Capo d’Anzio, Comune e “scarpe nuove”…

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Diceva il “Parente“, calzolaio ad Anzio Colonia, “cugino mio, levi la sola e metti er tacco, meglio che te fai le scarpe nove“. Ricordi d’infanzia e di una figura professionale che non c’è più, ma che ben illustrano la situazione della società Capo d’Anzio e – più in generale – dell’amministrazione che guida la città.

Andiamo con ordine. Il consiglio d’amministrazione della società ha approvato ieri il bilancio che adesso andrà in assemblea. Chiude a pareggio, dopo aver sistemato “sola e tacco” ovvero dopo aver inserito i presunti introiti delle Cooperative di ormeggiatori che hanno usato senza titolo le aree da luglio 2014 ad aprile di quest’anno. C’è una perizia, prudenzialmente il consiglio d’amministrazione ha inserito una minima parte nei conti, un’altra è tra i rischi, ma il bilancio quadra.

Difficilmente servirà a salvarci dalla cessione a Marconi, ma è un passo in avanti. Con un problema che il presidente Ciro Alessio Mauro conosce bene: gli ormeggiatori hanno usato senza titolo le aree, ma la Capo d’Anzio sta usando attraverso l’accordo raggiunto e ormai da prorogare catenarie e quant’altro di loro proprietà. Andare a chiedere alle cooperative gli arretrati non sarà una passeggiata di salute o quantomeno si compenserà con ciò che dobbiamo loro per le attrezzature. Comunque lo stesso consiglio di ieri ha fatto un notevole passo in avanti: il sito della società che risulta “in costruzione” sarà adeguato alle norme sulla trasparenza.

Di porto si è accennato ieri in Consiglio comunale, ma aspettiamo ancora la relazione del professor Cancrini e una serie di delucidazioni che il sindaco, anche stavolta, non darà.

Ieri Luciano Bruschini ha portato a casa il bilancio, com’era prevedibile, ancora una volta calpestando le regole ma qui è la norma e il Prefetto di Roma è di manica larga.Pagheremo per anni 25 milioni di “buco“, siamo al pre dissesto, ma importante era andare avanti.

Per quanto riguarda le dimissioni di Zucchini com’era ampiamente prevedibile “hanno esagerato” i giornali. Serve il famoso “cambio di passo“, ma sì… Intanto teniamoci questo e andiamo avanti trascinandoci fino al 2018.

Per la verità i giornali hanno scritto ciò che avveniva in maggioranza, l’ennesima pantomima di una classe dirigente – vecchia e giovane – arrivata al capolinea e “accerchiata” non dai 5Stelle e dal sindaco di Nettuno (al quale ieri è stato dato fin troppo spazio)  ma da indagini a non finire. Che non arriveranno a conclusione come tante altre, ma fanno emergere un modo di fare verso il quale serve assoluta discontinuità.

Le famose “scarpe nuove” consigliate dall’amico calzolaio…

 

San Giuseppe Due, parabola discendente di una città

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La vicenda del San Giuseppe Due, la feluca che portò il nome di Anzio nel mondo con l’impresa della spedizione in Antartide del comandante Giovanni Ajmone Cat, è la parabola di questa città.

Domani sarà l’anniversario della prima spedizione, mentre lo scafo è arrivato a La Spezia si celebra nei locali di piazza Pia una mostra che sa di beffa e che è finita addirittura al centro di una disputa di maggioranza.

Locali, giova ricordarlo, che dovevano essere della Capo d’Anzio, poi di una mai meglio specificata mostra di conchiglie (con lavori fatti non si sa da chi e per chi, se da parte del Comune sbaglierò ma non ho mai trovato una determina in tal senso) e infine parte del Museo dello sbarco – che il vice sindaco Zucchini ha ribadito essere pubblico – “sfrattato” in fretta e furia per la mostra.

Che andava fatta, ci mancherebbe, ma che è quasi ammettere una sconfitta di fronte alla partenza del San Giuseppe Due. Una parabola discendente e senza fine – che somiglia ai fumetti di Disney quando Paperon de Paperoni vedeva scendere il grafico sotto l’asse delle ascisse del piano cartesiano – quando apprendiamo che sarebbero serviti 180.000 euro per sistemare lo scafo e renderlo fruibile per un progetto senza eguali in Italia.

A Genova, al “Galata museo del mare“, c’è un sottomarino recuperato. Qui la spedizione in Antartide poteva e doveva essere qualcosa di formativo da un lato e spendibile dal punto di vista turistico dall’altro. E un’amministrazione che si impegna a “sostenere le spese per i lavori di recupero e restauro” – com’è scritto nell’accordo firmato nel 2011 da Umberto Succi per conto del Comune – in sei anni il modo ha il dovere di trovarlo.

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180.000 euro, un terzo di quanto è stato speso solo nel 2015 per manifestazioni di ogni genere, spesso senza criterio e di dubbio gusto. Domani si discuterà l’ennesimo bilancio al quale si è arrivati calpestando le regole. Bastava inserire lì le spese, non chiedere un parere a febbraio di quest’anno se fosse possibile o meno fare quei lavori. Ma occorre avere una visione d’insieme, qui si continua a vivere alla giornata, a litigare per una sala, un concerto in più a un’associazione, a sponsorizzare questa o quella cooperativa.

E il San Giuseppe Due sta bene a La Spezia. Peccato.

Zucchini lascia? “So finite le fava a Federico…”

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Chi si occupa di detti portodanzesi è pregato di correggermi qualora interpretassi male il detto “So finite le fava a Federico….” Della serie che è rimasto poco da fare, in tutti i sensi. Sono finiti i tempi d’oro, è crollata una classe dirigente, non la sanno sostituire – se non imitandola – i giovani virgulti.

Ecco, non so se davvero il vice sindaco e assessore al bilancio di Anzio, Giorgio Zucchini, lunedì lascerà l’incarico con la discussione sul preventivo aperta e l’incertezza del commissariamento dietro l’angolo perché i documenti a posto sono pochi e i revisori dei conti ancora non si esprimono. Perché anche quest’anno si arriva a discutere del bilancio con una serie di elementari norme calpestate. E perché la disputa interna prevale, ancora una volta, sulla città.

So con certezza che Zucchini  e insieme a lui Bruschini, Placidi, Borrelli, Alessandroni e quanti hanno condiviso le loro azioni, sono stati in maggioranza o hanno finto di fare l’opposizione negli ultimi 40 anni (centro-sinistra compreso), sono il passato.

Questa è la peggior amministrazione che la città ricordi, lascerà un’eredità pesantissima in termini di debiti, le casse vuote e i servizi impossibili da rendere secondo le nuove norme di bilancio. Soprattutto lascerà  istituzioni debilitate e delegittimate da spartizioni d cooperative. Sì, di gruppi di potere più che di lavoro sui quali la  magistratura ha posto l’attenzione, facendo emergere personaggi tutt’altro che raccomandabili e persino in odor di camorra. Personaggi che hanno portato voti e che chiedono….

Sia come sia, probabilmente questa delle dimissioni è l’ultima “trovata” da Prima Repubblica, un modo di salvare elegantemente la baracca o di spiegarci che questa “è la po-li-ti-ca“. C’è il terrore che venga un commissario, una persona normale alla quale basterà aprire un fascicolo per trovare qualcosa che non quadra. In questi anni ne sono successe di tutti i colori, la situazione è fuori controllo, si governa tacitando chi alza la voce a forza di contributi ad associazioni o cooperative “vicine“, di deleghe date o promesse. Siamo in piena  gestione alla anni ’80-’90, come se il mondo non fosse cambiato, non ci fossero cittadini più attenti, un’opposizione che i ricorsi li fa davvero e non li annuncia. Come se non esistesse il 3.0 che fuori dal Comune funziona benissimo e che è lo slogan che, invece, decreterà il fallimento di Bruschini. Che andrà avanti fino al 2018, sia chiaro, salvo scossoni, ma che insieme al suo metodo, alla sua maggioranza (giovani compresi) è arrivato al capolinea.

Poi saranno gli elettori a decidere e per chi scrive avranno sempre ragione.  E qui, invece, chi governa ha il terrore dei “grillini“, dell’onda che dopo Pomezia e Nettuno (dove mezza maggioranza anziate era schierata, in modo fallimentare) potrebbe arrivare anche ad Anzio.

E forse c’è un altro terrore, ben più serio, anche se questa anziate somiglia spesso a una Repubblica autonoma: la commissione d’accesso. Le indagini in corso – e per una misura come la commissione non servono condanne – dimostrano che l’amministrazione subisce dei condizionamenti. Anche pesanti. Un Prefetto attento se ne sarebbe già accorto, un’opposizione seria si sarebbe già mossa al contrario della richiesta del 2012 campata sul poco o nulla, ma non disperiamo.

Lunedì sapremo di più sulle dimissioni di Zucchini, vedremo se sono reali o come quelle “annunciate” nel corso di questi anni da Cafà, Nolfi e Alessandroni e poi rientrate dopo chiarimenti. Di sicuro Bruschini andrà avanti, troverà nel gruppo di De Angelis chi è pure pronto a sostenerlo magari dopo un azzeramento di giunta, ma l’impressione è che siano davvero finite “le fava a Federico….” o, per dirla sempre con un termine di casa nostra che forse rende meglio, che siamo “all’acqua dei merluzzi“. Più a fondo non si può.

L’Anzio torna in D, un monumento a Rizzaro. E adesso…

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(da http://www.ilgranchio.it, foto Valerio Caprino)

Il ritorno in serie D dell’Anzio, fra l’altro con il suo storico nome, è un risultato inatteso all’inizio della stagione. La mesta fine del campionato precedente, la retrocessione, una cessione che ha rischiato di vedere la società finire in mano a una strana cordata campana, il paventato addio….

L’Anzio, invece, è ripartita dall’Eccellenza. Ha puntato su un allenatore giovane e capace come Flavio Catanzani, su un direttore sportivo che conosce a memoria queste categorie come Luigi Visalli, ha riportato a casa per la juniores un tecnico bravo e vincente come pochi che è Pino Pollastrini – creando uno stretto connubio con la prima squadra – ha puntato sui giovani. Doveva salvarsi, alla vigilia, ha conquistato via via non solo punti ma credibilità. E alla fine è arrivata la promozione. Inattesa e, per questo, ancora più bella.

Per questo va fatto un monumento a Franco Rizzaro, “il” presidente, colui che ancora una volta – da solo – si è sobbarcato l’onere del campionato. Perché avrebbe tutte le ragioni per mollare, ma se dopo più di 90 anni l’Anzio è ancora lì è grazie anzitutto a lui, alla sua famiglia, a pochissimi altri.

Il bello (o il brutto, forse) viene adesso. Perché la D è molto più impegnativa e perché non c’è da aspettarsi – spero di sbagliare – grande aiuto dalla città. Dai suoi imprenditori. Dalla politica. Sono dell’avviso che un Comune possa ben poco, anzi non debba occuparsi della gestione di una squadra. Un tempo si amava dire “porto il titolo al sindaco….” il quale potrebbe ben poco, se non coinvolgere altri nell’impresa di sobbarcarsi il campionato.

Se accadrà o meno, vedremo. Il 23 giugno ci sarà la premiazione ufficiale in Comune, nello stesso ente che dopo  vari rinvii e promesse non ha mai organizzato la festa per i 90 anni della società, per esempio.

Acqua passata, si dirà, e dopotutto è pure giusto fare il passo a seconda della gamba. Se potremo permetterci la D, bene, altrimenti retrocederemo valorizzando i ragazzi anziati com’è stato quest’anno.

Ancora grazie a Rizzaro e complimenti a tecnico, squadra, staff oltre che agli instancabili tifosi della gradinata “Fabio Pistilli“. Come dicono loro: “Oltre la categoria“, allora godiamoci questa gioia e forza Anzio!

Segretaria che viene, segretario che va: i nodi irrisolti

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Marina Inches e Pompeo Savarino

Segretaria che viene, segretario che va. Pompeo Savarino lascia Anzio, saluta, invita a “dire sì” ai cittadini – che purtroppo hanno ricevuto e ricevono troppi no, anche in caso di formale accesso agli atti – e lascia una situazione nella quale alcune cose vanno puntualizzate. Affinché la sostituta, Marina Inches (benvenuta e buon lavoro) sappia. Il diverso ruolo assunto da alcuni segretari comunali – da “grigi” e pressoché “invisibili” burocrati a protagonisti – all’indomani delle responsabilità sulla trasparenza e l’anti corruzione.

Savarino è stato protagonista anche di una chiara “spaccatura” – soprattutto nella fase finale del suo mandato – con la dirigenza. Dire che i rapporti con i vertici delle aree sono stati tesi è poco. Ma ormai è acqua passata, quello che conta è l’eredità che la Inches dovrà affrontare. Proviamo a riassumerla. Non è tanto acqua passata la sospensione – per la quale il Tribunale ha dato torto al Comune – della dirigente Angela Santaniello dopo la condanna in primo grado. Sempre rispetto alla dirigente sospesa è pressoché “sparita” dalla dotazione organica approvata in giunta e comunque è ritenuta assente per l’intero 2016. Dotazione dalla quale i dirigenti sono di fatto scomparsi, la macchina può funzionare ugualmente?

C’è una relazione del Ministero dell’economia e finanze, Ragioneria generale dello Stato, che ha contestato 27 punti alla gestione amministrativa del Comune. Tra questi anche soldi che il segretario avrebbe incassato in più e che era chiamato a restituire. Se l’ha fatto o meno lo ignoriamo, così come non abbiamo mai saputo se e quali “provvedimenti conseguenti” alle contestazioni sono stati adottati dagli uffici.

Altra vicenda in ballo è quella delle incompatibilità. Siamo partiti dalla posizione di 16 tra consiglieri comunali e assessori ritenuti “morosi” da parte dell’ufficio politiche delle entrate (a ottobre) siamo arrivati a oggi con la richiesta di inserire all’ordine del giorno del consiglio comunale la decadenza di 2 che non hanno sistemato la loro posizione. Savarino ha scritto al presidente Borrelli che ha rimandato la palla al segretario. Si può sapere se nel frattempo hanno pagato o se e quando la vicenda andrà in Consiglio?

Da non dimenticare che dopo aver chiesto – sulla condanna della Corte dei conti – un parere al Ministero dell’Interno sulla posizione dell’assessore Patrizio Placidi, la nota arrivata dal Viminale restò misteriosamente in qualche cassetto per oltre un anno. E sempre a proposito di incompatibili, se è vero che alcuni consiglieri hanno dichiarato “prescritti” i tributi dovuti all’ente, non hanno dichiarato il falso al momento dell’insediamento?

La questione trasparenza. Cara neo segretaria, per favore: è possibile che esista un link all’ufficio relazioni con il pubblico senza che a ciò corrisponda un ufficio vero e proprio? E’ solo un esempio, perché si continuano a pubblicare delibere senza allegati, non tutte le sezioni sono aggiornate, si fatica a trovare la documentazione tipo le ordinanze del sindaco che sull’albo on line non compaiono ma vanno cercate in “atti amministrativi”.

Aggiungiamo la società partecipata Capo d’Anzio, gli atti della quale sono un miraggio pur essendo il 61% pubblico.

Ah, già che si trova e a proposito di anti corruzione, sarà bene procedere con il principio della rotazione tra responsabili degli uffici e fare in modo che i contratti per gli appalti si firmino in tempi ragionevoli.

Appalti, è vero: la “stazione unica” non è stata ancora fatta, quindi gare bloccate. Spieghi lei che è un obbligo di legge.

Ancora buon lavoro.

Così viene infangata solo la memoria di Falcone

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La cerimonia alla “Falcone” (foto Raniero Avvisati)

Confesso di non nutrire particolare simpatia per i magistrati. E’ un pregiudizio che deriva dalle “frequentazioni” – sia pure via Canale 66 – dei comizi di Marco Pannella. Riconosco, però, che come in tutte le categorie – a partire dai giornalisti – c’è chi svolge il proprio dovere e chi non. Premessa necessaria per dire – e sono solo l’ultimo a poterlo fare – che quanto sta accadendo intorno alla cerimonia di venerdì scorso al IV istituto comprensivo per l’intitolazione a Giovanni Falcone, offende la memoria di un magistrato che ha pagato con la vita. Lo ha fatto lui, lo hanno fatto la moglie e la scorta, poco dopo la stessa sorte è toccata a Paolo Borsellino, in questo Paese purtroppo la medesima fine è toccata ad altri magistrati.

Solo il rispetto per un decesso imporrebbe di tacere, in una seduta pubblica, all’interno di una scuola, di fronte a persone che stanno parlando. A maggior ragione se sono ospiti della città e per giunta magistrati. E’ questione anzitutto di educazione, quindi di rispetto, per chiunque parli. Le immagini della mattinata mostrano i due magistrati interrompersi in più occasioni. E non ci facciamo una bella figura.

La dura presa di posizione dell’assessore Laura Nolfi – che ha sottolineato la figuraccia – ha scatenato le ire di docenti, genitori e della consigliera delegata ai gemellaggi, Valentina Salsedo, che è arrivata a chiedere di fatto le dimissioni della componente della giunta Bruschini, mentre oggi si terrà un Consiglio d’istituto nel quale la stessa Nolfi sarebbe sgradita“. Si dimentica – o si finge di non sapere – che gli assessori non compongono gli organi collegiali della scuola. Dal canto suo l’assessore si affretta a replicare e bacchetta la delegata “assente e in cerca di visibilità“. No, per favore, fermatevi. Tutti. Parliamo di Giovanni Falcone e – idealmente – di tutti i servitori dello Stato che hanno pagato con la vita. Si sta scadendo nel ridicolo.

Purtroppo intorno a questa vicenda, già dai giorni precedenti, più di qualcosa non sembrava gradita. Purtroppo nella nostra città nemmeno intitolare una scuola a chi ha pagato con la vita la lotta alla mafia può essere una cosa condivisa. Nemmeno voglio immaginare che le interruzioni a chi parlava fossero “premeditate“, ma di certo il clima prima, durante e dopo l’evento non è stato dei migliori. Se a questo si aggiunge, come si sente negli ambienti, che c’è una sorta di lotta di potere e visibilità beh, siamo assolutamente fuori strada.

Mi piace citare, sempre, una frase del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso anche lui dalla mafia, insieme alla moglie e al figlio che aspettavano: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Riflettiamoci, perché con quello che stiamo vedendo infanghiamo soltanto la memoria di Falcone.

 

Se le cooperative finiscono a “controllare” il Comune

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Che brutti tempi viviamo. Dice: “Le cooperative ci sono sempre state“. Certo, vero. Ma chi le gestiva – e in molti casi le gestisce ancora – non è mai sceso a tanto. Pur essendo impegnato in politica e in prima linea. Ti spiegano che tutti hanno diritto ad avere un’altra possibilità – ed è vero, lo dice la Costituzione – e che per legge le cooperative “di tipo B” hanno una corsia preferenziale. Dovrebbero integrare nella società chi ha avuto problemi con la giustizia. Benissimo.

Ad Anzio, emerge anche dagli atti dell’operazione “Mala suerte“, sono nel corso degli anni diventate altro. Ormai non ce n’è una che non abbia uno “sponsor” politico e che alzi la voce, anzi finisca al centro di indagini. Dice “Ma pure prima avevano sponsor politici“. Vero, ma o non indagava la magistratura o – più semplicemente – evitavano di mettere in atto comportamenti tali da interessare forze dell’ordine e Procura.

Qui dalle proroghe per il verde – con l’ipotesi di favori a “soci elettori” dell’assessore all’ambiente – alla vicenda del cimitero, dalla proroga per l’assistenza sui bus a una presunta estorsione per la gestione dei parcheggi al porto di quanti partono alla volta di Ponza,  dal presunto voto di scambio per lavorare con le aziende che si occupano dei rifiuti fino al passaggio del servizio da Giva a Parco di Veio (quando il sindaco disse in consiglio comunale “avete voluto le gare, ecco che succede…“) tornano negli atti sempre le stesse realtà.   E sempre con comportamenti che secondo la magistratura non sono consoni, al punto da configurare vicende penalmente rilevanti. Con gli eletti o gli assessori di riferimento ora formalmente indagati, ora “sfiorati” dalle carte, ma comunque con una responsabilità che è – quella sì – completamente politica.

Tutti sono innocenti fino a prova del contrario, questo valeva, vale e varrà sempre. Ma la deriva che è stata prese non piace affatto. L’indagine “Mala suerte” parla di droga, estorsioni, armi, persino un episodio di pedofilia.E diversi personaggi coinvolti “ruotano” sistematicamente intorno al Comune. Anzi, nelle carte sembrano addirittura vantarsene.

Non dice questo – ne siamo certi – la norma sulle cooperative che devono offrire la possibilità di riscatto a chi ha avuto problemi. Sarà bene che la politica di casa nostra ne cominci a prendere atto, anche se abbiamo l’impressione che sia ormai troppo tardi.

 

 

Il recupero delle morosità, l’impegno che vorremmo

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Vittorio Foa perdonerà, almeno spero. Alle mie spalle, in redazione, c’è la pagina di Repubblica del 2008 con una sua intervista. A fianco, però, c’è il pezzo di carta vetrata regalatami dai colleghi di Latina Oggi per indicare la ruvidezza che mi porto dietro. Ebbene di fronte alla notizia che il Comune di Anzio finalmente avvierà le pratiche per recuperare le somme di chi non paga i canoni dei locali pubblici e le mense scolastiche, mi vengono in mente proprio le parole di Foa.

«Una caratteristica dell’ irrilevanza dei discorsi d’ oggi è che l’ interlocutore non ha più importanza. La parola è un impegno verso qualcuno, verso qualcosa. Quando l’interlocutore non è considerato o non c’ è, la parola è nel vento. Accade tanto a destra quanto a sinistra: la concretezza dei soggetti viene meno, non si sa più chi si assume gli impegni. E non si riconoscono più le esigenze reali».

Ecco, diciamo che pur di apparire – sperando in un “copia e incolla” sempre più in voga – si mandano comunicati di fronte ai quali si immagina di avere interlocutori che tanto si  bevono tutto.

Giusto recuperare le morosità, sacrosanto pagare canoni spesso irrisori, ma guarda caso – e sarà un caso, non v’è dubbio – si parte con questa iniziativa dopo che il movimento I Grilli di Anzio ha chiesto e ottenuto di avere finalmente pubblicato sul sito istituzionale l’elenco dei beni e gli incassi (presunti) del Comune. La domanda, avrebbe detto il buon Antonio Lubrano (altra tv…) sorge spontanea: finora cosa è stato fatto?

Supponiamo nulla. D’altro canto la Corte dei Conti scrive ormai da tempo che in questo Comune non si sa riscuotere, ma guarda caso chi è deputato a farlo è sempre promosso a pieni voti. Ma davvero si pensa che gli interlocutori, i cittadini, quelli che invece pagano il dovuto per senso civico, abbiano il cosiddetto anello al naso?

E ci spiega qualcuno il motivo per il quale si arriva ad accumulare 800.000 euro di soldi delle mense, quando vigeva la regola – (superata? cancellata? dimenticata?) – che non era possibile iscriversi all’anno successivo se prima non si fosse pagato il pregresso?

Ecco, cominciamo a spiegare – questo l’impegno che vorremmo – cosa è stato fatto, se nel Comune 3.0 (!?) sappiamo chi occupa e a quale titolo i locali del Comune (sempre la Corte dei conti ci ricorda che l’inventario è un rebus), se intendiamo aumentare o meno canoni che sono una presa in giro per chi paga quelli normali, se dopo quattro diverse informatizzazioni (strapagate, funzionava Tecnorg con Del Villano, ma poi si è buttato inspiegabilmente tutto) sappiamo realmente qual è la situazione degli utenti delle mense. Il “diavolo” Santaniello non c’è più, ma i problemi ora nessuno li fa notare. Non come allora, almeno.

Poi sì, avviamo il recupero delle morosità e facciamo pure presto, ma è ora di tornare ad assumere e rispettare impegni. Dalle nostre parti ne vediamo sempre meno.

La nuova maggioranza alla prova Corte dei Conti

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Consiglio comunale convocato d’urgenza per lunedì prossimo ad Anzio. All’ordine del giorno le controdeduzioni alla Corte dei Conti dopo i pesanti rilievi mossi sulla fidejussione prestata alla banca per la concessione del porto e altre vicende di una macchina amministrativa sballata.

Il Comune, dopo che la vicenda era stata resa nota ai consiglieri, ha mandato le sue controdeduzioni ma a quanto pare ai magistrati contabili non basta. Serve un voto del Consiglio comunale e, a questo punto, sarà il primo banco di prova per l’allargata maggioranza.

Voteranno tutti uniti, dicendo che le contestazioni sono – al solito – una specie di “accanimento” nei confronti di Anzio (sono sempre incapaci gli altri, anche quelli della Ragioneria dello Stato) o De Angelis e i suoi, finora mai teneri su questo argomento, manterranno le distanze? Voteranno tutti uniti dicendo che sono “stupidaggini” e tutto si supera?

Qui si gioca sulle tasche di ciascuno, si tratta di responsabilità erariali per le quali un giorno si potrebbe essere chiamati a rispondere, va bene la maggioranza allargata ma…

Basterà aspettare lunedì per verificare se il “patto del Turcotto” poi annunciato in Consiglio, si sarà già sciolto come neve al sole o reggerà. Aspetto che piace a chi “ragiona” e passa le giornate a pensare a maggioranze, voti e intese possibili.

Qui interessa altro: cosa ha risposto il Comune a quelle contestazioni? Perché si va di corsa in Consiglio? Chi ha ragione?

Biogas, se a decidere fosse un referendum…

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Si poteva anche scommettere a essere facili profeti quando, giorni addietro, scrivevamo che sulle centrali avevamo scherzato. Colleghi di più testate dicono senza mezzi termini che si sta lavorando per tornare indietro sulla mozione che impegna il Comune a fare ricorso al Tar su quella autorizzata e ad esprimersi in modo contrario su quella che andrà in conferenza dei servizi il 17 marzo.

Ovviamente dagli ambienti politici ci dicono il contrario, si affrettano a incontrare comitati, fare riunioni “da cittadini” dimenticando di essere in maggioranza e con dei ruoli precisi. La confusione regna sovrana, la certezza era e resta che un impianto è autorizzato con il benestare del Comune e senza che uno – sì, anche uno solo – in Consiglio abbia chiesto lumi all’assessore Patrizio Placidi di cosa fosse andato a dire nell’esprimere il “” del Comune. Un altro lo sarà ovvero a oggi non c’è un parere del Comune perché l’assessore ha detto che si stava preparando e il dirigente ha riferito di non saperne nulla.

L’impressione è che dietro a questa vicenda degli impianti con un chiaro riferimento ad assessori – i quali però smentiscono, dobbiamo darne atto – ci siano strategie ben diverse. Che guardano, purtroppo, al voto prossimo venturo. Ecco che il ricorso al Tar è passato come una “vittoria” di Cafà e Nolfi, con la presa di posizione ancora oggi incomprensibile di Alessandroni, l’eventuale ritiro porterebbe (dicono) alle loro dimissioni, già date una volta e poi rimangiate. Ma davvero abbiamo bisogno di questo teatrino? Ma davvero si pensa che i cittadini siano così sciocchi?

Forse sì, d’altro canto il sindaco e i suoi amano ripetere di essere stati votati ed essere stati eletti democraticamente, segno quindi che ai cittadini va bene che si giochi sulla loro pelle. Nel corso dell’ultima campagna elettorale, quando i Placidi, Nolfi, Cafà, Alessandroni, Zucchini, Attoni e compagnia ci fantasticavano di un central park o di neropolis, del porto e altre amenità, una biogas era già autorizzata con parere favorevole del Comune. All’insaputa sicuramente dei cittadini. Non di Bruschini e Placidi. I quali, poi, in Consiglio comunale non hanno avuto il coraggio di difendere la loro scelta. Di spiegarci che serve, non inquina, crea occupazione o quello che si vuole…. No: mozioni, riunioni, pianti, scuse, silenzi colpevoli almeno dell’opposizione nei confronti di Placidi, trattative, comunicati, interpretazioni autentiche, accuse, finte dimissioni.

Basta, per piacere. Di fronte al rischio che una centrale è autorizzata e ce la terremo così com’è, si decida di far scegliere i cittadini che un amministratore oculato avrebbe coinvolto prima di dare un parere. Si faccia un referendum, perché sono rimasti pochi capelli e ormai bianchi a chi scrive, ma abbastanza memoria per ricordare Luciano Bruschini sindaco che in una riunione a Colle Cocchino – anni ’90 – veniva a parlare del depuratore che sarebbe diventato “una grande villa” mentre negli anni i cattivi odori sono ormai all’ordine del giorno e l’impianto è visibile a tutti, altro che villa con alberi intorno…. E la biogas che sarà? Una specie di domus romana dei giorni nostri?

Si faccia scegliere ai cittadini, allora, vediamo cosa ne pensano. Peccato che per farlo ci si dovrebbe prendere la briga, anziché pensare a sagre, comunicati sul nulla e strategie elettorali, di fare in consiglio comunale un regolamento che da quando c’è lo Statuto non è mai stato preso in considerazione e decidere come si fa un referendum in questa città.

E’ tardi, certo, difficilmente si fermerebbero i due impianti, ma qui si affermerebbe un principio. Invece no. Far votare i cittadini su questioni che li riguardano? Ma quando mai…