Organico, Zucchini ci ripensa e rispunta Savarino

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Uccel di bosco e sull’Aventino per un lungo periodo, durissimo nell’ultimo consiglio comunale, il vice sindaco Giorgio Zucchini ieri era presente in giunta per proporre e far approvare la nuova dotazione organica dell’ente. La quarta dal 2014 a oggi, la seconda in poco più di tre mesi. L’ottava delibera (ma il fabbisogno va fatto per legge) relativa al personale dal 2012. Se non è un record poco ci manca, mentre la presenza e il voto favorevole di Zucchini debbono farci intendere che sulla struttura comunale ci ha ripensato.

Avrà ben altri problemi, in questo periodo, a cominciare dalla citazione nell’interrogazione parlamentare che chiede una commissione d’accesso per Anzio e sulla quale ci piacerebbe conoscere il suo parere. Al suo posto, comunque, dopo le dichiarazioni di aprile del 2015  avremmo preso la palla al balzo per andarcene.  Lo stesso dopo l’approvazione di tre mesi fa, quando i dirigenti “sparivano” e il Comune avrebbe risparmiato, diventando un modello di nuova organizzazione, mentre oggi –  a conferma di quanto emerge dall’articolo del Granchio di sabato scorso – saranno addirittura nove. Un ripensamento, anzi una sorta di “imposizione” della neo segretaria come apprendiamo dal settimanale (di solito è la politica a dare l’indirizzo, immaginiamo che la Inches risponda al sindaco che l’ha nominata) la quale  però non si accorge di aver allegato alla delibera la pianta organica con un file – PIANTA ORGANICA INCHES (1) – che porta il suo nome ma un elenco di “dotazione organica” nel quale risulta ancora segretario Pompeo Savarino! Non solo, se confrontato con la stessa pianta non fa tornare i conti dei dirigenti. Ma siamo su “Scherzi a parte“?

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Ancora, nello stesso elenco  – Dotazione Organica 2016 (1)  – ci sono – sotto determinati servizi – nomi di chi è stato trasferito da tempo o addirittura non lavora più in Comune. Ma caro sindaco, non eravamo 3.0? E cara segretaria,  qualcuno gli atti li legge prima di votare? Ah, già che ci siamo: può il responsabile dell’anti corruzione gestire anche il Cfp e – a stretto giro – l’intera area amministrativa? E’ compatibile?

Tornando all’organizzazione non va  dimenticato il rebus legato ad Angela Santaniello che secondo un parere Anac deve restare sospesa, ma che ha dalla sua una sentenza favorevole rispetto alla prima sospensione (appellata dal Comune) e una causa in corso sulla seconda. Ma, sorpresa, nella dotazione organica è “sparita“. Sarebbe ancora, benché sospesa, la dirigente della prima area ma a leggere il documento quel posto è vacante. E se rientrasse, considerato pure che ha scontato la condanna, dove andrebbe allocata dato che circolano già i nomi dei potenziali neo dirigenti? E tutto questo, quanto ci costerà?

Sarebbe il caso che qualcuno – in giunta, in maggioranza, all’opposizione (Maranesi lodava Zucchini per la neo organizzazione, un anno fa) qualche domanda se la ponesse. E magari ci facesse capire quale dei due allegati alla delibera rappresenta l’organizzazione del Comune. Perché se pure è stato un errore, i conti così non tornano.

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Invece no, al solito il mare è una tavola

Ah, apprendiamo pure che nella nuova organizzazione (che ricalca sostanzialmente quella che aveva realizzato Candido De Angelis con Zucchini direttore generale, ma allora andava bene? E perché tanti sconvolgimenti finora? Ah, è la po-li-ti-ca…..) c’è finalmente la stazione appaltante. Non sappiamo ancora con chi sarà fatta (Ardea, sembra) e siamo in ritardo con ogni gara.

Ma qui siamo ad Anzio, repubblica autonoma, indipendente, spesso senza regole o con quelle che fanno comodo solo alla po-li-ti-ca che in 40 anni ha stabilito un dominio, di che preoccuparsi?

Commissione d’accesso, una misura inevitabile

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Oggi la notizia della richiesta di commissione d’accesso, presentata dal senatore Massimo Cervellini, giovedì pomeriggio l’incontro su “Legalità e territorio” organizzato da un Comitato trasversale che tratterà quella che è una vera e propria emergenza per Anzio. Solo in maggioranza – sindaco in testa – sembrano non accorgersene. Giovedì mattina il consiglio comunale, convocato per altro ma che necessariamente dovrà affrontare questa vicenda.

Chi scrive, a più riprese, ha sottolineato l’esigenza di fare chiarezza anche attraverso una commissione, esistono carte – messe insieme anche dal sottoscritto nel corso dell’attività giornalistica  – che dimostrano il condizionamento verso amministratori e uffici. E non dimentichiamoci i viaggi verso la Prefettura dell’ex segretario generale Pompeo Savarino.

Ricordiamo che la commissione d’accesso è una misura preventiva, non servono condanne (che pure ci sono state) e che quanto sostenuto nell’interrogazione basta e avanza per una verifica del genere. Anzi, a voler approfondire c’è anche dell’altro.

Non sappiamo se Alfano e per lui il prefetto di Roma manderanno una commissione d’accesso, quello che possiamo affermare senza tema di smentita è che in questa situazione ci hanno portato – fingendo di non sapere, facendo spallucce, dando lavori, prendendo voti che forse altrimenti non sarebbero arrivati – Luciano Bruschini e la sua maggioranza. E “Mala suerte” è solo la punta dell’iceberg.

Quando una imprenditrice non trova riscontro alle sue richieste, va da un politico, questi gli dice che la materia è di altro politico – come leggiamo nell’interrogazione – e alla fine è costretta a pagare il pizzo per mantenere la moglie di un camorrista detenuto, siamo arrivati alla fine della corsa. Speriamo che l’interessato abbia smentito nelle sedi dovute, perché solo quell’episodio è sufficiente a far sciogliere il Comune. Anzi, Nettuno è stato sciolto per molto meno e il mancato scioglimento di Fondi resta uno scandalo nazionale.

Ecco, immaginiamo già che Patrizio Placidi chieda consiglio a Claudio Fazzone – il potente senatore di Forza Italia che “salvò” il suo feudo elettorale  – e qualcun altro cerchi contatti con Alfano per provare a  dire che è tutto a posto.

Nella fase in cui siamo, sarebbe l’ultima cosa da fare. Chi ci ha portato in questa situazione, chi prova a condizionare coloro che denunciano, chi usa toni minacciosi verso cittadini, stampa, comitati, ha fatto il suo tempo. Se servirà una commissione d’accesso a dimostrarlo, ben venga. La misura ormai è inevitabile.

Grotte, minacce, biogas e una città altrove…

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Comunque il Granchio merita ritorsioni bombe carta e scritte sotto la sede“. E’ solo uno dei “complimenti” riservati alla copertina del settimanale sulla pagina facebook dello stesso. Se un assessore come Patrizio Placidi arriva a dire del Tg1 che fa servizi “artefatti e calcati” e che “infanga” la città, il minimo che possa accadere è che nei confronti del Granchio qualcuno esprima frasi pesanti come quella riportata in apertura. E’ una cosa gravissima e siamo certi se ne occupi Ossigeno per l’informazione, ma che prima ancora lo facciano le forze dell’ordine.

A chi scrive certe cose, è bene ricordare che il Granchio ha già avuto – in diversi modi – la sua dose di minacce e ritorsioni, dalle scritte fuori alla sede di via Bengasi anni fa alle querele temerarie. Ma che continua a fare il suo lavoro, come tanti altri giornali locali, fra mille difficoltà e qualche errore, comunque raccontando ciò che accade. E “Vergogna nazionale“, la copertina che tanto scalpore ha fatto, dimostra che se vuole è un giornale che prende ancora posizione.

Perché non saranno le quattro baracche di oggi, ma la vergogna è di anni e gli amministratoti che l’hanno tollerata sono sempre gli stessi. Ma la ricordate la ruspa sui ruderi, mezzo di lavoro della Ilcem, la società mandata via (con molta calma) dalla Regione, perché sottoposta a interdittiva antimafia? Si affrettarono a spiegarci che era… sulla sabbia. E basta fare una ricerca su google (non è un Comune 3.0?) con “placidi grotte nerone” e vedere che ogni anno arrivano troupe a raccontare il degrado di una zona archeologica sulla quale la politica, questa classe dirigente, non ha mai investito. Se non  i soldi per una qualche cooperativa “amica” da sistemare – a stagione avanzata – nella pulizia e guardiania.  Allora sono responsabili il Granchio, i giornali, il Comitato che andrebbe preso a modello di impegno, i cittadini o il sindaco e la delegata all’archeologia che hanno brillato per la loro assenza sulla vicenda? Possibile che si sente l’esigenza di comunicare tutto  e qui si è rimasti in sconcertante silenzio? Almeno l’assessore che dovrebbe tenere pulito sempre un po’ di scena l’ha fatta e al solito ci ha messo la faccia.

La delegata, Valentina Salsedo, era ieri però alla manifestazione no biogas. Insieme alle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi che hanno mantenuto il punto sulla vicenda, essendo state promotrici del ricorso al Tar. Quando la prima centrale venne autorizzata la Cafà era consigliera comunale e della Nolfi c’era il papà (ieri pure lui a manifestare) ma se nemmeno il sindaco sapeva – così ha voluto farci credere – diciamo che potevano ignorare anche loro. Certo nel 2012 Placidi è andato a dire sì per conto non di se stesso ma del Comune di Anzio. E certo se le cose funzionano così, è la lampante dimostrazione che Bruschini guida una nave alla deriva. Se pure vincesse il tardivo ricorso al Tar, sa che quella centrale si farà. Grazie a lui e a Placidi.

Non è che si debba rimpiangere la Prima Repubblica, ma fosse successo allora che un assessore va e dà il parere all’insaputa degli altri, due assessore e una delegata manifestano contro una centrale voluta dall’amministrazione, l’assessore alle finanze e vice sindaco “tuona” contro tutti e si eclissa dal Comune da due settimane, nessuno sarebbe rimasto al proprio posto. Qui, evidentemente, gli equilibri di una maggioranza che sta seppellendo Anzio sono più importanti della coerenza e i giovani virgulti che contribuiscono a tenerla in piedi fingono di non accorgersene.

Poi possiamo parlare della manifestazione di ieri, di tanti ambientalisti dell’ultima ora (mai visti ad Aprilia per la Turbogas, ad esempio, o quando c’era da pulire Tor Caldara anni fa) presi anche da qualche altra “onda“. Ma va dato atto al Comitato di averci creduto e aver portato 4-500 persone in piazza. Tante o poche, non conta. La manifestazione di ieri che ha messo insieme anime completamente diverse, l’attività incessante del Comitato per le Grotte, Anziodiva che propone alternative sui rifiuti, associazioni che si mettono insieme per parlare di legalità, comitati che si preoccupano dei loro quartieri, dicono che mentre Bruschini e i suoi fedelissimi restano nel “fortino” di Villa Sarsina la città è altrove. E non saranno le minacce ai giornali o i “ragionamenti” della po-li-ti-ca a caccia di alleanze elettorali, a fermarla.

Capo d’Anzio come il Falasche? Speriamo di no…

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Va dato atto alla Capo d’Anzio di aver mostrato una grande efficienza nella vicenda dello Splash down. Se procederà allo stesso modo per il porto, possiamo dormire sonni tranquilli. Eppure qualcosa non torna ovvero non ci è chiaro.

La Capo d’Anzio è una società per azioni, agisce secondo codice civile, ma ha (ancora per poco, lo ripetiamo da tempo) il 61% di quote pubbliche. Rischiamo di sbagliare, ma se chiede preventivi – in passato è successo, quando il sito funzionava c’erano ancora le richieste on line – deve farlo pubblicamente. Non ce n’è traccia sul sito che adesso è in costruzione, non la troviamo su quello del Comune dove il cambio di segretario finora non è che abbia portato a grosse novità in tema di trasparenza. Ci capivamo poco prima, continuiamo a non comprendere adesso.

Ebbene il 22 giugno, con un annuncio che Candido De Angelis ha definito “da Istituto Luce” il presidente senza poteri fa sapere urbi et orbi che i lavori si faranno, il sindaco firma l’ordinanza il giorno dopo, ieri i lavori sono iniziati. Dice: ma non ti va bene nulla? Per carità, se l’efficienza è questa ben venga, ma esiste un precedente illustre che speriamo non sia stato seguito.

E’ quello del campo di Falasche, dove prima arrivarono i preventivi e poi la richiesta di lavori. Questa è una Spa, vero, ma finché ci sono quote pubbliche forse qualche regoletta va seguita. Diciamo che è opportuno, anche se formalmente dovesse andare tutto bene.

Intanto lo Splash viene demolito ma non sappiamo ufficialmente nulla del bilancio, dell’ultima assemblea dei soci, della prosecuzione del rapporto con le cooperative delle quali usiamo le attrezzature. Apprendiamo da un’intervista al Granchio che per il bando spenderemo 15.000 euro, a carico di chi si aggiudica la gara, quando un anno fa ci dicevano che il bando era pronto e gratis…. Qual è la verità? Ma davvero si pensa che i cittadini – ancora proprietari del 61% – abbiano l’anello al naso o i giornalisti siano solo quelli “copia e incolla” o “dichiara che scrivo“?

Ancora proprietari…. Che fine faremo con la legge Madia – ma prima ancora con i vari decreti Salva Italia & C. – è noto. Così come il timore è che Marinedi ovvero Renato Marconi presenterà un conto salato al Comune, come ha fatto con Italia Navigando. Ne uscirà un’altra operazione di ingegneria finanziaria, come quella dell’ultimo bilancio, con il rischio che a pagarne le conseguenze sia la città.

Speriamo che l’ingegnere non voglia mettere in conto anche la direzione lavori per l’abbattimento dello Splash down. Fatte le proporzioni debite è come se l’Avvocato Agnelli fosse andato in tribunale a patrocinare la causa di qualche controllata della Fiat. Non avrebbe preteso una lira, ne siamo certi, qui chissà….

***

Aggiornamento. Il consigliere comunale Marco Maranesi già ieri aveva protocollato una richiesta (maranesi_protocollocapodanzio ) tesa a conoscere le modalità di assegnazione dei lavori e a chiedere l’adeguamento del sito della Capo d’Anzio.

Le Grotte, il Tg1, il degrado della città

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Foto da ilgranchio.it

Quando ero un giovane e ingenuo corrispondente Ansa dalla provincia di Latina venni “cazziato” perché Corriere e Repubblica avevano in prima pagina e con un ampio servizio all’interno la vicenda Aser di Aprilia. Lì per lì non capivo, poi mi ricordai che la notizia dell’indagine e della truffa del cosiddetto “aggio” per quella che sarebbe diventata Tributi Italia (che fece vittime in mezzo Paese, Nettuno e Pomezia compresi) l’avevo scritta due mesi prima. Siccome Corriere e Repubblica l’avevano “ripresa” – senza grandi novità – era necessario “tornarci“. E’ e sarà così quando, alla prossima occasione, qualche super inviato scoprirà che in centro a Latina ci sono i tombini con scritto Littoria e quando il prossimo tedesco riscriverà che Campodimele è il paese della longevità.

Una lunga e doverosa premessa per dire che se il corriere.it scrive, lo riprende dagospia e la notizia – che c’è, anche se non era una baraccopoli – fa il giro del mondo, il Tg1 viene alle Grotte di Nerone. E che fa? Cerca su internet – ah, il 3.0 sindaco Bruschini…. – e scopre che c’è un comitato. Sì, proprio quello, una “fascista” uno del Pd e una “comunista” di Sel che – insieme a tanti altri cittadini di ogni schieramento, nel suo piccolo anche chi scrive – hanno ottenuto cose che alla po-li-ti-ca danno fastidio. Hanno fatto progetti, ottenuto risultati, hanno persino presentato pubblicamente il loro lavoro, sono stati prima “sopportati” e poi hanno ottenuto persino un finanziamento dalla giunta. “Tanto se scordano...” sarà stato il commento di chi votava. Invece vanno addirittura al Tg1, ci vanno con Chiara Di Fede (nei confronti della quale sono stati usati aggettivi poco carini sui social), eh no! Questo è troppo. E’ strumentale, quella vuole candidarsi, la situazione non è quella descritta (non lo è in quei termini, vero) ma si decide di intervenire e l’insolita coppia Placidi-Fontana oggi entra in azione. Il problema c’era, evidentemente, ma non è quello il punto. Come se non bastassero i grillini ora ci si mette pure il comitato? Eh no…. E poi il telegiornale: “il servizio messo in onda dal Tg1 che infanga la nostra città è stato artefatto e calcato” – parole di Patrizio Placidi che usa gli stessi aggettivi se scrive il sito X o se interviene il primo Tg nazionale. In tutto questo si distingue, per tacere, il sindaco Luciano Bruschini che – com’è noto – “non sa“.

La verità è che mentre loro puliscono (ma nei prossimi giorni saremo come si dice da queste parti da capo a dodici, perché gli incivili ci sono e nessuno pensa a dare regole e farle rispettare) a monte, al parco archeologico, c’è chi stende i panni.

In una città normale quel parco sarebbe aperto tutti i giorni, qui ci affidiamo a chi si occupa dello sbarco e nonostante i contributi del Comune apre quando può. Chi si fa fotografare per l’arrivo di un mosaico? Non pervenuto, a cominciare dalla delegata all’archeologia Valentina Salsedo.

La realtà? Non si è mai adeguatamente programmato qualcosa per l’area archeologica e la sua valorizzazione. Non è una baraccopoli, è vero, ma a infangare la città non è il Tg1, né il Corriere della sera o i comitati. No, è chi preoccupato da cooperative che ci hanno portato praticamente i camorristi in casa, di appalti, appaltini, “strumentalizzazioni“, “che c’è dietro“, della po-li-ti-ca, di voti, consensi, potere, e ha perso il filo. Portandoci a un degrado senza pari, alle Grotte e nel resto della città. Servirà il Tg1 per rispondere – per esempio – alle istanze dei cittadini, alle loro richieste di “accesso“, alle loro denunce su situazioni di pericolo per la salute pubblica? E perché tanto zelo oggi e non in precedenza? Vero, fosse venuto tre anni fa il Tg1 avrebbe scoperto le stesse cose. Speriamo che fra tre anni ci siano altri al potere – chiunque essi siano tranne chi è lì da 40 anni – e le cose siano cambiate.

Un’ultima cosa: in un paese “normale” i cittadini sono una risorsa. Sempre. Anzi, soprattutto quando non la pensano come chi amministra.

Sangue infetto, non ci fermiamo. Ora il documentario

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Ma come, ancora Poggiolini?” E’ stata la domanda ricorrente, ieri, di quanti sentivo, dicendo che ero a Napoli per il processo all’ex direttore generale del farmaco al Ministero della sanità, quello dei soldi nel divano, per intenderci.

Processo che riguarda non le tangenti, però,  bensì persone decedute per farmaci emoderivati che erano infetti e sui quali non si facevano controlli. Uno scandalo italiano del quale si continua a parlare poco. Pochissimo.

Ebbene sì, dopo quasi 25 anni si è riusciti finalmente ad arrivare davanti a un Tribunale e lì si sta combattendo una battaglia impari.

Quella contro la prescrizione, anzitutto, e poi contro una serie di “big” che usano tutte le carte possibili e immaginabili. Persino il pubblico ministero aveva chiesto di prosciogliere gran parte degli imputati, ma ieri il Tribunale ha detto che si va avanti per tutti, ha disposto una perizia e la prosecuzione del dibattimento. Arriveremo a una sentenza, forse, all’inizio del prossimo anno.

Eravamo lì, insieme ai colleghi Steno Giulianelli e Sara Lucaroni, mentre in serata ci siamo visti con la collega Laura Pesino, perché questa storia iniziata con il libro “Sangue sporco” diventi un documentario. Loro tre sono giornalisti precari, giovani e preparati, imbarcatisi in questa impresa perché ormai fare giornalismo investigativo è altrimenti impossibile.

Lo facciamo perché di questo scandalo – dalle trasfusioni con sangue non controllato agli emoderivati, dalle persone infettate prima e beffate per i risarcimenti poi – si continui a parlare. Perché qualcuno ci faccia capire il motivo per il quale la cura (per pochi eletti) costa in Italia 28.000 euro e in India 700 e se davvero chi produceva emoderivati ieri, oggi sia fornitore di materiale per il farmaco per l’epatite.

“The bloodgate” l’abbiamo chiamato. Presto altre novità.

Benvenuti ad Anzio, è estate. E va be’… buon Natale!

 

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L’immagine parla più di qualsiasi altra cosa. E’ stata scattata ieri sera, allo “screen” che si trova nel box di piazza Pia, una delle realizzazioni per il centro commerciale naturale. Il progetto, altrove ancora funzionante e qui miseramente abortito, doveva rappresentare un modo di “promuovere” il centro e la città.

Spesi i soldi pubblici, data la percentuale al centro servizi della Confcommercio per la pratica svolta – qui come in molteplici città del Lazio – tenuto in piedi per anni il sito anzioinpiazza.com (ora introvabile, per fortuna) che promuoveva gli spaghetti alla sorrentina tra i piatti tipici e che ovviamente abbiamo pagato con soldi pubblici, di quell’esperienza è rimasto il box, qualche panchina, spazi espositivi arrugginiti.

Il Comune ha ceduto tutto all’associazione Centro commerciale naturale che, crediamo, esiste ancora ma che non cura affatto i beni ricevuti. Né organizza eventi, ma qui rischiamo di sbagliare perché nella giungla di bancarelle, associazioni, sponsor politici, qualcosa potrebbe ancora farlo.

Torniamo al box, allo schermo che dovrebbe dare informazioni e non le dà, a quel beffardo Buon Natale alternato a Buone feste, alla neve che scende. Pensiamo al 3.0 promesso da Luciano Bruschini che quel touch screen l’ha pagato con soldi pubblici, del progetto del centro commerciale naturale, e dove le informazioni sono un optional. Torniamo al box dove sono malamente ammucchiate sedie e bottiglie ben visibili, almeno ieri sera.

C’è il simbolo del Comune di Anzio in quello spazio, della città turistica dove il delegato si affanna a organizzare spettacoli dei quali ancora non sappiamo nulla, della città delle prime donne di associazioni d’ogni genere, dove ognuno guarda al proprio orticello. Ebbene immaginiamo che venga davvero un turista, uno che di fronte alla Sessa Aurunca (con tutto il rispetto, sia chiaro) che è diventato il centro tra burattini, ambulanti improvvisati, sale giochi sparse, veda in quel Buon Natale anche il logo della città. Immaginiamo cosa potrebbe pensare. E non aggiungiamo altro.

Buona estate, ops: buon Natale!

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Capo d’Anzio, Comune e “scarpe nuove”…

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Diceva il “Parente“, calzolaio ad Anzio Colonia, “cugino mio, levi la sola e metti er tacco, meglio che te fai le scarpe nove“. Ricordi d’infanzia e di una figura professionale che non c’è più, ma che ben illustrano la situazione della società Capo d’Anzio e – più in generale – dell’amministrazione che guida la città.

Andiamo con ordine. Il consiglio d’amministrazione della società ha approvato ieri il bilancio che adesso andrà in assemblea. Chiude a pareggio, dopo aver sistemato “sola e tacco” ovvero dopo aver inserito i presunti introiti delle Cooperative di ormeggiatori che hanno usato senza titolo le aree da luglio 2014 ad aprile di quest’anno. C’è una perizia, prudenzialmente il consiglio d’amministrazione ha inserito una minima parte nei conti, un’altra è tra i rischi, ma il bilancio quadra.

Difficilmente servirà a salvarci dalla cessione a Marconi, ma è un passo in avanti. Con un problema che il presidente Ciro Alessio Mauro conosce bene: gli ormeggiatori hanno usato senza titolo le aree, ma la Capo d’Anzio sta usando attraverso l’accordo raggiunto e ormai da prorogare catenarie e quant’altro di loro proprietà. Andare a chiedere alle cooperative gli arretrati non sarà una passeggiata di salute o quantomeno si compenserà con ciò che dobbiamo loro per le attrezzature. Comunque lo stesso consiglio di ieri ha fatto un notevole passo in avanti: il sito della società che risulta “in costruzione” sarà adeguato alle norme sulla trasparenza.

Di porto si è accennato ieri in Consiglio comunale, ma aspettiamo ancora la relazione del professor Cancrini e una serie di delucidazioni che il sindaco, anche stavolta, non darà.

Ieri Luciano Bruschini ha portato a casa il bilancio, com’era prevedibile, ancora una volta calpestando le regole ma qui è la norma e il Prefetto di Roma è di manica larga.Pagheremo per anni 25 milioni di “buco“, siamo al pre dissesto, ma importante era andare avanti.

Per quanto riguarda le dimissioni di Zucchini com’era ampiamente prevedibile “hanno esagerato” i giornali. Serve il famoso “cambio di passo“, ma sì… Intanto teniamoci questo e andiamo avanti trascinandoci fino al 2018.

Per la verità i giornali hanno scritto ciò che avveniva in maggioranza, l’ennesima pantomima di una classe dirigente – vecchia e giovane – arrivata al capolinea e “accerchiata” non dai 5Stelle e dal sindaco di Nettuno (al quale ieri è stato dato fin troppo spazio)  ma da indagini a non finire. Che non arriveranno a conclusione come tante altre, ma fanno emergere un modo di fare verso il quale serve assoluta discontinuità.

Le famose “scarpe nuove” consigliate dall’amico calzolaio…

 

Parcheggi per Ponza, brutto spettacolo e qualcosa di più serio

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Immaginiamo per un attimo di arrivare in una normale località turistica, pensiamo di essere ormai nei  pressi di un paio di alberghi e di essere “assaliti” dai fattorini dell’uno e dell’altro che con voce squillante ci chiedono se abbiamo bisogno di un hotel. Ma no, lo abbiamo prenotato on-line ormai….

Allora diciamo che cerchiamo un mezzo di trasporto e che in men che non si dica ci vengano “sotto” addetti di un paio di società, dai modi spicci, a offrire i loro servizi.

Ecco, prendiamola un po’ alla lontana, ma quello che sta nuovamente accadendo al porto di Anzio con le società che gestiscono i parcheggi per chi è diretto a Ponza è un brutto biglietto da visita. Ce ne sono di peggio, sia chiaro, basta vedere i cumuli di rifiuti o la situazione di abbandono per chi andando al porto può notarsi ovunque l’assessore Patrizio Placidi non abbia mandato una “squadra” per le grandi pulizie, da postare su facebook mentre altrove regna il degrado.

Diciamo pure che quei ragazzi stanno lavorando e che se non lo fanno adesso, non lo fanno più. Ma è necessario essere quasi “aggrediti” arrivando al porto? Si può provare ad avere un approccio diverso nei confronti di chi magari cerca un posto per la sua auto mentre è sull’isola  (che, come gli alberghi, ormai si prenota anche on line) ma pure chi vaga per un parcheggio in centro o – semplicemente – è solo di passaggio?

Nuovamente accadendo, dicevo, perché si è tornati ad avere una concorrenza che era sparita. Era stato “imposto” un monopolio, peggio era stato “consigliato” a chi non voleva avere concorrenza – ed evitare quello spettacolo al porto, oltre a poter perdere clienti – di assumere chi dicevano loro e poi di pagare il pizzo per stare tranquilli.

E’ agli atti dell’indagine “Mala suerte” e in Comune fingono, come sempre, di non sapere. Invece almeno un paio di esponenti politici sanno eccome. In quelle pagine c’è un “metodo” che viene indicato e che preoccupa. Sul quale si indaga ed esistono, fra l’altro, nuove denunce.  Insomma: molto più del poco piacevole biglietto da visita che viene offerto da Anzio, ogni giorno, a quanti arrivano al porto.  Quei ragazzi, dopotutto, stanno lavorando.

 

San Giuseppe Due, parabola discendente di una città

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La vicenda del San Giuseppe Due, la feluca che portò il nome di Anzio nel mondo con l’impresa della spedizione in Antartide del comandante Giovanni Ajmone Cat, è la parabola di questa città.

Domani sarà l’anniversario della prima spedizione, mentre lo scafo è arrivato a La Spezia si celebra nei locali di piazza Pia una mostra che sa di beffa e che è finita addirittura al centro di una disputa di maggioranza.

Locali, giova ricordarlo, che dovevano essere della Capo d’Anzio, poi di una mai meglio specificata mostra di conchiglie (con lavori fatti non si sa da chi e per chi, se da parte del Comune sbaglierò ma non ho mai trovato una determina in tal senso) e infine parte del Museo dello sbarco – che il vice sindaco Zucchini ha ribadito essere pubblico – “sfrattato” in fretta e furia per la mostra.

Che andava fatta, ci mancherebbe, ma che è quasi ammettere una sconfitta di fronte alla partenza del San Giuseppe Due. Una parabola discendente e senza fine – che somiglia ai fumetti di Disney quando Paperon de Paperoni vedeva scendere il grafico sotto l’asse delle ascisse del piano cartesiano – quando apprendiamo che sarebbero serviti 180.000 euro per sistemare lo scafo e renderlo fruibile per un progetto senza eguali in Italia.

A Genova, al “Galata museo del mare“, c’è un sottomarino recuperato. Qui la spedizione in Antartide poteva e doveva essere qualcosa di formativo da un lato e spendibile dal punto di vista turistico dall’altro. E un’amministrazione che si impegna a “sostenere le spese per i lavori di recupero e restauro” – com’è scritto nell’accordo firmato nel 2011 da Umberto Succi per conto del Comune – in sei anni il modo ha il dovere di trovarlo.

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180.000 euro, un terzo di quanto è stato speso solo nel 2015 per manifestazioni di ogni genere, spesso senza criterio e di dubbio gusto. Domani si discuterà l’ennesimo bilancio al quale si è arrivati calpestando le regole. Bastava inserire lì le spese, non chiedere un parere a febbraio di quest’anno se fosse possibile o meno fare quei lavori. Ma occorre avere una visione d’insieme, qui si continua a vivere alla giornata, a litigare per una sala, un concerto in più a un’associazione, a sponsorizzare questa o quella cooperativa.

E il San Giuseppe Due sta bene a La Spezia. Peccato.