Porto “annunci” e la Cassa depositi e prestiti dice no

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Bufalari e Mauro un anno fa allo Splash Down (Foto ilcaffè.tv)

Un anno fa, più o meno, abbattendo lo Splash down ci dicevano che era la prima opera del nuovo porto. In questi mesi ci hanno riempito di speranze, non perdendo mai occasione di dare come imminente la realizzazione del nuovo bacino.

E’ notizia recente, invece, che la Cassa depositi e prestiti alla quale la “Capo d’Anzio” si era rivolta con il proprio progetto di finanza ha detto “no, grazie“. Ufficialmente perché finanzia solo porti commerciali, anche se eventualmente sarebbe disponibile con la “controllata” Sace.

Dal 19 aprile, data di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’avviso di consultazione di mercato , sono trascorsi da un pezzo i venti giorni indicati per presentare le proposte. Quante ne sono arrivate? Da parte di chi? Cosa dicono?

Al contrario del suo predecessore, l’avvocato Alessio Mauro, che era particolarmente loquace e che in questo senso aveva colto l’esigenza di dare informazioni ai cittadini (che fino a prova contraria restano i proprietari del 61% della Capo d’Anzio e quindi del porto)  da quando è stato nominato Francesco Capolei non ha mai avvertito  l’esigenza nemmeno di farsi conoscere. Si sa, le nomine si fanno nelle segrete stanze e poi…. Restano le domande, finora senza risposta, di un mese e mezzo fa e che potete leggere qui. Anzi, se ne aggiungono altre: quanto sta incassando la società rispetto al 2016 per il parcheggio dietro al porto e dove pensa, adesso, di trovare i soldi per realizzare l’opera?

Dopo i “turchi napoletani“, i fondi maltesi e qualche altra ipotesi di ingegneria finanziaria, pare si stia pensando a delle banche. Il compianto Gianni Billia, oggi il porto sarebbe operativo, non v’è dubbio, parlava allora di rivolgersi alla Banca europea degli investimenti. Altri tempi, oggi chissà…

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La città di “Mala suerte” e quella che non ci sta

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La sentenza sull’operazione “Mala suertescrive una prima pagina giudiziaria sulla vicenda che ha squarciato il velo su un giro di estorsioni, droga e armi e che ha lambito la politica di casa nostra. Al di là dell’aspetto penale – per chi scrive anche Madonna o Pellecchia e tutti gli altri  sono innocenti fino al terzo grado di giudizio – c’è quella che riguarda proprio gli ambienti politici che è rilevante.

Perché amministratori pubblici devono “mediare” per far trovare un accordo sulla gestione dei parcheggi, per esempio? Perché – sono atti del processo – si deve arrivare a coinvolgere il sindaco e si deve andare a un incontro per proporre un Consorzio? Riunione che finirà – ipotesi che in primo grado ha retto – con una estorsione?

Se i parcheggiatori vanno oltre il dovuto, oggi li richiami all’ordine, domani glielo ricordi, dopodomani togli le autorizzazioni.  Quest’anno, finalmente, e purtroppo dopo “Mala suerte” sembra essere stata trovata una soluzione. Va dato atto alla Capo d’Anzio – che pure aveva presentato una denuncia per “pressioni” – e al dirigente della polizia locale di essere riusciti a evitarci il brutto spettacolo al quale assistevamo al porto.

Ma il punto è un altro: è negli interrogatori in aula, è in quello che è emerso nell’indagine, è nei nomi che tornano (sempre gli stessi) e vanno da “Mala suerte” all’indagine per abuso d’ufficio relativa alle proroghe per il verde, dalle “cooperative di Italo” dell’inchiesta sulle proroghe ai servizi sociali alle questioni che riguardano il Falasche o il passaggio da “Giva” a “Parco di Veio“. Gente che ha apertamente sostenuto chi oggi siede in Consiglio, gente che ha presentato liste o si è candidata.  Innocente fino a prova del contrario, va ribadito, ma c’è un contatto – una commistione in certi casi – tra chi “fa” politica e chi finisce nelle indagini che è preoccupante al di là dell’aspetto penale. C’è chi è in quelle inchieste ed è stato eletto e chi “fa” politica prova, quasi goffamente, in Tribunale, a  dire che non sapeva.   No, emerge chiaramente che c’era una “sponda” in Comune e che era noto chi fossero e cosa volessero i responsabili delle cooperative.

Poi c’è la frase del pubblico ministero in una delle ultime udienze, quando chiede gli atti relativi al boss Raffaele Letizia (ai familiari del quale, secondo l’accusa, finivano i soldi del “pizzo“) e gli avvocati si oppongono e lui replica: “Presidente se parliamo di camorra ad Anzio questa è la
dimostrazione che alcune persone sono vicine ai camorristi. Poi lo possiamo anche stralciare, non stiamo parlando del sorvegliato speciale perché ruba dentro
casa. Qui parliamo di altri tipi di sorvegliati speciali ed è per questo che non viene gradita questa produzione“.

Le pagine apparse su Repubblica due settimane fa raccontano quanto si va dicendo da tempo, una situazione di fronte alla quale c’è chi continua a fare spallucce. Perché ha consentito – sicuramente in buona fede, non si discute, per qualche voto, per quieto vivere, per quello che si vuole – la città di “Mala suerte“.  Lo spiega in un condivisibile post su facebook anche Chiara Di Fede.

Ecco, la sfida per chi vuole amministrare Anzio dal 2018 è dire che c’è chi non vuole avere nulla a che fare  con certi metodi, consuetudini, commistioni, frequentazioni, voti da ottenere e via discorrendo.  E’ una ulteriore e  netta linea di demarcazione tra il vecchio modo di “fare” politica e #unaltracittà

Porto, auguri al presidente Capolei. Faccia chiarezza

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Al neo presidente della Capo d’Anzio, Pierfrancesco Capolei, vanno sinceri auguri di buon lavoro. Ne ha grande bisogno, considerata la situazione a dir poco difficile della società che doveva avere già iniziato i lavori e che, a malapena, riesce a gestire il bacino attuale.

Buona parte dell’augurio fatto al suo predecessore, del resto, è ancora attualissima. La situazione con gli ormeggiatori, per esempio, è lungi dell’essere risolta e nel frattempo è stato approvato un altro bilancio che ha più di qualche problema. Resta in piedi la questione del rapporto con il socio privato, Renato Marconi e la sua Marinedi, e qui a fare chiarezza (aspettiamo ancora che l’avvocato Cancrini venga in consiglio comunale, per esempio) deve essere il sindaco, il quale rappresenta il 61% pubblico e quindi i soci-cittadini.

Sindaco che – sentiamo di dirlo – ha scelto una figura autorevole. Ebbene Capolei ha grande esperienza in fatto di costruzioni portuali, ma  se possiamo dargli un consiglio spassionato, eviti di fare annunci sull’avvio dei lavori e faccia subito chiarezza su:

  1. Situazione dei conti della società
  2. Posti barca attualmente “affittati” rispetto a quelli disponibili e rispetto alla situazione dello scorso anno
  3. Rapporti con la Regione Lazio – Pagamento dei canoni di concessione, di fatto mai avvenuto
  4. Escavo del canale di accesso del bacino che la Capo d’Anzio gestisce con un “cantiere” di fatto aperto, quindi senza cercare scuse
  5. Dica – perché la manifestazione d’interesse non lo spiega – cosa si vuole prevedere nel bando
  6. Tempi previsti per l’avvio dei lavori, possibilmente senza guardare alla campagna elettorale ma dicendoci la verità
  7. Se ha soluzione   in mente per la vicenda ormeggiatori

Chiarezza, dunque, la chiediamo da tempo. L’ex presidente Mauro e l’amministratore delegato Bufalari hanno avviato un percorso, chi lo ostacola da tempo è il sindaco che ci prometteva conferenze pubbliche ma poi diceva una cosa in assemblea dei soci e un’altra in consiglio comunale, oggi “cacciava” Marconi e domani ci firmava la “road map“, aspettava fondi dall’estero ma intanto dava spazio ai “turchi” del Consorzio vele latine…..

Ecco, presidente, sono solo alcuni esempi, anche per questo buon lavoro. Ne ha bisogno

Porto: mini attivo, più debiti, rate con tutti e “copia-incolla”

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Il bilancio della Capo d’Anzio – società nata per realizzare e gestire il porto – chiude il 2016 con un utile di 5.765 euro, in crescita rispetto ai 1.006 dell’anno precedente, vede aumentare il “valore della produzione” che arriva a 689.167 euro contro i 517.991 dell’anno prima, ma anche crescere la massa di debiti che è di 2 milioni 494.938 euro contro i 2 milioni 246.274 del 2015. Sono i grandi numeri della società che per il 61% è del Comune ma sulla quale, purtroppo, i cittadini/soci continuano a non essere informati adeguatamente dal proprietario .

Com’è noto dal 2016 la Capo d’Anzio è nella piena gestione del porto, sembrava risolta la vicenda ormeggiatori ma in realtà il contenzioso è ancora in piedi e le due cooperative hanno chiesto la disdetta della concessione.  Nell’attivo, fra l’altro, ci sono anche i soldi per l’occupazione delle aree dal 2 luglio 2014 che le stesse coop contestano ma per le quali, a onor del vero, la Capo d’Anzio ha chiesto e ottenuto il sequestro delle attrezzature.

Tra i motivi della richiesta di disdetta, confermati dal bilancio, c’è il mancato pagamento degli oneri alla Regione Lazio pari a 438.307 euro. Ma non è il solo debito sul quale soffermarsi, anzi. Mentre il Comune tutto sommato può “aspettare” quanto anticipato (oltre 517.000 euro) per la fideiussione e Marinedi (21.000 euro e spicci) , resta in piedi il debito con l’Unione Europea per il progetto Life, i 194.120 euro arrivati e “spesi per altro” benché riferito al porto, come venne candidamente ammesso in Consiglio comunale. Non solo, come fanno gli imprenditori in difficoltà – solo che qui a fare impresa c’è anche un ente pubblico che dovrebbe dare il buon esempio – con l’Iva si rateizza. Per quella 2014 sono arrivate “comunicazioni bonarie” dall’Agenzia delle entrate e si pagherà con calma, per il 2015 si procederà con “ravvedimento operoso” e per il 2016 (108.278 euro) “si è scelto di ricevere comunicazione bonaria“. Situazioni singolari, difficoltà, quello che si vuole ma ciò che colpisce e che il socio di maggioranza – il sindaco che rappresenta la città – continua a non dire è la preoccupazione sullo squilibrio dei conti.

L’ha  avanzata anche il collegio dei sindaci che sottolinea come “emerge uno squilibrio tra attività e passività a breve di circa 1 milione 100.000 euro, lo stesso squilibrio alla fine dell’esercizio precedente era di 800.000 euro“. Quindi è aumentato, al punto che i sindaci auspicano “un apporto di risorse finanziarie proprie tramite versamento dei soci, o conversione dei rispettivi crediti“.  Servono soldi cash e né il Comune né Marconi li hanno o possono/vogliono metterne.

Altre curiosità? Prima qualche dato, poi la ciliegina finale. Ebbene il consiglio d’amministrazione ha nuovamente rinunciato ai suoi emolumenti, i contratti d’ormeggio e transito sono stati 600, l’azienda ha cinque dipendenti, sono state “poste in essere con parti correlate operazioni per quanto attiene alla progettazione esecutiva“.

Il “copia e incolla” che trovate nel titolo, per concludere: sarà normale e per realizzare la sua “relazione finale” il revisore legale dovrà necessariamente basarsi sui materiali forniti, ma ci sono parti che sono interamente copiate dalla “nota integrativa abbreviata” dell’amministratore delegato Antonio Bufalari. In fondo alla prima pagina scritta dal revisore troviamo quanto scritto a pagina 16 del bilancio depositato; all’inizio della seconda, invece, quanto riportato nelle pagine 16 e 17, quindi un capoverso della 31, presa pari pari dalla “relazione sulla gestione“.

Funzionerà così, ma come si dice dalle nostre parti l’anello al naso ancora non l’abbiamo… Sindaco, nulla da dire?

Porto, Mauro si dimette. Capo d’Anzio senza presidente

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Era nell’aria da qualche tempo, adesso è ufficiale: Alessio Mauro si è dimesso da presidente della Capo d’Anzio, società nata per realizzare e gestire il porto della città. L’avvocato che ha “traghettato” fin qui un’azienda alle prese con molteplici problemi, consentendo di fatto di non portare i libri in tribunale, ha ritenuto concluso il suo mandato.

Quello di fare in modo che l’operazione andasse avanti sistemando le carte e le tensioni con gli ormeggiatori (poi riemerse, anzi al centro di una ennesima e dettagliata diffida) chiedendo al socio privato Marconi di fare ciò per cui si era impegnato, vedi la progettazione esecutiva, e arrivando alla definizione di un nuovo bando. Di fronte alla manifestazione d’interesse di una decina di aziende – il che non vuol dire che poi partecipino a un bando che ancora non conosciamo nei dettagli – Mauro ha detto “grazie e arrivederci“. Nel senso che ora spetta a un professionista diverso gestire la fase che dovrebbe essere dei lavori.

Tutto qui? Forse, perché i conti della Capo d’Anzio sono ancora lungi dall’essere sanati e le vicende indicate nella diffida delle cooperative – spedita al mondo intero, dalla Regione alla Corte dei Conti, dalla Procura all’Anti corruzione – sono pesanti. Da ultimo si ribadisce la richiesta di “decadenza della concessione rilasciata alla Capo d’Anzio“. Che non avrebbe rispettato, a detta del legale delle società, una serie di prescrizioni. Compreso il mancato pagamento degli oneri.

Mauro queste vicende le ha affrontate, ha messo “pezze“, ha sopperito a carenze che il socio pubblico di maggioranza, il Comune, ha da una vita sulle vicende della Capo d’Anzio. Ha provato a invertire la rotta, in parte c’è anche riuscito e questo va riconosciuto, ma consenta di dire – come fu per Luigi D’Arpino – che non basta attuare le indicazioni del socio se questi dice una cosa in assemblea e ne fa un’altra in Comune.

Adesso? O il sindaco prova a farlo tornare sui propri passi – ma non è un politico e non sembra tipo da dare dimissioni “irrevocabili” per partecipare a un teatrino come quello delle due assessore l’estate scorsa – o trova un altro presidente confrontandosi stavolta con una maggioranza “allargata” come quella che si è creata con il supporto dell’ex avversario De Angelis. A questo si aggiunga che l’Anac ha aperto un fascicolo sulla presenza in qualità di controllore e controllato del segretario generale, Marina Inches, in seno al consiglio d’amministrazione. Garantisce le quote rosa dopo che il meetup “Grilli di Anzio” ha sollevato il caso, vero, ma esiste una evidente incompatibilità… Segnalata in questo spazio e dallo stesso meetup all’Anac.

In tutto questo, a stagione avviata: dove saranno ormeggiate le barche che si affideranno alla Capo d’Anzio? Useranno ancora i pontili – sottoposti a sequestro preventivo – delle cooperative? Quando sapremo le aziende che hanno manifestato il loro interesse e quando sarà reso noto il bando? Che fine abbiamo fatto nei rapporti con il socio Marinedi ovvero Marconi? Quando ascolteremo in Consiglio comunale la relazione dell’avvocato Cancrini?

Ad Alessio Mauro, spesso criticato in questo spazio, va comunque un ringraziamento sincero. Aspettiamo il successore e ricordiamo che sul porto tutto volevamo, meno lo stallo al quale ci hanno portato Bruschini e i suoi alleati, vecchi e nuovi.

Porto, ci fidiamo? Visti certi precedenti…

E’ noto a chi ha la bontà di seguire quello che scrivo da qualche anno che io al porto, all’idea che fosse qualcosa “di” Anzio, che si potesse avere un volano di sviluppo, ci ho sempre creduto. Ho sbagliato a fidarmi, ci sono responsabilità politiche trasversali di non poco conto che ho raccontato sulle colonne del “Granchio” quando è fallita la gara da 190 milioni di euro, andata deserta nel 2013. Chi vuole può rileggerlo qui

Adesso ci informano in pompa magna che c’è in Gazzetta ufficiale un avviso di “Consultazione di mercato”. Cambiano i termini, non la sostanza. Ripercorre la “manifestazione d’interesse” che portò a tanto entusiasmo per il bando precedente, perché risposero ditte da mezza Europa, solo che nessuna poi partecipò alla gara.

Allora va detto che dopo la consultazione, andrà bandita una nuova gara e lì vedremo. Non si comincia domani, insomma. Speriamo qualcuno si presenti, anche se rimangono dei dubbi su cosa dovrà fare ovvero un progetto di finanza o altro,  magari il sindaco vorrà spiegarlo, un giorno, in Consiglio comunale. E’ pur sempre il rappresentante del 61% di una società che è stata costituita per miracol mostrare (e se fosse tutto avvenuto rapidamente forse ce l’avrebbe fatta) e si è finora salvata dal fallimento abbattendo il capitale e con qualche operazione di ingegneria finanziaria.

Il sindaco ci informa che i lavori inizieranno entro fine anno, staremo a vedere. C’è da fidarsi? Il collage che riporto in questo spazio è quello della pubblicità elettorale di Candido De Angelis che si presentava per il secondo mandato e dava “inizio lavori 2004”. Nel 2008 dopo gli ostacoli della Regione, vero, De Angelis e Bruschini del “continuiamo insieme” scrivevano: “Realizzazione del nuovo porto” e  “1082 posti barca, 1000 nuovi posti di lavoro“. Non è stato realizzato, i posti barca – dopo l’inversione del crono programma -sono dimezzati. Per l’occupazione chi svolgeva attività, come le cooperative di ormeggiatori, il lavoro l’ha perso e chi gestisce il bacino ha oggi nemmeno 10 dipendenti.

Sì, è vero, gli ostacoli (ma dal 2011 a oggi, cioè dalla concessione alla seconda manifestazione d’interesse cosa è stato fatto?) le leggi cambiate, però intorno alla Capo d’Anzio qualcosa non è quadrato e non quadra. Vogliamo ricordare la fallimentare vendita dei “Dolt” diritti di ormeggio a lungo termine?

Presentandosi nel 2013 contro De Angelis, prima della recente riappacificazione, Bruschini scriveva: “Il sindaco che realizzerà il nuovo porto di Anzio“. Dalla certezza del 2008 (“realizzazione“) al futuro del 2013 (“realizzerà“). Quattro anni dopo l’ultima campagna elettorale? Aspettiamo ancora il nuovo bando, mentre è aperto un contenzioso con gli ormeggiatori (la Capo d’Anzio ha 10 giorni per pagare le fatture non ancora saldate), non si sa chi deve dragare il canale di accesso, abbiamo ancora in piedi una causa contro Marconi (ricordate? L’avvocato Cancrini avrebbe dovuto relazionare al consiglio comunale…..) la società non ha un euro. E sarebbe ora che la Regione battesse un colpo, non fosse altro per il fatto che deve incassare qualche decina di migliaia di euro di concessione…

Però hai visto mai che è la volta buona, magari per qualche “turco-napoletano” di quelli che volevano fare il business e avevano i soldi in una non meglio specificata banca, avevano fatto un Consorzio nel quale già vendevano il porto di Anzio?

Comunque, facciamo pure a fidarci, il porto era e resta una possibilità di sviluppo. Ma visti i precedenti…

Porto, Bruschini finalmente parla. E’ la volta buona? Forse, però…

Aggiornamento di oggi, 7 aprile 2017: leggerete sotto della mancata trasparenza, è superata perché finalmente il sito  della Capo d’Anzio è in regola. Ci hanno messo tempo, ma è stato fatto. In quello del Comune, invece, sempre alla data odierna abbiamo ancora D’Arpino presidente….

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Conservo tra i ricordi più piacevoli della mia piccola carriera a livello locale, la sua telefonata (non è uno uso a chiamare i giornalisti) dopo la firma della concessione.  Sono trascorsi altri sei anni e non vediamo ancora nulla ma finalmente il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che rappresenta nella “Capo d’Anzio” il 61% delle quote dei cittadini, decide di parlare del porto.

Lo fa dando un annuncio – l’ennesimo – che suona però come una buona notizia. Chi scrive al porto, all’idea che potesse essere gestito dalla città nel suo insieme, al fatto che fosse patrimonio comune, ha sempre creduto. Esponendosi non poco e con il senno di poi anche commettendo qualche errore.  Per questo ciò che porta verso la realizzazione di quell’impresa va bene. Purché si faccia.

Sarà la volta buona? Ci sono dubbi, innumerevoli, su tanti altri aspetti sui quali il sindaco glissa. Se ha voglia e tempo ne trova un’ampia rassegna in questo umile spazio.  Sinteticamente vanno dai rapporti (e il contenzioso) con Marconi/Marinedi alla concessione non rispettata, dall’accordo di programma all’atto d’obbligo, dall’escavo del canale di accesso alla mancata trasparenza della Capo d’Anzio sia sul proprio sito sia su quello del Comune, dai bilanci in rosso della società alla disputa con gli ormeggiatori ai quali è bene tendere la mano anche se non basta, dalle affermazioni che faceva in assemblea dei soci a quelle contrarie in consiglio comunale, fino al ruolo di controllore e controllato che la segretaria generale ha in seno al consiglio d’amministrazione. Non è a chi scrive che Bruschini deve rispondere, sia chiaro, ma alla città se questo progetto ha ancora il senso di essere di tutti.

LA NOTA DEL SINDACO

“Nei prossimi giorni sarà pubblicato, in gazzetta ufficiale, sul sito della Capo d’Anzio e del Comune, l’avviso per la manifestazione di interesse per realizzare il nuovo Porto di Anzio con il fine di ricevere, entro venti giorni dalla data di pubblicazione, tutte le informazioni per valutare proposte di realizzazione e cofinanziamento dell’opera. Entro l’estate puntiamo a pubblicare il bando di gara per la realizzazione della Darsena nord del Porto Turistico di Anzio, con i primi 580 posti barca, tramite la trasformazione e l’ampliamento della darsena esistente sulla base del progetto esecutivo posto a base di gara”.

Lo afferma il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento alla procedura per la realizzazione del nuovo Porto Turistico di Anzio.

Il progetto esecutivo, nelle sue linee essenziali, prevedrà la realizzazione della nuova diga di sottoflutto, la realizzazione del pontile a T, di cui il braccio nord prosegue ed amplia quello esistente a delimitazione della Darsena Pamphili. Inoltre, nelle sue linee essenziali, il progetto prevedrà il “banchinamento”  del lato interno della diga di sottoflutto e del pontile a T. il dragaggio dei fondali, la predisposizione del sistema di ormeggi delle unità da diporto, la costruzione di tre nuovi edifici (lo Yatch Club e due locali per i servizi igienici portuali), la realizzazione della passeggiata lungo la banchina, la viabilità dedicata, i parcheggi, le opere a verde e soprattutto la realizzazione di 580 posti barca di classe diversa.

“Nonostante le difficoltà normative, tecniche, legali che si sono susseguite – afferma il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini – stiamo lavorando con l’obiettivo di iniziare i lavori per la realizzazione del nuovo porto entro la fine dell’anno. Si tratta di un faticoso percorso, lungo vent’anni, sul quale insieme a De Angelis abbiamo puntato per lo sviluppo turistico ed occupazionale del nostro territorio. Siamo vicini all’obiettivo e desidero ringraziare i CDA della Capo d’Anzio di ieri e quello di oggi che, gratuitamente, si sta adoperando per raggiungere l’obiettivo finale. Allo stesso tempo, nonostante le sentenze a noi favorevoli dei Tribunali, continuo a tendere la mano agli operatori portuali per salvaguardare il loro posto di lavoro. Per me una stretta di mano – conclude il Sindaco Bruschini – vale più di una sentenza, sta anche a loro comprendere la situazione ed adoperarsi per una soluzione condivisa”.

Il porto a più velocità, non è questo che volevamo

porto_palafitteVuoto, desolatamente vuoto. Insabbiato, come sempre. Trascinato nei Tribunali, come mai. Nel silenzio di chi guida la città e rappresenta il 61% delle Capo d’Anzio, i cittadini, che tace come al solito . Con una concessione avuta e mai rispettata, o quasi. Un bando eternamente annunciato. Una società concessionaria che, di questo passo, è prossima a presentare i libri in Tribunale. No, non è il porto che immaginavamo né in queste condizioni è in grado di rilanciare la città. Tutt’altro, oggi ne è lo specchio fedele: praticamente abbandonato, come Anzio, in balia di chi guida la città che sembra avere altre preoccupazioni (la prima, mantenere la poltrona per i prossimi cinque anni). Ma così non si va da nessuna parte e ormai è palese.

Il porto è vuoto perché chi aveva le barche se n’è andato e perché non ci sono certezze sul futuro. Gli ormeggiatori, ai quali scaduto il “service” non è stato rinnovato, non possono essere la causa di tutti i mali. Né quello che dovrebbero dare alla Capo d’Anzio (per cui sono state sequestrate le attrezzature) può essere l’unica entrata.

Il porto è insabbiato perché questo avviene da sempre. La società Capo d’Anzio ha dato mandato di effettuare i rilievi batimetrici e farà bene a preoccuparsi anche dell’escavo. Senza girarci troppo intorno: la concessione prevede il dragaggio dall’inizio lavori, la Capo d’Anzio non può pensare di avere la gestione solo quando le fa comodo, né provare a giocare con le parole.

Rispetto al contenzioso, la società si difende e cerca di far valere i suoi diritti, non c’è dubbio, ma forse è ora di chiudere queste partite e decidere che si sta dalla parte dei cittadini prima che da quella delle carte bollate. I procedimenti avviati sono atti dovuti, in molti casi, ma è ora di mettere un punto.

Il sindaco – che rappresenta il 61% della proprietà pubblica e quindi i cittadini – deve svolgere quel ruolo che finora non ha avuto. Tranne la pazienza, che gli è universalmente riconosciuta, di ascoltare le parti, Bruschini ha continuato a fare una cosa in assemblea dei soci e dirne un’altra agli ormeggiatori, soprattutto a non fare chiarezza con la città intera.

Il bando? Una chimera. E’ arrivata una parte della valutazione d’impatto ambientale, si cercano i soldi per realizzare il bacino interno, la Cassa depositi e prestiti potrà avere un ruolo di “garanzia” ma non finanziare l’opera, al punto che il presidente Alessio Mauro “guarda” anche in Europa. Va bene tutto, ma chi si accolla la cosa, anche a bando fatto? E visto che il comitato chiamato dall’accordo di programma a verificare l’attuazione di quanto previsto si è finalmente riunito, intanto la società ha messo in mora la parte privata (Marinedi, Marconi) affinché presenti l’esecutivo anche del bacino esterno. Che difficilmente si farà, ma è uno dei punti previsti dalla concessione e dal poi invertito crono-programma.

Concessione che è largamente disattesa, tanto da risvegliare dal letargo anche il Pd che ha scritto a Zingaretti richiamando finalmente la Regione al suo ruolo.  Non va dimenticato che, al contrario del passato, questa amministrazione regionale ha approvato senza colpo ferire le proposte arrivate dalla Capo d’Anzio, invertendo (finora inutilmente) il crono programma.

In tutto questo fra dimissioni date e rientrate, il ruolo di una consigliera che garantisce le pari opportunità ma è controllora e controllata, in che condizioni è la società Capo d’Anzio? Un bilancio si è sistemato con le entrate – incerte – delle cooperative. Qual è oggi la situazione? Il consuntivo 2016 cosa dice?

Ecco, questa società che viaggia spedita in Tribunale ma procede a rilento sul restodeve molte spiegazioni. Il porto a più velocità non ci piace e il socio di maggioranza deve chiarire la situazione. La stagione è alle porte, non ci sono più scuse.

Il porto che muore, nell’indifferenza

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Per le premesse che accompagnavano il faraonico progetto di porto – malamente naufragato – mi è sempre piaciuto pensare all’impresa avviata dalla Capo d’Anzio paragonandola alla Fiat. L’azienda più importante della città, come quella più importante d’Italia. Questo doveva diventare – nelle intenzioni – quella costituita per realizzare e gestire il porto.

Aurelio Lo Fazio (inascoltato dai “sacerdoti” del centro-sinista che si battevano sulle procedure) fu facile profeta: era ed è in quella impresa, che quando è arrivata Italia Navigando pubblica non è più stata, il nodo della vicenda porto. Perché chi ti dà un parere a “soggetto” lo trovi pure, ma se le procedure sono fatte bene il progetto va avanti, ma prima o poi i nodi della società vengono al pettine. E sono arrivati, ormai da tempo, nell’indifferenza della nostra classe politica, in particolare di quella che è al governo della città da un ventennio.

Il sempre imminente avvio dell’opera, sistematicamente rinviato, ha portato a una situazione paradossale. Risultato? Si doveva creare lavoro, per adesso l’ha perso chi ce l’aveva. Le cooperative di ormeggiatori hanno i loro torti, non c’è dubbio, ma il socio di maggioranza (il Comune, quindi il sindaco) ha invertito il crono-programma senza dirglielo e senza avvertire l’esigenza di trovare una nuova intesa. Risultato? Contenzioso, lungaggini, soldi al vento, un service che forse era finito prima ancora di cominciare.

Il resto? Basta affacciarsi al porto, o se il sindaco 3.0 vuole fare un giro sui social network. Sappiamo che la società sta lavorando, cercando di mettere “pezze“, ma ci sono questioni impellenti che vanno ben oltre le pie intenzioni di arrivare al bando del quale si sono perse le tracce, ora perché mancava la valutazione di impatto ambientale e ora perché il ricorso alla “finanza pubblica” finora non ha dato frutti.

E le urgenze si chiamano far fronte ai canoni di concessione, per i quali si “tratta” sul periodo di mancato possesso ma che la Regione Lazio pretende, giustamente, e anche con una certa urgenza. Si chiamano dragaggio, non ci si venga a dire che è previsto solo dall’inizio del cantiere, perché se il crono programma è invertito, lo è per tutto e perché il porto deve essere agibile. Si chiamano rispetto dell’accordo di programma con la Regione Lazio, ma anche chiarezza sui bilanci, sul contenzioso con Renato Marconi – il socio che ci siamo ritrovati, volevamo cacciare anzi no – e su quello con le cooperative. Si chiamano opere minime per gli attracchi nella stagione alle porte, quando le stesse coop avranno smontato i pontili.

Non è tutto, perché avere il sito del Comune che non rispetta le regole sulla trasparenza della società partecipata (stasera abbiamo ancora D’Arpino presidente…..) e quello Marina di Capo d’Anzio” in eterna costruzione, è prendersi gioco dei cittadini. I quali, il sindaco dovrebbe saperlo bene, sono ancora proprietari del 61% delle quote.

E’ a loro che vanno date risposte. Doveva essere la Fiat – e Marchionne ci tiene eccome a far sapere quello che fa, da ultimo che porta via la Panda da Pomigliano D’Arco – è rimasta l’officina de noantri. Come il 3.0

Quel che è peggio, nell’indifferenza generale.

 

Porto, cooperative addio. Sindaco, vuole spiegare che succede?

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Quello che era nell’aria da tempo è accaduto. Tra Capo d’Anzio e cooperative di ormeggiatori il rapporto è concluso, addio al “service” sul quale a questo punto che si esprima o meno l’Anac è irrilevante. Sarebbe interessante conoscere la richiesta fatta, lo stesso vale per l’incompatibilità palese della segretaria generale del Comune in consiglio d’amministrazione, ma pazienza…

La società deve alle coop i soldi delle ultime fatture, ma nel frattempo ha avviato un contenzioso per quello che riguarda l’occupazione delle aree dal 2014 – data di consegna alla Capo d’Anzio – fino all’intesa dello scorso anno. Risultato? Non si paga, in attesa di definire tutto. Dispiace, ma non è la società per la quale ci eravamo illusi, quella di tutti, quella che avrebbe portato lavoro e benessere. Finora, per mille motivi che abbiamo analizzato nel corso di questi anni, il lavoro l’ha tolto  alle due coop con le quali qui non si è mai stati teneri, ma che  quello spazio lo gestivano da decenni. Ora – come leggerete più avanti – è pronta a restituirlo, non sta a chi scrive dare torti o ragioni, ma viene ribadito che di tutti i passaggi (dal cronoprogramma invertito alle azioni di sgombero deliberate dopo i ricorsi) era al corrente il sindaco Luciano Bruschini, il rappresentante della città e socio di maggioranza. Colui che sul porto tace, da sempre, si impegna a discutere in consiglio comunale e non mantiene. Aspettiamo ancora l’avvocato Cancrini, ad esempio….

L’avvocato Mauro e l’amministratore delegato Bufalari svolgono i compiti assegnati, come prima li svolgevano Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu, ma con tutto il rispetto è da Luciano Bruschini che la città attende risposte. Domani gli ormeggiatori smonteranno le vituperate e insicure passerelle, le stesse sulle quali la Capo d’Anzio ha svolto la sua attività l’estate scorsa.Sono trascorsi 6 anni dalla concessione, non si è stati capaci nemmeno di mettere un pontile, ma soprattutto non ci è mai stato detto qual è la reale prospettiva di questa impresa a oggi fallimentare. Il tempo dei se e dei ma, dei vorrei ma non posso, degli “stiamo vedendo“, delle colpe (e ci sono state) della Regione di centro-sinistra e del Pd locale, è finito. Temiamo insieme al porto, anche se speriamo di sbagliare.

ps: ma il contenzioso riguarda anche gli altri che avevano fatto ricorso? Circolo della vela, ad esempio. E quelli che ancora non se ne vanno?

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La nota della Capo d’Anzio
La Capo d’Anzio S.p.A. comunica che, dopo una serie di confronti con i soci, cui ha preso parte anche il Sindaco Bruschini personalmente, ha concretamente dato avvio all’attuazione degli impegni a suo tempo assunti dal Comune di Anzio con il c.d. “Protocollo d’Intesa” del 7/6/2011, adottando le azioni utili alla tutela della forza lavoro delle unità dipendenti delle Cooperative Ormeggiatori e, dunque, alla salvaguardia del livello occupazionale, riconoscendo agli operatori la possibilità di prestare la propria collaborazione in favore della Capo d’Anzio S.p.A..
A tal fine la Capo d’Anzio, nel mese di gennaio u.s., ha formalmente offerto la propria disponibilità al personale dipendente delle Cooperative, raccogliendo due manifestazioni di interesse.
Il termine già concesso per le manifestazioni di interesse, viene ora riaperto per l’intera settimana ovvero fino al 19/2, ad ulteriore riprova della serietà e concretezza dell’intento.
La salvaguardia degli operatori e delle loro famiglie è stata fortemente voluta sia dal Consiglio di Amministrazione sia dai Soci, tra cui il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che come sopra detto ne ha valorizzato in più occasioni la competenza.
Resta inteso che lo spirare di tale nuovo termine assegnato per salvaguardare la forza lavoro di coloro che attualmente prestano il loro servizio prezzo le Coop., imporrà come per legge la definitiva liberazione dei luoghi e la riconsegna delle chiavi delle strutture facenti parte della concessione della Capo d’Anzio S.p.A. chiedendo all’uopo l’intervento dell’Autorità Pubblica ed acquisendo il consenso del Comune di Anzio a procedere esecutivamente a fronte della ulteriore resistenza opposta.
Al contempo, si comunica che si sta procedendo alla formalizzazione delle operazioni susseguenti la determina di ottemperanza alla VIA ricevuta alla fine dello scorso anno, il tutto di concerto con il Ministero dell’Ambiente, e che la Cassa Depositi e Prestiti e la SACE hanno preannunziato a breve la risposta circa le modalità di futura cooperazione cui si affiancano le ulteriori modalità previste e di cui si è già parlato circa il coinvolgimento di Istituti Creditizi operanti nel mercato del diritto interno ed Europeo.
È inoltre pronto il Piano Industriale che a breve sarà consegnato ai Soci pienamente ricognitivo di quanto deciso in sede di riunione con i Capi Gruppo.