Centro alta diagnostica come il porto: la peggiore burocrazia

WCENTER 0WOCBBOGOA  -  ( Nando Ginnetti - IMG_6580.jpg )

Ma sì, ammettiamo che la Fondazione Roma si voglia buttare avanti e dica “ce ne andiamo” per mettere la Regione alle strette. Se pure fosse? Il rischio che il centro alta diagnostica non si faccia più a Latina o si faccia pure nel capoluogo ma non al “Goretti” è il trionfo della peggiore burocrazia. Sembra di assistere alla tiritera del porto di Anzio – è un caso che anche in questo caso governi il centro-sinistra? – quando ci si celava dietro a “procedure” inesistenti per dire di no.
Qui è ancora peggio, in Regione c’è chi ha provato in extremis a bloccare il trasloco del 118, al posto del quale sarebbe andato il centro, e non c’è riuscito perché il trasferimento era già avvenuto. C’è chi ha detto “tanto a Latina non si farà mai”. C’è chi sta nascondendo una lettera spedita alla Asl a dicembre 2013 con le motivazioni che non consentirebbero di aprire il centro. Sì, nascondendo. L’ha chiesta invano il consigliere regionale Pino Simeone. Chi scrive ha attivato una richiesta di accesso agli atti. Nulla.
Perché non si può aprire il centro dopo protocolli firmati e delibere vigenti? Nessuno lo dice ufficialmente. Sembra che ci sarebbero intoppi sulla proprietà dei macchinari, sull’uso “privato” di un bene pubblico (la sede dell’ex 118) nonostante le prestazioni gratis garantite alla Asl, la Fondazione “guadagnerebbe” – reinvestendo sul centro, mica intascando i soldi… – e chi più ne ha ne metta.
Qui la Fondazione, che certo ci “prova” e vuole mettere la Regione alle strette, di sicuro investe. Fior di milioni di euro, per un macchinario unico in Italia, destinato a richiamare studiosi da mezzo mondo. Questo non conta per i burocrati, ancora meno per i politici a quanto pare. Quelli che promettono da oltre dieci anni la terapia intensiva neonatale, ad esempio, mentre i bambini con problemi continuano a essere a rischio. Quelli che con il Dea di II livello giocano a carta vince carta perde: Marrazzo lo inserisce ma non lo crea, la Polverini lo toglie, Zingaretti lo reinserisce ma formalmente c’è ancora da aspettare.
Certo nel caso dell’alta diagnostica, il macchinario resterebbe privato e c’è da dire meno male. Perché basta fare quattro passi al “Goretti” per vedere in che condizioni sono quelli pubblici e cosa occorre fare per sostituirli. A cominciare – i burocrati conoscono – dall’acceleratore lineare. Indispensabile per la radioterapia, la cura dei tumori. Chi impedì la gara per il nuovo? Basta chiedere in Regione, negli uffici lo sanno bene. Si sono persi tra spesa corrente e spesa in conto capitale quando la Asl propose di pagarlo con fondi di bilancio. Lo stiamo ancora aspettando e al primo guasto dell’unico funzionante partiranno i viaggi della speranza per Roma.
Il macchinario del centro per alta diagnostica non avrebbe di questi problemi, pagherebbe tutto la fondazione Roma. Ma se una cosa decidi di non farla fare, il modo in Italia lo trovi. La Regione, attraverso pareri “a soggetto“, è stata capace di rinviare finché ha potuto l’approvazione del nuovo porto di Anzio decretandone il fallimento quando è stato autorizzato in piena crisi della nautica. Adesso in Regione c’è chi – per motivi ufficialmente sconosciuti – intende bloccare a Latina un investimento, la possibilità di fare ricerca, la diagnostica senza eguali per i tumori.

Verranno a dirci che c’è il “piano di rientro“, la ricetta che ormai usano per ogni “no“. Un’ultima curiosità: la Regione che ha aperto senza “autorizzazione all’esercizio” la casa della salute di Sezze è la stessa che sta impedendo il centro di alta diagnostica. Complimenti!

Le informazioni abbondano, i turisti chissà…

proloco

Chi dà le informazioni turistiche ad Anzio? La domanda sorge spontanea, dato che il delegato al turismo Luciano Bruschini – omonimo del sindaco – ha trascorso l’estate in piazza Pia, dove ha affisso un cartello “Ufficio informazioni turistiche” con tanto di simobolo del Comune e dove – è lui a raccontarlo – ha provveduto a proprie spese persino alla tinteggiatura delle pareti. In quello spazio si vendevano anche i biglietti delle manifestazioni estive. Da un ufficio all’altro, quello che ha sede in via Mimma Pollastrini e dove si trova la Pro Loco città di Anzio. Gente che si impegna, tiene aperto l’ufficio anche d’inverno e che al di là degli “scontri” paesani con la Pro Loco “Portod’Anzio” (che nemmeno è iscritta all’Unione nazionale) ha con il Comune un rapporto consolidato. Ebbene in virtù di questo sono stati liquidati i fondi previsti da un’intesa siglata da anni. Il motivo? Dato che “un ufficio informazioni turistiche riveste una grande importanza per i numerosi turisti specialmente durante la stagione estiva”, la Pro Loco ha dato la sua disponibilità a gestire un servizio del genere per conto del Comune che “si svolgerà esclusivamente presso l’ufficio in via Mimma Pollastrini”. No, scusate… Uno a piazza Pia con tanto di cartello e gestito, di fatto, dal delegato al turismo del Comune e un altro a 100 metri, alle spalle dell’edificio ritinteggiato da Luciano Bruschini…

O c’erano chissà quanti turisti da soddisfare o c’è stato un doppione. E chissà, magari in piazza Pia – dove ulteriori informazioni venivano date, ma solo per una parte degli spettacoli, anche nel box del centro commerciale naturale – sono stati distribuiti pure una parte dei 2.500 opuscoli fatti stampare dalla Pro Loco e pagati dal Comune “Anzio -Itinerari storico turistici”. Non ci sarebbe da stupirsi. Ma soprattutto, così, per curiosità, c’è un’idea di quanti siano stati questi turisti?

O abbiamo avuto più uffici informazioni che persone da informare? Chissà…

Ispettori ambientali, i dubbi che restano

ispettori_postoauto

Non ci pagano e non abbiamo permessi”. Gli ispettori ambientali – attraverso facebook o in incontri personali – ci tengono a precisare. Nel primo caso hanno ragione: le associazioni alle quali appartengono sono state liquidate, a tempo di record, dal Comune ma i mandati di pagamento non ci sono ancora e quindi per i rimborsi c’è da aspettare… Il permesso, invece, come dimostra questa immagine, qualcuno evidentemente ce l’ha… Peccato – nonostante la scritta – che non l’abbia rilasciato la polizia locale…

Restano i dubbi, poi, sulle sanzioni che questi “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio” – come vengono definiti nei decreti di nomina – hanno fatto e stanno facendo, persino a chi ha delle siepi troppo abbondanti e non solo a chi getta rifiuti in luoghi non consentiti. Perché? Semplice, basta cercare su internet per scoprire che “l’ispettore ambientale non può essere un qualsivoglia soggetto privato”. Ed è facile fare un riscontro in particolare con gli ausiliari del traffico. Mentre per questi ultimi esiste una disposizione che “autorizza la delega di funzioni” è vero che “una norma analoga manca certamente nel caso degli ispettori ambientali”.

Allora? L’impressione è che si sia creato tutto questo apparato sì per provare a controllare il territorio ma anche con l’intento di far “arrotondare” qualche euro ad alcuni ispettori o di mantenere qualche promessa elettorale. Certo, non saranno 20.000 euro a rovinare il Comune di Anzio, però questa vicenda è emblematica di come si procede.

Nessun bando, nessuna ricerca, nessun criterio, soldi ad associazioni che in alcuni casi nemmeno sono iscritte al registro regionale, 10 euro a forfait a ciascun volontario non si sa sulla base di quali pezze d’appoggio. Non c’entrano gli ispettori, sia chiaro, anzi sono vittime di questo sistema. Altri dovrebbero fornire spiegazioni…

Il criterio? Non avere criteri. L’anarchica amministrazione di Anzio

E’ comprensibile che dopo un articolo del genere c’è chi si risenta. Il ruolo della stampa è – piaccia o meno – quello di scrivere, riportare fatti. Sarebbe strano il contrario. Anzi lo è, quando sistematicamente si ritiene un giornale “amico” e uno no, un giornalista bravo e l’altro incapace, solo a seconda di ciò che scrivono di una persona o di una vicenda. Sono passati decenni ormai da quando Giampaolo Pansa, in una lezione universitaria, illustrando il suo “Carte false” invitava noi giovani aspiranti giornalisti a fare i “cani da guardia” del potere… E’ più recente, invece, l’invito dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a tenere “la schiena dritta“. Inviti e appelli, sono il primo a riconoscerlo, che spesso sono caduti nel vuoto. Anzi, sono il primo a non difendere mai i giornalisti per partito preso. Ma premesso il ruolo che ha avuto, ha e continua ad avere chi svolge questo lavoro – a maggior ragione a livello locale – il discorso è un altro. Di più: per sgomberare il campo ritengo – è un modesto parere personale – che gli spettacoli organizzati da Nomeldt – ma anche la serata con la lingua dei segni, quella del volontariato vincenziano – sono stati tra i migliori della “Estate blu”.

Ciò non toglie che nel 2014 si fa ancora fatica a capire come funzioni. Meglio, cosa significhi: “Considerato che sono pervenute numerose proposte spontanee da parte di operatori economici che richiedono di inserire all’interno del cartellone eventi di spettacolo di vario genere (…) tra le varie proposte pervenute in modo spontaneo è stato ritenuto di interesse il progetto...”

Lo troviamo in ogni atto di liquidazione copiato e incollato e dobbiamo dedurre – ma possiamo sbagliare – che ad Anzio arrivino una serie di proposte e che poi qualcuno ritenga quella di Tizio più meritevole di quella di Caio. Sulla base di cosa? E quali sono le proposte scartate? E perché? Va dato atto all’assessore Laura Nolfi di essere stata “sul pezzo” l’estate intera, di avere dato vita a una serie di manifestazioni in grado di accontentare un pubblico variegato. Si deve dedurre che ciò è quello che l’amministrazione vuole.

Sia chiaro: nessuno ha dubbi sul fatto che siano state seguite le procedure di legge, come ci ricorda lo stesso assessore in un lungo comunicato, e si sia lavorato durante l’inverno. Basterebbe sapere – e far sapere ai cittadini, con un manifesto, un annuncio sul sito del Comune 3.0, quello che si vuole – che dal giorno X a quello Y si possono presentare le proposte e che ci sarà chi sceglie sulla base di…

Invece per questo, ma anche per l’assegnazione dei locali pubblici, del patrocinio con simbolo del Comune e di un’altra serie di vicende, il criterio è non avere criteri. Visto mai che un’amministrazione di centrodestra proceda e abbia fatto proprio lo slogan anarchico “è vietato vietare?”

Cooperative, tutto lecito ma singolari coincidenze

giva

Restano indagati e innocenti fino a prova del contrario. Gli ulteriori controlli odierni dicono che gli accertamenti delle Fiamme gialle, su delega della Procura della Repubblica di Velletri, sono atti dovuti in una vicenda del genere.

Al solito, preferisco partire dall’assunto che tutti hanno agito nella legalità. Quello che emerge è altro. L’inchiesta oltre l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio – ai quali è formalmente contestato l’abuso d’ufficio – riguarda due cooperative: la Giva e la Quadrifoglio. Società che hanno avuto proroghe negli appalti ottenuti che ora sono sotto la lente degli investigatori. Lasciamoli lavorare e non spariamo sentenze prima che l’inchiesta sia finita.

I nodi però – sull’opportunità più che rispetto a possibili reati – vengono al pettine.

La Giva è stata presieduta fino alla campagna elettorale da Valentina Salsedo, poi diventata consigliere comunale. Era in “ticket” in Forza Italia con l’attuale vice sindaco, a sostegno delle candidatura di Luciano Bruschini. E’ recente una pressante richiesta negli uffici, fatta dal marito della stessa consigliere – che comunque ha ridimensionato l’accaduto – per la liquidazione di fatture poi avvenuta.

La Quadrifoglio è presieduta da Pietro Leoni, il quale era in lista alle ultime elezioni con la lista Enea di Patrizio Placidi. L’allora vice sindaco e assessore all’ambiente è andato a “contarsi” – ottenendo un ottimo risultato elettorale – mettendo insieme i suoi fedelissimi e sostenendo sempre Luciano Bruschini. I finanzieri sono andati anche a casa di chi era il presentatore di quella lista, ex funzionario del Comune.

Ribadisco: tutto lecito, ma diciamo che sono coincidenze singolari.

Gli ispettori ambientali raddoppiano, i dubbi si moltiplicano

ispe

Delle loro sanzioni non c’è ancora traccia, mentre il Comune di Anzio è pronto a raddoppiare i fondi a disposizione degli “Ispettori ambientali”. Vale a dire di circa 40 persone, prese da associazioni di volontariato – alcune delle quali non iscritte ai rispettivi registri regionali – e trasformate con decreto del sindaco in “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio”.

Al primo stanziamento di 20.000 euro per i rimborsi spese, è pronto ad aggiungersene un altro di eguale entità.

I risultati degli ispettori? Messe le mostrine virtuali sulle spalle, dedicato un dipendente del Comune a seguirli, pagata un’assicurazione che alla polizia locale non è riconosciuta, nessuno sa dire cosa facciano. Non solo, c’è il rischio che quello che stanno facendo sia completamente inutile.

Il dirigente della polizia locale commentando un post in questo spazio, ma anche attraverso una lettera al sindaco, ha fatto sapere che non c’entra nulla con la gestione degli “ispettori” voluti dall’assessore all’ambiente Patrizio Placidi.

Ma sorge più di qualche dubbio anche sui decreti di nomina fatti dal sindaco quando si legge che gli ispettori devono espletare “tutte quelle attività connesse all’identificazione delle persone colte in flagrante mentre compiono atti illeciti e all’accertamento di detti atti”. A che titolo? Sembra proprio che i decreti firmati da Luciano Bruschini – che sul sito del Comune, tanto per cambiare, non compaiono – e il “giuramento” degli ispettori siano solo carta straccia. O quasi. 

Così come, a livello preventivo, questi ispettori fanno poco o nulla. E’ vero, ci sono cittadini incivili che gettano i rifiuti ovunque e quelli hanno torto a prescindere, ma con una “macchina” del genere messa in moto e volontari preparati si organizzano servizi laddove le discariche sorgono come funghi. Oggi o domani, se tutto fosse regolare, si “pizzica” l’incivile e lo si sanziona per bene.

Invece qui si spendono 40.000 euro per avere segnalazioni che forse diventeranno sanzioni. O forse si spendono per accontentare qualche associazione “amica”, dato che nessuno ha mai ufficialmente saputo che il Comune cercasse ispettori ambientali e quali fossero i requisiti da soddisfare. Il tutto dimenticando che il ruolo di sanzionare si poteva affidare – senza incorrere in potenziali errori – al personale in servizio per la nettezza urbana. Come è stato fatto altrove e in realtà diverse sempre in collaborazione con la polizia locale.

Qui, invece, si è dimenticato anche che il capitolato d’appalto prevede – fra l’altro – che la ditta aggiudicataria vigili sulle “isole” ecologiche (a Lavinio e Lido dei Pini) nei giorni di apertura affinché i rifiuti lasciati dai turisti siano conferiti al meglio.

Un’ultima chicca. Gli ispettori con le mostrine virtuali oltre al rimborso spese hanno – a quanto sembra – anche un altro benefit: il parcheggio gratuito per le loro auto come “addetto ai servizi istituzionali”. Rilasciato da chi e a quale titolo è tutto da scoprire… E come si dice ad Anzio, si passi la battuta,  l’omo campa…

Porto, tra le ipotesi la vendita delle quote pubbliche. Ma il sindaco tace

La determina con richiesta di parere legale

La determina con richiesta di parere legale

Il sindaco ripete che farà sapere a tempo debito, intanto il Comune incarica uno studio legale per una consulenza “relativamente agli scenari possibili in caso di cessione di quote della Società Capo D’Anzio Spa per le precisione sulle procedure per l’affidamento dei lavori di realizzazione porto”. Della serie che vendiamo le quote pubbliche?

Forse no, diciamo che è uno degli scenari per realizzare i lavori “in house”, ma ancora una volta sull’argomento porto il Comune – socio di maggioranza al 61% nella Capo d’Anzio – latita in termini di informazione alla città. Vale a dire ai proprietari di quel 61%.

Lo studio al quale si è rivolto il Comune per un “parere pro-veritate” – richiesto dal dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu, che è anche componente del consiglio d’amministrazione in quota pubblica – è quello Cancrini-Piselli. Ovviamente nell’oggetto della determina c’è scritto solo che è stato chiesto, il minimo indispensabile, poi quando si va a leggere si scopre il resto.

Già in passato, con l’avvento di Mare 2 spa ovvero di Renato Marconi, il Comune aveva chiesto un parere sulla riacquisizione delle quote che da Italia Navigando erano passate – con una manovra a dir poco singolare – all’ingegnere.

Di fatto Renato Marconi dopo aver creato proprio Italia Navigando aveva aperto un contenzioso per delle progettazioni, si era preso delle quote in cambio, a fronte dell’aumento di capitale si era sentito “vessato” e alla fine è riuscito nell’intento di farsi “liquidare” con numerosi porti, tra i quali Anzio. Per la cronaca nel frattempo “Italia navigando” è in liquidazione e il suo fondatore attraverso Marinedi gestisce alcuni porti e ne vuole realizzare altri.

Ad Anzio, però, entro un anno dalla concessione Italia Navigando doveva trovare i soldi per fare l’approdo, altrimenti le quote sarebbero tornate al Comune. Né il carrozzone pubblico, tanto meno l’ingegnere, hanno versato un soldo entro settembre 2012. Il Comune – nonostante un ordine del giorno unanime del consiglio – non ha mai fatto nulla.

E dire che aveva chiesto un parere proprio allo studio Cancrini-Piselli. Mai reso noto ufficialmente, ma secondo il quale si poteva ottenere il 39% ma solo attraverso una causa civile. Infinita.

Adesso questo nuovo parere, che resterà nei cassetti come l’altro, che svela però l’intenzione del Comune di cedere le proprie quote. A chi? Come? Perché? Quale strategia si segue per i lavori? E il sindaco non ha parlato di nuova gara?

Questo spazio è a disposizione del sindaco – che rappresenta tutti noi cittadini proprietari di quel 61% – anche se ha fatto sapere che non intende approfittarne. Ha detto che risponderà ai cittadini.

E’ ora di farlo.

Tari e cassetto tributario, i conti che non tornano e la comunicazione fai da te…

L’aggiornamento è di oggi: “Per ritardi di Poste Italiane nel recapito delle bollette TARI, si comunica che il pagamento può essere effettuato entro il 15 luglio 2014 senza aggravio di sanzioni. L’Ufficio Tributi del Comune di Anzio”. Al solito negli uffici la mano destra non sa cosa fa la sinistra e gli unici ad apprendere che si paga senza sanzioni sono, finora, solo quelli che accedono al “cassetto”. Agli altri, alla stragrande maggioranza che si sta vedendo recapitare solo in queste ore l’avviso, nessuno ufficialmente l’ha comunicato. E dire che c’è un ufficio che si occupa di questo, appositamente, nell’ente. Con tanto di alta professionalità che evidentemente i colleghi non ritengono di utilizzare. Lì come all’ufficio mense, visto che sempre e solo sulla home page del “cassetto” si legge un aggiornamento del 24 giugno che recita: “Si comunica che per motivi tecnici i pagamenti relativi al Servizio di Refezione scolastica e Servizio di Trasporto scolastico non sono ancora visualizzabili on-line.U.O. Pubblica Istruzione, Servizi Sociali, Cultura – Sport – Turismo”. Quali motivi tecnici? E poi vorremmo visualizzare on line anche tutto il resto, viste le tre informatizzazioni pagate dai cittadini per circa 80.000 euro, ma tant’è… Ah, il “cassetto” è dello stesso Comune, gestito dalla stessa società – la Mercurio service – ma ogni ufficio gestisce le sue pratiche. Alla faccia dell’informatizzazione… Da alcuni commenti recuperati su facebook alla pagina del Comitato Tares equa si apprende che il dirigente dell’ufficio tributi, Luigi D’Aprano, ha reso noto che il “cassetto” verrà migliorato. Speriamo a costo zero, dato che finora si è pagato e si paga per avere non un servizio 3.0 – come il sindaco diceva un anno fa in campagna elettorale – bensì a 0.3, se va bene…

Ma non è questo il punto, bensì ancora la vicenda Tari. E torniamo alla determina con la quale si affida sempre alla Mercurio la spedizione dell’acconto. I documenti spediti ai cittadini (le bollette, per intenderci) riportano la data del 28 maggio ma la determina che assegna il servizio è dell’11 giugno. “Si è provveduto ad acquistare tramite il portale acquisti in rete (Mepa) direttamente dalla ditta…” Quando? Non solo, gli acquisti con Mepa sono obbligatori dal 2012, ce n’è traccia prima nei rapporti con la Mercurio?

Ma ancora non è questo il punto. Nell’incarico si afferma che la Mercurio dovrà provvedere a “stampa, imbustamento e spedizione di circa 36.000 avvisi di pagamento”. A parte “circa” – possibile che l’ufficio non sappia quanti sono, visto che sono emessi il 28 maggio? – c’è un costo di 6.588 euro, pari a 0,183 a pezzo. Si legge anche spedizione, ma poi si scopre che non è – e non potrebbe – essere compresa nel prezzo di 0,183 e così in fase di dispositivo si affidano altri 30.000 euro alla stessa Mercurio che si è “impegnata ad anticipare le spese postali”. Se prendiamo i “circa” 36.000 ogni spedizione costa 83 centesimi. Si poteva risparmiare qualcosa? A ben guardare sì, solo collegandosi al sito di Poste Italiane si vede che spedizioni “massive” costano normalmente 50 centesimi. Qui si voleva fare prima, evidentemente

Attenzione, perché è vero che costa solo 183 euro ma qualcuno, di grazia, spiega in cosa consiste il “progetto di grafica” delle bollette?

E andiamo oltre: “invio massivo in formato Pdf a mezzo Pec o email della richiesta di pagamento bollette Tari con una spesa di 0,244 per 6000 contatti per un totale di 1464 euro iva inclusa”. Soldi che il Comune dovrà farsi restituire, anzi la Mercurio farà meglio a non fatturare perché nelle caselle di chi è registrato – come chi scrive – non è arrivato alcun Pdf . Altre spese sono relative alla rendicontazione dei pagamenti con un canone annuale di 7.320 euro, oltre al servizio web “per la consultazione e la ristampa” – d’altro canto è impossibile fare altro – del “cassetto tributario per 3.117 euro ovvero 365 euro mensili per 7 mesi iva inclusa.

Totale: 48.489 per tutti i servizi. Non si capisce per quanti utenti ovvero dovrebbero essere 42.000 tra i “circa” 36.000 e i 6.000 (davvero tondi tondi?) iscritti al “cassetto”. In realtà secondo i dati 2013 erano 42.680, saranno diminuiti? Comunque speriamo che sia valsa la pena impegnare queste cifre, anche se alla luce di quanto emerge non sembra proprio…  

La guerra, la “musarola” e “a chi appartieni”, addio a Iole e alle sue storie

Immagine

Ti riconosceva dalla “musarola” e poi ti diceva “tu appartieni a...” come si faceva da queste parti per spiegare di che famiglia fossi. Se n’è andata ieri, proprio mentre iniziava la Messa di Sant’Antonio, quella dove non era mai mancata praticamente da sempre. Stavolta Iole Figliamonti, vedova Pigliacampi, era in clinica dove si è spenta a 95 anni. Si è portata dietro un ultimo pezzo di paese, di quello che ci piace ancora chiamare Portod’Anzio, anche se ormai è una città che fatica a crescere. I ricordi di “appena rientrati”, quella statua di Sant’Antonio con il fucile in braccio e l’elmetto, la chiesa distrutta come il resto della città, la difficile ricostruzione, padre Leone Turco detto “Presidente”…

Una donna forte, fino all’ultimo, che ha raccontato aneddoti e momenti di vita vissuta indimenticabili, ci dato la sua “storia orale”. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla – e di essere riconosciuto dalla “musarola” – potrà confermare.

Agli amici Augusto ed Enrico, figli di Iole, va un grande abbraccio e l’invito a preservare i ricordi di quella storia che appartiene, a pieno titolo, a quella della nostra città.  

Porto, vogliono fare il castello ma i soldi sono per un monolocale. Basta

Immagine

Proviamo a fare un paragone. C’è chi ha grandi ambizioni e con la sua società vuole costruire un castello per venderne le stanze. Ha tanti debiti da pagare, ma conta sull’appoggio di una banca – alla quale deve già dei soldi – per riuscire nel suo intento. La sorpresa è amara, perché fra debiti e capacità finanziaria non può farsi altro che una casa di una cinquantina di metri quadrati e la banca non concede ulteriori finanziamenti, quindi il castello resta un sogno. Però la società ha la concessione per farlo…

E le ambizioni non le cambia, né si rende conto che rischia di infilarsi in una strada senza ritorno. Si trova sulla strada un ingegnere che con una singolare manovra ha ottenuto parte delle quote della società, è nel settore da sempre, si propone di dare qualche soldo “a titolo fruttuoso” e di svolgere una serie di attività per conto della società. E’ la svolta, ma non si vede un euro e ci sono i debiti da pagare… L’ingegnere immagina un consorzio di imprese che possa intanto avviare le opere, in attesa di tempi migliori, poi ci si ricorda che qualcuno le stanze voleva comprarle. Certo, su 1284 solo 72 le avevano opzionate, molti si sono fatti restituire i soldi, ma restano 25 volenterosi… Si parte! Qualche debito verrà pagato, intanto l’ingegnere si muove per il resto, importante è che si posi la prima pietra…

Vi ricorda nulla? Sì, è la storia del porto di Anzio. E va fermata. Lo dice chi dall’inizio ha sostenuto il progetto del doppio porto, ha inseguito il sogno di una città che diventasse tale e non rimanesse un paesone di provincia, quello di un’opera che la qualificasse e ne facesse parlare a livello internazionale. Purtroppo siamo in Italia e tra burocrazia e politica, spesso con interessi trasversali, il progetto si è arenato. La convinzione che senza un atteggiamento ostile della Regione guidata da Marrazzo e dei suoi burocrati con parere a soggetto oggi avremmo il porto resta, ma è poca cosa.

Intanto è arrivata la crisi della nautica, la scelta di Italia Navigando si è rivelata un fallimento, la società Capo d’Anzio che è al 61% del Comune da totalmente pubblica ha il 39% di un privato.

Prima l’intervista in streaming del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, ai “Cittadini cinque stelle”, poi le sue dichiarazioni al “Granchio”, lasciano stupefatti. Vendendo 25 posti barca si parte per iniziare i lavori. Ma stiamo scherzando?

Ci sono una serie di opere, previste dalla concessione e dall’atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune, che potranno pure essere “traslate” come dice il presidente ma vanno fatte. C’è l’escavo, e quello è da subito a carico della Capo d’Anzio appena la Regione invertirà il cronoprogramma. Ci sono i canoni concessori da pagare alla stessa Regione con la quale ora è il rapporto della società. Il Comune ha un ruolo però, quello di proprietario del 61%, per questo la città ha da essere informata.

Invece no, il sindaco che doveva andare da Sacida a Falasche, da Lavinio ad Anzio Colonia a spiegare le ricadute positive che avrebbe avuto il porto si ben guardato addirittura dal far applicare i patti parasociali sulla base dei quali le quote dovevano tornare al Comune un anno dopo la concessione. A meno che Italia Navigando non avesse portato i soldi per fare il porto. Quei patti, da amministratore proprio di Italia Navigando, li aveva sottoscritti Renato Marconi, l’ingegnere che poi li ha disconosciuti… Il sindaco, nonostante il mandato unanime del consiglio comunale, è rimasto a guardare e oggi vorrebbe far partire un’operazione con la certezza di avere appena 25 posti prenotati, nemmeno il 2% del totale, con pochi spiccioli rispetto ai 130 milioni di euro necessari. E’ fuori da ogni logica. E’ voler fare il castello quando si ha, sì e no, la possibilità di costruire un monolocale.

Infine i conti della Capo d’Anzio, in profondo rosso, con i soldi del Life usati per fare altro e da restituire, con un prestito da onorare con la Banca popolare del Lazio che non aspetta più, il capitale sociale da ricostituire. Tempo fa, in questo umile spazio, si parlava delle grandi manovre di Marconi. Ecco, se sarà lui a ricapitalizzare perché il Comune non ha i soldi per farlo il passaggio sarà completo. Un rischio che è dietro l’angolo, per questo è ora di dire basta, fare un bagno d’umiltà e i passi a seconda della gamba.