Il sindaco, Italia Viva, il fallimento. Ecco chi…“scappa”

Poco meno di tre anni fa telefonai al sindaco appena eletto al primo turno, complimentandomi e riconoscendo la sua vittoria. Feci un comunicato a spoglio in corso – ma risultato acquisito – dicendo che avevo avuto il piacere di parlare con il primo cittadino di Anzio. Vedete, si tratta di modi di intendere la cosa pubblica e l’impegno civile. Ho giocato a baseball e allenato, anche, l’insegnamento che ti danno vittorie e sconfitte, l’umiltà e il rispetto per l’avversario, te le porti dietro. O ce le hai o non.

Il nostro sindaco, che torna a tirarmi in ballo in Consiglio comunale, dicendo che sono scappato (aggiungendo altri sproloqui) e trova la claque ad applaudirlo o una presidente che gli consente di dire qualsiasi cosa in assenza di contraddittorio, o sostenitori da social, il rispetto non ce l’ha. Non ce l’ha mai avuto.

Continuo a pensare – sbagliando, evidentemente, visto che tutti tacciono – che il Consiglio comunale dovrebbe occuparsi di altro ma il nostro è purtroppo ridotto a una sorta di Teatro dei Pupi. Il sindaco parla (e se non basta, urla) e tutti eseguono, maggioranza eletta e allargata (a Cafà e Palomba che nel 2018 lo avversarono), da ultimo a Italia Viva (che nel 2018 non esisteva) che tesse le lodi del primo cittadino ma resta (così dice, pochi ci credono) all’opposizione.

Perché sono andato via è noto, chi vuole può rileggere il mio intervento in consiglio comunale (non è on line, ma ne ho chiesto copia alla presidente) o quello che spiegai qui candidandomi.

Chi è scappato, rispetto a quanto sosteneva nel 2013, è stato il sindaco. Costretto ad allearsi nel 2018 con chi cinque anni prima voleva “mandare a lavorare”, pur di vincere. E prendendo meno voti delle liste che lo sostenevano. Unico tra i candidati a quella carica. Perché lui – e il centro-destra – sapevano bene che il ballottaggio sarebbe stato un rischio enorme e non potevano perdere. In questo “sistema Anzio” stai bene a cercare avversari da dileggiare altrove, quando governi ininterrottamente dal 1998…. Sempre durante l’intervento in consiglio ebbi a dire che da quel momento in poi c’era un unico responsabile: il sindaco. Di questo deve rispondere, prima di preoccuparsi come fece in tv di quanti libri avessi venduto, o di ripetere all’infinito che ho preso pochi voti. Viste certe frequentazioni di eletti con le sue liste, ci sarebbe da chiedersi da dove vengono i suoi. Ma è noto, ad Anzio non esiste un investigatore….

E visti i passaggi in maggioranza, forse più gravi di avere mantenuto un impegno (o no?) sono ancora più contento di avere rinunciato a certe proposte. A quella di chi – per non candidarmi sindaco poiché “temuto” – veniva a offrirmi il ruolo di capo di gabinetto una volta eletto De Angelis. Ma pure quella di chi mi invitava a non dar corso alle dimissioni, dopo, tanto se il problema era il lavoro una soluzione si sarebbe trovata, basta che non la davo “vinta ai basisti” come ebbe a dire la Marracino.

Nel primo caso risposi che non mi interessava fare il capo di gabinetto di chi aveva rinnegato gli impegni del 2013 e che non tornavo sui miei passi avendo sempre aspramente criticato la gestione del Comune, nel secondo che se volevo fare “carriera” in qualche segreteria avrei scelto altro più di 30 anni prima. Sono cose che in questo Comune – se fai diversamente da come è sempre stato – ti fanno diventare un assurdo per gli eguali. Per chi sta bene nel “recinto” e non fiata, a cominciare dai giovani che dovevano rappresentare il cambiamento ma guai a dire una parola al sindaco.

Nemmeno quando dice che sta portando avanti il mio, di programma, dimenticando che il suo era copiato e incollato dalla candidatura 2013. Ma che fa? “C’avemo i voti” e per stare tranquilli in consiglio comunale allarghiamo anche la maggioranza. Se poi, da un programma alternativo qual era il nostro – con nessun successo elettorale, ma è la democrazia – si riesce a far revocare i “quattro cantoni” a Puccini, a far realizzare i “Deco” che nemmeno sapevano cosa fossero e a immaginare un asilo nido, ciò non vuol dire che si debba entrare in maggioranza. Anzi….

A meno che l’esempio non sia quello dell’amico Paride Tulli (so che mi perdonerà) che entrando dal Psdi in Forza Italia disse “si può essere di sinistra anche da qui”, poi fece il candidato sindaco Pd, quindi sostenne Bruschini e poi Palomba e in maggioranza è di fatto sempre rimasto.

Quando sui social la Marracino sostiene che il programma di allora era “un libro dei sogni” offende anzitutto se stessa che con me e una squadra di pochi volenterosi che non “c’aveva i voti” lo ha scritto e portato avanti, con una visione della città senza precedenti. Era il programma del Pd con il quale è stata eletta, salvo cambiare inseguendo Renzi. Liberissima, ci mancherebbe, ma lo scandalo non è il sottoscritto.

Allora andrebbe detto, con più forza, che esistono questioni non irrisolte ma fallimentari per chi dal 1998 guida Anzio ed è stato eletto la prima volta nel 1990.

Una su tutti i rifiuti, con una differenziata ridicola, una gara prorogata di fatto nel disinteresse di chi dovrebbe controllare, una società pubblica che andava sì scelta ma con bando nazionale e non all’ultimo giorno utile. Nell’unico dibattito pubblico con me, nel 2018, non era De Angelis a dire che si sarebbe fatta una gara ponte? E che per la biogas sarebbe andato all’Onu? Parole, del resto….. “c’avemo i voti”.

Andrebbe detto che c’è un bilancio carico di residui difficilmente riscuotibili, molti dei quali riferiti proprio ai rifiuti, e sul quale la Corte dei conti ha fatto rilievi precisi. C’è un porto bloccato dal contenzioso con un socio privato che ad Anzio è arrivato – allora in Italia Navigando – grazie all’attuale sindaco. C’è un piano regolatore che ha devastato il territorio e il primo cittadino sa che il sottoscritto era – negli anni 2000 – l’unico a dire che non andava più messo un mattone. Invece si è scelta una villettopoli di pessima qualità, attirando un ceto medio basso con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Per non parlare dei servizi da terzo mondo, dall’anagrafe alla pulizia della città. E senza citare le indagini che hanno coinvolto e coinvolgono il Comune, dove la responsabilità era e resta personale penalmente, ma ciò che è accaduto è disdicevole politicamente. A cominciare dall’allearsi con i protagonisti delle pressioni citate nella sentenza Malasuerte.

E ricordando che l’esempio si dà a partire dal rispetto della legalità delle cose quotidiane, come un ufficio relazioni con il pubblico mai aperto e presente solo sulla carta, insieme a tante altre cose…

Ecco, si può decidere da che parte stare e io l’ho fatto. Chi rincorre le sirene della maggioranza è liberissimo, per quanto mi riguarda vorrei che il Consiglio si occupasse di Anzio e non del sottoscritto. Vorrei che il sindaco e i suoi accoliti pensassero a governare e non a chi non ha ruolo diverso di quello di un cittadino attento. Da una vita.

Il mio impegno civile è rimasto lo stesso, attraverso questo strumento e con il sostegno a chiunque avversi questo modo di intendere la politica. C’è chi ha lasciato la maggioranza e sta creando un’intesa di centro, c’è un Pd che deve decidersi su cosa vuole fare da grande, c’è #unaltracittà alla quale non siamo stati in grado di rivolgerci e va coinvolta non con i giochi di palazzo ma su questioni reali. A tutti questi guardo affinché la rivendicata continuità (che nel 2013 era discontinuità, quando si dice la coerenza…) possa cessare. Insieme a questo modo dirigista, provocatore, sprezzante, da despota, di intendere il proprio ruolo di primo cittadino. Non ho pretese, non devo fare nulla, non cerco rivincite.

E siccome tra i tanti “soloni” contrari alla mia candidatura c’è chi al tempo sollevava il rapporto personale – mai negato – con De Angelis, tranquilli: è finito da tempo e non per causa mia. Chiunque arriva a offese che ledono la sfera familiare, con il sottoscritto ha chiuso.

Lina, lo sciopero, le ire e la Corte dei conti

Lina Giannino dovrà aspettare prima di sapere chi le ha mandato la lettera minatoria. E anche per sapere chi le ha spedito un proiettile e, prima ancora, ha fatto scritte ingiuriose nei suoi confronti. Dovrà mettersi in fila, perché – da anni – non sappiamo chi ha sparato a casa di Patrizio Placidi, a quella di Alberto Alessandroni, chi ha bruciato le auto a Giorgio Zucchini e chi ha mandato un proiettile all’ex segretaria Inches. Ignoriamo anche che fine abbiano fatto le indagini dopo le denunce della dirigente Santaniello e dell’ex segretario Savarino, di avere ricevuto pressioni nella loro attività. Sappiamo, ma solo perché è agli atti di “Malasuerte”, chi posò una pistola sul tavolo del marito dell’assessore Salsedo. Per il resto, mistero assoluto, anche sulle “pressioni esercitate dalla politica” proprio nella storia dei parcheggi legata a “Malasuerte”.

Tempo addietro abbiamo sostenuto che se ci fosse un investigatore, sapremmo molte cose del “sistema Anzio” che ultimamente sta dando il peggio di sé. Il motivo è semplice, in quel “sistema” è stato fatto mettere il vestito buono a più di qualcuno che non avrebbe dovuto indossarlo. È stato coinvolto nell’agone della politica chi doveva restarne ai margini. Ma si sa, per i voti si è fatto di tutto, per “controllare” – come ammettono candidamente rappresentanti vecchi e nuovi di questa maggioranza – oltre 13.000 persone e sapere che tanto saranno dalla tua parte, devi dare garanzie. È una questione nata nella “guerra” del centro-destra del 2013 e che ancora va avanti. Senza esclusione di colpi e fomentata da chi guida la città. Altro che modello di amministrazione, oserei chiamarlo più di denigrazione. Di chiunque la pensi diversamente. O provi a far notare che le cose non stanno proprio come dice chi ci governa. O provi a dire che ci sono sentenze di Cassazione che confermano presenze criminali di ‘ndrangheta e camorra ad Anzio, con più di qualcuno che si è avvicinato alla classe politica.

Cosa potevano aver promesso Placidi, Alessandroni e Zucchini senza mantenere, tanto da essere vittima di attentati? E perché Lina Giannino è diventata un obiettivo? Semplice, rompe le scatole. E quando il primo cittadino, in consiglio comunale, dice che è da Tso, autorizza chiunque del “recinto” a farne un bersaglio. Come recita il vecchio adagio: quando il piccolo parla il grande ha già parlato. Nessuno immagina che possano esserci De Angelis o l’assessore Mazzi dietro la lettera arrivata in Comune, non siamo tanto ingenui. Le loro dichiarazioni, però, “autorizzano” qualcuno che non dovrebbe essere ammesso nel “recinto” ma evidentemente ne fa parte a pensare che le dichiarazioni della Giannino sull’affidamento in house dei rifiuti (che nasconde molte singolarità) o aver chiesto i rapporti tra Mazzi e il presidente (arrestato) di un’associazione di protezione civile non ancora registrata alla Regione Lazio e onnipresente in Comune, sia lesa maestà. Ma portassero anche i voti quelli che si preoccupano e minacciano? O le auto in campagna elettorale, i protagonisti di recenti video? Se ci fosse un investigatore, forse, comincerebbe a fare collegamenti. Ma qui, forse, prima di un Comune governato a suon di chi urla di più o esprime solidarietà senza fare il nome della consigliera minacciata (!?!?!), andrebbero commissariati Procura e forze dell’ordine che negli anni non ci hanno dato una risposta che è una su questi e altri episodi. Per non parlare di una Prefettura che si è girata dall’altra parte. Dopo i proiettili Lina è stata ricevuta, una pacca sulla spalla e via…. No, signor Prefetto, qui siamo ormai vicini a questioni che attengono il normale svolgimento della vita democratica e parliamo di reati contro un eletto.

Il sindaco ha “tuonato” anche nei confronti dei dipendenti e dei sindacati che hanno proclamato lo stato di agitazione. Si ricorda un solo sciopero, al Comune di Anzio, con Piero Marigliani sindaco. De Angelis, nei modi dirigisti di immaginare la cosa pubblica, lo ricorda assai. Non sappiamo chi abbia ragione, certo se si arriva a tanto dopo anni di “pax” qualcosa si è rotto. Ma è stucchevole leggere le parole del sindaco, secondo il quale “i cittadini guardano e si fanno la loro idea”. Lasciamo stare il possibile comportamento antisindacale, quella frase significa che ciascun cittadino – domani – di fronte a un presunto servizio non reso, è autorizzato a entrare in Comune e picchiare il primo dipendente che si trova di fronte. Non lo vede, questo rischio, sindaco? Non lo vedono in maggioranza? Se ne vuole discutere in consiglio comunale senza fare processi ma rendendosi conto che siamo al fondo? O i dipendenti del comune si preferiscono “allineati” o “in cassaforte” come si legge su certi atti giudiziari riferiti a chi di questa maggioranza è stato grande elettore? O sono bravi solo quelli che dicono sempre sì? Le ire del sindaco sono rivolte a chi?

Il sistema Anzio è questo, quando Patrizio Placidi fu arrestato, l’allora consigliere De Angelis lo definì una vittima. Aveva paradossalmente ragione, perché da un paio di vicende è uscito indenne penalmente e adesso anche dalla condanna della corte dei conti sulla quale è calato uno strano silenzio. Chi diceva sì alla politica – il dirigente dell’epoca e oggi ancora funzionario al settore ambiente – Walter Dell’Accio, deve risarcire per le proroghe alle cooperative del verde 31.000 euro e spicci. Vicenda per la quale, insieme all’ex assessore Placidi è stato assolto, mentre la Corte dei conti ha escluso responsabilità di Placidi e condannato a pagare solo il funzionario. Il quale, prima ancora che per le norme vigenti, dovrebbe essere messo a fare altro per questioni di opportunità. Continuo a chiamarla “legalità delle cose quotidiane”. Paga per aver detto sì alla politica che è sempre quella – lo sa bene De Angelis – perché nessuno ha mai pensato di convocarlo e farsi spiegare come funzionava (e funziona) in quegli uffici. È anche parte lesa, per un’aggressione dopo il passaggio da Giva a Parco di Veio, quando altri politici di questa e della passata maggioranza (che poi è sempre la stessa) aizzavano i dipendenti non confermati. Eccolo il “sistema” e chi è fuori è una minaccia, va messo a tacere.

Abbiamo un solo timore, grande. Grandissimo. Non aspettiamo che ci scappi il morto.

Porto, l’entusiasmo e la realtà. Qualche domanda

I roboanti annunci che si leggono rispetto al porto di Anzio ricordano tanto il clima di avvio dell’attuale sindaco nella sua esperienza di primo cittadino. Era la fine degli anni ’90 – avvio 2000 – e alla sua seconda campagna elettorale lo slogan era “porto, inizio lavori 2004”. Poi venne l’indicazione di Luciano Bruschini sindaco e i due – abbracciati – ci dicevano “continuiamo, insieme” mettendo ancora il porto al primo posto.

Nel 2013 ci fu la guerra del centro-destra, furono avversari, Bruschini insistette sul porto del quale – nel frattempo – aveva ottenuto la concessione, il sindaco attuale lo “dimenticò” nel programma che poi ha riproposto copiato e incollato, alleato di nuovo di Bruschini, Placidi e tutti quelli che voleva “mandare a casa”, nel 2018. Adesso siamo a un punto di svolta certamente importante, ma da qui a iniziare i lavori ce ne corre, mentre chi scrive – che quell’idea non nega di averla sostenuta nella fase iniziale – qualche domanda sente di porla. Non fosse altro che l’atteggiamento è cambiato dopo una vecchia copertina del Granchio con la quale titolavamo “Italia naufragando”, scoprendo che Marconi era già socio della Capo d’Anzio, senza che il Comune facesse nulla. Salvo, forse, qualche lettera per pulire le coscienze.

Prima, però, giova ricordare (e chi segue questo spazio lo sa) che molto delle questioni poste qui sono arrivate al pettine, a cominciare dal ruolo di Marinedi e dell’ingegnere Renato Marconi.

È senza dubbio una gran buona notizia che le quote siano tornate interamente al Comune. Sarebbe rimasto tutto così se Marco Maranesi non avesse preteso il parere del professor Cancrini e non fosse stata intentata la causa che oggi ci vede vincenti. Il porto era, è e deve restare della città, questo è pacifico. Troppi hanno pensato fosse, invece, affar loro. A cominciare da chi ha annunciato e mai fatto assemblee pubbliche, visto che i cittadini sono primi azionisti (e al momento coloro che hanno sulle spalle 3,5 milioni di debiti) e si è girato dall’altra parte dopo le decisioni unanimi del consiglio comunale. O ha detto “caccio Marconi” – Bruschini rispondendo all’attuale sindaco – e poi se l’è tenuto. Nel frattempo l’ex avversario tornava alleato e santi benedetti.

Ma come sottolinea qualcuno, dobbiamo guardare avanti. Bene, facciamolo. E siccome la questione – sin dall’inizio – era ed è l’assetto societario, quindi la concessione, sarebbe interessante sapere:

  1. Come si pensa di chiudere il contenzioso con Marconi, il quale come ha fatto per Italia Navigando presenterà certamente un conto salato. Solo il direttore del porto chiede centinaia di migliaia di euro, non osiamo immaginare a quanto ammonta il resto. Solo l’avvocato Bufalari che andava a far firmare i contratti…. Il tutto mentre non solo lo hanno portato, Marconi, ma se lo sono tenuti e gli hanno chiesto di fare tutto (progettazione, gestione, sito, contabilità e via discorrendo) senza di fatto interferire. Chi guidava e guida la città? Ci sono, inoltre, due denunce alla Procura – una del Comune contro Marconi e una dell’ingegnere verso il Comune. Ah, vero, guardiamo avanti: come se ne esce?
  2. La Capo d’Anzio ha la concessione per realizzare il doppio bacino. Finora si è limitata a gestire quello interno, grazie alle stesse strutture degli ormeggiatori (cacciati e ai quali si deve anche un risarcimento riconosciuto dal Tribunale). Grazie all’inversione del cronoprogramma proposta da Marconi e accordata dalla Regione a guida Zingaretti, si può iniziare dal bacino interno. Ma la concessione prevede due passaggi, l’attuale e il raddoppio del porto. Sono ancora queste le intenzioni? E con quali soldi?
  1. L’ultimo bilancio noto, quello del 2018, fa segnare un leggero utile e ci dice che fino ad allora Capo d’Anzio ha 3,5 milioni di debiti. Il precedente schema di bilancio, approvato dall’allora consiglio di amministrazione presentava una perdita e i revisori dei conti – ma anche il Comune nella relazione al proprio bilancio – proponevano lo scioglimento della società. L’ingegneria finanziaria qual è stata? Inoltre, i bilanci 2019 e 2020 perché non vengono ancora approvati? Cosa sarebbe successo a una “normale” società che non li approva? Un tribunale – diverso evidentemente da quello di Velletri – sarebbe già intervenuto
  2. Data la situazione dei bilanci, dei conti, dei debiti, può la Capo d’Anzio andare in banca a chiedere i 20-25 milioni necessari per realizzare il bacino interno? O si immagina un’altra gara come le due andate deserte? O c’è un finanziatore (speriamo non turco-napoletano, abbiamo visto anche questo….) nel cilindro?
  3. La Capo d’Anzio, controllata pubblica, nell’assegnare ruoli dirigenziali deve sottostare alle leggi o (tanto siamo sempre sotto Velletri….) può fare come vuole?
  4. Inizia una nuova stagione estiva, affitteremo ancora a un prezzo irrisorio alle società che gestiscono i parcheggi per Ponza l’area dietro al porto o la società la gestirà direttamente? Pensa, la Capo d’Anzio o il Comune come socio di maggioranza, di costituirsi parte civile nel procedimento per truffa avviato contro una delle aziende che ha gestito a due spicci quell’area fino alla scorsa stagione?
  5. Il dragaggio – secondo la concessione – spetta alla Capo d’Anzio. È una buona notizia quella dell’acquisto della draga, ma intanto – e chiedendo solo 3 anziché 5 preventivi (siamo pur sempre nella libera repubblica di Anzio) – si affidano lavori subordinati “all’ottenimento dell’autorizzazione alla movimentazione dell’arenile a cura e competenza della Regione Lazio – Area difesa del suolo” per 253.760 euro. La compriamo o no?

Fermiamoci qui, guardiamo avanti davvero, ma le risposte a queste domande vanno date. Non a chi scrive, ma ai cittadini proprietari ora al 100% di una società che è più vicina al fallimento di quanto si voglia far credere. Ma per i “crack” abbiamo un esperto in società e ci fidiamo. Ora si debbono risposte, se vogliamo davvero voltare pagina e realizzarlo questo porto. Ah, per la cronaca: restano sempre le domande inviate alla commissione trasparenza, svolta tra chi ci faceva lezione e chi rinviava, della quale aspettiamo la prosecuzione.

Assolti e prescritti, le responsabilità restano altre

Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa che tutti sono innocenti fino a prova del contrario. Per questo la chiusura della vicenda nota come “27 proroghe” tra assoluzione (dell’allora e attuale dirigente oltre che dell’ex assessore Placidi) e prescrizioni, non mi esalta. Così come non gioivo quando vennero indagati esponenti di spicco dell’allora e attuale maggioranza. Le responsabilità penali erano e restano personali, in questo caso non ce ne sono perché per un capo di imputazione il giudice ha deciso che si dovesse procedere con assoluzione e per gli altri era tutto prescritto. Non si è stati capaci di celebrare un processo nei tempi, pensate.

Restano le responsabilità, le abitudini, il modo di intendere la cosa pubblica, che sono – invece – tutte politiche. Da questo punto di vista, a leggere le carte di questa e altre inchieste, si tratta di vicende politicamente disdicevoli. Amministrativamente, anche. Lo dimostra il fatto che ancora oggi affidiamo la raccolta e smaltimento dei rifiuti a una ditta che ha vinto 6 anni fa, alla quale è stato fatto il contratto un anno dopo e che quindi ha beneficiato di un “bonus”, sta operando in proroga nonostante gli innumerevoli disservizi. E che all’ultimo giorno utile, con le spalle al muro, entreremo in una società pubblica per volontà del sindaco, scelta non si sa su quali basi. Lo dimostra che la biogas per la quale “o vengono perché li chiamano o perché trovano terreno fertile” – parole del sindaco, all’epoca “oppositore” (!?!?) – riceve i rifiuti di Anzio, con una procedura tutta da spiegare. No, non sono gli aspetti penali a interessarci quando troviamo “soci elettori di….” o squadre volanti chiamate fuori a un bar o proroghe sempre agli stessi. Sono le responsabilità politiche di chi ha costruito un sistema tanto vincente quanto amministrativamente singolare, per non dire di peggio.

Le “27 proroghe” sono un’altra montagna che ha partorito il topolino. La prescrizione è uno schiaffo alla giustizia, perché gli imputati – Placidi, Salsedo, Dell’Accio e altri – sono stati alla gogna per quasi un decennio e questo in uno Stato di diritto è inaccettabile. Sempre e comunque.

Per eventuali e ben più gravi aspetti penali, invece, servirebbe un investigatore che qui di fatto non c’è mai stato.

La Procura di Velletri, diciamolo, non ha brillato da queste parti, quando si è occupata di reati contro la pubblica amministrazione. L’impressione di chi scrive è che troppo spesso sia rimasta in superficie, quando sarebbe bastato poco per approfondire. Ma questo è altro discorso.

Il porto, la trasparenza, il “Carrozzone”

“Il carrozzone va avanti da sé…” cantava Renato Zero e le vicende del porto e della Capo d’Anzio sembrano ricalcare alla perfezione quel testo. Regine, fanti e re – aggiungerei guitti di paese – abbiamo visto di tutto in 21 anni dalla costituzione della società e in 10 da quando ha ottenuto la concessione.

Ebbene mettiamoli dei punti fermi, perché al gioco di dare responsabilità sempre agli altri occorre rispondere con fatti concreti. Il primo: Italia Navigando – e quindi Renato Marconi che ne era amministratore delegato e già socio con una piccola quota, anche se in Comune se ne accorgeranno solo dopo, perché al momento delle visure non compariva ancora – è stata portata ad Anzio dall’attuale sindaco. Il suo successore, Luciano Bruschini, era un autorevole esponente di maggioranza e sapeva bene cosa stava avvenendo. La regia, si dice, era di Gianfranco Fini, all’epoca leader di An.

Il secondo: si poteva ottenere la “delega di funzioni” nel 2004 ma l’allora presidente della Regione, Storace, fece sapere che già si era chiuso un occhio sul piano regolatore, dopo la vittoria se ne sarebbe riparlato. Perse.

Il terzo: dopo una conferenza dei servizi che sembrava risolutiva, tra luglio 2006 e settembre 2006 qualcosa è cambiato e la Regione guidata da Marrazzo ha detto che non andava più bene la “doppia progettazione e unica procedura”. Cosa sia accaduto in un mese e mezzo lo sanno l’allora (e attuale) sindaco e un ex primo cittadino che è stato, anche lui, senatore. Molto influente nelle scelte del centro-sinistra di Anzio.

Il quarto: si poteva ottenere la concessione – chiesta nel 2005 – ma buona parte del centro-sinistra fece di tutto per non farla avere, mentre mandava avanti i porti degli amici a Formia e Fiumicino. Intanto si era scoperto che Marconi era socio e l’allora (e attuale) sindaco si preoccupava (è nei verbali delle assemblee) perché era un problema con la Regione. A sollevare i problemi legati alla società già allora era solo Aurelio Lo Fazio, il resto si concentrava sul progetto. Con la copertina “Italia naufragando” il Granchio svelò la drammatica situazione della società. Il Comune fece poco e niente.

Il quinto: l’accordo di programma poteva essere firmato, ma la Regione guidata da Montino (Marrazzo si era dimesso per lo scandalo) disse no, prendendo in giro il sindaco Luciano Bruschini. L’attuale primo cittadino era senatore e conosceva bene quello che accadeva, anche ad Anzio.

Il sesto: la Polverini firmò nel 2010 l’accordo ma solo un anno dopo arrivò la concessione, intanto Italia Navigando per “accontentare” Marconi che aveva fatto causa cominciava un’operazione di ingegneria finanziaria che avrebbe consegnato all’ingegnere dieci porti, Anzio compreso.

Il settimo: nel 2012, proposto da Gianni De Micheli, allora Pd, il consiglio comunale ha votato all’unanimità un ulteriore ordine del giorno nel quale si ribadiva che il porto doveva essere pubblico e che andava respinto l’ingresso di Marconi nella Capo d’Anzio. Parte del Pd era sull'”Aventino”, a togliere le castagne dal fuoco al sindaco Bruschini che aveva una maggioranza vacillante, anche perché l’ex sindaco – all’epoca senatore – aveva cominciato a remare contro il suo successore, quello del “Continuiamo insieme”. L’ordine del giorno ne seguiva uno degli anni precedenti, presentato da Ivano Bernardone, sempre Pd, per la pubblicità del porto.

L’ottavo: dopo lo scontro elettorale tra Bruschini e l’attuale sindaco, nel 2013, vinto da primo, si decide di chiedere un parere allo studio Cancrini per capire se il Comune poteva tornare in possesso delle quote e come. Quel parere sarà “secretato” e solo Marco Maranesi riuscirà a tirarlo fuori dai cassetti. Due anni dopo

Il nono: sollecitato dall’attuale sindaco – allora di lotta e di governo – Bruschini afferma in consiglio comunale: “Caccio Marconi, parola d’onore”. Dieci giorni dopo firma con l’ingegnere la “road map” per realizzare il porto. Nel frattempo la Regione di Zingaretti invertiva il cronoprogramma, faceva l’escavo che era invece a carico della Capo d’Anzio e chiudeva gli occhi sul canone di concessione mai pagato.

Il decimo: non è vero che l’attuale sindaco per un decennio non s’è occupato del porto, era senatore (e fece un’interrogazione sulla scissione di Italia Navigando) e poi consigliere, almeno per “sentito dire” sapeva bene ciò che accadeva e ha fatto nulla.

Sulle vicende relative a Marconi (che oggi, guarda caso, va in Procura….) nome, debiti, progetti, ormeggiatori, cordate, banche, fideiussione e compagnia se avete la bontà di leggere trovate qui una serie di interventi. Se non altro come andassero le cose c’è chi lo ha messo nero su bianco, chi fa politica in questa città doveva almeno incuriosirsi. Non è questione di scaricare responsabilità: se non abbiamo un porto degno di tale nome e una società fallimentare è grazie al “sistema Anzio” nel suo insieme.

Considerato che giovedì la vicenda va in Commissione trasparenza, ho scritto alla presidente e ai capigruppo per chiedere che sia trasmessa in streaming e che siano lette – se ritengono – dieci domande su questioni pratiche.

Un’ultima cosa: solo Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio scelto nell’accordo per il quale Bruschini sarebbe andato a fare il sindaco, ha avuto il coraggio di trattare in un’assemblea pubblica la questione Capo d’Anzio. Doveva essere il porto della città, è stato quello di pochi.

Carriera “Alias”, questione di civiltà

Segnalo la battaglia dell’associazione Famiglie Genderlens e l’interrogazione parlamentare del senatore Tommaso Nannicini per una vicenda che riguarda – da vicino – anche il nostro territorio. La scuola include, non discrimina…

Carriera Alias per ragazzi/e trans, alcune scuole discriminano:

intervenga il Ministro dell’Istruzione

Ci sono Scuole che comprendono l’importanza delle istanze di ragazzi/e trans (cioè persone, anche piccole, che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita in base al sesso biologico) e attivano  la “carriera alias.” Mentre altre Scuole si rifiutano di farlo, adducendo come motivazione la mancanza di norme o Linee Guida ministeriali che ne permettano l’attivazione.

Per questo motivo noi genitori salutiamo con favore l’interrogazione parlamentare del Senatore Tommaso Nannicini e degli altri firmatari (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/Sindisp/0/1209927/index.html) che chiedono al Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di intervenire per porre fine alle discriminazioni di cui sono vittime le nostre figlie/figli trans, valutando così l’opportunità di attivare in tutte le Scuole la “carriera alias” per studenti trans.

In Italia mancano delle Linee Guida specifiche nazionali e uniformate, a cui le Scuole, di ogni ordine e grado, possano fare riferimento per redigere appositi protocolli.

Queste Linee Guida servirebbero anche per porre fine a disparità di trattamento tra Scuole che applicano la “carriera alias “facendo appello alla norme nazionali in materia di autonomia scolastica (Art. 21,comma 10, Legge n.59/97 e Art. 4, comma 1, DPR n. 275/99), e le Scuole che si rifiutano di farlo, provocando disparità di intervento tra Scuole e territori.

La “carriera alias” è un accordo di riservatezza tra la Scuola, studente trans e famiglia (nel caso di studente minorenne), attraverso cui la persona trans, anche piccola, chiede di modificare nel registro elettronico il nome anagrafico con quello di elezione.

Una procedura di semplice​ applicazione, una buona prassi che evita a queste/i studenti forzati e continui coming out e la sofferenza di subire bullismo e discriminazioni

Secondo i dati riportati, tra studenti trans l’abbandono scolastico è stimato al 34% e quello dei tentati suicidi al 40% (contro l’1,6% nazionale).

Inoltre la “carriera alias” è un atto di rispetto, oltre che di tutela della privacy, verso le istanze di studenti trans che hanno il diritto ad essere riconosciuti per ciò che sono per vivere in sicurezza e benessere il loro percorso scolastico.

Queste buone prassi possono rappresentare occasioni di crescita culturale per tutta la comunità scolastica, se accompagnate dalla traduzione in azioni concrete di convivenza consapevole, parità, educazione alle differenze e prevenzione di tutte le forme di discriminazione.

Siamo certi che il Ministro dell’Istruzione accoglierà con favore la nostra richiesta.

Ciao “Gatto”, indimenticabili quegli anni

Benedetto Salesi (Foto il Granchio”)

“Batte Gardella, alto, lungo, sembra un fuoricampo. Fuoricampo di Gardella, tre punti e vittoria dell’Anzio!”. Abbiamo chiuso con quella registrazione di Radio Anzio il cinquantesimo anniversario di baseball ad Anzio, la storica vittoria nel derby con il Nettuno il 21 luglio del 1979. Da allora ne ho fatto la suoneria del mio cellulare e se questo è stato possibile è perché allora c’era quella radio, idea innovativa che ebbe il “Gatto Rosso”, al secolo Benedetto Salesi. Cosa fossero per l’informazione locale quegli anni lo hanno ben riassunto Ivo Iannozzi e Nino Visalli sul Granchio, appresa la scomparsa di un personaggio che a questa città, nel suo settore, ha dato molto. E ha continuato a farlo finché ha potuto anche nell’attività del Centro anziani, una delle ultime cose delle quali avevamo parlato. Avevo 10 anni, invece, ai tempi di quella radio e potevo essere solo un ascoltatore, fossero le dirette del baseball o i notiziari, ma anche le immancabili ricette di Mirella che altre signore commentavano accapigliandosi via etere sugli ingredienti da aggiungere o meno. Quella radio accompagnava Anzio ora per ora, altre ne erano sorte in quel periodo che ha segnato una svolta storica nel Paese.

Al ristorante “Gatto rosso”, più tardi per quelli della mia età, abbiamo trascorso più di qualche serata per un piatto di pasta o una birra, era aperto fino a tardi e il “rito” di andarci una volta finite le partite di baseball era rimasto negli anni. In quel palchetto con un microfono sempre aperto si sono “esibiti” in molti e lo stesso “Gatto” tra un piatto e l’altro regalava aneddoti e battute.

Un abbraccio a Leonardo e ai fratelli, mi piace immaginare che anche lassù Benedetto si sia fatto largo – come faceva tra i tavoli – con un immancabile “non spingete, scendo alla prossima”.

Comune, nuova caccia alle streghe. Santaniello: “Voci inspiegabili”

La dirigente del Comune di Anzio, Angela Santaniello, ha diffuso una lettera su presunti provvedimenti nei suoi confronti dei quali ha avuto sentore. Evidentemente è ripartita la caccia alle streghe, già nota a Villa Sarsina ormai da tempo.

La nota della Santaniello: “Considerato che da alcuni giorni circolano voci insistenti  circa il fatto che la sottoscritta sia stata destinataria di un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Velletri relativamente a fatti e circostanze a me sconosciute, mi preme rappresentare che alla data odierna nulla è stato notificato.
Nell’assoluta serenità e nel pieno rispetto dell’operato della Magistratura e delle eventuali attività investigative in essere, naturali per la funzione e la tipologia dell’incarico professionale da me rivestito nella Pubblica Amministrazione, stupisce che tali indiscrezioni, fondate o meno,  possano essere patrimonio di persone diverse dalla mia”.


Angela Santaniello

“Patalocco”, l’ultima rovesciata. Ciao Antonio

Una rovesciata di Antonio Rotelli (Foto Il Granchio)

E’ facile dire che con Antonio Rotelli se ne va un pezzo di storia di Anzio. Scontato, forse. Allora è bene aggiungere che se ne va un’altra parte di quella città “genuina” che abbiamo avuto la fortuna di conoscere. Antonio, detto “Patalocco” per le sue gesta calcistiche, era stato un’ottima mezz’ala – termine che nel calcio moderno è scomparso – una bandiera di quell’Anzio che univa il paese intero, senza pensare a quote societarie o carriere politiche, “cordate” o rendite di posizione. Le “rovesciate alla Patalocco” sono, ancora oggi, qualcosa che raccontiamo sia per la capacità tecnica (piace immaginare che lo straordinario primo gol in serie B dell’anziate Cassio Cardoselli, proprio su rovesciata, abbia un qualche legame con quei con i funambolismi di allora sui campi in terra battuta) sia per qualche strafalcione in politica. Perché dopo il calcio, Antonio è stato per 15 anni protagonista della vita amministrativa della città. Tra l’80 e il ’95 consigliere comunale e assessore per il Psdi, una passione che non è mai venuta meno anche successivamente. Era una politica, anche quella, più “pane e salame” come avrebbe scritto Gianni Mura. Al quale un personaggio come Antonio sarebbe certamente piaciuto.

Era una politica senza social, senza insulti, più “umana” ma anche durante la quale Anzio è rimasta paese, senza mai decollare verso la città alla quale poteva e doveva ambire. Non è un mistero che per il suo ruolo all’Inps, Antonio fosse un punto di riferimento se c’erano pratiche da sistemare. Lui ascoltava e risolveva, anche se non eri del Psdi, ma era ed è quell’andazzo paesano a chiedere e ottenere favori che evidentemente non è mai venuto meno. Un paese che in questo senso è rimasto al familismo amorale studiato in sociologia. Però in quella politica più “genuina” c’erano il rispetto oggi perduto, il valore di una stretta di mano, c’era la voglia di trovare soluzioni e non di “eliminare” avversari.

Ultimamente ci confrontavamo in piazza, prima dell’emergenza Covid, in precedenza quando accompagnava o prendeva i nipoti a scuola (un abbraccio a distanza a Fabio, Gianluca e tutti i familiari). Sulla mia candidatura disse – e lo sapevamo – che le speranze erano poche, perché avrebbe vinto l’arroganza. Quella che non ha mai avuto e che in quel mondo politico che lascia con la sua ultima “rovesciata”, non c’era. Ciao Antonio.

Antonio Rotelli (Foto Il Granchio)

La Corte dei conti, il fallimento di un sistema. Buon Natale

C’è una cosa che il sindaco di Anzio può fare per dimostrare definitivamente la continuità con il suo predecessore, dire che non sapeva niente e che “è tutto a posto”. Sa bene che non è così, però. Le 32 pagine della delibera spedite ai consiglieri comunali di recente, con la quale la Corte dei conti decreta il fallimento di un sistema di governo della città, infatti, pesano come un macigno. No, non è semplicemente “colpa di Bruschini” – come sta cercando di dire su altre vicende a lui ben note – se ci sono contestazioni che partono dal 2006-2007 e arrivano al 2019.

Saranno i consiglieri comunali – c’è da augurarsi anche quelli di maggioranza – a chiedere lumi su questioni che definire singolari è poco. Qui solo qualche accenno, serve tempo per gli approfondimenti e altre vicende mi tengono impegnato. Però la gestione dei residui (sollevata già cinque anni fa, l’attuale sindaco e i suoi accoliti erano consiglieri), la Tari mai riscossa, i debiti fuori bilancio, la “situazione di incertezza sulla gestione dei beni pubblici”, spese di rappresentanza eccessive come le definisce la magistratura contabile, anticipazioni di cassa che non trovano giustificazione e soprattutto “acquisizione di beni e servizi senza impegno di spesa in violazione della basilare regola della contabilità finanziaria”. Il sindaco che si è sempre vantato del bilancio a posto, guida un Comune che funziona come dice la Corte dei conti e che ha caratteristiche di pre-dissesto. Inutile girarci intorno, è così.

Sui debiti fuori bilancio c’è una storia emblematica, l’abbiamo raccontata tante volte: cartelli che nessuno ha ufficialmente chiesto in Comune per la Bandiera blu 2013, azienda che li ha realizzati (guarda caso la stessa che faceva pubblicità elettorali per Bruschini, Placidi e l’attuale sindaco allora loro avversario e poi alleato), ha presentato fatture, non è stata giustamente pagata e ha fatto decreto ingiuntivo. Il Comune ha nominato un legale per opporsi, poi ci ha ripensato. L’esposto fatto da Bernardone, allora candidato sindaco Pd, si è perso nei meandri della Procura di Velletri. E questo è solo uno degli esempi…

Allora sarebbe interessante sapere – sui locali pubblici – se per esempio hanno finalmente pagato i partiti dei quali l’attuale primo cittadino ha occupato le sedi fino all’ultima campagna elettorale con le sue liste. Se la vicenda del campo di Falasche è definita, come sono messe le cose sulla gestione di prima (e di adesso) della piscina.

Sulla Tari il sindaco, l’assessore Ruggiero, il dirigente di area, dovrebbero finalmente dirci se stanno dalla parte dei cittadini o da quella di chi non paga. Spiegarci cioè se la mole di soldi non riscossi (in tutto sono 33 milioni, molti dei quali per Tari) sono di qualche povero disgraziato che per arrivare a fine mese non paga la tassa sui rifiuti o di qualcuno che non “deve” pagarla o, peggio, di chi una volta scoperto si è messo a rate, ha pagato la prima e poi arrivederci. Stesso discorso per il recupero delle spese di sentenze della Corte dei conti: è tutto a posto, sono tutti in regola, stanno versando i ratei o hanno “dimenticato” di farlo e nessuno glielo ricorda in Comune? Sapete com’è, sono amici…. Sempre sui locali pubblici c’è una storia singolare, riguarda Anzio Colonia, in una città che ha la memoria corta giova ricordare che l’allora consigliera Mariolina Zerella presentò un’interrogazione e il sindaco (lo stesso di oggi) ovviamente la prese in giro. I nodi, ora, arrivano al pettine.

Come quelli della Capo d’Anzio, per la quale scopriamo che il Comune ha fatto un’azione contro il socio privato ai sensi del codice civile, due ex amministratori sono stati liquidati con posti barca, non c’è il fatturato sufficiente per mandare avanti la società pubblica ai sensi di legge. Società che deve al Comune 517.000 e rotti euro della fideiussione (pure qui, chi dall’opposizione parlava veniva preso in giro, vedi Bernardone, Lo Fazio, De Micheli) ma deve al privato oltre 650.000 euro di progettazione (!?!?) prevista dai patti parasociali e pure in qualche delibera dell’assemblea dei soci. Anche su questa la Corte dei conti era intervenuta nel 2015. C’erano tutti, governavano loro, questo sistema ha fallito ma “c’ha i voti” come ama ripetere.

E’ la democrazia, ma ci sono i controlli. Avranno pochi effetti, questa è l’impressione, perché tanto “è tutto a posto”. Buon Natale!