va l’11 settembre, anniversario della Torri Gemelle, lui che citando lo sbarco aveva convinto gli americani della Palmolive a investire qui. E, ricordo personale, per ironia della sorte l’intervista per il novantesimo compleanno è stato il mio ultimo articolo per “il Granchio“, a settembre di quattro anni fa. Chi vuole può leggere a questo link il testo che poi è stato pubblicato.

Ho scritto “nonostante tutto” perché a mio parere le scelte fatte all’epoca, la vocazione di questo paese snaturata, le paghiamo ancora oggi ma come amava ripetere  lui tutto doveva essere “contestualizzato“. Le case ad Anzio Colonia? Certo, si potevano fare dietro la linea ferroviaria “Ma ragazzo mio, i pescatori volevano vedere il mare per decidere se uscire o meno e andare a lavorare“.

A quella generazione politica che ha avuto sicuramente dei difetti, vanno riconosciuti dei meriti. Quello di avere immaginato alcune opere che abbiamo ancora oggi. Il centro sportivo comunale, per esempio, o l’acquisizione del Paradiso sul Mare, un’idea allora innovativa che il Comune sposò come “La Francescana” (chissà che si diranno con Padre Vincenzo, lassù, visto come è finita) per la quale i cittadini di Anzio misero dei soldi e l’ente diede un finanziamento. Poi potremo discutere a lungo se è stato o meno – quel periodo – l’inizio della fine. Dalle costruzioni in area archeologica a una industrializzazione che probabilmente non ci apparteneva, fino al via libera a lottizzazioni che ci portiamo ancora dietro. Quando raccontava della Palmolive ricordava “quelli chiedevano e io dicevo sempre di sì, sapevo che era una cosa molto importante e avrebbe dato lavoro e sviluppo“.

Se gli chiedevi di Villa Sarsina, del rapporto fraterno con Padre Vincenzo, della politica di allora, negli occhi notavi un velo di commozione. Una cosa è certa – e dovrebbe essere d’insegnamento ancora oggi – per il ciclo delle interviste “Quand’ero sindaco” che facemmo con “il Granchio” raccontò di “aver sceso da solo le scale del Comune, quando ho capito che non potevo restare“.  Se ne andò, non attese che lo “sfiduciassero“. Ebbe ancora un ruolo, un’influenza persino sulla scelta dei successori, ma non fu più attivo nella vita politica cittadina. Di quell’ultima intervista conservo l’invito al dialogo. Eravamo usciti fra l’altro da una campagna elettorale da “guerra” e senza precedenti. “Oggi non si parla più, si usa il potere, si urla. Dico, ma perché non parlate? Soprattutto ricordate che la virtù più grande di un consigliere comunale è ascoltare e essere umile. Invece si respira aria di odio tra amministratori, ci si dimentica spesso che si è lì per servire e non per  comandare“. Già…

Ecco, del clima politico degli anni di Castore Marigliani – dove pure si discuteva,  c’è ad esempio chi  ricorda di dispute accesissime con l’esponente Pci Amos Sabatini – e di quello successivo, andrebbe riscoperta la capacità di parlarsi. Nelle diversità, ci mancherebbe, ma di confrontarsi.

Di certo all’epoca di Castore e fino agli anni ’90 non c’era la barbarie odierna, di sicuro per lui c’erano emergenze importanti, prime fra tutti quella abitativa. Si poteva fare meglio? Questo è vero sempre, ma in quel momento era importante fare. E lui, novantenne, disse senza problemi: “Rifarei tutto, errori compresi“. Forse anche per questo – non se ne abbiano gli altri – Castore Marigliani è ancora oggi “il” sindaco. Quello che è stato di più alla guida della città, quello ricordato e benvoluto da tutti. Errori compresi, evidentemente.

Lo saluto   con lo scambio che avevamo quando ci si incontrava: “Buongiorno ragazzo, scrivi scrivi, vai avanti…” e io “Buongiorno sindaco, grazie….” Oggi posso dire “Arrivederci, sindaco. E grazie“.

All’elenco di luoghi da intitolare affinché la memoria di questa città cresciuta a dismisura non vada perduta se ne aggiunge uno per Castore Marigliani, insieme a quelli per Egidio Garzia, Francesco Conte, Victor Hugo Antei, Ettore Cicconetti…

Ai figli e familiari tutti un forte abbraccio. E’ giusto chiudere con le condivisibili parole inviate ai congiunti dal sindaco di Anzio, Luciano Bruschini: “Mi stringo a voi con sincera commozione per la perdita del caro Castore, uomo di rari valori e profonda saggezza, protagonista della rinascita della nostra amata Anzio, negli anni difficili del dopoguerra. Certo che il suo ricordo rimarrà vivo, per sempre, vi giungano le mie più sentite condoglianze e quelle della Città di Anzio tutta”.

 

 

 

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